Community Based Marketing: un approccio moderno per un impegno efficace con i clienti

Il Community Based Marketing (CBM) è una strategia di marketing progressiva che si concentra sulla creazione e sull’alimentazione di una comunità attiva intorno a un marchio o a un prodotto. L’obiettivo è quello di promuovere il coinvolgimento dei clienti, aumentare la fedeltà dei clienti e, infine, aumentare vendite e interazioni nei confronti del brand. In questo articolo approfondiremo la natura del CBM, i suoi punti di forza, gli approcci innovativi e quali sono i requisiti necessari per strutturare un ambiente ad esso favorevole.

Cosa è il Community Based Marketing

Il CBM è una strategia di marketing che si concentra sul coinvolgimento diretto con i clienti attraverso comunità online e offline. Questo approccio considera i clienti non solo come destinatari passivi di messaggi promozionali, ma come partecipanti attivi in grado di contribuire al successo del marchio. Le aziende che adottano il CBM cercano di creare un legame emotivo tra i clienti e il marchio, incoraggiando la partecipazione attiva, la collaborazione e la condivisione di esperienze.

Come si costruisce un ambiente favorevole al CBM?

Come abbiamo visto e come approfondiremo in seguito, il Community Based Marketing è una strategia ottima per costruire una clientela fidata e di qualità. Tuttavia per arrivare ad un risultato di questo tipo sono necessari alcuni importanti accorgimenti e degli step di fondamentale importanza.

Definire la tua comunità:

Prima di tutto, è necessario identificare chi sono i tuoi clienti e cosa vogliono. Ciò può includere la comprensione dei loro interessi, desideri, bisogni e comportamenti. Questo ti aiuterà a creare una comunità che sia rilevante e coinvolgente per loro.

Creare una piattaforma di comunità:

Avrai bisogno di un luogo dove la tua comunità possa riunirsi e interagire. Ciò potrebbe essere un forum online, una piattaforma di social media, un’app mobile o un sito web dedicato. La piattaforma dovrebbe essere facile da usare, accessibile e fornire strumenti per facilitare la comunicazione e la collaborazione. La stessa natura di molti social network oggigiorno largamente utilizzati (Facebook, Instagram, X), se utilizzati con accortezza, possono meravigliosamente svolgere questa funzione.

Fornire contenuti coinvolgenti:

Il contenuto è il cuore di qualsiasi comunità. È imperativo creare contenuti che siano rilevanti, interessanti e utili per la tua comunità. Questo potrebbe includere articoli di blog, video, webinar, guide, quiz, sondaggi e altro ancora.

Promuovere l’interazione e la partecipazione:

La partecipazione attiva dei membri è fondamentale per il successo di una comunità. Dovresti incoraggiare i membri a condividere le loro idee, esperienze e feedback. Ciò potrebbe includere la creazione di forum di discussione, l’organizzazione di eventi virtuali o fisici, o l’implementazione di un sistema di incentivi che daranno agli utenti sconti o accesso anticipato a promozioni e nuovi prodotti.

Monitorare, migliorare, ripetere:

Infine, dovresti monitorare costantemente la tua comunità per vedere cosa funziona e cosa no. Ciò potrebbe includere l’analisi dei dati di partecipazione, il feedback dei membri e le prestazioni dei contenuti. Dovresti poi utilizzare queste informazioni per migliorare continuamente la tua comunità creando un circolo virtuoso dove la tua community sarà parte integrante del processo di realizzazione dei contenuti.

In conclusione, costruire un ambiente adatto al CBM richiede un impegno a lungo termine e uno sforzo continuo. Tuttavia, con la giusta strategia e gli strumenti giusti, è possibile creare una comunità che sia coinvolgente, gratificante e vantaggiosa sia per il brand che per i clienti.

Dove il Community Based Marketing eccelle

Il CBM eccelle in settori in cui l’interazione tra il cliente e il marchio è fondamentale. Questo include, ma non si limita a, settori come il retail, l’ospitalità, l’intrattenimento e la tecnologia. In questi settori, il feedback dei clienti e l’interazione possono guidare l’innovazione del prodotto, migliorare il servizio al cliente e creare un senso di appartenenza tra i clienti.

Nuovi Approcci al CBM

Con l’avvento dei social media e delle piattaforme di comunità online, il CBM ha assunto una nuova dimensione. I brand possono ora interagire direttamente con i clienti in tempo reale, rispondere ai loro feedback, risolvere i problemi e condividere contenuti coinvolgenti. Questo approccio più diretto e personalizzato ha portato a un aumento del coinvolgimento dei clienti e a una maggiore fedeltà al marchio.

Future Best Practices per il CBM

In futuro, le aziende dovranno adottare un approccio più strategico e personalizzato al Community Based Marketing. Questo potrebbe includere l’uso di dati e analisi per comprendere meglio i clienti, la creazione di contenuti personalizzati che rispondano alle loro esigenze e interessi, e l’implementazione di programmi di fidelizzazione che ricompensino la partecipazione attiva alla comunità. Le aziende dovranno inoltre essere più trasparenti e autentiche nelle loro interazioni con i clienti, poiché questi valori sono fondamentali per costruire una comunità forte e impegnata.

In conclusione, il Community Based Marketing offre un approccio efficace per coinvolgere i clienti e costruire relazioni durature. Con l’uso strategico di tecnologie emergenti e l’adozione di best practices innovative, i brand possono utilizzare il CBM per creare un vantaggio competitivo e guidare la crescita a lungo termine.

Se vuoi approfondire il tema del Community Based Marketing puoi trovarci qui, saremo felici di fare due chiacchiere con te!

Strategia di digital marketing per il settore editoria: qualche consiglio utile

Come molte sfere del mercato, anche quella dell’editoria ha subito negli anni una trasformazione, aprendosi e integrandosi con il digitale. Come promuovere quindi la vendita di libri online in modo efficace? Vediamo alcuni consigli per una efficace strategia digital marketing per il settore editoria.

Parliamo di suggerimenti per case editrici, per chi ha scritto un libro in self publishing o per chi lavora in un ufficio stampa: questi accorgimenti possono tornare utili a tutti i player del mondo editoriale.

Ma come in ogni buona storia che si rispetti, e quindi anche per raccontare una strategia digital marketing per il settore editoria, iniziamo dal principio.

