Yahoo! compra Flurry per imporsi nel mobile advertising

Yahoo! ha acquistato, pare per 300 milioni di dollari, la società californiana Flurry, specializzata in web analytics, mobile e app; si tratta della maggiore acquisizione di Yahoo! dai tempi di Tumblr e potrebbe essere una straordinaria opportunità per il mobile advertising.

L’obiettivo dell’azienda guidata dal Ceo Marissa Mayer è evidente: consolidare il proprio business sui dispositivi mobili e monetizzare le app mobile attraverso la realizzazione di soluzioni pubblicitarie ad hoc.

I concorrenti Google e Facebook controllano i due terzi del mercato delle spese in mobile advertising a livello mondiale, e per Yahoo! è evidentemente arrivato il momento di recuperare terreno.

Che opportunità offre questa acquisizione? Consente a Yahoo! di attingere ai molteplici dati raccolti dalla piattaforma Flurry, moltissime informazioni grazie alle quali gli sviluppatori mobile potranno ottimizzare le loro applicazioni. In questo modo Yahoo! potrà progettare e realizzare applicazioni utili e efficaci, che punteranno in modo mirato agli utenti, così da accrescere il loro valore in un’ottica di investimento pubblicitario.

I sistemi di analytics di Flurry sono utilizzati da 170 mila sviluppatori per un totale di oltre 540.000 applicazioni sulla piattaforma, dato in crescita da quando nel 2008 è nata la società.

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Fonte: Flurry Analytics

Il mondo degli investimenti pubblicitari sul mobile continua a crescere inarrestabile. Secondo Gartner, società multinazionale leader mondiale nella consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo dell’Information Technology, il settore della pubblicità mobile varrà 18 miliardi di dollari alla fine di quest’anno (fonte Sole24ore).

Cosa ne pensate, Yahoo! riuscirà davvero a scalare il settore del mobile advertising, garantendosi una fetta maggiore del mercato al momento capitanato da Google e Facebook? I dati sono a suo favore, da quanto dichiarato da Yahoo! i ricavi del display advertising sono infatti cresciuti di oltre il 100% anno su anno, trainati dal numero crescente di persone che accedono al sito da un dispositivo mobile.

Staremo a vedere.


[Fonte foto Marissa Mayer: Lionel Cironneau / Associated Press]

#Vamping. La nuova tendenza che arriva dal passato.

Se siete tra i primi a leggere questo post, probabilmente siete stati colpiti anche voi dal fenomeno del momento: il Vamping. Le alternative sono due: o soffrite di insonnia o siete dei vampiri. Questo ovviamente perché il post è stato pubblicato di notte, per l’esattezza alle 3.00 del 6 agosto 2014.

Ma cos’è il vamping? Si tratta di un’abitudine in voga tra gli adolescenti, diffusa soprattutto negli Stati Uniti.
I ragazzi, come dei veri vampiri digitali, popolano i social network nelle ore notturne, e li riempiono di contenuti contrassegnati dall’hashtag #vamping.
Per capire meglio di cosa stiamo parlando, possiamo dare uno sguardo ai tweet, post Facebook, Vine e Instagram con i riferimenti vampireschi.
La tendenza alla chat notturna, o a passare le nottate a scambiarsi messaggi con amici, conoscenti, amori e parenti (parenti?), non è un fenomeno recente, anzi si può dire che risalga alla notte dei tempi (di Internet e della telefonia, ovviamente).
Ma ora, come dicevamo, il fenomeno si è spostato sui social network e su applicazioni come Whatsapp e Line.

Il vamping è un’opportunità per i brand? Probabilmente sì.
I marchi italiani dovrebbero sfruttare questa tendenza in anticipo per veicolare i contenuti rivolti ai ragazzi durante le ore notturne, generalmente poco trafficate dai messaggi di prodotto.
Contenuti di questo tipo dovrebbero ovviamente entrare nel flusso comunicativo contraddistinto dall’hashtag di riferimento. Il tono di voce utilizzato sarebbe vicino a quello degli adolescenti e, perché no, si potrebbe pensare anche ad una targetizzazione dei post.
Anche eventi e chat notturne potrebbero essere una buona opportunità di comunicazione.

 

Nota:

Nessun vampiro o sonnambulo è stato sfruttato per scrivere questo post.

EdgeRank Facebook: conosci il tuo nemico

Al momento della stesura di una strategia editoriale è fondamentale tenere conto dell’EdgeRank Facebook: insieme ai modelli di fruizione del web determina come le persone leggono i contenuti su questo canale, ma soprattutto cosa leggono. Partiamo per gradi, in principio una pagina si rivolgeva a tutti i suoi fan, tutti coloro che avevano fatto click su “Mi piace”, al netto di coloro non connessi in quel momento o non fisicamente davanti al dispositivo.

L’aumento delle persone iscritte a Facebook e la conseguente impennata dei contenuti pubblicati, insieme all’incremento dei brand operanti su questo canale, ha portato all’introduzione di un algoritmo che determina la rilevanza dei post per l’utente, in base a una serie di regole stabilite: EdgeRank. Questa novità ha portato a un inesorabile declino della portata organica delle pagine, facendo in modo che gli utenti vedessero solo contenuti pubblicati da pagine (o utenti) con le quali si è interagito di recente.

I criteri che l’EdgeRank Facebook prende in considerazione riguardano:

  • Quanto di frequente noi interagiamo con altre pagine (o utenti)
  • Le interazioni totalizzate dal post, in generale e rispetto ai nostri amici
  • L’abitudine di interazione con la tipologia di contenuto pubblicato
  • Le interazioni negative del post, in generale e rispetto agli amici

In seguito è stato adottato un nuovo criterio con lo scopo di fornire alle persone contenuti sempre più rilevanti, anche se per qualche motivo l’utente non fosse stato connesso al momento della pubblicazione: Story Bump. Questo meccanismo è una versione più raffinata di una pratica consolidata ai tempi dei forum: uppare i post. Tipicamente qualcuno commentava una discussione finita nelle pagine più vecchie della board scrivendo anche solo “up”, affinché il topic risalisse al primo posto. La differenza è che i forum consideravano solo il criterio del commento più recente, mentre Facebook qualche parametro in più.

Cosa può fare il brand che opera su Facebook per massimizzare la portata?
Lavorare sulla portata virale, ovvero il secondo livello di persone che riusciamo a raggiungere attraverso le notifiche generate dalle interazioni sui post.

Come si aumenta la portata virale?
Attraverso le interazioni. Più le persone fanno like, commentano, ma soprattutto condividono il vostro post, maggiori saranno le visualizzazioni di secondo livello, così come le interazioni di secondo livello. Il raggiungimento di questo risultato nasce dalla definizione di un timone editoriale in grado di coinvolgere gli utenti con contenuti rilevanti.

E poi ci sono le inserzioni a pagamento.
Naturalmente possiamo raccontarci quanto vogliamo che lo scopo dell’EdgeRank e dello Story Bump sia rendere più rilevanti i post per gli utenti, ma la realtà è che si tratta di una scelta oculata di Facebook che rende quasi necessario prevedere lo strumento Adv all’interno di una strategia di Social Media Marketing. Almeno se volete raggiungere valori di portata superiori al 5% dei vostri fan. La buona notizia è che bastano budget ridotti per promuovere i post e raggiungere lo scopo, ma non basta. A monte dobbiamo aver preparato un lancio con potenziale di engagement verso gli utenti.