Coronavirus: un nuovo modo di vivere i social

Da Wuhan a Codogno, da semplice virus a pandemia globale: il Coronavirus è diventato in breve tempo una realtà quotidiana su scala mondiale. Non è un fatto insolito, però. La spagnola nel 1918, l’asiatica negli anni ’50, la “spaziale” negli anni ’60.

Cosa rende speciale quindi la pandemia del 2020? L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non ha dubbi: siamo di fronte alla prima infodemia da social media.

Dalla pandemia all’infodemia

Sgombriamo subito il campo da possibili dubbi: con “infodemia”, termine coniato dal giornalista David J. Rothkpof in seguito all’esplosione della SARS, s’intende la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni su un dato argomento, non sempre vagliata, controllata e trattata adeguatamente, la cui contraddittorietà rende difficile per il pubblico orientarsi tra fonti autorevoli e notizie veritiere.

Un fenomeno, questo, che ha mostrato tutta la sua forza in questi mesi con i social network. La corsa alla notizia più tempestiva, le fughe dalla Lombardia di fronte alle bozze di decreto trapelate, il virus prima isolato e poi no, il Covid-19 che è nato dai pipistrelli oppure dal pangolino, il limone uccide il virus, le bevande calde pure…insomma, gli esempi si sprecano.

Ecco perché il Coronavirus rappresenta il primo caso nella storia di pandemia amplificata dai social media. Una paura globale che viene fomentata, giorno dopo giorno, da post non verificati anche di testate rinomate, millantatori medici pronti a cercare notorietà e sponsorizzazioni di dubbio gusto.

Per questo motivo l’OMS ha chiesto a tutti gli attori del mondo digital e social di fare la loro parte per frenare questo fenomeno pericoloso.

Quali sono state quindi le reazioni?

I big del web in azione

Sono anni che a gran voce si chiedono azioni drastiche contro le fake news, contro ads immorali e contro un certo liberalismo verso gruppi “sopra le righe” (dai complottisti fino a derive più estreme). Dove non arriva il buonsenso, però, ci pensa la crisi.

I social network e i big del web hanno risposto uniti all’emergenza, attrezzandosi con strumenti di vario tipo. Facebook in prima linea tra tutti.

Facebook vs. Covid-19

Il social network di Zuckerberg, infatti, ha in primo luogo creato una pagina aggregratice di informazioni utili e notizie certificate in merito alla crisi, un approdo sicuro per tutti gli utenti. L’attività di Facebook non si limita però solo a una funzione informativa: quest’ultima infatti è accompagnata da una vera e propria tagliola di pagine produttrici di contenuti fake e soprattutto dal blocco delle ads più dannose per la collettività.

Un esempio? Le mascherine. Di fronte all’emergenza sanitaria, alla scarsità di mascherine e all’impennata del loro prezzo, Facebook ha deciso di bloccare gli annunci sponsorizzati in merito, per evitare sia di creare un senso di paura maggiore nel pubblico, sia per impedire di sfruttare l’emergenza per il proprio tornaconto economico.

Una condotta imitata e seguita anche da Amazon ed Ebay, che stanno procedendo quotidianamente all’eliminazione dal proprio Marketplace e dalle proprie liste di venditori di chi crea uno stato di emergenza sanitaria, alzando i prezzi di materiale medico e gel igienizzanti.

Le istituzioni si riscoprono “Pop”

La crisi che stiamo vivendo, però, rappresenta anche un’occasione per migliorare l’approccio con i social media. È importante comprenderli e sfruttarli al massimo, sia per il digital marketing sia per il bene comune.

Infatti, seppur l’emergenza Coronavirus sia fresca e ancora in pieno svolgimento, possiamo già notare nuovi interessanti trend.

Primo fra tutti: un generale “svecchiamento” delle istituzioni. Pensate solo all’incredibile numero di utenti che popolano piattaforme come Instagram e TikTok, e quanti siano gli appartenenti alla Generazione Z al loro interno. Come raggiungerli e come fare della prevenzione su temi notoriamente non di forte appeal?


 

La risposta ce la danno, tra i tanti, proprio l’OMS e il Forum Economico Mondiale (WEF): un approccio pop e accattivante, con creatività studiate per attirare trasversalmente il pubblico, capace di trasmettere la propria missione di prevenzione e guida nella crisi sulle piattaforme più giovani.

Basti guardare le guide dell’OMS su Instagram, con illustrazioni animate che strizzano l’occhio anche agli utenti più giovani, o i video del WEF su TikTok.

Anche le istituzioni si stanno approcciando all’emergenza trovando soluzioni “social” capaci di coinvolgere il pubblico e creare un nuovo rapporto. Mai come in questo momento, infatti, serve superare la proverbiale distanza Governo/popolo.

Ne è un esempio il Ministero della salute francese, con le sue infografiche animate e la sua utile e a tratti comica attività di debunking su Twitter, verso i luoghi comuni che si creano attorno alle cause di contagio e ai “rimedi della nonna” francesi contro il Coronavirus.

La battaglia contro il Coronavirus è solo all’inizio, ma sono proprio i momenti di crisi a rappresentare un’opportunità di riflessione e di studio. L’emergenza Covid-19 è anche questo: un momento in cui essere lucidi. Un momento per ripensare agli interventi e alle azioni necessarie per fornire una corretta e sana informazione, adeguata ai canali e alle piattaforme attraverso cui viene divulgata e adatta al pubblico che ne usufruisce. E i social network, questa volta, ne sono un ottimo esempio.

