Meta e Facebook, cosa sta succedendo?

Febbraio nero per Meta e Facebook, dopo il crollo del titolo al Nasdaq (dove ha bruciato in un giorno 230 miliardi di dollari e ridotto oltre al valore azionario anche il patrimonio personale di Zuckerberg che è sceso da 120,6 a 97 miliardi di $) e il fermo nella crescita degli utenti attivi.

Ma proviamo ad analizzare meglio che cosa è successo e quale potrebbe prospettarsi il futuro in casa Meta.

I motivi della crisi

Utenti attivi in calo

Sì, è vero che per la prima volta la crescita di nuovi utenti si è arrestata per Facebook, ma parliamo di numeri altissimi e di un calo che, visto nell’intero ecosistema, possiamo definire minimo. Si è passati infatti da 1,93 miliardi di utenti giornalieri a 1,929 (sembra che quel milione di utenti in meno sia concentrato tra USA e Canada, questa defaillance così vicina a “casa” pare abbia destabilizzato gli investitori, causando la perdita in borsa). Numeri che sarebbero la rovina per ogni altro social network ma che per Meta risultano sì una batosta ma da cui ci si potrebbe riprendere in fretta e brillantemente. Del resto il meccanismo del mondo della finanza è semplice: senza crescita il trading in borsa non è profittevole e per questo gli investitori temono un calo delle azioni nei prossimi mesi.

 

iOs e pubblicità 

Un altro fattore responsabile della crisi di Meta è la modifica della privacy per iOs di Apple. Avete notato, aggiornando il software del vostro iPhone un messaggio che, all’apertura di ogni app, vi chiede se consentite o negate di tracciare il vostro comportamento da parte di società di terze parti (come Meta)? Ecco, proprio il tracciamento negato alle abitudini di consumo ha limitato molto Facebook e il suo raggio di azione nella targetizzazione del pubblico. Diversi brand hanno rispolverato l’opzione Google che, sebbene limitato nello stesso modo di Meta per il tracciamento su iOs, ha dalla sua il motore di ricerca più utilizzato al mondo da cui ricavare informazioni utili sui target.

 

I Reels e la sfida a TikTok

Reels croce e delizia di Instagram: movimentati, impattanti, di breve durata… Già, peccato che questa feature che strizza così tanto l’occhio al nemico giurato TikTok (l’app più scaricata del 2021) e che avrebbe grandi potenzialità ha ancora molta strada da fare per poter monetizzare come gli altri formati disponibili su Facebook e Instagram. 

Per il momento sappiamo che possono essere utilizzati solo per campagne conversione, traffico, copertura, views e notorietà del brand, non possono essere più lunghi di 30 secondi e lo spazio per il copy è super ridotto. 

Riusciranno i nostri eroi di Menlo Park a renderlo più competitivo?

 

La scommessa sul Metaverso

Vero è che Zuckerberg con Meta sta puntando moltissimo sul Metaverso (di che cosa si tratta? Se ancora non lo conoscete leggetevi questo articolo), ma la batosta subita riuscirà comunque a trattenere gli investitori dall’abbandonare la nave Meta? La strada potrebbe essere in salita, ma sappiamo che Facebook & co. hanno la corazza dura. 

Se il futuro è incerto siamo comunque sicuri che Facebook e Instagram (come anche WhatsApp) siano ben lontani dallo scomparire, e continuano a rappresentare un ottimo investimento per molti brand che intendono raggiungere target specifici. 

La nostra esperienza come agenzia specializzata nel multi-generation marketing ci porta sempre a non perdere di vista l’importanza del contenuto e la sua realizzazione in ottica del target a cui è rivolto: per questo, oggi più che mai, sappiamo quanto è fondamentale lavorare a contenuti perfettamente costruiti sulle esigenze della marca e “confezionati” ad hoc per il pubblico che vogliamo andare a coinvolgere (date un’occhiata alla nostra case di FIFA22, con contenuti dedicati a Gen Z e Millennial o a quella di Wacko’s dedicata ai teenager e spinta su Instagram e TikTok). 

