Social Advertising: i pubblici di Facebook

Chi come me lavora con la pubblicità su Facebook e/o social advertising sa bene quanto le Custom Audience (pubblici personalizzati) possano essere efficaci per trovare nuovi utenti interessati ai nostri prodotti o servizi, anche se spesso sono inutilizzati o sconosciuti.

Facebook ha una vasta quantità di informazioni sui 2 miliardi di utenti che popolano questo social network, e questo permette a chi svolge pianificazione media nel suo marketplace di selezionare il target più adatto ad ottimizzare le proprie campagne di social advertising.
Oltre al targeting per interesse, Facebook ci consente di creare gruppi di destinatari in base a condizioni specifiche che vanno oltre il semplice interesse e permettono di veicolare il messaggio pubblicitario ad un pubblico potenzialmente più propenso alla conversione.

Questi sono i pubblici di Facebook, vediamo come crearli e come usarli.

Cos’è il pubblico simile (looklike)? Simile a cosa?



Il pubblico simile si costruisce sulla base di caratteristiche affini alla tua base fan o ad un pubblico precedentemente utilizzato e consente tramite requisiti comuni di raggiungere nuove persone che potrebbero essere interessati alla tua azienda.
Il pubblico che selezioni come punto di partenza per creare la somiglianza (deve contenere almeno 100 persone per paese e idealmente tra le 1000 e 50.000) permette a Facebook di capire quali caratteristiche prendere in considerazione e in base a questo la piattaforma trova persone con requisiti affini. Possiamo scegliere fino a 6 gruppi di pubblico differenti che variano dal 1% al 10% (per singolo paese).
Più la variabile % di somiglianza è bassa più il pubblico che creerai sarà affine al tuo pubblico di partenza.

TIPS: Puoi usare diversi gruppi di pubblico simile contemporaneamente per uno stesso set di inserzioni e selezionare ugualmente gli interessi.

Cos’è il pubblico personalizzato e come funziona?

Avanziamo ora con lo step più difficile della tua attività di social advertising, ma anche più interessante.
Esistono svariati modi per creare e utilizzare un pubblico personalizzato, ma possiamo dire che solo tre sono veramente utili.

  • File clienti: è possibile caricare delle liste/file di email dei nostri cliente (es. iscritti alla tua newsletter). Facebook verificherà la corrispondenza con le email degli iscritti al network, creando il tuo pubblico.
  • Traffico verso sito web (solo con INSTALLAZIONE DEL PIXEL FACEBOOK COMPLETATA): è possibile creare un pubblico in base agli utenti che hanno visitato il nostro sito web o delle pagine specifiche di questo. Questi utenti conoscono già i tuoi prodotti o servizi e su di essi puoi così attivare campagne che ne mantengano vivo il ricordo, stimolando la conversione, il famosissimo retargeting.
  • Interazione: è possibile creare un pubblico di utenti che hanno interagito alternativamente con contenuti come video, modulo di acquisizione contatti, canvas, pagina Facebook, profilo aziendale di Instagram o un evento.

Abbiamo quindi visto una panoramica dei pubblici che possiamo creare attraverso il nostro Business Manager di Facebook Advertising.

Quale il più utile per i nostri obiettivi? Non c’è una risposta esatta, l’unico consiglio che vi posso dare è quello che Pia diede a Mario nel bellissimo film “Non ci resta che piangere” .

“Bisogna esercitarsi, bisogna provare, provare, provare, provare, provare, provare e poi ci si riesce bene”.

Facebook advertising: alcuni consigli per iniziare

Ormai è palese: il calo della Facebook reach è un dato di fatto, una triste realtà sotto gli occhi di tutti i social media manager.
E quindi? Quindi è il momento di agire in modo strategico.
Sì ma come?
Una delle carte da giocare si chiama Facebook Advertising.