Carta e digitale in digital marketing ed editoria, come è cambiato l’approccio?

Senza andare a scomodare i decenni passati, ci basta dare un’occhiata al periodo pre Covid e allo scorso anno per avere dati interessanti relativi alle vendite di libri.

Dai dati dell’AIE (Associazione Italiana Editori) sappiamo che nel 2020, a causa della chiusura di molte librerie, le vendite online tra gennaio e aprile hanno rappresentato il 48% del totale, un dato mai registrato prima. Anche la vendita di ebook è decollata, crescendo del +27% rispetto all’anno precedente. Da segnalare anche podcast e audiolibri, che sempre nel 2020 hanno fatto registrare un aumento del +94% rispetto al 2019.

Secondo l’ultimo studio AIE sul mercato del libro vediamo che l’editoria di varia (romanzi e saggistica) vale nel 2022 1,671 miliardi: un dato in calo del 2,3% rispetto al 2021, ma notiamo che rispetto al 2019 gli italiani hanno comprato 13 milioni di libri in più.

Vediamo che rispetto al 2019 tutti i generi letterari sono in crescita: tra quelli che sono cresciuti maggiormente troviamo

  • Il fumetto (+111,3%)
  • La narrativa straniera (+25,9%)
  • La manualistica (+20,3%)

Considerando che il settore del libro (con 3,429 miliardi di euro) è la prima industria culturale italiana, davanti a pay tv (2,941 miliardi) e videogame (1,800 miliardi), stiamo parlando di un settore che ha davvero ottimo potenziale da sfruttare, soprattutto quando incontra il digitale.

Digital marketing ed editoria: che cosa tenere d’occhio

Come approcciare quindi i nuovi media per una strategia digital marketing per il settore editoria? Ci sono delle variabili da tenere a mente!

SEO

Attenzione alla SEO, sempre. Le scelte vanno fatte in modo chirurgico per ottimizzare al meglio i propri contenuti. Anche gli shop online devono essere curati molto bene: presentare suggerimenti di lettura customizzati per esempio è un ottimo modo per fidelizzare i lettori e costruire migliorare la loro customer journey.

 

Email marketing

Come abbiamo spiegato in precedenza, l’email marketing è una leva importantissima per informare, interessare e fidelizzare il pubblico.
Anche se considerata una forma classica di digital marketing, l’email marketing può sorprenderti per efficacia, soprattutto se lo utilizzi così.
Profila gli iscritti al tuo sito e invia loro delle email customizzate, che trattano temi interessanti per loro e con un oggetto accattivante. Ogni attività effettuata dal tuo pubblico, dalle aperture delle mail alle letture dei contenuti fino agli acquisti, saranno materia per essere sempre più custom in una strategia data-driven.

 

Social media

Instagram, Facebook, TikTok, ma anche Twitter e YouTube: la lettura non è mai stata così social! Quindi è impossibile pensare a una strategia digital marketing per il settore editoria senza citare i canali più interessanti del panorama attuale. Quali aprire e alimentare? Dipende tutto dal tuo target quindi una volta individuato il tuo pubblico procedi, ricordando sempre che i tuoi canali saranno il terreno fertile per la nascita di una community di lettori attenti e appassionati. Non dimenticare di interagire con loro e di ascoltarli. Rendi coinvolgenti i tuoi contenuti, realizza video, reel, cavalca i trend e fai delle presentazioni live: renderai tutto più fruibile e rafforzerai il vostro legame.

 

Influencer

Una menzione a parte per il mondo influencer. Nell’incontro “I social che stanno cambiando il mercato” è stato da subito chiaro che se lo sconto è sempre la leva principale per l’acquisto di un libro (17%), la segnalazione di un titolo sui social è subito dietro, con il 14%. Ma è forse TikTok, e nella fattispecie il fenomeno BookTok a darci l’idea dell’importanza attuale degli influencer per una strategia di digital marketing per il settore editoria. Si tratta di un hashtag nato spontaneamente su TikTok nel marzo 2020, capace di aggregare in poco tempo contenuti e dare voce a una nutrita community di giovani lettori. Si riscoprono vecchi classici, si lanciano trend nuovi ma soprattutto si condividono emozioni e, cosa non da poco, si muovono le classifiche di vendita. Non male per un approccio alla lettura relativamente nuovo!

Ora che ti abbiamo dato qualche spunto di riflessione è il momento di affidarti a un’agenzia specializzata che ti può aiutare a costruire una strategia di digital marketing per il settore editoria perfetta per il tuo brand!
Scrivici, trovi qui i nostri contatti.

Digital marketing strategie B2B: ecco i nostri consigli

Il digital marketing b2b è quello business to business che ha lo scopo di far conoscere il proprio brand e il valore del proprio prodotto o servizio, non a singoli consumatori ma ad altre aziende. Proprio per questo ha bisogno di strategie B2B create ad hoc per convertire tali aziende in clienti!

Marketing B2B e B2C divergono sotto diversi aspetti: il pubblico, gli obiettivi, le strategie e le modalità di comunicazione.

In particolare, l’audience di riferimento per il marketing B2B è una “nicchia” specializzata e preparata rispetto all’offerta di mercato.

Le fasi del buyer’s journey B2B

Le fasi del Buyer's Journey
Le fasi del Buyer’s Journey – fonte HubSpot Blog

Attenzione! Ognuna delle fasi nel percorso dell’acquirente B2B può influenzare le strategie di marketing e il modo in cui queste vanno implementate.

È quindi importante conoscerle a fondo per intercettare il prospect (individuo in target e potenzialmente interessato al prodotto / servizio offerto) al momento giusto con lo strumento giusto. 

Vediamo come:

Awareness

Nella fase di Awareness, l’acquirente inizia a notare un problema o un bisogno, anche se potrebbe non sapere ancora con precisione quale.  

➡️ I contenuti perfetti per intercettare i potenziali clienti B2B in questa fase, sono tutti quelli di carattere educativo, come ad esempio gli articoli informativi.

Consideration

In questa fase, il prospect è consapevole del problema o bisogno e ha iniziato a conoscere l’ambito di pertinenza: può dunque ricercare le diverse soluzioni per risolverlo. 

➡️ È utile qui proporre contenuti che che evidenziano pratiche e vantaggi.

