Nel mondo dello snacking salato, di cui abbiamo già parlato nel nostro precedente articolo, Citterio presidia un territorio ampio e riconoscibile: quello della pausa gustosa e familiare. I prodotti analizzati, Gli Irresistibili, Uno Due Tris salumi e Uno Due Tris merenda, raccontano tre modi diversi di vivere lo snack: il piacere immediato, la praticità del mini-pasto e il ricordo della merenda scolastica.
La forza comune è quella della marca: storica, riconoscibile, legata a sapore, genuinità e provenienza. Ma ogni prodotto interpreta questa promessa in modo diverso, rispondendo a bisogni specifici della categoria snack.
Gli Irresistibili: la tentazione salata
Gli Irresistibili lavorano sul territorio dell’indulgenza e del piacere. Stick di prosciutto crudo e salame BBQ uniscono praticità, gusto intenso, italianità, contenuto proteico e assenza di glutine e derivati del latte. Il loro potenziale narrativo è già nel nome: “Irresistibili” richiama impulso, assaggio, desiderio. Non è uno snack da spiegare troppo, ma da far vedere e provare. Il racconto più efficace può quindi concentrarsi sul morso, sulla reazione spontanea, sulla voglia di concedersi una pausa salata diversa dal solito.
Uno Due Tris: praticità e memoria
Uno Due Tris salumi porta in formato snack un gesto molto italiano: pane, salume e formaggio. È una soluzione veloce, comoda e riconoscibile, pensata per chi cerca una pausa pronta ma comunque gustosa.
Uno Due Tris merenda, invece, aggiunge una dimensione più emotiva. È una merenda completa, associata al mondo della scuola, dell’infanzia e dell’intervallo. Proprio qui emerge uno degli aspetti più interessanti dell’analisi TikTok: il prodotto non viene ricordato solo per il gusto, ma per il momento di vita che rappresenta.
L’analisi TikTok sugli snack Citterio raccoglie centinaia di commenti, che mostrano una conversazione attiva e ricca di significati. Gli utenti non si limitano a reagire al prodotto, ma lo collegano a ricordi, preferenze, confronti e desideri di acquisto.
TikTok: i commenti raccontano desiderio e nostalgia
Uno Due Tris emerge come una merenda fortemente legata alla nostalgia scolastica. Il gusto salame viene citato come il più iconico e riconoscibile, mentre il tacchino genera sorpresa e curiosità perché meno presente nella memoria collettiva. Alcuni commenti raccontano inoltre il prodotto come una merenda “speciale”, quasi premium, ricordata come qualcosa che non tutti avevano sempre a disposizione.
Questa conversazione conferma che gli snack Citterio non attivano solo un bisogno funzionale, ma anche un immaginario emotivo: il piacere di ritrovare un gusto, il ricordo dell’intervallo, la curiosità verso una variante, il confronto con altri prodotti della stessa categoria.
Gli snack Citterio hanno un potenziale distintivo perché uniscono praticità, gusto e memoria. Gli Irresistibili possono rafforzare il territorio della tentazione salata e del piacere immediato; Uno Due Tris salumi può presidiare la pausa comoda e gustosa; Uno Due Tris merenda può valorizzare il legame emotivo con la scuola e l’infanzia.
La sfida è trasformare questi segnali in un racconto più netto, più orientato alle reazioni e meno centrato solo sul prodotto.
La cura dei capelli sta cambiando linguaggio, oggi non riguarda più soltanto l’estetica della chioma, il colore o la piega finale. Sempre più spesso parla di salute, struttura, forza, luminosità e protezione. I capelli vengono trattati come una parte del corpo da ascoltare, capire e accompagnare con routine specifiche, quasi come accade nella skincare.
In questo scenario, il risultato resta importante, ma non basta più prometterlo. Le persone vogliono capire come arrivarci: quali passaggi seguire, in che ordine usare i prodotti, quale beneficio aspettarsi, come riconoscere un miglioramento reale. Il contenuto più efficace non mostra solo il “dopo”, ma rende leggibile il percorso.
Le tendenze della cura capelli lo confermano. Crescono l’attenzione per capelli lucidissimi ed effetto specchio, la ricerca di prodotti riparatori, i trattamenti per il cuoio capelluto, le formule multifunzione, le soluzioni disciplinanti e le routine personalizzate in base agli obiettivi. Il capello non è più solo da abbellire: è da rinforzare, proteggere, nutrire, valorizzare nella sua identità.
È qui che il territorio della riparazione e della luminosità diventa particolarmente interessante. Prodotti come Laminplex intercettano un bisogno molto attuale: ottenere un risultato visibile e quasi professionale, ma dentro una routine domestica, accessibile e replicabile. Il tema non è soltanto “capelli più belli”, ma capelli che appaiono più curati, più forti, più ordinati, più vicini all’immagine che la persona vuole dare di sé.
Vitalcare entra in questo contesto con un potenziale chiaro, ma il punto più rilevante non è insistere sul brand. Il vero tema è il modo in cui la categoria haircare può trasformare una promessa tecnica in un’esperienza comprensibile. Perché quando si parla di capelli danneggiati, spenti o difficili da gestire, le persone cercano soluzioni, ma anche prove.
TikTok mostra bene questa dinamica.
La categoria dei capelli rinforzati registra oltre 7.000 contenuti UGC e più di 200 milioni di view organiche in sei mesi: numeri che indicano quanto la cura capelli sia diventata un territorio ad alta conversazione. Non si tratta solo di mostrare prodotti, ma di spiegare percorsi, errori, trasformazioni e risultati.
I format più efficaci nella categoria sono quelli che rendono visibile il processo. Il prima/dopo funziona, ma funziona ancora meglio quando viene accompagnato da una spiegazione: perché il capello è danneggiato, quale prodotto usare, come applicarlo, cosa cambia dopo alcuni passaggi. Il glow up capelli, quando è raccontato step by step, diventa utile e aspirazionale allo stesso tempo.
Anche la voce dell’esperto ha un ruolo forte. Una parrucchiera, un dottore specializzato, una creator verticale può trasformare una recensione in un consiglio pratico. In una categoria dove il risultato è visivo, ma la scelta è spesso complessa, la mediazione di chi spiega diventa una leva di fiducia.