Sì perché anche se Facebook, come Mark Zuckerberg ci ricorda a ogni accesso, “è gratis e lo sarà sempre”, le aziende si vedono costrette a investire per avere visibilità. E se fino a un paio di anni fa bastava un piccolo budget per aumentare la reach dei propri contenuti, ora che la presenza di brand su Facebook è sempre più massiccia i post si trovano a “sgomitare” per accaparrarsi un posto nel feed degli utenti.

Quindi oggi più che mai in ogni social media strategy che si rispetti una voce del progetto deve recitare: social advertising (di cui Business manager, che controlla e gestisce ADV su Facebook e Instagram, è il principale player).

Ma non basta avere budget (intendiamoci, le dimensioni in questo caso contano eccome), bisogna anche (e soprattutto) sapere come usarlo.

Ecco 5 punti fondamentali da tenere sotto controllo quando si pianifica una campagna di Facebook Advertising.

L’obiettivo

Che lo si scriva con una o due “b” (la Crusca qui non ha niente da obiettare – o da obbiettare?) il risultato non cambia: bisogna avere chiaro il fine della propria campagna. Puntiamo ad aumentare le interazioni con i nostri contenuti di pagina? O siamo interessati al traffico verso il nostro sito? Vogliamo far scaricare la nostra app? Oppure farla utilizzare di più?
Chiariamoci le idee prima di iniziare (consapevoli che non si può avere tutto come frutto di una sola campagna), poi sarà tutto più semplice.

Il pubblico

Facebook è uno dei social che permette una di segmentare il pubblico in modo più capillare e definito. Età, sesso, posizione geografica in primis, ma anche interessi e sottogruppi di interessi, oltre alla possibilità di escludere alcune variabili o di restringere il pubblico: c’è solo l’imbarazzo della scelta!
Quindi attenzione uomo 30enne di Milano, interessato al tennis E ai motori ma NON al calcio: sappiamo che ci sei e come intercettarti!
Naturalmente per catturare l’attenzione di uno specifico target con Facebook Advertising la creatività e i testi giocano un ruolo di prim’ordine: tutto deve comunicare in modo univoco.

Tempi e costi

Il budget di Facebook Advertising può essere stanziato in modo totale, e quindi sarà la piattaforma a gestirlo autonomamente all’interno delle date di inizio e fine selezionate, o in modalità giornaliera, quindi Facebook spenderà i vostri 10/20/30€ impostati ogni 24 ore.
Da qualche tempo, selezionando il budget come “totale”, è possibile impostare anche ADV su diverse fasce orarie. Quindi ad esempio potrò evitare di mostrare la mia inserzione dalle 20.45 alle 22.45 mentre il mio target è certamente sintonizzato sulla sulla Champions League, o viceversa, potrò concentrare la mia sponsorizzazione in orari particolarmente strategici.

I formati

Le vie di Facebook sono (quasi) infinite. Tra gli “oggetti” migliori da sponsorizzare troviamo:

  • Video (standard o 360°, con link o senza)
  • Immagini (page post o post link, con immagini standard, panoramiche o 360°)
  • Carosello: fino a 10 immagini o video a scorrimento orizzontale, a ogni contenuto è possibile associare un link
  • Canvas: foto e video che creano un contenuto navigabile permettendo all’utente di immergersi in un’esperienza coinvolgente
  • Slideshow: simile al video, non necessita di montaggio quindi risulta più facile da creare

Il limite di testo

Facebook consente che il testo sia presente in grafica solo nel 20% dello spazio. Se non si rispettano queste regole la visibilità del post viene penalizzata.
Quindi facciamo attenzione, sarebbe proprio un peccato rovinare tutto nel finale.

Unite a queste promesse un ottimo copy, agitate (non mescolate, James Bond insegna!) e metterete online una campagna Facebook efficace.

Le parole sono importanti

Un po’ lo stramaledetto algoritmo di Facebook che regolamenta le inserzioni sponsorizzate, un po’ lo sconcertante dilagare di professionisti improvvisati in stile “tranquilli, c’ho curato Féisbuk ammiocuggino”, il risultato è che ritrovo puntualmente la bacheca del mio social preferito macchiata da post con periodi troncati col machete, CTA con Luca Giurato come ghost-writer, o payoff rivisitati perché “o così o non ci sta”.

