Alimentazione sostenibile: Gen Z meglio dei Millennials?

Da diverso tempo il riflettore della sostenibilità si è acceso su una delle attività più basiche e forse inconsapevoli, come il consumo di cibo, iniziando così a parlare di “alimentazione sostenibile“.

Sapere ciò che si mangia, ma anche che si acquista quindi, è sempre più argomento di indagine e di dibattito. Abbiamo voluto saperne di più, e per farlo abbiamo scelto di focalizzarci sull’aspetto e sull’angle che più ci interessa, anche quando si discute di alimentazione sostenibile: l’approccio e le differenze a questo tema da parte delle diverse generazioni. Come affrontano questo topic i ragazzi della Gen Z? Che differenze di approccio ci sono rispetto alla Gen X e ai Millennials? Ecco quello che abbiamo scoperto!

Carne? Sì, grazie!

Secondo la FAO l’alimentazione sostenibile è “un’alimentazione a ridotto impatto ambientale che soddisfa le linee guida nutrizionali dal punto di visto economico, dell’accessibilità e dell’accettabilità culturale” e sappiamo bene che il consumo di carne non è di certo tra le attività più green. Ecco allora il primo dato che ci offre una panoramica davvero particolare: il 90% del campione preso in esame afferma che nella sua dieta la carne è assolutamente inclusa.

Onnivori per scelta (e di chi)?

Ci sono però alcune differenze, soprattutto se andiamo a identificare l’età dei nostri intervistati in materia di alimentazione sostenibile:

  • i Gen Z confermano di consumare più carne rispetto alle generazioni più “grandi”. Molti specificano però che la scelta di che cosa mettere nel piatto spesso viene imposta, specialmente dai genitori
  • i Gen X sono invece quelli più inclini a un’alimentazione che prevede poca carne o, in alcuni casi, vegetariana

Un risultato che farebbe impallidire (e anche un po’ alterare) la paladina della sostenibilità Greta Thumberg. O forse i giovani Gen Z aspettano solo di affrancarsi da mamme e papà per poter diventare autonomi nella scelta di cosa portare in tavola? Sicuramente nel frattempo iniziano a informarsi nel modo che ritengono più giusto.

L’alimentazione sostenibile ha un nuovo volto

Quando parliamo di “nuovo volto” intendiamo sicuramente un nuovo aspetto da mostrare, libero da quell’alone di santità che fino a qualche anno fa faceva sembrare ogni aspetto della sostenibilità una chimera. Mangiare in modo etico, sostenibile, e quindi sano per il fisico e per l’ambiente, è possibile. E a raccontarlo oggi sono anche diversi influencer, ragazzi e ragazze emerse nel mondo digitale e diventate vere e proprie personalità sui social.

Se per le generazioni più adulte ci sono volti legati al concetto di sostenibilità (uno su tutti quello dell’attore Richard Gere), i più giovani si affidano agli influencer e scoprono grazie a loro nuovi approcci all’alimentazione.

Alcuni influencer di recente successo sono diventati poi delle vere e proprie icone quando si parla di alimentazione sostenibile. E lo sono trasversalmente rispetto ai target a cui si rivolgono. Vediamo insieme il caso più celebre, una ragazza che negli ultimi 3 anni è diventata celebre proprio divulgando (Alberto Angela, ci senti?) questo tema.

Il caso di Cucina Botanica

Se il nome Carlotta Perego non vi suona familiare siamo certi che dicendo “Cucina Botanica” le cose cambiano. Impossibile non averla sentita nominare in una conversazione su alimentazione sostenibile & co. Sì perché Carlotta è un caso davvero interessante; nasce come YouTuber per poi approdare su Instagram e via via su altri social fino alla conquista delle librerie con due volumi che hanno scalato le classifiche di vendita!

La sua strategia vincente?

  • Approccio inclusivo: non parla solo a chi segue una dieta vegana ma a tutti
  • Approccio informativo: non si limita a cucinare piatti ma spiega la scelta degli ingredienti e sfata falsi miti legati alle scelte alimentari

Questo ha fatto sì che la giovane ragazza sia diventata un volto amico e autorevole sia tra i giovanissimi sia tra i più adulti: è riconosciuta da tutti, dalla Gen Z ai Millennials.

Ma si sa che da grandi poteri (e visibilità) derivano grandi responsabilità. Forse la credibilità di questa influencer è dovuta anche alle scelte che ha fatto nel tempo, di legarsi (o non legarsi) a brand con collaborazioni che non fossero più che indicate al suo canale e ai suoi valori. Scelte che hanno pagato, vista la popolarità e l’affetto con cui la community accoglie ogni nuovo contenuto e partecipa alle conversazioni.

