Quando l’influencer marketing è davvero rilevante: “For the Club” per EA SPORTS FC 25

“Essere rilevanti oggi è l’unica cosa che conta”. È da qui che parte Sandro Marchetti, Founder e CEO di IAKI, per raccontare cosa ha davvero fatto la differenza nella campagna “For the Club“, lanciata in occasione dell’uscita di EA SPORTS FC 25. Una strategia 100% organica, capace di unire contenuto, community e valori condivisi in una delle attivazioni di influencer marketing più sorprendenti dell’anno. Non solo ha generato numeri altissimi in termini di visibilità ed engagement, ma lo ha fatto senza media a pagamento.

In questa intervista, Sandro Marchetti ci guida dietro le quinte della campagna che ha vinto il primo premioper la categoria — e che, più di tutto, ha dimostrato una cosa: quando i valori sono autentici, la visibilità non ha bisogno di essere comprata.

La differenza rispetto ad altri progetti? Due leve fondamentali: risultati organici e rilevanza

Sandro, cosa pensi abbia fatto davvero la differenza la campagna “For the Club” rispetto ad altri progetti?

“Fondamentalmente ci sono stati due fattori chiave. Il primo, inconfutabile, è il risultato organico che abbiamo ottenuto. La campagna con Geolier e Blanco ha generato numeri altissimi senza alcuna spinta media: una visibilità organica straordinaria (18,5M views, numeriche che si avvicinano a quelli dei canali global, che è un ottimo segnale di viralità organica e indica che non è solo reach passiva, ma che i contenuti hanno attivato il pubblico), un tasso di interazione fuori scala: 400.000 interazioni totali che triplica l’engage rate medio delle piattaforme. In un’epoca in cui anche i big hanno bisogno del media per performare, noi siamo andati controcorrente.

Il secondo fattore è il nostro approccio strategico all’influencer marketing: non abbiamo scelto volti noti per il solo peso mediatico, ma per la coerenza tra i loro valori e quelli del brand. Questo ha permesso al contenuto di essere credibile, sentito, partecipato da parte del pubblico. Ed è qui che nasce la vera rilevanza.”

L’importanza di scegliere Ambassador coerenti con i valori del Brand

Com’è nato il concept creativo e come si è sviluppato il lavoro degli influencer?

“Il concept è nato dal posizionamento di marca, con un’idea ben precisa: non volevamo “vendere” FC 25 attraverso un volto famoso, ma mettere davvero al centro i valori dei club di calcio. Il focus non era tanto sul videogioco in sé, quanto sulla passione per il calcio e sul senso di appartenenza che unisce chi ama questo sport e si identifica in una squadra.

Proprio per questo abbiamo sposato appieno l’idea del Cliente di andare in controtendenza rispetto alla classica dinamica degli influencer: Geolier e Blanco non sono stati scelti da Electronic Arts per autorevolezza o numero di follower, ma per la loro autenticità in quanto veri tifosi e appassionati di calcio. Noi, poi, li abbiamo raccontati così, esattamente come tutti gli altri membri della community di appassionati di calcio della Roma e del Napoli.

Trovare anche creator noti per il loro legame con il calcio è geniale, perché parlare “da tifoso” li rendeva parte integrante della narrazione. Non erano testimonial esterni, ma membri del club, allo stesso livello di chiunque altro.”

Oltre le metriche tradizionali

Qual è stato il riscontro da parte del pubblico e del Cliente?

“Il riscontro è stato estremamente positivo da parte di entrambi. Il Cliente ha accolto con entusiasmo l’approccio strategico, apprezzando non solo la visibilità garantita dagli influencer coinvolti, ma soprattutto la coerenza e l’efficacia del concept. Ha riconosciuto il valore del progetto nel suo insieme, andando oltre le metriche tradizionali per abbracciare una visione più ampia e valoriale.

Dal lato del pubblico, il feedback è stato sorprendente, anche in termini qualitativi: engagement altissimo, numerosi salvataggi, ben 6.000 commenti positivi, con un sentiment favorevole al 98%. Uno dei commenti che ricordo è questo: “Da adesso tornerò a mettere la musica su FC 25”. Questo commento sottolinea come ci sia stato un approccio strategico ben delineato e che ha colpito.”

L’influencer marketing non può essere tutta la tua strategia

Che ruolo gioca oggi l’influencer marketing nella strategia di comunicazione di un Brand?

“L’influencer marketing oggi gioca un ruolo importante nella strategia di comunicazione di un Brand, ma va inserito in una visione più ampia e integrata. Non può essere considerato una soluzione unica o miracolosa: funziona davvero solo quando è capace di generare rilevanza e contribuisce al piano di comunicazione complessivo.

In un panorama in cui le persone sono sovraesposte ai messaggi pubblicitari, il vero problema non è più solo farsi vedere, ma interessare, toccare, spiccare. Essere rilevanti insomma.

L’influencer marketing può aiutare a costruire questa connessione autentica, ma a patto che venga usato con un approccio strategico e valoriale, non solo come leva di visibilità, puro media di performance numerica.

La vera sfida è integrare l’influencer marketing all’interno di una strategia di branding solida, dove il contenuto non svuota il Brand, ma anzi lo rafforza. Non basta “fare numeri”: se i valori del Brand non passano, se il prodotto non emerge, è solo un’operazione di pressione pubblicitaria fine a sé stessa.

Oggi è fondamentale selezionare gli influencer non solo per la loro reach, ma per la capacità di raccontare il Brand in modo autentico e coerente. In questo senso, l’influencer marketing è un mezzo – quando ben usato – per costruire valore di marca.”

Dagli Influencer ai Content Creator

Come sono cambiati i criteri con cui si scelgono oggi gli influencer?

“La scelta degli influencer sta cambiando: non conta più solo quanti follower hanno, ma quanto sono autentici e in sintonia con i valori del Brand.

Oggi le collaborazioni si basano sempre più sulla qualità, sulla coerenza e sulla capacità di creare un legame vero con il pubblico, non solo sull’impatto numerico.

In un mercato saturo di contenuti sponsorizzati, emergere significa raccontare qualcosa che le persone sentano davvero vicino. Per i Brand e le agenzie, questo richiede attenzione, consapevolezza e il coraggio di puntare su chi può portare senso, non solo visibilità.”

Scenario e trend del futuro

Quali sono secondo te le tendenze emergenti più interessanti?

