Linkedin per il B2B: 5 consigli per una strategia di marketing vincente

Se avete un’azienda e desiderate mettervi in contatto con altri professionisti interessati al vostro settore, allora LinkedIn per il B2B è la chiave. Una piattaforma social media ricca di potenziale, se sfruttata al meglio. Ma quali sono i segreti per farsi notare? In questo articolo vi sveliamo 5 consigli per una strategia di marketing davvero vincente 😉 

LinkedIn per il B2B: scopriamolo!

Proprio come per tutti i social media, per essere definito tale è necessario che sia popolato da utenti che si relazionano tra loro e creano contenuti di valore. 

E, nello specifico, chi possiamo trovare su LinkedIn? 

A differenza di Facebook, Instagram e TikTok, LinkedIn per il B2B (“Business To Business”) è la piattaforma in cui sono presenti aziende che si rivolgono ad altre aziende. Infatti, vi sono iscritte più di 58 milioni di imprese che ogni giorno si fanno spazio per farsi notare. 

Se si sfruttano al meglio tutte le potenzialità di questo social media, l’azienda può:

  • Costruire e/o consolidare la propria brand reputation
  • Aumentare il traffico sul proprio sito web
  • Generare contatti.

Tuttavia, con un bacino così ampio di utenti può diventare difficile spiccare e riuscire a generare Lead. Per questo è importante costruire una valida strategia di marketing, con anche il supporto di campagne advertising costruite ad hoc.

5 suggerimenti per una strategia di marketing di successo

Come potrete immaginare, non basta aprire un profilo LinkedIn e sperare che il target di riferimento si faccia avanti da solo. Bisogna rimboccarsi le maniche ed escogitare il modo per attrarre l’attenzione del pubblico. Ma come fare? Continuate a leggere!

1. Popolate LinkedIn di contenuti rilevanti per il target

Con il termine “rilevante”, si intende che il contenuto deve essere:

  • Convincente
  • Originale
  • Capace di coinvolgere

In sintesi, per attirare l’attenzione del target bisogna proporre temi in linea con i trend attuali e abbastanza utili per risolvere problemi. Inoltre, un contenuto deve risultare interessante e, perché no, incoraggiare gli utenti a condividerlo. Ricorda: su LinkedIn, anche solo un like equivale a una condivisione! 👍

2. Stimolate l’engagement

L’obiettivo di LinkedIn per il B2B è quello di ampliare la propria rete professionale. Ciò implica che più utenti interagiscono e condividono i post, maggiori sono le opportunità per altri professionisti di saperne di più sull’azienda che ha creato il contenuto. Questa è un’ottima strategia di marketing per far entrare più rapidamente il target nel funnel di vendita. 

Ecco 3 trucchetti utili per stimolare l’engagement:

  • Strutturare il copy di lancio con un elenco puntato, in modo da frammentare i punti salienti da comunicare
  • Aggiungere una Call To Action alla fine del copy
  • Inserire un link che rimandi, ad esempio, al vostro sito web.

3. Pubblicate in modo regolare e strategico

Essere su un social media come LinkedIn non significa automaticamente dover pubblicare ogni giorno per farsi notare. Create un piano editoriale con contenuti variegati e pubblicate in modo costante.

Ma prima, analizzate bene il target e ponetevi queste 3 semplici domande:

  • Quali tipologie di post preferisce maggiormente? 
  • Qual è l’orario migliore per pubblicare, in cui è più probabile intercettare il target?
  • Qual è il tone of voice più adatto per il mio pubblico (e per il tipo di piattaforma)?

La parola d’ordine è: sperimentare. Solo così si crea una strategia di marketing vincente.

4. LinkedIn per il B2B e campagne marketing

Un modo per dare un bel boost ai vostri contenuti è con il supporto advertising. LinkedIn permette un tipo di segmentazione e costruzione delle campagne molto specifico, davvero utili per raggiungere le persone giuste.

Noi di IAKI siamo esperti in questo, vi basterà metterci alla prova 😉

5. Create connessioni

Ultimo ma non per importanza, è fondamentale creare collegamenti con gli utenti presenti sulla piattaforma e affini agli interessi dell’azienda. In questo modo, potrete creare una rete professionale davvero interessata ai vostri prodotti e servizi.

Se desiderate affidarvi a mani esperte per costruire una strategia di marketing vincente per LinkedIn B2B, contattateci cliccando qui!

