Sticker mania: come rendere sempre più interattive le tue storie

Alzi la mano chi almeno una volta al giorno si diverte a sbirciare e interagire con i contenuti che vengono pubblicati sulle Instagram Stories delle persone che segue.
Abbiamo già detto qui quanto sia importante per un brand sfruttare le Stories, oggi parleremo dell’importanza degli sticker delle Instagram Stories per creare interazioni con la propria community.

C’erano una volte le interazioni

Come ogni bella storia che si rispetti, è giusto cominciare dal principio. Sappiamo tutti cosa sono le interazioni? I social ci permettono di interagire in tempo reale con i contenuti che vengono pubblicati dai nostri amici. Con la parola interazioni si intendono tutte le azioni (reazioni come like, commenti, condivisioni…) che vengono eseguite su un contenuto online. Negli ultimi anni, per combattere la concorrenza prima di Snapchat e adesso di TikTok, Instagram ha introdotto una serie di feature per rendere attiva e divertente la permanenza sul social, tra queste, gli sticker.

Gli Sticker ai tempi delle Instagram Stories

Se all’alba del 2020 alla parola “Sticker” la prima cosa a cui pensi non è Instagram, beh… Houston, abbiamo un problema! Per chi fosse vissuto su Marte fino ad oggi, gli Sticker possono essere visti un po’ come la versione digitale degli adesivi che–perdonate il momento nostalgia–andavano di moda negli anni ’90 e come allora, hanno il fine ultimo di divertire–nel nostro caso di rendere di appeal i contenuti, cosa non facile data la sempre più sfrenata concorrenza.
Tra i tanti adesivi disponibili, però, quali sono quelli che possono risultare vincenti per la comunicazione di un brand? Vediamone alcuni:

  • Sondaggio: permette di creare una domanda a cui le persone devono rispondere scegliendo tra due opzioni. In un mondo in cui riceviamo una quantità infinita di informazioni al secondo prestando poca attenzione a tutto, questo sticker risulta immediato e performante grazie alla sua velocissima fruizione.
  • Quiz: come nei migliori gameshow, potrete proporre una domanda e personalizzare le risposte multiple. Dopo la pubblicazione i follower possono votare e, dopo aver scelto la loro preferenza, scoprire la risposta corretta.
  • Countdown: per creare appeal e desiderio attorno al lancio di un prodotto o servizio è possibile utilizzare lo sticker del Countdown. Questo permette di fare un conto alla rovescia fino a un momento preciso che si desidera aspettare con ansia e notificarne lo scadere per coloro che avranno salvato dalle storie.
  • Chat: parole, parole, parole soltanto parole. Lo sticker chat permette di avviare una conversazione diretta con un gruppo di persone che spontaneamente decidono di inviare la richiesta di partecipazione alla chat stessa. Il creatore ha la possibilità di personalizzare la conversazione dandole un titolo e stimolare la conversazione con la community.
  • Donazione: l’impegno sociale è sempre ben visto da parte dei brand e la racconta lunga sulla loro politica. Questo sticker permette di fare una donazione da devolvere a organizzazioni no profit e fare un’opera di bene.

Brand featuring Sticker

I brand, dunque, attraverso le Instagram Stories, prima catturano l’attenzione degli utenti e dopo possono aumentare l’interattività. Grazie agli sticker possono ottenere anche delle informazioni utili per la loro crescita.
E allora cosa stanno aspettando i brand a sfruttare gli sticker per domandare alla propria community cosa si aspettano dal loro prodotto? Le informazioni che si ottengono possono essere usate per migliorarsi e indirizzare la strategia nella giusta direzione! D’altra parte il cliente va sempre ascoltato!

In più, a riscontro di questo trend imperante degli Sticker e della loro centralità, da qualche mese, lo sticker del sondaggio è disponibile anche per le Stories che possono essere sponsorizzate, cosa che permette ai brand di parlare di prodotti e servizi in modo più simpatico, ingaggiando le persone in modo meno commerciale. Per il momento la possibilità di sponsorizzazione si limita al sondaggio, ma chissà che in futuro Instagram non estenda questa possibilità anche ad altri Sticker.

Ovviamente il social network è in continuo aggiornamento e siamo sicuri che nel corso di quest’anno gli Sticker saranno i veri protagonisti delle Stories e sempre di più un punto di forza per i brand. Naturalmente il segreto è conoscere le feature per poterle usare in modo furbo ma oculato, per questo una corretta strategia è sempre la risposta vincente. Noi non vediamo l’ora di sperimentare le mille e più possibilità che gli Sticker forniscono e adattarli alle strategie dei nostri clienti! E tu, che ne dici di provare?

Moderazione o animazione, questo è il dilemma!

