Digital marketing: tutti i trend da monitorare

Questo è l’anno del Consumatore! Tutto ruota intorno a lui, ai suoi valori, alle sue abitudini, alle sue esigenze. È anche l’anno di diversity, sostenibilità, equità e inclusività. Un bravo player nel mondo digital e social è colui che segue i trend marketing del momento e riesce ad integrare tutti questi elementi nelle proprie strategie.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono i trend marketing del momento da tenere d’occhio.

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Ogni declinazione del digital marketing sarà regolata e spinta dall’algoritmo. Questo si traduce in una migliore user experience per gli utenti. Per i marketer, invece, significa investire in modo strategico secondo gli obiettivi da raggiungere. 

E parlando di investire: dati e metriche saranno il driver degli investitori che accettano di buon grado quelle proposte che possono essere commisurate a dati certi.

Operazione Privacy

La protezione della privacy è sempre più importante per gli utenti. Secondo ThinkWithGoogle, infatti, il 73% delle persone afferma di utilizzare servizi online che promettono un’elevata protezione dei dati. 

Cosa fare quindi? Puntare su una strategia basata sulla protezione dei dati che metta il cliente al primo posto. La vera sfida sarà quella di utilizzare strumenti che permettano di raccogliere dati per avere un quadro più completo possibile dei propri utenti, senza sacrificare la loro privacy.

Un content marketing più pertinente!

Il content marketing sta già diventando più “personale”, i content creator si adoperano per creare messaggi e contenuti sempre più “pertinenti per le persone, che rispecchino le loro esigenze”.

Campagne rappresentative e accessibili rappresentano la chiave per spiccare nel mare della concorrenza.

A fare da punto forte sono i video, grazie a TikTok che ha sdoganato gli short video, che giocano un ruolo fondamentale nel garantire al cliente una customer experience phygital.

L’era del social marketing ha fatto sì che la barriera che aveva sempre diviso customers e brand, innalzando quest’ultimo a “untouchable”, sia stata eliminata. Gli utenti sempre di più hanno iniziato a parlare con il loro brand di riferimento, condividendo esperienze, consigli, suggerimenti o richieste. Questo si traduce in quello che è già il trend del momento: il conversational marketing. Gli utenti pretendono, e pretenderanno, sempre di più di entrare in contatto con le aziende nei tempi e nei modi che preferiscono. Fondamentale che la comunicazione da parte dell’azienda sia consapevole dei propri valori, autentica e coerente.

Gioca un ruolo importante anche l’email marketing, grazie alla possibilità di personalizzare sempre di più, rendendo dinamico e interattivo il contenuto di una email transazionale. Il nostro consiglio? Go out of the box! 

Experience a 360 gradi

Lato web, le attività di marketing e ottimizzazione per i motori di ricerca dovranno essere sempre più “integrate” per poter garantire agli utenti una migliore experience sui siti. 

Anche qui l’utente riveste un ruolo centrale, il suo intento di ricerca, il suo linguaggio, la sua esperienza, faranno da traino ad una SEO ad hoc.

Quando il gioco si fa duro…

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Anche quest’anno bisognerà tenere d’occhio il mondo del gaming. Grazie al boom di gamer in quarantena, infatti, i videogiochi hanno ancora più presa tra i giovanissimi. Il nostro suggerimento? Investire in game-advertising! Sembra infatti che i giocatori non siano infastiditi dagli annunci che visualizzano mentre stanno giocando, o comunque lo sono in misura minore rispetto ad altri utenti. 

Pubblicità sempre più local

Già nel 2021 il local marketing e le campagne geolocalizzate hanno visto un incremento del 60% rispetto all’anno precedente. Faranno parte dei trend marketing del momento, visto il freno agli spostamenti causato dal covid. In questo di certo Instagram con la sua Map Search è uno strumento utilissimo.

Basta una prospettiva più verticale

Nell’ambito social media bisognerà focalizzarsi su un approccio sempre più verticale. Cosa vuol dire? Lasciarsi guidare dal target a cui si intende parlare: adattarsi alle loro abitudini, desideri e bisogni.

Importantissimo quindi risulta l’ascolto della community nello sviluppo della brand strategy. Dunque investire nel social listening è uno dei trend marketing del momento. 

Tra i social non possiamo non citare LinkedIn, la cui continua crescita per numero di utenti, tasso di engagement e nuove feature disponibili, lo rende sempre più interessante. Infatti la piattaforma torna utile anche per fare comunicazione interna all’azienda, coinvolgendo i propri dipendenti attraverso l’employer branding. 

Il trend del momento per l’influencer marketing è quello di creare campagne sempre più rivolte al lungo termine, no alle campagne one shot. Continuerà ad avere un importante impatto l’impiego di influencer per pubblicizzare il proprio brand.

Per approfondire i trend social del 2022, in questo articolo trovate maggiori informazioni.