Covid-19: come il coronavirus ha impattato sul web

Web, televisione, social network e ogni canale di comunicazione: il coronavirus o Covid-19 è ormai da settimane presente nella comunicazione che riceviamo ogni giorno.
Ci vengono ribadite continuamente le regole da rispettare, le conseguenze di questo virus e ci vengono dati aggiornamenti sullo stato della situazione nazionale e mondiale ogni minuto.
Sì, questo è quello che stiamo vivendo in Italia.
Ma nella comunicazione mondiale il Covid-19 in che modo è presente? Avevamo già analizzato i risultati sul web alla fine di febbraio, ma quella data ci sembra già così lontana considerando i cambiamenti che si susseguono giorno dopo giorno, ora dopo ora.
Vi mostriamo quindi quali sono ad oggi i trend, gli hashtag, i volumi e i topic riguardo a questo argomento nel mondo. Perché sì, in tutto il mondo, ormai le persone nominano il coronavirus sul web per un totale di quasi 3 milioni di risultati (dal 19 dicembre ad oggi).

Covid-19: quanto se ne parla?

I volumi delle mention sono stati in continuo aumento nelle ultime settimane, li vediamo infatti di seguito riportati e suddivisi per lingua. L’inglese ovviamente prevale sulle altre, come prevedibile, ma è presente una grande fetta di risultati in spagnolo e francese.
Il 13 marzo come si vede dal grafico si è registrato il picco di 250 mila mention.

Come se ne parla?

Ricercando i topic sull’argomento, compaiono per la maggior parte hashtag sul virus in relazione alla nazione di provenienza. #coronavirus conta più di 141 mila menzioni sul web. Avete mai visto tante risultati per una sola parola?
Da giorni compare inoltre la bandiera degli Stati Uniti, il cui numero di risultati sta crescendo in modo esponenziale.

Hashtag “Covid-19”

Facendo una ricerca nello specifico sull’utilizzo di hashtag ed emoji sul web, si nota che i risultati ottenuti riguardano i principali stati coinvolti nel mondo. Le mention non comprendono solamente la Cina e gli Stati Uniti, come abbiamo visto poco fa, il nome del virus viene associato a diverse nazioni. Nello specifico vediamo come è messa in evidenza la bandiera francese tra le emoji (per il suo ampio utilizzo in rete) e tra gli hashtag compare anche #macron. La nostra nazione seppur ampiamente nominata sul web non sembra essere più nell’occhio del ciclone insieme alla Cina, come invece è stato fino alla scorsa settimana. Non possiamo invece non notare la presenza chiara e ripetuta di mention sugli Stati Uniti ed il loro presidente, come ad esempio #trumpvirus.

Un’agenzia di stampa internazionale ha il tweet con più interazioni: questo rimanda ad un articolo sul proprio sito che monitora il tracking del coronavirus. A questo link viene riportato il numero di casi, morti, ricoverati e guariti per ogni paese nel mondo.

Il profilo più menzionato di Twitter è nientepopodimeno che @realdonaldtrump. Come si può immaginare le persone parlano anche alle prossime elezioni in USA, ma ogni tweet rimanda all’argomento coronavirus.
Nei risultati sono presenti anche i tweet di personaggi conosciuti a livello internazionale.

Covid-19 nei siti di informazione

Per quanto riguarda i siti di informazioni e news si riscontra un picco di notizie il giorno 11 marzo, di 7.619 menzioni. Il 17 gennaio erano presenti solamente 64 risultati sul coronavirus, quante cose sono cambiate a soli 2 mesi di distanza!
I siti di press news che hanno registrato un maggior numero di menzioni sono maville.com un sito di informazione francese e yahoo.com che tutti conosciamo bene.

Quali saranno i prossimi risultati?
Le mention aumentano e raggiungono i paesi di tutto il mondo. Nel frattempo vi suggeriamo di leggere il nostro articolo sulla solidarietà digitale in relazione al coronavirus e prendere qualche spunto per le vostre attività digital casalinghe!

Smart working: mini manuale di sopravvivenza ai tempi del coronavirus

Chi avrebbe mai detto che ci saremmo sentiti così straniti dal non andare a lavorare? Sì perché è in questa condizione che ormai buona parte d’Italia si trova causa coronavirus: in casa senza potersi recare al lavoro, i più agevolati in regime di smart working. Sì, perché per fortuna ci sono occupazioni (come tutte quelle che ruotano intorno al mondo digitale) che possono essere svolte anche da remoto.

E visto che siamo tra i fortunati che possono seguire da casa tutte (o quasi) le attività di una ordinaria giornata lavorativa, dopo quasi 3 settimane di allenamento abbiamo pensato di regalarvi qualche perla di sopravvivenza.

Ecco, in ordine sparso, 5 consigli per lavorare da casa ai tempi del coronavirus:

1) Tenete sempre nell’armadio una camicia stirata 

Potrete non pettinarvi da giorni, trascinarvi in pantaloncini e maglietta dal letto alla scrivania e ritorno (con qualche breve e spedizione in cucina) ma lo smart working insegna: assicuratevi sempre di avere una camicia pulita e stirata. Non sapete mai quando potrà essere fissata la prossima videocall. Quindi fatevi trovare presentabili (beh, almeno dalla vita in su).

