Web Listening: perché è importante per una social media strategy?

Se lavori nel mondo dei social media o ne sei semplicemente attratto, avrai sicuramente sentito parlare di Web Listening.
Se invece non è così, ora scoprirai di cosa si tratta e capirai come ogni social media strategy di successo, abbia inizio da questa attività.

Cosa si intende per Web Listening e perché è importante?

Tutti noi, nessuno escluso, possiamo esprimere il nostro pensiero (purché non offensivo) sui social media; proprio per questo motivo, uno dei compiti di te, azienda, è quello di mantenere positiva la tua immagine sui social network.

Al giorno d’oggi, infatti, non puoi più fare a meno di monitorare le conversazioni (commenti o recensioni che siano) relative al tuo brand che avvengono sul web.

Devi quindi eseguire un lavoro di estrapolazione delle conversazioni, positive e negative, nel tuo segmento di pubblico di interesse, cioè il target.

Ecco che qui nasce l’importanza dell’ascolto, cioè del tracciamento su ciò che gli utenti dicono di te e dei tuoi prodotti.

Solo così puoi comprendere in modo realistico il livello di Brand Reputation della tua azienda, ma non solo: puoi capire in quale direzione muoverti per implementare così la miglior strategia di successo.

Insomma, una grande opportunità che ti dà la possibilità di cogliere le preferenze dei tuoi customers, ma non solo, anche quelle che loro hanno nei confronti dei tuoi competitor.

Come mettere in atto un Web Listening?

Ora che hai capito di cosa si tratta, ti sarai anche chiesto come poter mettere in pratica questa definizione.

Non preoccuparti, nel mondo 2.0, non devi certo fare tutto “a mano”, come si suol dire.

Se fai una ricerca, infatti, puoi notare che esistono numerosi tools, sia in versione free che in versione paid, che sono strutturati in modo omogeneo e che ti permettono di raccogliere, attraverso un’analisi precisa e dettagliata, le percezioni del tuo pubblico.

Il primo step che devi affrontare per iniziare l’ascolto è la costruzione di una o più query di ricerca basate su determinate keywords e operatori (AND, NOT, OR, etc…)

La query, infatti, oltre a definire il tipo di contenuto che vuoi trovare, ti permette di escludere ciò che per te non è rilevante. Ovviamente, più questa è precisa, più ti restituisce un risultato rilevante per il tuo brand.

Bene, da adesso in poi non puoi più fare a meno di questa analisi.

Quindi: ascolta, comprendi e agisci.

Instagram marketing: nasce IGTV e si apre la sfida a YouTube

C’è chi per un’occasione speciale si regala un viaggio o un oggetto di valore e chi, come Instagram, per festeggiare il suo miliardo di iscritti decide di scardinare uno degli asset distintivi della piattaforma: la lunghezza dei video con IGTV. Ancora una volta, quindi, l’instagram marketing si conferma in continua evoluzione.

Per tutti quelli che lavorano nel digital o nel brand entertainment è scattata la gara al pronostico sul successo e la ricerca della chiave vincente per sfruttare l’estensione del formato video.

 

Sicuramente c’è chi ancora non ha avuto tempo di farsi qualche domanda su IGTV, quindi ci abbiamo pensato noi. E, già che ci siamo, cerchiamo di dare anche qualche risposta.

Dove trovo IGTV?

IGTV può essere scaricata come app dedicata oppure direttamente nel caro vecchio Instagram, aggiornando l’applicazione e cliccando sull’icona che appare accanto ai direct.

Sostanzialmente, di che si tratta? La prima impressione è quella di avere a che fare con un broadcaster “intelligente”. Puoi cercare quello che vuoi, ovvio, ma IGTV ti propone direttamente un palinsesto di contenuti suddivisi in quattro categorie:

Per te: una selezione basata sugli interessi

Persone che segui: i canali e i video di chi già segui su Instagram

Popolari: i video più popolari nel tuo network 

Continua a guardare: permette di riprendere la visione di video interrotti precedentemente

Tutto il resto è contenuto, contenuto, contenuto. O, almeno, immaginiamo sarà così, dato che il servizio, nel momento in cui scriviamo, è all’esordio.