Decison 

È il momento in cui l’acquirente è pronto per l’acquisto e deve quindi prendere una decisione definendo i dettagli della soluzione scelta.

➡️ È il momento di procedere con la presentazione del prodotto / servizio che si offre, ad esempio case study e demo.

Strategie di Digital Marketing per le aziende B2B: i nostri consigli

Definire il pubblico di riferimento

Il primo step di una solida strategia di marketing digitale B2B è la definizione del pubblico di riferimento. Da queste informazioni dipendono tutte le altre attività di marketing successive, per indirizzare i contenuti al pubblico corretto. Nel farlo, non dimenticatevi di analizzare i vostri competitor 👀 cosa fanno? A chi parlano? Come parlano? Cosa fareste di diverso?

Content Marketing per il B2B

Creare e distribuire contenuti di valore che stimolino interesse verso il prodotto/servizio offerto, per attrarre e fidelizzare un pubblico ben definito. 

Ancor di più se hai un brand B2B, ti sarà utile offrire contenuti che dimostrano l’expertise del tuo brand con l’obiettivo di informare e ispirare potenziali acquirenti aiutandoli a risolvere problemi. 

Ottimizzare la presenza digitale

Dopo aver creato contenuti di valore e stabilito chi dovrà beneficiarne, come fare in modo che questi contenuti siano davvero visti? È qui che entrano in gioco tutte quelle attività volte a migliorare l’indicizzazione sul web. La Seo (search engine optimization) permette infatti di migliorare in maniera organica il posizionamento (ranking) di un sito e i suoi contenuti rendendolo più facilmente trovabile. In breve tempo, Semrush diventerà il tuo migliore amico! 

Social Media Marketing B2B

Social Media Marketing B2B - Linkedin
Via Pexels

LinkedIn è sicuramente un’arma vincente nel social media marketing B2B. Perché? Vi aiuta a coinvolgere una comunità di professionisti per promuovere azioni rilevanti per la vostra attività.

Con 3 obiettivi principali:

  • Generare contatti
  • Aumentare il traffico, ad esempio sul sito web
  • Costruire la consapevolezza del brand

Se vuoi saperne di più su come sviluppare progetti LinkedIn nel mondo B2B, sei nel posto giusto!

Affidarsi a un’agenzia specializzata come Iaki ti permetterà di inquadrare le necessità del tuo brand per trasformarle in contenuto di valore! Contattaci cliccando qui.

Digital marketing: tutti i trend da monitorare

Questo è l’anno del Consumatore! Tutto ruota intorno a lui, ai suoi valori, alle sue abitudini, alle sue esigenze. È anche l’anno di diversity, sostenibilità, equità e inclusività. Un bravo player nel mondo digital e social è colui che segue i trend marketing del momento e riesce ad integrare tutti questi elementi nelle proprie strategie.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono i trend marketing del momento da tenere d’occhio.

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Ogni declinazione del digital marketing sarà regolata e spinta dall’algoritmo. Questo si traduce in una migliore user experience per gli utenti. Per i marketer, invece, significa investire in modo strategico secondo gli obiettivi da raggiungere. 

E parlando di investire: dati e metriche saranno il driver degli investitori che accettano di buon grado quelle proposte che possono essere commisurate a dati certi.

Operazione Privacy

La protezione della privacy è sempre più importante per gli utenti. Secondo ThinkWithGoogle, infatti, il 73% delle persone afferma di utilizzare servizi online che promettono un’elevata protezione dei dati. 

Cosa fare quindi? Puntare su una strategia basata sulla protezione dei dati che metta il cliente al primo posto. La vera sfida sarà quella di utilizzare strumenti che permettano di raccogliere dati per avere un quadro più completo possibile dei propri utenti, senza sacrificare la loro privacy.

Un content marketing più pertinente!

Il content marketing sta già diventando più “personale”, i content creator si adoperano per creare messaggi e contenuti sempre più “pertinenti per le persone, che rispecchino le loro esigenze”.

Campagne rappresentative e accessibili rappresentano la chiave per spiccare nel mare della concorrenza.

A fare da punto forte sono i video, grazie a TikTok che ha sdoganato gli short video, che giocano un ruolo fondamentale nel garantire al cliente una customer experience phygital.

L’era del social marketing ha fatto sì che la barriera che aveva sempre diviso customers e brand, innalzando quest’ultimo a “untouchable”, sia stata eliminata. Gli utenti sempre di più hanno iniziato a parlare con il loro brand di riferimento, condividendo esperienze, consigli, suggerimenti o richieste. Questo si traduce in quello che è già il trend del momento: il conversational marketing. Gli utenti pretendono, e pretenderanno, sempre di più di entrare in contatto con le aziende nei tempi e nei modi che preferiscono. Fondamentale che la comunicazione da parte dell’azienda sia consapevole dei propri valori, autentica e coerente.

Gioca un ruolo importante anche l’email marketing, grazie alla possibilità di personalizzare sempre di più, rendendo dinamico e interattivo il contenuto di una email transazionale. Il nostro consiglio? Go out of the box! 

Experience a 360 gradi

Lato web, le attività di marketing e ottimizzazione per i motori di ricerca dovranno essere sempre più “integrate” per poter garantire agli utenti una migliore experience sui siti. 

Anche qui l’utente riveste un ruolo centrale, il suo intento di ricerca, il suo linguaggio, la sua esperienza, faranno da traino ad una SEO ad hoc.

Quando il gioco si fa duro…

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Anche quest’anno bisognerà tenere d’occhio il mondo del gaming. Grazie al boom di gamer in quarantena, infatti, i videogiochi hanno ancora più presa tra i giovanissimi. Il nostro suggerimento? Investire in game-advertising! Sembra infatti che i giocatori non siano infastiditi dagli annunci che visualizzano mentre stanno giocando, o comunque lo sono in misura minore rispetto ad altri utenti. 

Pubblicità sempre più local

Già nel 2021 il local marketing e le campagne geolocalizzate hanno visto un incremento del 60% rispetto all’anno precedente. Faranno parte dei trend marketing del momento, visto il freno agli spostamenti causato dal covid. In questo di certo Instagram con la sua Map Search è uno strumento utilissimo.

