Video: l’asso nella manica di un buon content mix

I risultati raggiunti dagli investimenti video del 2019 parlano chiaro, il consumo dei video cresce senza sosta. I video (se ben fatti!) sono immediati, più esplicativi e coinvolgenti di un contenuto statico, facilmente fruibili e condivisibili.

Perciò non abbiamo dubbi, i video sono un contenuto fondamentale per una comunicazione impattante e di successo.

Vi state chiedendo quali sono le piattaforme più strategiche dove lanciarli e come fare per realizzarne di successo?

Ve lo diciamo noi.

Video: tutti i numeri del 2019

Partiamo da qualche dato per avere una visione concreta di che ruolo rivestono i video al giorno d’oggi.

Ecco i dati redatti dallo IAB (Interactive Advertising Bureau – la principale associazione di categoria che rappresenta oltre 600 aziende di comunicazione e pubblicità in USA e Unione europea):

  • il 74% dei consumatori americani dai 13 anni in su guarda video in online streaming almeno una volta a settimana;
  • il 41% giornalmente;
  • il 78% di coloro che consumano video guarderebbe pubblicità in cambio di contenuti gratuiti.

Non stupisce dunque che, come rilevato dal report IAB Italia, nel 2019 il budget italiano destinato alla pubblicità dei video è cresciuto del 20% rispetto all’anno precedente arrivando a 1,05 miliardi di euro, coprendo un terzo dell’intero budget destinato all’internet advertising.

Video
iab.it

In Italia l’online video conquista 36,3 milioni di utenti unici al mese, raggiungendo il 61% della popolazione totale e l’86% degli internet users. La visione online è concentrata in due settori, quello dei 18-34 e dei 35-54 anni. Gli utilizzatori da desktop sono in prevalenza uomini mentre le donne preferiscono il mobile. I più brevi sono maggiormente apprezzati sui social media durante il giorno, mentre i video con durata maggiore vengono solitamente visualizzati negli orari serali (fonte Audiweb).
Secondo la ricerca “Digital Marketing & Advertising: i trend del 2020 in Italia” realizzata da Trade Lab gli investimenti in video advertising sono destinati ad aumentare anche quest’anno.

video 2

Video: ma dove?

Per essere sicuri di raggiugnere il maggior numero di utenti con i vostri video, oltre a presidiare le “classiche” piattaforme come YouTube o IGTV, non bisogna dimenticare le dirette social su Facebook e le piattaforme di streaming.

Attenzione, le dirette Facebook possono essere un’arma a doppio taglio, perché se non si ha un elevato numero di follower e se l’evento non viene adeguatamente promosso per tempo il rischio è di aver una scarsa affluenza alla diretta. Ma se la pagina del brand è ben gestita grazie a una solida strategia di social media marketing e capace di pianificare al meglio il lancio della diretta, il coinvolgimento che può generare è sicuramente autentico e di forte impatto sui propri follower.
Gli utenti possono partecipare facendo domande e interagendo in prima persona, in questo modo il vostro brand può far diventare i propri fan parte integrante della propria comunicazione.

… E non dimenticate la content experience!

La content experience, ovvero l’esperienza legata ai contenuti che un brand propone coinvolgendo gli utenti attraverso ad esempio dei concorsi o iniziative territoriali, permette agli utenti di creare un legame reale e personale con il brand.

Come fare allora a rendere protagonisti i fan attraverso propri video? Noi vi suggeriamo di utilizzare TikTok, l’app nata per l’entertainment video più scaricata al mondo. Nelle famose e virali challenge di TikTok, ogni singolo individuo che compie un’azione fa parte nella pratica di un gruppo più ampio che insieme porta avanti un progetto. Sentendosi protagonisti e parte di un processo più grande il livello di coinvolgimento e l’awareness aumentano.

Se volete sapere di più su come investire su TikTok, ne parliamo qui.

Video: how to

Dato che sempre più persone guardano i video è fondamentale integrare alla propria strategia di comunicazione la realizzazione di video. Non è da escludere poi un investimento pubblicitario per promuoverli.

Non sapete da dove iniziare? Vi aiutiamo noi. Per produrne di successo è fondamentale tenere conto di questi elementi:

  • Durata: realizzarli brevi e con i sottotitoli, così da essere facilmente fruibili indipendentemente dal luogo in cui vi si trova;
  • Chiarezza: far capire di cosa si sta parlando in modo inequivocabile, andare dritti al punto senza sprecare tempo, conquistando l’attenzione sin dai primi secondi;
  • Call to action: comunicare sempre in modo chiaro e sintetico il proprio messaggio, troppe CTA generano confusione e fanno perdere l’attenzione;
  • Parlare alla propria audience: definire dettagliatamente il target di riferimento utilizzando un tono di voce e un tipo di immagine pertinenti;
  • Emozionare: coinvolgere gli utenti puntando sulle emozioni, in questo modo il brand verrà maggiormente ricordato e riconosciuto.

In sintesi per realizzare un buon video bisogna presentare dei contenuti interessanti in tempi brevi e con un tono coinvolgente. E noi sappiamo bene come farlo. 😉

Evergreen content: viva i contenuti senza scadenza!

Non c’è inizio anno che si rispetti senza tutte le ipotesi e le teorie riguardo a quelli che saranno i trend nel mondo del marketing e dei social network. L’intuizione, si sa, non è una scienza esatta, perciò non è immediato capire cosa possa essere potenzialmente di successo o meno. Con la volontà di voler cavalcare sempre gli ultimi trend ed essere sempre sul pezzo, ci dimentichiamo a volte l’utilità di altri contenuti (qui il nostro articolo sulla stesura di un piano editoriale efficace), i cosiddetti evergreen content, contenuti senza tempo e sempre validi.

Cosa sono gli Evergreen Content e che vantaggi hanno all’interno di una strategia?