2) Scegliete la location giusta 

Che sia esposta a est come richiede il Feng Shui o ben illuminata come suggerisce l’oculista, l’importante è che sia funzionale: stiamo parlando della postazione di lavoro. Organizzatevi in modo che sia comoda, pulita, spaziosa quanto basta e non in un luogo di passaggio super frequentato, con buona pace di bambini, cani, gatti, fidanzati, mogli, ecc. Questa casa non è un albergo! (almeno non più, soprattutto dalle 9 alle 18)

 

3) Non cedete agli spuntini 

Ahia, lavorare da casa in smart working significa anche avere la dispensa sempre a portata di mano. Dovrete fare un enorme sforzo di volontà e mettere in pratica tutto quello che avete imparato durante le lezioni di meditazione in merito a defusione e allontanamento dai pensieri tentatori. Fatto questo potrete tornare a lavorare alla vostra postazione in tutta tranquillità, tanto quel pacco di biscotti al cioccolato poterete sempre occultarlo dietro allo schermo in fase di videocall (vedi punto 1).
Warning: attenzione alle briciole, sono nemiche giurate di ogni tastiera!
Spoiler: no, non riuscirete a toglierle una volta che saranno incastrate là dento.

4) Pianifica allineamenti e update quotidiani 

Lo sappiamo, state scrivendo mooolte più mail del solito: lavorando da remoto ci sono sfumature delle relazioni interpersonali che si perdono, è inutile negarlo. Ma niente panico: scrivete messaggi chiari, elenchi puntati, fissate scadenze serrate e usate i tool di project management (qualcuno ha detto Podio o Asana?). E se qualcosa andrà storto o farà saltare i vostri piani ci sono sempre le videocall (ripassate il punto 1 e 2): ce la farete ad allinearvi con colleghi e clienti, ve lo garantiamo! (FYI: se in videocall alzate gli occhi al cielo SI VEDRÀ. Noi ve lo diciamo, non si sa mai eh…)

5) Staccate la spina 

No, non ora, cosa avete capito? Ma assicuratevi di non essere completamente assorbiti dal tele lavoro o dallo smart working anche in orari extra-lavorativi: mettetevi delle sveglie per avere chiari orari di inizio e fine. E la sera, per non vedere tutto in pixel, dopo l’ultimo telegiornale magari godetevi un buon libro o quattro chiacchiere con i vostri coinquilini/compagni di reclusione/familiari: potreste anche scoprire che esistono spunti di conversazione che non hanno nulla a che fare con influenze, malattie, virus e mascherine.

La verità è che abbiamo tutti una grande voglia di normalità e quello che fino a qualche settimana fa era un sogno (rimanere a letto fino alle 9) ora è un piacere a cui rinunceremmo volentieri. Il lavoro è la nostra quota di normalità quotidiana, continuiamo anche in regime di tele lavoro consapevoli che il primo aperitivo fuori dall’ufficio è ogni giorno più vicino!

PS: Per ora brindiamo in videocall su Zoom, appuntamento alle 18.30. Vi aggiungiamo alla riunione su Podio? 😉

 

La solidarietà digitale ai tempi del Covid-19



Tour virtuali per visitare musei da casa, webinar di formazione, spesa a domicilio per gli over 65: sono molte, moltissime anzi le imprese e le associazioni che hanno messo – e che metteranno – a disposizione degli italiani i loro servizi gratuitamente. Per una vera e propria staffetta di solidarietà digitale, il cui unico vero traguardo è il contenimento della pandemia di Coronavirus (scopri come nei giorni scorsi gli italiani hanno parlato del virus in rete).

Porte chiuse, anzi aperte e solidarietà digitale anche per la spesa

Tantissime catene della GDO, marketplace e food delivery come Esselunga, Supermercato24 e Glovo, giusto per citarne alcune, si sono attivate e schierate da subito al fianco degli over 65, la fascia più a rischio di gravi complicanze legate al Covid-19. Ecco un piano straordinario di interventi quindi, come l’attrezzarsi in modo massiccio per consegnare a domicilio la spesa, l’annullamento dei costi di consegna fino a Pasqua, la possibilità di trasformare i punti accumulati sulle proprie carte fedeltà in donazioni per gli ospedali, o ancora il ritiro dei medicinali in farmacia da parte di fattorini con consegna alla porta, ad almeno 1 m di distanza, ovviamente.

L’elegante arte di reagire

Altre due iniziative lodevoli sono senz’altro quelle che vedono protagoniste la Fondazione Cineteca Italiana di Milano, che ha messo a disposizione gratuitamente centinaia di film in streaming e il MamBo di Bologna, che sui propri canali social ha offerto un’istallazione, performance in diretta streaming, così da limitare le interazioni sociali e una serie di video-pillole delle proprie opere. Esempi, questi, dal forte valore simbolico per la collettività e il sistema dell’arte, già assai provato nella quotidianità.