“Tra le tendenze emergenti più interessanti nell’influencer marketing spicca sicuramente il crescente ruolo della creator economy, che ha cambiato profondamente i criteri di scelta e valutazione degli influencer. Oggi, più che la dimensione della fanbase, conta la capacità autoriale: i creator che sanno produrre contenuti originali, coinvolgenti e rilevanti, anche se con numeri di follower più piccoli, stanno diventando centrali nelle strategie dei Brand. In questo contesto l’agenzia creativa ha un ruolo fondamentale: non basta dare un brief ma è necessario affiancare al creator un team creativo e autoriale per costruire uno storytelling efficace, rilevante per le persone.

Parallelamente, stiamo assistendo a una crescente stanchezza del pubblico nei confronti delle “marchette” pubblicitarie tradizionali, soprattutto quando arrivano dai grandi influencer, ma in modo crescente su tutto il comparto. Si nota sempre più una saturazione del mercato e una perdita di efficacia nei contenuti standardizzati, percepiti come poco autentici. 

In questo contesto, l’autenticità, la rilevanza e la capacità narrativa diventano i veri driver per creare valore. I brand stanno cominciando a riconoscere che, per distinguersi in un feed affollato, serve contenuto che parli davvero alle persone, e che risulti credibile.”

Oggi la creatività è la chiave della credibilità

Il pubblico è sempre più attento all’autenticità: come si bilanciano creatività e credibilità?

“Non basta scegliere il volto giusto: è come metti quel talent in relazione con il Brand a fare la differenza. La credibilità non è un punto di partenza, è il risultato di un’idea pensata bene, di un contenuto che sa parlare al contesto, di un’interpretazione autentica dei valori del marchio.

Creatività, in questo senso, non è solo stupire. È trovare l’incastro perfetto tra Brand, talent e narrazione.

In questo progetto avremmo potuto far cantare Geolier o Blanco — e certo, avremmo avuto visibilità — ma sarebbe sembrata l’ennesima marchetta. Perché il pubblico se lo aspetta, come contenuto a pagamento, ma ciò che ti aspetti smette di sorprenderti.

La vera creatività è saper leggere lo scenario, cogliere l’occasione giusta, e posizionare il talent nel punto esatto dove il Brand può parlare con più forza e più verità.”

Nano e micro Influencer

Quanto contano oggi i micro e nano influencer rispetto ai grandi nomi?

“Contano eccome. In molti casi, rappresentano un asset strategico perché operano in nicchie altamente ingaggiate, con community più fidelizzate e tassi di interazione spesso superiori rispetto ai big. Questo è noto a tutti ormai.

Ma la verità è che non esiste una risposta univoca: tutto dipende dal tipo di campagna e dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. Se l’urgenza è generare awareness in tempi rapidi e su larga scala, i volti noti possono accelerare il processo e offrire una spinta immediata. Mentre se l’obiettivo è costruire rilevanza nel tempo, creare relazioni solide con una community e far emergere i valori del Brand in modo credibile e coerente, allora i micro e nano influencer diventano fondamentali.

Sono strumenti diversi per strategie diverse. Il punto è sempre lo stesso: usare l’influencer giusto, nel contesto giusto, per attivare una conversazione che conti davvero.”

Il futuro dell’influencer marketing

Come vede evolversi l’influencer marketing nei prossimi 3-5 anni?

“L’influencer marketing sta entrando in una fase più matura. Non è più solo questione di numeri o visibilità: oggi conta la capacità di creare connessioni autentiche. Il pubblico è più attento e riconosce contenuti forzati o poco credibili.

Nel futuro si apriranno due strade: da una parte, creator con una forte identità autoriale — anche piccoli — capaci di costruire relazioni profonde con le community; dall’altra, progetti che richiedono grande visibilità in poco tempo, dove può ancora funzionare il volto noto, ma solo se integrato in modo creativo.

In parallelo, emergono gli influencer virtuali generati dall’AI: offrono controllo e scalabilità, ma pongono interrogativi sul valore di qualcosa che è perfetto, ma non umano. Per ora, i creator reali restano insostituibili per empatia, contesto e autenticità. La sfida, nei prossimi anni, sarà bilanciare efficienza e significato.”

TikTok Shop: cos’è, come funziona e come possiamo aiutarti

Aprile si preannuncia un mese rivoluzionario. Perché? Segna l’arrivo in Italia di TikTok Shop, l’innovativa piattaforma di shopping che cambierà le regole del gioco. In questo articolo scopriremo insieme come funziona, quali opportunità offre e, soprattutto, perché IAKI è l’agenzia giusta per aiutarti a sfruttarne al massimo il potenziale.

Indice

  • TikTok Shop: da piattaforma di intrattenimento a e-commerce
  • TikTok: cos’è e come funziona
  • TikTok Shop e l’Affiliate Program: come attrarre gli influencer 
  • IAKI: l’agenzia specializzata per il successo su TikTok Shop

TikTok Shop: da piattaforma di intrattenimento a e-commerce

TikTok non è solo una piattaforma di intrattenimento. È molto di più: detta le regole del gioco nell’intero ecosistema digitale. I numeri parlano chiaro: con oltre 27 milioni di utenti attivi mensili italiani e 100 minuti spesi in media al giorno, TikTok ha rivoluzionato il modo in cui consumiamo contenuti e interagiamo online.

Non a caso, ciò che TikTok introduce diventa presto uno standard per altre piattaforme: Instagram, Facebook e persino YouTube adottano sempre più funzionalità ispirate al modello di TikTok.

TikTok è la nuova TV, che colpisce tutti. Non é più, infatti, solo il regno della Gen Z: cresce la percentuale di utenti 35+ (ben 7% in più rispetto al 2023) rendendolo un canale sempre più strategico per i brand.

Ha trasformato il modo in cui scopriamo prodotti, ci informiamo e facciamo acquisti (l’ hashtag #TikTokMadeMeBuyIt ha registrato ben 90 miliardi di contenuti), diventando un vero e proprio motore di ricerca per molti utenti. Sempre più spesso, le persone si affidano a TikTok per scoprire nuovi prodotti e tendenze, utilizzandolo come un motore di ricerca alternativo a Google.

Fonte: TikTok

Qui entra in gioco il content commerce: TikTok ha reso i contenuti non solo strumenti di engagement, ma veri e propri driver di vendita. Grazie a format coinvolgenti, recensioni autentiche e una community iper-attiva, il percorso dall’ispirazione all’acquisto si è accorciato come mai prima d’ora. Con funzionalità come TikTok Shop e il live shopping, il confine tra intrattenimento e shopping si è dissolto, trasformando la piattaforma in un ecosistema in cui il contenuto è commercio e il commercio è contenuto. Con TikTok, l’e-commerce non è più solo transazione, ma esperienza.

