L’ultimo tentativo di Instagram per salvare IGTV

Negli ultimi mesi Instagram ha aggiornato la sua App con diverse funzioni, ora l’obiettivo sembra essere quello di accrescere le visualizzazioni su IGTV, canale che non ha ancora ottenuto i risultati sperati: riuscirà nel suo intento?

IGTV non è mai decollato davvero: Instagram corre ai ripari

È ormai da giugno dello scorso anno che sono approdati i video verticali, da quel momento il canale ha cercato in tutti i modi di spingerli integrando IGTV alle funzioni principali: dall’inserimento dei video nella tab “Esplora” all’introduzione delle notifiche pop-up per i nuovi video disponibili, e ancora all’inserimento delle preview nelle Stories.
Ma questi tentativi di pushing non sono minimamente bastati per diventare un degno concorrente di YouTube (che ha 1miliardo e 900mila utenti attivi al mese).

Instagram ha così introdotto l’ennesimo aggiornamento: ora gli utenti possono aggiungere la preview del proprio video IGTV al feed principale di Instagram.
In questo modo il pubblico ha la possibilità di fruire il contenuto in anteprima e, se interessato, continuarne la visione su IGTV.

Come funziona la preview dei video IGTV nel feed di Instagram?

È possibile decidere se condividere o meno il “teaser” del proprio video IGTV nel feed: selezionando questa opzione, l’anteprima del video apparirà nel feed dei follower, mentre l’immagine di copertina verrà visualizzata nella griglia del profilo.

Gli utenti possono fare “tap” sul video in qualsiasi momento per guardare il contenuto completo sul canale IGTV.
Inoltre nel momento in cui le persone lasciano un commento sul contenuto nel feed, esso verrà mostrato anche all’interno del video IGTV, e viceversa.

In questo modo gli utenti riusciranno a trovare più facilmente gli ultimi video inseriti dai propri following preferiti. Ma è davvero ciò che la maggior parte degli utenti vuole?

Per il momento alcuni Tweet di risposta a Instagram sembrano affermare il contrario, considerando la nuova aggiunta come un’imposizione non scelta.

Thelodownbylo

Quel che è certo è che al momento sono pochi gli attori che lavorano a contenuti esclusivamente per IGTV, mentre vengono riutilizzati contenuti già progettati su altri canali senza un investimento ad hoc per il formato di IGTV. Le barriere sul formato dei video verticali, quindi, sono ancora alte.

Ma la domanda è: per un brand è utile condividere i video IGTV all’interno del feed?

La risposta dipenderà ovviamente dalla propria strategia di video marketing e da come i video IGTV si adattano al resto dei post, tuttavia una volta creato un contenuto è bene utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per aumentarne la fruizione da parte del proprio pubblico.
Quel che è certo è che la novità porterà molte più visualizzazioni ai video pubblicati su IGTV rispetto a prima: il segreto starà nel riuscire ad incuriosire i propri followers in quei primi secondi di video, un vero e proprio teaser per portare gli utenti sul proprio canale.

In generale ciò che IGTV offre ai brand è proprio l’opportunità di sperimentare e testare quali contenuti sono più adatti per il proprio pubblico, e come esso reagisce davanti a formati che richiedono un lungo tempo di fruizione.
È proprio questo tempo sufficientemente lungo che permette ai marchi di raccontare delle storie, IGTV diventa così un luogo dove lo storytelling è “senza limiti”, al contrario degli altri formati presenti sul canale, che si esauriscono in pochi secondi.
Un tempo di fruizione lungo deve tuttavia essere sfruttato in modo adeguato, poiché è anche vero che i primi secondi di un video sono quelli cruciali per catturare l’attenzione del pubblico: se il contenuto non funziona subito, non lo farà neanche nei minuti successivi.