La natura primaria dei social network è quella di mettere al centro le persone (qua un nostro articolo a riguardo) e creare un dialogo tra loro. Immaginatevi una grande tavolata di persone, un po’ alla Ferzan Ozpetek, in cui tutti possono esprimere la loro opinione e scambiarsi consigli e suggerimenti. Se però ognuno è libero di dire la sua, un brand che sceglie di sfruttare i social media deve agire da buon regista e riflettere su come gestire le interazioni che nasceranno all’interno della sua pagina. Perché deve essere chiaro per tutti: c’è in gioco l’immagine del brand anche da come vengono gestiti i commenti. Ma come vengono monitorati questi? Attraverso la moderazione e l’animazione di pagina.

Moderazione e animazione: alla scoperta della Social Media Policy

Ebbene sì, quello dei social network è un territorio ben più impervio della Terra di Mezzo, perciò la parola d’ordine è “Policy“: dato che chi ben comincia è già a metà dell’opera, il primo passaggio fondamentale è quello di scrivere un regolamento aziendale che racchiuda il comportamento da adottare sui Social Media. Questo piccolo punto di partenza è molto importante perché deve rispecchiare il carattere e i valori del brand.
La domanda successiva, quella a cui tutto ruota attorno, è: come vogliamo essere percepiti?
I social media non sono altro che una vetrina attraverso la quale entrare in contatto con il pubblico, quindi non va sottovalutato il linguaggio che si vuole utilizzare: dare del “tu”, del “lei”, se parlare in modo ironico e simpatico o serio e formale. In questo caso vale un po’ il detto della nonna “Parla come mangi”. Nel senso: non confonderemmo mai il tono dissacrante di Taffo, sui cui il brand ha costruito la comunicazione, con quello di un’azienda di assicurazioni. Questo perché figure professionali come i Community Manager (della cui importanza vi avevamo già parlato qui) hanno elaborato una comunicazione in linea con lo spirito del brand.

Moderazione o animazione? Due attività complementari

Moderazione o animazione? No, non vale tirare la monetina. Per quanto ad una persona del settore possa sembrare scontato, la differenza tra le due attività è netta, seppur complementare.
Come suggerisce il termine, se scegliamo di “animare” la pagina vogliamo portare le persone ad interagire tra di loro e con noi. Se è vero che i social ci uniscono in un unico grande ambiente di comunicazione, stimolare la conversazione è fondamentale per diversi motivi:

  • rendere l’ambiente sociale un punto di comunicazione per gli utenti e far sì che siano invogliati a interagire in futuro;
  • avvicinarsi ai consumatori in maniera più colloquiale e meno istituzionale. Indirettamente è quindi un’ottima occasione per la marca di raccontarsi dato che, sempre più, le persone vogliono identificarsi nei brand–Referral Marketing, presente?! Ecco.

Cosa succede però se i termini utilizzati nei commenti sono “poco carini”? Oppure se vengono segnalati problemi?
 Il Community Manager scende in campo con i poteri di Gandalf il Bianco per ristabilire l’ordine.

Modera che ti passa!

Tutto quello che riguarda domande particolari o segnalazioni è parte della moderazione di pagina. Oltre che la gestione di commenti inopportuni o risoluzione di problemi.
 Lo scopo della moderazione è quello di avere il controllo della comunicazione che avviene attraverso le pagine social e di rispondere agli utenti rispettando le indicazioni della Social Media Policy.
La sensibilità di chi ricopre questo ruolo sta nel capire il modo più appropriato con cui rispondere a richieste specifiche e quando un commento negativo può trasformarsi in un’interazione neutrale o addirittura positiva.

Quando si è in fase di redazione della SMP è quindi fondamentale valutare come gestire le pagine social del brand. Infatti non sempre tra i compiti rientrano sia la moderazione, che l’animazione di pagina.
Per capire come muoversi, la strada migliore rimane quindi quella di affidarsi a figure professionali in grado di analizzare e indirizzare i brand verso la scelta più idonea. Cosa aspettate a provare cosa vuol dire “animare” un canale social in modo corretto?

Story di una rivoluzione: benvenuti nell’era dell’all you can… create!

Facciamo un gioco. Prendi il tuo smartphone e controlla la sezione “Tempo di utilizzo”: hai passato su Instagram almeno 30 minuti (di cui almeno 20 nelle Story) nell’arco della giornata? Perfetto, rientri nella media mondiale.

Il successo di Instagram è ormai leggendario, e sembra inarrestabile. Complice di questa ascesa la continua innovazione dei contenuti creabili con il social network più cool del momento. I numeri registrati dal gingillo controllato da Zuckerberg sono da capogiro, soprattutto per quanto riguarda le famosissime story, una delle tendenze più interessanti per chi si occupa di marketing.

