Commodity branding: dal “comune” allo straordinario

L’arte del branding: la forza motrice che potrebbe trasformare persino i prodotti più comuni in qualcosa di straordinario. Concetto particolarmente vero quando si tratta di “commodity branding”, una strategia di mercato che ha come obiettivo quello di dare nuova vita e valore ai beni di consumo che, per natura, possono sembrare del tutto ordinari.

Cos’è il commodity branding?

Le commodities o beni di consumo di base sono quei prodotti che spesso vengono considerati come sostituibili o intercambiabili tra loro. Riso, farina, olio e acqua “si vendono da soli” in quanto parte della quotidianità di ognuno di noi. In un mondo in cui la concorrenza sembra essere spietata e i consumatori sempre alla ricerca della miglior offerta, il commodity branding diventa cruciale per differenziare un prodotto da un altro.

Il commodity branding, infatti, cerca di dissociare il prodotto dai propri concorrenti con strategie pensate per creare un posizionamento unico. Come? Partendo prima da un design nuovo, fresco e accattivante per poi passare da una strategia marketing efficace, meglio se affiancata da un sito web con e-commerce perfettamente funzionante.

Come funziona?

Quali sono gli step che un’azienda decisa a posizionare il proprio prodotto rispetto alla concorrenza dovrebbe seguire?

Partiamo!

1. Creazione di una ben definita identità di brand

Questo primo step potrebbe includere la creazione di un logo memorabile o una palette di colori che aiutino a rendere il prodotto riconoscibile per i consumatori

2. Comunicazione dei valori di marca

Molte aziende utilizzano il commodity branding come mezzo per comunicare i valori del brand. Non esiste miglior esempio di Gastona, produttori di carta igienica interamente realizzata in bamboo.

 

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In questo caso il fattore ecologico diventa centrale nel dare valore aggiunto a una commodity. Molto importante notare come, anche in questo caso, sia il branding a trasmettere forte e chiaro il messaggio e a far spiccare il prodotto.

3. Raccontare una storia

…che connetta i consumatori al prodotto. Queste storie possono riguardare l’origine del prodotto, le persone coinvolte nella sua produzione o addirittura le esperienze dei consumatori che lo utilizzano, in modo da creare un forte legame emotivo.

4. Innovazione continua

Preservare l’interesse e la rilevanza di un prodotto è un pilastro fondamentale di questa pratica. L’obiettivo viene raggiunto con un costante processo di innovazione che comprende l’introduzione di nuove varianti di prodotto, confezioni eco-sostenibili o il miglioramento della qualità del bene stesso.

5. Strategie di prezzo e promozione

Anche le strategie legate al prezzo del prodotto possono giocare un ruolo chiave. Offrire sconti o promozioni speciali può attirare, prima, e trattenere, poi, i consumatori.

Gli esempi più efficaci di commodity branding

Per ottenere una comprensione accurata di questo modello di business, niente supera l’approfondimento tramite casi studio che emergono come esempi particolarmente rappresentativi e creativi.

Liquid Death: l’acqua per “veri duri”

 

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Di cosa si tratta? Semplicemente di acqua… con un packaging accattivante che sembra disegnato da un adolescente ribelle e un claim che restituisce perfettamente il messaggio: “Murder your thirst” (uccidi la tua sete).
Grazie a un po’ di fortuna e a una strategia killer (per rimanere in tema) Mike Cessario, l’inventore della Liquid Death, ha fatto centro: oggi la sua azienda vale 700.000.000 di dollari.

Gaza: l’unico olio d’oliva “squeezable”

Se siete abituati alla “cultura dell’olio d’oliva mediterranea” passate direttamente alla prossima case. Qui parliamo di un olio d’oliva che rompe la monotonia della bottiglia di vetro verde scuro per adottare un design in plastica, caratterizzato dalle distintive grafiche del brand e da un pratico beccuccio.

 

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Il brand si propone come un olio fresco, sano e buono, ma a un prezzo onesto, capace di rendere questa categoria merceologica vicino ai giovani, seppur da sempre legata alla tradizione. Questa scelta deriva dalla volontà di rivolgersi a un pubblico specifico: giovani adulti che hanno da poco scelto di vivere soli e che si trovano di fronte alla necessità di effettuare acquisti che in passato erano soliti gestire attraverso i propri genitori.

EspressOh: no, non stiamo parlando di caffè

Navighiamo in un mare in cui i pesci sono i brand di prodotti beauty, un mare in cui distinguersi sembra, ad oggi, davvero difficile. EspressOh dal 2018 ci riesce molto bene, ponendosi come qualcosa di totalmente innovativo ma indispensabile (proprio come il caffè espresso).

 

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Potremmo definire Dewy Latte una semplice crema idratante, nel nostro immaginario confezionata in una (altrettanto) semplice scatola quadrata, quelle a cui tutti siamo abituati. Invece no, EspressOh ha optato per metterla in commercio proponendola in una confezione simile a quella “del latte”, proprio come quella che nonna comprava all’alimentari sotto casa.
Un’estetica semplice e confondibile, ad oggi sicuramente uno dei punti di forza del brand.

In sintesi, il commodity branding è una strategia di mercato che ha la capacità di trasformare prodotti apparentemente comuni in marchi di successo. Questa pratica non solo aiuta a differenziare un prodotto da quello dei competitor, ma crea anche un legame emotivo con i consumatori, aumentando il valore percepito e la loyalty dei clienti.

Il commodity branding rappresenta un’arma essenziale nel kit di strumenti di qualsiasi brand che desideri distinguersi. In un panorama così competitivo, è fondamentale affidarsi a chi ha gli strumenti per far emergere nel modo migliore le specificità di marca. Se l’argomento vi incuriosisce, la nostra agenzia è pronta ad aiutarvi. Prendiamoci un caffè oppure parliamone qui!