Storytelling aziendale: la carta vincente

È l’anno dello storytelling aziendale, i consumatori sono sempre più consapevoli e meno attratti dal marketing del risparmio. Ciò che li convince invece, sono i valori e la mission aziendale. Sostenibilità, diversity e inclusione sono i temi fulcro di questi anni. Gli utenti sono sempre più consapevoli e attenti alle questioni sociali. Il brand deve essere in grado di rappresentarli a pieno. 

Infine un buon storytelling è ciò che porta i consumatori a fare acquisti, specialmente online. Un trend del momento, ma che ha avuto un boom durante i primi lockdown, è infatti l’online shopping. L’utente online si aspetta esperienze personalizzate sulla base dei suoi gusti, abitudini e desideri. 

Siete pronti a cavalcare l’onda dei trend marketing del momento? 

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Trend social 2022: 5 tendenze che i brand devono conoscere

Ebbene si manca pochissimo al 2022 per questo è giusto portarsi avanti e conoscere quali saranno le novità che ci riserva il nuovo anno in ambito social media! Scopriamo insieme quali saranno i trend social 2022…

Entro i prossimi mesi oltre l’80% dei contenuti online sarà costituito da video sempre più brevi. Alcune ricerche infatti stimano che oggi la soglia di attenzione degli utenti si attesta attorno agli 8 secondi, per questo motivo diventa fondamentale per i brand creare per le loro pagine social il cosiddetto bite sized content.

Gli User Generated Content (UGC), ovvero i contenuti visual creati dagli utenti, avranno un valore sempre più importante nel futuro dei social. Infatti già oggi le aziende che sfruttano l’UGC hanno una crescita quantificabile attorno al 20% e sono considerate autentiche e riconoscibili.

Infine la parola che avrà un ruolo determinante per i trend social 2022 sarà “metaverso”, ovvero una mescolanza del mondo reale, aumentato e virtuale. Un concetto che ha subito un forte slancio soprattutto durante la pandemia Covid-19 in cui si è compresa e intercettata la forte necessità di socializzazione e interazione online.

La sfida tra piattaforme

Per quanto riguarda invece i canali social è sfida aperta tra Facebook e TikTok per aggiudicarsi il trono dei social network!

Infatti sappiamo già che Facebook (che ora fa capo proprio a Meta, da metaverso), con i suoi 2,9 miliardi di utenti attivi registrati nel 2021, resterà ancora la più grande rete interconnessa di esseri umani mai creata, ma non solo.

Secondo lo studio annuale di Talkwalker «Social Media Trends 2022», TikTok nel 2022 sarà il social più seguito al mondo!

Inoltre, il Report Talkwalker prevede che i social network diventeranno sempre più canali di vendita, con soluzioni che permettono all’utente l’acquisto direttamente dalle app.

Gli aggiornamenti principali per Facebook, Twitter e Instagram riguarderanno, appunto, lo shopping online e il live commerce. Elementi che ormai si stanno diffondendo sempre di più diventando  chiave del cambiamento verso la realtà virtuale.

Mentre invece Pinterest introdurrà nuovi formati di visualizzazione video , tra cui le storie e LinkedIn integrerà nuovi strumenti per migliorare il reclutamento e la formazione a distanza.

Trend social 2022, perché è importante sapere in che direzione andare

Non dimentichiamoci che, a contorno di tutte queste novità, una presenza costante e in continua crescita è la figura degli influencer che diventerà sempre più richiesta per rendere l’esperienza di acquisto degli utenti semplice e immediata.

Le community di consumatori sono il cuore pulsante di tutti questi cambiamenti in quanto vogliono essere coinvolte attivamente nella creazione dei contenuti ma anche nelle scelte di comunicazione delle aziende.

In conclusione i brand devono essere aggiornati sui trend social 2022 per i seguenti motivi:

  • Utilizzare le piattaforme social in modo appropriato
  • Pianificare la propria strategia digitale di successo
  • Essere sempre un passo avanti ai propri concorrenti
  • Trasmettere ai propri utenti affidabilità e capacità di evolvere insieme ai cambiamenti.

Prepariamoci quindi a questo 2022, anno di nuove opportunità e rinnovamento!

Black Friday social, quello che devi sapere se sei un brand

Venerdì 26 novembre torna il tanto atteso Black Friday, siete pronti?

Vi siete mai chiesti quanto i social media influiscono sulle nostre decisioni di acquisto?

“Gli utenti sono ispirati da ciò che vedono sulla nostra piattaforma e, infatti, l’85% afferma che TikTok ha un ruolo centrale nell’acquisto dei prodotti e il 71% dichiara di trarre ispirazione da TikTok per scoprire nuovi prodotti da acquistare durante le vacanze.“
Francesco Sommariva, Head of Growth, TikTok Italia

Piattaforme come TikTok sono ormai diventate la nuova fonte di ispirazione per la scoperta di nuovi prodotti da acquistare in periodi dell’anno rilevanti, come il Black Friday o il Natale.