 

La bellezza fa girare il mondo. E la testa

Chiudere i musei è stato un sacrificio necessario e doloroso, sia per le strutture, sia per i visitatori. C’è un “Però”: la bella notizia è la possibilità di visitare 10 vere e proprie perle, da Firenze a New York, rimanendo comodamente a casa. Eccovi l’elenco dei musei che offrono un tour virtuale:

#IoRestoACasa: dal Decreto alle iniziative di solidarietà digitale

Con il Decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale, n. 62 del 9 marzo 2020 ed entrato in vigore dal 10 marzo 2020, tutta Italia è ora “zona protetta”. Ma, per fortuna, sono sempre di più anche le imprese, le associazioni e i privati – Amazon, TIM, la Repubblica etc. – che aderiscono al progetto “Solidarietà digitale AGID” del Ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, continuando a “donare” i loro servizi. A questo link trovate l’elenco ufficiale, costantemente aggiornato.

 

AGID Agenzia per l’Italia digitale

Spiace che buona parte del pubblico abbia compreso solamente ora l’importanza di alcuni strumenti, siamo invece contenti che il digital stia (di)mostrando, anche se nel bel mezzo di un’emergenza globale senza precedenti, tutta la propria rilevanza nella vita delle persone. Passando da un percepito “astratto” a vero e proprio problem solver concreto: ma “Tempus omnia medetur”, il tempo cura tutto, e in IAKI ci auguriamo sia proprio così.

 

Coronavirus e social listening: cosa dicono gli italiani in rete

Durante l’ultima settimana, il web è stato monopolizzato dalla febbre (scusate il gioco di parole) del coronavirus. Ma quali sono gli argomenti maggiormente commentati a tema coronavirus? Abbiamo fatto un’analisi di social listening per scoprire quali sono le conversazioni online sul coronavirus.

Già a fine gennaio, molte testate hanno denunciato l’allarmismo causato dall’uso dei social media, al punto che Facebook ha attivato la sua rete di partner per arginare la disinformazione segnalando post problematici, visto che gli utenti si chiedevano se le notizie sui virus fossero una cospirazione dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

Cosa dicono i nostri tool di social listening sull’opinione degli italiani nell’ultima settimana? 
Dopo una timida comparsa il 22 gennaio in rete, il coronavirus esplode letteralmente il 25 febbraio con 670 mila mentions online (solo in Italia).
 È vero che dilaga l’allarmismo? Analizziamo quali sono gli argomenti con maggiori conversazioni.

Il complotto

Secondo una fetta di utenti, il coronavirus vedrebbe la sua origine da una manovra in Cina, gestita nientemeno che dall’OMS.

sulatestagiannilannes.blogspot.com

Le prove? La esercitazioni con le simulazioni di pandemia condotte in tempi sospetti dalla Banca Mondiale e dalla Bill & Melinda Gates Foundation. A confermarlo sarebbe un ex ufficiale dell’intelligence militare israeliana

parolelibere.blog

Ma non solo: il virus avrebbe origini ancora più remote, lo dimostra il profetico The Eyes of Darkness, un libro del ’81 scritto dall’americano Dean Koonts. Una curiosa previsione che racconta il caso di uno scienziato cinese fuggito negli Stati Uniti con un’arma biologica creata appositamente in laboratorio.

newnotizie.it
giornalettismo.com

Di coronavirus si muore?

Oltre alle teoria complottiste, un altro tema analizzato dalla rete è: il coronavirus è veramente una malattia pericolosa?
Analizziamo i termini maggior utilizzati nella social listening.

Sicuramente “influenza” è la query che ha sollevato maggiori riflessioni, incoraggiata da innumerevoli dati statistici

Anche “polmonite” è una query facilmente accostabile al coronavirus

 

Ma c’è chi fa approfonditi accostamenti con l’ultima epidemia influenzale che ha causato forte preoccupazione la SARS, apparsa nel 2002 sempre in territorio cinese.

forum.everyeye.it

La soluzione

Ma il social listening non fa emergere solo teorie sull’origine del virus, è interessata anche alle soluzioni, che, a quanto pare, provengono dal continente australiano.

Le regioni italiane

Non stupisce il fatto che siano le regioni maggiormente colpite dal coronavirus a registrare maggiori volumi di ricerca su Google

Google Analytics
Google Analytics

con un picco di ricerche registrato il 23 febbraio alle ore 11 del mattino, anche se il grafico mostra che la ricerche si abbassano ad un quarto del picco, evidenziando come le persone ricercano sempre meno la query su Google.

L’influencer

Chi poteva essere l’influencer più seguito ai tempi dell’epidemia? Ovviamente Roberto Burioni, il celebre virologo dell’Ospedale San Raffaele, che ha registrato + 10.000 followers su Twitter (contro i 200 di media giornaliera precedente) dal 22 al 26 febbraio.

Brandwatch

E se non bastassero le parole, il segnale d’allarme viene espresso anche dalle emoji maggiormente utilizzate: il bollino rosso è l’emoji emblematica del social listening ai tempi del coronavirus.

Brandwatch

Skrr skrr: Instagram, Spotify e Pinterest per un 2020 a tutta velocità!

Il nuovo anno ha portato tante novità sui social media e sulle app che utilizziamo abitualmente. Ma non trovate che la comunicazione di Instagram e dei social in generale si stia un po’ uniformando? Andiamo a scoprire le ultime tendenze e a cercare di capire se qualcosa unisce tutti questi cambiamenti.