Come dice la parola stessa sono contenuti sempre verdi, come quegli alberi che, non importa che stagione sia, non perdono mai le loro foglie. In questo caso, sono contenuti la cui validità persiste nel tempo, non hanno nessuna scadenza e quindi non possono diventare obsoleti. Queste tipologie di contenuti saranno validi per gli utenti oggi e manterranno il loro valore anche nel tempo. Per loro natura, inoltre, possono essere considerati estremamente utili come base di appoggio su cui costruire e alternare contenuti più trendy, è essenziale quindi riporre l’attenzione sul fatto che entrambi debbano coesistere e che l’uno non esclude l’altro. Anzi, solo nel momento in cui riusciamo a far convivere le due tipologie di contenuto, avremmo fatto bingo!
La parola d’ordine quindi è omogeneità tra i contenuti “hot” del momento e questi contenuti sempre attuali.
Per quanto riguarda i vantaggi, ce ne sono diversi. Anche a seconda del canale in cui si decide di pubblicarli.

Gli evergreen content nei blog

Se si sta parlando di articoli evergreen da postare all’interno di un blog/sito, uno dei vantaggi è che possono aiutare a generare traffico organico (considerato come il più prezioso) verso una specifica landing page o in generale verso un sito web e attirare di conseguenza più possibile consumatori.
Alcune recenti ricerche dimostrano infatti che questi contenuti generano tramite search, fino al 40% del traffico organico verso un sito.

Qui un esempio di suddivisione del traffico dell’online magazine americano Wired, il quale dimostra che i contenuti “più antichi” continuino a portare il 40% del traffico organico tramite la suddivisione 20+20, che include i contenuti vecchi di una settimana fino a quelli vecchi sei mesi e oltre:

evergreen content 1
Wired

Un’altro esempio di generazione del traffico in modo costante nel corso del tempo viene da un articolo, postato nel 2013 sul New York Times, il quale nonostante sia datato, continua a portare traffico verso il sito:

evergreen content 2
The New York Times

Gli Evergreen content nei social

Similmente, possiamo applicare la stessa logica ai social media, sui quali i contenuti dei blog possono essere condivisi. Secondo una ricerca condotta da Buffer, condividere i contenuti sui social, anche più di una volta ha i suoi vantaggi. Tra le principali opportunità troviamo la generazione del traffico, l’engagement e le impression. Nell’esempio sotto, condotto sulla piattaforma Twitter si può chiaramente vedere come lo stesso articolo condiviso più volte continui a generare numeriche interessanti:

evergreen content 3
Buffer.com

Ma nei social come si sa è importante dare spazio alla fantasia, quindi oltre a ricondividere un contenuto è necessario farlo fruire in diversi modi per non annoiare il pubblico. Basterà semplicemente “riconfezionarlo”, magari usando un altro formato più accattivante, che non sia già stato utilizzato/visto.

Alcune domande per facilitare la stesura di un contenuto sempre verde potrebbero essere: è rilevante questo contenuto per il mio pubblico? Se sì, lo sarà nel tempo?

Evergreen Content: best practices

Nel momento in cui state creando il vostro piano editoriale queste tips sono importanti da tenere a mente. Cosa occorre fare per dare potete alla narrazione?

  1. Scegli un topic specifico su cui focalizzarti
  2. Non usare un vocabolario troppo tecnico e ricaricabile
  3. Rispondi alle domande e le FAQ del tuo pubblico

In conclusione abbiamo visto quanto sia importante diversificare i nostri contenuti. Alternando contenuti “on trend” a quelli evergreen, in modo da ottenere non solo un dialogo tra essi che generi ottimi risultati ma anche una diversificazione interessante dal punto di vista dell’utente finale. Se i primi “esplodono” con performance eccellenti sul breve periodo, i secondo hanno una resistenza migliore nel tempo.

Ora che abbiamo visto l’importanza e la rilevanza nel tempo di questi contenuti senza scadenza noi siamo pronti ad aggiungerli alla tua strategia, e tu?

Sticker mania: come rendere sempre più interattive le tue storie

Alzi la mano chi almeno una volta al giorno si diverte a sbirciare e interagire con i contenuti che vengono pubblicati sulle Instagram Stories delle persone che segue.
Abbiamo già detto qui quanto sia importante per un brand sfruttare le Stories, oggi parleremo dell’importanza degli sticker delle Instagram Stories per creare interazioni con la propria community.

C’erano una volte le interazioni

Come ogni bella storia che si rispetti, è giusto cominciare dal principio. Sappiamo tutti cosa sono le interazioni? I social ci permettono di interagire in tempo reale con i contenuti che vengono pubblicati dai nostri amici. Con la parola interazioni si intendono tutte le azioni (reazioni come like, commenti, condivisioni…) che vengono eseguite su un contenuto online. Negli ultimi anni, per combattere la concorrenza prima di Snapchat e adesso di TikTok, Instagram ha introdotto una serie di feature per rendere attiva e divertente la permanenza sul social, tra queste, gli sticker.

Gli Sticker ai tempi delle Instagram Stories

Se all’alba del 2020 alla parola “Sticker” la prima cosa a cui pensi non è Instagram, beh… Houston, abbiamo un problema! Per chi fosse vissuto su Marte fino ad oggi, gli Sticker possono essere visti un po’ come la versione digitale degli adesivi che–perdonate il momento nostalgia–andavano di moda negli anni ’90 e come allora, hanno il fine ultimo di divertire–nel nostro caso di rendere di appeal i contenuti, cosa non facile data la sempre più sfrenata concorrenza.
Tra i tanti adesivi disponibili, però, quali sono quelli che possono risultare vincenti per la comunicazione di un brand? Vediamone alcuni:

  • Sondaggio: permette di creare una domanda a cui le persone devono rispondere scegliendo tra due opzioni. In un mondo in cui riceviamo una quantità infinita di informazioni al secondo prestando poca attenzione a tutto, questo sticker risulta immediato e performante grazie alla sua velocissima fruizione.
  • Quiz: come nei migliori gameshow, potrete proporre una domanda e personalizzare le risposte multiple. Dopo la pubblicazione i follower possono votare e, dopo aver scelto la loro preferenza, scoprire la risposta corretta.
  • Countdown: per creare appeal e desiderio attorno al lancio di un prodotto o servizio è possibile utilizzare lo sticker del Countdown. Questo permette di fare un conto alla rovescia fino a un momento preciso che si desidera aspettare con ansia e notificarne lo scadere per coloro che avranno salvato dalle storie.
  • Chat: parole, parole, parole soltanto parole. Lo sticker chat permette di avviare una conversazione diretta con un gruppo di persone che spontaneamente decidono di inviare la richiesta di partecipazione alla chat stessa. Il creatore ha la possibilità di personalizzare la conversazione dandole un titolo e stimolare la conversazione con la community.
  • Donazione: l’impegno sociale è sempre ben visto da parte dei brand e la racconta lunga sulla loro politica. Questo sticker permette di fare una donazione da devolvere a organizzazioni no profit e fare un’opera di bene.

