Gli spot ai tempi del Covid: come (non) differenziarsi

Dall’inizio della pandemia sono cambiate indubbiamente molte cose, tanto per i consumatori quanto per i brand. I primi hanno stravolto le loro abitudini, mentre i secondi si sono dovuti reinventare, adattandosi alle esigenze del periodo.

I brand si sono dunque trovati di fronte ad una scelta comunicativa, chiedendosi se i messaggi pubblicitari durante la pandemia potessero infastidire o, al contrario, permettere agli utenti un’evasione momentanea dalla difficile situazione, fornendo loro il supporto di cui avevano bisogno.

Ogni brand si è dunque trovato di fronte ad un bivio a tre strade:

  • Provvedere ad adattare i propri spot alla situazione pandemica
  • Sospendere ogni comunicazione di tipo pubblicitario (ansie da budget o paura di sbagliare?)
  • Continuare a perseguire lo stesso stile comunicativo antecedente alla pandemia

Il format

Focalizzandosi sui brand che hanno realizzato i cosiddetti “spot Covid” con l’obiettivo di dimostrare vicinanza ai propri consumatori, non possiamo fare a meno di notare che quasi tutti sono accomunati da un format standard. Una serie di keyword che si ripetono come un mantra.

Non l’avete notato? Guardate il video qua sotto, realizzato da Sean Haney, youtuber e digital marketer americano:

https://youtu.be/vM3J9jDoaTA

Quindi ricapitolando, gli elementi in comune sono:

  • Una base iniziale col pianoforte dalle tinte malinconiche
  • La premessa che “da quando esiste il nostro brand ti siamo accanto…”
  • L’utilizzo di keyword come: famiglia, persone, casa, insieme
  • La precisazione rafforzativa: “specialmente in questo momento di incertezze…”
  • L’accenno al distanziamento sociale con frasi come “troveremo il mondo di starti vicino nonostante la distanza sia più grande”
  • Un invito a rimanere a casa per sicurezza
  • La rassicurazione che “sono qui per te. Per aiutarti” e che “ti puoi fidare”
  • L’accelerazione delle base musicale in un climax ascendente di emozioni e speranza
  • Applausi finali

Alcuni dei brand del video in questione sono Apple, Budweiser, Fedex, Heineken, Facebook, Nissan, Toyota, Ford, Edison, Indeed, Enterprise, Uber, Dunkin Donuts, Samsung, Google, Mastercard. I business più disparati uniti sotto un unico schema strategico comunicativo.

Il filone comunicativo degli spot Covid

La domanda sorge spontanea: il filone comunicativo comune che hanno seguito tutti questi brand ha avuto effettivamente un riscontro positivo in termini di brand reputation? Oppure questo “appiattimento collettivo di marca” è stato visto come mancanza di autenticità e sincerità?

È indubbio che fare appello al senso di unità sociale (latente o meno) in ognuno di noi sia cosa buona e giusta; lo conferma la storia.

Mesi dopo l’attentato alle Twin Towers del 2001, l’American Airlines tornò in TV con uno spot molto carico dal punto di vista emotivo. Lo spot ebbe successo, soprattutto grazie al fatto che dopo il terribile accaduto era emerso che il 68% degli americani si sentiva più orgoglioso di prima della propria nazione.

In quell’occasione, tuttavia, era solo un brand a comunicare. Durante la pandemia, invece, sono stati molti brand ad aderire ad un unico tono comunicativo, con il rischio di anestetizzare i consumatori ed ottenere un’immunità di gregge di tipo cognitivo, laddove uno spot vale l’altro e gli utenti non ricordano un brand in particolare.

Il “guaio” nasce proprio dal fatto che tutti gli spot sono intercambiabili tra di loro; non importa se sia una marca di macchine o un brand produttore di pasta, la narrazione è la stessa. Il copy è lo stesso.

Il mood patinato con immagini in slow motion e una voce narrante profonda e grave danno vita ad una creatività melensa e ricca di cliché che forse solo Nike e pochi altri brand possono permettersi senza scadere nel banale.

Il motivo? Una coerenza solida tra il mood degli spot e la brand identity. Detto in soldoni, gli spot della Nike si riconoscono (ed emozionano) perché Nike si è appropriata negli anni di una comunicazione che si basa su valori come la determinazione, il comeback emozionante, il never give up e le sfide che “non fanno piangere, fanno solo entrare una sneaker nell’occhio”.