Pinterest, Pinterest delle mie brame…

Non solo Instagram, alzi la mano chi almeno una volta al giorno scrolla il feed di Pinterest in cerca di ispirazione per il proprio look…

via GIPHY

 

… ci avremmo giurato. Per tutti i beauty victim, Pinterest ha pensato la feature Try On. Grazie alla realtà aumentata gli utenti possono testare, con la telecamera interna dello smartphone, diversi elementi di make-up in base alle proprie esigenze. Si tratta di un livello di sviluppo differente rispetto ad un qualunque filtro di Instagram (clicca qui per fare un ripassino veloce sulle story), infatti è possibile provare e successivamente acquistare gli accessori beauty dei principali brand del settore, presenti sulla piattaforma. La novità ci sembra utile, comoda e facilmente fruibile, ma sorge spontanea la domanda: Pinterest ha voluto prendere ispirazione da feature già esistenti su Snapchat e Instagram per avvicinarsi alla loro comunicazione veloce e immediata o ha voluto semplicemente rispondere a un’esigenza degli utenti?

social network

Dopo Instagram, le Spotify Stories: what a time to be alive!

Quando pensi di averle viste tutte con Instagram, ecco che arrivano le storie anche sulla piattaforma svedese!
La prima a testare questa funzionalità è stata la beauty youtuber Summer Mckeen che Spotify ha scelto per lanciare questa nuova feature in cui i video personali dell’influencer sono presenti all’interno delle playlist pubbliche sulla piattaforma. Le storie di Spotify mantengono le caratteristiche principali delle altre app con la differenza sostanziale che in questo formato ovviamente è previsto l’utilizzo della musica e delle playlist. Non ce lo aspettavamo proprio.

via GIPHY

 

La prima Spotify influencer, scelta per la quantità di playlist personali presenti sul profilo, ha fatto da spartiacque per questa nuova feature, infatti pare che nel breve periodo potremo vedere tanti altri artisti pubblicare queste storie. L’azienda svedese ci tiene a precisare però che non vuole trasformarsi un social media, ma solo ampliare l’esperienza che l’utente può fare con la musica.
Anche in questo caso la domanda ci sorge spontanea: solo a noi sembra che la direzione presa da Spotify non sia così lontana da quella di altri social media? L’utilizzo di influencer e la nascita delle stories potrebbe essere interpretato come un modo per rendere più veloce la diffusione delle novità nel campo della musica con un contenuto breve ma efficace e le case discografiche già si sfregano le mani.

instagram

IGTV: c’è nessunoooo… ?

Su Instagram il tasto IGTV è scomparso e non per sbaglio. L’app lanciata un anno fa non ha raggiunto i risultati sperati (lo avevamo già notato a fine marzo 2019) quindi Instagram ha deciso di rimuovere il tasto ad hoc che dall’applicazione principale portava su IGTV, lasciando comunque la possibilità agli utenti di passare a questa app o scaricarla per guardare video fino a 10 minuti. Il popolo di Instagram ha dato un feedback chiaro: vince la velocità, lunga vita ai video brevi!

Leggendo queste novità ci rendiamo conto che il panorama social, e non solo, si sta uniformando e procede sempre di più verso una comunicazione veloce e immediata, fatta di contenuti brevi, il cui formato principe è quello delle Stories. Abbandoniamo quindi le strategie confuse, lunghe e macchinose e pensiamo ad una comunicazione più semplice, intuitiva e soprattutto immediata. Condensiamo i contenuti in un arco di tempo breve in modo che siano efficaci e diretti per i followers. Vi stupireste se la durata delle stories un giorno venisse ridotta a 10 secondi? Noi no.

Video: l’asso nella manica di un buon content mix

I risultati raggiunti dagli investimenti video del 2019 parlano chiaro, il consumo dei video cresce senza sosta. I video (se ben fatti!) sono immediati, più esplicativi e coinvolgenti di un contenuto statico, facilmente fruibili e condivisibili.

Perciò non abbiamo dubbi, i video sono un contenuto fondamentale per una comunicazione impattante e di successo.

Vi state chiedendo quali sono le piattaforme più strategiche dove lanciarli e come fare per realizzarne di successo?

Ve lo diciamo noi.

Video: tutti i numeri del 2019

Partiamo da qualche dato per avere una visione concreta di che ruolo rivestono i video al giorno d’oggi.

Ecco i dati redatti dallo IAB (Interactive Advertising Bureau – la principale associazione di categoria che rappresenta oltre 600 aziende di comunicazione e pubblicità in USA e Unione europea):

  • il 74% dei consumatori americani dai 13 anni in su guarda video in online streaming almeno una volta a settimana;
  • il 41% giornalmente;
  • il 78% di coloro che consumano video guarderebbe pubblicità in cambio di contenuti gratuiti.

Non stupisce dunque che, come rilevato dal report IAB Italia, nel 2019 il budget italiano destinato alla pubblicità dei video è cresciuto del 20% rispetto all’anno precedente arrivando a 1,05 miliardi di euro, coprendo un terzo dell’intero budget destinato all’internet advertising.

Video
iab.it

In Italia l’online video conquista 36,3 milioni di utenti unici al mese, raggiungendo il 61% della popolazione totale e l’86% degli internet users. La visione online è concentrata in due settori, quello dei 18-34 e dei 35-54 anni. Gli utilizzatori da desktop sono in prevalenza uomini mentre le donne preferiscono il mobile. I più brevi sono maggiormente apprezzati sui social media durante il giorno, mentre i video con durata maggiore vengono solitamente visualizzati negli orari serali (fonte Audiweb).
Secondo la ricerca “Digital Marketing & Advertising: i trend del 2020 in Italia” realizzata da Trade Lab gli investimenti in video advertising sono destinati ad aumentare anche quest’anno.

video 2

Video: ma dove?

