Siamo animali sociali (ci piace l’engagement)

Traduzione di Engagement: “sono le piccole cose che contano”.

httpvh://youtu.be/Z-FFcQfxpKA

Ci piace stare insieme, condividere esperienze, creare gruppo. A noi tutti piace. Basta guardare le folle di ragazzi davanti a un locale il venerdì sera. Oppure l’uscita dalle università o le pause pranzo in centro. Basta guardare questo video argentino. C’è alla base un gesto molto semplice: stringersi la mano per andare avanti. Engagement, dunque. E se guardassimo all’attualità? Beh, potremmo rifarci al fenomeno “crea gruppo” di WhatsApp. Non ditemi che tra voi c’è ancora qualcuno che si salva! Inutile, non ci credo.

Ci piace il contatto umano. E allora sfruttiamo la nostra indole.

È a questo che dobbiamo pensare ogni volta che vogliamo creare delle buone strategie di Customer Engagement.

Estraiamo tutto quello che è marketing, e distilliamo l’amore.
La voglia di sentirci, di passarci energie, di raccontare chi siamo e cosa facciamo. Perché è importante che si percespisca l’aspetto umano, l’intimacy dell’esperienza, l’empatia. Nella nostra quotidianità, e nei nostri brainstorming d’agenzia.

Partiamo dall’etimologia della parola sociale, che non ha nulla a che vedere con un monitor, scopriamo che ci si rifà immediatamente al concetto di “socievole“, ovvero capacità di unione, vicinanza, associazione. Bene, dopo aver assorbito il suo significato, riprendiamo la parola “marketing”, mettiamola lì accanto, e sviluppiamo un progetto. Ed ecco che proprio quel progetto diventa improvvisamente un silenzioso fischio all’interno di una biblioteca. Un rumore assordante, che distrarrebbe chiunque. Effetto Willy Wonka, oserei dire. E tutto è partito da? Una semplice barretta di cioccolato. (Ossimori e metafore a gogò. Non abbiatemene. Sono pur sempre una copywriter). 

Pare una cosa molto semplice. E infatti lo è.
Non serve allontanarsi troppo dal quotidiano, dalla semplicità, basta creare un quotidiano straordinario.
Basta apprendere che quello che facciamo ogni giorno è esattamente quello che un qualsiasi brand potrebbe fare con i suoi “fan”. Fare colazione, organizzare una cena, bere una birra, tenersi per mano, abbracciarsi, andare ad un concerto, e raccontare della propria giornata agli amici.

È questo che crea customer engagement puro, perché nasce da un sentimento vero, interno, (apparentemente) non studiato.

Come darsi un bacio, o riceverlo. Questo non è engagement?

httpvh://www.youtube.com/watch?v=oHXD80XOv9o&feature=youtu.be

Tutto nasce da un’azione genuina, che diventa word-of-mouth naturale, che a sua volta si trasforma in condivisione e poi rumore, eco, coinvolgimento. Un coinvolgimento ordinariamente straordinario. In questo modo non abbiamo fatto altro che applicare la stessa regola che c’è alla base del “crea gruppo” di WhatsApp. E la mucca viola? Non l’abbiamo lasciata sola. L’abbiamo rivalutata e ne abbiamo tratto un insegnamento. È una metafora: un pensiero basico può contenere qualcosa di fenomenale, inatteso e assolutamente incredibile. Basta non dimenticarsi della parte più genuina e farla parlare. Lo dice Seth Godin. E a noi “ci” piace proprio.

È arrivato il momento degli Instagram Ads

La scorsa settimana Instagram ha annunciato sul suo blog l’introduzione di contenuti pubblicitari, tramite un post intitolato “Instagram as a Growing Business“. Il focus del comunicato e la ragione di questa scelta è da cercare nella volontà di rendere questo network un business in grado di provvedere al proprio sostentamento, oltre a monetizzare l’investimento da un miliardo di dollari sborsato da Facebook per l’acquisto di Instagram.

Nei prossimi due mesi negli Stati Uniti inizierà il roll out degli Instagram Ads, quindi per il momento l’Italia e il resto del mondo non saranno coinvolti da questa novità. Il brand tiene a spiegare come non si tratti di un cambiamento repentino, bensì progressivo, dal momento che in principio gli ads saranno disponibili solo per le grandi aziende selezionate.

Attualmente sono tantissimi i brand che hanno integrato Instagram all’interno delle loro strategie social. I primi della classe sono Starbucks e MTV. Il primo vanta il quindicesimo profilo più seguito al mondo, con quasi 1.6mln di follower, mentre il secondo ha superato quota 1.7mln di follower, guadagnando l’undicesimo posto nella classifica dei più seguiti.

Cosa cambierà quindi per coloro che già sono attivi sul network delle immagini?
Per il momento nulla al di fuori degli USA, ma nel futuro prossimo le aziende avranno a disposizione uno strumento potente per introdursi nel flusso dei contenuti degli utenti, sfruttando il media fotografico e video. Probabilmente come già avvenuto per Twitter, Pinterest e tutti gli altri social network, il prossimo passo saranno gli analytics, necessari per misurare l’attività e il coinvolgimento degli utenti.

La community di Instagram come ha preso questa novità?
Si sa che in genere le reazioni a questo tipo di annunci sono piuttosto rigide, nessuno vuole vedere altra pubblicità, soprattutto su una risorsa che siamo abituati a considerare libera. Mashable si è preso la briga di fare un sondaggio sulle sue pagine a questo proposito, domandando agli utenti: Cosa ne pensi della pubblicità su Instagram?
Inutile dire che la risposta più popolare è stata negativa (Disappointed, 43%) mentre a sorpresa la seconda più cliccata è stata di indifferenza (Indifferent, 25%).

Voi cosa ne pensate dell’introduzione della pubblicità su Instagram?