Basta una prospettiva più verticale

Nell’ambito social media bisognerà focalizzarsi su un approccio sempre più verticale. Cosa vuol dire? Lasciarsi guidare dal target a cui si intende parlare: adattarsi alle loro abitudini, desideri e bisogni.

Importantissimo quindi risulta l’ascolto della community nello sviluppo della brand strategy. Dunque investire nel social listening è uno dei trend marketing del momento. 

Tra i social non possiamo non citare LinkedIn, la cui continua crescita per numero di utenti, tasso di engagement e nuove feature disponibili, lo rende sempre più interessante. Infatti la piattaforma torna utile anche per fare comunicazione interna all’azienda, coinvolgendo i propri dipendenti attraverso l’employer branding. 

Il trend del momento per l’influencer marketing è quello di creare campagne sempre più rivolte al lungo termine, no alle campagne one shot. Continuerà ad avere un importante impatto l’impiego di influencer per pubblicizzare il proprio brand.

Per approfondire i trend social del 2022, in questo articolo trovate maggiori informazioni.

Storytelling aziendale: la carta vincente

È l’anno dello storytelling aziendale, i consumatori sono sempre più consapevoli e meno attratti dal marketing del risparmio. Ciò che li convince invece, sono i valori e la mission aziendale. Sostenibilità, diversity e inclusione sono i temi fulcro di questi anni. Gli utenti sono sempre più consapevoli e attenti alle questioni sociali. Il brand deve essere in grado di rappresentarli a pieno. 

Infine un buon storytelling è ciò che porta i consumatori a fare acquisti, specialmente online. Un trend del momento, ma che ha avuto un boom durante i primi lockdown, è infatti l’online shopping. L’utente online si aspetta esperienze personalizzate sulla base dei suoi gusti, abitudini e desideri. 

Siete pronti a cavalcare l’onda dei trend marketing del momento? 

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Google Destination Insights, uno strumento digitale dedicato al turismo

Google sa tutto di noi. Attraverso le ricerche forniamo informazioni sui nostri gusti e preferenze, incluse le mete dove vorremmo andare in vacanza. Queste informazioni sono preziose e strategiche per chi opera nel turismo. Conoscendo i trend di ricerca chi lavora nell’ospitalità può definire in modo preciso e puntuale le sue strategie di marketing. Come? Grazie a Google Destination Insights.

Il nuovo servizio gratuito di Google pensato per chi opera nel turismo da poche settimane disponibile in Italia, entra a far parte del nuovo Travel Insights with Google. Una guida che raccoglie informazioni e strumenti utili per raggiungere i viaggiatori, a disposizione di strutture ricettive, operatori del turismo e agenzie di viaggi.

Informazioni ora più che mai preziose, considerato che il turismo è stato uno dei settori più colpiti dalla crisi generata dal Covid.

A cosa può servire Google Destination Insights?

Esplorando come cambia la domanda turistica nel tempo, si raccolgono informazioni utili per monitorare le tendenze di viaggio.

Scoprire cosa gli utenti cercano per le loro vacanze aiuta le aziende a cogliere le opportunità del digitale per farsi conoscere, comunicare con i clienti potenziali e attuali e prendere decisione di business sulla base di dati aggiornati e sintetizzati in modo chiaro.

Le ricerche su Google ci dicono ad esempio che le mete turistiche nazionali registrano un trend in costante crescita, passando dal 55% nel 2019 a una quota del 79% del 2021.

Consultando Google Destination Insights è possibile analizzare la domanda di viaggi nazionale o internazionale, la sua provenienza, e filtrare per analizzare i dati in un determinato periodo di tempo, considerando ad esempio l’Italia sia come paese di origine che di destinazione.

Tra i primi 10 paesi dai quali proviene l’interesse di ricerca per l’Italia ad esempio ci sono gli Stati Uniti come unico paese intercontinentale. Gli altri infatti sono al momento europei, su tutti Francia e Germania.

Google mostra un grande impegno nel settore turistico. A maggio ha infatti dato il via a una collaborazione con la Commissione Europea per il Turismo per sviluppare le competenze digitali degli operatori turistici europei e ha annunciato una partnership globale con Unwto (l’Organizzazione mondiale del turismo) per supportare la ripresa del settore.

E proprio grazie a Google Destination Insights chi opera nel turismo può accedere a degli strumenti per prendere decisioni di business e di marketing sulla base di informazioni e insights consultabili in tempo reale.

Uno strumento utile solo per chi opera nel turismo?

No. Sapere dove andranno gli italiani, chi saranno i turisti in viaggio e avere un quadro delle destinazioni più ambite è utile anche per altri settori. Il mondo degli eventi, ad esempio, può così decidere dove concentrare concerti e manifestazioni (rispettando le disposizioni Covid) per raggiungere il più alto numero di utenti.

Anche il mondo della ristorazione, soprattutto chi opera nello street food, può raccogliere informazioni preziose sul dove e quando concentrare le proprie attività.

La ripartenza del turismo segna quindi nuove opportunità in svariati settori, come ha ad esempio colto Alipay. La principale piattaforma di pagamento digitale in Cina con oltre un miliardo di utenti ha avviato un co-branding con Helbiz, leader nella micro-mobilità, realizzando 1.500 monopattini elettrici a Roma sotto il logo di Alipay.

E voi siete pronti a partire?

Progettare per l’accessibilità globale

Sono anni ormai che Google si è committata al tema dell’inclusività. All’inizio in sordina, poi con qualche specialista e infine con interi dipartimenti dedicati ai temi di inclusive e equity-focused design. In due parole: accessibilità globale.

Oggi sono attivi nella divulgazione di questi concetti all’interno di workshop e corsi di formazione a cui ho avuto l’opportunità di partecipare e di cui parlerò – spero non troppo didatticamente – in questo articolo 🙂

Accessibilità globale: rendere la nostra comunicazione più inclusiva

L’importanza e la risonanza dell’accessibilità globale è talmente impattante sull’utenza digitale, che molte aziende ed agenzie si sono già da tempo messe nuovamente in gioco: talvolta hanno fatto tentativi cauti, talvolta hanno invece capovolto totalmente il più tradizionale modo di comunicare, quello che ascolta e asseconda la maggioranza, abbracciando una esposizione sempre più ampia e evitando ogni tipo di esclusione.