TikTok Shop: cos’è e come funziona

TikTok Shop è la soluzione per il mondo dell’e-commerce, integrando perfettamente il processo d’acquisto all’interno dell’esperienza utente. Il sistema permette di acquistare direttamente dalla piattaforma attraverso quattro modalità principali:

  • Live Shopping: durante le dirette, gli utenti possono acquistare prodotti in tempo reale con un semplice click.
  • Shoppable Videos: i video mostrano prodotti acquistabili con un tap, creando una shopping experience fluida e intuitiva.
  • Vetrina prodotto: una sezione dedicata all’interno del profilo dei brand, con schede dettagliate per ogni articolo, rendendo l’esperienza simile a quella di un e-commerce tradizionale.
  • Shop Tab: direttamente in feed con una sezione ad hoc, l’utente può effettuare acquisti, a seconda anche delle preferenze basate sul proprio algoritmo.

L’esperienza di acquisto su TikTok Shop è molto simile a quella degli e-commerce più famosi, come Amazon, così come l’interfaccia, con schede prodotto dettagliate, recensioni e un checkout fluido. Tutto il funnel avviene interamente nella stessa piattaforma. Davvero un gioiello.

Fonte: TikTokNewsRoom

TikTok Shop e l’Affiliate Program: come attrarre gli influencer

Una delle grandi novità di TikTok Shop è il suo Affiliate Program, che segna un passo avanti nelle opportunità di monetizzazione per i creator. Questo programma consente agli influencer di generare guadagni attraverso la collaborazione con brand e venditori indipendenti, favorendo una sinergia tra il mondo dei contenuti creativi e quello dell’e-commerce.

Il meccanismo è semplice ma potente: i creator possono promuovere prodotti utilizzando tag, hashtag e schede prodotto direttamente all’interno dei loro video e post, facilitando il processo di acquisto per i follower. Ogni vendita generata grazie al contenuto del creator comporta una commissione, permettendo agli influencer di guadagnare in modo diretto in relazione alle performance delle loro promozioni.

Questa evoluzione della piattaforma offre numerosi vantaggi sia per i brand che per gli influencer:

  • Per i marchi è una possibilità unica per amplificare la loro visibilità in modo più mirato, sfruttando il potere della creatività e dell’autenticità dei creator, che sono in grado di connettersi con il loro pubblico in modo genuino.
  • Per i creator, invece, rappresenta una nuova fonte di reddito che premia l’impegno e la capacità di coinvolgere il proprio pubblico. Inoltre, il sistema di affiliazione integrato direttamente nell’app facilita il monitoraggio delle vendite e delle commissioni, rendendo il processo ancora più trasparente ed efficiente.

Questa dinamica rende le campagne di influencer marketing ancora più potenti, con un impatto diretto sulle vendite. Non solo i creator possono monetizzare i propri contenuti, ma contribuiscono anche al rafforzamento dell’ecosistema di e-commerce su TikTok. In questo scenario, la content creation non è più solo un’attività creativa, ma si trasforma in una leva strategica fondamentale per il successo di vendite online, abbattendo le barriere tra contenuti e acquisti.

IAKI: l’agenzia specializzata per il successo su TikTok Shop

TikTok Shop sta rivoluzionando il mondo dell’e-commerce, offrendo ai brand un’opportunità unica per connettersi con un pubblico altamente coinvolto. Per emergere in questo scenario dinamico, è fondamentale affidarsi a un’agenzia specializzata che conosce a fondo la piattaforma e le sue strategie vincenti. IAKI, con oltre 20 anni di esperienza nel Social Media Marketing, è l’agenzia specializzata ideale per aiutarti a sfruttare al meglio TikTok Shop, dalla creazione della content strategy alla gestione delle campagne pubblicitarie, dalla creazione dei contenuti video per il catalogo fino all’integrazione con altri canali digitali e fisici.

Perché scegliere IAKI per TikTok Shop?

Il successo su TikTok dipende dalla capacità di coinvolgere il pubblico con contenuti autentici e ingaggianti. La nostra Talent Activation Unit, Cimiciurri, ti aiuta a individuare e attivare i migliori creator per il tuo brand, trasformando il loro talento in branded content efficaci.

Grazie a CimiCheck, la nostra piattaforma proprietaria data-driven, analizziamo i creator con un approccio quali-quantitativo, selezionando solo i profili più adatti al tuo target. In più, forniamo dashboard personalizzate per monitorare e ottimizzare le performance in tempo reale.

Un contenuto di qualità è essenziale, ma senza una strategia paid efficace, il tuo messaggio rischia di non raggiungere il pubblico giusto. Dal 2020, in IAKI creiamo e gestiamo campagne pubblicitarie su TikTok, ottimizzando il budget e sviluppando adv mirate che parlano il linguaggio della piattaforma.

TikTok premia contenuti originali, dinamici e coinvolgenti. Per questo, il nostro team creativo progetta contenuti accattivanti e sviluppa un piano editoriale strategico, monitorando costantemente le performance per affinare la tua presenza sulla piattaforma.

Inoltre, realizziamo video su misura per presentare al meglio i tuoi prodotti, sia nel feed che nel catalogo di TikTok Shop. Grazie al nostro studio shooting dedicato, produciamo contenuti di alta qualità ottimizzati per la piattaforma, garantendo un perfetto equilibrio tra estetica e performance. Ti supportiamo anche nella gestione del Live Shopping, trasformando ogni diretta in un’opportunità concreta di vendita.

TikTok Shop è il futuro dell’e-commerce: inizia ora con IAKI

TikTok Shop non è solo una nuova opportunità di vendita, ma una rivoluzione nel mondo dello shopping online. Con IAKI al tuo fianco, potrai sfruttare tutto il suo potenziale e trasformare il tuo business.

Contattaci oggi stesso e scopri come possiamo aiutarti a ottenere risultati concreti su TikTok Shop.

Campagne Instagram: linee guida per i creator

Realizzare delle campagne Instagram o TikTok, o più in generale fare del social media marketing che coinvolga dei creator non è sempre “un gioco da ragazzi”. A causa della concorrenza spietata e l’enorme quantità di contenuti prodotti in tutto il mondo, emergere come creator sembra (quasi) impossibile.

Fortunatamente, grazie all’esperienza di molti talent, coloro che aspirano a lavorare in questo settore potranno basarsi su alcune linee guida, pensate dai creator, per i creator. Ed è proprio così che si creano campagne Instagram davvero efficaci.