La situazione unica che abbiamo vissuto ha portato dunque i brand a confrontarsi in un terreno nuovo e sconosciuto. Nessuno aveva un libretto delle istruzioni su “come creare campagne pubblicitarie durante una pandemia globale” e l’urgenza di esprimere in qualche modo la vicinanza nei confronti dei propri consumatori, piuttosto che optare per un assordante silenzio, ha lasciato poco spazio all’originalità.

Ma la scelta di appiattirsi su una sceneggiatura pubblicitaria trita e ritrita è stata obbligata da questa situazione più unica che rara? Oppure era possibile sfuggire agli spot Covid con uno sforzo creativo in più?

Ma soprattutto: chi ha giocato meglio le sue carte?

Come si suol dire, ai posteri l’ardua sentenza.

Ecco come Facebook e Twitter stanno rincorrendo Clubhouse

Sicuramente avrete sentito parlare di Clubhouse. La notizia del nuovo social network basato unicamente sul potere della voce è seconda, forse, solo all’insediamento del Governo Draghi.

Se vi sembrava strano che Mark Zuckerberg ne fosse rimasto alla larga, ci avete visto giusto. Infatti, durante un talk show serale tenutosi su Clubhouse e chiamato “The Good Time Show”, Sriram Krishnan e Aarthi Ramamurthy, due tecnologi della Silicon Valley, hanno intervistato un dirigente di Facebook che ha portato con sé un ospite speciale: Mark Zuckerberg.

Questo, però, non è l’unico modo in cui il social network blu e bianco sembra essersi interessato a Clubhouse, infatti, le chat audio potrebbero presto arrivare su Facebook.

Nonostante il nuovo social network sia stato rilasciato in versione “beta” e sia circoscritto ai soli utenti Apple (per i dispositivi Android, infatti, bisognerà attendere ulteriormente), secondo il New York Times l’amministratore delegato di Facebook ha già chiesto ai “suoi” di sviluppare un prodotto molto simile a Clubhouse.

Sarà forse un tentativo per accontentare tutti gli utenti che ancora non sono riusciti ad iscriversi a quest’ultimo?

Lo scenario tra Clubhouse e Facebook

Se la decisione presa da Zuckerberg non vi sorprende è perché non è nuovo all’inseguimento dei diversi mezzi di comunicazione che attraggono, soprattutto, i giovani. Egli ha infatti acquistato l’app regina della pubblicazione di foto, Instagram, e l’app di messaggistica WhatsApp.

“Se non puoi acquistarli, copiali” sembra essere questo il mantra del Signor Zuckerberg che non è nuovo a integrare spunti presi dalla concorrenza. Basta pensare al passato: l’ultimo caso in ordine cronologico è quello dei Reels su Instagram i quali replicano il format di TikTok.

Prima ancora, ormai nel 2016, dopo non essere riuscito ad acquistare Snapchat decise di replicare sui suoi prodotti la feature più originale, quella delle Storie.

Menlo Park, però, non è il primo ad interessarsi al genere. Infatti, se è ancora troppo presto per comprendere la strategia di Facebook, più chiara è senza dubbio quella di Twitter: al cinguettio di “sometimes, 280 isn’t enough” da qualche mese ha pronto Spaces, un servizio davvero molto simile a quello offerto da Clubhouse.

L’interessamento di Twitter

Twitter dichiara di aver compreso come la voce umana porta con se emozioni, sentimenti ed empatia che spesso con il testo si perdono, il desiderio è quello di far sentire gli utenti a “proprio agio ad una grande cena”.

Inizialmente sono stati selezionati quattro rappresentanti che avrebbero dovuto testare una versione “base” della nuova funzione. Un mese più tardi la versione è stata collaudata da un altro piccolo gruppo di utenti con l’obiettivo, aggiornamento dopo aggiornamento, di ampliare il raggio a tutti gli account presenti sulla piattaforma.

Inizialmente Spaces era disponibile solo per i clienti Apple, ma dalla fine del mese di Gennaio l’account Twitter della chat audio ha presentato anche una versione per Android.

Per creare uno “spazio”, e quindi avviare una chat audio, sarà necessario tenere premuto il tasto “compose”, altrimenti vi è la possibilità di utilizzare i Fleet. Sarà inoltre possibile interagire con emoji.