Per essere sicuri di raggiugnere il maggior numero di utenti con i vostri video, oltre a presidiare le “classiche” piattaforme come YouTube o IGTV, non bisogna dimenticare le dirette social su Facebook e le piattaforme di streaming.

Attenzione, le dirette Facebook possono essere un’arma a doppio taglio, perché se non si ha un elevato numero di follower e se l’evento non viene adeguatamente promosso per tempo il rischio è di aver una scarsa affluenza alla diretta. Ma se la pagina del brand è ben gestita grazie a una solida strategia di social media marketing e capace di pianificare al meglio il lancio della diretta, il coinvolgimento che può generare è sicuramente autentico e di forte impatto sui propri follower.
Gli utenti possono partecipare facendo domande e interagendo in prima persona, in questo modo il vostro brand può far diventare i propri fan parte integrante della propria comunicazione.

… E non dimenticate la content experience!

La content experience, ovvero l’esperienza legata ai contenuti che un brand propone coinvolgendo gli utenti attraverso ad esempio dei concorsi o iniziative territoriali, permette agli utenti di creare un legame reale e personale con il brand.

Come fare allora a rendere protagonisti i fan attraverso propri video? Noi vi suggeriamo di utilizzare TikTok, l’app nata per l’entertainment video più scaricata al mondo. Nelle famose e virali challenge di TikTok, ogni singolo individuo che compie un’azione fa parte nella pratica di un gruppo più ampio che insieme porta avanti un progetto. Sentendosi protagonisti e parte di un processo più grande il livello di coinvolgimento e l’awareness aumentano.

Se volete sapere di più su come investire su TikTok, ne parliamo qui.

Video: how to

Dato che sempre più persone guardano i video è fondamentale integrare alla propria strategia di comunicazione la realizzazione di video. Non è da escludere poi un investimento pubblicitario per promuoverli.

Non sapete da dove iniziare? Vi aiutiamo noi. Per produrne di successo è fondamentale tenere conto di questi elementi:

  • Durata: realizzarli brevi e con i sottotitoli, così da essere facilmente fruibili indipendentemente dal luogo in cui vi si trova;
  • Chiarezza: far capire di cosa si sta parlando in modo inequivocabile, andare dritti al punto senza sprecare tempo, conquistando l’attenzione sin dai primi secondi;
  • Call to action: comunicare sempre in modo chiaro e sintetico il proprio messaggio, troppe CTA generano confusione e fanno perdere l’attenzione;
  • Parlare alla propria audience: definire dettagliatamente il target di riferimento utilizzando un tono di voce e un tipo di immagine pertinenti;
  • Emozionare: coinvolgere gli utenti puntando sulle emozioni, in questo modo il brand verrà maggiormente ricordato e riconosciuto.

In sintesi per realizzare un buon video bisogna presentare dei contenuti interessanti in tempi brevi e con un tono coinvolgente. E noi sappiamo bene come farlo. 😉

TikTokers: influencer e nuovi fenomeni social

Avete presente TikTok? Esatto, parliamo proprio della più famosa piattaforma di mini-video al mondo, il social network che sta facendo impazzire la Generazione Z.

Quanto è forte questo fenomeno? Quanto vale il lavoro dei TikTokers, gli utenti che ogni giorno uploadano milioni di video sulla piattaforma? Per rispondere in modo semplice potremmo dire “molto”.

TikTokers: nasce la villa della creatività!

Negli ultimi 2 anni il successo dell’app è stato indiscutibile tanto che TikTok tra il 2018 e il 2019 è passata dalla 4° alla 2° posizione nella classifica delle applicazioni più scaricate, l’unica in ascesa.

TikTok
TikTok

Il successo della piattaforma e il livello di coinvolgimento delle sue star si può valutare anche da una notizia che ha fatto il giro del mondo: la nascita della Hype House.
In un mix di reality/social/collettivo, 19 tra le top celebrities della piattaforma hanno scelto di vivere sotto lo stesso tetto e vivere una vita scandita da video, musica e visibilità.
Ognuno mette la propria visibilità al servizio dell’iniziativa, portando nuovi follower agli altri inquilini della casa, creando collaborazioni e raggiungendo milioni di views.

Non è un’idea completamente nuova: nel 2014 lo aveva già fatto un gruppo i ragazzi di YouTube, gli Our2ndLife mentre nel 2015 alcuni influencer di Vine avevano traslocato tutti insieme in un appartamento al 1600 di Vine Street, Los Angeles. Questa novità su TikTok però ha proporzioni decisamente più ampie: cosa potrebbe mai accadere in una villa occupata da 19 ragazzi (per la maggior parte teenagers) a caccia di visibilità?

In realtà il progetto procede a gonfie vele e il profilo TikTok ufficiale della casa The Hype House ha già raggiunto oltre 7,7 milioni di follower e viene aggiornato ogni giorno con tantissimi nuovi video girati dagli inquilini.

Chi sono i TikTokers?

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Hype House (@thehypehousela)

Eccone alcuni:

Numeri che fanno decisamente girare la testa!