Qui vi avevamo già parlato di cambiamenti nell’influencer marketing, ma vogliamo rimarcare l’importanza, sia per i brand che per gli influencer, di selezionare attentamente le collaborazioni, senza affidarsi ai meri numeri ma valutando prima di tutto le affinità a livello di valori e la percezione che hanno dei nostri collaboratori i diversi target che vogliamo andare a colpire.

Sicuramente i giovani hanno ancora diversa strada da fare in materia di alimentazione sostenibile. Ma il successo di alcuni progetti come Cucina Botanica ci fa capire che l’interesse su questo tema è alto, come anche la partecipazione digitale.

Quali creator, influencer o brand secondo voi stanno comunicando bene in materia di alimentazione sostenibile? Vi aspettiamo sui nostri social per parlarne!

Estetica dei social: la Gen Z detta le regole su Instagram

Colori accessi, gender fluid, body inclusivity, pronomi she/her, work – life balance, estetica fiabesca post anni ’90: in un unica parola Gen Z. È questa generazione a dettare i nuovi canoni estetici ma anche le tendenze nella creazione di contenuti. Che si traduce in un mix and match dei trend passati, in chiave super attuale. Sappiamo che la moda è ciclica, così come i trend che si ripetono non solo in ambito fashion o nell’interior design ma anche e sopratutto a livello di estetica. 

Cambiano i tempi e per fortuna anche la consapevolezza dei corpi e delle persone. Ma i brand come possono intercettare al meglio le nuove tendenze che partono dalla Gen Z?

Intercettare le tendenze dettate dalla Gen Z

Il processo è già iniziato da un paio di anni a questa parte e si traduce in una decostruzione dei vecchi concetti cristallizzati nella società e nelle persone. Questo porta i brand e non solo a dover rivedere i propri canoni estetici ma anche a fare sempre più ricerca sui trend di nicchia. Grazie a questo processo, gli attori del mercato che vogliono andare in questa direzione devono imparare ad abbracciare valori che includano e rispettino sempre di più tutte le diversità. Fare attenzione alle tipicità che differenziano le persone rendendole uniche.

Come?
Ad esempio come fa Troy Dylan Allen in una versione fiabesca della vita in cui lo stile delle classiche principesse diventa fonte d’ispirazione per look metaprincipeschi e lo stile glam rock, scardinando qualsiasi convenzione dettata dal genere binario. 

 

 

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Mai come in questo momento la moda diventa un modo per esprimersi ma anche per mostrare positività, quasi come simbolo di rinascita. Nata in piena pandemia, la subcultura Dark Academia, è un’estetica romantica che si diffonde tra i profili social. Che non riguarda solo lo stile ma celebra la cultura letteraria, la pittura, la scrittura, riflettendo un profondo bisogno di apprendimento e uno slancio nel passato alla ricerca della bellezza semplice e introspettiva. Uno sguardo al passato ma sempre proiettati nel futuro: questa estetica nostalgica strizza all’occhio a tutti quei brand che vanno oltre la proposta del total look, posponendo vere e proprie guide sul lifestyle. 

 

 

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Inclusione e autenticità

Ormai l’inclusione è un tema sempre di più centrale che porta i brand a dovere mettere in atto strategie diverse a livello di comunicazione. Ma un altro tema che si sta sempre di più andando ad affermare è quello dell’autenticità.
Se da un lato si sta intensificando l’utilizzo della chirurga plastica da parte dei più giovani, dall’altra c’è anche la volontà di un’estetica pulita; ciò porta a creare contenti fotografici non ritoccati.
I brand che vogliono puntare ad un target che predilige l’autenticità al netto dei filtri che vengono proposti dalla piattaforma, possono fare scelte strategiche in campo di influencer marketing, puntando a personalità che incarnino questi valori.

Photo dumps: how to

Questi tipi di contenuti sono definiti “photo dumps” o “the unedited drafts”, quali sono le caratteristiche dell’estetica di queste foto? Gli scatti devono: 

  • emanare casual vibes, nessun elemento deve risultare troppo impostato o costruito 
  • trasmettere senso di inclusione, un mix and match di stili e persone 
  • incoraggiare l’autenticità: i contenuti non sono post prodotti e danno l’idea di essere quasi delle bozze che in un altro tipo di pubblicazione non troverebbero spazio
  • essere un mix di immagini con uno storytelling, devono raccontare un momento, un emozione catturata
  • essere contestualizzati attraverso l’utilizzo di espressioni come “photo dumps” o “the unedited drafts” senza dare maggiori dettagli nel copy di lancio, sui luoghi o sulla situazione. 