Brand featuring Sticker

I brand, dunque, attraverso le Instagram Stories, prima catturano l’attenzione degli utenti e dopo possono aumentare l’interattività. Grazie agli sticker possono ottenere anche delle informazioni utili per la loro crescita.
E allora cosa stanno aspettando i brand a sfruttare gli sticker per domandare alla propria community cosa si aspettano dal loro prodotto? Le informazioni che si ottengono possono essere usate per migliorarsi e indirizzare la strategia nella giusta direzione! D’altra parte il cliente va sempre ascoltato!

In più, a riscontro di questo trend imperante degli Sticker e della loro centralità, da qualche mese, lo sticker del sondaggio è disponibile anche per le Stories che possono essere sponsorizzate, cosa che permette ai brand di parlare di prodotti e servizi in modo più simpatico, ingaggiando le persone in modo meno commerciale. Per il momento la possibilità di sponsorizzazione si limita al sondaggio, ma chissà che in futuro Instagram non estenda questa possibilità anche ad altri Sticker.

Ovviamente il social network è in continuo aggiornamento e siamo sicuri che nel corso di quest’anno gli Sticker saranno i veri protagonisti delle Stories e sempre di più un punto di forza per i brand. Naturalmente il segreto è conoscere le feature per poterle usare in modo furbo ma oculato, per questo una corretta strategia è sempre la risposta vincente. Noi non vediamo l’ora di sperimentare le mille e più possibilità che gli Sticker forniscono e adattarli alle strategie dei nostri clienti! E tu, che ne dici di provare?

Selezionare l’influencer perfetto: come fare?

Il 2019 ha consacrato l’Influencer Marketing come una delle priorità di brand e agenzie (se vi ricordate qua vi avevamo già parlato dei micro-influencer). Moltissime marche hanno adottato questa strategia e hanno deciso di sfruttare le voci dei creator per vari canali, tra cui Instagram, YouTube e TikTok. Per il 2020, ci si può aspettare che questa tendenza si consolidi con un incremento di attivazioni social con influencer. È giusto quindi chiedersi quali sono i criteri per selezionare il content creator ideale per raccontare il proprio brand.

Ma cos’è l’influencer marketing?

Vi sarà capitato spesso di entrare su Instagram e vedere una persona che seguite parlare di una marca. A meno che non si tratti del vostro vicino di casa con 200 followers, vi siete imbattuti quasi sicuramente di un contenuto brandizzato e quindi frutto di una strategia di Influencer Marketing. Si tratta di un’operazione di comunicazione in cui un brand decide di far raccontare a un influencer, attraverso un taglio personale e caratteristico, un proprio prodotto o un servizio.

Selezionare l’influencer per il numero di follower: giusto o sbagliato?

Viene istintivo pensare che il numero di followers sia il parametro principale da valutare durante la selezione di un creator. Chi non vorrebbe Cristiano Ronaldo come ambassador del proprio brand? Sicuramente sarebbe una scelta d’impatto. Tuttavia, per quanto possa sembrare paradossale, non è scontato che sia la persona giusta per avere un impatto reale sui potenziali acquirenti.
Anche immaginando un universo in cui Cristiano Ronaldo sia economicamente accessibile e disposto a collaborare con qualunque azienda, sarebbe poco credibile sentirlo parlare di una catena di fastfood, per esempio.
Per selezionare un influencer è quindi necessario occhio critico. Bisogna effettuare alcune valutazioni che vanno al di là dei numeri. In questo modo ci si può assicurare che l’audience del creator sia in target con gli obiettivi del brand. 
Quindi sì: il numero di follower è una base di partenza, ma c’è molto altro da tenere in considerazione.

Selezionare l’influencer perfetto: la prima fase

Per prima cosa, quindi, si analizza il brief del cliente e si definiscono gli obiettivi e la strategia che si vogliono mettere in atto per una comunicazione d’impatto. L’Influencer Marketing deve entrare come parte di una strategia aziendale più ampia, con lo scopo di raggiungere gli obiettivi di business. Solo quando saranno chiari i punti chiave e l’assetto strategico sarà stato stabilito, si potrà procedere con la definizione del tipo di influencer da coinvolgere nell’attività. Il creator dovrà essere in linea con obiettivi concreti e con il tipo di brand che lo coinvolge nell’attività. L’influencer prefetto, avrà quindi una certa brand affinity.
Quando si parla di followers e influencer, si pensa subito a Instagram. Siamo sicuri che sia il canale che faccia al caso del brand? Se, per esempio, si trattasse in un’azienda che produce videogiochi, si potrebbero tenere in considerazione YouTube o Twitch, piattaforma frequentatissima dagli esperti di questo settore, come vi abbiamo raccontato qui. Ancora: non è detto che personaggi del calibro della Ferragni siano le persone su cui puntare, anzi. Spesso è meglio stringere collaborazioni con micro-influencer. Dopo avere stabilito i punti chiave del progetto, come: cosa comunicare, a chi (quindi il target di riferimento), in che modo e il canale su cui si vuole lanciare l’attività di digital PR, si può procedere con la ricerca degli influencer.