Per questo motivo il Black Friday social, se sfruttato come si deve, può trasformarsi in un’occasione unica per le aziende di incrementare le vendite e aumentare la brand awareness.

Le aziende quindi dovrebbero concentrare le loro campagne di social media marketing sul cosiddetto “Venerdì Nero”, in modo da prevedere le mosse della concorrenza e ottenere vantaggi competitivi soddisfacenti.

Per questo motivo è necessario elaborare una strategia differente per ogni canale in cui il brand è attivo. Vediamo nel dettaglio l’impatto dei diversi social sullo shopping online:

  • Twitter – Serve per mantenere il pubblico aggiornato sulle promozioni ma non è ancora abbastanza forte sulle vendite
  • Instagram e Facebook – Sono diventati ormai una potenza dell’e-commerce, in quanto permettono di conoscere nel dettaglio i prodotti e le caratteristiche tecniche senza dover consultare il sito del brand
  • TikTok – al giorno d’oggi ispira gli acquisti del Black Friday in tutte le categorie (in particolare 48% nel Fashion, 39% nel gaming, 35% nel Tech, 34% nel beauty)
  • YouTube – ha un’influenza decisiva soprattutto nel momento finale del funnel di acquisto

Soprattutto TikTok nell’ambito dello shopping online sta spopolando!

Infatti, secondo recenti studi, 4 utenti su 5 affermano che la piattaforma ha avuto un ruolo nelle loro decisioni di acquisto e che il 58% di loro ha parlato agli amici di prodotti o brand visti proprio su TikTok durante i precedenti Black Friday.

Black Friday social, perché l’e-Commerce e l’Influencer Marketing vengono definiti un “binomio vincente”?

Secondo Forbes, l’81% delle scelte di acquisto dei consumatori è influenzato dai post dei propri amici sui social media.

Per i brand che vendono online investire in campagne di influencer marketing può rappresentare la mossa vincente. Nello specifico, gli influencer per le aziende possono essere molto utili per 3 ragioni:

  1. Hanno ottenuto la fiducia dei loro follower nel corso del tempo e di conseguenza essi si affidano ai loro consigli
  2. Riescono a stabilire una leadership nel mercato di riferimento del brand e raggiungono nuovi potenziali clienti interessati ai prodotti
  3. Attraverso loro i brand hanno la possibilità di far conoscere i prodotti agli utenti senza tecniche push.

Come trovare gli influencer appropriati a cui affidare la comunicazione del tuo brand?

Semplice, rivolgendosi ad un’agenzia Gen Z!

Podcast, quando trend fa rima con comunicazione digitale

Quante volte abbiamo sentito la parola podcast, senza sapere esattamente di cosa si stesse parlando? Facciamo un po’ di chiarezza sul mondo che ruota attorno a questa tipologia di comunicazione. Cerchiamo di sfatare falsi miti e analizziamo la continua crescita di uno strumento sempre più importante nella quotidianità degli utenti.

Che cos’è?

Il podcasting è una tecnologia di comunicazione digitale che permette l’ascolto di tracce audio registrate ad hoc e confezionate come prodotti finiti. Ogni utente può decidere di usufruirne in qualsiasi momento.

Spesso nell’immaginario globale il podcast è associato ai programmi radiofonici tradizionali, anche se in realtà possiamo evidenziare due grandi differenze:

  1. Il protagonista è l’utente! A differenza della radio, il modo di fruire di un contenuto podcast permette all’utente di decidere come, dove e quando ascoltare le tracce audio. Queste infatti non sono “live” ma vengono registrate e caricate su un server.
  2. La natura digitale del podcast risalta i brand che hanno contenuti validi da raccontare e con un target ben definito, variando il linguaggio comunicativo e facendo leva su prodotti di qualità anche in termini di registrazione e montaggio.

Inoltre, se un programma radio è sempre definito da una lunghezza prestabilita e da pause e stacchi pubblicitari, un podcast è invece composto da appuntamenti in forma totalmente libera e definiti sulla base dell’argomento principale, senza avere imposizioni su tempi o formato.

Come si sta evolvendo il branded podcast?

Negli ultimi anni abbiamo visto aumentare a dismisura l’ascolto di programmi podcast anche grazie a piattaforme e app scaricabili su qualsiasi PC e smartphone, che permettono di creare facilmente interazioni con i social network.

Ad oggi quindi, il cosiddetto “branded podcast” è uno strumento ideale per creare engagement con il proprio target di riferimento, sfruttando l’uso della voce anche e soprattutto per aumentare la familiarità con gli utenti. Secondo degli studi psicologici infatti, la voce narrante ha un impatto emotivo importante sull’ascoltatore per favorire il ricordo del brand stesso.

Per un’azienda è importante veicolare il contenuto commerciale. Ciò avviene creando una relazione con l’utente per comunicarne anche i valori attraverso una via diversa rispetto a quelle considerate standard. Insomma, un’occasione per “dare voce” ai propri prodotti.