Per questo la comunicazione haircare oggi dovrebbe spostarsi da una logica puramente descrittiva a una logica di percorso. Non basta dire che un prodotto ripara, illumina o rinforza. Serve mostrarlo e dimostrarlo.
Nel mercato haircare, la desiderabilità nasce sempre più dalla possibilità di vedere e replicare. Le persone vogliono immaginare il risultato su di sé, ma anche capire come ottenerlo. E i brand che riescono a trasformare il risultato in un percorso semplice da seguire hanno più possibilità di entrare davvero nelle routine delle persone.
Il marketing digitale è in continua evoluzione, e anche l’ottimizzazione per motori di ricerca vive continui adattamenti.
Quali saranno i nuovi trend SEO 2024?
L’intelligenza artificiale e la Search Experience Optimization (SXO)
La Search Generative Experience (SGE) di Google
Le ricerche senza clic
La video SEO
Creare valore per l’utente
Trend SEO #1: l’Intelligenza Artificiale e la Search Experience Optimization (SXO)
Il grande successo e la risonanza avuta nell’ultimo anno dall’Intelligenza Artificiale non interessa solo la revisione dei testi, la modifica delle immagini e il rapporto con i clienti. Anche nell’ottimizzazione dei motori di ricerca l’Intelligenza Artificiale ha e avrà sempre più un ruolo centrale, un trend SEO 2024 da seguire.
Come affrontato in questo articolo le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale nel campo del marketing sono moltissime. I sistemi basati sull’intelligenza artificiale verranno sempre più impiegati per ottimizzare l’esperienza degli utenti nell’utilizzo dei motori di ricerca.
Certo, l’aggiornamento degli algoritmi dei motori di ricerca o i diversi fattori di ranking sono pane quotidiano per chi lavora nel web da sempre. Quello che ora veramente cambia è il modo il cui gli utenti fanno le lororicerche su internet.
Il crescente utilizzo degli assistenti digitali e il forte successo dei chatbot (ChatGPT su tutti) influenza il modo di interagire degli utenti.
L’interazione con i motori di ricerca diventa più conversazionale, ognuno di noi, quando usa comandi vocali e linguaggio naturale, conta di avere delle risposte pertinenti e immediate.
Bisogna dunque focalizzarli sulla Search Experience Optimization (SXO), ovvero l’unione tra la SEO (Search Engine Optimisation) e la UX (User Experience).
Una strategia che si concentra non solo sul miglioramento della visibilità nei motori di ricerca, ma anche sull’ottimizzazione dell’esperienza dell’utente.
Come farlo?
Rendendo i siti e i contenuti facilmente accessibili non solo per i motori di ricerca, ma anche per i sistemi di intelligenza artificiale generativa che elaborano una grandissima quantità di informazioni tra quelle disponibili in rete e le trasformano in risposte per gli utenti.
La comunicazione dovrà dunque essere organizzata intorno a contenuti chiari e coerenti, affinché tutti gli argomenti possano essere utilizzati correttamente dagli algoritmi che processano le domande rivolte dagli utenti ai chatbox.
Trend SEO #2: la Search Generative Experience (SGE) di Google
Google ha (per il momento solo in America) introdotto la Search Generative Experience (SGE) un’esperienza di ricerca avanzata che apre nuovi orizzonti nell’ambito dell’informazione digitale.
In cosa consiste?
Per numerose query, Google è in grado di fornire un risultato generato automaticamente dall’Intelligenza Artificiale, fornendo non solo risposte chiare e concise alle domande dell’utente, ma anche immagini esplicative, link utili e suggerimenti di ricerca che favoriscono l’approfondimento dell’argomento.
Attraverso la SGE si possono dunque meglio comprendere le richieste delle persone fornendo risultati di ricerca più pertinenti e personalizzati.
La Search Generative Experience migliora le interazioni dell’utente e fornisce un modello di coinvolgimento conversazionale.
Un sistema che, fornendo informazioni rilevanti e suggerimenti specifici, consente una navigazione più tempestiva e intuitiva, che si traduce per gli utenti in soddisfazione nell’ottenere ciò di cui hanno veramente bisogno con un risparmio di tempo, non dovendo più inserire query lunghe o dovendosi districare tra più risultati prima di trovare ciò che si cerca specificatamente.
Trend SEO #3: le ricerche senza clic
Quest’anno aumenteranno sempre più le ricerche senza clic.
A chi di noi non capita di fare delle ricerche nei motori di ricerca, visualizzare ciò che ci serve direttamente nella SERP (la pagina dei risultati del motore di ricerca) e di non effettuare poi alcun clic?
Secondo uno studio di Semrush, piattaforma per ricerca di parole chiave e dati di ranking online, il 57% delle ricerche effettuate da dispositivi mobile e circa un quarto di quelle fatte da desktop non producono alcun clic sui risultati organici o a pagamento.
Questo capita soprattutto quando si fanno ricerche su attività o servizi locali (ad esempio un ristorante), le informazioni da carpire sono immediate (ad esempio l’indirizzo o gli orari di apertura) e non diventa dunque “necessario” per l’utente cliccare per scoprire di più.
Ottimizzare la SEO per fronteggiare questa tendenza SEO 2024 è fondamentale: riuscendo a conquistare le prime posizioni dei risultati di ricerca, anche qualora non si dovessero avere clic di approfondimento, farà si che aumenti la riconoscibilità del brand aumentando così la brand awareness.
Diventa dunque sempre più importante lavorare per costruirsi una reputazione sul campo, affinché si si possa essere riconosciuti come affidabili e autorevoli agli occhi degli utenti.
Trend SEO #4: la video SEO
Quando si parla di ottimizzazione non si parla solo di contenuti testuali o del modo di strutturare la navigazione dei propri siti. È fondamentale, in questo nuovo anno più che mai, focalizzarsi anche nella “Video SEO” affinché vengano mostrati tra i primi risultati come risposta alle ricerche degli utenti.
I contenuti video, strumento che è e che rimane un formato chiave nelle strategie di comunicazioni digitale, continueranno ad aumentare, facendo così crescere la concorrenza.
Secondo Semrush più di una persona su due è più propensa a ricondividere un video rispetto ad altri tipi di contenuti.
L‘89% delle personeafferma che nel 2023 la visionedi un video le ha convinte ad acquistare un prodotto o un servizio e che nel 2024 vuole vedere più video da parte dei brand.