Ragazzi dall’enorme visibilità che hanno deciso, come in un gigantesco “Grande fratello” social, di dire addio alla propria privacy e vivere come in un reality show. Giovani che hanno voglia di mettersi in mostra e lo fanno con creatività, energia e con quel “qualcosa in più” che li ha fati emergere tra tanti content creator.

Perché se è vero che sono i giovanissimi a essere lo zoccolo duro di TikTok è altrettanto vero che sempre più over 30 sono utenti passivi, fruiscono quindi di contenuti. E se conoscete questo social vi sfidiamo a non rimanere ipnotizzati dai video caricati dai TikTokers più famosi.

Ma che cosa ci insegna questo esperimento social(e) chiamato “The Hype House”? Ci fa conoscere più da vicino la Generazione Z, ci dà la cifra di che cosa li coinvolge: contenuti sempre più slegati dal tempo e sempre più brevi, immediati, filtrati ed editabili. Social e strumenti che sono alla portata di tutti, ma che fanno sfondare solo chi ha davvero la stoffa del vero creativo. Insomma, è un trend da seguire attentamente se vogliamo davvero sapere a chi parleremo nei prossimi anni, quando i teenager saranno i veri protagonisti del mercato.

Vi abbiamo convinti a seguire questi trend e ad aprire un account su TikTok? Nel caso seguiteci!

Evergreen content: viva i contenuti senza scadenza!

Non c’è inizio anno che si rispetti senza tutte le ipotesi e le teorie riguardo a quelli che saranno i trend nel mondo del marketing e dei social network. L’intuizione, si sa, non è una scienza esatta, perciò non è immediato capire cosa possa essere potenzialmente di successo o meno. Con la volontà di voler cavalcare sempre gli ultimi trend ed essere sempre sul pezzo, ci dimentichiamo a volte l’utilità di altri contenuti (qui il nostro articolo sulla stesura di un piano editoriale efficace), i cosiddetti evergreen content, contenuti senza tempo e sempre validi.

Cosa sono gli Evergreen Content e che vantaggi hanno all’interno di una strategia?

Come dice la parola stessa sono contenuti sempre verdi, come quegli alberi che, non importa che stagione sia, non perdono mai le loro foglie. In questo caso, sono contenuti la cui validità persiste nel tempo, non hanno nessuna scadenza e quindi non possono diventare obsoleti. Queste tipologie di contenuti saranno validi per gli utenti oggi e manterranno il loro valore anche nel tempo. Per loro natura, inoltre, possono essere considerati estremamente utili come base di appoggio su cui costruire e alternare contenuti più trendy, è essenziale quindi riporre l’attenzione sul fatto che entrambi debbano coesistere e che l’uno non esclude l’altro. Anzi, solo nel momento in cui riusciamo a far convivere le due tipologie di contenuto, avremmo fatto bingo!
La parola d’ordine quindi è omogeneità tra i contenuti “hot” del momento e questi contenuti sempre attuali.
Per quanto riguarda i vantaggi, ce ne sono diversi. Anche a seconda del canale in cui si decide di pubblicarli.

Gli evergreen content nei blog

Se si sta parlando di articoli evergreen da postare all’interno di un blog/sito, uno dei vantaggi è che possono aiutare a generare traffico organico (considerato come il più prezioso) verso una specifica landing page o in generale verso un sito web e attirare di conseguenza più possibile consumatori.
Alcune recenti ricerche dimostrano infatti che questi contenuti generano tramite search, fino al 40% del traffico organico verso un sito.

Qui un esempio di suddivisione del traffico dell’online magazine americano Wired, il quale dimostra che i contenuti “più antichi” continuino a portare il 40% del traffico organico tramite la suddivisione 20+20, che include i contenuti vecchi di una settimana fino a quelli vecchi sei mesi e oltre:

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Wired

Un’altro esempio di generazione del traffico in modo costante nel corso del tempo viene da un articolo, postato nel 2013 sul New York Times, il quale nonostante sia datato, continua a portare traffico verso il sito:

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The New York Times

Gli Evergreen content nei social

Similmente, possiamo applicare la stessa logica ai social media, sui quali i contenuti dei blog possono essere condivisi. Secondo una ricerca condotta da Buffer, condividere i contenuti sui social, anche più di una volta ha i suoi vantaggi. Tra le principali opportunità troviamo la generazione del traffico, l’engagement e le impression. Nell’esempio sotto, condotto sulla piattaforma Twitter si può chiaramente vedere come lo stesso articolo condiviso più volte continui a generare numeriche interessanti:

evergreen content 3
Buffer.com

Ma nei social come si sa è importante dare spazio alla fantasia, quindi oltre a ricondividere un contenuto è necessario farlo fruire in diversi modi per non annoiare il pubblico. Basterà semplicemente “riconfezionarlo”, magari usando un altro formato più accattivante, che non sia già stato utilizzato/visto.

Alcune domande per facilitare la stesura di un contenuto sempre verde potrebbero essere: è rilevante questo contenuto per il mio pubblico? Se sì, lo sarà nel tempo?

Evergreen Content: best practices

Nel momento in cui state creando il vostro piano editoriale queste tips sono importanti da tenere a mente. Cosa occorre fare per dare potete alla narrazione?