Quindi niente panico, siamo qui per suggerirvi la strategia migliore per arrivare al vostro target in modo efficace (e ora rilassatevi e smettete di seguire le quotazioni di Meta al Nasdaq!).

Continuate a seguirci, siamo pronti a supportarvi con una strategia mirata (e naturalmente a raccontarvi i prossimi sviluppi in casa Meta)!

 

Facebook Podcast, Soundbites e Live Audio Rooms: ecco cosa ci aspetta quest’estate!

L’ultimo aggiornamento in casa Facebook riguarda una nuova esperienza per coinvolgere gli utenti all’interno del social: quella degli audio.

Dopo il successo di Clubhouse (che, nonostante le macumbe lanciate dai miscredenti, non demorde), e dei podcast sulle diverse piattaforme, che prendono piede sempre di più, anche Facebook, preso di invidia e in ritardo nella tabella di marcia, ha deciso di giocare con il trend degli ultimi mesi.

Sembra infatti che Zuckerberg e il team di Facebook siano ormai pronti a portare all’interno della piattaforma social la possibilità di creare conversazioni di soli audio in stanze private, esattamente come accade già su Clubhouse.

Qual è la differenza?

Rispetto agli altri social, Facebook vuole offrire un servizio “Premium” con molti valori aggiunti. Come Zuckerberg ha affermato, con “strumenti potenti come quelli usati dai professionisti, messi a disposizione di tutti. Questo vi darà la sensazione di portare in tasca, sul vostro smartphone, uno studio del suono”.

Si tratta, infatti, di una specie di studio di registrazione digitale a disposizione di chiunque. Uno strumento di editing che permetterà di modificare, migliorare il suono, di mixare le tracce e di applicare effetti vocali agli audio.

L’intelligenza artificiale verrà messa a disposizione degli utenti anche per registrare un audio pulito dai rumori esterni.
Il tutto si traduce in Soundbites, ovvero clip audio di breve durata, per catturare “aneddoti, barzellette, momenti di ispirazione, poesie e molto altro che fino a ieri non eravamo in grado di immaginare”.

IAKI - Facebook audio

Facebook Audio, non solo Soundbites

Oltre ai Soundbites, che potranno essere facilmente registrati dal proprio smartphone e pubblicati nella timeline, saranno presenti anche le Live Audio Rooms. Si parla quindi di stanze private per le conversazioni audio, in cui sarà possibile accedere da Messenger. Ma non è tutto…

Le novità infatti non finiscono qui. Dalle parti di Menlo Park non potevano mettersi il cuore in pace se all’interno della loro piattaforma social non fosse stato introdotto anche un altro strumento che sta diventando sempre più popolare, soprattutto tra i millennials: il podcast.

Zuckerberg promette infatti che dalla prossima estate sarà possibile ascoltare podcast direttamente dall’app di Facebook, anche in modalità background.
A dispetto degli altri social, avendo memorizzato per anni i nostri gusti personali, ci proporrà di volta in volta i podcast che sono maggiormente in linea con i nostri interessi. Praticamente come accade già su Netflix o Prime Video con i film e le serie tv.

IAKI - Facebook audio

Ciò renderà più facile agli utenti individuare nuovi podcast in base alle proprie esigenze, mentre ai creator di raggiungere e connettersi con nuovi ascoltatori.
Tutte queste esperienze audio permetteranno anche di inserire i sottotitoli e renderle così accessibili a chiunque con la possibilità di seguirle anche in modalità muto (come accade già per i video di Instagram).

Come sempre Facebook è pronto a cavalcare l’onda. D’altronde sembra che la sua specialità sia proprio quella di replicare le funzionalità di maggiore successo delle piattaforme concorrenti (e riuscirci).

