I fondamentali per una strategia social efficace

Quando un brand si affida a un’agenzia per creare una strategia social spera sempre che questa sia efficace.

Spesso però accade che, complici metriche non sempre trasparenti e una lettura frettolosa dei report, questa strategia non si riveli esattamente a prova di bomba, anche se i dati sembrano dire il contrario.

Per questo abbiamo voluto cercare di fare chiarezza stilando una check-list per una strategia social che funzioni veramente e che dia risultati.

Certo, gli obiettivi possono variare per ciascun brand, ma questa panoramica è stata pensata per raccontare i fondamentali, ciò che è bene tenere a mente quando si studia una strategia social (e per non cadere in facili tranelli).

Se vi abbiamo messo la pulce nell’orecchio continuate a leggere! 👇

Cosa tenere d’occhio in una strategia social

Eccoci con alcuni fondamentali che potete trovare nella nostra check-list e che ogni brand manager dovrebbe conoscere come le proprie tasche:

  • Vanity metrics: vi hanno mai spiegato che il numero di fan e follower di vostri profili NON sono poi così importanti? Beh, allora è il momento di chiedere spiegazioni, perché quei 100.000 utenti che seguono la vostra pagina non sono le persone che raggiungete con i vostri post!

strategia social_vanity metrics

  • Le reach non sono tutte uguali: c’è una bella differenza tra il dato di “Engagement rate” e quello di “Reach engagement rate”, lo sapevate? Ok, se non vi hanno mai detto quale tra i due è davvero importante per valutare l’efficacia della vostra strategia social, è il momento di alzare la mano e fare questa domanda (all’agenzia giusta 😎).

strategia social_engagement rate

  • Le visualizzazioni dei video: sì, ma non parliamo solo del numero canonico delle views di almeno 3 secondi di video: andate più a fondo e analizzate i dati di permanenza! Il vostro video può essere considerato di successo solo se viene visto fino alla fine, vi possiamo spiegare noi come raggiungere questo obiettivo.

strategia social_video

  • Influencer marketing: gli influencer con centinaia di migliaia di follower sono il sogno di tutti, ma quanto possono davvero giovare al vostro brand? E sapranno creare conversazioni interessanti sulla marca? Ci sono alcune domande essenziali da porsi prima e dopo una collaborazione, noi ve le anticipiamo!

strategia social_influencer

  • Qual è il vostro target? Sembra una domanda innocua, ma in realtà è più insidiosa di quanto si pensi… La vostra strategia social è ben segmentata sui pubblici a cui vi rivolgete? E le vostre campagne di sponsorizzazione? Fondamentale è anche la creazione di contenuti ad hoc, noi negli anni ne abbiamo realizzati moltissimi.

strategia social_target

Queste sono solo alcune anticipazioni di quello che trovate nella nostra check-list per una strategia social super efficace.

Scaricate il pdf QUI e mettete alla prova la vostra strategia: se qualcosa non vi torna o se vi accorgete che i vostri report non vi raccontano tutta la verità (e nient’altro che la verità), è il momento di scriverci o chiamarci!

Twitter Spaces atterra su Android

Il successo di Clubhouse, l’app basata solo su voce, continua a crescere in tutto il globo. Nell’attesa che Facebook lanci la sua versione, Twitter si è rivelata pronta per il suo lancio tra Marzo e Aprile: Twitter Spaces.

Aggiornando in questi giorni le app Android e iOS di Twitter, tra le novità si fa riferimento alla possibilità di twittare e parlare, inizialmente accedendo agli “spazi” avviati da alcuni profili tester e provare le funzionalità da semplici ascoltatori della discussione.

Ma ancora per poco. Tra un paio di settimane, annuncia infatti l’azienda cinguettante, che l’arrivo di Twitter Spaces per tutti sarà realtà. Si parla di Aprile ma possiamo già notare sui nostri smartphone che il processo sarà più veloce.

Finalmente anche gli utenti Android avranno voce con Twitter Spaces

La vera novità rispetto a Clubhouse è che Twitter Spaces sarà appunto disponibile non solo su iOS ma anche per gli utenti Android, presidiando un target ancora (per il momento) libero dalla voce.

La crescita di Twitter passerà dunque anche per Spaces, un progetto che consente di trovare un nuovo spazio d’espressione che va al di là dei canonici 280 caratteri.

Un altro punto di forza di Twitter Spaces sarà la possibilità di rendere gli audio degli spazi e delle trascrizioni scaricabili, del resto è innegabile: verba volant, scripta manent.

