Social network e influencer: come viene regolamentata la pubblicità online?

L’influencer marketing, si sa, è ormai all’ordine del giorno sui social, specialmente su Instagram. In questo modo i brand possono dar voce al proprio marchio tramite un ambassador che possiede una community (più o meno larga), la quale – aspetto più importante – si fida di lui.

Un mondo sempre più in estensione a quanto pare, basti notare che per il mercato dell’influencer marketing nel 2019 è stato previsto un investimento di circa 1 miliardo – il 7% degli investimenti totali del digital marketing -, mentre nel 2020 si aggirerà dai 5 ai 10 miliardi (fonte: Mediakix).

Credibilità social: a cosa gli influencer (e i brand) devono fare attenzione

La parola chiave per un influencer è credibilità, ma fino a dove si possono spingere i suoi contenuti per evitare di sfociare nella pubblicità occulta?

Come nella pubblicità offline, anche per gli influencer è necessario fare attenzione a questa fondamentale distinzione, nel momento in cui citano un marchio:

  • Quando fa parte di un’esigenza narrativa e la presenza di un brand ne caratterizza quindi il personaggio
  • Quando dietro c’è un compenso al fine di un product placement

In questo caso specifico potrebbe non essere chiaro se il contenuto di Beyoncé abbia finalità commerciali o meno, tuttavia basta analizzare il suo profilo Instagram e conoscere il personaggio per capire che probabilmente il marchio è un elemento che rappresenta l’essere del personaggio.

Il problema è chiaro: l’influencer marketing spesso non segue le regole della professionalità e della trasparenza, ma è bene mantenere un riferimento chiaro sulle collaborazioni tra influencer e aziende, soprattutto per non incappare in possibili sanzioni.

D’altra parte è anche vero che esprimere la commercialità all’interno di un post inquina la naturalezza del contenuto e la sua spontaneità, ma non è proprio questa la base dell’influencer marketing?

 

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Un post condiviso da Beyoncé (@beyonce)

Come distinguere sui social natura commerciale e riconoscibilità pubblicitaria

Ad oggi non esiste una legge specifica per gli influencer: ciò significa che ogni eventuale segnalazione per pubblicità occulta e non dichiarata viene valutata singolarmente.

Tuttavia, per distinguere la natura della comunicazione è ormai accettato prendere in considerazione alcuni elementi informativi come:

  • Presenza di mention o hashtag che segnalino la natura della collaborazione (es. #adv #ad #partner…)
  • Tag partnership: possibilità di taggare i partner commerciali nei contenuti brandizzati tramite il feed e le storie su Instagram
  • Marchio in evidenza nella foto: dovrà essere ben visibile e non celato
  • Qualità della foto: una foto professionale presuppone più facilmente che ci sia dietro una collaborazione
  • Prodotti donati all’influencer: scambio non monetario


In Italia, un primo “vero” intervento è avvenuto solo nel 2017, quando l’AGCM ha inviato alcune lettere di moral suasion ai principali influencer e ai titolari dei marchi utilizzati dagli stessi, in cui ha ricordato che la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile in quanto tale.

L’Autorità ha sollecitato quindi l’inserimento di apposite avvertenze come ad esempio gli hashtag di tipo #ad e #adv, che hanno subito avuto un incremento dell’utilizzo.
Non sono quindi presenti regolamenti o modalità obbligatorie ufficiali, ma solo precauzioni e accorgimenti, che è bene seguire per non incorrere in segnalazioni o provvedimenti per pubblicità occulta.

È invece attualmente in corso il procedimento per indagare e cercare di regolarizzare la promozione di prodotti tramite gruppi segreti Facebook, che per loro natura hanno una visibilità privata e quindi diventano spesso luogo dove l’”etichetta” sulla pubblicità online non è rispettata.

GDPR: come influisce la normativa sui dati personali sull’influencer marketing?

Una precauzione da prendere quando si intraprende una collaborazione con un influencer è anche il trattamento dei suoi dati personali, che dovranno essere trattati nel pieno rispetto del GDPR.

L’azienda ha il dovere di disciplinare contrattualmente il rapporto con l’influencer, tutelandolo/a dal punto di vista della privacy. Questo vuol dire che il Sistema di Gestione Privacy implementato dalle aziende deve tenere in considerazione anche il trattamento dei dati dell’influencer stesso, comprese le sue immagini.