IAKI - Facebook Clubhouse

Lecito chiedersi come mai Twitter abbia deciso di rilasciare la sua “versione prova” solo ad una cerchia ristretta di persone per poi, lentamente, raggiungere tutti gli utenti. Il desiderio sarà forse quello di renderla una piattaforma più sicura?

Soprattutto negli ultimi tempi sono circolati tweet e commenti violenti che hanno generato spesso conversazioni cariche d’odio e di intolleranza. Tutto ciò lascia pensare che voglia testare la sua capacità di moderazione circoscrivendo la nuova funzione a un numero ridotto di persone per poi ampliarsi in modo da moderare situazioni complicate fin dall’inizio.

Zuckerberg è da sempre il primo della classe in materia di social network e anche questa volta farà di tutto per salire sul gradino più alto del podio,Twitter, invece, oltre a Clubhouse e Facebook dovrà sfidare sé stesso.

Clubhouse, il social delle tavole rotonde vocali

Che cos’è Clubhouse?

Se volessimo descrivere in poche parole Clubhouse potremmo dire che è un nuovo social nato nell’Aprile del 2020 che si basa fondamentalmente su stanze virtuali dove avvengono delle discussioni. Ogni iscritto può aprire una Room, diventandone di fatto amministratore e moderatore. È su invito e ogni utente dopo aver fatto l’accesso può indicare i suoi interessi attraverso delle macro aree come musica, cinema, marketing o politica per citarne alcune, così da avere un feed basato sui propri interessi.

Ci sono tre modalità secondo cui può essere aperta una Room:

  • Open – Una stanza in questa versione è fatta per chiunque stia navigando nell’app
  • Social: una room in questa modalità è visibile solo alle persone connesse tra di loro, ad esempio chi si segue a vicenda
  • Closed: una stanza così configurata è chiusa, privata, accessibile cioè solo a chi l’ha creata e a chi è stato invitato.

Clubhouse è costituito quindi da giga stanze dove le persone possono parlare condividendo argomenti ed idee. L’aspetto interessante di Clubhouse è l’accorciarsi delle distanze tra utenti e personalità di spicco. Potreste ritrovavi  in una room con personaggi più o meno famosi, ed alzando la mano potreste anche parlare con loro, aprendo un vero e proprio dibattito.

Al momento la piattaforma è:

  • In versione beta e accessibile solo tramite invito
  • Scaricabile solo da chi possiede un dispositivo con sistema operativo iOS
  • Basata su conversazioni che non posso essere essere condivise, registrate o scaricate

La vittoria dei contenuti

Clubhouse è quindi un canale social in cui l’apparenza non conta ma solo la voce e la sostanza dei discorsi che vengono intavolati. Dopo anni passati a confezionare contenuti dove l’apparire e la velocità erano due leve fondamentali se non le uniche, forse è arrivato il momento di dare spazio alla profondità dei temi che possono essere trattati.

Infatti le room possono durare anche per ore, non c’è un limite e spesso sono da spunto per la creazione di nuove tavole rotonde. Questo nuovo social media annovera già l’iscrizione di personaggi famosi come ad esempio Oprah Winfrey, che entrandone a farne parte ha contributo al successo di questa app.

Quale potrebbe essere il futuro di Clubhouse?

Un aspetto interessante potrebbe essere quello di creare community attraverso le preferenze degli utenti, così che per i brand si possa accorciare sempre di più la distanza tra prodotto/servizio ed utente finale. Oltre a diventare dei veri e propri spazi di conferenza, dove al centro viene posto lo scambio tra i vari utenti.

Fino ad oggi solo i podcast avevano puntato tutto sull’ascolto, Clubhouse così posizionandosi potrebbe risultare il nuovo social dove viene messo al centro del contenuto ciò che viene condiviso e quindi un prodotto di interesse più vasto e di un certo spessore.

Non ci resta che aspettare e vedere come evolve Clubhouse! In quanto tempo ci sarà versione disponibile non solo per iOS e non solo su invito. Ma soprattutto quando e quanti brand inizieranno ad approcciare questo nuovo social e con quali topic di conversazione e quale funzione faranno avere alle Room?

Ipoteticamente c’è chi potrebbe puntare ad utilizzarli per conferenze sui temi per rafforzare la propria fanbase oppure come Room d’ascolto in una nuova versione di CRM.