TikTok mania: ed è subito rivoluzione social

Toc toc è ora di parlare di TikTok, il Social Network di proprietà della società cinese Bytedance che sta spopolando tra i giovanissimi (e non solo) di tutto il mondo e che dal 2018 sta conquistando l’Occidente.

TikTok: il Social dove chiunque può diventare Content Creator

“TikTok, il suono di un ticchettio di orologio, rappresenta la natura breve dei video sulla nostra piattaforma… TikTok celebra tutti i tipi di video brevi, non solo musica, ma anche commedia, animali, sport, cibo, moda e altro ancora”
Andiamo con ordine, innanzitutto cos’è TikTok? Un’app nata a Pechino nel 2016 che ora sembra un mix tra Vine e Snapchat, o meglio immagina un Social Network fatto solo di Instagram Stories. Ma bando alle ciance, in maniera concreta si tratta di una piattaforma per creare e condividere brevi video musicali con possibilità di aggiungere filtri e utilizzare hashtag che permettono agli utenti di apparire tra le ricerche di tendenza. L’ obiettivo è quello di consentire alle persone di registrare e condividere passioni, momenti e situazioni della propria vita direttamente da mobile.
Se a primo impatto pensi di aver già visto qualcosa di simile non ti sbagli! Perché Bytedance nel 2017 ha deciso ed è riuscita ad acquistare Musical.ly e a unire le due applicazioni.
“Real short video for you, from you. Make every second count”: leggendo la descrizione e il payoff di lancio, che TikTok attualmente utilizza come bio sugli altri canali, capiamo subito che si tratta di un Social dove il fai da te conta eccome. C’è la volontà di consentire a chiunque di diventare un Content Creator usando direttamente il proprio smartphone, tutto ciò incoraggia la creatività degli utenti e la fame di interazioni, l’esempio indiscusso sono le features come i video Reaction o i “duetti”.

Diamo i numeri. Quali e quanto sono gli utenti che “giocano” con TikTok?

Negli ultimi mesi l’app ha raggiunto e superato il mezzo miliardo di persone, diventando la terza applicazione al mondo più scaricata nel 2018 (dopo WhatsApp e Messenger). Dalle ultime statistiche, che risalgono al mese di novembre, in Italia si contano circa 2.4 milioni di utenti attivi ogni mese, per la maggior parte di sesso femminile. Gli utenti spendono circa 34 minuti al giorno su TikTok facendo schizzare le visualizzazioni video mensili a 3 miliardi.
I video hanno raggiunto milioni di persone anche al di fuori della piattaforma, gli utenti hanno iniziato a conoscere l’app e a fruire dei contenuti tramite Instagram e Twitter grazie alla loro facile riconoscibilità. Principalmente sono le giovanissime dai 12 ai 20 a popolare questo nuovo Social Network, ma non mancano adulti che provano (probabilmente invogliati dai figli/nipoti) a divertirsi e far divertire.

La tattica dei follower: ecco perché TikTok piace tanto ai giovani

Ti starai chiedendo come sia possibile diventare Content Creator su TikTok, o come sia possibile coinvolgere così velocemente tanti giovani? Bè la risposta è che la società di sviluppo dell’app ha usato il suo asso nella manica, c’ha visto lungo e ha pensato bene di sconvolgere l’idea classica del “following” e del coinvolgimento. Ecco come funziona: una volta effettuato il login l’app mostra una serie di video i cosiddetti “Per te” molto diversi tra loro e tramite un’analisi segna tutte le preferenze di ciascun utente. Di pari passo ogni utente sa che per avere visibilità ha bisogno di interagire con gli altri e su TikTok tutto ciò avviene in maniera naturale, specie con le funzionalità “duetti” e la nuovissima Reaction. Queste due strade permettono di aggiornare e trasformare costantemente i follower della piattaforma, che non risulteranno mai stabili come succede per gli altri Social Network.

Rivoluzione Social: perché brand e aziende dovrebbero aprire un profilo su TikTok?