I tool per la ricerca

Una volta chiaro il quadro, si può affrontare una prima fase di ricerca. Per questo primo passaggio, possiamo utilizzare tool specifici per fare influencer scouting. 
Questi programmi sono in grado di fornire una lista di profili in base al canale scelto, al numero di follower che hanno, al paese, alla lingua di comunicazione e, soprattutto, agli argomenti che solitamente affrontano. Molti creator sono infatti ascrivibili ad alcune categorie e sono profilati tramite keyword specifiche: travel, food oppure fashion per dirne alcuni. Altri sono più difficilmente identificabili ed è per questo che bisogna fare un’accurata analisi del loro canale prima del contatto.

L’analisi quantitativa

Per iniziare, si può calcolare il potenziale bacino di utenti che ogni influencer selezionato raggiungerebbe. Utilizzando specifici tool, si calcola poi l’Engagement Rate di ogni profilo. Questo parametro fornirà il tasso di interazione medio dei contenuti del creator. Ora è però necessario passare ad un’analisi qualitativa. Solo con questo passaggio si potrà infatti mettere in atto una comunicazione vincente, che verrà percepita come sincera dagli utenti.

L’analisi qualitativa

Terminato questo primo passaggio, è ora di far entrare in gioco gli esperti. Per selezionare influencer che siano in grado di raccontare creativamente il brand e che producano contenuti percepiti come originali e autentici, bisogna scandagliare il loro profilo in modo critico e qualitativo. È giusto osservare attentamente come parlano, che tono di voce utilizzano, da quale tipo di utente medio sono seguiti e valutare la qualità dei contenuti. Per farlo non esiste un tool migliore dell’esperienza e la capacità critica di un Social Media Manager.

In conclusione, si può dire che, per quanto possa sembrare semplice, trovare gli influencer è un lavoro che necessita esperienza e capacità. Non basta affidarsi a programmi online. C’è bisogno di affidare il lavoro a chi è competente in materia e quindi in grado di comprendere quale sia la soluzione migliore da adottare per soddisfare gli obiettivi del brand.

Trend 2020: fate largo alla newsletter!

Il mondo del digital marketing non ha dubbi: il 2020 sarà l’anno della newsletter con una sempre maggiore personalizzazione delle proprie strategie di marketing, cioè la strategia di adattamento e strutturazione della propria comunicazione e offerta attorno ai comportamenti e ai gusti dei consumatori.

Un trend a cui tutti oramai ci stiamo abituando. Basti pensare a piattaforme come Netflix, che in base ai propri gusti propone una selezione di titoli compatibili, o Spotify e le sue playlist studiate sui propri ascolti.

Contenuti, siti e piattaforme sono tutti coinvolti in questo processo: ma la vera protagonista resta sempre la newsletter.

Lunga vita alla newsletter!

Bistrattata, considerata morta a fasi alterne o condannata a finire nella cartella “indesiderata” nella maggioranza dei casi, la newsletter trova una rinnovata efficacia nelle strategie di marketing grazie alle tecniche di personalizzazione.

 Il perché è presto detto: in un’epoca di sovraffollamento di annunci pubblicitari su ogni piattaforma e social network, il minimo comune denominatore della massa di ads giornaliera è la genericità del messaggio.

 La newsletter invece, nella sua immediatezza, è personale. È tua, un appuntamento quotidiano: comoda da fruire, facile da leggere, senza la necessità di accendere il pc o altri supporti. Semplicità, immediatezza e la natura intima della newsletter ne fanno oggi ancor di più uno dei migliori e più performanti strumenti di comunicazione.

Newsletter: personalizzazione “sartoriale”

Perché personalizzare le newsletter, quindi? Perché è possibile costruire newsletter tailor-made, confezionarle su misura di chi si vuole raggiungere e studiarle per coinvolgere addirittura la singola persona.

Quest’attività “sartoriale” passa necessariamente dallo studio del pubblico che si vuole intercettare. Le informazioni sono ricavabili da numerose fonti, per esempio attraverso:

  • i comportamenti su un e-commerce
  • lead raccolti nel tempo
  • dati anagrafici
  • abitudini di consumo e navigazione

Con questi dati si può così procedere alla segmentazione del pubblico: a gruppi ristretti di destinatari individuati con maggior dettaglio, corrisponderanno email dedicate più incisive e di maggior interesse.

I vantaggi? Beh, sono innumerevoli. 

Innanzitutto, la soddisfazione personale: uscire dall’anonimato e dalla massa può appagare il singolo utente (come vi avevamo già anticipato qui), che percepirà il brand come più familiare e più vicino a lui e ai suoi interessi. E questo è il primo passo per una dinamica di fidelizzazione dei clienti.

 Inoltre, grazie alla tecnologia, si può accompagnare e stimolare il pubblico in un’ampia gamma di modalità: oltre alle più classiche, sconti in caso di carrelli abbandonati, prezzi flessibili su prodotti che rientrano nei gusti del singolo destinatario, aggiornamenti su notizie che abbiano davvero valore per chi li riceve.

 Non solo: arriva Natale e giunge propizia la promozione su quel prodotto che da tempo si guardava sognanti? Partenze estive imminenti e costumi scontati “solo per te”? Insomma: una newsletter, un mondo di possibilità.

E alla fine arriva il copy

Soprattutto con le newsletter, dove il rischio spam è sempre alto, la regola d’oro è sempre conquistare l’attenzione del proprio pubblico subito. Ecco perché la personalizzazione è la soluzione giusta, con una buona dose di creatività.
Ogni elemento della newsletter può essere customizzato e contribuire così al suo successo, a partire dall’oggetto della mail. È il primo testo che viene letto, quindi se accattivante ma dritto al cuore dell’offerta riuscirà a invogliare il destinatario all’apertura.

Per il contenuto, invece, la personalizzazione creativa è sempre un’arma in più, purché comunichi sempre un messaggio di valore e reale interesse per l’utente. E le CTA? Uno strumento troppe volte ignorato, ma che può far emergere una newsletter nell’affollato mondo delle mail quotidiane con un tocco di carattere in più.

La personalizzazione delle strategie di marketing sarà uno dei trend del 2020, e la newsletter è pronta a stupirvi: datele fiducia, non vi deluderà!