Facebook “Discussioni correlate”: fuoco di paglia o scacco matto?

Facebook promette e poi mantiene. Lo aveva preannunciato nell’autunno dello scorso anno, sono bastati pochi mesi all’azienda per introdurre la nuova feature “Discussioni Correlate” a quelle già esistenti.

Facebook Discussioni Correlate, ecco come funziona

Probabilmente il tempo trascorso sulla piattaforma moltiplicherà con l’introduzione di questa nuova caratteristica. “Beh non può che essere questo l’obiettivo”.

Forse, ma non è quello dichiarato. Facebook sostiene che i suoi utenti trovino e si uniscano a nuove community. In quale modo questa feature lo permetterà? È semplice.

Potrebbe capitarti, scorrendo il feed, di imbatterti nella funzionalità Facebook “Discussioni Correlate” qualora uno dei tuoi contatti pubblichi un link o ricondivida un post, ciò ti permetterà di vedere cosa dicono gli utenti parte di gruppi pubblici sul medesimo post.

Per Facebook, infatti, se i gruppi chiusi aiutano le persone a connettersi tra loro mediante esperienze di vita più profonde che preferiscono tutelare, i gruppi pubblici sono comunità aperte che condividono contenuti relativi a intrattenimento e interessi comuni.

Proprio per questo motivo, il social network ha espresso il desiderio di mettere in contatto i suoi utenti testando nuovi modi che permettono alle persone di venire a conoscenza di gruppo che trattano i medesimi argomenti del post che ha suscitato il loro interesse.

Essere amministratore non è mai stato così divertente

Sarà semplicissimo intervenire, ma attenzione: gli amministratori avranno un maggior controllo sui post del gruppo. Prima della pubblicazione verranno mostrate le regole del gruppo in modo che l’integrità della community interna rimanga intatta.

Inoltre, la nuova funzione admin assist permetterà agli amministratori di impostare regole specifiche al fine di tutelare il gruppo. Ciò aiuterà ad impedire la pubblicazione di alcune keywords e potrà persino escludere determinati utenti dalla conversazione.

Facebook barcolla ma non molla

Vi sembra la ricetta per un disastro? Facebook ha già dovuto affrontare perplessità sorte riguardo la nuova feature introdotta. Nonostante l’azienda abbia dichiarato apertamente i suoi obiettivi, tra questi il desiderio di stimolare conversazioni, le “discussioni correlate” continuano a creare titubanze negli utenti.

I post, sebbene da sempre siano pubblici, in questo modo diventano davvero alla portata di tutti, ciò significa maggior interazioni ma anche l’aumento di possibili critiche.

Potrebbe essere questo lo scopo di Facebook?

Il social network, consapevole di suscitare interesse negli utenti, potrebbe mettere in secondo piano i contrasti che si andrebbero a creare se in termini numerici i suoi risultati migliorassero. Ovviamente, l’azienda ha sottolineato che questa ipotesi non rientra nei suoi piani d’interesse perché esperienze negative portano ad un minor utilizzo della piattaforma e che, quindi, la creazione di dinamiche controverse non è tra i suoi obiettivi anche se “gonfierebbe” le statistiche di coinvolgimento.

Da sempre Facebook ama le sfide e anche questa volta dovrà cercare di far ricredere i più maliziosi.

Facebook Portability Tool verso Docs e WordPress

Per dare ai propri utenti un maggior controllo sui propri dati, Facebook ha annunciato un aggiornamento per il Data Portability Tool, lo strumento che permette il trasferimento di alcuni contenuti verso piattaforme terze.

Nonostante la piattaforma offra da tempo la possibilità di scaricare i contenuti pubblicati su Facebook, l’aggiornamento offre un modo più pratico per salvare le proprie informazioni. La stessa sezione dedicata, per abbracciare l’intera gamma di dati che si possono ora trasferire ai servizi terzi, è stata rinominata in “Trasferisci le tue informazioni”. Semplice e intuitivo, vero?