Gli utenti avranno così l’opportunità di fruire sempre e comunque degli spazi e dei contenuti di loro interesse, potendo riascoltare a piacimento gli interventi prediletti e non perdendo nessun intervento degli speaker.

Twitter Spaces, quali opportunità per le aziende?

Le app vocali rappresentano un ulteriore spazio di crescita per i brand. All’interno di Twitter Spaces le aziende possono promuovere servizi, prodotti, eventi, trovare nuovi potenziali clienti. Fornire informazioni mirate e argomenti di discussione stimolanti in una stanza dedicata può far intercettare un target veramente interessato al proprio marchio, andando così a colpire nuovi contatti.

Grazie ad un content creator o uno speaker specializzato si possono realizzare degli appuntamenti ad hoc, con rubriche ad hoc. Un brand del food potrebbe ad esempio realizzare una rubrica vocale con delle ricette veloci da creare in diretta, guidando passo passo gli utenti e favorendo il coinvolgimento attivo del pubblico qualora si dia la possibilità di fare delle domande.

Inoltre la possibilità di scaricare gli interventi di Twitter Spaces fa si che possa rimanere uno storico anche per chi in quel momento non può ascoltare o non può fruire a 360 gradi dell’intervento. Nascerà così la possibilità di instaurare una relazione che va al di là di quel preciso istante.

La voce dei brand

Le aziende possono, attraverso la voce, creare un rapporto più diretto e informale con i clienti, ad esempio chiedendo in tempo reale dei feedback come se si trattasse di un “focus group”. Inoltre interagire con la voce rispetto a un video può far sentire più a proprio agio le persone, facendole sentire meno esposte.

Twitter Spaces così come Clubhouse rappresenta per i brand un posto dove apprendere, dove creare condivisione e dove ampliare la propria rete.

Clubhouse è stata la prima app che ha saputo presidiare lo spazio voce all’interno del panorama dei social media, ma è sembra arrivato il momento in cui gli altri colossi dei social media vogliano dire la loro.

Quale delle app vocale avrà più successo? Clubhouse è l’app pionieristica del settore, ma a volte gli ultimi potrebbero diventare i primi, no? Staremo a vedere. Anzi, a sentire.

Gli spot ai tempi del Covid: come (non) differenziarsi

Dall’inizio della pandemia sono cambiate indubbiamente molte cose, tanto per i consumatori quanto per i brand. I primi hanno stravolto le loro abitudini, mentre i secondi si sono dovuti reinventare, adattandosi alle esigenze del periodo.

I brand si sono dunque trovati di fronte ad una scelta comunicativa, chiedendosi se i messaggi pubblicitari durante la pandemia potessero infastidire o, al contrario, permettere agli utenti un’evasione momentanea dalla difficile situazione, fornendo loro il supporto di cui avevano bisogno.

Ogni brand si è dunque trovato di fronte ad un bivio a tre strade:

  • Provvedere ad adattare i propri spot alla situazione pandemica
  • Sospendere ogni comunicazione di tipo pubblicitario (ansie da budget o paura di sbagliare?)
  • Continuare a perseguire lo stesso stile comunicativo antecedente alla pandemia

Il format

Focalizzandosi sui brand che hanno realizzato i cosiddetti “spot Covid” con l’obiettivo di dimostrare vicinanza ai propri consumatori, non possiamo fare a meno di notare che quasi tutti sono accomunati da un format standard. Una serie di keyword che si ripetono come un mantra.

Non l’avete notato? Guardate il video qua sotto, realizzato da Sean Haney, youtuber e digital marketer americano:

https://youtu.be/vM3J9jDoaTA

Quindi ricapitolando, gli elementi in comune sono:

  • Una base iniziale col pianoforte dalle tinte malinconiche
  • La premessa che “da quando esiste il nostro brand ti siamo accanto…”
  • L’utilizzo di keyword come: famiglia, persone, casa, insieme
  • La precisazione rafforzativa: “specialmente in questo momento di incertezze…”
  • L’accenno al distanziamento sociale con frasi come “troveremo il mondo di starti vicino nonostante la distanza sia più grande”
  • Un invito a rimanere a casa per sicurezza
  • La rassicurazione che “sono qui per te. Per aiutarti” e che “ti puoi fidare”
  • L’accelerazione delle base musicale in un climax ascendente di emozioni e speranza
  • Applausi finali

Alcuni dei brand del video in questione sono Apple, Budweiser, Fedex, Heineken, Facebook, Nissan, Toyota, Ford, Edison, Indeed, Enterprise, Uber, Dunkin Donuts, Samsung, Google, Mastercard. I business più disparati uniti sotto un unico schema strategico comunicativo.