UGC nelle Social Media Strategy 2020

Ogni fine anno che si rispetti porta con sé valutazioni sui 12 mesi passati e previsioni sui 12 mesi futuri. Nel nostro ambiente gli occhi sono sempre puntati sui nuovi trend, in questo caso i trend marketing che nel 2020 saranno fondamentali in ogni strategia, come ad esempio gli UGC.

Come sempre ci sono novità ma anche tendenze che vengono consolidate e diventano dei “mai-più-senza”, materiale da tenere d’occhio per la nuova stagione, tra queste è impossibile ignorare gli UGC, User Generated Content. Ma perché sono importanti all’interno di una strategia, e perché proprio nel prossimo anno dovremo tenere d’occhio questo trend? Vediamolo insieme!

Cosa sono gli UGC

Associamo sempre più spesso la parola influencer a campagne di comunicazione, perdendo forse di vista il valore intrinseco delle maggiori piattaforme digitali: i contenuti prodotti dagli utenti.
 Con la rimozione dei like da Instagram, ne avevamo già parlato qui, ci eravamo chiesti quale potesse essere la risposta degli utenti, in termini di quantità.
In questo articolo cerchiamo di concentrare l’attenzione sul valore dei contenuti prodotti dalle persone e del perché valga la pena considerarli per una strategia di comunicazione user/branded oriented.

Ma partiamo dall’inizio, che cosa sono gli UGC? Con User Generated Content si intendono tutti quei contenuti pubblicati spontaneamente dagli utenti su molteplici canali social/digital.
Youtube, Instagram, Facebook, sono tutti degli ottimi esempi di piattaforme che traggono beneficio dalla produzione di contenuti. Dalla varietà multimediale alla presenza attiva di utenti che condividono, dalle opinioni sui locali o prodotti fino alle foto di “testimonianza” che fungono da social proof.
Quando questo flusso di contenuti viene in qualche modo “indirizzato”, possiamo allora discutere di benefici che potrebbero favorire la notorietà di un brand.
Ma prima di discuterne, definiamo i criteri che rendono quel contenuto un UGC:

  • l’accessibilità, il contenuto deve essere pubblicamente prodotto e reso fruibile a tutti;
  • autenticità, deve avere un valore (creativo, di testimonianza, informativo ecc…)
  • deve essere prodotto al di fuori dalle vesti professionali e, quindi, non avere delle pretese economiche (Hey, qualcuno ha detto influencer?!)

Perché tenere d’occhio questo trend

Il meccanismo che sostiene la dinamica degli UGC, soprattutto quando quel contenuto è associato ad un brand o prodotto, è il senso di aggregazione e la voglia di partecipazione. 
Non si tratta semplicemente di contenuti che inquadrano “un qualcosa” o un momento, perché raccontano un punto di vista unico con varie interpretazioni possibili.

In quel momento – quando si sta per postare l’ultimo scatto realizzato con la fotocamera di ultima generazione – si sta producendo un contenuto di valore. Variabile!

A tal proposito, secondo una ricerca condotta da Stakla nella comparazione tra UGC e Branded Content, si rileva che gli utenti ritengono più originale, sincero ed affidabile un contenuto prodotto da un’altro utente.

Questo dato, unito alle dinamiche di cui abbiamo sinora discusso, non fanno che incrementare il valore percepito dei contenuti UGC che, se associati “genuinamente” ad un brand, giocano un ruolo fondamentale nel miglioramento della brand experience.

UGC 2

Un ruolo talmente fondamentale che top brand come Apple e GoPro, solo per fare alcuni esempi noti, hanno lanciato negli anni delle campagne che premiano gli utenti in grado di produrre contenuti originali.
 Monitoraggio mention, creazione di hashtag di campagna (#shotoniphone e #goprotravel, ad esempio), contest digitali, contribuiscono alla creazione di una sfera di unicità associabile unicamente a quel brand.

Impatto per la Brand Communication

Ma quindi a che cosa potrebbero essere davvero utili gli UGC per la strategia di un brand, anche non appartenente alla sfera tech?
I motivi che spingerebbero i brand a valutare modalità di coinvolgimento diretto degli utenti conducono verso l’ottimizzazione della brand experience.
 In dettaglio, sarebbe possibile perseguire:

  • brand awareness: la quantità di contenuti facilita il passaparola, inteso proprio come “parlar di quel brand”. La diffusione del contenuto facilita il raggiungimento di altri utenti;
  • brand desire: creare un legame che collega quell’utente al brand e, nuovamente, favorire l’instaurazione di altri legami;
  • brand loyalty e inspiration: l’utente finale tende a legarsi a quella community, a quell’attività e facilita il coinvolgimento degli altri utenti

Un esempio è il contest realizzato da IAKI per Deichmann, in cui è stato creato un hashtag di campagna, appositi filoni editoriali, call to action esplicite e stickers su IG Stories per coinvolgere le persone a partecipare. Tutte dinamiche che rappresentano validi modi per orientare l’utente alla pubblicazione di contenuti branded.

Per innescare delle dinamiche di coinvolgimento non basta attivare un contest online o lanciare un hashtag su Instagram allo scopo di raccogliere UGC.

Non possiamo pensare di delegare semplicemente agli utenti – a meno che non si parli di brand iconici come Apple – il perseguimento di quei benefici.

Affidarsi a un team di comunicazione digital vuol dire anche questo: poter analizzare il proprio pubblico, le best case, le modalità e i trend d’interazione. Il tutto per stimolare la produzione di contenuti UGC branded oriented.

La sfida per distinguersi da una comunicazione di massa senza allontanarsi dal proprio pubblico di riferimento è iniziata: cosa aspettate a mettervi in gioco?

Shopping Social e Realtà Aumentata: come cambiano gli acquisti?