Finora era consentito solo il trasferimento di foto e video su Koofr, Dropbox, Blackblaze B2 e Google Foto. Ora è possibile scegliere come destinazione per i post e le note Google Docs oppure WordPress.com, mentre la “meta” Blogger dovrebbe diventare disponibile a breve in Italia.

Facebook Portability Tool, passaggi da seguire

Il percorso per accedere al tool è il seguente:

  • Cliccare su Account (l’icona con la freccia rivolta verso il basso, situata in alto a destra della Home)
  • Impostazioni e privacy
  • Impostazioni
  • Le tue informazioni su Facebook
  • Trasferisci una copia delle tue informazioni

IAKI - Facebook portability tool

Arrivati a questo punto ci sono tre passaggi che l’utente deve seguire:

  1. Scegliere il tipo di contenuto (foto, video, post, note)
  2. Selezionare i contenuti da trasferire (per post e note c’è solo l’opzione Tutti/Tutte)
  3. Indicare la destinazione tra Google Docs e WordPress.com

Facebook Portability Tool e la privacy

Per proteggere i dati, inoltre, è necessario inserire la password del proprio account. Così come durante il processo di esportazione i contenuti vengono crittografati mentre si spostano da Facebook all’altra piattaforma, in modo da evitare problemi lato privacy e garantire la sicurezza nella gestione dei dati.

Questo aggiornamento fa infatti parte di un quadro più ampio, il cosiddetto Data Transfer Project, una collaborazione tra i giganti della tecnologia progettata per offrire agli utenti modalità sinergiche cross-channel per spostare i propri contenuti tra i vari servizi.

Insieme alla notizia dell’implementazione del Data Portability Tool, Facebook ha dichiarato di aver aggiornato questo strumento con l’obiettivo di preservare la privacy e la sicurezza dei propri utenti.

Ha inoltre sostenuto la regolamentazione nel settore, affermando che dovrebbero esserci leggi che determinino quali dati devono essere resi portabili e chi è responsabile della protezione di essi una volta trasferiti.

In supporto a ciò ha linkato il proprio white paper sulla portabilità dei dati, in modo da sottolineare ulteriormente la posizione dell’azienda a tal proposito.

Conclusioni

Il vantaggio dell’aggiornamento risiede innanzitutto in un maggior controllo delle proprie informazioni; scegliendo il servizio di destinazione dei contenuti si ha quindi un approccio completo nella gestione dati, che in ottica “portabilità” rappresenta sicuramente un plus per noi addetti ai lavori.

L’implementazione della piattaforma, inoltre, prevede come abbiamo già detto un ampliamento della tipologia di contenuti da scaricare. Post e note infatti, prima dell’aggiornamento non erano disponibili al download.

Un passo ulteriore verso una metodologia di lavoro fluida e agile.

Facebook lancia le inserzioni dinamiche per le piattaforme di streaming

Cosa c’è di meglio di una campagna ADV in target? Una campagna ADV perfettamente in target e con nuove features! Ci ha pensato Facebook che ha annunciato per le piattaforme di streaming una nuova tipologia di contenuti, le “inserzioni dinamiche”. In che cosa consiste la loro dinamicità?

Questo nuovo tipo di inserzioni promette di aiutare i brand di piattaforme di video streaming a mostrare i titoli più pertinenti, in base agli interessi, alle persone su Facebook, così da spingere più facilmente alle iscrizioni.

Inserzioni dinamiche Facebook, come funzionano

Quando si vedrà un’inserzione si potrà scorrere l’annuncio e visionare altre proposte dal catalogo della piattaforma, la selezione di quello che viene presentato avviene in base agli interessi che gli utenti hanno mostrato su Facebook e Instagram. Potremmo quasi considerarlo un carosello dinamico, e ne ha tutta l’aria, a giudicare dalla creatività condivisa dal colosso di Zuckerberg.