Il filone comunicativo degli spot Covid

La domanda sorge spontanea: il filone comunicativo comune che hanno seguito tutti questi brand ha avuto effettivamente un riscontro positivo in termini di brand reputation? Oppure questo “appiattimento collettivo di marca” è stato visto come mancanza di autenticità e sincerità?

È indubbio che fare appello al senso di unità sociale (latente o meno) in ognuno di noi sia cosa buona e giusta; lo conferma la storia.

Mesi dopo l’attentato alle Twin Towers del 2001, l’American Airlines tornò in TV con uno spot molto carico dal punto di vista emotivo. Lo spot ebbe successo, soprattutto grazie al fatto che dopo il terribile accaduto era emerso che il 68% degli americani si sentiva più orgoglioso di prima della propria nazione.

In quell’occasione, tuttavia, era solo un brand a comunicare. Durante la pandemia, invece, sono stati molti brand ad aderire ad un unico tono comunicativo, con il rischio di anestetizzare i consumatori ed ottenere un’immunità di gregge di tipo cognitivo, laddove uno spot vale l’altro e gli utenti non ricordano un brand in particolare.

Il “guaio” nasce proprio dal fatto che tutti gli spot sono intercambiabili tra di loro; non importa se sia una marca di macchine o un brand produttore di pasta, la narrazione è la stessa. Il copy è lo stesso.

Il mood patinato con immagini in slow motion e una voce narrante profonda e grave danno vita ad una creatività melensa e ricca di cliché che forse solo Nike e pochi altri brand possono permettersi senza scadere nel banale.

Il motivo? Una coerenza solida tra il mood degli spot e la brand identity. Detto in soldoni, gli spot della Nike si riconoscono (ed emozionano) perché Nike si è appropriata negli anni di una comunicazione che si basa su valori come la determinazione, il comeback emozionante, il never give up e le sfide che “non fanno piangere, fanno solo entrare una sneaker nell’occhio”.

La situazione unica che abbiamo vissuto ha portato dunque i brand a confrontarsi in un terreno nuovo e sconosciuto. Nessuno aveva un libretto delle istruzioni su “come creare campagne pubblicitarie durante una pandemia globale” e l’urgenza di esprimere in qualche modo la vicinanza nei confronti dei propri consumatori, piuttosto che optare per un assordante silenzio, ha lasciato poco spazio all’originalità.

Ma la scelta di appiattirsi su una sceneggiatura pubblicitaria trita e ritrita è stata obbligata da questa situazione più unica che rara? Oppure era possibile sfuggire agli spot Covid con uno sforzo creativo in più?

Ma soprattutto: chi ha giocato meglio le sue carte?

Come si suol dire, ai posteri l’ardua sentenza.

Blog nel 2020: è ancora il giusto asset per i brand?

“Il primo amore non si scorda mai!”, vale la stessa regola per il blog? All’inizio del nuovo decennio, cominciato, possiamo dirlo, con qualche scossone è il caso di fermarsi e fare il punto della situazione. La comunicazione è cambiata e i contenuti ricercati dagli utenti sono diversi. Scopriamo insieme se il blog nel 2020 è ancora una buona idea per i brand e se lo è, perché!

Blog e community online

Il tempo passa e le tecnologie evolvono sempre più rapidamente. Se solamente qualche anno fa avere una fotocamera integrata nel cellulare e poterlo utilizzare per navigare su internet sembrava un’utopia, oggi non è più così. Possiamo interagire in tempo reale con utenti anche dall’altra parte del mondo, guardare i nuovi video divertenti su TikTok o i Reels, la novità più chiacchierata del momento in casa Instagram.
Il blog è una piattaforma che ha ormai compiuto la maggiore età e nonostante l’intrattenimento sempre più veloce, resta sempre un ottimo punto di riferimento per i brand e i blogger di professione.
Nato come uno dei primi strumenti per creare una community, condividere delle idee o interessi, oggi è diventato una piattaforma molto più grande, anche se… meno interattiva. Le comunità online si sono spostate più sui social media, dove lo scambio avviene in modo più omogeneo e rapido.