1. Essere sé stessi

Può sembrare qualcosa di ovvio, ma in molti casi non lo è. Snaturare sé stessi per ottenere qualche like o commento in più, ha spesso portato a un successo nel solo breve termine. La realtà è che quando un creator inizia a produrre i contenuti, crea una relazione con il pubblico che, per essere sana, deve essere costruita su valori come sincerità, autenticità e naturalezza: un’estensione di ciò che si è giorno dopo giorno.

2. Usare ciò che si ha

Quante volte è capitato di porsi dei limiti solo perché: “Non ho la giusta fotocamera”, “Senza microfono non posso proprio lavorare”, “Se avessi anche io quel costosissimo programma di editing allora farei…”. Fortunatamente, per chi ha davvero intenzione di avvicinarsi al mondo dei social come creator, non è necessario nulla di tutto ciò!
Oggi basta poco per esprimere sé stessi con un video o con una foto: basti pensare a @Khaby Lame che, con un telefono e poco più, è diventato in poco tempo uno dei creator più famosi del mondo, diventando popolare grazie ai suoi video risposta a “life hack” eccessivamente complicati.

Quando vengono pensate delle campagne Instagram che coinvolgano creaotor dunque, non è necessario andare a cercare figure che abbiano strumenti professionali. È meglio investire sulla qualità del contenuto piuttosto che sulla qualità tecnica quando si tratta di creator: è importarte che ciò che si dice sia interessante e ingaggiante per il pubblico.

3. Fare ciò che si ama

Può sembrare la classica frase ad effetto trovata in un biscotto della fortuna: “scegli il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno in tutta la tua vita”.  👀
Diventare creator può essere più stressante di come è normalmente percepito: lottare con insensibili algoritmi, esporsi al giudizio (qualche volta non troppo diplomatico) di internet, trovare stimoli per nuovi contenuti…
Raccontare le proprie passioni non rappresenta solo la soluzione più naturale per evitare di affogare nelle pressioni e per sopravvivere a un contesto molto competitivo, ma anche una perfetta occasione per per raccontare sé stessi, in modo autentico e per creare una sincera connessione con le persone.

4. Coltivare le relazioni

Avere una relazione sana con la propria audience è vitale per un creator. L’obiettivo è costruire una grande famiglia, dove viene coltivato un rapporto quotidiano. Esprimere costante gratitudine è il modo migliore per ripagare la fedeltà e la fiducia della community. Tutto ciò porta anche extra benefici infatti, durante una crisi creativa, si può sempre fare affidamento sui numerosi spunti alimentati dai propri fan, sfruttando i numerosi tool messi a disposizione dalle piattaforme social come sticker domanda, sondaggi ecc.

5. Sperimentare

In un mercato che cambia giorno dopo giorno, la sperimentazione fornisce nuova energia alla creatività. Smettendo di ricercare nuovi stimoli, si rischia di produrre contenuti con il pilota automatico e di non cogliere tutte le opportunità delle piattaforme in cui si opera. Provare nuovi filtri, nuove funzionalità e nuovi formati… l’algoritmo ne terrà conto (è un grande fan della sperimentazione 🙊) e le vostre campagne Instagram otterranno grandi risultati!

Bonus: la frequenza di pubblicazione

Esiste una formula esatta che ci dica quando pubblicare? No. Ma parlando di creator, che si pubblichi quotidianamente o settimanalmente, la cosa importante è essere costanti!

Ogni creator dovrebbe impostare la strategia che meglio si sposa con le proprie esigenze creative, con la propria community e in modo da evitare di saturare il pubblico con contenuti troppo frequenti (e a volte poco rilevanti…). Meglio concentrarsi sulla qualità, con uno sguardo agli insight per pubblicare al momento giusto.

Ora avete tutti gli strumenti per scegliere e guidare i creator per realizzare campagne Instagram pazzesche!

In conclusione

Il numero dei creator presenti sui social è in continua crescita e, nonostante esistano alcune linee guida per individuare il talent più adatto al proprio modello di business, basta poco per sbagliare, affidandosi a qualcuno che non valorizza il brand.
È per questo motivo che è importante affidarsi a chi ha esperienza in questo settore: se vuoi saperne di più, Contattaci

 

 

 

 

Influencer marketing: ecco cosa sta cambiando (e cosa tenere d’occhio)

Con una crescita percentuale del 12% in più rispetto al 2020, l’influencer marketing in Italia non è affatto in dirittura d’arrivo. Ma anzi si impone al pari dei media affermati, con una stima di investimento nel 2021 pari a 272 milioni di euro.

Anche per le aziende che sono ancora “timide” è tempo di abbandonare il vecchio stampo. Vediamo insieme alcune considerazioni.

Creators: non figure mitologiche ma dei consulenti

Partiamo dal nome con cui vengono definiti oggi gli influencer. Questa figura sta cambiando tantissimo e il merito è in parte di TikTok che, sulla creatività di chi fa parte della community ci ha costruito un impero.

Ed è infatti la piattaforma stessa a chiarire che queste figure si stanno ridefinendo a tal punto da essere chiamate ormai Creator, non più influencer.

Influencer marketing, perché si?

Come riporta Giorgia Capponi, Agency Partnership Leader di TikTok:

  • Non si tratta più solo di numeri, di vanity metrics, ma di creatività, che infatti è premiata dall’algoritmo. I creator parlano il linguaggio della piattaforma meglio di chiunque altro.
  • Un bravo creator reinterpreta in maniera creativa i messaggi del brand per avvicinarsi al target in modo naturale. Sono quindi da considerare quasi come “consulenti”.
  • I creator su TikTok hanno a disposizione una quantità impressionante di strumenti per realizzare contenuti molto originali: tra filtri, editing, montaggio, lip sync, TikTok ti porta a fare tutto in app senza aiuto di soluzioni terze.

Sempre più diversity

Ed è proprio sulla piattaforma cinese che i creators e gli influencer vanno in direzione della diversity. Qui infatti è incoraggiata l’audacia di esprimere sempre sé stessi e si celebra qualsiasi tipo di diversity tanto che l’hashtag corrispondente ha raggiunto oltre 4 milioni di visualizzazioni.

E sono gli stessi influencer, spesso “multipiattaforma”, a percepire davvero la differenza nell’esprimersi sull’una piuttosto che sull’altra.

Come dichiarato da Martina Socrate infatti: “TikTok permette di esprimersi senza vergognarsi. Su altri social c’è più hate e diventa più difficile essere sé stessi. Qui la community sostiene molto i creators.”

