WeTilt, un esempio di social field marketing

Il social field marketing è una disciplina che comporta l’impiego di personale sul campo, impegnato in una comunicazione unidirezionale tramite l’impiego del sampling, della distribuzione di merchandise, dimostrazioni di prodotto o marketing esperienziale.

Questo tipo di processo e la meccanica unidirezionale comportano uno sforzo maggiore da parte degli attori impegnati nel coinvolgimento del pubblico. Ciò è dovuto al target cui ci si rivolge, distratto e poco interessato, solitamente restio ad essere fermato e coinvolto per via della sovraesposizione a questo genere di iniziative.

Il trend dei progetti di field marketing, si orienta in direzione dei social network, a discapito dei canali tradizionali. Questo perché il social apre un canale che consente agli utenti di individuare con quali brand e prodotti desidera interagire.

Un esempio concreto è l’iniziativa WeTilt, promossa da Decathlon, dove gli utenti vengono reclutati tramite il sito wetilt.it e i canali social del brand per testare la bicicletta pieghevole Tilt 5, B’TWIN. Le persone possono iscriversi attraverso un tab posizionato sulla pagina Facebook e candidarsi per un test metropolitano in tre città diverse: Milano, Firenze e Roma. Tra tutti i partecipanti saranno estratti i vincitori di alcune bici pieghevoli. Anche gli altri canali dell’universo Decathlon sono stati coinvolti a diversi livelli per offrire una presenza integrata a livello digital. Su Facebook oltre al tab è stato previsto un filone editoriale dedicato all’iniziativa, la customizzazione grafica del canale e una campagna di advertising a supporto. Stesso discorso per Twitter, che oltre a cinguettare informazioni e dettagli su WeTilt, è stato vestito con una skin grafica articolata in background e copertina del profilo, in questo caso si è cercato di sfruttare appieno i vantaggi che ad oggi è in grado di offrire il Twitter marketing. Il brand inoltre ha attivato i suoi canali corporate a integrazione della srategia di comunicazione.

Se il 20 giugno sarete nei pressi di Milano, Firenze o Roma, iscrivetevi a WeTilt per confermare la nostra teoria.

Instagram, la forza delle immagini e il caso Nike

Se mi guardo indietro di un anno ricordo come il social media del momento fosse Pinterest, che al tempo era al massimo della sua fase di maturazione. Oggi invece c’è un altro social, una nuova pietra miliare che sta cambiando il modo di usufruire i contenuti fotografici: Instagram.

Instagram ha accelerato quella tendenza già in atto su Facebook di creare e condividere contenuti di qualità (in poco più di un anno la percentuale di foto presenti nei newsfeed delle persone è cresciuta dal 20% al 50% come testimonia una recente ricerca di PostRocket). E senz’altro l’acquisto di Instagram da parte di Facebook è stato lungimirante. Era solo questione di tempo perché anche i brand si rendessero conto dell’importanza di sfruttare al massimo i contenuti visivi per aumentare awerness e per stimolare la partecipazione attiva degli utenti.

Un caso molto interessante da prendere ad esempio è quello di Nike che recentemente ha realizzato una collaborazione con Instagram e ha dato vita ad un nuovo modo di utilizzare l’UGC per far vivere ai consumatori un’esperienza diversa. Nike è un brand che da anni ha fatto della personalizzazione uno dei suoi cavalli di battaglia e ora ha mosso un altro passo nell’evoluzione di questo concept che unisce la personalizzazione “classica” del disegnare la propria scarpa con Instagram.

Post instagram

Fonte: Nike PhotoID

L’idea nella sua semplicità è geniale, e Nike potrà senz’altro contare sull’effetto virale che può nascere dalla fusione della funzione “share” presente sul suo sito o su Facebook, e le potenzialità di condivisione di Instagram.

Basta accedere al sito Nike PhotoID e con soli 4 click le proprie Nike saranno ispirate alla propria foto di Instagram preferita. Sul sito si possono sfogliare la gallery con tutte le versioni create dagli utenti in base alle proprie foto su Instagram.