Come tutto questo può tonare utile alle aziende? Innanzitutto per comprendere in che direzione le nuove generazioni si stanno muovendo e da che tipi di contenuti vengono catturati sui social. Solo comprendendo in che verso si muovono sarà possibile scegliere quali contenuti pubblicare. Inoltre intercettare e comprendere queste tendenze estetiche può essere anche un’ottima cartina torna sole nella scelta degli influncer. Come? Scegliendo chi incarna i valori più vicini ai brand e al target che si intende colpire. 

 

Influencer marketing: ecco cosa sta cambiando (e cosa tenere d’occhio)

Con una crescita percentuale del 12% in più rispetto al 2020, l’influencer marketing in Italia non è affatto in dirittura d’arrivo. Ma anzi si impone al pari dei media affermati, con una stima di investimento nel 2021 pari a 272 milioni di euro.

Anche per le aziende che sono ancora “timide” è tempo di abbandonare il vecchio stampo. Vediamo insieme alcune considerazioni.

Creators: non figure mitologiche ma dei consulenti

Partiamo dal nome con cui vengono definiti oggi gli influencer. Questa figura sta cambiando tantissimo e il merito è in parte di TikTok che, sulla creatività di chi fa parte della community ci ha costruito un impero.

Ed è infatti la piattaforma stessa a chiarire che queste figure si stanno ridefinendo a tal punto da essere chiamate ormai Creator, non più influencer.

Influencer marketing, perché si?

Come riporta Giorgia Capponi, Agency Partnership Leader di TikTok:

  • Non si tratta più solo di numeri, di vanity metrics, ma di creatività, che infatti è premiata dall’algoritmo. I creator parlano il linguaggio della piattaforma meglio di chiunque altro.
  • Un bravo creator reinterpreta in maniera creativa i messaggi del brand per avvicinarsi al target in modo naturale. Sono quindi da considerare quasi come “consulenti”.
  • I creator su TikTok hanno a disposizione una quantità impressionante di strumenti per realizzare contenuti molto originali: tra filtri, editing, montaggio, lip sync, TikTok ti porta a fare tutto in app senza aiuto di soluzioni terze.

Sempre più diversity

Ed è proprio sulla piattaforma cinese che i creators e gli influencer vanno in direzione della diversity. Qui infatti è incoraggiata l’audacia di esprimere sempre sé stessi e si celebra qualsiasi tipo di diversity tanto che l’hashtag corrispondente ha raggiunto oltre 4 milioni di visualizzazioni.

E sono gli stessi influencer, spesso “multipiattaforma”, a percepire davvero la differenza nell’esprimersi sull’una piuttosto che sull’altra.

Come dichiarato da Martina Socrate infatti: “TikTok permette di esprimersi senza vergognarsi. Su altri social c’è più hate e diventa più difficile essere sé stessi. Qui la community sostiene molto i creators.”

Questo è il motivo per cui certi formati apprezzati su TikTok, vedi i POV, sono totalmente fuori focus su Instagram.

Ciò che da una parte è ritenuto un buon contenuto, dall’altra è talvolta visto come cringe, e viceversa. Quindi attenzione a cosa, dove e con che influencer si comunica un messaggio.

Nella botte piccola (a volte) c’è il vino buono

Proseguendo sul valore del contenuto che si comunica, per i brand diventano sempre più fondamentali i micro influencer (o micro creator, a voi da che parte del dibattito schierarvi), poiché offrono un’opportunità di targeting molto preciso dato il loro approccio di nicchia allo storytelling.

Ancora una volta la parola d’ordine è creatività perché, sempre lasciandosi alle spalle le “famose” vanity metrics, è proprio questa che deve entrare in gioco per coinvolgere un brand e allinearsi nel modo migliore ai suoi valori.