L’attenzione nel modo in cui vengono realizzati e pubblicati i video diventa dunque sempre più importante per garantire il successo del proprio brand: un trend SEO 2024 da seguire e cavalcare.
Trend SEO #5: creare valore per l’utente
Porre l’utente al centrodelle proprie strategie digitali sarà un trend SEO imprescindibile nel 2024.
Per sviluppare strategie digitali successo, anche nell’ottimizzazione dei motori di ricerca, bisognerà guardare a 360° gradi, concentrandosi non solo su specifici contenuti di interesse ma realizzando in toto siti e presenze digitali che rispondano all richieste degli utenti, fornendo contenuti utili e di valore capaci di soddisfare le esigenze.
Nel 2024 la SEO si orienterà verso un approccio più centrato sull’utente, etico e tecnicamente avanzato.
Conoscere, analizzare e comprendere il proprio target sarà ora più che mai fondamentale: noi sappiamo come farlo, contattaci o vieni a trovarci in Via Panzeri 10 a Milano.
Il 2023 è stato l’anno dell’Intelligenza Artificiale.
L’AI (Artificial Intelligence) è stata anche nominata come la parola dell’anno 2023 dal Collins Dictionary, l’autorevole dizionario inglese pubblicato dall’omonima casa editrice britannica.
Ma cos’è realmente l’Intelligenza Artificiale?
L’Intelligenza Artificiale (AI) nasce con l’avvento dei computer e la sua data di nascita viene fissata nel 1956.
È un ramo dell’informatica che consente la programmazione e la progettazione di sistemi (hardware e software) che permettono di dotare le macchine di caratteristiche che vengono considerate tipicamente umane. Non solo quindi intelligenza intesa come capacità di calcolo o di conoscenza di dati astratti, ma anche e soprattutto forme di intelligenza come l’intelligenza spaziale, sociale, cinestetica e introspettiva.
I sistemi di Intelligenza Artificiale prendono le decisioni attraverso degli algoritmi che consentono di definire una conoscenza di base e una conoscenza allargata, ossia creata tramite l’esperienza. Algoritmi sempre più precisi e complessi sono realizzati da uno specifico settore, denominato rappresentazione della conoscenza, che studia tutte le possibilità di ragionamento dell’uomo e il modo per rendere tale conoscenza comprensibile alle macchine tramite un linguaggio e dei comandi sempre più precisi e dettagliati.
L’intelligenza artificiale fa parte della quotidianità di ognuno di noi: dal riconoscimento vocale degli smartphone ai sistemi di sicurezza al settore automobilistico, tutti questi sistemi si basano su algoritmi tipici dell’Intelligenza Artificiale.
Il grande successo dell’app di intelligenza artificiale ChatGPT
ChatGPT è l’acronimo di Chat Generative Pre-trained Transformer (letteralmente “trasformatore generativo pre-addestrato”), un chatbot basato su intelligenza artificiale e apprendimento automatico, sviluppato da OpenAI, un laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale.
Secondo uno studio di Writerbuddy, ChatGPT in soli dieci mesi dalla sua creazione ha guadagnato 14 miliardi di visite, posizionandola in classifica come l’app di intelligenza artificiale più usata al mondo nel 2023.
Grazie a ChatGPT è possibile generare immagini, redigere e tradurre testi, creare linee di codice.
Da pochissimo OpenAI ha inoltre reso disponibile al pubblico GPT Store, la piattaforma che consente agli utenti di condividere le proprie creazioni, come le chat AI create tramite GPT e non solo. In programma anche un sistema che garantisca una remunerazione agli sviluppatori GPT entro il primo trimestre dell’anno.
ChatGPT è una grande invenzione che lascia aperti tanti dibattiti, tra i quali le implicazioni nel mondo del lavoro e la mancata privacy dei cittadini.
Le intelligenze artificiali infatti, data anche la grande notorietà riscossa da ChatGPT, sono diventate anche qualcosa da regolamentare come si è visto in Usa, con l’ordine esecutivo firmato dal preseidente Joe Biden il 30 ottobre. Anche l’Europa si è mossa verso questa direzione, con la nascita di Ai Act, il regolamento europeo che dovrebbe entrare in vigore nel 2026 con l’obiettivo di proteggere i cittadini dell’Unione dai rischi delle nuove tecnologie, garantendo un bilanciamento tra innovazione e protezione e tutelando l’integrità dei diritti delle persone.
L’intelligenza artificiale e la generazione di immagini
Tra gli strumenti di AI, la categoria “Generatore di immagini” è quella che secondo lo studio di Writerbuddy sta crescendo maggiormente, con un totale di 14 tool.
Negli ultimi mesi si è parlato spesso delle immagini generate con Midjourney, un programma di intelligenza artificiale che crea immagini da descrizioni testuali: molte hanno suscitato scandalo, come quella di Papa Francesco raffigurato con un vistoso e costoso piumino Balenciaga.
Attraverso la generazione di immagini sta prendendo piede anche la presenza degli AI Influencer, ovvero influencer virtuali creati e gestiti da algoritmi di intelligenza artificiale. Ne parliamo qui.
Come sfruttare al meglio l’AI nelle strategie di comunicazione?
L’era digitale è sempre in continua evoluzione. L’Intelligenza Artificiale è uno strumento che, se ben utilizzato (e noi in IAKI lo sappiamo bene!), può aiutare nella costruzione di strategie efficaci e innovative per i brand.
L’utilizzo delle tecnologie AI può permettere la creazione di piani di comunicazione più competitivi, offrendo soluzioni sempre più personalizzate e adattabili alle mutevoli esigenze del mercato.
La sinergia tra la creatività umana e le capacità analitiche dell’Intelligenza Artificiale rappresenta un connubio potente.
La collaborazione tra l’ingegno umano e le competenze dell’IA apre nuove prospettive e offre vantaggi distintivi:
Potenziamento della Creatività: l’AI può essere utilizzata per generare idee creative, suggerire approcci innovativi e persino partecipare al processo creativo attraverso l’analisi di trend e la creazione di modelli predittivi. L’AI offre un grande serbatoio di ispirazioni e concetti, incentivando la generazione di contenuti originali e accattivanti.