Vista la veloce espansione e la medaglia d’oro di piattaforma del momento, il colosso cinese ha introdotto i formati pubblicitari sull’app: dalle ads giornaliere esclusive, ai video nativi nel Feed, passando per gli Hashtag Challenge e le maschere personalizzate.
L’incremento dell’Adv è un’opportunità da leccarsi i baffi, soprattutto se il target di riferimento è quello dei giovanissimi. Molte aziende non se lo sono fatte ripetere due volte e sono corse ai ripari aprendo i propri canali. Ad esempio Condé Nast Italia ha da poco lanciato i suoi brand editoriali sulla piattaforma.

Oppure Huawei che per promuovere il P Smart 2019 ha annunciato l’apertura delle audizioni della terza edizione di DoubleTap, e quest’anno TikTok è Title Sponsor.
O ancora Sky con la #IGTchallenge sorella minore della precedente #xf12inediti.

Quali saranno le conseguenze della pubblicità sul nuovo Social Network solo il tempo potrà dircelo, ma possiamo confermare che ad oggi esiste un nuovo concorrente soprattutto sul target giovanissimi che non deve essere ignorato. Zuckerberg, che non sa stare con le mani in mano sta già testando “Lasso” il possibile competitor di TikTok, ma stavolta non crediamo sarà così facile batterlo.

Digital payment: il futuro è sui social?

Il contante, le carte di credito e gli assegni stanno lasciando spazio al digital payment che risulta più veloce, immediato e sicuro. Nel mondo in costante evoluzione degli acquisti elettronici potrebbero entrare in gioco anche i social network?

Il digital payment ha trasformato la nostra concezione di shopping, anche su Instagram

Ce lo siamo domandati dopo la recente release di Instagram che ha attivato (solo per i profili aziendali) la funzione Shoppable, ovvero un tag che collega direttamente i prodotti visibili nei post al sito su cui acquistarli (ne avevamo parlato qui). Per utilizzare questa funzione è necessario caricare i prodotti del brand nella vetrina della pagina Facebook che, collegata all’account Instagram aziendale permette di visualizzare i prezzi ed effettuare l’acquisto.
Anche la funzione di acquisto tramite stories ha cambiato la concezione di shopping online. È infatti possibile tramite swipe up o tag atterrare sul sito del brand ed effettuare acquisti. La tendenza generale su Instagram sta premiando l’uso di stories piuttosto che i contenuti feed e questo, sicuramente, è uno stimolo che può far avvicinare maggiormente i brand a questa funzione.
L’80% dei marchi e dei rivenditori afferma inoltre che un ottimo contenuto visivo aiuta a fare scoprire nuovi prodotti e la nuova opzione di acquisto con clic, mixata ad immagini creative e ben realizzate, aiuta gli “spettatori” a diventare clienti.

E se i tag shoppable richiedono ancora una “terza parte” per completare i pagamenti, Instagram sta rilasciando segretamente un’opzione di pagamento nativa testata da alcuni utenti in gran parte ristoranti basata sulle prenotazioni. In caso di esito positivo del test, ciò potrebbe significare che l’intera transazione avverrà direttamente all’interno della piattaforma Instagram, senza passare da PayPal o da un altre piattaforme. I processi semplificati di digital payment, aumentano il volume delle transazioni, quindi i primi utenti dei pagamenti nativi su Instagram potrebbero vedere avere degli ottimi risultati!