I micro influencer, se bravi, possono realizzare contenuti rivolti sì ad un pubblico ristretto ma di valore non solo per il brand ma anche e soprattutto per gli utenti, pochi ma fidelizzati, che li percepiscono come contenuti editoriali: il che ha un impatto positivo sulle performance 📈

E c’è un dato che ci conferma in maniera spiazzante questa tendenza: secondo l’UPA, l’interazione media sui post brandizzati è superiore rispetto a quelli non brandizzati, in particolare per gli influencer con meno di 100k follower. Shock! 💥

Influencer marketing, la voce della Gen Z

Concludiamo con l’ormai sdoganato mondo del podcast, che è da tenere in considerazione anche per gli influencer, che da tutti i settori si stanno cimentando nelle esperienze audio. Il podcast diventa il modo per estendere la propria portata e mantenere coinvolti i propri follower, soprattutto i membri della Gen Z che, secondo Spotify, “ricercano nello strumento un modo per esprimersi e consolarsi”.

Perché andare in questa direzione? Perché i podcaster sono percepiti come una nuova fetta di creator (per citare nuovamente il termine) più accessibili ed affidabili. Ed è sorprendente come tra i giovani (Millennials e Generazione Z) il 36% riponga maggiore fiducia in loro piuttosto che nei media tradizionali.

Si moltiplicano quindi le opportunità di influencer marketing, declinando in audio il legame con il brand.

Non è ora di testare con mano questi trend? Buttatevi, ci siamo noi, la vostra agenzia multigenerazionale con un occhio attento come agenzia Gen Z!

TikTokers: influencer e nuovi fenomeni social

Avete presente TikTok? Esatto, parliamo proprio della più famosa piattaforma di mini-video al mondo, il social network che sta facendo impazzire la Generazione Z.

Quanto è forte questo fenomeno? Quanto vale il lavoro dei TikTokers, gli utenti che ogni giorno uploadano milioni di video sulla piattaforma? Per rispondere in modo semplice potremmo dire “molto”.

TikTokers: nasce la villa della creatività!

Negli ultimi 2 anni il successo dell’app è stato indiscutibile tanto che TikTok tra il 2018 e il 2019 è passata dalla 4° alla 2° posizione nella classifica delle applicazioni più scaricate, l’unica in ascesa.

TikTok
TikTok

Il successo della piattaforma e il livello di coinvolgimento delle sue star si può valutare anche da una notizia che ha fatto il giro del mondo: la nascita della Hype House.
In un mix di reality/social/collettivo, 19 tra le top celebrities della piattaforma hanno scelto di vivere sotto lo stesso tetto e vivere una vita scandita da video, musica e visibilità.
Ognuno mette la propria visibilità al servizio dell’iniziativa, portando nuovi follower agli altri inquilini della casa, creando collaborazioni e raggiungendo milioni di views.

Non è un’idea completamente nuova: nel 2014 lo aveva già fatto un gruppo i ragazzi di YouTube, gli Our2ndLife mentre nel 2015 alcuni influencer di Vine avevano traslocato tutti insieme in un appartamento al 1600 di Vine Street, Los Angeles. Questa novità su TikTok però ha proporzioni decisamente più ampie: cosa potrebbe mai accadere in una villa occupata da 19 ragazzi (per la maggior parte teenagers) a caccia di visibilità?

In realtà il progetto procede a gonfie vele e il profilo TikTok ufficiale della casa The Hype House ha già raggiunto oltre 7,7 milioni di follower e viene aggiornato ogni giorno con tantissimi nuovi video girati dagli inquilini.

Chi sono i TikTokers?

 

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Eccone alcuni:

Numeri che fanno decisamente girare la testa!

Ragazzi dall’enorme visibilità che hanno deciso, come in un gigantesco “Grande fratello” social, di dire addio alla propria privacy e vivere come in un reality show. Giovani che hanno voglia di mettersi in mostra e lo fanno con creatività, energia e con quel “qualcosa in più” che li ha fati emergere tra tanti content creator.

Perché se è vero che sono i giovanissimi a essere lo zoccolo duro di TikTok è altrettanto vero che sempre più over 30 sono utenti passivi, fruiscono quindi di contenuti. E se conoscete questo social vi sfidiamo a non rimanere ipnotizzati dai video caricati dai TikTokers più famosi.

Ma che cosa ci insegna questo esperimento social(e) chiamato “The Hype House”? Ci fa conoscere più da vicino la Generazione Z, ci dà la cifra di che cosa li coinvolge: contenuti sempre più slegati dal tempo e sempre più brevi, immediati, filtrati ed editabili. Social e strumenti che sono alla portata di tutti, ma che fanno sfondare solo chi ha davvero la stoffa del vero creativo. Insomma, è un trend da seguire attentamente se vogliamo davvero sapere a chi parleremo nei prossimi anni, quando i teenager saranno i veri protagonisti del mercato.