Questo è il motivo per cui certi formati apprezzati su TikTok, vedi i POV, sono totalmente fuori focus su Instagram.

Ciò che da una parte è ritenuto un buon contenuto, dall’altra è talvolta visto come cringe, e viceversa. Quindi attenzione a cosa, dove e con che influencer si comunica un messaggio.

Nella botte piccola (a volte) c’è il vino buono

Proseguendo sul valore del contenuto che si comunica, per i brand diventano sempre più fondamentali i micro influencer (o micro creator, a voi da che parte del dibattito schierarvi), poiché offrono un’opportunità di targeting molto preciso dato il loro approccio di nicchia allo storytelling.

Ancora una volta la parola d’ordine è creatività perché, sempre lasciandosi alle spalle le “famose” vanity metrics, è proprio questa che deve entrare in gioco per coinvolgere un brand e allinearsi nel modo migliore ai suoi valori.

I micro influencer, se bravi, possono realizzare contenuti rivolti sì ad un pubblico ristretto ma di valore non solo per il brand ma anche e soprattutto per gli utenti, pochi ma fidelizzati, che li percepiscono come contenuti editoriali: il che ha un impatto positivo sulle performance 📈

E c’è un dato che ci conferma in maniera spiazzante questa tendenza: secondo l’UPA, l’interazione media sui post brandizzati è superiore rispetto a quelli non brandizzati, in particolare per gli influencer con meno di 100k follower. Shock! 💥

Influencer marketing, la voce della Gen Z

Concludiamo con l’ormai sdoganato mondo del podcast, che è da tenere in considerazione anche per gli influencer, che da tutti i settori si stanno cimentando nelle esperienze audio. Il podcast diventa il modo per estendere la propria portata e mantenere coinvolti i propri follower, soprattutto i membri della Gen Z che, secondo Spotify, “ricercano nello strumento un modo per esprimersi e consolarsi”.

Perché andare in questa direzione? Perché i podcaster sono percepiti come una nuova fetta di creator (per citare nuovamente il termine) più accessibili ed affidabili. Ed è sorprendente come tra i giovani (Millennials e Generazione Z) il 36% riponga maggiore fiducia in loro piuttosto che nei media tradizionali.

Si moltiplicano quindi le opportunità di influencer marketing, declinando in audio il legame con il brand.

Non è ora di testare con mano questi trend? Buttatevi, ci siamo noi, la vostra agenzia multigenerazionale con un occhio attento come agenzia Gen Z!

Influencer Marketing: how to

Come fare influencer marketing? Bhe, basta mandare il nostro prodotto a qualche personaggio con molti followers e chiedergli di fare un post. FACILISSIMO.

Ehm, no. Forse questa è la definizione di influencer marketing del famoso “cugino che sa usare i social”. Siamo pronti a mettere la mano sul fuoco che questa “strategia” non porterà il minimo risultato.
Dopo aver aperto questa busta CHOC e aver sconvolto convinzioni profondissime, ci sembra il caso di rimediare.

La verità è che occuparsi di influencer marketing è più che altro paragonabile al montare un mobile della famosa catena di arredamento svedese. Se non si conoscono i passaggi, il rischio che il risultato finale sia ben lontano dalle aspettative è davvero alto.

Quindi mettetevi comodi, oggi vi sveliamo i 5 step fondamentali per la costruzione di un progetto di influencer marketing.

1) Stabilire un obiettivo

No, non è una banalità. Ed è anche il motivo per cui quell’attività bellissima che avete visto realizzare ad un brand potrebbe non essere quella giusta per un altro.

Bisogna avere ben chiaro dall’inizio cosa si vuole ottenere: visibilità per il brand, lanciare un nuovo prodotto o servizio, incrementare le vendite, raccogliere contatti. Questo primo passaggio influenzerà a cascata i prossimi step del nostro progetto di influencer marketing.

2) Definire un progetto

Ora è il momento di passare al “come”. Servirà un’idea unica, che coinvolga i canali giusti, sia pensata apposta per il brand in questione e per lo scopo che vogliamo raggiungere. Questa componente creativa dovrà affiancarsi ad una meccanica solida e misurabile, che ci permetta di stabilire dei KPI da raggiungere con l’influencer marketing.

3) Scegliere le persone giuste per l’Influencer Marketing

Tra il mare magnum di influencer presenti sui social bisognerà selezionare quelli più adatti, che sapranno sposare al meglio il progetto e quindi farci raggiungere gli obiettivi. Ecco cosa dovremo valutare nella scelta:

  • Audience quantitativa, nano, micro, macro o mega influencer. Qual è la giusta misura? Ebbene la risposta corretta non esiste, dipende tutto da obiettivi, tipo di prodotto/brand e -non mentiamoci- anche dal budget a disposizione. L’importante è che la scelta abbia una motivazione precisa.
  • Audience qualitativa, non solo i numeri sono importanti ma anche le caratteristiche della base fan dell’influencer. È fondamentale che questa corrisponda la nostro cliente tipo per età, sesso, geolocalizzazione se importante (pensiamo al lancio di un pop-up store in una determinate città) e per interessi. Se, ad esempio, vogliamo promuovere l’uscita di un libro a tema fashion sceglieremo personalità interessate al mondo della moda, che pubblicano contenuti sull’argomento e sono quindi seguite da utenti interessati a questo settore.
  • Le conoscenze. Alcuni progetti infatti prevedono un certo know-how nel settore merceologico del brand. Pensiamo ad un marchio di attrezzature sportive, che ha bisogno di comunicare le caratteristiche tecniche di un nuovo prodotto. Sarà utile scegliere qualcuno che abbia conoscenze e quindi credibilità per promuovere questo articolo.
  • Il modo di comunicare. In base al progetto creativo infatti potrebbero servire diverse competenze. Cerchiamo qualcuno che realizzi un video e che quindi abbia dimestichezza nell’editing? O la nostra meccanica prevede un racconto del prodotto/brand e preferiamo persone con spiccate doti di storytelling? Oppure preferiamo affidarci ad un content creator, cioè qualcuno che non faccia solo da cassa di risonanza ma metta il proprio contributo nella creazione del materiale creativo.
    In questo articolo vi raccontiamo qualche cosa in più sulla fase di selezione degli ambassador di un progetto di influencer marketing.