Digital payment e social network, una sinergia destinata a stupirci

Il futuro del digital payment riserverà sorprese anche su Facebook? Rimaniamo in attesa di sviluppi legati soprattutto alla funzione Marketplace, in uso presso alcuni utenti ma ancora poco valorizzata.
Il Marketplace è un luogo virtuale di compravendita dove gli utenti possono mettere in vendita la loro merce (soprattutto usata), decidere il prezzo e contattarsi per un incontro o una spedizione.
Ma arriviamo al sistema di pagamento: è completamente autogestito dagli utenti stessi, e non prevede l’intervento di Facebook. Nessuna feature controlla i pagamenti “prestando” solo il proprio spazio per far incontrare venditori e clienti.
Prossimamente Facebook potrebbe creare una “moneta” elettronica dedicata ai suoi utenti e fare circolare denaro anche all’interno dei suoi spazi? Questa implementazione potrebbe fidelizzare ulteriormente gli utenti e permetterebbe anche di spendere denaro all’interno degli spazi stessi: sponsorizzare un post, acquistare degli stickers, etc…
La sinergia tra Digital Payment e social network è quindi solo all’inizio.

Un settore in continua evoluzione: il digital payment è pronto a scavalcare il buon vecchio contante

Attualmente se parliamo di digital payment pensiamo subito a PayPal, uno dei metodi di pagamento elettronici più diffusi e conosciuti, ma non l’unico.
In Italia, ad esempio, abbiamo anticipato i tempi con Satispay l’app di pagamento elettronico che permette anche di inviare soldi ad amici attraverso una semplice azione sul proprio smartphone. Il procedimento è simile a quello di PayPal, ma la vera novità sta(va) nel poter effettuare acquisti anche nei negozi sotto casa, nessuna categoria esclusa. Edicola, farmacia o salumiere possono ricevere denaro “elettronico” attraverso l’app, ma non è tutto. Il venerdì in alcuni negozi si ha diritto all’opzione “Cashback” per cui, acquistando prodotti, si ha un ritorno economico pari al 20% di quello che si è speso. Un’opzione che fa sicuramente gola agli iscritti.

Come dicevamo oltre a PayPal, abbiamo altri esempi di competitor sul mercato. Parliamo ovviamente di Apple Pay, Samsung Pay, Vodafone Pay e Huawei Pay ma anche della neonata Jiffy, di Hype e di Google Pay.
Questo a significare che il settore è in crescita e l’interesse degli investitori è alto.
Entro il 2020, il mercato potrebbe arrivare a superare i 100 miliardi di euro. La stima è dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano: gli acquisti effettuati attraverso lo smartphone sono cresciuti infatti del 65% nel 2017 e superano i 5,8 miliardi (pari a un quarto degli acquisti online complessivi).

E il caro e vecchio contante che fa? Probabilmente se la passa male e vede un futuro non troppo roseo davanti a sé, ma alla fine cosa cambia? Sempre di soldi, soldi (cit.) si tratta.

Festa della Donna: fra strategie di comunicazione e brand positioning

Se ti sei fatto la domanda “Dobbiamo ancora festeggiare la giornata della donna?” forse non hai mai aperto i social negli ultimi anni.
La Festa della Donna è nata agli inizi del ‘900 per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto.

I numeri contano: l’impatto globale dell’#InternationalWomensDay

La Festa della Donna è una giornata importante anche per i brand nazionali e internazionali, che vogliono essere presenti per onorare al meglio la causa. Le pagine di tutto il mondo, infatti, si uniranno sotto un hashtag universale: #InternationalWomensDay.
Questo, nel 2018, ha fatto registrare su Instagram più di 100 mila post e una reach di 2.6 miliardi.
Anche in Italia i numeri evidenziano una viralità potente: su Twitter l’hashtag #8marzo ha raccolto oltre 70.000 menzioni ed è stato quello che ha coinvolto maggiormente gli utenti, seguito da #FestaDellaDonna, con oltre 13.500 menzioni.

L’8 Marzo è sicuramente uno degli avvenimenti più importanti nel mondo digital, sia per il potere dei numeri, sia per l’impatto che le campagne possono avere a livello globale, essendo un tematica sempre attuale ed essenziale. È quindi necessario essere davvero presenti, mettendo in campo il proprio sostegno alla causa e passando da una strategia di comunicazione ad un impegno concreto.

