LinkedIn Company Page e il trend editoriale

Il 14 Aprile LinkedIn ha eliminato la sezione Prodotti e Servizi dalle Company Page, rimuovendo una funzione che consentiva ai brand di comunicare la propria offerta di business. Questa sezione permetteva di mostrare dieci elementi per ogni pagina, ognuno dei quali conduceva a una pagina statica dove inserire il nome del prodotto/servizio, una piccola immagine, link e un video di YouTube.

Come comunicare il prodotto e i servizi sulle LinkedIn Company Page ora?
La risposta più ovvia è quella di farlo con la strategia di posting, inserendo nel piano editoriale della pagina lanci dedicati a comunicare l’expertise dell’azienda in quel particolare servizio, oppure le qualità di un determinato prodotto. Un’obiezione condivisibile potrebbe essere: ma non bisogna evitare di parlare di prodotto sui social? Questo è vero, però sappiamo che LinkedIn ha un taglio diverso dagli altri social, più orientato al business e in definitiva sappiamo che si può anche parlare di prodotto coinvolgendo gli utenti, facendone emergere gli aspetti funzionali e non promozionali.

Una soluzione alternativa consiste nell’impiego delle Showcase Page, lanciate a Novembre 2013. Si tratta di una risorsa gerarchicamente collegata alla LinkedIn Company Page, sulla quale verrà mostrato una sorta di menu dei servizi e prodotti per cui esiste una di queste pagine, proprio alla stregua di un menu di navigazione. Segue uno screenshot chiarificatore.

Fonte: business.linkedIn.com

Qual è la “fregatura”?
Le Showcase Page vivono esclusivamente di contenuti editoriali, non esistono sezioni statiche, quindi se decidiamo di aprire una Pagina Vetrina, come viene chiamata nella traduzione italiana, dobbiamo assicurarci un piano editoriale specifico per l’oggetto della pagina.

Andando oltre lo specifico di LinkedIn, anche Facebook ha fatto una scelta simile con il nuovo layout delle pagine, riducendo drasticamente il ruolo riservato ai Tab, che dalla posizione inferiore alla Copertina, finiscono nella colonna sinistra con una riduzione della dimensione della thumb.

New Facebook Page

Fonte: facebook.com

Anche qui sarà necessario dare una nuova visibilità ai contenuti organizzati nei Tab, inserendoli all’interno del flusso editoriale. Questo trend va nella direzione della conversazione, lo scopo primario di questo genere di media, quindi forse c’era da aspettarselo. Voi che soluzione adotterete per le vostre pagine?

Il ritorno di Bebo e il Social Media Marketing Internazionale

Il panorama dei social network è in costante espansione, continuano a nascere nuove piattaforme e non sempre è facile orientarsi e scegliere quella più adatta alla propria strategia marketing. Non tutte decollano allo stesso modo e c’è chi fallisce e decide poi di risorgere dalle proprie ceneri, come Bebo. Il suo ritorno potrà delineare un nuovo spazio di sviluppo per la costruzione di strategie di social media marketing internazionale?

Facciamo un passo indietro.
Cos’è Bebo?
Acromino di «blog early, blog often», è stato fondato dai coniugi Michael e Xochi Birch nel 2005. Fino al 2008 è stato uno dei social network più popolari in Gran Bretagna, fino alla cessione ad Aol per 850 milioni di dollari. Nel momento di massima espansione in alcuni Paesi, come ad esempio l’Irlanda, ha persino superato la popolarità di Google.

Bebo è fallito nel luglio dello scorso anno e i fondatori del social hanno deciso di riacquistare il loro progetto, per un milione di dollari.

Il social network non è ancora pronto e, mentre il fondatore Michael Birch fa parlare di sé e di Bebo in modo non del tutto convenzionale (come potrete constatare guardando il video), gli utenti sono invitati a lasciare la propria mail per essere i primi ad esser avvertiti non appena sarà rilasciata la nuova versione.

https://www.youtube.com/watch?v=Lm9J8Glk0bE

Quali opportunità potrebbe offrire il rilancio di Bebo?