Digital marketing strategie B2B: ecco i nostri consigli

Il digital marketing b2b è quello business to business che ha lo scopo di far conoscere il proprio brand e il valore del proprio prodotto o servizio, non a singoli consumatori ma ad altre aziende. Proprio per questo ha bisogno di strategie B2B create ad hoc per convertire tali aziende in clienti!

Marketing B2B e B2C divergono sotto diversi aspetti: il pubblico, gli obiettivi, le strategie e le modalità di comunicazione.

In particolare, l’audience di riferimento per il marketing B2B è una “nicchia” specializzata e preparata rispetto all’offerta di mercato.

Le fasi del buyer’s journey B2B

Le fasi del Buyer's Journey
Le fasi del Buyer’s Journey – fonte HubSpot Blog

Attenzione! Ognuna delle fasi nel percorso dell’acquirente B2B può influenzare le strategie di marketing e il modo in cui queste vanno implementate.

È quindi importante conoscerle a fondo per intercettare il prospect (individuo in target e potenzialmente interessato al prodotto / servizio offerto) al momento giusto con lo strumento giusto. 

Vediamo come:

Awareness

Nella fase di Awareness, l’acquirente inizia a notare un problema o un bisogno, anche se potrebbe non sapere ancora con precisione quale.  

➡️ I contenuti perfetti per intercettare i potenziali clienti B2B in questa fase, sono tutti quelli di carattere educativo, come ad esempio gli articoli informativi.

Consideration

In questa fase, il prospect è consapevole del problema o bisogno e ha iniziato a conoscere l’ambito di pertinenza: può dunque ricercare le diverse soluzioni per risolverlo. 

➡️ È utile qui proporre contenuti che che evidenziano pratiche e vantaggi.

Decison 

È il momento in cui l’acquirente è pronto per l’acquisto e deve quindi prendere una decisione definendo i dettagli della soluzione scelta.

➡️ È il momento di procedere con la presentazione del prodotto / servizio che si offre, ad esempio case study e demo.

Strategie di Digital Marketing per le aziende B2B: i nostri consigli

Definire il pubblico di riferimento

Il primo step di una solida strategia di marketing digitale B2B è la definizione del pubblico di riferimento. Da queste informazioni dipendono tutte le altre attività di marketing successive, per indirizzare i contenuti al pubblico corretto. Nel farlo, non dimenticatevi di analizzare i vostri competitor 👀 cosa fanno? A chi parlano? Come parlano? Cosa fareste di diverso?

Content Marketing per il B2B

Creare e distribuire contenuti di valore che stimolino interesse verso il prodotto/servizio offerto, per attrarre e fidelizzare un pubblico ben definito. 

Ancor di più se hai un brand B2B, ti sarà utile offrire contenuti che dimostrano l’expertise del tuo brand con l’obiettivo di informare e ispirare potenziali acquirenti aiutandoli a risolvere problemi. 

Ottimizzare la presenza digitale

Dopo aver creato contenuti di valore e stabilito chi dovrà beneficiarne, come fare in modo che questi contenuti siano davvero visti? È qui che entrano in gioco tutte quelle attività volte a migliorare l’indicizzazione sul web. La Seo (search engine optimization) permette infatti di migliorare in maniera organica il posizionamento (ranking) di un sito e i suoi contenuti rendendolo più facilmente trovabile. In breve tempo, Semrush diventerà il tuo migliore amico! 

Social Media Marketing B2B

Social Media Marketing B2B - Linkedin
Via Pexels

LinkedIn è sicuramente un’arma vincente nel social media marketing B2B. Perché? Vi aiuta a coinvolgere una comunità di professionisti per promuovere azioni rilevanti per la vostra attività.

Con 3 obiettivi principali:

  • Generare contatti
  • Aumentare il traffico, ad esempio sul sito web
  • Costruire la consapevolezza del brand

Se vuoi saperne di più su come sviluppare progetti LinkedIn nel mondo B2B, sei nel posto giusto!

Affidarsi a un’agenzia specializzata come Iaki ti permetterà di inquadrare le necessità del tuo brand per trasformarle in contenuto di valore! Contattaci cliccando qui.

Brand reputation e crisis management: cosa sono e come prepararsi al meglio

Essere presenti online rende le aziende più vicine al pubblico, ma anche più inclini a dover fronteggiare possibili crisis management e gestire con attenzione la propria brand reputation.

Sbarcare sui social media e sperare di non ricevere mai commenti negativi o reclami è quasi utopico. Un po’ come partire in auto il primo sabato di agosto e trovare l’autostrada senza traffico: impossibile.