Che si tratti di un paio di scarpe o di un elettrodomestico, tutti, almeno una volta, abbiamo fatto acquisti online; ora lo shopping online passa anche dai social.
Certo è più semplice quando si tratta di un oggetto da utilizzare, ma come si comportano le persone quando si trovano di fronte a un accessorio più personale, come un paio di occhiali o make-up?

shopping social_1
Global Online Consumer Report KPMG International 2017

Una delle principali barriere all’acquisto online per gli utenti è proprio il fatto di non poter provare su di sé l’oggetto del desiderio, vivendo l’esperienza diretta del prodotto.
 È vero, molte aziende offrono il cambio di merce gratuito entro qualche giorno, ma volete mettere il tempo necessario per restituire gli articoli e ricevere un nuovo ordine?

Social e Realtà Aumentata: l’AR sbarca su Instagram per “provare” i prodotti

Questo meccanismo è stato ben compreso da Facebook che, da settembre 2019, ha introdotto per le aziende la possibilità di sfruttare la tecnologia di Realtà Aumentata, per dare la possibilità agli utenti di “provare” i prodotti prima di acquistarli. Un noto esempio è quello del brand di cosmetici WeMakeUp, che consente di testare sulle proprie labbra le diverse tonalità di rossetto grazie alla fotocamera dello smartphone, per poi passare se soddisfatti direttamente all’acquisto online.

È proprio WeMakeUp uno tra i primi brand italiani a sfruttare la possibilità di creare personali filtri AR (Augmented Reality) per approdare anche su Instagram (per il momento rimanendo però solamente tra l’elenco dei tanti filtri).

Il canale ha infatti da poco inaugurato l’AR: alcuni brand che vendono i propri prodotti su Instagram potranno aggiungere un’opzione di prova in realtà virtuale ai propri profili. Inizialmente la funzione sarà disponibile solamente per alcuni marchi di cosmetici e occhiali, ma in futuro sarà disponibile anche per oggetti differenti.
 Insomma, un vero e proprio camerino virtuale per uno shopping social al 100%.

“Puoi condividerlo attraverso Stories con gli amici, i marchi possono creare Stories – questo è sicuramente uno dei modi principali in cui pensiamo che la gente farà acquisti.” spiega Srilatha Raghavan, product manager per il commercio AR di Facebook (Fonte: Mashable)

shopping social_3
Ray Ban

La speranza del canale, oltre a massimizzare le vendite, è infatti proprio che gli utenti condividano le proprie “prove” di prodotto attraverso le Stories, portando ulteriori consumatori a sperimentare la funzionalità per poi passare all’acquisto senza uscire da Instagram. Quale pubblicità è più credibile se non i contenuti (semi-reali) prodotti dagli utenti?

Shopping social e Realtà Aumentata: un rapporto destinato al successo?

Secondo i dati forniti da Facebook, l’utilizzo degli annunci pubblicitari con AR ha fatto registrare +27,6% per gli acquisti online, con un tempo medio di interazione degli utenti per il post pari a 38 secondi. 
Quindi al momento pare che sì, la novità stia piacendo agli utenti, che oltre a fruire di un contenuto di intrattenimento sono maggiormente invogliati a comprare un prodotto online che probabilmente non avrebbero mai acquistato senza prima “provare”.

Per quanto riguarda Instagram questo è un ulteriore segno di come il canale si stia sempre di più dirigendo verso la funzione di e-commerce, iniziata a marzo con l’introduzione delle funzione acquisti in-app.
Grazie quindi alla nuova modalità di acquisto e alla possibilità di interagire con il prodotto, anche Instagram riuscirà a catturare sempre di più l’attenzione e, probabilmente, le carte di credito.

Email marketing: quando la newsletter è un valore aggiunto

L’email marketing è fondamentale per un’azienda, non solo perché ti permette di rimanere in contatto con i tuoi attuali clienti, ma anche perché potresti attirarne di nuovi. Le aziende per molto tempo hanno usato la newsletter per promuovere informazioni commerciali, i loro prodotti e servizi, ma negli ultimi anni i trend a riguardo stanno cambiando. È necessario rimanere al passo con i tempi per capire quali sono i vantaggi che si possono trarre grazie all’email marketing e quali sono gli errori invece da evitare. Ecco il resoconto di una collega IAKI a riguardo.

Perché l’email automation non è funzionale per l’email marketing?

L’anno scorso ho partecipato all’evento Technology for Marketing che si tiene ogni anno all’Olympia a Londra, sull’evoluzione continua della tecnologia e sui latest trend nel settore marketing. Per poter partecipare, mi sono iscritta lasciando il mio indirizzo email nel registration form. Quest’anno non potrò partecipare e dopo aver ricevuto la prima email di invito l’ho fatto sapere all’organizzatore, il quale però ha continuato a scrivermi, o meglio, ad inviarmi email automatiche generando solo nervosismo.

Questo è solo un piccolo e personale esempio che spiega quanto in realtà sia importante ascoltare il proprio pubblico e le sue esigenze. La mail automation non tiene conto di tutto ciò, con il risultato non solo di essere inutile per l’utente ma addirittura frustrante. Questi messaggi standard infatti non prendono atto in nessun modo di quello che l’utente desidera. La stessa dinamica potrebbe essere ampliata su diversi settori: una persona potrebbe ricevere l’offerta o il prodotto sbagliato, al momento sbagliato.

Andiamo nel pratico: se ho recentemente acquistato una piastra per capelli, probabilmente non sono interessata a comprarne un’altra che mi viene offerta tramite email. Vorrei piuttosto ricevere messaggi che siano in linea con le mie esigenze e acquisti precedenti, quindi magari potrei essere interessata ad oggetti che completino il mio acquisto, come ad esempio una spazzola per capelli o un protettore contro il calore emesso dalla piastra stessa.

Ma quali sono le conseguenze? Questo potrebbe portare coloro che ricevono le email a diminuire il loro interesse e di conseguenza a diminuire l’open rate o addirittura, in alcuni casi, a non aprire più per niente le email ricevute da quello specifico brand o nella peggiore delle ipotesi a voler essere rimossi dalla newsletter. Questo studio dimostra che il 54% delle persone dice che annullerebbe l’iscrizione alla newsletter il prima possibile, nel momento della ricezione dell’ennesima email non rilevante.