Vi abbiamo convinti a seguire questi trend e ad aprire un account su TikTok? Nel caso seguiteci!

TikTok: l’app della Generazione Z

Negli ultimi articoli del nostro blog vi abbiamo parlato di TIkTok, di come funziona questo social network relativamente giovane e quali sono le possibilità per i brand al suo interno.
Se state pensando alla possibilità di sviluppare una una strategia di comunicazione su questo canale, il primo passo è sicuramente quello di valutare tutti gli aspetti dalle piattaforma.
Affrontiamo quindi una questione fondamentale: qual è il target di TikTok?

Tutti i numeri a livello globale di TikTok

I dati mondiali ci dicono che il 66% degli utenti ha meno di 30 anni e di questi il 41% ha un’età compresa tra i 16 e i 24 anni.
I numeri sono perfettamente in linea con le caratteristiche della piattaforma: continui aggiornamenti delle feature, grande connessione con i tormentoni musicali (caratteristica ereditata da Musical.ly), possibilità customizzazione dei contenuti in continua evoluzione e un generarsi velocissimo di challenge e tormentoni. Insomma: TikTok è pensata per chi è abituato da sempre all’utilizzo con piattaforme flessibili e in continuo cambiamento.

Nel nostro Paese si registrano oltre 2,4 milioni di utenti, il 65% dei quali sono donne.
A fare da padrona è chiaramente la Generazione Z. Nello specifico, il 21% dei tiktoker (così vengono chiamati gli utenti della piattaforma) sono teenager e a questi seguono i ventenni (14%).
Anche i dati di utilizzo sono incoraggianti: la media mensile di video views sull’applicazione è di 3 bilioni e i dati medi di utilizzo stimano 6 accessi al giorno all’applicazione per ogni user per un utilizzo totale di 34 minuti.

TikTok: più spazio per la Generazione Z

Sono passati oltre 10 anni da quando Facebook veniva definito “uno spazio per i più giovani”. Con il tempo, ma soprattutto l’arrivo dei loro genitori su questo social, i figli si sono spostati sull’allora neonato Instagram. Anche il target di questa piattaforma si è alzato, scatenando la necessità di una nuova piattaforma in cui poter dare spazio alla creatività e condividere con i coetanei sfide, duetti, balletti e, perché no, qualche battuta proprio sui genitori!

Ovviamente, anche i profili più famosi su TikTok appartengono ai nati fra il 1998 e il 2010. In Italia, i più famosi sono certamente: Luciano Spinelli, 18 anni e 6,9 milioni di follower; Sofia Viscardi, già famosissima Youtuber di soli 18 anni con 645 mila follower; fino ai giovanissimi Elisa Maino (16 anni) famosa per essere stata la prima italiana ad abbattere la soglia del milione di fan e Marco Cellucci, solo un anno più grande di lei e con una fan base di ben 5,4 milioni.

Il punto di vista dei brand: TikTok sì o no?

La risposta corretta è la sempreverde, ma mai scontata: “dipende dal posizionamento del brand”. Se il marchio si rivolge ad una audience molto giovane, in linea con il core target del social, allora perché no. Come per ogni canale di comunicazione chiaramente, bisognerà sviluppare una content strategy che sfrutti gli strumenti della piattaforma e riesca quindi a suscitare interesse negli utenti.
Le case non mancano: sono infatti già molti i brand che hanno aperto un account TikTok.

Un core target destinato a cambiare? Adulti in arrivo!

Abbiamo tenuto per il finale un dato non poco rilevante. In Italia, ben il 10% degli utenti appartiene alla fascia d’età intorno alla quarantina. Sono moltissimi infatti i profili degli adulti che si trovano su TikTok. Duetti, imitazioni, partecipazioni alle challenge e addirittura video in collaborazione con i figli sono i contenuti prodotti da questo segmento di audience.

Chissà che in futuro, quindi, il target della piattaforma non si evolva alzando l’età media degli utenti e aprendo quindi nuove possibilità ai brand.

“Z is coming”: come la Generazione Z detta le leggi della comunicazione

“Ho visto cose che voi Millennials non potreste neanche immaginarvi”

Così potremmo parafrasare un celebre film, se dovessimo parlare di Centennials, iGen, Post-Millennials, Plurals. No, non si tratta né di zombie né di robot provenienti dal futuro. Parliamo invece della Generazione Z, cioè tutti coloro nati dopo i Millennials tra il 1995 e il 2012.