4) Gestire il progetto di Influencer Marketing

Fino ad ora abbiamo visto le fasi preparatorie del progetto di influencer marketing. Ora si entra nel vivo della questione, si mettono davvero le mani in pasta.
Dopo la mappatura dei nomi tra cui scegliere, partirà la fase di contatto e contrattazione con gli influencer, per definire i termini della collaborazione.
Passeremo poi alla fase di brief, in cui si comunicano tutti i dettagli dell’attività: numero di post, tipologia, must have (compare il prodotto, esiste un #, tempistiche, condivisione delle informazioni tecniche…) e quella di gestione dei content creator che abbiamo scelto.
Bisognerà quindi controllare i flussi di consegna dei contenuti, le richieste di rework ed infine il controllo delle pubblicazioni.

5) Analisi dei risultati dell’Influencer Marketing

Una volta terminato il progetto di influencer marketing e pubblicati tutti i contenuti, si passerà alla fase di reportistica. Analizzare i risultati servirà a capire se abbiamo raggiunto i KPI stabiliti a inizio progetto. Abbiamo raggiunto il numero di utenti sperati? Il codice sconto che abbiamo attivato è stato utilizzato? Quante visite ha ottenuto la nostra landing page?
L’analisi dei dati raccolti dell’influenzar marketing ci servirà per raccogliere insight interessanti. Alcuni influencer posso aver ottenuti numeri migliori oppure alcuni formati e canali sono stati più performanti; queste evidenze saranno fondamentali per mettere le basi ad un nuovo progetto di influencer marketing.
Dite la verità, dopo aver scoperto i retroscena di una strategia di influencer marketing, vi sentite un po’ così ⬇️

Non vi preoccupate, abbiamo una soluzione. Aprite la vostra casella mail e scrivete a citofona@iaki.it, ci faremo una bella chiacchierata e saremo pronti a proporvi non un progetto di influencer marketing ma IL progetto di influencer marketing perfetto per voi.

Story di una rivoluzione: benvenuti nell’era dell’all you can… create!

Facciamo un gioco. Prendi il tuo smartphone e controlla la sezione “Tempo di utilizzo”: hai passato su Instagram almeno 30 minuti (di cui almeno 20 nelle Story) nell’arco della giornata? Perfetto, rientri nella media mondiale.

Il successo di Instagram è ormai leggendario, e sembra inarrestabile. Complice di questa ascesa la continua innovazione dei contenuti creabili con il social network più cool del momento. I numeri registrati dal gingillo controllato da Zuckerberg sono da capogiro, soprattutto per quanto riguarda le famosissime story, una delle tendenze più interessanti per chi si occupa di marketing.

Story: il potere della narrazione

Le Instagram Story sono un’arma affilata per il successo di un brand, dando la possibilità di creare una coinvolgente combinazione di immagini e video che hanno il potere di raccontare, ingaggiare, mostrare all’utente un mondo del quale desidererà far parte, se facciamo un buon lavoro!

Abbiamo già parlato dell’importanza di questo strumento: vuoi fare un ripasso? Clicca qui. Ma le Story di Instagram evolvono di settimana in settimana e il loro utilizzo cresce di giorno in giorno, incoraggiando gli utenti non solo a rimanere più a lungo sul social, ma anche ad aggiornarlo frequentemente.

Essere presenti su Instagram, raccontarsi e intrattenere tramite le stories, diventa dunque punto focale di ogni brand che si rispetti.

Parole d’ordine per una strategia che funzioni?

  • Spontaneità: adesivi, effetti speciali, GIF. Mostriamo il nostro mondo colorandolo in base ai messaggi che stiamo veicolando
  • Velocità: le story sono volubili, compaiono e scompaiono nell’arco di 24h. È un contenuto che deve catturare l’attenzione dell’utente in pochi secondi.
  • Bellezza: per una modalità di consumo così semplice e rapida, non c’è arma migliore di un buon impatto visivo. L’utente va coinvolto, immerso nel mondo del brand.
  • Scarsità: se non mi segui, potresti perderti i miei contenuti! Portiamo l’utente a desiderare di essere nostro follower, per non rischiare di mancare un appuntamento.

Cosa significa per un brand?

Significa differenziarsi, in un mondo ricco di offerta, qualsiasi sia il tuo prodotto o servizio, una strategia studiata e pianificata che comprenda le Instagram Story ti da la possibilità di distinguerti dalla concorrenza.

Come?
Sperimentando, testando la risposta degli utenti, creando un appuntamento con i nostri fan in grado di intrattenerli ed entusiasmarli.
Il focus sta nei contenuti: creare immagini e video unici, interattivi e cool, in modo tale da raggiungere un importante obiettivo, una fan base attenta e fedele.

La realtà aumentata e i contenuti creati dagli utenti

Ma veniamo alla novità più in voga del momento: i filtri AR creati dagli utenti.

Instagram ha da poco lanciato la possibilità a chiunque di creare i propri effetti di Realtà Aumentata, trasformando gli utenti non solo in fruitori ma in veri e propri creator.

Una nuova era per la creatività? Vedremo. Per ora sappiamo che sono già centinaia gli Instagrammer ed esperti del mestiere che si sono imbarcati in questa nuova sfida, creando effetti niente male!

Come la sfruttiamo in Story?

Viva la creatività, insomma. Ma se si tratta di un brand è sempre meglio affidarsi agli esperti!

Con il software Spark AR, una buona dose di talento e una strategia studiata ad hoc il tuo Instagram potrà diventare punto di riferimento per tutti coloro che amano raccontarsi tramite le Story e che amano postare contenuti accattivanti grazie ai filtri AR, e parliamo di numeri molto alti!

Anche qui, è fondamentale studiare una strategia ponderata, un visual coerente col brand e con i trend del momento. Quale modo migliore per promuoversi e differenziarsi dalla concorrenza?

Se usati nel modo giusto, i filtri AR offrono infinite possibilità: farsi conoscere, farsi usare, farsi promuovere dagli utenti che usano il tuo filtro, grazie alla funzione per la quale il nome del tuo brand apparirà in ogni story in cui è presente.

Abbiamo inoltre la possibilità di inserire loghi ed elementi animati altamente riconoscibili che non possono che ricondurre l’utente al tuo marchio!

Uno dei tanti modi per far conoscere il tuo filtro alla community? Ricorrere all’Influencer Marketing: sono già tantissimi infatti gli Instagrammer super seguiti a cui proporre collaborazioni basate sul filtro AR.

Cosa stiamo aspettando, dunque? Iniziamo a crearne uno?

Selezionare l’influencer perfetto: come fare?