Come sfruttare il podcasting?

La frase regina di tutti gli addetti ai lavori nel campo del marketing è “Content is King”, lo sappiamo perfettamente. Il contenuto però, anche in questo caso deve essere al centro di una strategia di comunicazione funzionale ed efficace.

In piena ottica di inbound marketing, l’utilizzo dei podcast permette di diversificare le modalità con le quali comunicare i propri prodotti. In questo modo che gli utenti possano usufruirne secondo le loro necessità, preferenze o abitudini.

Prima di creare una strategia che comprenda episodi podcast è utile ricordare che è necessario avere un obiettivo chiaro e perseguibile, pianificando attentamente i contenuti e usando una voce che sappia intrattenere gli utenti, con una cadenza ritmata per non rischiare di annoiarli.

La capacità di inserire i contenuti in maggiori e mirati mezzi di comunicazione incide favorevolmente sulla conoscenza del marchio e sulla brand awareness. Ciò dimostra la poliedricità di un’azienda rispetto alle concorrenti.

Insomma, dopo aver verificato l’incisività della comunicazione fatta di immagini e soprattutto video, potrebbe essere arrivato il momento di sfruttare tutte le potenzialità della voce e dell’udito per conquistare un nuovo bacino di utenti in target e trasformarli finalmente in clienti.

Real Time Marketing: la top 4 dei vantaggi

Real Time Marketing che passione! C’erano una volta i contenuti programmati da giorni e giorni, quelli che ci facevano spremere le meningi per trovare l’incastro perfetto tra obiettivo di comunicazione, mood del brand e tone of voice. Un bel giorno è arrivato il Real Time Marketing che ha stravolto tutto… o quasi. Ripassiamo quindi che cos’è il RTM e scopriamo quali sono i suoi vantaggi.

Real Time Marketing: facciamo un ripasso

Considerare il brand come parte di un ambiente più ampio è importante oggi più che mai. Soprattutto nel mondo dei social network, dove tutti siamo legati inesorabilmente a ciò che ci circonda, anche le aziende devono trovare il loro posto. Non stiamo parlando di entrare nel mondo di Matrix, ma di guardarsi intorno e sfruttare positivamente gli avvenimenti per valorizzarsi.

Abbiamo parlato di RTM in questo articolo, ma c’è ancora tanto da sapere. È infatti importante capire perché il Real Time Marketing può essere l’approccio giusto per la comunicazione di un brand e quali sono i suoi vantaggi.

Questa tipologia di marketing mette al centro le occasioni della vita di tutti i giorni per coinvolgere gli utenti, soprattutto quando si vuole scatenare in loro una reazione. Solitamente si cerca di essere ironici e divertenti, cercando di (re)interpretare tutto con una comunicazione che sia in linea con gli obiettivi.

Non è però l’unico modo per cavalcare quest’onda: anche supportare una causa seria con il proprio brand può essere fatto con un tono di voce più serio e adatto, pur rimanendo nei confini del Real Time Marketing.
Il brand diventa più umano e si avvicina all’utente, dimostrandosi così meno “patinato” e rigido e più attento e reattivo a ciò che avviene intorno.

La top 4 dei vantaggi del RTM

Quali sono quindi i vantaggi per le aziende che scelgono di utilizzare il Real Time Marketing come approccio di comunicazione?

  • Tu sei tu, io sono io: quando si comunica è importante non essere tutti una copia l’uno dell’altro. Infatti prendere ispirazione può essere un ottimo punto di partenza, ma non dovrebbe mai essere quello di arrivo. Legandosi ad eventi che accadono e a trend, l’azienda può esprimersi anche sotto altri punti di vista e mostrarsi sotto una luce diversa agli utenti.
    Inoltre, scegliere il giusto avvenimento è di cruciale importanza, non tutto quello che passa in convento va bene. Ci si può differenziare nel modo di comunicare, ma anche semplicemente nella scelta dello stesso, per mantenere una coerenza di fondo.
  • Brands or Humans: parola chiave umanizzare. Uscire dai propri schemi per comunicare i Real Time Moments permette al brand di essere percepito come più umano e meno come un’entità distante anni luce che parla per esempio solo dei propri prodotti. Inoltre gli utenti saranno più spinti a interagire con contenuti a loro più vicini, che siano ironici o che trattino di un tema di loro interesse. Abbiamo approfondito il tema anche in ottica CRM in questo articolo.
  • È tutta una questione di percezione: la percezione del brand da parte dell’utente è fondamentale per instaurare un rapporto duraturo nel tempo. L’immagine che si comunica di se stessi dipende da svariati fattori, tra cui gli argomenti che si trattano tutti i giorni. Per questa ragione utilizzare il Real Time Marketing per modificare la percezione dell’utente nei confronti del brand è un’ottima scelta, se fatta con criterio e nel modo giusto.
    Non tutti i canali e tutte le aziende sono adatti, se per esempio lo scopo è solo far conoscere i vostri prodotti e come vengono realizzati, il RTM non è la strada che fa per voi. Se invece volete riscaldare la comunicazione è il momento di dargli una chance!
  • Visibili anche dallo spazio: meme virali, giornate internazionali e avvenimenti che fanno rapidamente il giro di internet sono occasioni perfette per essere sfruttate con lo scopo di aumentare la propria visibilità. Cavalcare l’onda e creare un contenuto ad hoc che possa coinvolgere gli utenti al primo colpo è essenziale. Per questa ragione, il Real Time Marketing può essere anche un’ottima chiave per farsi conoscere sul Pianeta Social e attrarre attenzione. Associando per esempio un hashtag correlato, usando una grafica che catturi o un copy di accompagnamento studiato, il gioco sarà fatto!