Quanto sono lunghi i video? Certo non i 15 secondi classici di Instagram, ma anche qui c’è un “ma”. Tutti possono caricare video fino a 10 minuti di lunghezza. I “lungometraggi” fino a 60 minuti sono, per il momento, territorio di una selezione di creators con numeri elevati di followers e interazioni.

E la pubblicità? Per il momento non è possibile fare Adv, anche se è ipotizzabile che, con formati lunghi, il break possa essere inserito in futuro.

Insomma, dopo una prima panoramica viene abbastanza facile pensare che IGTV si candidi per diventare un competitor di YouTube. Tanti i punti in comune, altrettante le peculiarità distintive, come il formato verticale tipico di Instagram in contrasto con il più televisivo 16:9 di YouTube (e per questo immaginiamo che un limite di IGTV possa essere l’impossibilità a essere cross device).  Capire, però, quanto la sfida sarà accesa è ancora prematuro. YouTube ha dettato degli standard di formato, di linguaggio, persino di formati Adv. È difficile pensare che IGTV voglia giocare con le stesse regole. Più facile pensare che voglia far evolvere gli asset che hanno reso popolare Instagram nella direzione di uno storytelling più corposo e strutturato.

Ora la questione è semplicemente quanto tempo ci vorrà perché i creators e gli utenti in generale comincino a creare format in grado di valorizzare al massimo il nuovo servizio. E le agenzie e i brand sono già alla finestra ad aspettare…

La funzione Shoppable arriva anche nelle Instagram Stories

Pochi mesi fa Instagram ha rilasciato la nuova funzione Shoppable per i post all’interno del feed, ovvero la possibilità di inserire un tag che colleghi il prodotto in foto al sito su cui acquistarlo. Pensavate fosse finita qui?
Sbagliato. La nuova era dello shoppable content è appena iniziata, e ora continua nelle Instagram Stories.

Il canale ha deciso di puntare nuovamente sull’e-Commerce, questa volta direttamente dalle Storie. In questo modo i brand hanno la possibilità di mostrare il prodotto nella vita di tutti i giorni e, allo stesso tempo, rendere immediato e realizzabile il desiderio di possederlo.

Ci troviamo in un momento dell’era digitale in cui l’obiettivo non è vendere un prodotto, ma la sua idea, l’emozione, un modo di essere. Tutto molto bello, il rischio però è che questa idea rimanga astratta, o peggio, venga dimenticata.

L’utilizzo della funzione Shopping sarà quindi sempre più indispensabile all’interno di una social media strategy di successo. Questo poiché rende immediatamente realizzabile un desiderio dell’utente che altrimenti potrebbe svanire o essere abbandonato.

Ma come funziona lo Shopping sulle Instagram Stories?

Su Instagram gli utenti sono sempre in cerca di nuovi trend e ispirazioni osservando le storie dei loro brand preferiti. Tuttavia non è soltanto un canale ispirazionale, è un luogo in cui avvengono azioni, dove all’utente non si chiede più solamente di interagire, ma finalmente di agire.

Le aziende potranno utilizzare l’opzione Shopping non solo sul feed di Instagram, ma anche all’interno delle Stories, grazie a un nuovo sticker che lo rende possibile.

L’icona di una shopping bag invita infatti l’utente a scoprire ulteriori dettagli: dopo il tap potrà visualizzare le specifiche del prodotto, il prezzo e il bottone che riporta al sito web per l’acquisto.

Per ora la funzione è utilizzabile soltanto da alcune aziende, ma non temete presto la piattaforma rilascerà la nuova feature anche per gli altri brand.

instagram stories

Fonte: igersitalia.it via @louisvuitton

Buyer personas, preziosi alleati delle social media strategy

È davvero fondamentale tenere in considerazione le buyer personas del brand di cui ci occupiamo quando delineamo una social media strategy?
Certo, se vogliamo che la nostra strategia digitale sia davvero efficace e porti dei risultati in termini di reach, engagement e non solo.