Si aprono grandi orizzonti per il binomio brand-Instagram, quello che sarà interessante capire è se in futuro ci sarà un’ulteriore integrazione con Facebook, non soltanto a livello di condivisione delle immagini (oggi il 98% delle immagini pubblicate sono condivise anche su Facebook), ma anche a livello di funzionalità. Il ruolo dei brand è quello di offrire alle persone un’esperienza continua a prescindere dai canali, dai momenti e dai dispositivi con cui entreranno in contatto con i contenuti.

Pinterest introduce i Rich Pin. Quali vantaggi per i brand?

Pinterest è un social network che permette ai suoi 48,7 milioni di utenti (dati ComScore di febbraio 2013) di catalogare in board le proprie passioni e condividerle in rete. La catalogazione avviene tramite il pulsante Pin It che permette, anche tramite mobile, di catturare le immagini, commentarle e pubblicarle sul proprio profilo.

Una piattaforma che ha velocemente conquistato un pubblico di donne giovani, con un alto reddito e propense a fare acquisti online. Un target che le grandi catene e i brand che puntano sull’ecommerce, non si vogliono lasciare sfuggire. Un’indagine di Sephora ha evidenziato che gli utenti sono propensi all’acquisto su Pinterest 15 volte di più rispetto a quando navigano su Facebook. Infatti, mentre Facebook si presta ad aumentare la brand awareness, a facilitare il CRM e il dialogo della marca con i propri utenti, Pinterest è il luogo ideale per la promozione dei propri prodotti.

In quest’ottica, sono stati da poco introdotti i Rich Pin.

Cosa sono i Rich Pin?

Solitamente gli utenti pinnano i prodotti che amano nelle proprie board, l’immagine pinnata conserva il link del sito di provenienza. In questo modo, se su Pinterest un utente vede un prodotto che gli piace, basterà cliccare sul pin per scoprire come acquistarlo. Da oggi, le aziende possono creare dei pin “aumentati” che contengono una serie di informazioni che l’utente può visualizzare senza uscire dalla piattaforma. Per ora, sono tre le categorie di pin che possono esser aumentate: i film (cast e anno di produzione), le ricette (ingredienti e modalità di esecuzione), i prodotti (prezzi e disponibilità).

rich pin movie

Quali sono i vantaggi dei Rich Pin?

Integrare le immagini di prodotto con informazioni aggiuntive, permetterà ai pinners che pubblicano immagini dal sito di viralizzare una serie di informazioni e catturare l’interesse degli altri pinners. Inoltre, un utente sarà più interessato a seguire su Pinterest profili di brand che forniscono informazioni aggiuntive e facilmente fruibili sui prodotti, senza dover uscire dalla piattaforma .

Conclusione

Integrare i rich pins nel proprio sito consentirà ai brand di attuare una strategia digitale che coinvolga e conquisti followers su Pinterest, aumentando di conseguenza i referral e le vendite.

Canali a pagamento su Youtube, diventerà una pay per view?

YouTube, la piattaforma video per eccellenza user genereted content, si apre ai canali a pagamento.

Dopo i rumors degli scorsi mesi, il 9 maggio hanno debuttato in America i primi canali ufficiali a pagamento: realizzati in collaborazione con 30 parteners, i nuovi canali potranno essere visualizzati (in Italia bisognerà attendere) su ogni device che consente l’accesso a YouTube, si potrà quindi gustare la nuova programmazione attraverso pc, tablet, smartphone e smart tv. I contenuti proposti nei 53 canali a pagamento spaziano dallo sport ai film, dalla musica alla programmazione per bambini; per avvicinare e far affezionare gli utenti si hanno 14 giorni di prova in cui non si paga nulla, dopo di che l’accesso iniziale costerà appena 99 cents.

Come cresceranno le tasche del colosso Google, proprietario di YouTube?
Apparentemente in maniera più che democratica, le revenue derivanti dall’abbonamento andranno infatti per il 55% al creatore del canale e per il 45% a YouTube. Ma se si considera che YouTube conta un miliardo di utenti e ogni mese circa sei miliardi di video visualizzati, se anche solo una piccola percentuale sottoscriverà l’abbonamento per i nuovi canali si avranno ingenti entrate così da permettere agli sviluppatori dei canali di creare proposte sempre più interessanti e di migliorare i programmi, oltre che far aumentare i guadagni della piattaforma.