Adesso conoscete i vantaggi del Real Time Marketing e perché può essere uno strumento molto utile per brand e aziende che vogliono comunicarsi al meglio. Siete curiosi di provarlo?

Il Customer Relationship Management in epoca Covid-19: la formula per umanizzare i brand

Il Customer Relationship Management è da sempre la patata bollente della comunicazione. State ancora aspettando di ricevere risposta su Facebook o Twitter alla richiesta di informazioni rivolta al vostro operatore telefonico? Forse a breve riceverete una risposta, e ci è voluta una pandemia globale.

Il Covid-19 ha causato gravi danni economici in tutto il mondo. Compreso il rovesciamento delle priorità dei consumatori, pronti a mettere in secondo piano da un giorno all’altro il loro potere di acquisto, per destinare interesse, fondi e attenzioni ad altri messaggi, quelli legati alla sicurezza, all’autoconservazione e al risparmio.

IAKI - Customer Relationship Management
Fonte: Insidemarketing.it

Un nuovo modello di business per le imprese

Il nuovo modello di comportamento dei brand vede un offuscamento del confine tra le imprese, la società e le persone, con una netta e più profonda integrazione degli orientamenti di valore pubblico, ambientale e commerciale. Come si traduce questo cambiamento in modelli di business? Ecco degli esempi:

  • Qantas e Air New Zealand hanno riadattato le loro flotte passeggeri per i voli cargo, in modo da poter consegnare forniture mediche essenziali
  • Louis Vuitton, Prada, Armani e altri hanno riconvertito i loro siti di produzione per produrre centinaia di migliaia di mascherine chirurgiche, camici monouso e protezioni sanitarie
  • FCA e Ferrari, insieme a Marelli, hanno messo i loro impianti e dipendenti a disposizione di Siare Engineering International, leader nella progettazione e produzione di apparecchiature medicali a livello mondiale
IAKI - Customer Relationship Management 2
Fonte: www.centralmarketingintelligence.it

Risposta immediata all’emergenza Covid, ma il futuro?

Se l’adeguamento delle strategie di marketing è mirato a vivere nel Q2 del 2020, cosa si prospetta guardando un attimo più in là a livello di comunicazione ed interazione con gli utenti/consumatori? Come si evolverà il Customer Relationship Management?. I brand che vogliono percorrere in modo virtuoso la strada del marketing digitale devono seminare oggi quello che oculatamente raccoglieranno nei prossimi mesi, anche perché l’internet è sovraffollato, ma almeno siamo salvi dagli assembramenti.

Una ricerca di Global Web Index ci presenta una divisione degli accessi ai social media in tutte le fasce di età:

  • il 27% tra la Gen Z
  • il 30% tra i Millennials
  • il 29% tra la Gen X
  • il 15% tra i Boomer

Ecco perché le attivazioni, campagne e strategie digitali dovranno essere impostate per poter vivere cross-gen e adattate al post emergenza Covid:

  • Gucci invita tutti i suoi follower ad entrare nella #GucciCommunity, dando un contributo economico per combattere la situazione di crisi attraverso campagne di crowdfunding oggi, ma questa campagna può funzionare anche in futuro
  • L’adv out of home è trending per comunicare il distanziamento sociale oggi, ma non sarà più utile se cambieranno le abitudini dei consumatori/utenti
  • Il primo passo dell’adeguamento della comunicazione è stato cavalcare il trend di modificare i loghi distanziando font ed elementi, ma per il futuro serve una messa a terra a lungo termine della strategia, in modo che dal logo i prossimi ad allontanarsi non siano i consumatori

IAKI - Brand distanziati

Customer Relationship Management: non fiori, ma una comunicazione empatica

I consumatori, che sui social sono utenti, come si possono rendere conto di questo cambiamento, al netto delle prime iniziative immediate di riconversione produttiva? La risposta è: nelle conversazioni con i brand in senso lato, che per le aziende a livello strategico e in senso stretto prende il nome di community management declinato in tutte le sue strategie:

  • Fare social media listening
  • Usare tool di social media monitoring
  • Destinare risorse formative e di allineamento agli specialist e ai community manager

Una strategia di comunicazione credibile e affidabile vede queste tre leve azionate contemporaneamente. Da messaggi realistici, rassicuranti, gentili e positivi, non più artefatti da logiche troppo pubblicitarie e poco empatiche. La riuscita è legata ad una componente umana: le persone.