Email marketing: meno hard selling, più engagement

Abbiamo sopra dimostrato come mandare email automatiche non sia sempre la soluzione vincente. Ma allora qual è il modo più efficace per interagire con il nostro pubblico e come l’email marketing può aiutare il tuo brand?

La chiave è mandare email dal contenuto rilevante a un pubblico segmentato secondo precedenti acquisti, per esempio. Inoltre potrebbe essere utile considerare l’utente non come la persona a cui vendere a tutti i costi il mio prodotto o servizio, quanto più come il mio potenziale acquirente col quale stringere una ‘relazione’.

Scrivere ad esempio efficaci welcome emails, nel momento in cui un nuovo utente si registra sul tuo sito, potrebbe aiutare nell’intento. Queste email infatti, dal TOV spesso personale, dovrebbero includere il nome di colui che manda l’email e dovrebbero dare l’idea di una comunicazione su due fronti e non di un monologo. Successivamente sarebbe importate instaurare un dialogo più familiare e meno corporate e dire all’utente che tipo di email riceverà in futuro e soprattutto, è importante che il brand arrivi alla aspettative dell’utente stesso. Le welcome emails infatti, possono essere usate come test per capire tramite domande, cosa l’utente desidera e quali sono le sue preferenze. La tematica dell’ascolto è quindi una costante per un buon engaging e una buona relazione tra marchio e pubblico.

Email marketing_1
Ann Handley

L’email marketing e le CTA non convenzionali (ma efficaci!)

Abbiamo spiegato perché l’hard selling puro e duro non è sempre l’ideale. Coinvolgere il pubblico tramite un efficace story-telling potrebbe essere una soluzione win-win: il brand ci guadagna poiché, tramite il racconto customizzato del suo prodotto o servizio, può raccontare i suoi unique selling points con un approccio più soft, mentre l’utente si sente più coinvolto nel momento in cui riceve email per lui rilevanti e che rispondono alle sue esigenze.

La CTA nelle email è uno degli elementi più importanti e può rappresentare un’ulteriore benefits per l’utente piuttosto che un altro incipit non velato per la vendita. C’è differenza nell’avere una CTA che dice BUY NOW quindi del tutto impersonale, rispetto ad una che invita l’utente a divertirsi come nell’esempio di Trello:

Email marketing_2
Trello

L’email marketing non ha, come abbiamo visto, regole standard, ma se fatta in modo adeguato può portare buoni risultati non solo in termini di ROI ma anche per quanto riguarda un valore aggiunto unico per il brand.

Advertising su TikTok: come e perché farla!

È l’app più scaricata del 2018, territorio della Generazione Z e apprezzata per le numerose feature che permettono agli utenti di esprimere la loro creatività in mille modi.
Insomma, se il vostro brand vuole comunicare a questa fascia di giovanissimi consumatori, dovreste assolutamente conoscere TikTok e incominciare a pensare allo sviluppo di una strategia di comunicazione per questo canale.

L’utilizzo di questa app è un fenomeno in ascesa anche in Italia e, come tale, non può essere ignorato dai brand che vogliono rivolgersi ai giovanissimi. Abbiamo già elencato i motivi per cui diventerà sempre più essenziale fare marketing su TikTok; oggi approfondiamo una di queste motivazioni: la possibilità di fare advertising. Dall’inizio del 2019 infatti, la piattaforma ha lanciato diversi formati di sponsorizzazione.

I formati di advertising disponibili su TikTok

  • Branded Takeover
    Si tratta di una creatività full screen (animata o statica) che appare all’apertura dell’applicazione.
    Questo formato permette sia di rispondere ad un obiettivo di awareness (es: lancio di una challenge), sia di portare l’utente su una landing page. Solo un brand al giorno per ogni paese può “prendere possesso”di questa tipologia di ad. Da qui il termine “takeover”. I KPI di campagna in questo caso sono: impression, clic e reach.
  • In-feed native video
    Questi contenuti sponsorizzati appaiono nella sezione “Per te”. La creatività è video in autoplay, alla quale si può aggiungere il tasto di call to action più adatto alla propria campagna (gioca, scarica, acquista…). Questo tipo di inserzione è perfetta per rispondere agli obiettivi di traffico o download; le metriche di misurazione delle prestazioni sono impression, clic, CTR, video views a 3 secondi, a 10 secondi e totali, tempo medio di visualizzazione e tasso di engagement.
  • Hashtag Challenge-ad
    Il meccanismo della challenge è diffusissimo su TikTok: un brand lancia un trend e relativo hashtag invitando gli utenti a produrre contenuti in linea con il trend. Il meccanismo ha lo scopo di creare awareness attorno al brand o ad uno specifico prodotto/servizio. Gli spazi sponsorizzati dedicati a questo formato sono diversi:
    – Banner dedicato nella pagina di ricerca e una posizione di rilevanza nella parte inferiore, in cui si visualizza l’anteprima dei video pubblicati con quell’hashtag.
    – Immagine e descrizione della challenge nella parte superiore della Challenge Page, alla quale si accede cliccando sul banner della pagina di ricerca. Subito sotto la description viene inserito  il disclaimer che dichiara la partnership di sponsorizzazione.
    Non è insolito che, per dare slancio all’attività, in una hashtag challenge vengano coinvolti dei TikToker, ovvero creator famosi sulla piattaforma con un numero elevatissimo di follower e soprattutto noti perché capaci di creare video virali.

Tra le case internazionali di rilevanza c’è sicuramente la challenge #wewillrockyou, lanciata in occasione dell’uscita del film “Bohemian Rhapsody” dall’account TikTok ufficiale @borhapmovie.


Tik Tok Bohemian Rhapsody

  • Branded Lenses
    Un formato fortemente customizzabile, creativo e potenzialmente virale per i brand: si tratta della creazione di maschere e oggetti 2D e 3D che gli utenti possono utilizzare inserire nei loro video. Queste feature rimangono a disposizione per 10 giorni, nei primi 5 viene garantita loro una posizione in evidenza nella sezione “Trendings”.