Analisi Predittiva dei Trend: l’AI può analizzare enormi quantità di dati per identificare tendenze emergenti nei comportamenti dei consumatori. Attraverso una corretta lettura e interpretazione dei dati si possono realizzare strategie che si adattano alle mutevoli preferenze del pubblico.
Personalizzazione su Ampia Scala: l’AI consente la personalizzazione delle strategie di comunicazione su scala più ampia e con maggiore precisione. Analizzando i dati relativi al comportamento degli utenti, l’AI può suggerire personalizzazioni specifiche per gruppi di pubblico, affinchè ogni messaggio sia rilevante e coinvolgente.
Utilizzo dell’AI nell’advertising social e all’interno dei siti web
Diversi software basati sull’Intelligenza Artificiale sono ampiamente utilizzati nel social advertising e nella realizzazione di siti web così da migliorare l’esperienza utente e l’automatizzazione di processi complessi.
Grazie all’AI si possono infatti ottimizzare le campagne adv, utilizzando targeting avanzati basati sui dati demografici e comportamentali e mediante l’analisi dati si possono migliorare le prestazioni delle campagne media.
Nei siti web si possono inserire Chatbots che forniscono assistenza automatica agli utenti, rispondendo a domande frequenti, guidando gli utenti attraverso il sito e raccogliendo informazioni utili per l’analisi.
Vi sono software che utilizzano l’apprendimento automatico per testare varianti di pagine web e determinare quali sono più efficaci nel raggiungere gli obiettivi desiderati, come conversioni o interazioni o che offrono personalizzazioni dei contenuti basate sui dati comportamentali degli utenti, migliorandone l’esperienza di navigazione e aumentandone il coinvolgimento.
In conclusione, l’unione tra la creatività umana e le capacità analitiche dell’IA rappresenta una forte forza trainante per l’evoluzione della comunicazione. Mentre l’Intelligenza Artificiale offre analisi approfondite e previsioni basate sui dati, la creatività umana continua a portare un tocco unico, emozionale e intuitivo che consente di offrire soluzioni di comunicazione sempre più efficaci, pertinenti e in sintonia con i pubblici di riferimento.
Vieni a trovarci in Via Panzeri 10 a Milano o contattaci per costruire insieme la strategia migliore per il tuo brand.
Nel panorama sempre più affollato dei social media, Instagram continua a primeggiare come una delle piattaforme più influenti e popolari al mondo. Un fenomeno interessante che sta emergendo sembra essere la presenza di AI Influencer, cioè influencer virtuali creati e gestiti da algoritmi di intelligenza artificiale. Questa tendenza sta rivoluzionando il modo in cui concepiamo gli influencer e le celebrità online.
AI Influencer: cosa sono
Gli AI Influencer sono personaggi digitali creati da sviluppatori di software che utilizzano algoritmi avanzati per imitarne il comportamento e l’aspetto umano. Questi personaggi possono essere sia realistici, con sembianze umane perfettamente riprodotte, sia fantastici, con caratteristiche uniche e stravaganti.
Uno degli esempi maggiormente noti? Lil Miquela, un AI Influencer con quasi 3 milioni di follower su Instagram. Si tratta di un’adolescente virtuale che condivide la propria vita quotidiana, partecipa a eventi di moda e collabora con importanti brand, come ad esempio BMV.
AI Influencer su Instagram: alcuni dei profili più seguiti
Gli AI Influencer hanno guadagnato notorietà significativa negli ultimi anni. Oltre a Lil Miquela, menzionata in precedenza, ci sono molti altri profili di AI Influencer su Instagram che hanno accumulato una serie di collaborazioni prestigiose con importanti brand.
Noonoouri
Ideata da Joerg Zuber, amministratore delegato dell’agenzia hi-tech Opium, Noonoouri collabora da tempo con marchi di tutto il mondo. La musa ispiratrice di questa influence virtuale? La top model Naomi Campbell.
Su Instagram, ad oggi, comunica a quasi mezzo migliore di follower.
Shudu
La prima super modella digitale del mondo.
La top model, creata dall’artista Cameron-James Wilson, ha un seguito di 240.000 follower e negli anni ha collezionato una serie di liaison con diversi brand, tra cui Fenty Beauty di Rihanna. Sul suo profilo Shudu posa per “editoriali” e colleziona cover come un vera e propria modella.
Imma
Imma vive in Giappone insieme al suo cane, ha i capelli rosa e l’attenzione di quasi 400.000 seguaci su Instagram. Negli anni ha guadagnato molta fama tanto da divenire il volto di alcuni importanti brand tra cui Porsche e Valentino e Tommy Hilfiger.
Importante tenere presente come il panorama degli AI Influencer sia in costante evoluzione, e nuovi personaggi virtuali continuano a emergere con il tempo. Questi influencer virtuali sono diventati una parte significativa del mondo dei social media e dell’influenza digitale, aprendo nuove opportunità per i marchi e le aziende che cercano di raggiungere il loro pubblico online. Vediamo in che modo.
AI Influencer: opportunità per i brand
Ecco come i brand possono trarre vantaggio dalla collaborazione con gli AI Influencer, spesso considerati più affidabili e a basso rischio rispetto agli influencer umani:
Con i virtual influencer viene completamente eliminato il fattore “imprevedibilità umana”. Il rischio di legare l’immagine di un brand a un personaggio “reale” risiede nella possibilità che quest’ultimo compia azioni scelte che potrebbero danneggiare l’immagine del marchio. Gli AI Influencer, invece, garantiscono una costanza maggiore e possono essere adattati alle esigenze in modo coerente in modo da garantire ai brand “legami a lungo termine” stabili e prevedibili.
Questa categoria di influencer può essere personalizzata a piacimento in modo da poter rappresentare esattamente i valori e l’immagine del brand. Il loro stile e i loro contenuti possono essere adattati per rispondere alle esigenze specifiche dei marchi, aumentando l’efficacia delle campagne.
Gli AI Influencer possono mantenere un coinvolgimento costante con il pubblico, 24/7. Per loro non esistono notte e giorno, sbalzi di umore, momenti di sconforto, ma soprattutto barriere linguistiche e culturali, questo permette ai brand i raggiungere un pubblico globale.