Ora, lungi da me ogni qualsivoglia forma di saccenteria, ma la domanda sorge spontanea: tra tutte le persone che leggono un determinato post sgrammaticato – parlo di errori pesanti, pesanti pesantissimi eh, non certo di un troncamento confuso con una elisione – possibile che non ce ne sia una, e dico una, che faccia notare al brand X la cosa? E no, per favore, non raccontatemi la solita storiella del popolo innnniorante, spettatore inconsapevole dello strafalcione davanti ai propri occhi.

Eccomi dunque qui, a spronare coscienze sopite da tempo immemore, a risvegliare nozioni di base acquisite nei duri anni di scuola, a implorare umilmente pietà. Pietà per una lingua italiana sempre più bistrattata, pietà per quei poveri T9 forzati nella quotidiana digitazione di termini che nemmeno una combo tra Cassano e Tinky-Winky, pietà per una cultura ahimè sempre più lontana dai fasti di Boccaccio e Pirandello.

Apriamo un libro al posto del laptop, cerchiamo un termine di cui non conosciamo il significato invece di passare semplicemente oltre, arrabbiamoci quando un amico avvocato utilizza l’imperfetto indicativo e non il congiuntivo. Possono sembrare cose di poco conto, dettagli che si perdono inevitabilmente nei meandri di una vita mutevole e frenetica, rimango però fermamente convinto che senza la volontà di migliorarci, prima o poi, ci ritroveremo come neandertaliani. Con lauree, cravatte e posizioni sociali raggiunte, certo, ma pur sempre neandertaliani.

Perché, come sentenzia Nanni Moretti in Palombella rossa, le parole sono importanti. Anche i fatti lo sono, aggiungo io.

Instagram Stories: facciamo il punto

La crescita del video advertising rappresenta il vertice di un fenomeno che si è definitivamente consacrato: il digital advertising, la cui spesa complessiva ha superato quella della tv per la prima volta lo scorso anno. In questo scenario si ritagliano uno spazio importante i video in verticale, in particolare le Instagram Stories.

L’adozione travolgente di questo formato ha trovato riscontro ovviamente anche in ambito advertising, superata una prima diffidenza da parte dei brand. Investire ora nelle Instagram Stories pare una scelta obbligatoria, se teniamo conto di due fattori: l’incredibile reach (oltre 300 milioni di utenti che ogni giorno passano parte del loro tempo su Instagram) e la convenienza dell’investimento rispetto ai contenuti statici.

Ecco tre spunti che un brand dovrebbe tenere a mente quando propone delle Instagram Stories, a maggior ragione se pianifica di investire in advertising.

  • Storytelling: ok, ma non dimentichiamo il prodotto.
    Le Instagram Stories offrono incredibili possibilità di storytelling, ma stando a uno studio di SocialCode le campagne più performanti sono quelle che mettono in primo piano il prodotto: se compare nei primi tre secondi, le views rates crescono del 79% rispetto ai video che inseriscono il tema più avanti. Dritti al punto, quindi: altrimenti rischiamo che l’utente fugga verso il contenuto successivo.
  • La giusta colonna sonora.
    L’immediatezza è senz’altro uno dei punti di forza di Instagram per via della sua identità marcatamente visiva. Ma la musica è un’altro elemento su cui fare leva per catturare l’attenzione delle persone, spiazzarle o sorprenderle. 
  • Influencer marketing.
    L’influencer marketing ai tempi delle Stories è una carta vincente, ne è una conferma lampante la recente vicenda di Rihanna, a cui è bastata una storia su Instagram per far calare del 5% le azioni di Snapchat, con una perdita pari a 800 milioni di euro. Arruolare il giusto ambassador nelle proprie Stories può quindi fare la differenza per il posizionamento e l’awareness di una marca.

Le Stories – e i loro video verticali – aprono un ventaglio sterminato di possibilità: capire come sfruttarle al meglio per i propri obiettivi di marca rappresenta quindi la base per il successo di una social media strategy.