Cosa sono le buyer personas

Ma andiamo con ordine e definiamo il concetto di buyer personas. Le personas o buyer personas sono dei clienti ideali che rispecchiano i consumatori reali del prodotto o servizio che andremo a comunicare. Per costruire questi profili si procede in maniera scientifica. Si strutturano infatti interviste, sondaggi e questionari, sia offline che online, così da raccogliere tutti i dati utili a compilare la “carta d’identità” dei nostri consumatori tipo.
Oltre alle informazioni socio-demografiche, è utile conoscere i loro hobby e interessi, sapere come si informano e come arrivano alle decisioni d’acquisto, qual è il loro livello di digitalizzazione e quali device prediligono, individuare non solo le loro necessità e bisogni ma anche quali ostacoli e problemi affrontano cercando di soddisfarli e ultimo, ma non meno importante, quali critiche muovono al brand che stiamo comunicando.

Veniamo ora al punto chiave di questo articolo: come le buyer personas aiutano l’efficacia di una social media strategy.

Ecco qualche spunto:

Decidere cosa comunicare

Conoscere le necessità del target delle nostre pagine social e come il nostro prodotto o servizio risponde a queste ci permetterà di focalizzare i contenuti su aspetti davvero rilevanti per gli utenti, andando così a colpire il loro interesse.

Decidere come comunicare

I nostri post dovranno attirare l’attenzione non solo per il contenuto ma dovranno anche avere visual e formati adatti alle nostre buyer personas di riferimento. Per questo è importante valutare sia le specifiche socio-demografiche sia il livello di digitalizzazione della nostra community.

Andare oltre il beneficio funzionale

Individuare le aspettative che le buyer personas hanno sul nostro brand ci permetterà di poter guardare al prodotto in maniera più ampia, individuando nuovi punti di vista. Immaginiamo per esempio di gestire la social media strategy di un brand che commercializza tappi per le orecchie. Sappiamo bene che la necessità a cui questi rispondono è ottenere silenzio, isolamento acustico. Quali benefit derivano dal loro utilizzo al lavoro per esempio? Non avendo distrazioni, riusciamo a concentrarci meglio, ad essere più produttivi i quindi uscire in tempo dall’ufficio per goderci un aperitivo in compagnia! Abbiamo parlato del prodotto, ma andando oltre il prodotto stesso.

Scegliere le collaborazioni giuste

Conoscere cosa e chi influisce sulle decisioni d’acquisto sarà fondamentale per la nostra social strategy. Sapere quali sono le voci che il target ritiene autorevole ci permetterà di scegliere le collaborazioni giuste per i nostri progetti di digital PR, in modo che colpiscano realmente gli utenti e risultino quindi efficaci.

Ottimizzare le occasioni di engagement

Indagare hobby e interessi delle buyer personas ci permetterà di sfruttare al meglio occasioni da calendario ed eventi di real time marketing. Creare contenuti sfruttando questi avvenimenti potrà sicuramente portare vantaggi in termini di engagement di pagina, a patto però che questi siano davvero in linea con il nostro target. Se così non dovesse essere infatti, il social flop sarebbe dietro l’angolo!

Decidere cosa non dire

Non dimentichiamo che le buyer personas ci rivelano anche le barriere di acquisto al prodotto, cioè quelle caratteristiche che frenano il nostro target. Questo ci aiuterà a capire quali sono i nostri punti deboli e ci preparerà anche ad affrontare in maniera efficiente la gestione del CRM.

Compilare la carta d’identità dei nostri utenti tipo, dando loro un nome, una storia e descrivendo il loro modo di vivere, ci permette quindi di produrre contenuti davvero interessanti, che li porteranno prima a conoscere e poi interagire con la pagina fino a fidelizzarli al brand. Attenzione però, la nostra community è in continuo cambiamento ed evoluzione. Teniamo quindi sempre presente la social media strategy che abbiamo delineato e non perdiamo di vista l’obiettivo senza però dimenticarci dei principi fondamentali del community marketing.