Negli ultimi tempi, il mondo degli AI Influencer ha visto anche la partecipazione di celebrità del mondo reale. Un esempio noto? Kendall Jenner, una delle supermodelle più famose al mondo e una figura iconica su Instagram. Nel corso di quest’anno ha sorpreso il pubblico annunciando una collaborazione innovativa con Meta, azienda madre di Facebook. In questa partnership, Kendall ha concesso l’accesso alla sua immagine (per ben 5 milioni di dollari) alla piattaforma, che farebbe diventare la modella un’assistente AI con il compito di rispondere tramite chat alle richieste degli utenti.
Questo passo audace rappresenta un’interessante fusione tra il mondo delle celebrità umane e quello degli influencer virtuali, aprendo nuove prospettive per la creazione di personaggi ibridi che sfruttano sia l’aspetto autentico delle celebrità che la costanza degli AI. Questo sviluppo getta luce su come l’intersezione tra le personalità reali e virtuali potrebbe continuare a evolversi, creando nuove opportunità per il mondo dell’intrattenimento e del marketing digitale.
https://www.instagram.com/p/CyBuBdaPkfi/
In un mondo digitale in continua evoluzione, gli AI Influencer stanno aprendo le porte a un futuro entusiasmante, dove la creatività, l’innovazione e la tecnologia si fondono per ridefinire il concetto di influenza e celebrità.
Da sempre un argomento piuttosto controverso, il marketing subliminale è una tecnica di comunicazione che mira a influenzare le persone senza che ne siano consapevoli.
Cos’è il marketing subliminale?
Il marketing subliminale si riferisce all’uso di stimoli visivi o sonori che sono al di sotto della soglia di percezione cosciente di una persona per orientarne il suo comportamento o le sue decisioni. Subliminale sta per sub-limen, al di sotto della soglia di consapevolezza.
Questi stimoli (suoni, immagini, parole o simboli) vengono presentati in modo così veloce o sottile che il cervello non li percepisce consapevolmente perché al di sotto della soglia sensoriale.
Nel caso del materiale visivo subliminale l’immagine non è percepibile all’occhio perché inframezzata ad altri fotogrammi con un tempo di esposizione che ne rende impossibile l’identificazione. Ciò che vediamo ai bordi della strada quando siamo concentrati sulla guida può approssimativamente dare un’idea dell’esposizione subliminale.
I messaggi subliminali audio vengono trasmessi ad una frequenza non udibile dall’orecchio umano, ma possono essere percepiti dal cervello. Questi messaggi sono costituiti da suoni, parole o frasi che vengono inserite in sottofondo ad altri suoni e sono percepiti solo inconsciamente dal nostro cervello.
Questo concetto è stato ampiamente discusso e studiato negli anni, ma il suo effettivo impatto sull’azione umana rimane in gran parte contestato.
Informazioni chiave sul marketing subliminale
Storia
Il concetto di marketing subliminale emerse per la prima volta negli anni ’50 e ’60, quando furono condotti alcuni studi che suggerivano che l’esposizione a messaggi subliminali potesse influenzare il comportamento delle persone. Questi studi furono spesso controversi e le loro conclusioni non furono ampiamente accettate dalla comunità scientifica.
Regolamentazione
Molte nazioni hanno leggi che vietano o regolamentano l’uso del marketing subliminale. Utilizzarlo può essere considerato manipolativo e ingannevole dato che mira a influenzare le persone senza il loro consenso o la loro consapevolezza.
Controversie ed efficacia
Nonostante le affermazioni iniziali sugli effetti del marketing subliminale, la maggior parte delle ricerche successive ha mostrato che gli effetti reali sono deboli o inesistenti. Il cervello umano è selettivo nella sua percezione, i messaggi subliminali spesso non riescono a raggiungere un livello di consapevolezza sufficiente per influenzare le decisioni.
Etica
Il marketing subliminale è spesso considerato non etico, in quanto cerca di manipolare le persone senza il loro consenso o la loro conoscenza. La maggior parte delle organizzazioni e dei professionisti del marketing adotta pratiche etiche e trasparenti per interagire con i consumatori.
Il messaggio subliminale nel marketing
L’uso del marketing subliminale, specialmente nel marketing digitale, è altamente controverso ed è spesso evitato dalle aziende a causa delle questioni etiche e delle potenziali implicazioni legali. La maggior parte delle piattaforme pubblicitarie digitali, come Google e Facebook, proibiscono esplicitamente l’uso di tattiche subliminali nelle loro linee guida.
L’obiettivo della comunicazione subliminale nel marketing è quello di instillare un messaggio inconscio che sia legato a uno specifico prodotto/servizio attraverso una comunicazione subliminale che viene spesso collegata a un’emozione o una sensazione.
Uno degli esempi più conosciuti di utilizzo di una forma di comunicazione subliminale è il logo Amazon. La freccia che unisce la “A” e la “Z” del logo è un messaggio subliminale visivo: indica sia la velocità del servizio di e-commerce Amazon sia la completezza del catalogo che consente di trovare tutto, dalla “A” alla “Z”.
I messaggi subliminali possono essere, così come nella pubblicità, impiegati nel digital marketing. Attraverso la comunicazione subliminale si possono utilizzare parole per creare brand awareness e iniziare a suggerire un’idea che potrebbe poi scaturire in un’azione, ovvero in un potenziale acquisto. Anche il marketing subliminale può quindi seguire il funnel del consumatore, ovvero le tappe che portano alla conversione, dalle fasi iniziali in cui i potenziali clienti vengono a conoscenza della tua attività fino alla fase di acquisto.
Il subliminale negli e-commerce
Anche negli e-commerce l’utilizzo dei messaggi subliminali può essere impiegato per costruire un linguaggio persuasivo che attiri il futuro cliente e lo guidi nel percorso di acquisto.
Bisognerà quindi seguire il potenziale consumatore lungo il percorso che lo trasformi da semplice utente visitatore a compratore. Utilizzando le parole giuste per rispondere al bisogno dell’utente (perché è arrivato sulla sito? Perché dovrebbe volere acquistare il tuo prodotto/servizio?) e trasmettere un senso di necessità.
Come?
Utilizzando frasi motivazionali per ricordare dell’acquisto e enfatizzare le offerte e la scontistica, ponendo l’accento sulla eccezionalità (e irripetibilità) dell’offerta.
Il messaggio subliminale è “ora o mai più” e spinge l’utente all’acquisto.