Il 2019 ha consacrato l’Influencer Marketing come una delle priorità di brand e agenzie (se vi ricordate qua vi avevamo già parlato dei micro-influencer). Moltissime marche hanno adottato questa strategia e hanno deciso di sfruttare le voci dei creator per vari canali, tra cui Instagram, YouTube e TikTok. Per il 2020, ci si può aspettare che questa tendenza si consolidi con un incremento di attivazioni social con influencer. È giusto quindi chiedersi quali sono i criteri per selezionare il content creator ideale per raccontare il proprio brand.

Ma cos’è l’influencer marketing?

Vi sarà capitato spesso di entrare su Instagram e vedere una persona che seguite parlare di una marca. A meno che non si tratti del vostro vicino di casa con 200 followers, vi siete imbattuti quasi sicuramente di un contenuto brandizzato e quindi frutto di una strategia di Influencer Marketing. Si tratta di un’operazione di comunicazione in cui un brand decide di far raccontare a un influencer, attraverso un taglio personale e caratteristico, un proprio prodotto o un servizio.

Selezionare l’influencer per il numero di follower: giusto o sbagliato?

Viene istintivo pensare che il numero di followers sia il parametro principale da valutare durante la selezione di un creator. Chi non vorrebbe Cristiano Ronaldo come ambassador del proprio brand? Sicuramente sarebbe una scelta d’impatto. Tuttavia, per quanto possa sembrare paradossale, non è scontato che sia la persona giusta per avere un impatto reale sui potenziali acquirenti.
Anche immaginando un universo in cui Cristiano Ronaldo sia economicamente accessibile e disposto a collaborare con qualunque azienda, sarebbe poco credibile sentirlo parlare di una catena di fastfood, per esempio.
Per selezionare un influencer è quindi necessario occhio critico. Bisogna effettuare alcune valutazioni che vanno al di là dei numeri. In questo modo ci si può assicurare che l’audience del creator sia in target con gli obiettivi del brand. 
Quindi sì: il numero di follower è una base di partenza, ma c’è molto altro da tenere in considerazione.

Selezionare l’influencer perfetto: la prima fase

Per prima cosa, quindi, si analizza il brief del cliente e si definiscono gli obiettivi e la strategia che si vogliono mettere in atto per una comunicazione d’impatto. L’Influencer Marketing deve entrare come parte di una strategia aziendale più ampia, con lo scopo di raggiungere gli obiettivi di business. Solo quando saranno chiari i punti chiave e l’assetto strategico sarà stato stabilito, si potrà procedere con la definizione del tipo di influencer da coinvolgere nell’attività. Il creator dovrà essere in linea con obiettivi concreti e con il tipo di brand che lo coinvolge nell’attività. L’influencer prefetto, avrà quindi una certa brand affinity.
Quando si parla di followers e influencer, si pensa subito a Instagram. Siamo sicuri che sia il canale che faccia al caso del brand? Se, per esempio, si trattasse in un’azienda che produce videogiochi, si potrebbero tenere in considerazione YouTube o Twitch, piattaforma frequentatissima dagli esperti di questo settore, come vi abbiamo raccontato qui. Ancora: non è detto che personaggi del calibro della Ferragni siano le persone su cui puntare, anzi. Spesso è meglio stringere collaborazioni con micro-influencer. Dopo avere stabilito i punti chiave del progetto, come: cosa comunicare, a chi (quindi il target di riferimento), in che modo e il canale su cui si vuole lanciare l’attività di digital PR, si può procedere con la ricerca degli influencer.

I tool per la ricerca

Una volta chiaro il quadro, si può affrontare una prima fase di ricerca. Per questo primo passaggio, possiamo utilizzare tool specifici per fare influencer scouting. 
Questi programmi sono in grado di fornire una lista di profili in base al canale scelto, al numero di follower che hanno, al paese, alla lingua di comunicazione e, soprattutto, agli argomenti che solitamente affrontano. Molti creator sono infatti ascrivibili ad alcune categorie e sono profilati tramite keyword specifiche: travel, food oppure fashion per dirne alcuni. Altri sono più difficilmente identificabili ed è per questo che bisogna fare un’accurata analisi del loro canale prima del contatto.

L’analisi quantitativa

Per iniziare, si può calcolare il potenziale bacino di utenti che ogni influencer selezionato raggiungerebbe. Utilizzando specifici tool, si calcola poi l’Engagement Rate di ogni profilo. Questo parametro fornirà il tasso di interazione medio dei contenuti del creator. Ora è però necessario passare ad un’analisi qualitativa. Solo con questo passaggio si potrà infatti mettere in atto una comunicazione vincente, che verrà percepita come sincera dagli utenti.

L’analisi qualitativa

Terminato questo primo passaggio, è ora di far entrare in gioco gli esperti. Per selezionare influencer che siano in grado di raccontare creativamente il brand e che producano contenuti percepiti come originali e autentici, bisogna scandagliare il loro profilo in modo critico e qualitativo. È giusto osservare attentamente come parlano, che tono di voce utilizzano, da quale tipo di utente medio sono seguiti e valutare la qualità dei contenuti. Per farlo non esiste un tool migliore dell’esperienza e la capacità critica di un Social Media Manager.

In conclusione, si può dire che, per quanto possa sembrare semplice, trovare gli influencer è un lavoro che necessita esperienza e capacità. Non basta affidarsi a programmi online. C’è bisogno di affidare il lavoro a chi è competente in materia e quindi in grado di comprendere quale sia la soluzione migliore da adottare per soddisfare gli obiettivi del brand.

Twitch: la nuova esperienza sociale interattiva

Dopo avervi raccontato TikTok, oggi analizziamo un’altra piattaforma dal grande potenziale di entertainment: Twitch. Dall’intrattenimento videoludico a quello generalista, il passo è breve per diventare una piattaforma strategica all’interno degli asset di digital marketing. Scopriamo insieme cos’è, chi lo guarda e come mai ha portato un nuovo modo di analizzare l’interazione sui media digitali.

C’era una volta

Il “core” della piattaforma è sempre stato rappresentato dallo streaming live di videogiochi, comprese le trasmissioni di competizioni eSport, oltre a contenuti creativi, flussi di “vita reale” e, più recentemente, trasmissioni musicali. Una piattaforma nata con un’anima marcatamente “core” ma che sta strizzando l’occhio all’intrattenimento di tematiche più disparate: vita reale, jam sessions musicali, cooking show.

Twitch: dati e concorrenza

La crescita di Twitch è avvenuta all’interno di un bacino colmo di servizi “potenti” e funzionali: YouTube, Netflix, Google, Amazon Prime Video, Apple TV.