Instagram Marketing: ecco gli adesivi con emoji a scorrimento

L’Instagram marketing non si ferma più! Dopo i sondaggi e le gif, nelle stories sono arrivati gli adesivi con emoji a scorrimento.

Da qualche giorno è possibile infatti esprimere il proprio indice di gradimento attraverso una barra scorrevole.

Tramite una domanda possiamo chiedere cosa ne pensano i nostri amici di una foto o un video che abbiamo pubblicato nelle stories.

Grazie a un’emoji che si ingrandisce o si riduce in base al nostro gradimento (tutta a sinistra: non ci sta piacendo, tutta a destra: il contenuto è super!) possiamo rispondere a domande come: “Quanto è cool questo paio di scarpe?” pubblicando la foto del modello di sneakers appena uscito sullo sfondo e un’emoji con gli occhi a cuore.

Questa funzione è senza dubbio importantissima per i brand che potranno così avere un riscontro immediato sul gradimento di un prodotto appena lanciato, una news o un evento live creando così una sorta di archivio storico dei contenuti più apprezzati dalla community.

Utilizzarla è un gioco da ragazzi: basta aggiungere l’adesivo con l’emoji a scorrimento alle proprie stories prendendolo nella zona “sticker”.

Gli amici interagiranno rilasciando l’emoji al raggiungimento della dimensione (e quindi del gradimento) desiderata.

Si può anche visualizzare la media delle risposte fornite dagli altri così come è possibile farlo ora con le percentuali sui sondaggi.

 

Investire nelle Instagram Stories  è un passaggio necessario per i brand tenendo conto anche di dati come la reach (più di 300 milioni di persone che ogni giorno passano parte del loro tempo su Instagram). Per una social media strategy di successo è quindi importante considerare sempre lo storytelling delle stories e rapportarsi con la community. Sia per generare conversazione intorno al brand sia per mantenere sempre vivo l’interesse per le novità.

E dopo gli adesivi con emoji a scorrimento, quali sorprese ci riserverà l’instagram marketing? Stay tuned 🙂 

Facebook reach: come vincere contro l’algoritmo?

“Reach”: pervenire a, giungere, raggiungere. È proprio questo il verbo che tanto sta a cuore a chiunque si occupi di Facebook Marketing, l’obiettivo principale di qualsiasi post si decida di pubblicare. Raggiungere con i propri contenuti gli utenti. Cosa sta succedendo, però, a questa metrica così importante con l’evolversi di Facebook?

Andiamo per ordine.

Nel novembre 2007 Facebook diventa una risorsa di business strategica grazie all’introduzione delle Pagine e le aziende iniziano ad aprire un canale digitale di dialogo con i loro affezionati o potenziali clienti. Anno dopo anno la caccia dei brand ai like e ai fan si fa spietata, gli utenti seguono sempre più aziende sui social e di conseguenza diventa difficile riuscire a farsi notare tra i news feed della propria fanbase. I cambiamenti dell’algoritmo, infatti, hanno portato gradualmente ad un drastico calo della Facebook reach organica, ossia il numero di persone che vengono raggiunte dai contenuti di un brand senza aver investito in advertising.

Da gennaio ad agosto 2017, secondo una ricerca di BuzzSumo, la reach organica era già diminuita del 20% rispetto all’anno precedente. Questo dato ci suggerisce che il calo annunciato e già sperimentato da molti brand e marketer a gennaio 2018 è solo parte di un processo cominciato in realtà molto prima, addirittura (dice qualcuno) nel 2013, e volto a rendere meno visibile l’attività dei brand su Facebook.