Brand positioning improntato al valore: le social campaign durante la Festa della Donna

Infatti in questi anni, le offese dei leoni da tastiera hanno preso di di mira soprattutto le donne. Lo dimostra il dato riportato da Vox Diritti: nel 2018 su Twitter in Italia, la categoria che ha ricevuto più insulti è proprio quella della donna, seguita da insulti legati a temi quali omofobia e immigrazione.
Per un totale allarmante: 743mila tweet riguardo le donne, di cui 326mila le offese e gli insulti che si sono susseguiti in quest’ultimo anno.

Anche per questo motivo, sono molte le pubblicità e le social campaign che in questi anni hanno cercato di “esserci” per la festa della donna e per le donne, veicolando un messaggio educativo, emozionale nel tentativo di abbattere gli stereotipi più comuni. Scegliere di esporsi in questa giornata può essere sicuramente rischioso per un brand, considerando il possibile esito negativo dell’iniziativa.

Strategie di comunicazione a confronto

Come è successo a Gillette, che ha deciso di spingersi contro la “toxic masculinity” e sostenere il movimento #MeToo con un video diventato subito virale che, insieme a diversi apprezzamenti, ha registrato un sentiment prevalentemente negativo proprio da parte del pubblico maschile di riferimento del brand. Ha ricevuto infatti quasi 1 milione e mezzo di Dislike su YouTube (a fronte della metà di Like) e si stima che, nella prima settimana dopo il lancio, si sia verificato un significativo calo di vendite.
Nella pubblicità non vediamo creme o rasoi, ma immagini di una mascolinità tossica, scene di molestie e abusi nei confronti delle donne. Uno spot pro-umanità che ha avuto il coraggio di parlare al proprio pubblico, quasi totalmente maschile, in modo femminista, per rinnovare la propria immagine ed esortare gli uomini ad avere atteggiamenti più positivi e meno sessisti nei confronti delle donne, con l’obiettivo di puntare ad un futuro auspicabile e a dare un modello positivo agli occhi dei bambini di oggi, gli uomini del futuro.

Un riscontro totalmente positivo e inaspettato, di cui si parla ancora tanto, è invece la statua della Fearless Girl presente davanti ai palazzi di Wall Street. A oggi, la bambina senza paura è diventata una vera e propria attrazione turistica a New York, mentre sui social network i post dedicati hanno raggiunto cifre impressionanti. Su Twitter, dopo 12 settimane dalla sua comparsa, per la festa della donna del 2017, i tweet a riguardo hanno toccato i quattro miliardi di visualizzazioni, mentre le foto su Instagram i 700 milioni. L’obiettivo era quello di ricordare quanto ancora sia ostacolata, la presenza femminile nel settore della finanza e nelle posizioni dirigenziali.

È fondamentale infatti essere dediti a questa “causa”, avere qualcosa da raccontare e insegnare: una campagna priva di questi obiettivi non potrà che trasformarsi in un buco nell’acqua, o in un RTM da calendario qualsiasi.

Una social campaign per diffondere messaggi positivi: ecco perchè scegliere di rischiare, soprattutto alla Festa della Donna

Se parlare di donne sui social è così delicato perché quindi rischiare? Perché abbiamo in mano il potere di utilizzare gli strumenti di comunicazione e possiamo sfruttarli per diffondere messaggi positivi, assumersi il rischio di diventare virali, anche se inizialmente può essere visto in modo negativo, con idee che educhino l’ignoranza e combattano il sentimento di hate speech, di sessismo e bullismo, ormai diventato una “moda” senza senso e sempre più difficile da contenere. E se la Festa della Donna è un momento dove la sensibilità generale è più alta su questi temi, è giusto sfruttarlo per definire il brand positioning su valori e posizioni ben chiari. Non si tratta di genere, ma semplicemente di essere umani.