Per quale ragione allora il blog nel 2020 resta una buona idea? Scopriamolo insieme!

4 ragioni per essere dei blog-lover nel 2020

Perché è una buona idea aprire un blog nel 2020?

  1. Un centro di gravità permanente: eh si! Il blog è proprio quello spazio in cui un brand può inserire sia i propri prodotti e servizi che articoli, ricette e contenuti che ritiene interessanti e in linea con la propria comunicazione. I social network possono passare di moda, ma il blog resta e si adatta a tutti i cambiamenti, come ha fatto negli ultimi anni;
  2. Parola chiave: fiducia! Attraverso i blog si condividono contenuti su temi inerenti alla propria comunicazione di brand e si viene percepiti in modo positivo dagli utenti, che vi prenderanno come punti di riferimento per l’approfondimento di determinati argomenti. Quando il sito è ben indicizzato e il blog ha una ragione valida per esistere, gli utenti sono guidati nella navigazione e stimolati da ulteriori contenuti. Questo avviene per anticipare le domande e, come farebbe Voldemort, leggere nel pensiero dell’utente;
  3. Influencer ispirazionale: il blog è un punto di riferimento per approfondire i temi relativi alla comunicazione del brand e per condividere la propria conoscenza su un tema. Per l’utente è un vero e proprio spazio nel quale trovare contenuti interessanti e trovare ispirazione per ricette, allenamenti, abbigliamento o qualsiasi ambito voglia. Un luogo dove sentirsi accolto e coccolato, come nella SPA dei propri sogni;
  4. Il mio blog è differente! Per un brand è importante differenziarsi e un metodo efficace per farlo è quello di sfruttare il canale del blog. Inserire all’interno del proprio sito una sezione di magazine per esempio, può essere efficace per distinguersi dagli altri marchi e dalla concorrenza e trattare temi interessanti, con il taglio che si vuole!

Quali sono quindi i vantaggi per un brand nel 2020?

  • Un racconto più approfondito. Parlare infatti del proprio prodotto inserendolo all’interno di un contesto, per esempio spiegando come utilizzarlo nella vita di tutti i giorni o in modi alternativi può essere molto utile. Il marchio può raccontarsi diversamente, anche attraverso gli articoli e gli utenti ottengono degli spunti interessanti e saranno più invogliati a provare cose nuove;
  • In aggiornamento continuo: il blog è uno spazio in continua evoluzione che permette agli utenti di sapere quali sono le novità in casa e i nuovi progetti del marchio. Insomma, la vetrina di lancio che tutti sognano;
  • Mailing list: quando questo strumento viene utilizzato nel modo corretto è perfetto per creare una community affezionata. Attraverso il blog gli utenti troveranno dei contenuti interessanti e vorranno rimanere aggiornati sui prossimi temi e le novità. Un buon blog funziona bene, in combinazione alla mailing list fa scintille!

Aprire un blog nel 2020 sembra quindi essere ancora una buona idea, flessibile e trasversale resiste a tutte le intemperie tecnologiche.  Quando non farlo?
Se il vostro scopo è solamente scrivere un articolo ogni tanto senza particolare impegno;
Quando non vengono rispettate le regole base di SEM e SEO (fingeremo di non aver sentito!);
Se i temi vengono affrontati in maniera superficiale.

In questi casi… Non è la scelta che fa per voi!

E voi, come vedete il futuro dei blog?

Sticker mania: come rendere sempre più interattive le tue storie

Alzi la mano chi almeno una volta al giorno si diverte a sbirciare e interagire con i contenuti che vengono pubblicati sulle Instagram Stories delle persone che segue.
Abbiamo già detto qui quanto sia importante per un brand sfruttare le Stories, oggi parleremo dell’importanza degli sticker delle Instagram Stories per creare interazioni con la propria community.

C’erano una volte le interazioni

Come ogni bella storia che si rispetti, è giusto cominciare dal principio. Sappiamo tutti cosa sono le interazioni? I social ci permettono di interagire in tempo reale con i contenuti che vengono pubblicati dai nostri amici. Con la parola interazioni si intendono tutte le azioni (reazioni come like, commenti, condivisioni…) che vengono eseguite su un contenuto online. Negli ultimi anni, per combattere la concorrenza prima di Snapchat e adesso di TikTok, Instagram ha introdotto una serie di feature per rendere attiva e divertente la permanenza sul social, tra queste, gli sticker.