  1. Scegli un topic specifico su cui focalizzarti
  2. Non usare un vocabolario troppo tecnico e ricaricabile
  3. Rispondi alle domande e le FAQ del tuo pubblico

In conclusione abbiamo visto quanto sia importante diversificare i nostri contenuti. Alternando contenuti “on trend” a quelli evergreen, in modo da ottenere non solo un dialogo tra essi che generi ottimi risultati ma anche una diversificazione interessante dal punto di vista dell’utente finale. Se i primi “esplodono” con performance eccellenti sul breve periodo, i secondo hanno una resistenza migliore nel tempo.

Ora che abbiamo visto l’importanza e la rilevanza nel tempo di questi contenuti senza scadenza noi siamo pronti ad aggiungerli alla tua strategia, e tu?

Sticker mania: come rendere sempre più interattive le tue storie

Alzi la mano chi almeno una volta al giorno si diverte a sbirciare e interagire con i contenuti che vengono pubblicati sulle Instagram Stories delle persone che segue.
Abbiamo già detto qui quanto sia importante per un brand sfruttare le Stories, oggi parleremo dell’importanza degli sticker delle Instagram Stories per creare interazioni con la propria community.

C’erano una volte le interazioni

Come ogni bella storia che si rispetti, è giusto cominciare dal principio. Sappiamo tutti cosa sono le interazioni? I social ci permettono di interagire in tempo reale con i contenuti che vengono pubblicati dai nostri amici. Con la parola interazioni si intendono tutte le azioni (reazioni come like, commenti, condivisioni…) che vengono eseguite su un contenuto online. Negli ultimi anni, per combattere la concorrenza prima di Snapchat e adesso di TikTok, Instagram ha introdotto una serie di feature per rendere attiva e divertente la permanenza sul social, tra queste, gli sticker.

Gli Sticker ai tempi delle Instagram Stories

Se all’alba del 2020 alla parola “Sticker” la prima cosa a cui pensi non è Instagram, beh… Houston, abbiamo un problema! Per chi fosse vissuto su Marte fino ad oggi, gli Sticker possono essere visti un po’ come la versione digitale degli adesivi che–perdonate il momento nostalgia–andavano di moda negli anni ’90 e come allora, hanno il fine ultimo di divertire–nel nostro caso di rendere di appeal i contenuti, cosa non facile data la sempre più sfrenata concorrenza.
Tra i tanti adesivi disponibili, però, quali sono quelli che possono risultare vincenti per la comunicazione di un brand? Vediamone alcuni:

  • Sondaggio: permette di creare una domanda a cui le persone devono rispondere scegliendo tra due opzioni. In un mondo in cui riceviamo una quantità infinita di informazioni al secondo prestando poca attenzione a tutto, questo sticker risulta immediato e performante grazie alla sua velocissima fruizione.
  • Quiz: come nei migliori gameshow, potrete proporre una domanda e personalizzare le risposte multiple. Dopo la pubblicazione i follower possono votare e, dopo aver scelto la loro preferenza, scoprire la risposta corretta.
  • Countdown: per creare appeal e desiderio attorno al lancio di un prodotto o servizio è possibile utilizzare lo sticker del Countdown. Questo permette di fare un conto alla rovescia fino a un momento preciso che si desidera aspettare con ansia e notificarne lo scadere per coloro che avranno salvato dalle storie.
  • Chat: parole, parole, parole soltanto parole. Lo sticker chat permette di avviare una conversazione diretta con un gruppo di persone che spontaneamente decidono di inviare la richiesta di partecipazione alla chat stessa. Il creatore ha la possibilità di personalizzare la conversazione dandole un titolo e stimolare la conversazione con la community.
  • Donazione: l’impegno sociale è sempre ben visto da parte dei brand e la racconta lunga sulla loro politica. Questo sticker permette di fare una donazione da devolvere a organizzazioni no profit e fare un’opera di bene.

Brand featuring Sticker

I brand, dunque, attraverso le Instagram Stories, prima catturano l’attenzione degli utenti e dopo possono aumentare l’interattività. Grazie agli sticker possono ottenere anche delle informazioni utili per la loro crescita.
E allora cosa stanno aspettando i brand a sfruttare gli sticker per domandare alla propria community cosa si aspettano dal loro prodotto? Le informazioni che si ottengono possono essere usate per migliorarsi e indirizzare la strategia nella giusta direzione! D’altra parte il cliente va sempre ascoltato!

In più, a riscontro di questo trend imperante degli Sticker e della loro centralità, da qualche mese, lo sticker del sondaggio è disponibile anche per le Stories che possono essere sponsorizzate, cosa che permette ai brand di parlare di prodotti e servizi in modo più simpatico, ingaggiando le persone in modo meno commerciale. Per il momento la possibilità di sponsorizzazione si limita al sondaggio, ma chissà che in futuro Instagram non estenda questa possibilità anche ad altri Sticker.

Ovviamente il social network è in continuo aggiornamento e siamo sicuri che nel corso di quest’anno gli Sticker saranno i veri protagonisti delle Stories e sempre di più un punto di forza per i brand. Naturalmente il segreto è conoscere le feature per poterle usare in modo furbo ma oculato, per questo una corretta strategia è sempre la risposta vincente. Noi non vediamo l’ora di sperimentare le mille e più possibilità che gli Sticker forniscono e adattarli alle strategie dei nostri clienti! E tu, che ne dici di provare?