E i follower che ruolo hanno in tutto questo? Sono interessati nel momento in cui manifestano la propria volontà, ma soprattutto se sono profili reali.

Se sono interessati, come stabilito dal GDPR, devono essere informati sul trattamento che viene effettuato con i loro dati personali, e possono quindi esercitare i diritti riconosciuti dalla normativa.

In ogni caso il dato pubblico non può essere usato per ogni finalità: i followers acconsentono al trattamento dei dati personali solo per finalità espressamente indicate dal social network sul quale hanno caricato i propri dati.

Social Media Marketing: che fine ha fatto Twitter?

Ve lo ricordate Twitter? Dai, l’uccellino blu, il social dei 140 caratteri diventati ora 280, quello che ormai nelle social media strategy è quasi sparito dai radar.
Sappiamo che in Italia non è utilizzato come tanti altri social (molto poco ad esempio rispetto a WhatsApp che stravince con il 67% anche su Facebook che, nel 2018, è il secondo servizio web per utilizzo con il 56%, YouTube al 51,8%, Instagram al 26,7% ) e solo il 12,3% degli italiani dichiara di usarlo (percentuale che sale al 24% se si guarda al segmento di giovani tra i 14 e i 29 anni).

Anche noi ne abbiamo parlato nei nostri spazi per l’ultima volta circa 3 anni fa e da allora non è cambiato molto, a parte il numero di caratteri raddoppiato da 140 a 280.

L’uccellino blu di Twitter cinguetta ancora e, nonostante le difficoltà, non ha intenzione di smettere

Ammettiamolo, Twitter ne ha avute parecchie di difficoltà a livello globale e societario, dalle accuse di “shadow banning” durante la campagna USA che ha portato all’elezione di Trump alle continue voci di crolli in borsa e chiusure imminenti causa crescita zero, tutti fattori che hanno contribuito alla sua impopolarità. Aggiungiamoci anche che in casa Twitter sono sempre stati consapevoli di essere meno user friendly degli altri social, tanto che nel 2017 hanno anche girato uno spot per incentivare le iscrizioni e mostrare che il social è semplice da utilizzare. Ma è anche vero che l’utente medio di Twitter si fregia di far parte di una nicchia, dell’élite dei social in cui deve essere conciso e spesso può permettersi punte di ermetismo nei tweet che lo fanno sentire un novello Ungaretti.

Nonostante questi aspetti che ne fanno un social particolare (non si può avere un giro ristretto di interlocutori come per Facebook, si scrive o al singolo o a tutti, non si postano immagini d’effetto come su Instagram e non ci sono le Stories) l’uccellino blu cinguetta ancora e non ha intenzione di smettere.

Twitter: sorvegliato speciale o Social Media di riferimento?

I segnali positivi arrivano da un Q4 del 2018 sereno e da ricavi in crescita di un +24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a 909 milioni di dollari. Quello che non convince è il calo degli utenti attivi mensili, a quota 321 milioni e in calo del 5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 9% anno su anno. Twitter rimane quindi un “sorvegliato speciale”, da tenere sotto osservazione per il futuro, ma da non scartare a priori in una strategia di social media marketing.

Sì, perché anche se sulla carta non sembra essere un social vincente ci sono alcuni settori che hanno fatto di Twitter la propria piattaforma di riferimento.

Un esempio su tutti è quello del mercato editoriale: non è un caso che gli account più seguiti, anche in Italia, siano quelli dei principali siti di news. Per farvi qualche esempio:

Un fatto che non sorprende, visto che Twitter è per antonomasia il social del “live” e dei trending topic (gli argomenti più popolari e chiacchierati del momento).
La fame di informazioni in tempo reale è tanta che i principali broadcast internazionali hanno creato canali preferenziali dedicati unicamente alle Breaking News: a farla da padrone in questo caso sono la CNN (quasi 55 Mln di follower) e la BBC (39 Mln di follower)

Quindi il real time rimane centrale nella strategia Twitter, quello stesso real time che Facebook ancora non è riuscito a centrare con nessuna nuova feature e che Instagram prova ogni giorno a cavalcare con le Stories.

Sarà abbastanza per continuare a salvare l’uccellino blu dall’estinzione?