Quello che è certo è che in Italia siamo indietro, ma di certo già proiettati in avanti. Bisogna lavorare su questi concetti e approcci per non occludere possibilità di business reali e già pronte.

Questo approccio inclusivo contiene in sé infatti un duplice vantaggio:

  1. Possibilità di accedere ai contenuti per molte più persone, amplificando l’awareness aziendale, il network e il conseguente cono di reach, aprendoci a nuovi contatti utili per il business: il bacino di utenze con esigenze particolari ha dimensioni non più trascurabili, se si guarda al mercato globale
  2. Facilitazione nell’uso dei prodotti, che di fatto ne migliora e semplifica l’utilizzo sempre, anche da parte delle persone che non hanno particolari esigenze per l’utilizzo, lavorando su soddisfazione e fidelizzazione del cliente

Ma che cos’è l’inclusività?

Il dizionario ci dice che si tratta della tendenza ad estendere a quanti più soggetti possibili il godimento di un diritto o la partecipazione a un sistema o a un’attività.

Nel mondo, non esistono due persone che siano esattamente identiche, tanto meno due utenti online: disabilità fisiche o cognitive, ma anche fattori sociologici, ambientali, religiosi o esperienziali, portano ad usi differenti degli strumenti digitali, fino a sfociare, in alcuni casi purtroppo, nella totale non-usabilità di un prodotto o servizio.

Almeno una volta nella vita, tutti noi abbiamo sperimentato lo stress derivante dall’incapacità di usufruire di una app, di un tool o di un sito e ne abbiamo provato sulla pelle la frustrazione più profonda e totale, proprio quella che finisce tipicamente con la frase: “Mai più…”

Quelle occasioni in cui ci si chiede come possa una azienda fare business con tali strumenti digitali, che ti obbligano ad interagire attraverso bottoni piccolissimi, troppo vicini, illeggibili da mobile… Considerando pure il fatto che noi siamo persone senza particolari esigenze visive, nativi digitali e per questo agili sulle piattaforme… magari con anche un iPhone di ultima generazione, con schermo grande e massima definizione… Eppure: lo stress nel chiudere una singola, apparentemente semplice, operazione ha colpito anche noi.

Immaginate ora le persone accanto a voi: i vostri amici, genitori, nonni. Avrebbero avuto le vostre identiche difficoltà? Oppure addirittura maggiori delle vostre, per esigenze fisiche o esperienziali di vario tipo?

Pensate ora a tutta la popolazione globale: le barriere sono tantissime.

Ho pensato ad una macro-divisione utile, che non vuole essere esaustiva, ma prova in qualche modo a ricordarci l’essenziale, dando qualche tip da tenere sempre a mente nella progettazione di un nuovo prodotto in ottica di accessibilità globale.

Le 3 MACRO-BARRIERE globali:

  • La lingua, i linguaggi e l’alfabetizzazione
  • La disabilità fisica o cognitiva (cecità, malformazioni, autismo, dislessia, daltonismo…)
  • La diversità dalla maggioranza (differenti per razza, genere, religione, mancini, albinismo…)

Vivere in un mondo sempre più globalizzato e connesso attraverso la tecnologia, ha aumentato l’evidenza dei divari e della differenza fra le persone, creando una vera e propria necessità di considerare, studiare e implementare prodotti sempre più inclusivi, usabili a livello globale.

Inclusività, lingue, linguaggi e alfabetizzazione

Quando si parla di inclusività non ci si può esimere dal tema delle lingue, che a livello globale è a tutti gli effetti la barriera più importante all’accesso ai contenuti.

Vi do subito un primo dato molto esemplificativo: l’inglese è sicuramente dominante sul web, ma non è la lingua più parlata e compresa. Si trova infatti al 3° posto con 370 milioni di persone madrelingua, dopo il cinese mandarino (con 921 milioni) e lo spagnolo (con 471 milioni), la metà rispetto al cinese.

Per capire ancora meglio fin dove si spinge il tema dell’accessibilità globale, pensiamo per un momento all’India. 22 lingue ufficiali con oltre 1 milione di persone ciascuna e oltre 1/4 di popolazione analfabeta.

Inoltre, pensiamo all’importanza di questi paesi nell’economia mondiale, e forse anche nel piccolo di moltissime singole aziende. E quindi chiediamoci: cosa succederebbe se la nostra App non avesse considerato questi dettagli e proposto un servizio descritto solo in inglese? O, ancora peggio, solo in Italiano?

Non è l’unico tema. All’interno della stessa lingua, tecnicismi o i costrutti troppo elaborati delle frasi possono tagliare fuori un numero impressionante di persone, non solo con deficit cognitivo, ma anche non totalmente preparate ad affrontare temi di altissimo livello specialistico.

Ho una personale lista di accortezze che tendo sempre a mente quando studio un prodotto digitale nuovo. Sembrano piccole cose, ma se pensate subito e implementate fin dal principio, prevengono molto grattacapi da “gap di usabilità” successivi! Eccola per voi:

  1. SEMPLICITÀ. La linearità del linguaggio, l’assenza di gergo o costrutti di frase troppo complessi, ma anzi l’aiuto di icone e simboli per guidare gli utenti alla comprensione, sono sicuramente un’accortezza importante nella progettazione. Ecco che spunti grafici, infografiche e combinazione testo/icona consentono sicuramente un accesso più rilassato e veloce, a tutti i livelli di alfabetizzazione
  2. MULTILINGUA, SÌ.  La diversificazione delle lingue, fin dove è possibile, è un must. Oggi siamo aiutati da strumenti che hanno totalmente facilitato questo processo: si pensi a plugin come quello di Google per WordPress GTranslate, che permettono di tradurre in automatico un intero sito e si migliorano attraverso logiche di machine learning, apprendendo direttamente dal web… Sono strumenti low-cost, che ti permettono però di ampliare considerevolmente il raggio di destinazione del contenuto.
  3. MULTILINGUA, MA NON “A CASO”. Pianificare in anticipo è un MUST. In caso di multilingua, gli opportuni spazi per le traduzioni devono essere previsti anticipatamente (tipicamente l’arabo ingombra molto di più rispetto all’inglese, e se non lo prevedere prima dello sviluppo, avrete dispiaceri – e costi – non previsti). Anche le simbologie devono essere verificate e accertate, da cultura a cultura le differenze sono tantissime!