Twitch

Se YouTube è ancora il canale perfetto quando si tratta di guardare video on-demand, quando si tratta di contenuti dal vivo, però, la competizione non è nemmeno vicina.

Twitch 2

Nel momento in cui state leggendo questo articolo circa 100.000 persone stanno guardando partite di League of Legends su Twitch. Nello stesso istante su Youtube soltanto 106 persone seguono lo stesso videogioco.

Twitch 3
Twitch Tracker.com

Al momento Twitch è leader del nuovo intrattenimento digitale legato al videogiochi, con potenziali nuove industry affacciate alle sue potenzialità: brand di automotive, elettronica di consumo e cosmesi.

La stessa piattaforma sta tarando la sua user experience, per ospitare in un futuro probabilmente non lontano, argomenti più mainstream e generalisti, che permettano di farlo diventare un media da “prime time”; un hub dal quale l’utente può scegliere la tipologia di contenuto a lui più affine, guardandolo presentato da uno streamer a lui affine, con cui possa chattare in tempo reale, in un’esperienza sociale ad-hoc e interattiva.

Il marketing su Twitch

Vlog, recensioni prodotto, influencer marketing, ma anche competitive gaming in sponsorship con altri brand; vere e proprie manifestazioni ed eventi che possono aumentare la visibilità di un brand, proprio come un media, un canale TV, che fa della fruizione e dell’interazione LIVE la sua peculiarità costitutiva: questa è la potenzialità che rappresenta il futuro di Twitch e dell’intrattenimento digitale.

Ciò che i brand possono offrire ai propri followers, aprendo un canale proprio o appoggiandosi a quelli dei creators, è una experience free-to-view, con tutti i contenuti accessibili attraverso più dispositivi e supporti, inclusi PC, console di gioco e dispositivi mobili, ovunque ci si trovi.

Senza dimenticare dell’aspetto unico di Twitch, ovvero la sua community. Proprio questa ha permesso alla piattaforma di crescere ed evolversi, diventando un luogo di conversazione che i brand non possono ignorare, dato che loro stessi sono argomento di conversazione, e si sa, le conversazioni sono fatte della stessa materia di cui è fatto il marketing. È evidente quindi come le conversazioni possano influenzare le scelte di acquisto. Non a caso molti influencer si sono ritagliati degli spazi pubblicitari che vendono ai brand per sponsorizzare i loro prodotti. Senza dimenticare poi che Twitch supporta le più classiche tecniche di marketing, tra cui banner e product placement.

Tra i primi ad avanzare progetti di marketing pionieristici sulla piattaforma sono stati Budweiser e Uber Eats, i quali hanno collaborato con famosi streamer per sponsorizzare i loro prodotti e servizi.

In conclusione, nonostante il canale non abbia ancora una fruizione generalista, ma sia relegata ad un bacino di utenti più limitato, il potenziale della micro-economia nata da questa piattaforma rimane molto alto.

Influencer Marketing: quando puntare sui micro influencer?

Il percorso di un brand verso il successo (e la notorietà) è costellato anche da influencer. Avete subito pensato a Chiara Ferragni, dite la verità?
Se nella vostra mente infatti alla parola influencer corrisponde una celebrity del web con milioni di follower è arrivato il momento di farvi cambiare idea.

Già all’inizio del 2019 abbiamo discusso di nano influencer: ci siamo chiesti se puntare su di loro fosse la scelta giusta per una campagna di comunicazione più fresca e se fossero davvero loro i nuovi protagonisti del panorama social.
Oggi, a distanza di qualche mese, possiamo confermare che optare per una strategia di comunicazione che coinvolge nano e micro influencer può dare ottimi risultati sotto diversi punti di vista.

Chi sono i micro influencer?

Ma facciamo un recap: chi sono i micro influencer?
Sono utenti presenti sui social che hanno una follower base che raggiunge al massimo i 50.000 seguaci, sono super appassionati di un argomento specifico o competenti in un determinato settore.

La strategia social da adottare con i micro influencer è differente rispetto a quella per coinvolgere un big influencer, un personaggio famoso/VIP attivo sui social. Infatti il micro influencer comunica le proprie passioni attraverso Facebook, Instagram o in alcuni casi anche su un proprio blog, raggiungendo utenti interessati a quello specifico argomento che hanno quindi in condivisione con lui o lei tutta una serie di modi di dire, abitudini, interessi, comportamenti, ecc… Insomma, “parlano la stessa lingua”.

Tre buoni motivi per scegliere un micro influencer

“Ma hanno un numero minore di follower rispetto a un influencer di grido” potrebbe obiettare il brand.

Certo, ma i loro follower, proprio perché fanno parte di una “nicchia”, di un gruppo ristretto, quasi di un’elite, sono molto più ricettivi ai contenuti proposti.
Seppur arrivando ad un bacino di utenti minore rispetto ad un big dei social network, il micro influencer in alcuni casi riesce a rispondere maggiormente alle esigenze dei brand e diventare un vero e proprio ambassador. Perché?

  1. È specializzato su un tema specifico.
  2. Racconta le proprie esperienze e competenze che ha acquisito in prima persona, condividendole. Questo tipo di autorevolezza è di appeal per un brand che vuole comunicare ad un target con un interesse specifico, per questo motivo scegliere un profilo di questo tipo può rivelarsi la scelta giusta.
  3. È estremamente targettizzato e mantiene la sua credibilità sui social trattando argomenti di cui è padrone e acquistando autenticità nel momento in cui comunica un brand in cui crede realmente.

Brand e micro influencer

Sono molte le aziende che hanno iniziato un percorso di comunicazione con dei nano o micro influencer e sono cresciute insieme a loro raggiungendo entrambe un buon livello di engagement e trust da parte degli utenti.

Ecco qualche esempio:

  • Tonno Nostromo per spingere una delle sue referenze, gustosa, versatile e pratica, ha collaborato con un giovane lavoratore fuorisede Un Terrone a Milano, perfettamente in target per valorizzare le qualità del prodotto con i suoi 10k follower.
  • Unopiù ha puntato sulla blogger, influencer e Interior Stylist Valentina Raviolo che parla a una fanbase di 16,5k follower interessati e attenti a home design. Una strategia che si è rivelata vincente.

     

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Come scegliere se utilizzare macro o micro influencer? L’obiettivo della strategia e il target a cui si vuole parlare guidano la scelta. Se vogliamo parlare ad un gruppo specifico di utenti, perché non affidarsi a loro? Provare per credere!