CRM, croce e delizia del Social Media Management

Non importa quali account gestirai, se sei un Social Media Manager prima o poi ti occuperai del CRM (Customer Relationship Management) ovvero di rispondere a qualsiasi tipo di richiesta, dalla più alla meno ragionevole.

A prescindere dalle domande che riceverai e dalle situazioni che dovrai affrontare, ci sono pochi semplici comandamenti che ti accompagneranno illeso (a differenza di Sharen’go) fino alla risoluzione di tutte le diatribe social.

 

Sii paziente

Ci sono stati, negli ultimi anni, svariati casi di Social Media Manager (o sedicenti tali) che hanno perso le staffe davanti ad accuse o richieste di clienti, danneggiando così la reputazione del Brand con un pessimo CRM. Va da sé che attaccare chi ti attacca non è una buona tattica. Ma soprattutto, ricorda che l’ironia non è quasi mai una buona idea: percepirla attraverso un computer non è così immediato e spesso rischia di essere travisata.

Lo hanno capito a proprie spese in tanti. Ultimamente è capitato ai gestori della pagina di Burgez che, in seguito alla pubblicazione di un annuncio di lavoro decisamente particolare, hanno risposto ai clienti che li criticavano con insulti e risposte ironiche del tutto fuori luogo. Ad oggi la pagina sembra essere stata chiusa, forse per i numerosi attacchi ricevuti.

CRM

Fonte: Burgez

Sia che tu sia nel torto o nella ragione (ma a maggior ragione nel primo caso, direi) l’unica soluzione è una bella tisana e tanta pazienza: tanto sui social quanto offline, il cliente ha sempre ragione.

 

Sii trasparente

Le cospirazioni sono sempre dietro l’angolo: tra scie chimiche e vaccini. Non alimentare il clima di sospetto dando risposte frammentarie o rispondendo solo in privato.
Rispondendo pubblicamente ogni volta che è possibile si ottengono più risvolti positivi: ci si mostra disponibili e in buona fede e si fornisce un buon servizio di CRM anche al resto della base fan. Una domanda posta da un cliente sarà molto probabilmente sollevata anche da un altro. Dunque meglio una risposta pubblica oggi che dieci risposte private uguali domani.

 

Rispondi a tutti

Non ci sono richieste o domande di Serie A o di Serie B, quindi occhio sempre a tutte le situazioni e a non lasciare indietro nessuno. Se la risposta su un determinato tema richiede tempo per verifiche interne, inizia comunque a comunicare al cliente con trasparenza che la sua richiesta è stata intanto presa in carico.

Secondo alcune recenti stime, circa il 67% dei consumatori usa i Social per risolvere le questioni riguardanti i propri acquisti e l’88% è meno propenso ad acquistare da un Brand che sui social non gestisce le richieste dei clienti. Per questo una domanda senza risposta corrisponde a un cliente insoddisfatto e ad altri 10 che rinunciano in partenza a chiedere chiarimenti. Gli stessi che si rivolgeranno probabilmente ad un altro Brand con maggiore capacità di dialogare.

 

Ascolta e impara

Sì, il CRM è difficile da gestire e a volte sfiancante, ma è anche una risorsa inestimabile. Ti permette di avere sempre il polso della situazione e di sapere cosa si aspettano da te i tuoi clienti. Alcuni tool permettono anche una analisi ulteriore delle interazioni ottenute, analisi che può comunque essere fatta anche manualmente con un po’ di sforzo in più. Ad esempio registrando l’argomento di  ogni commento o messaggio privato ricevuto si possono analizzare quali sono i temi che vengono trattati maggiormente dai nostri clienti, dunque quelli che più gli stanno a cuore o che gli creano maggiori problemi. In ogni caso tutte informazioni preziose che valgono la pena di essere analizzate e comprese.

 

Previeni

Puoi aiutarti con un tool o con un semplice Google Alert e tenere sempre d’occhio le conversazioni in rete sul tuo Brand: se puoi prevenire una eventuale crisi, perché non farlo? Ti permette di risparmiare tempo, energie e non rischi di compromettere la reputazione del Brand.

 

Se ancora hai qualche dubbio su come fare, impara dai grandi, come dal social caring di Apple.

 

Instagram Shoppable, una nuova opportunità per i brand

Ci sono due notizie che riguardano, in modo diverso, gli acquisti in rete: l’aumento del costo di Amazon Prime, che passa a 36€ e il lancio anche in Italia di Instagram Shoppable.
Entrambe le cose influenzeranno, in modo diverso, il modo di comprare online. O almeno la seconda. Sì, soprattutto la seconda.

Ma cos’è Instagram Shoppable?