Accessibilità globale, la disabilità fisica o cognitiva

Oltre a individuare le diversità di lingua, linguaggio e approccio culturale alle comunicazioni, dobbiamo andare più a fondo e osservare ulteriori varianti.

Una volta infatti individuato il nostro destinatario tipo, descritto le Personas di riferimento ed individuato le attitudini e i needs di queste persone, il processo di comprensione di chi abbiamo di fronte non è terminato: vi faccio un esempio.

Ci possiamo rapportare con un target di medici e operatori socio sanitari e aver definito un linguaggio mediamente articolato e tipico. Ma attenzione, all’interno di questa popolazione, che già richiede un’attenzione specifica del linguaggio e dei contenuti, dovremo considerare anche le minoranze all’interno del gruppo.

Infinite le ragioni di questa diversità: aspetti legati alla disabilità o diversità fisica o cognitiva che devono e oggi giustamente pretendono di essere incluse nelle nostre considerazioni, fin dalle prime operazioni di ricerca.

Per fare qualche esempio: una persona dislessica o disgrafica, potrebbe avere serie difficoltà nella lettura. Una persona non vedente o con gravi limitazioni alla vista potrebbe aver bisogno di strumenti di lettura descrittiva oppure la possibilità di ingrandire il font a necessità. Insomma i casi sono davvero molteplici e variegati.

Tornando alla mia lista pre-progetto, ecco alcuni memo da tenere a mente:

  • FIN DALLA RICERCA INIZIALE – Includere fin dai primi step di analisi partecipanti con disabilità (sono oltre 1Miliardo nel mondo)
  • LA PAROLA NON DEVE NECESSARIAMENTE ESSERE SCRITTA – Ridurre al minimo la necessità di digitare testo, inserire input vocale, completamento automatico dei campi e interfacce sfogliabili. Dispositivi e applicazioni con reader vocale, del contenuto della pagina, multi lingua e assistenti vocali a disposizione per i più normali comandi di utilizzo. Scegliere contrasti e dimensioni font adatti ad una comoda lettura e dare la più ampia possibilità di personalizzazione
  • GERARCHIA VISIVA – Ma attenzione ai reader: per permettere una buona lettura, anche i contenuti devono rispettare un ordine prestabilito, in modo da agevolare la lineare comprensione del contenuto. E anche questo ordine deve riflettere sulla diversità del pubblico a cui è rivolto il contenuto: ad esempio, la nostra intuitiva lettura degli elementi da sinistra a destra è capovolta per i paesi arabi con la scrittura che parte de destra e così anche la gerarchia proposta deve esserlo!

La diversità dalla maggioranza

C’è un ultimo punto che vorrei percorrere in questo articolo sull’accessibilità globale. A volte, la differenza all’interno di un gruppo è anche più viscerale, intima e non per forza evidente agli occhi. Si pensi ad esempio alle differenze di classe sociale o di abilità. Si pensi ai mancini, molte volte non considerati nella produzione di prodotti fisici anche di uso comune. Ma non solo.

Le diversità sono di razza, di esperienza oltre che di genere e naturalmente di cultura e inserimento o classe sociale. Trovare un modo per parlare a tutti, senza discriminazioni e includendoli in una comunicazione adatta ad ognuno di loro è e deve essere nostro primo obiettivo, su cui riflettere subito, nelle primissime fasi di progettazione.

Un pensiero deve necessariamente andare a chi ha disponibilità tecnologiche inferiori o insufficienti. Accortezza che ancora una volta amplia e migliora l’uso dei prodotti digitali da parte di tutti.

  • La parola SEMPLICITÀ torna anche in questo contesto e aiuterà sempre a progettare prodotti accessibili
  • Per includere chi non ha disponibilità infinita di rete low-cost, prevedere contenuti consultabili anche offline e ridurre al minimo la larghezza di banda necessaria. Il test in modalità aerea è l’ideale per rendersi conto di come diventi universalmente usabile un prodotto in assenza di linea
  • Per lo stesso motivo mantenere gli aggiornamenti al minimo e pertinenti all’uso finale del prodotto e prevedere un sistema di cache locale

Mostriamo tutte le diversità di pubblico nelle nostre rappresentazioni visive: pelle di diverso colore, protesi o occhiali. Siamo tutti parte di un mondo diversificato e meraviglioso dove la tecnologia è riuscita davvero a raggiungere e accogliere davvero tutti.

L’accessibilità globale è il presente e il futuro. Non complichiamole le cose 😉

La solidarietà digitale ai tempi del Covid-19



Tour virtuali per visitare musei da casa, webinar di formazione, spesa a domicilio per gli over 65: sono molte, moltissime anzi le imprese e le associazioni che hanno messo – e che metteranno – a disposizione degli italiani i loro servizi gratuitamente. Per una vera e propria staffetta di solidarietà digitale, il cui unico vero traguardo è il contenimento della pandemia di Coronavirus (scopri come nei giorni scorsi gli italiani hanno parlato del virus in rete).

Porte chiuse, anzi aperte e solidarietà digitale anche per la spesa

Tantissime catene della GDO, marketplace e food delivery come Esselunga, Supermercato24 e Glovo, giusto per citarne alcune, si sono attivate e schierate da subito al fianco degli over 65, la fascia più a rischio di gravi complicanze legate al Covid-19. Ecco un piano straordinario di interventi quindi, come l’attrezzarsi in modo massiccio per consegnare a domicilio la spesa, l’annullamento dei costi di consegna fino a Pasqua, la possibilità di trasformare i punti accumulati sulle proprie carte fedeltà in donazioni per gli ospedali, o ancora il ritiro dei medicinali in farmacia da parte di fattorini con consegna alla porta, ad almeno 1 m di distanza, ovviamente.

L’elegante arte di reagire

Altre due iniziative lodevoli sono senz’altro quelle che vedono protagoniste la Fondazione Cineteca Italiana di Milano, che ha messo a disposizione gratuitamente centinaia di film in streaming e il MamBo di Bologna, che sui propri canali social ha offerto un’istallazione, performance in diretta streaming, così da limitare le interazioni sociali e una serie di video-pillole delle proprie opere. Esempi, questi, dal forte valore simbolico per la collettività e il sistema dell’arte, già assai provato nella quotidianità.