#FridaysForFuture: l’hashtag del cambiamento

Le grandi rivoluzioni partono dal basso. Nel 2019 però possono anche nascere da un hashtag. Questo è il caso di #FridaysForFuture e della sua guida Greta Thunberg.
Chi è Greta Thunberg? Sedicenne, svedese e studentessa con tanta voglia di far sentire la sua voce e far conoscere le sue idee. L’hot topic? Il cambiamento climatico e la richiesta di un’economia a basse emissioni di anidride carbonica.

Greta Thunberg e l’inizio del cambiamento: così è nato l’hashtag #FridaysForFuture

Tutto è partito il 20 agosto 2018, quando Greta ha iniziato a saltare le lezioni scolastiche del venerdì per andare davanti il parlamento svedese tenendo in mano un cartello con la scritta “Skolstrejk för klimatet” ovvero “Sciopero scolastico per il clima”. Il suo mezzo di comunicazione? Instagram. La teenager infatti ha pubblicato ogni venerdì una foto con lo stesso cartello e sempre nello stesso posto. Ha sfruttato Instagram come un diario: #FridaysForFuture era un appuntamento fisso, in cui raccontava perché stesse scioperando e quali fossero le sue idee in relazione al climate change. È riuscita così a farsi conoscere in tutto il mondo, soprattutto grazie ai social media: il suo hashtag #fridaysforfuture è diventato oggi il simbolo di tantissimi giovani (e non), uniti sotto questo impegno comune. Si sono anche creati gruppi Fridays For Future di ogni nazionalità, che sostengono la causa della Thunberg.

L’hashtag conta su Instagram circa 120 mila post. Insieme a questo si aggiungono anche #climatestrike con 72 mila post e #climatemarch che ne ha ben 55 mila.
In Italia dal 20 agosto a oggi gli hashtag legati all’allarme sul cambiamento climatico hanno collezionato oltre 160mila mention. L’hashtag #FridaysForFuture è stato utilizzato quasi 64mila volte e 39mila volte solo nella giornata di venerdì 15 marzo, quando migliaia di studenti in tutto il mondo sono scesi in piazza per chiedere azioni concrete ai politici. Il “traffico” social a livello mondiale vanta numeri da capogiro: sono infatti milioni i tweet e le conversazioni sul topic. Il profilo personale della giovane attivista (@GretaThunberg) è cresciuto a dismisura ed è arrivato ora a contare quasi il milione di follower.

Anche Google Trends evidenzia un’impennata di ricerche riguardo il “cambiamento climatico”. Il grafico mostra infatti come, durante il 2018, l’interesse (e la curiosità) degli utenti si è iniziato ad alzare durante il mese di settembre, quando sono iniziati i primi #FridaysForFuture, senza più scendere. Il picco delle ricerche è ovviamente il 15 marzo, con un interesse che è rimasto molto alto anche nei giorni a seguire, delineando un coinvolgimento persistente da parte degli utenti.

Google Trends

Il movimento di Greta Thunberg è nato sui social per cambiare il mondo

Le generazioni Z e Y, spesso descritte in termini negativi come social addicted, sembrano avere avuto il loro riscatto: è proprio dal mondo digitale che questo grande movimento di piazza ha avuto modo di esistere e far parlare di sé. In questo caso i social media sono riusciti a portare all’attenzione di un pubblico vasto una maggiore conoscenza del problema, favorendo così la mobilitazione degli attivisti, dando spazio sia a dibattiti online che alle sempre presenti fake news. Fanno parte di questo oceano di commenti e discussioni anche i detrattori (ma se la giovane Greta è a tutti gli effetti un’influencer, come potrebbe non avere anche lei i propri haters?). Pronti a urlare allo sfruttamento dell’immagine di una giovane ragazza manovrata dall’alto, anche loro alla fine contribuiscono a denotare l’importanza dell’argomento, che come ogni tema caldo vede sempre schierarsi due fazioni di pensiero.

Una teenager ci insegna quindi che si può cambiare il mondo anche attraverso internet. Per farlo, è importante avere un messaggio chiaro, comunicato in modo personale, immediato e letteralmente in tempo reale, come solo i social possono permettere.
Creare un appuntamento fisso, come se fosse una serie televisiva (e per fare questo le Instagram Stories, sono ormai un mezzo potentissimo).
Forgiare un’immagine forte e iconica, dato che i social, ormai, vivono di foto e video che possono diventare virali.
E, ovviamente, avere uno slogan che rimanga impresso: cosa può farlo, oggi, meglio di un hashtag distintivo e ben riconoscibile?