La piattaforma video più diffusa è destinata dunque a diventare uno dei nuovi punti di riferimento delle pay per view?
Ni. E’ innegabile che YouTube non potesse ignorare ciò che avviene al di fuori della piattaforma, dove le offerte delle pay per view sono sempre più estese e sfaccettate, appare quindi quasi naturale affacciarsi in questo mondo, creando contenuti affidati alle mani di esperti e non solo i contenuti prodotti dagli utenti, ma questo non vuol dire che cambierà la sua natura, sarà sempre possibile continuare a uploadare i propri contenuti amatoriali, così come fruire della moltitudine di contenuti free.

Ci aspettiamo dunque che gli utenti accoglieranno positivamente questa novità, per tanti YouTube rappresenta un alternativa alla tv classica, i nuovi canali non tolgono nulla ai contenuti attuali, che resteranno sempre e comunque liberi e fruibili, piuttosto il servizio cresce dal momento che si potrà scegliere liberamente se avere o no un servizio migliore e con più canali.

Che ne pensate?

BitCoin: la prima valuta digitale libera dalle banche

Quanti di voi sanno cos’è un BitCoin?
Noi ce lo siamo chiesto e oltre ad approfondire l’argomento in rete, abbiamo avuto la fortuna di partecipare a un seminario in proposito a Perugia, nel contesto del Festival Internazionale del Giornalismo, a cura di Franco Cimatti, moderatore della community italiana BitCoin.
Per rispondere al quesito iniziale, BitCoin è una valuta elettronica creata nel 2008 da uno sviluppatore, o da un gruppo di sviluppatori, sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.

Quali sono le differenze principali rispetto a qualsiasi altra valuta?
È un sistema economico decentralizzato. Non esiste un ente che ne determini il valore o regoli le transazioni. BitCoin è un sistema alternativo a quello delle banche, infatti come anticipato non è necessario passare da enti terzi per trasferire valuta, a meno che non vogliate convertire in valuta locale, Euro per esempio. Nel qual caso è sufficiente rivolgersi ai numerosi exchanger in circolazione.

Esistono inoltre diverse attività online che accettano pagamenti tramite BitCoin, quindi è già possibile impiegarli per i propri acquisti senza passare dal cambio valuta.

Qualche esempio?
WordPress già dalla fine del 2012 accetta pagamenti in BitCoin, su 7 Buck Tees potete acquistare le vostre t-shirt politicamente scorrette, su StompRomp la vostra nuova chitarra e infine su Rock’n Roll Shaman il vostro sciamano digitale.

Il costo minimo di gestione, la proprietà del conto nel senso più ampio e la trasparenza delle operazioni, hanno portato questa valuta alle luci della ribalta. Oltre a questi aspetti economici e di gestione, BitCoin rappresenta anche il nome del software peer-to-peer adoperato per svolgere le operazione e conservare il database. Infatti ogni client BitCoin possiede lo stesso database, all’interno del quale sono archiviati i dati inerenti alle transazioni svolte, compresi mittente, destinatario e ammontare della cifra corrisposta. Ovviamente tutte queste informazioni sono criptate e non è possibile collegare gli identificativi personali a un’identità specifica, a meno che non siate voi stessi a commettere questo errore.

In pratica, come si può trasferire un ammontare di BitCoin da una persona ad un’altra se non esiste valuta fisica e una banca?
Lo scambio avviene digitalmente, tramite l’impiego di una sorta di servizio mail crittografato interno al sistema.

Come appare un indirizzo BitCoin?
Così: 983tZpt8K1S7NmH4Zx6rewF9WQrcZv163A

Avete già fatto acquisti con i BitCoin? Siete dei minatori? Vi avvicinerete a questo mondo nuovo? Fateci sapere le vostre impressioni nei commenti!