Si tratta di un formato interattivo e divertente, che crea una connessione diretta tra brand e la GenerazioneZ di TikTok, abituata a testare nuove possibilità per esprimersi.

Perché investire in advertising su TikTok?

  1. Per intercettare i giovanissimi, che rappresentano il core target della piattaforma.
  2. Se i vostri servizi e prodotti hanno punti in comune con TikTok: creatività, libertà di esprimersi ed essere se stessi, forte personalizzazione.
  3. Al fine di aumentare la vostra brand awareness, lanciando una challenge e aumentando così il word of mouth sul vostro marchio.
  4. Per le continue ottimizzazioni degli strumenti di advertising, come per esempio le possibilità (attualmente in beta) di targettizzare i contenuti per interessi, creare pubblici personalizzati e tracciare l’attività tramite pixel.

I motivi per pensare ad una strategia di marketing su TikTok sono molti insomma. Se con i nostri articoli vi abbiamo incuriositi e state pensando di aprire un profilo, abbiamo un’ultima tips per voi: passate a trovarci e studieremo insieme la strategia perfetta per il vostro brand!

TikTok: il social che fa rima con entertainment

TikTok è senza dubbio l’app del momento e se non ne avete ancora sentito parlare ci dispiace, ma o negli ultimi mesi avete vissuto su Plutone o… no niente, dovete per forza aver vissuto su Plutone. Ecco cos’è e perché è a tutti gli effetti il nuovo social del momento.

TikTok: il social per esprimere al meglio il tuo lato creativo (e divertirsi!)

Internet è un posto meraviglioso, quando pensate di averle viste tutte, ecco che dal cilindro del Web spunta l’ennesima novità, pronta a ridefinire gli standard dei social network e a conquistare gli smartphone il cuore dei teenager–e non solo.
Il fenomeno social del momento si chiama TikTok, arriva dalla Cina e, in pochissimo tempo, si è ritagliata il suo posto d’onore all’interno di App Store, tanto che nel 2018 è stata l’app più scaricata dai centennials.

Ma andiamo per ordine.
TikTok nasce dalla fusione con Musical.ly che, nel 2017, viene acquisito dal colosso ByteDance. 
Con il rebranding che ne consegue, l’applicazione non si presenta più come una piattaforma musicale in cui creare e improvvisare lip sync, ma si trasforma in un social dove mettere in mostra il proprio talento, improvvisare challenge e divertirsi.

Il pay-off dell’app è “Make every second count”, ovvero “Rendi speciale ogni momento”. Ed è così che l’app raggiunge il suo intento di intrattenere le folle, grazie ad innumerevoli features e aggiornamenti costanti. TikTok è diventata, quindi, a tutti gli effetti, una vera e propria app di videomaking, sbaragliando la concorrenza, e adesso vi spiego il perché.

TikTok: tante feature per l’app di intrattenimento che sta spopolando nel mondo

Il meccanismo con cui TikTok appassiona un utente che si approccia per la prima volta all’app è piuttosto immediato: nonostante le tantissime feature che offre, l’app risulta essere molto semplice e, volendo raggruppare le possibilità di utilizzo in macro-gruppi, possiamo dire che TikTok può essere utilizzato per creare video divertenti o semplicemente guardarli e interagire con essi. La creazione dei contenuti è supportata da innumerevoli funzionalità, quali l’uso di maschere, sticker, filtri (anche in realtà aumentata), la possibilità di creare tagli molto veloci e accattivanti che catturano l’occhio e che, volente o meno, ti tengono incollato allo schermo.
Tra potenzialità meno conosciute dell’app c’è inoltre la possibilità di modificare il video frame per frame, rendendo ogni contenuto più unico che raro. I newbie però non si disperino: se ancora non vi sentite creatori contenuti all’altezza, l’applicazione vi dà la possibilità di interagire con i video presenti nel feed e registrare una reaction da postare sul vostro profilo.

Tutti pazzi per TikTok: l’invasione dell’app di intrattenimento è appena cominciata

Sono tantissimi gli utenti di TikTok ed è difficile categorizzarli: abbiamo di fronte un mondo multiforme e composito formato da artisti, cantanti, attori, gamer, ballerini, comici, sportivi. Un buon inizio, per cominciare ad utilizzare l’app, può essere quello di lanciarsi nelle challenge e cercare gli hashtag per trovare i TikTokers da cui si è attratti.
Se l’obiettivo primario di TikTok è quello di far divertire i suoi utenti, possiamo tranquillamente affermare che, fino ad ora, ci sia riuscito benissimo, considerato che molti dei meme e dei video virali che abbiamo visto negli ultimi mesi sono nati proprio da lì.

TikTok mania: 5 motivi per fare marketing sull’app del momento

Il successo planetario di TikTok, come vi avevamo già accennato in questo articolo, non è passata inosservata agli occhi di moltissimi brand i quali hanno sfruttato le potenzialità dell’app per rinnovare la propria strategia social. Tirando un po’ le somme, vediamo 5 motivi per cui i brand dovrebbero continuare a fare marketing sull’app:

  • Solo l’Italia registra oltre due milioni di utenti attivi ogni mese; i numeri, ovviamente, si impennano notevolmente in Europa e in America;
  • Rispetto a tutti gli altri social network disponibili, TikTok ha un tasso di viralità altissimo–e qui non ci sono numeri a parlare, ma solo l’esperienza personale dopo aver aperto un profilo;
  • L’applicazione è popolata da influencer con centinaia di migliaia di follower;
  • La possibilità di coinvolgere community specifiche attraverso il lancio di challenge studiate ad hoc per un determinato target;
  • Il brand takeover, che consente di inserire inserzioni pubblicitarie nel flusso di video riprodotti dagli utenti

Insomma, in pochissimo tempo l’app è riuscita a farsi amare da migliaia di ragazzi/e, e siamo sicuri che non si sia giocata ancora tutti i suoi assi nella manica. Perciò tenetevi pronti, l’invasione TikTok è solo cominciata.