È quello che accade anche quando, durante le ricerche sugli e-commerce, vengono proposti prodotti simili a quelli già acquistati. Senza farci troppo caso iniziamo a scorrere i nuovi prodotti proposti e possibilmente finiamo per fare un ulteriore acquisto non previsto. Viene “solleticato” un bisogno estemporaneo che può essere soddisfatto subito. Perché aspettare? È ciò che, subliminalmente, veicola il messaggio a cui veniamo sottoposti.
Product placement e messaggi subliminali
Il product placement, oggi chiamato anche Embedded Marketing o pubblicità indiretta, prima di essere regolamentato veniva liberamente utilizzato al cinema o in tv. Successivamente è stata la volta dei Social Media attraverso l’inserimento di prodotti nelle inquadrature, per stimolare la brand awareness.
Anche la figura dell’Influencer si può considerare un’evoluzione del percorso di product placement e può veicolare una comunicazione subliminale sui social. Ciò accadeva soprattutto prima che venisse resa obbligatoriamente esplicita, attraverso l’hashtag #adv ad esempio, la presenza di accordi di sponsorizzazione tra l’influencer e il brand.
Come veicolare i messaggi?
Il marketing subliminale veicola i messaggi nel digital attraverso:
Immagini o video lampeggianti: questa tecnica presenta immagini o video lampeggianti a frequenze molto elevate, in modo che il cervello possa percepirli solo a livello subliminale. Tuttavia, queste tattiche possono causare disturbi epilettici e sono considerate pericolose e inaccettabili.
Audio subliminale: l’uso di suoni o messaggi vocali subliminali presentati a un volume così basso da non essere uditi consapevolmente. Ma potrebbero influenzare le emozioni o le reazioni del pubblico.
Microtesti o microimmagini: alcuni siti web e annunci online possono contenere microtesti o microimmagini posizionati in modo tale da non essere facilmente visibili a meno che non si presti molta attenzione.
Colori e schemi visivi: anche la scelta dei colori e degli schemi visivi in un sito web o in un annuncio può influenzare sottilmente il comportamento del consumatore. Ad esempio, l’uso di colori associati a emozioni specifiche può influenzare la percezione del marchio o del prodotto.
Non dimentichiamo che la trasparenza e il rispetto della privacy dei consumatori sono fondamentali per costruire relazioni positive e durature con il pubblico.
Cosa ne pensi del tema? Passa a trovarci in Via Panzeri 10 a Milano o contattaci per discuterne insieme e per costruire insieme la strategia migliore per il tuo brand.
Come molte sfere del mercato, anche quella dell’editoria ha subito negli anni una trasformazione, aprendosi e integrandosi con il digitale. Come promuovere quindi la vendita di libri online in modo efficace? Vediamo alcuni consigli per una efficace strategia digital marketing per il settore editoria.
Parliamo di suggerimenti per case editrici, per chi ha scritto un libro in self publishing o per chi lavora in un ufficio stampa: questi accorgimenti possono tornare utili a tutti i player del mondo editoriale.
Ma come in ogni buona storia che si rispetti, e quindi anche per raccontare una strategia digital marketing per il settore editoria, iniziamo dal principio.
Carta e digitale in digital marketing ed editoria, come è cambiato l’approccio?
Senza andare a scomodare i decenni passati, ci basta dare un’occhiata al periodo pre Covid e allo scorso anno per avere dati interessanti relativi alle vendite di libri.
Dai dati dell’AIE (Associazione Italiana Editori) sappiamo che nel 2020, a causa della chiusura di molte librerie, le vendite online tra gennaio e aprile hanno rappresentato il 48% del totale, un dato mai registrato prima. Anche la vendita di ebook è decollata, crescendo del +27% rispetto all’anno precedente. Da segnalare anche podcast e audiolibri, che sempre nel 2020 hanno fatto registrare un aumento del +94% rispetto al 2019.
Secondo l’ultimo studio AIE sul mercato del libro vediamo che l’editoria di varia (romanzi e saggistica) vale nel 2022 1,671 miliardi: un dato in calo del 2,3% rispetto al 2021, ma notiamo che rispetto al 2019 gli italiani hanno comprato 13 milioni di libri in più.
Vediamo che rispetto al 2019 tutti i generi letterari sono in crescita: tra quelli che sono cresciuti maggiormente troviamo
Il fumetto (+111,3%)
La narrativa straniera (+25,9%)
La manualistica (+20,3%)
Considerando che il settore del libro (con 3,429 miliardi di euro) è la prima industria culturale italiana, davanti a pay tv (2,941 miliardi) e videogame (1,800 miliardi), stiamo parlando di un settore che ha davvero ottimo potenziale da sfruttare, soprattutto quando incontra il digitale.
Digital marketing ed editoria: che cosa tenere d’occhio
Come approcciare quindi i nuovi media per una strategia digital marketing per il settore editoria? Ci sono delle variabili da tenere a mente!
SEO
Attenzione alla SEO, sempre. Le scelte vanno fatte in modo chirurgico per ottimizzare al meglio i propri contenuti. Anche gli shop online devono essere curati molto bene: presentare suggerimenti di lettura customizzati per esempio è un ottimo modo per fidelizzare i lettori e costruire migliorare la loro customer journey.
Email marketing
Come abbiamo spiegato in precedenza, l’email marketing è una leva importantissima per informare, interessare e fidelizzare il pubblico.
Anche se considerata una forma classica di digital marketing, l’email marketing può sorprenderti per efficacia, soprattutto se lo utilizzi così.
Profila gli iscritti al tuo sito e invia loro delle email customizzate, che trattano temi interessanti per loro e con un oggetto accattivante. Ogni attività effettuata dal tuo pubblico, dalle aperture delle mail alle letture dei contenuti fino agli acquisti, saranno materia per essere sempre più custom in una strategia data-driven.
Social media
Instagram, Facebook, TikTok, ma anche Twitter e YouTube: la lettura non è mai stata così social! Quindi è impossibile pensare a una strategia digital marketing per il settore editoria senza citare i canali più interessanti del panorama attuale. Quali aprire e alimentare? Dipende tutto dal tuo target quindi una volta individuato il tuo pubblico procedi, ricordando sempre che i tuoi canali saranno il terreno fertile per la nascita di una community di lettori attenti e appassionati. Non dimenticare di interagire con loro e di ascoltarli. Rendi coinvolgenti i tuoi contenuti, realizza video, reel, cavalca i trend e fai delle presentazioni live: renderai tutto più fruibile e rafforzerai il vostro legame.