 

La bellezza fa girare il mondo. E la testa

Chiudere i musei è stato un sacrificio necessario e doloroso, sia per le strutture, sia per i visitatori. C’è un “Però”: la bella notizia è la possibilità di visitare 10 vere e proprie perle, da Firenze a New York, rimanendo comodamente a casa. Eccovi l’elenco dei musei che offrono un tour virtuale:

#IoRestoACasa: dal Decreto alle iniziative di solidarietà digitale

Con il Decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale, n. 62 del 9 marzo 2020 ed entrato in vigore dal 10 marzo 2020, tutta Italia è ora “zona protetta”. Ma, per fortuna, sono sempre di più anche le imprese, le associazioni e i privati – Amazon, TIM, la Repubblica etc. – che aderiscono al progetto “Solidarietà digitale AGID” del Ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, continuando a “donare” i loro servizi. A questo link trovate l’elenco ufficiale, costantemente aggiornato.

 

AGID Agenzia per l’Italia digitale

Spiace che buona parte del pubblico abbia compreso solamente ora l’importanza di alcuni strumenti, siamo invece contenti che il digital stia (di)mostrando, anche se nel bel mezzo di un’emergenza globale senza precedenti, tutta la propria rilevanza nella vita delle persone. Passando da un percepito “astratto” a vero e proprio problem solver concreto: ma “Tempus omnia medetur”, il tempo cura tutto, e in IAKI ci auguriamo sia proprio così.

 

6 regole d’oro per CTA che convertono

Che mondo sarebbe senza call to action? (semicit.)
Siamo stati tutti bersagliati da una “chiamata all’azione” almeno una volta nella vita, persino chi è convinto che call to action sia il titolo dell’ultimo action movie di Michael Bay.
Questi contenuti grafici e/o testuali brevi e d’impatto sono infatti preziosi alleati quotidiani di copywriter e art director per invogliare le persone a compiere azioni come acquistare, riempire un form o iscriversi a una newsletter.
Per far sì che l’utente non abbia mai dubbi sull’azione da compiere e per creare CTA che convertono, seguite queste 6 regole.

#1 / Colpite l’occhio

Ogni CTA che si rispetti merita di essere rappresentata e posizionata nel modo corretto. Graficamente è meglio utilizzare un bottone di un colore in contrasto con la cromia predominante all’interno della pagina, posizionarlo quindi in modo strategico e con dimensioni ottimali, facilitando il clic anche su schermi ridotti. Ricordatevi: su mobile i pulsanti piccoli creano frustrazione nell’utente. E anche nel cliente, se la CTA non converte.

#2 / Ditelo chiaramente

Vi potrà sembrare scontato, ma sul web si notano sempre più CTA di due righe scritte in tardo aramaico: occorrono sintesi e chiarezza. Sempre, nessuna eccezione. Gli utenti vogliono capire subito cosa succede quando cliccano su un pulsante, non hanno tempo né voglia di decifrare testi all’interno di pulsanti con l’ausilio di un interprete.

#3 / Rassicurate l’utente

Creare CTA che convertono è possibile, farlo con un design familiare all’utente è importante, se è un pulsante deve sembrare un pulsante. Largo dunque a forme semplici da riconoscere e individuare, avvicinandosi al “modello mentale” di come funzionano le cose. Lo sbaglio più grosso sarebbe confondere le persone, che molto probabilmente decideranno di abbandonare la navigazione senza compiere alcuna azione. Perché in fondo la formula è semplice: più tempo di decodifica, meno efficacia.

#4 / Fate ordine

Anche gli elementi e gli spazi attorno al pulsante sono fondamentali per una CTA che funzioni e converta. Meglio non ostacolarne la riconoscibilità e “studiare” anche gli spazi bianchi vicino al pulsante, che hanno un peso consistente nel facilitare la vita agli utenti, facendo loro capire se si tratta di un elemento interattivo oppure no.

#5 / Incoronate la regina

Spesso è sufficiente una sola call to action “regina” per far sì che l’utente compia subito una determinata azione. Meglio evitare situazioni critiche in cui assistiamo a un sovraffollamento di pulsanti, come in uno psichedelico luna park degli imperativi: più opzioni vengono fornite all’utente, meno otterrete in termini di fruizione e conversione. Comanda la regina.

#6 / Chiedete a IAKI

 

 

Trend 2020: fate largo alla newsletter!

Il mondo del digital marketing non ha dubbi: il 2020 sarà l’anno della newsletter con una sempre maggiore personalizzazione delle proprie strategie di marketing, cioè la strategia di adattamento e strutturazione della propria comunicazione e offerta attorno ai comportamenti e ai gusti dei consumatori.

Un trend a cui tutti oramai ci stiamo abituando. Basti pensare a piattaforme come Netflix, che in base ai propri gusti propone una selezione di titoli compatibili, o Spotify e le sue playlist studiate sui propri ascolti.

Contenuti, siti e piattaforme sono tutti coinvolti in questo processo: ma la vera protagonista resta sempre la newsletter.

Lunga vita alla newsletter!

Bistrattata, considerata morta a fasi alterne o condannata a finire nella cartella “indesiderata” nella maggioranza dei casi, la newsletter trova una rinnovata efficacia nelle strategie di marketing grazie alle tecniche di personalizzazione.

 Il perché è presto detto: in un’epoca di sovraffollamento di annunci pubblicitari su ogni piattaforma e social network, il minimo comune denominatore della massa di ads giornaliera è la genericità del messaggio.

 La newsletter invece, nella sua immediatezza, è personale. È tua, un appuntamento quotidiano: comoda da fruire, facile da leggere, senza la necessità di accendere il pc o altri supporti. Semplicità, immediatezza e la natura intima della newsletter ne fanno oggi ancor di più uno dei migliori e più performanti strumenti di comunicazione.

Newsletter: personalizzazione “sartoriale”

Perché personalizzare le newsletter, quindi? Perché è possibile costruire newsletter tailor-made, confezionarle su misura di chi si vuole raggiungere e studiarle per coinvolgere addirittura la singola persona.