E saranno proprio le persone intese come gli specialist e i community manager, dei distaccamenti social interni delle aziende o delle agenzie, a favorire il processo di umanizzazione dei brand, necessario in questo livello zero post coronavirus.

Il futuro del Customer Relationship Management

Come faranno? Probabilmente così:

  • Adegueranno il Tone Of Voice delle conversazioni con gli utenti
  • Sceglieranno di affiancare comunicazioni di aggiornamento sulla situazione locale dell’emergenza Covid-19
  • Stravolgeranno il piano editoriale, cancellando o rimandando post considerati non consoni
  • Troveranno la chiave di comunicazione verso gli utenti per valorizzare l’adeguamento delle strategie aziendali, così da comunicarle agli utenti in modo vero, genuino e trasparente
  • L’interpretazione del flusso comunicativo sarà meno spersonalizzata, in modo che risultino più umane e meno spersonalizzate anche l’immagine e la brand reputation dell’azienda di riferimento
IAKI - EA
Fonte: https://twitter.com/eaitalia

Se provassimo a stilare delle linee guida o un breve vademecum del community manager i passaggi fondamentali potrebbero essere questi:

  • Frequenza: comunicate con i follower dei vostri profili con la maggiore frequenza possibile. Come? Attraverso riscontri pro-attivi ai messaggi positivi (live), interazioni. E ancora: approfondimenti tramite messaggi privati e rispondendo nei commenti sugli argomenti che possono dare informazioni a tutta la community
  • Empatia: capire e riconoscere la frustrazione degli utenti è fondamentale per dare una risposta adeguata e tempestive a qualsiasi tipo di richiesta, rimandando ad un customer service se possibile per approfondimenti dei casi one-to-one
  • Cortesia: gli specialisti che rispondono e gli utenti che chiedono sono entrambi essere umani: la chiave sta nell’essere semplicemente naturali, facendo sentire il proprio interesse e la propria vicinanza attraverso un Tone of Voice curato e cortese
  • Comprensione: i toni degli utenti potrebbero essere molto spesso non propriamente educati e comprensivi; è sufficiente non personificare nervosismi, sarcasmo o critiche. È importante ricordarsi sempre che gli specialisti stanno offrendo un servizio a nome di un brand. Quindi qualsiasi comunicazione deve essere centrata e a fuoco con i valori e la mission aziendale

Al termine di questo processo di adeguamento della comunicazione digitale, contaminata dalla componente umana dei singoli addetti ai lavori, forse sarà possibile ricevere risposte più tempestive ma soprattutto più empiricamente vicine a noi, anche da parte di quei community manager un po’ più farfalloni.

Live streaming e social distance: una diretta ci salverà

Le live streaming sono state un po’ una benedizione durante l’emergenza sanitaria degli ultimi mesi. Inutile negarlo, ci sono attività che nella fase 2 (ma anche più avanti) sono di difficile realizzazione visto che la distanza sociale rimane una realtà. Come fare se le regole dicono ancora: niente assembramenti e distanza di almeno 1 metro tra le persone?

Che fine fanno tutti gli incontri che prevedono la presenza di 100, 500 o migliaia di persone nel medesimo luogo allo stesso momento? Non parliamo solo del campionato di Serie A, ma anche di manifestazioni culturali, festival o più semplicemente di presentazioni di libri.

Naturalmente è tutto da rivedere, emergenza coronavirus e sicurezza impongono una totale revisione degli spazi e dei modi di fruizione degli incontri fisici, ed è qui che la tecnologia viene in aiuto di artisti e pubblico.

Sì, perché se c’è una cosa che ci hanno insegnato le piattaforme di videoconferenza come Zoom e Skype negli ultimi tre mesi, è che una video call azzera le distanze.

Ma ci sono altri vantaggi dal punto di vista della comunicazione, vediamoli insieme:

  • Una live streaming si può seguire ovunque: o altrimenti detto, se il tuo pubblico non può venire da te, vai tu da lui! In termini di comodità non ci sono paragoni né è possibile pensare a scenari migliori: si evitano file, attese e basta veramente un clic per partecipare a un incontro online.
    Un esempio? Le dirette streaming del Salone del Libro che causa Covid-19 ha posticipato l’evento in fiera a settembre, ma non ha voluto rinunciare a qualche occasione di incontro con gli autori a maggio. (Ad aprire SalToEXTRA è stato Alessandro Barbero, con una lectio inaugurale che ha fatto la gioia dei fan dello storico. 🔥)
  • La live streaming elimina le sovrastrutture: evviva, finalmente un modo per dare ampio spazio alla sostanza! Si eliminano i “rumori” di fondo e i riempitivi per andare dritti al punto, per la gioia di chi ama la concretezza. Un esempio? I tanti webinar (tipo questo di Università Cattolica) che hanno animato la rete in questi mesi particolari o le dirette di Marco Montemagno, personalità del mondo web e tech. 📢
  • La live streaming è perfetta per gli utenti che amano interagire: la diretta si guarda, è vero, ma durante tutta la durata è possibile partecipare attivamente: sarà per questo che Instagram ha dedicato alla modalità diretta una sezione Q&A impostata unicamente alle domande della community a cui i protagonisti della live possono rispondere?