IAKI - inserzioni dinamiche Facebook

Ottimo spunto questa super personalizzazione, seppur su un settore di nicchia ma che preannuncia possibili cambiamenti anche per altri settori. Ogni utente vedrà infatti diversi contenuti della piattaforma a seconda degli interessi che ha espresso su Facebook, le pagine a cui ha messo “Mi piace”, gli attori che segue o i gruppi in cui è più attivo.

Una sorta di “Consigliati per te” basati davvero sui contenuti che troviamo più interessanti e di valore, quelli che ci coinvolgono di più.

Quindi mentre prima ogni titolo prima veniva promosso singolarmente ora è possibile aggiungere i nuovi titoli al bacino e Facebook mostrerà i più pertinenti in automatico. Sarà praticamente impossibile sbagliare target!

Inserzioni dinamiche Facebook, la svolta?

Questa customizzazione risponde a quanto evidenziato da uno studio che mostra come gli utenti scelgano di provare una piattaforma streaming non perché sono alla ricerca di un singolo titolo, ma più per il desiderio di una gamma più ampia di titoli. In questo modo Facebook promette di riuscire a connettere domanda e offerta in un clic, incrementando le iscrizioni alle piattaforme di streaming.

Una bella svolta per le piattaforme di streaming che ad oggi di contendono il mercato con un’offerta sempre più ampia e varia. A volte però, senza magari riuscire a esprimere a pieno tutto il loro potenziale o a mostrare il meglio del proprio catalogo.

La piattaforma brasiliana Globoplay sembra che abbia già usufruito con successo delle inserzioni dinamiche di Facebook, valutando in modo positivo l’efficienza e i risultati raggiunti in termini di business.

Netflix , Prime Video , Infinity & co, siete avvisati: tutto da oggi sembra essere più semplice.

Noi aspettiamo solo di testare questa tipologia di annunci, anche come utenti: siamo certi che ne vedremo delle belle!

Facebook e i Reel: una nuova sfida per Zuckerberg

La continua ascesa di TikTok, la piattaforma più cool del momento che con i suoi short format e i suoi tool di personalizzazione (per non parlare delle challenge!) riesce a conquistare i polpastrelli sia della Gen Z che dei i millennials… sembra davvero preoccupare Facebook e Instagram.

Ma, come spesso accade quando si tratta di grandi colossi, il social azzurro e bianco non si fa trovare impreparato. Approfittando infatti del divieto imposto all’uso di TikTok in India, ha iniziato a introdurre la possibilità di condividere i Reel di Instagram su Facebook.

Capiamo meglio perché questa mossa potrebbe sparigliare le carte in tavola.

“In India stiamo testando la capacità dei creators di Instagram di scegliere di condividere i loro Reels su Facebook. I creators possono raggiungere un nuovo pubblico e le persone possono creare e scoprire contenuti più divertenti” dichiarano dalle parti di Menlo Park.

Per ora la funzione è attiva, appunto, solo in India ed è ancora in fase di test ma, se i risultati dovessero essere positivi, siamo certi che si espanderà in tutte le altre nazioni.

Tutti vogliono essere TikTok

Ma facciamo un passo indietro. I formati e le feature di TikTok non sono nati per caso: la brevità, la possibilità di personalizzare i contenuti e di creare commistioni di stili rendono protagonisti la creatività e l’originalità dei creator.

È proprio su questo spunto che i colossi dei social media si sono messi a rivedere le proprie carte aggiungendo la possibilità di creare brevi video nelle proprie piattaforme, Instagram in primis. Proprio per cercare di canalizzare quella creatività degli utilizzatori che, forse, era andata esaurita con i formati precedenti.

Zuckerberg, sempre attento alle novità, ha cavalcato quindi l’onda e non si è sbagliato. Gli Instagram Reels stanno avendo un grande successo sia come utilizzo che come performance.