Non si tratta di una semplice questione anagrafica o generazionale, in quanto gli Z sono i fautori e i protagonisti di un vero terremoto nel mondo della comunicazione e dei media.

Gli effetti di questa evoluzione sono sotto gli occhi di tutti. Basta una rapida controllata sui social per vedere il predominio dei video, il formato verticale sempre più presente ad ogni scroll, colori pastello, illustrazioni…

Il perché è presto detto: è la Generazione Z a “dettare legge”. Sono loro che, con le loro modalità di fruizione, stabiliscono i trend visivi e di formato.

Il design, come il resto della comunicazione, si evolve costantemente con l’evoluzione della società. La vera sfida è quindi trovare diverse soluzioni che possano adattarsi ed entrare sempre più nella quotidianità delle persone, nel modo più naturale possibile.

Il design per la Generazione Z

È ormai obbligatorio, per chiunque nel mondo della comunicazione digitale, essere al passo degli Z. Per affrontarli con le giuste “armi”, ecco una serie di consigli utili:

1) Largo al verticale

La Generazione Z è fatta da veri nativi digitali, nati e cresciuti con queste “tate digitali” chiamate social network. Parliamo infatti di utenti che incarnano davvero il mobile-first: lo smartphone è praticamente una “naturale” estensione della loro mano. Ecco perché trovano istintivo visualizzare contenuti che rispettano la struttura verticale del mezzo.

L’orientamento delle creatività passa così dall’orizzontale al verticale, e sono gli stessi social a premiare proprio le modalità e i formati che si adattano alle nuove dinamiche di fruizione (fonte: Buffer).

2) Il design e l’interfaccia

Prendete il vostro smartphone, accedete all’app del social network, scrollate per vedere altri contenuti, fate tap per far partire la gif animata, swipe up per scoprire il link…vi ricorda qualcosa?

Oltre a comunicare con emoji, a mandare messaggi vocali e postare Stories su Instagram, la Generazione Z usa le interfacce social al pieno delle loro capacità. È fondamentale, quindi, utilizzare a proprio vantaggio le gesture introdotte dalle piattaforme, considerandole come azioni naturali e istintive interne alle dinamiche della piattaforma ospite.

3) Messaggi chiari e diretti

È importante comunicare il messaggio in modo esplicito e diretto: stiamo infatti parlando con una generazione caratterizzata da scarsa attenzione. Non per colpa loro, ma per un tale stimolo e bombardamento di contenuti, colori ed emozioni dalle diverse piattaforme che li spinge a saltare i contenuti che risultano essere troppo complicati o invasivi.

Non stupisce che la soglia media di attenzione di questi utenti sia di soli 8 secondi: o il contenuto è immediatamente d’impatto oppure…spettatori persi (vale anche per le nuove anteprime di IGTV introdotte da Instagram).

Il modo più funzionale per veicolare un messaggio e intrattenere allo stesso tempo è sicuramente il video: creare dei contenuti multimediali, infatti, permette di sfruttare più livelli d’attenzione e di catturarla in modi diversi.

Non è quindi un caso che i contenuti premiati maggiormente dalle piattaforme social siano i video, specie quelli studiati per adattarsi al formato verticale. Ancora una volta, è la Generazione Z a influenzare direttamente le dinamiche dei social network.

Il perché è presto detto: gli Z usano Internet prevalentemente come fonte d’intrattenimento. A differenza delle vecchie generazioni non si “ritagliano” un momento per guardare un video su YouTube, ma sfruttano qualsiasi momento libero per fruire contenuti.

4) Creare un ambiente coerente e coeso tra le piattaforme

Una forte immagine coordinata, declinata sulle diverse piattaforme, permette di fidelizzare gli utenti: abituati a usare con dimestichezza i vari social, troveranno sempre un habitat naturale e familiare.

Usare una palette cromatica, uno stile fotografico, illustrato o tipografico è il modo giusto per riuscire a farsi riconoscere e costruirsi un’identità forte e riconoscibile immediatamente su tutti i canali.

È il momento di imparare una regola d’oro: gli utenti della Generazione Z non si fidelizzano con un brand in quanto tale, ma premiano chi sa offrire un valore aggiunto, emozionale e iconico.

Senza dimenticarci una verità assoluta: ogni design deve rispecchiare nativamente il canale su cui è veicolato, utilizzando gli strumenti e le potenzialità che offre.

Bene, vi sentite pronti per affrontare la Generazione Z?