Lanciata lo scorso anno in USA, ora Instagram apre questa funzionalità in altri 8 Paesi, tra cui l’Italia, funzionalità che consente di comprare prodotti direttamente dall’applicazione.
I brand posteranno sui propri profili le immagini dei prodotti e li taggeranno (come si fa con le persone). Gli utenti potranno fare un tap su un post taggato che apparirà nei loro feed Instagram per vedere le informazioni dei prodotti, come ad esempio il prezzo, e fare un tap su “shop now” per acquistare.

Perché puntare su Instagram Shoppable?

Principalmente per quattro ragioni:

  • Per la semplicità di acquisto:
    • Le persone possono acquistare prodotti partendo da un tap su un’immagine.
  • Per l’experience dell’utente:
    • Che troverà le referenze nel feed dell’applicazione.
  • Per gli 800 milioni di utenti attivi al mese, 500 milioni al giorno.
  • Per i 15 milioni attivi di utenti attivi al mese in Italia.

E lo storytelling?
Sta bene, grazie.

5 consigli per scrivere un piano editoriale efficace sui social

La costruzione del piano editoriale dipende da una serie di variabili di progetto, di brand e di strategia. Spesso il piano editoriale si dà per scontato dandogli poca importanza in fase di scrittura. Oppure ci si fa prendere la mano e si improvvisa quotidianamente qualcosa pur di poter andare online.

In entrambi i casi si finisce poi per pagarne le conseguenze in termini di interazioni, traffico sul sito, crescita organica e portata.

Per evitare alcuni dei problemi più comuni, vi propongo 5 consigli da tenere sempre a mente quando si scrive un piano editoriale.

 

Consiglio #1: flessibilità, ma non anarchia

Il piano editoriale non deve essere visto solo come un assemblamento, di testo, grafica e calendario, chiuso e vincolante da cui non è più possibile fare alcuna modifica. Anzi, il piano editoriale deve essere continuamente aggiornato e verificato in base ai risultati che si ottengono, alla strategia e soprattutto in base alle nuove informazioni che vengono condivise.

Ne derivano due osservazioni: un piano editoriale troppo rigido rischia di essere già vecchio ancora prima di essere pubblicato e risultare poco efficace in termini di engagement; dall’altra parte un piano troppo flessibile rischia di non rispettare la strategia di fondo e quindi di essere inefficiente.

 

Consiglio #2: creatività per uscire dal rumore

I social si evolvono continuamente sia nelle abitudini di fruizione da parte del pubblico che nei contenuti e nei formati disponibili nelle varie piattaforme. Ognuno di noi quotidianamente scorre il proprio feed affidando alle mani e agli occhi il compito di scegliere il post dove soffermarsi per qualche secondo in più. Tutto il resto che scorriamo è solo rumore che non ci attrae, ma non ci respinge nemmeno così tanto da premere l’unfollow.

In questo rumore indefinito è il post più brillante a bucare lo schermo, per questo è importante indirizzare ogni singolo post del piano editoriale a questo obiettivo.

 

Consiglio #3: real time marketing: non è un obbligo per il piano editoriale, ma una opportunità

Anniversari, giornate mondiali e trend. Ogni giorno si potrebbe pubblicare qualcosa solo sulla base di questi tre argomenti. Anniversari e giornate mondiali sono appuntamenti prevedibili, mentre il più delle volte i trend sono fenomeni inaspettati e richiedono quindi una buona velocità di esecuzione e approvazione.

Il consiglio? Vagliate bene cosa può andare bene per un progetto, non tutti gli anniversari e le giornate mondiali fanno al caso vostro.

 

Consiglio #4: occhio sempre ai dati

L’altra faccia del piano editoriale sono i risultati e quindi i dati degli analytic. Il piano editoriale ha bisogno che i dati siano positivi per assumere valore e credibilità all’interno della strategia. Viceversa i dati saranno positivi se il piano editoriale è buono e la strategia forte. Non si può fare un buon piano editoriale senza tenere sempre d’occhio le metriche e i KPI di progetto.

Non vi affidate solo al vostro occhio e alla vostra memoria per valutare se i vostri contenuti hanno avuto buone performance, ma datevi obiettivi periodici misurabili e oggettivi. In base ai valori che registrerete in un certo periodo,  modificate il piano editoriale o la strategia così da affinare i contenuti in base ai risultati.

 

Consiglio #5: metteteci del vostro

I social network sono fatti per le persone, non dimenticatevene. I copy, le creatività, l’orario di pubblicazione, il tipo di contenuto, il formato, sono variabili che devono essere fruibili e comodi per un solo pubblico: le persone. Basta a testi troppo istituzionali, cta da televendita, click bait, bufale (ne avevamo parlato qui) e a tutti quei contenuti troppo finti. Partite da quello che piace a voi e a quello che vi piacerebbe leggere online a proposito di questo o quell’altro, e chiedetevi sempre: io lo condividerei?

 

Buon lavoro 🙂