Quest’attività “sartoriale” passa necessariamente dallo studio del pubblico che si vuole intercettare. Le informazioni sono ricavabili da numerose fonti, per esempio attraverso:

  • i comportamenti su un e-commerce
  • lead raccolti nel tempo
  • dati anagrafici
  • abitudini di consumo e navigazione

Con questi dati si può così procedere alla segmentazione del pubblico: a gruppi ristretti di destinatari individuati con maggior dettaglio, corrisponderanno email dedicate più incisive e di maggior interesse.

I vantaggi? Beh, sono innumerevoli. 

Innanzitutto, la soddisfazione personale: uscire dall’anonimato e dalla massa può appagare il singolo utente (come vi avevamo già anticipato qui), che percepirà il brand come più familiare e più vicino a lui e ai suoi interessi. E questo è il primo passo per una dinamica di fidelizzazione dei clienti.

 Inoltre, grazie alla tecnologia, si può accompagnare e stimolare il pubblico in un’ampia gamma di modalità: oltre alle più classiche, sconti in caso di carrelli abbandonati, prezzi flessibili su prodotti che rientrano nei gusti del singolo destinatario, aggiornamenti su notizie che abbiano davvero valore per chi li riceve.

 Non solo: arriva Natale e giunge propizia la promozione su quel prodotto che da tempo si guardava sognanti? Partenze estive imminenti e costumi scontati “solo per te”? Insomma: una newsletter, un mondo di possibilità.

E alla fine arriva il copy

Soprattutto con le newsletter, dove il rischio spam è sempre alto, la regola d’oro è sempre conquistare l’attenzione del proprio pubblico subito. Ecco perché la personalizzazione è la soluzione giusta, con una buona dose di creatività.
Ogni elemento della newsletter può essere customizzato e contribuire così al suo successo, a partire dall’oggetto della mail. È il primo testo che viene letto, quindi se accattivante ma dritto al cuore dell’offerta riuscirà a invogliare il destinatario all’apertura.

Per il contenuto, invece, la personalizzazione creativa è sempre un’arma in più, purché comunichi sempre un messaggio di valore e reale interesse per l’utente. E le CTA? Uno strumento troppe volte ignorato, ma che può far emergere una newsletter nell’affollato mondo delle mail quotidiane con un tocco di carattere in più.

La personalizzazione delle strategie di marketing sarà uno dei trend del 2020, e la newsletter è pronta a stupirvi: datele fiducia, non vi deluderà!

Twitch: la nuova esperienza sociale interattiva

Dopo avervi raccontato TikTok, oggi analizziamo un’altra piattaforma dal grande potenziale di entertainment: Twitch. Dall’intrattenimento videoludico a quello generalista, il passo è breve per diventare una piattaforma strategica all’interno degli asset di digital marketing. Scopriamo insieme cos’è, chi lo guarda e come mai ha portato un nuovo modo di analizzare l’interazione sui media digitali.

C’era una volta

Il “core” della piattaforma è sempre stato rappresentato dallo streaming live di videogiochi, comprese le trasmissioni di competizioni eSport, oltre a contenuti creativi, flussi di “vita reale” e, più recentemente, trasmissioni musicali. Una piattaforma nata con un’anima marcatamente “core” ma che sta strizzando l’occhio all’intrattenimento di tematiche più disparate: vita reale, jam sessions musicali, cooking show.

Twitch: dati e concorrenza

La crescita di Twitch è avvenuta all’interno di un bacino colmo di servizi “potenti” e funzionali: YouTube, Netflix, Google, Amazon Prime Video, Apple TV.

Twitch

Se YouTube è ancora il canale perfetto quando si tratta di guardare video on-demand, quando si tratta di contenuti dal vivo, però, la competizione non è nemmeno vicina.

Twitch 2

Nel momento in cui state leggendo questo articolo circa 100.000 persone stanno guardando partite di League of Legends su Twitch. Nello stesso istante su Youtube soltanto 106 persone seguono lo stesso videogioco.

Twitch 3
Twitch Tracker.com

Al momento Twitch è leader del nuovo intrattenimento digitale legato al videogiochi, con potenziali nuove industry affacciate alle sue potenzialità: brand di automotive, elettronica di consumo e cosmesi.

La stessa piattaforma sta tarando la sua user experience, per ospitare in un futuro probabilmente non lontano, argomenti più mainstream e generalisti, che permettano di farlo diventare un media da “prime time”; un hub dal quale l’utente può scegliere la tipologia di contenuto a lui più affine, guardandolo presentato da uno streamer a lui affine, con cui possa chattare in tempo reale, in un’esperienza sociale ad-hoc e interattiva.

Il marketing su Twitch

Vlog, recensioni prodotto, influencer marketing, ma anche competitive gaming in sponsorship con altri brand; vere e proprie manifestazioni ed eventi che possono aumentare la visibilità di un brand, proprio come un media, un canale TV, che fa della fruizione e dell’interazione LIVE la sua peculiarità costitutiva: questa è la potenzialità che rappresenta il futuro di Twitch e dell’intrattenimento digitale.

Ciò che i brand possono offrire ai propri followers, aprendo un canale proprio o appoggiandosi a quelli dei creators, è una experience free-to-view, con tutti i contenuti accessibili attraverso più dispositivi e supporti, inclusi PC, console di gioco e dispositivi mobili, ovunque ci si trovi.

Senza dimenticare dell’aspetto unico di Twitch, ovvero la sua community. Proprio questa ha permesso alla piattaforma di crescere ed evolversi, diventando un luogo di conversazione che i brand non possono ignorare, dato che loro stessi sono argomento di conversazione, e si sa, le conversazioni sono fatte della stessa materia di cui è fatto il marketing. È evidente quindi come le conversazioni possano influenzare le scelte di acquisto. Non a caso molti influencer si sono ritagliati degli spazi pubblicitari che vendono ai brand per sponsorizzare i loro prodotti. Senza dimenticare poi che Twitch supporta le più classiche tecniche di marketing, tra cui banner e product placement.

Tra i primi ad avanzare progetti di marketing pionieristici sulla piattaforma sono stati Budweiser e Uber Eats, i quali hanno collaborato con famosi streamer per sponsorizzare i loro prodotti e servizi.

In conclusione, nonostante il canale non abbia ancora una fruizione generalista, ma sia relegata ad un bacino di utenti più limitato, il potenziale della micro-economia nata da questa piattaforma rimane molto alto.