Nello specifico, l’ultimo aggiornamento del 2018 minaccia di uccidere quasi definitivamente la portata organica dei post delle pagine, riducendo di circa il 40% la possibilità che vengano mostrati nel newsfeed degli utenti.
Questo significa un calo di visibilità importante che preoccupa non poco i brand.

Ma basta generare interazioni, like e commenti per essere considerati contenuti di qualità e non essere quindi penalizzati dall’algoritmo?

Non proprio, anzi. È assolutamente sconsigliato cercare di accaparrarsi like o commenti dagli utenti con call to action che stimolino direttamente l’interazione, perchè secondo quanto dichiarato da Zuckerberg nell’ultimo aggiornamento dell’algoritmo di gennaio 2018, utilizzare l‘engagement e click bait penalizzerà i contenuti pubblicati perchè non generano interazioni significative.

Il reale obiettivo di questo aggiornamento, però, almeno per ora, non sembra essere quello di escludere i brand dal newsfeed degli utenti. Questa è solo una conseguenza.
L’obiettivo di Zuckerberg è quello di mostrare alle persone dei contenuti che li aiutino a connettersi tra loro, a interagire con gli altri utenti, e a rendere Facebook un luogo felice dove “incontrarsi” e creare relazioni.

Il calo della reach organica non riguarderà, però, almeno per il momento, tutte le pagine. In particolare, le pagine che non dovrebbero risentire in modo drammatico del calo della reach, sembrano essere quelle che hanno queste caratteristiche:

– Sono attive da parecchi anni, hanno quindi uno storico importante
– Hanno fanbase attive e coese, cioè vere e proprie community di persone che hanno interesse a interagire anche quotidianamente con il brand

Come fare quindi per cercare di contrastare questo graduale calo degli utenti raggiunti?

Sponsorizzare

Obiettivo primario per i brand che vogliono riemergere da questo crollo significativo della Facebook reach è investire in advertising con lo scopo di ottimizzare i risultati raggiungendo quanti più utenti possibile.
E spendere di più non significa automaticamente raggiungere più utenti, ci vuole una content strategy di qualità. Come? Ecco di seguito alcuni spunti.

Creare contenuti emozionali e thumb-stopping

Un brand che comunica sui social in maniera fredda e distaccata vivrà probabilmente un calo della portata e conseguentemente delle interazioni. Allo stesso modo, chi ricercherà le interazioni a tutti i costi con il click baiting e l’engagement baiting verrà ugualmente penalizzato.
Bisogna quindi realizzare contenuti che riescano a “stoppare” e ad attirare l’attenzione dell’utente, emozionando o semplicemente stimolando il suo interesse, attraverso formati impattanti.

Less is more

Quello che cattura di più l’attenzione degli utenti, che si tratti di una grafica o di un video, è soprattutto la componente visual del contenuto, per questo è sempre meglio evitare di appesantire con troppo testo la grafica, per non disperdere l’attenzione dell’utente. Troppo testo in grafica rischia di essere anche poco leggibile da mobile, per questo è importante tenere conto di come si visualizza da smartphone il nostro contenuto, da qui l’importanza del punto successivo.

Essere mobile-friendly

Dal momento che circa l’80% del nostro tempo passato sui social è da mobile, è importante che i nostri contenuti abbiano un formato che sia facilmente navigabile anche da smartphone e magari puntare su formati navigabili solo da mobile per intercettare e raggiungere più utenti (ad esempio canvas, foto-live)

 

Cliccare su “mostra per primi”

È importante ricordare agli utenti della propria fanbase attraverso un post ad hoc di cliccare su “mostra per primi” in modo da dare la precedenza di visualizzazione dei contenuti pubblicati dalla pagina seguita rispetto ad altri

Questi sono solo alcuni spunti da cui trarre ispirazione quando in fase di creazione di contenuti ci si pone come obiettivo primario quello di raggiungere il numero maggiore di utenti possibile.

Ovviamente non c’è una strategia definitiva per contrastare del tutto il calo della Facebook reach, uno dei segreti è sicuramente la continua sperimentazione.