Story: il potere della narrazione

Le Instagram Story sono un’arma affilata per il successo di un brand, dando la possibilità di creare una coinvolgente combinazione di immagini e video che hanno il potere di raccontare, ingaggiare, mostrare all’utente un mondo del quale desidererà far parte, se facciamo un buon lavoro!

Abbiamo già parlato dell’importanza di questo strumento: vuoi fare un ripasso? Clicca qui. Ma le Story di Instagram evolvono di settimana in settimana e il loro utilizzo cresce di giorno in giorno, incoraggiando gli utenti non solo a rimanere più a lungo sul social, ma anche ad aggiornarlo frequentemente.

Essere presenti su Instagram, raccontarsi e intrattenere tramite le stories, diventa dunque punto focale di ogni brand che si rispetti.

Parole d’ordine per una strategia che funzioni?

  • Spontaneità: adesivi, effetti speciali, GIF. Mostriamo il nostro mondo colorandolo in base ai messaggi che stiamo veicolando
  • Velocità: le story sono volubili, compaiono e scompaiono nell’arco di 24h. È un contenuto che deve catturare l’attenzione dell’utente in pochi secondi.
  • Bellezza: per una modalità di consumo così semplice e rapida, non c’è arma migliore di un buon impatto visivo. L’utente va coinvolto, immerso nel mondo del brand.
  • Scarsità: se non mi segui, potresti perderti i miei contenuti! Portiamo l’utente a desiderare di essere nostro follower, per non rischiare di mancare un appuntamento.

Cosa significa per un brand?

Significa differenziarsi, in un mondo ricco di offerta, qualsiasi sia il tuo prodotto o servizio, una strategia studiata e pianificata che comprenda le Instagram Story ti da la possibilità di distinguerti dalla concorrenza.

Come?
Sperimentando, testando la risposta degli utenti, creando un appuntamento con i nostri fan in grado di intrattenerli ed entusiasmarli.
Il focus sta nei contenuti: creare immagini e video unici, interattivi e cool, in modo tale da raggiungere un importante obiettivo, una fan base attenta e fedele.

La realtà aumentata e i contenuti creati dagli utenti

Ma veniamo alla novità più in voga del momento: i filtri AR creati dagli utenti.

Instagram ha da poco lanciato la possibilità a chiunque di creare i propri effetti di Realtà Aumentata, trasformando gli utenti non solo in fruitori ma in veri e propri creator.

Una nuova era per la creatività? Vedremo. Per ora sappiamo che sono già centinaia gli Instagrammer ed esperti del mestiere che si sono imbarcati in questa nuova sfida, creando effetti niente male!

Come la sfruttiamo in Story?

Viva la creatività, insomma. Ma se si tratta di un brand è sempre meglio affidarsi agli esperti!

Con il software Spark AR, una buona dose di talento e una strategia studiata ad hoc il tuo Instagram potrà diventare punto di riferimento per tutti coloro che amano raccontarsi tramite le Story e che amano postare contenuti accattivanti grazie ai filtri AR, e parliamo di numeri molto alti!

Anche qui, è fondamentale studiare una strategia ponderata, un visual coerente col brand e con i trend del momento. Quale modo migliore per promuoversi e differenziarsi dalla concorrenza?

Se usati nel modo giusto, i filtri AR offrono infinite possibilità: farsi conoscere, farsi usare, farsi promuovere dagli utenti che usano il tuo filtro, grazie alla funzione per la quale il nome del tuo brand apparirà in ogni story in cui è presente.

Abbiamo inoltre la possibilità di inserire loghi ed elementi animati altamente riconoscibili che non possono che ricondurre l’utente al tuo marchio!

Uno dei tanti modi per far conoscere il tuo filtro alla community? Ricorrere all’Influencer Marketing: sono già tantissimi infatti gli Instagrammer super seguiti a cui proporre collaborazioni basate sul filtro AR.

Cosa stiamo aspettando, dunque? Iniziamo a crearne uno?

Selezionare l’influencer perfetto: come fare?

Il 2019 ha consacrato l’Influencer Marketing come una delle priorità di brand e agenzie (se vi ricordate qua vi avevamo già parlato dei micro-influencer). Moltissime marche hanno adottato questa strategia e hanno deciso di sfruttare le voci dei creator per vari canali, tra cui Instagram, YouTube e TikTok. Per il 2020, ci si può aspettare che questa tendenza si consolidi con un incremento di attivazioni social con influencer. È giusto quindi chiedersi quali sono i criteri per selezionare il content creator ideale per raccontare il proprio brand.

Ma cos’è l’influencer marketing?