IAKI - Instagram Q&A live streaming

Ecco, se il vostro brand ha qualcosa da dire in questo momento, le live streaming sono la risposta!

Su che canale farle? A questo proposito non avete che l’imbarazzo della scelta: Facebook, Instagram e Youtube sono sicuramente i social più utilizzati, ma anche Twitch e Twitter potrebbero regalarvi grandi soddisfazioni. E no, non dovrete ingaggiare una troupe cinematografica.

Per una live streaming Facebook ad esempio potrete pensare a creare una diretta con regia in modo da:

  • Dare il giusto spazio in video a ogni relatore, regolare il volume dei loro microfoni, ecc
  • Condividere una schermata o inserire un elemento grafico o video
  • Customizzare con grafiche e overlay
  • Far comparire nel video un commento social da parte di un utente
  • Invitare partecipanti del pubblico alla live

Insomma, nulla da invidiare a un’occasione di incontro fisica, ma con un plus non indifferente: un risparmio economico importante. Pensate solo a spostamenti, vitto, alloggio, logistica, attrezzatura, prenotazioni location e tanto altro…

Dite la verità, vi stiamo tentando eh?

Allora date uno sguardo a uno dei nostri lavori in materia di live streaming (qui il lancio di Fifa 20 per Electronic Arts) e poi scriveteci: organizzeremo per voi una live streaming di successo!

Ad-blocking: pubblicitari, non mi avrete mai… forse!

Qualcuno ha detto “Ad-blocking”? Sì, ma partiamo dall’inizio.

Rilasciato il nuovo trailer del film dell’anno. Apri Youtube per vederlo e SBAM, eccolo lì, il video pubblicitario di 10 secondi di cui avresti fatto volentieri a meno. E ti lascia un attimo interdetto (ma come, ho appena comprato delle scarpe, WTF). 
E poi apri il sito per le news sul Fantacalcio, e SBAM ecco pure il popup delle nuove Air Max (di nuovo?!).

Si sprecano ormai gli studi condotti sui comportamenti degli utenti sulle varie piattaforme online e i vari canali social, dai più recenti (sì esatto, ci riferiamo proprio a TikTok) fino a quelli a prova di boomer (qualcuno ha detto “Buongiornissimo kafèeee”?). Ma quanto sappiamo veramente sul “fastidio” causato dagli annunci che popolano le suddette piattaforme?
Riuscite a pensare ad uno qualsiasi di quei canali usati da milioni di persone, totalmente privi di inserzioni o annunci pubblicitari?
Noi, che siamo sempre sul pezzo, vogliamo parlarvi del fenomeno di Ad-blocking e, nel dettaglio, dei Brand Blockers.

Ad-blocking e Brand-Blockers Crew

Il termine brand block e Ad-block condividono le stesse logiche.
 In un caso, quest’ultimo, parliamo di un tool diffusissimo e usato per stoppare la visione di inserzioni mentre navighiamo sui vari siti web. Il brand blocking, invece, è un comportamento ancora poco diffuso che consiste nella segnalazione dei post promossi da parte degli utenti, e a seconda delle possibilità dei vari canali social, dunque nascondere le inserzioni visualizzate nel girovagare per il webbe (inizialmente solo Twitter, sì anche lì ci sono tanti meme da salvare).

Bella la pubblicità, ma non ci vivrei

Gli utenti non usano ad-blocker solo per sospendere la visione di inserzioni sulla maggior parte dei siti che visitano. In molti stanno anche meditando di agire in prima persona dove Ad-block non riesce (Mark protect, Mark defend).

Alcuni temerari utenti, utilizzatori del Twitter, hanno per mesi nascosto e bloccato tutti gli account che promuovevano dei tweet, quasi sfidando le logiche stesse della maggior parte dei social networks (spazi gratuiti che prevedono la visibilità di post/annunci sponsorizzati). Gli stessi utenti hanno poi cercato di replicare questi comportamenti sugli altri canali (semplice quanto archiviare una chat Whatsapp, in effetti).

Ad-blocking vs. brand: endgame?