Brand di qualsiasi settore devono aspettarsi utenti soddisfatti dei loro prodotti e altrettanti “leoni da tastiera” pronti a sparare a zero su qualsiasi problema o disservizio.

Ma come dice il detto: “è meglio prevenire che curare”. Diventa dunque fondamentale preparare un piano strategico di gestione della crisi.

Cos’è il crisis management?

Il termine “crisis management”, o gestione della crisi, si riferisce a una serie di misure adottate da un’azienda per affrontare circostanze importanti che possono avere un impatto negativo sulla sua reputazione. Entrano in campo, quindi, strategie e tecniche per lenire le ripercussioni di queste crisi.

Certo, gestire un evento avverso può diventare più semplice se, nel tempo, il brand è stato capace di costruirsi una reputazione ben vista dal pubblico.

Brand reputation: cosa significa?

Le nostre opinioni, giudizi e aspettative su un brand si basano su una varietà di fattori, tra cui:

  • La storia
  • Il comportamento
  • I valori

Tutti questi aspetti includono la cosiddetta “brand reputation”, insieme ad altri fattori interni come:

  • La tipologia di beni e servizi offerti
  • La capacità di rinnovarsi nel tempo
  • La cultura aziendale

Per dare all’utente un quadro completo dell’attività, la comunicazione è fondamentale, motivo per cui ha un grande impatto sulla reputazione del brand. E se quella costruita negli anni è positiva, può risultare utile per la crisis management.

Ma come si gestisce e in che modo si attenua una crisi?

3 consigli per il crisis management

Ancor prima che sorgano critiche, deve essere già disponibile un piano di gestione delle crisi. In tal modo, tutti i soggetti che partecipano alla risoluzione di questi eventi saranno pienamente consapevoli delle rispettive responsabilità e dei doveri necessari a riportare la situazione a prima del verificarsi.

Ecco 3 suggerimenti per la crisis management.

1. Monitorare le conversazioni sui social media

Parola d’ordine: ascoltare. 

Come un ninja silenzioso, è necessario navigare nel web e monitorare ciò che gli utenti dicono dell’azienda.
Ciò potrebbe aiutare a misurare il sentiment. Parlano bene o male del brand? Ci sono prodotti amati e altri odiati? Domande come queste consentono di:

  • Valutare nuove aree di miglioramento
  • Cambiare la percezione del brand, se negativa
  • Conoscere meglio il target di riferimento

Tale pratica risulta certamente più facile sugli owned media, come le Pagine social o la sezione “commenti” dei siti web proprietari. Diventa invece più complicato tendere l’orecchio su canali che non si possono controllare direttamente. Per questo vengono in soccorso strumenti come Brandwatch o Digimind. E noi di IAKI siamo degli esperti 😉

2. Velocità e tempestività del crisis management

Più rapidamente si reagisce alla crisi, maggiori sono le possibilità di contenerne gli effetti; ecco cos’è una buona crisis management. 

Ascoltare i propri clienti e rispondere ai loro reclami con celerità, permette di mostrare il brand come attento alle esigenze del pubblico. 

3. Trasparenza

Capita a tutti di sbagliare. L’importante è ammetterlo, scusarsi per l’errore ed escogitare un piano per migliorare le cose o riparare il danno. 

Crisis management e brand reputation: 2 esempi di successo

E ora impariamo dai migliori! Ecco 2 brand da cui prendere spunto.

Easyjet

Partiamo da Easyjet, con un esempio semplice di gestione della crisi e community management:

Brand reputation crisis management easyjet

  1. L’utente non riesce a prenotare un volo sul sito;
  2. Easyjet risponde tempestivamente e con tono cordiale. Si legge dispiaciuto per l’accaduto e gli chiede maggiori informazioni;
  3. Il tweet termina con un suggerimento da parte del brand per poter risolvere il problema.

Samsung

Il secondo esempio che riportiamo è Samsung, con il peggior incubo per un’azienda del settore tech.

Nel 2016 alcuni Samsung Galaxy Note 7 presero fuoco improvvisamente. Ecco come il brand attuò il crisis management:

  1. Sospese la vendita di questo modello dal mercato;
  2. Assunse 700 nuovi ricercatori per andare a fondo al problema.

Inoltre, i clienti furono pronti a trascurare le carenze di Samsung, perché l’azienda aveva già una solida brand reputation nella produzione di smartphone.

Insomma, al giorno d’oggi è necessario avere un team capace di gestire una crisi aziendale. E noi di IAKI siamo pronti ad aiutarvi!