Influencer
Una menzione a parte per il mondo influencer. Nell’incontro “I social che stanno cambiando il mercato” è stato da subito chiaro che se lo sconto è sempre la leva principale per l’acquisto di un libro (17%), la segnalazione di un titolo sui social è subito dietro, con il 14%. Ma è forse TikTok, e nella fattispecie il fenomeno BookTok a darci l’idea dell’importanza attuale degli influencer per una strategia di digital marketing per il settore editoria. Si tratta di un hashtag nato spontaneamente su TikTok nel marzo 2020, capace di aggregare in poco tempo contenuti e dare voce a una nutrita community di giovani lettori. Si riscoprono vecchi classici, si lanciano trend nuovi ma soprattutto si condividono emozioni e, cosa non da poco, si muovono le classifiche di vendita. Non male per un approccio alla lettura relativamente nuovo!
Ora che ti abbiamo dato qualche spunto di riflessione è il momento di affidarti a un’agenzia specializzata che ti può aiutare a costruire una strategia di digital marketing per il settore editoria perfetta per il tuo brand!
Scrivici, trovi qui i nostri contatti.
Ebbene sì… a volte screditarsi si rivela una scelta vincente per la propria digital strategy!Stiamo parlando del reverse marketing e di come questo possa totalmente ribaltare l’approccio dei brand nei confronti dei consumatori finali.
Viviamo un’era in cui le persone hanno accesso a un’infinità di prodotti e a innumerevoli piattaforme di acquisto, ed è per questo che non sempre la pubblicità classica si rivela la decisione migliore.
La chiave di volta sta nel cambiare prospettiva, approccio nella strategia digitale: non più convincere a comprare, ma generare curiosità verso il prodotto in modo anti convenzionale.
Come fare?
Prendendo come riferimento la definizione del Dizionario Cambridge, il reverse marketing è: “un’attività volta a semplificare agli utenti la ricerca e la scelta dei prodotti, ad esempio attraverso la pubblicità generale piuttosto che con delle attività di marketing indirizzate a un particolare gruppo di possibili clienti”.
In poche parole, il marketing inverso cercherà di instaurare con il consumatore un rapporto di fiducia, così che questo cercherà e selezionare il marchio di sua spontanea volontà.
A volte posizionarsi in contrasto con il proprio brand e utilizzare un tono critico e polemico nei confronti dei propri prodotti può rivelarsi una scelta azzeccata.
Ed è qui che entra in gioco la psicologia inversa: quel meccanismo secondo cui si induce qualcuno a fare qualcosa fingendo di non volergli far attuare quella determinata azione.
Funziona? Certo che sì!
Secondo il principio della “reattanza psicologica”, gli esseri umani tendono a reagire in modo opposto quando gli viene proibito qualcosa; scatta così il desiderio di fare l’esatto contrario e i brand lo sfruttano a loro vantaggio.
C’è chi si è già cimentato nel marketing inverso?
Sì, e il trend del #productregret ne è la prova.
Di recente diversi beauty influencer hanno pubblicato sui loro canali social, TikTok e Instagram, dei video in cui recensivano in maniera negativa (e alquanto ironica) alcuni prodotti. Questo modo di comunicare insolito e creativo è riuscito a generare in poco tempo degli ottimi risultati, tanto da diventare virale!
Dando uno sguardo al panorama italiano, un paio di mesi fa, anche @cliomakeup_officialha pubblicato un contenuto dal titolo “I prodotti Cliomakeup di cui mi sono pentita”.
Stava realmente parlando male dei suoi best seller? Ovviamente no!
È un classico esempio di digital strategy basata sul marketing inverso: l’obiettivo è quello di presentare le caratteristiche vincenti degli articoli, ma con una vena ironica e polemica. L’uso di un linguaggio negativo, in riferimento alle caratteristiche positive dei prodotti, crea interesse nel consumatore che vorrà testare il prodotto per saperne di più.
Il risultato finale è vincente e i numeri lo dimostrano!
Che una comunicazione innovativa e non banale potesse aver successo e piacere agli utenti digital lo aveva già capito Takis nel 2018, anno in cui ha deciso di “conquistare” il Canada con una strategia di marketing disruptive.
POV:
Un mercato in cui i leader nel settore degli snack erano i Doritos.
Un target di utenza difficile da raggiungere.
STRATEGIA:
Avvalersi del reverse marketing e sfruttare i meccanismi di psicologia inversa per strutturare un lancio, online e offline, di impatto e assillante.
Il risultato è stata una campagna in cui, al grido di “Don’t eat Takis” si invitavano le persone a non mangiare le famose patatine. Nel (falso) tentativo di scoraggiare gli acquisti e il following dei canali, subito dopo l’inizio della campagna, il brand ha reso la pagina Instagram @takiscanada privata.
❗️SPOILER: è stato ottenuto l’effetto contrario.
Infatti, confrontando i dati di mercato, Takis in Canada ha chiuso il 2018 con una percentuale di vendita superiore del +244% rispetto al 2017, diventando così il secondo snack più mangiato nel paese.
Benché la finalità del marketing tradizionale e di quello inverso sia la stessa, ovvero vendere, la strategia è opposta: non convincere i consumatori a spendere sponsorizzando solo i lati positivi e catchy del prodotto, ma creare un interesse nei confronti del brand allontanandoli dall’idea di poter essere soltanto dei potenziali acquirenti.
Vuoi iniziare a sviluppare una digital strategy sfruttando il reverse marketing? Strutturiamola insieme!
Per concludere:
Con reverse marketing intendiamo l’insieme delle strategie di comunicazione che, sfruttando la psicologia inversa, rovesciano l’approccio tradizionale. Il fine rimane lo stesso, ovvero vendere, ma cambia l’approccio: non più convincere a comprare, ma generare curiosità verso il prodotto in modo anti convenzionale.
Negli anni, i video sono diventati un formato molto diffuso sui social network e uno dei modi più coinvolgenti per esprimersi online. Le diverse piattaforme social hanno dato una “spinta” all’utilizzo dei video e, di conseguenza, è diventato di centrale importanza sfruttare nella propria digital strategy questo tipo di formato.