Vi sarà capitato spesso di entrare su Instagram e vedere una persona che seguite parlare di una marca. A meno che non si tratti del vostro vicino di casa con 200 followers, vi siete imbattuti quasi sicuramente di un contenuto brandizzato e quindi frutto di una strategia di Influencer Marketing. Si tratta di un’operazione di comunicazione in cui un brand decide di far raccontare a un influencer, attraverso un taglio personale e caratteristico, un proprio prodotto o un servizio.

Selezionare l’influencer per il numero di follower: giusto o sbagliato?

Viene istintivo pensare che il numero di followers sia il parametro principale da valutare durante la selezione di un creator. Chi non vorrebbe Cristiano Ronaldo come ambassador del proprio brand? Sicuramente sarebbe una scelta d’impatto. Tuttavia, per quanto possa sembrare paradossale, non è scontato che sia la persona giusta per avere un impatto reale sui potenziali acquirenti.
Anche immaginando un universo in cui Cristiano Ronaldo sia economicamente accessibile e disposto a collaborare con qualunque azienda, sarebbe poco credibile sentirlo parlare di una catena di fastfood, per esempio.
Per selezionare un influencer è quindi necessario occhio critico. Bisogna effettuare alcune valutazioni che vanno al di là dei numeri. In questo modo ci si può assicurare che l’audience del creator sia in target con gli obiettivi del brand. 
Quindi sì: il numero di follower è una base di partenza, ma c’è molto altro da tenere in considerazione.

Selezionare l’influencer perfetto: la prima fase

Per prima cosa, quindi, si analizza il brief del cliente e si definiscono gli obiettivi e la strategia che si vogliono mettere in atto per una comunicazione d’impatto. L’Influencer Marketing deve entrare come parte di una strategia aziendale più ampia, con lo scopo di raggiungere gli obiettivi di business. Solo quando saranno chiari i punti chiave e l’assetto strategico sarà stato stabilito, si potrà procedere con la definizione del tipo di influencer da coinvolgere nell’attività. Il creator dovrà essere in linea con obiettivi concreti e con il tipo di brand che lo coinvolge nell’attività. L’influencer prefetto, avrà quindi una certa brand affinity.
Quando si parla di followers e influencer, si pensa subito a Instagram. Siamo sicuri che sia il canale che faccia al caso del brand? Se, per esempio, si trattasse in un’azienda che produce videogiochi, si potrebbero tenere in considerazione YouTube o Twitch, piattaforma frequentatissima dagli esperti di questo settore, come vi abbiamo raccontato qui. Ancora: non è detto che personaggi del calibro della Ferragni siano le persone su cui puntare, anzi. Spesso è meglio stringere collaborazioni con micro-influencer. Dopo avere stabilito i punti chiave del progetto, come: cosa comunicare, a chi (quindi il target di riferimento), in che modo e il canale su cui si vuole lanciare l’attività di digital PR, si può procedere con la ricerca degli influencer.

I tool per la ricerca

Una volta chiaro il quadro, si può affrontare una prima fase di ricerca. Per questo primo passaggio, possiamo utilizzare tool specifici per fare influencer scouting. 
Questi programmi sono in grado di fornire una lista di profili in base al canale scelto, al numero di follower che hanno, al paese, alla lingua di comunicazione e, soprattutto, agli argomenti che solitamente affrontano. Molti creator sono infatti ascrivibili ad alcune categorie e sono profilati tramite keyword specifiche: travel, food oppure fashion per dirne alcuni. Altri sono più difficilmente identificabili ed è per questo che bisogna fare un’accurata analisi del loro canale prima del contatto.

L’analisi quantitativa

Per iniziare, si può calcolare il potenziale bacino di utenti che ogni influencer selezionato raggiungerebbe. Utilizzando specifici tool, si calcola poi l’Engagement Rate di ogni profilo. Questo parametro fornirà il tasso di interazione medio dei contenuti del creator. Ora è però necessario passare ad un’analisi qualitativa. Solo con questo passaggio si potrà infatti mettere in atto una comunicazione vincente, che verrà percepita come sincera dagli utenti.

L’analisi qualitativa

Terminato questo primo passaggio, è ora di far entrare in gioco gli esperti. Per selezionare influencer che siano in grado di raccontare creativamente il brand e che producano contenuti percepiti come originali e autentici, bisogna scandagliare il loro profilo in modo critico e qualitativo. È giusto osservare attentamente come parlano, che tono di voce utilizzano, da quale tipo di utente medio sono seguiti e valutare la qualità dei contenuti. Per farlo non esiste un tool migliore dell’esperienza e la capacità critica di un Social Media Manager.

In conclusione, si può dire che, per quanto possa sembrare semplice, trovare gli influencer è un lavoro che necessita esperienza e capacità. Non basta affidarsi a programmi online. C’è bisogno di affidare il lavoro a chi è competente in materia e quindi in grado di comprendere quale sia la soluzione migliore da adottare per soddisfare gli obiettivi del brand.