Esiste addirittura un comitato internazionale che raccoglie tutte le azioni utili per “non” infastidire gli utenti e romper loro le scatole, soprattutto quando i brand vogliono esser diretti con loro.
 Se è vero che molti utilizzino l’ad-blocking e, per adesso opzione remota, questa tendenza dovesse estendersi, si troverebbero quasi costretti a rivedere l’efficacia delle proprie inserzioni (Influencer? Banner? #Ad #Cool #Error404).
L’autenticità del contenuto diventerebbe fondamentale, più che mai.
Così come la capacità di capire dove un messaggio, pubblicitario o meno, debba essere lanciato. I canali scelti da presidiare non sono scontati. Tutto dipende da cosa vogliamo dire agli utenti e del come pensiamo di poterli portare dalla nostra parte.

Chi possiede una pagina social o si attiva in qualche modo con dei canali branded, non può assolutamente prescindere da quanto gli utenti siano diventati attivi a manifestare il proprio gradimento. Creare dei contenuti che non siano freddi come l’ultimo inverno di Winterfell, ma siano sufficientemente sul pezzo (quindi, Drakarys) è il primissimo passo da cui partire per avvicinarsi veramente alle persone.
Il resto? Beh solo un vero drago della comunicazione può essere in grado di capire e reagire a questi scenari!

Skrr skrr: Instagram, Spotify e Pinterest per un 2020 a tutta velocità!

Il nuovo anno ha portato tante novità sui social media e sulle app che utilizziamo abitualmente. Ma non trovate che la comunicazione di Instagram e dei social in generale si stia un po’ uniformando? Andiamo a scoprire le ultime tendenze e a cercare di capire se qualcosa unisce tutti questi cambiamenti.

Pinterest, Pinterest delle mie brame…

Non solo Instagram, alzi la mano chi almeno una volta al giorno scrolla il feed di Pinterest in cerca di ispirazione per il proprio look…

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… ci avremmo giurato. Per tutti i beauty victim, Pinterest ha pensato la feature Try On. Grazie alla realtà aumentata gli utenti possono testare, con la telecamera interna dello smartphone, diversi elementi di make-up in base alle proprie esigenze. Si tratta di un livello di sviluppo differente rispetto ad un qualunque filtro di Instagram (clicca qui per fare un ripassino veloce sulle story), infatti è possibile provare e successivamente acquistare gli accessori beauty dei principali brand del settore, presenti sulla piattaforma. La novità ci sembra utile, comoda e facilmente fruibile, ma sorge spontanea la domanda: Pinterest ha voluto prendere ispirazione da feature già esistenti su Snapchat e Instagram per avvicinarsi alla loro comunicazione veloce e immediata o ha voluto semplicemente rispondere a un’esigenza degli utenti?

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Dopo Instagram, le Spotify Stories: what a time to be alive!

Quando pensi di averle viste tutte con Instagram, ecco che arrivano le storie anche sulla piattaforma svedese!
La prima a testare questa funzionalità è stata la beauty youtuber Summer Mckeen che Spotify ha scelto per lanciare questa nuova feature in cui i video personali dell’influencer sono presenti all’interno delle playlist pubbliche sulla piattaforma. Le storie di Spotify mantengono le caratteristiche principali delle altre app con la differenza sostanziale che in questo formato ovviamente è previsto l’utilizzo della musica e delle playlist. Non ce lo aspettavamo proprio.

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La prima Spotify influencer, scelta per la quantità di playlist personali presenti sul profilo, ha fatto da spartiacque per questa nuova feature, infatti pare che nel breve periodo potremo vedere tanti altri artisti pubblicare queste storie. L’azienda svedese ci tiene a precisare però che non vuole trasformarsi un social media, ma solo ampliare l’esperienza che l’utente può fare con la musica.
Anche in questo caso la domanda ci sorge spontanea: solo a noi sembra che la direzione presa da Spotify non sia così lontana da quella di altri social media? L’utilizzo di influencer e la nascita delle stories potrebbe essere interpretato come un modo per rendere più veloce la diffusione delle novità nel campo della musica con un contenuto breve ma efficace e le case discografiche già si sfregano le mani.

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IGTV: c’è nessunoooo… ?

Su Instagram il tasto IGTV è scomparso e non per sbaglio. L’app lanciata un anno fa non ha raggiunto i risultati sperati (lo avevamo già notato a fine marzo 2019) quindi Instagram ha deciso di rimuovere il tasto ad hoc che dall’applicazione principale portava su IGTV, lasciando comunque la possibilità agli utenti di passare a questa app o scaricarla per guardare video fino a 10 minuti. Il popolo di Instagram ha dato un feedback chiaro: vince la velocità, lunga vita ai video brevi!

Leggendo queste novità ci rendiamo conto che il panorama social, e non solo, si sta uniformando e procede sempre di più verso una comunicazione veloce e immediata, fatta di contenuti brevi, il cui formato principe è quello delle Stories. Abbandoniamo quindi le strategie confuse, lunghe e macchinose e pensiamo ad una comunicazione più semplice, intuitiva e soprattutto immediata. Condensiamo i contenuti in un arco di tempo breve in modo che siano efficaci e diretti per i followers. Vi stupireste se la durata delle stories un giorno venisse ridotta a 10 secondi? Noi no.