Anche Twitter ha reso i video sempre più centrali sulla piattaforma: sono di grande impatto, memorabilie generano più engagement rispetto ad altri formati.
Con il successo di TikTok, Instagram che punta sempre di più sui Reels e Youtube con gli Youtube Shorts, anche il social dedicato alla micromessaggistica ha deciso di potenziare la funzione video e ha annunciato due nuovi aggiornamenti.
I video su Twitter si potranno vedere a schermo intero con un visualizzatore multimediale coinvolgente. Una volta cliccato sul contenuto, si potrà navigare nella sezione video e vederne altri scorrendo dal basso verso l’altro.
Nella sezione Esplora sarà possibile visualizzare e scoprire nel carosello dedicato nuovi video scelti per l’utente, insieme a tweet e trend in linea con gli interessi del singolo.
Perché è importante iniziare a sfruttare i video su Twitter per la propria strategia digitale?
Customer engagement
I video sono una potente aggiunta nella social media strategy e aiutano a rendere le campagne più memorabili ed efficaci. Per quanto riguarda Twitter, gli utenti apprezzano questo formato, in particolare chi utilizza il social dai dispositivi mobili: il 93% delle visualizzazioni dei video sulla piattaforma , infatti, avviene su cellulari e tablet.
Brand awareness
L’utilizzo del formato video aiuta ad aumentare la brand awareness: è un ottimo modo per presentare nuovi prodotti e raggiungere potenziali clienti e quindi da implementare nella digital strategy.
Brand sentiment
Non solo, migliora anche l’opinione degli utenti nei confronti del brand e del prodotto: gli utenti che vedono un video su Twitter sono il 14% più favorevoli nei confronti del marchio.
Intenzione d’acquisto
Come ultimo punto, i video forniscono un canale efficace per aumentare le vendite. L’utilizzo del formato audiovisivo su Twitter porta ad un aumento medio del 34% nell’intenzione d’acquisto.
Vuoi iniziare a implementare i video nella tua strategia digitale su Twitter? Affidati a chi ha esperienza in questo settore: se vuoi saperne di più, contattaci.
Con l’arrivo della fine dell’anno Google, attraverso Google Trends ci regala come sempre un excursus sui mesi passati dal punto di vista della particolare lente delle ricerche online.
I risultati forniti da Google Trends in Italia sono un ottimo strumento per guardare e comprendere quello che è accaduto, sapendo che in queste ricerche ci sono le curiosità, i topic, i sentimenti e le necessità di tutto il Paese.
Non si tratta di classifiche assolute, ma degli argomenti che hanno fatto registrare i maggiori picchi di ricerca rispetto al 2020. Ovviamente tutto questo cercheremo di valutarlo anche con un occhio di riguardo verso i brand, che spesso possono trovare ottimi spunti per i progetti da impostare per l’anno successivo.
Google Trends, le parole dell’anno
Serie A
Europei
Classroom
Raffaella Carrà
Champions League
Roland Garros
Christian Eriksen
Wimbledon
Green Pass
Matteo Berrettini
Tra le parole più cercate nel 2021 c’è tantissimo sport. Sicuramente il 2021 è stato un anno di grandi traguardi per l’Italia, tra la vittoria degli europei e l’emozionante percorso a Wimbledon di Berrettini. Questo e molto altro ha scatenato emozioni forti, che hanno calamitato l’attenzione e le query di milioni di italiani che dopo mesi di distanziamento hanno trovato nello sport quel senso di collettività di cui tanto si necessitava.
Tra le parole più cercate ci sono anche l’addio a Raffaella Carrà, ma anche Mario Draghi, lo Spid, il Ddl Zan.
Nella lista delle parole più digitate dagli italiani negli ultimi 12 mesi spiccano il Green Pass e Raffaella Carrà, scomparsa il 5 luglio scorso, che ha commosso tutta l’Italia. Segue poi Christian Eriksen, Champions League, Serie A (che è inoltre tra gli eventi più cercati dell’anno), Roland Garros, Wimbledon e Matteo Berrettini.
Tra la top 3 della lista c’è anche Classroom, il programma per la didattica a distanza.
Ecco quindi il primo esempio di come un brand può posizionarsi e coprire le grandi esigenze degli utenti. Parliamo ovviamente di Google, che ha implementato la funzione Classroom per permettere agli studenti di tutto il globo e di tutte le età di continuare al studiare nel modo più ottimale.
Ma ci sono altri brand che che si sono inseriti nel “mercato” della DAD con software ad hoc, come Moodle, TeamSpeak o Office 365 Education di Microsoft, solo per citarne alcuni.
Anche quest’anno il covid-19 è stato il centro delle nostre ricerche
Naturalmente, molte delle ricerche degli utenti italiani si sono rivolte alla caccia alle informazioni e agli aggiornamenti per gestire, dal punto di vista pratico e psicologico, l’emergenza.
In cima alla lista delle keywords troviamo Green Pass, lo strumento che sta permettendo a molti locali di tornare a capienze più o meno pre-pandemiche.
Come…
Scaricare il Green Pass
Finisce Masha e Orso
Prenotare il vaccino
Fare lo SPID
Prenotare la terza dose
Tramite la keyword“Come..” vediamo che il tema della pandemia compare spesso (sì, oltre a voler assolutamente scoprire come finisce Masha e Orso 😊 ma noi non faremo spoiler). Le persone si sono chieste come scaricare il green pass, ma anche come prenotare il vaccino e la terza dose.
Insomma, dai dati che si possono analizzare con Google Trends è più facile per i brand intercettare quali sono gli interessi e le esigenze degli utenti, che siano globali o di una determinata area geografica.
È importante quindi saper sfruttare tutti gli strumenti a disposizione per migliorare diversi aspetti della propria comunicazione, iniziando dalla SEO, passando per i la progettazione di strategie a breve, medio e lungo termine.
Google ogni anno raccoglie i maggiori trend, in una nuova declinazione dell’analisi che nasce sotto il principio dello “Zeitgeist” (spirito culturale).
Dalle query emerge quindi cosa differenzia il nostro periodo storico e le informazioni che rispecchiano gli eventi accaduti nel tempo. Per questo Google Trends diventa una sorta di “libro di storia” digitale, che in futuro ci ricorderà cosa ci ha caratterizzato negli anni.