Gli Sticker ai tempi delle Instagram Stories

Se all’alba del 2020 alla parola “Sticker” la prima cosa a cui pensi non è Instagram, beh… Houston, abbiamo un problema! Per chi fosse vissuto su Marte fino ad oggi, gli Sticker possono essere visti un po’ come la versione digitale degli adesivi che–perdonate il momento nostalgia–andavano di moda negli anni ’90 e come allora, hanno il fine ultimo di divertire–nel nostro caso di rendere di appeal i contenuti, cosa non facile data la sempre più sfrenata concorrenza.
Tra i tanti adesivi disponibili, però, quali sono quelli che possono risultare vincenti per la comunicazione di un brand? Vediamone alcuni:

  • Sondaggio: permette di creare una domanda a cui le persone devono rispondere scegliendo tra due opzioni. In un mondo in cui riceviamo una quantità infinita di informazioni al secondo prestando poca attenzione a tutto, questo sticker risulta immediato e performante grazie alla sua velocissima fruizione.
  • Quiz: come nei migliori gameshow, potrete proporre una domanda e personalizzare le risposte multiple. Dopo la pubblicazione i follower possono votare e, dopo aver scelto la loro preferenza, scoprire la risposta corretta.
  • Countdown: per creare appeal e desiderio attorno al lancio di un prodotto o servizio è possibile utilizzare lo sticker del Countdown. Questo permette di fare un conto alla rovescia fino a un momento preciso che si desidera aspettare con ansia e notificarne lo scadere per coloro che avranno salvato dalle storie.
  • Chat: parole, parole, parole soltanto parole. Lo sticker chat permette di avviare una conversazione diretta con un gruppo di persone che spontaneamente decidono di inviare la richiesta di partecipazione alla chat stessa. Il creatore ha la possibilità di personalizzare la conversazione dandole un titolo e stimolare la conversazione con la community.
  • Donazione: l’impegno sociale è sempre ben visto da parte dei brand e la racconta lunga sulla loro politica. Questo sticker permette di fare una donazione da devolvere a organizzazioni no profit e fare un’opera di bene.

Brand featuring Sticker

I brand, dunque, attraverso le Instagram Stories, prima catturano l’attenzione degli utenti e dopo possono aumentare l’interattività. Grazie agli sticker possono ottenere anche delle informazioni utili per la loro crescita.
E allora cosa stanno aspettando i brand a sfruttare gli sticker per domandare alla propria community cosa si aspettano dal loro prodotto? Le informazioni che si ottengono possono essere usate per migliorarsi e indirizzare la strategia nella giusta direzione! D’altra parte il cliente va sempre ascoltato!

In più, a riscontro di questo trend imperante degli Sticker e della loro centralità, da qualche mese, lo sticker del sondaggio è disponibile anche per le Stories che possono essere sponsorizzate, cosa che permette ai brand di parlare di prodotti e servizi in modo più simpatico, ingaggiando le persone in modo meno commerciale. Per il momento la possibilità di sponsorizzazione si limita al sondaggio, ma chissà che in futuro Instagram non estenda questa possibilità anche ad altri Sticker.

Ovviamente il social network è in continuo aggiornamento e siamo sicuri che nel corso di quest’anno gli Sticker saranno i veri protagonisti delle Stories e sempre di più un punto di forza per i brand. Naturalmente il segreto è conoscere le feature per poterle usare in modo furbo ma oculato, per questo una corretta strategia è sempre la risposta vincente. Noi non vediamo l’ora di sperimentare le mille e più possibilità che gli Sticker forniscono e adattarli alle strategie dei nostri clienti! E tu, che ne dici di provare?

Community management: cinque consigli da seguire

Prima di qualsiasi speculazione sul community marketing, diamo innanzitutto una definizione di community: “un insieme di persone, unite da un interesse comune, che si frequentano utilizzando mezzi di comunicazione telematici e si incontrano in ambienti digitali”.
Ciò che la distingue da un semplice gruppo e ciò che fa la differenza, è che le persone che la compongono stanno insieme perché perseguono uno scopo, un obiettivo condiviso e un interesse comune.