Emoji: un linguaggio in evoluzione che strizza l’occhio al Web Marketing

Dopo essere diventate compagne immancabili delle nostre chat e conversazioni, le emoji ne hanno raggiunti di traguardi negli ultimi anni: l’istituzione di una giornata mondiale ad hoc nel 2014, il “World Emoji Day” che ricorre ogni 17 luglio; la consacrazione a “Parola dell’anno 2015” e i continui upgrade.
Insomma, di emoji ne abbiamo sentito parlare in tutte le salse, ma sappiamo davvero perché sono così importanti nella comunicazione, soprattutto se parliamo di Web Marketing?

Emoji: come, dove e quando sono nate

Facciamo un passo indietro: da dove arrivano esattamente le emoji?
Il primo di questi simboli pittografici è approdato online in un non poi così lontano 1999, ad opera di un programmatore giapponese che ne realizzò un set di 176 al fine di facilitare la comunicazione elettronica. L’allora venticinquenne Shigetaka Kurita progettò una serie di “emoticon” molto diverse da quelle di cui disponiamo attualmente sui nostri smartphone.
 Ci vollero undici anni perché lo standard Unicode trasformasse quei simboli in un linguaggio universale: da quel momento, sarebbe stato possibile rappresentare le emoji allo stesso modo in ogni angolo del globo, a prescindere dal Paese di provenienza.

Il resto, è storia: non c’è voluto molto perché le emoji diventassero protagoniste indiscusse del nostro linguaggio online. Sono accattivanti, danno un tocco di colore, rimarcano qualsiasi concetto, ma possono davvero fare la differenza nei livelli di engagement di un brand? Scopriamolo insieme…

La ciliegina sulla torta: ecco perché le emoji ci piacciono tanto

“Ti aspettiamo.” vs “Ti aspettiamo!” vs “Ti aspettiamo 🤗”

Quali sensazioni vi trasmettono questi messaggi?
Ognuno, nonostante il significato identico, viene percepito diversamente. Ed ecco svelato il misterioso “effetto emoji”: il potere rafforzativo e immediato caratteristico di questi simboli grafici, in grado di fornire una rilettura appetibile e amichevole di un messaggio.

A scanso di equivoci, alcune statistiche ci aiutano a confermare questo successo:
• Su Facebook i post contenenti un emoji raggiungono in media il 57% di reaction in più e oltre il 33% di commenti e shares
• Su Instagram e Twitter oltre il 90% degli utenti si esprimono utilizzando almeno due emoji (cuoricini, faccine e chi più ne ha più ne metta)
• Le email contenenti un emoji in oggetto vengono aperte circa il 50% di volte in più
• Le notifiche push adornate da emoji ricevono, in media, il 9% di click in più

D’altro canto, ci risulta difficile non credere a queste percentuali: l’utilizzo delle emoji rende decisamente più immediato qualsiasi Call To Action, dentro e fuori dai social: ci invitano a cliccare su un link oppure ci spronano alla conversazione attraverso le creazione di un copy sempre più corposo e funzionale all’obiettivo prefissato.

Vi state chiedendo il perché di tutto questo successo? Semplice, le immagini riescono ad esprimere bene ciò che le parole a volte non dicono.

Emoji e Web Marketing: mondi lontani o connessi?

Ogni brand è molto più di un logo: oltre prodotti e design esistono personalità e carattere propri (primo fra tutti, il Tone Of Voice) in grado di contraddistinguere un marchio da tutti gli altri, avvicinando i consumatori e migliorandone le connessioni.
Proprio per queste ragioni, utilizzare le emoji può contribuire a rafforzare personalità e identità di un brand.
Qualunque sia l’obiettivo, che si tratti di coinvolgere o spiegare, le emoji possono offrire un’interpretazione colorata e coinvolgente di ciò che è stato scritto, una vera e propria rilettura visiva in grado di rafforzare, sottolineare e accentuare.
Quindi, perché non iniziare subito? 😍

Attenzione però, come qualsiasi regola che si rispetti esiste una controindicazione: vietato esagerare.