I fondatori assicurano che, come in passato, sarà un luogo in cui divertirsi e incontrarsi con gli amici, una community dal tono creativo e leggero. Uno dei limiti del primo Bebo era però la scarsa trasversalità nei Paesi data dallo scarso numero di lingue supportate. Ci aspettiamo che ritorni con un’anima internazionale, elemento oggi più che mai fondamentale per avere davvero successo.

Lo spirito provocatorio dei fondatori e la creazione di community e contenuti ingaggianti non bastano più per rilanciare un social network nel 2014. La base per (ri)affacciarsi sullo scenario attuale è infatti un progetto dal respiro internazionale, che guardi a diversi mercati e offra opportunità ad aziende di tutto il mondo.

Un investimento su Bebo potrebbe essere una prospettiva interessante per aziende e brand se, come nella precedente versione, gli utenti avranno la possibilità di indicare quale tipo di pubblicità vogliono visualizzare. Uno strumento di advertising così personalizzato e mirato darebbe l’opportunità agli investitori di parlare a un pubblico che è davvero interessato al contenuto proposto, garantendo così una maggiore efficacia della comunicazione.

E se la piattaforma fosse sviluppata in più lingue rispetto al “vecchio” Bebo? Ancora meglio, diciamo noi. Un’attività su scala internazionale richiederebbe una conoscenza profonda dei vari contesti locali e della loro integrazione sul piano globale, per determinare al meglio i target di riferimento. Il nuovo scenario sarebbe uno spazio perfetto per costruire una strategia di social media marketing internazionale, stando ben attenti agli elementi che hanno bisogno di più cura e attenzione, come ben illustrato da Alessandro su questo blog: attività editoriale, influencer marketing, community management.

Dopo Weibo, insomma, teniamo gli occhi aperti anche su Bebo, pronti a cogliere le opportunità che potrà offrire.

Prank Marketing e pesci d’aprile

Oggi è il primo di aprile, giornata mondiale dei pesci (d’aprile e non) e degli scherzi. Molti brand hanno proposto sui social network burle più o meno articolate e più o meno riuscite (alcune al limite del fail). Al di là della ricorrenza particolare che stimola spiritosaggini e giochetti, quello degli scherzi per la promozione di un marchio è un trend interessante che, soprattutto a livello internazionale, si sta confermando: il prank marketing.

Possiamo definire il prank marketing, o prankvertising, l’evoluzione della guerrilla, un mix tra flash mob e candid camera; la promozione non convenzionale del brand che punta sulle reazioni delle persone e che, per questo, ha una componente virale intrinseca. Il voyeurismo generale ha infatti permesso agli scherzi in video di ottenere sempre un alto numero di visualizzazioni.

Molti brand stanno utilizzando questa formula con risultati più o meno riusciti: è successo con alcuni spot del Superbowl, ad esempio quello che ha come protagonista Arnold Schwarzenegger e che potete vedere qui.

Di seguito qualche video:

Ma quali sono quindi i vantaggi nell’affidarsi al prank marketing?

  • Possono essere realizzati spot anche con budget limitati.
  • I video hanno un alto potenziale virale.
  • Pone l’attenzione sul brand in modo non convenzionale.

Attenzione però, ci sono anche dei rischi. Primo: legare il brand ad un fattore negativo. In secondo luogo è bene prendere tutte le precauzioni necessarie affinché non ci siano rischi per le vittime delle candid e degli attori. Non si devono sottovalutare infatti le reazioni delle persone sottoposte a stress molto forti, che possono avere problemi di salute o reazioni violente non previste. Per questo motivo molti produttori prendono precauzioni selezionando le vittime degli scherzi o informandosi su quali possono essere le reazioni delle persone esposte a certi tipi di sollecitazione. Insomma: tutte le variabili di produzione devono essere pianificate e controllate dall’idea allo script, dalle vittime all’associazione con il marchio.

Segue un video di 42 minuti in polacco in cui vengono spiegate le principali tecniche di ripresa per realizzare un video di prank marketing perfetto.

Ovviamente scherzo.