Allestire prima e gestire poi una strategia di community marketing non è cosa semplice, non basta cioè avere una pagina Facebook in cui postare contenuti per pensare di aver costruito una community. Bisogna trovare l’elemento comune che lega gli utenti e che li porta a creare coesione.
Ma soprattutto bisogna monitorare, aggiornare tempestivamente, nutrire attivamente e… fare opera di fidelizzazione.
Come? Ecco cinque consigli da seguire per un piano di community marketing efficace:

  1. Saper ascoltare
    L’unico modo per capire a pieno le esigenze e prevedere i bisogni dei consumer è ascoltare. Osservare e scoprire cosa vuole il nostro target di riferimento.
  2. Lasciar parlare
    Le persone parlano e si esprimono nel modo che più le aggrada, condividono pareri, idee, battute e, talvolta, critiche. Moderare sì, censurare mai.
  3. Moderare
    Dopo aver ascoltato e lasciato libero spazio di parola, si interviene per moderare, rispondere, e far rispettare la policy della pagina.
  4. Coinvolgere
    La community non vive da sé e non si auto alimenta, è indispensabile pertanto che venga stimolata e coinvolta continuamente per favorire il social engagement attraverso una social media strategy realizzata ad hoc.
  5. Ammettere l’errore
    Si sa, errare è umano, e quando capita, ammettere di aver sbagliato è la strategia migliore da attuare e conduce senza dubbio al miglioramento.

Cinque consigli che aiutano a prendersi cura al meglio delle community e a tenere ben fermo in mente che l’obiettivo è generare conversazione intorno al brand o ai temi inerenti: se i membri sono attivi comunicano ed interagiscono facendo aumentare la visibilità dei contenuti sui social, e quindi la brand awareness.
Tutto il resto è CRM. Chissà se questi principi valgono anche nella vita reale, con le community reali, proviamo?

Cuori Vs Stelle: la battaglia di Twitter

Dolce o salato?
Beatles o Rolling Stones?
Cuori o stelle?
Sì, perché dopo l’introduzione dei cuori su Twitter si è scatenata una diatriba su social e blog. Tutti i Twitter users hanno il loro simbolo preferito, inutile negarlo.

Nell’annuncio ufficiale il Product Manager Akarshan Kumar ha motivato così  la scelta: “Il cuore, a differenza della stella, è un simbolo universale che ha un significato analogo in tutte le lingue e culture del mondo. Il cuore è più eloquente, ti permette di trasmettere una serie di emozioni e di connetterti facilmente con gli altri. E i nostri test hanno dimostrato che la nuova icona piace alle persone”. E quindi via con i nuovi cuoricini, il cui vero nome è “mi piace”, che suona come qualcosa di già sentito, no?

 

Dal test alla conferma

La fase test infatti c’è stata a inizio estate, e i numeri a una settimana dall’introduzione ufficiale sembrano davvero dare ragione a Twitter che parla del “6% in più di cuori rispetto alle precedenti stelline”. E tra i new users i numeri sono addirittura più alti, si arriva fino al 9% in più: insomma, i cuori hanno fatto il miracolo, l’engagement è cresciuto!

 

Un nuovo inizio per Twitter

E per un social network che nell’ultimo anno non ha navigato in acque tranquille, è già un grande inizio. Infatti, nonostante i suoi 316 milioni di utenti iscritti, Twitter pare proprio avere un numero molto più basso di utenti attivi, questo perché è un social poco intuitivo in cui si fa fatica a trovare i propri amici e a tener traccia delle conversazioni. La mancanza di nuovi iscritti, la difficoltà di vendita di spazi pubblicitari e il conseguente piano licenziamenti e ristrutturazione aziendale annunciato lo scorso ottobre, hanno reso necessario un cambio di rotta.
Secondo The Verge la stellina era stata ideata con la stessa funzione di “aggiungi ai preferiti” che troviamo nei segnalibri dei browser, il cuore è stato invece scelto per aumentare il numero degli iscritti al social.

 

Cuori, cuori ovunque

I cuori su Twitter per esprimere preferenza ad un contenuto si vanno ad aggiungere a quelli su Periscope e su Vine, rendendo il linguaggio su questi tre social effettivamente univoco. Ma i power user di Twitter non sembrano apprezzare il cambiamento, soprattutto per la connotazione positiva data dal cuore rispetto alla stellina (pensiamo per esempio a un tweet breaking news di un terremoto).


Per chi davvero ne sta facendo una questione di principio segnaliamo che esiste un’estensione Chrome per tornare ad utilizzare le stelline. Sempre che non vogliate sostituire i troppo sentimentali cuoricini con dei boccali di birra.

Anche noi abbiamo lanciato un tweet poll e il cuore ha vinto la sfida contro la stella. Chiariteci le idee una volta per tutte: quale simbolo preferite?