Gli utenti infatti si divertono a mostrare la propria creatività e personalità, in modo facile ed intuitivo, mentre le aziende possono giocare sull’intrattenimento per creare fidelizzazione con i propri potenziali clienti.

Ad oggi Instagram Reels permette ai brand di comunicare in modo unico e intercettare target diversi e più giovani.

Godendo del favore dell’algoritmo di Instagram, permettono ai content creator di essere visibili e far sì che quante più persone possibili riescano a vedere il contenuto.

L’obiettivo è ovviamente quello di invertire il trend. In particolare fare in modo che gli utenti non si spostino più su TikTok, ma sfruttare il successo dei Reel dal momento del loro lancio.

E ora torniamo alla novità del momento: Facebook e i Reel.

Facebook e i Reel, un’accoppiata vincente

La parentela tra i due social di casa Zuckerberg rende teoricamente scontata la possibilità di condividere i Reel creati con Instagram direttamente sull’app Facebook.

Considerando gli utenti presenti su questo social (circa 2 miliardi), l’accoppiata di Facebook – Reel porterebbe sicuramente un riscontro maggiore coinvolgendo un pubblico più ampio.

Ciò si tradurrebbe in un aumento esponenziale delle visualizzazioni, interazioni e follower, oltre alla possibilità per i brand di comunicare in modo più creativo e coinvolgente anche su Facebook.

Il vantaggio, invece, per un content creator sarebbe quello di poter raggiungere nuove fasce di utenti, poiché i Reel Instagram verranno inseriti direttamente tra i video che già normalmente Facebook consiglia ai propri utenti sulla base dei loro interessi.

Quali sono le mosse per condividere?

L’atterraggio dei Reel su Facebook sarà semplicissimo: basterà semplicemente attivare l’opzione “Condividi Reel” anche su Facebook e una volta creato e pubblicato un Reel su Instagram verrà automaticamente condiviso nell’app.

Ciò che rende ancora più smart il tutto è la possibilità di condividere su Facebook senza avere necessariamente un account registrato.

L’intento di Facebook, come abbiamo detto in precedenza, è ovviamente chiaro: evitare la migrazione dei propri utenti su TikTok. Tanto che non ci stupirebbe se questa funzionalità venisse introdotta anche nell’app principale.

Ecco come Facebook e Twitter stanno rincorrendo Clubhouse

Sicuramente avrete sentito parlare di Clubhouse. La notizia del nuovo social network basato unicamente sul potere della voce è seconda, forse, solo all’insediamento del Governo Draghi.

Se vi sembrava strano che Mark Zuckerberg ne fosse rimasto alla larga, ci avete visto giusto. Infatti, durante un talk show serale tenutosi su Clubhouse e chiamato “The Good Time Show”, Sriram Krishnan e Aarthi Ramamurthy, due tecnologi della Silicon Valley, hanno intervistato un dirigente di Facebook che ha portato con sé un ospite speciale: Mark Zuckerberg.

Questo, però, non è l’unico modo in cui il social network blu e bianco sembra essersi interessato a Clubhouse, infatti, le chat audio potrebbero presto arrivare su Facebook.

Nonostante il nuovo social network sia stato rilasciato in versione “beta” e sia circoscritto ai soli utenti Apple (per i dispositivi Android, infatti, bisognerà attendere ulteriormente), secondo il New York Times l’amministratore delegato di Facebook ha già chiesto ai “suoi” di sviluppare un prodotto molto simile a Clubhouse.

Sarà forse un tentativo per accontentare tutti gli utenti che ancora non sono riusciti ad iscriversi a quest’ultimo?

Lo scenario tra Clubhouse e Facebook

Se la decisione presa da Zuckerberg non vi sorprende è perché non è nuovo all’inseguimento dei diversi mezzi di comunicazione che attraggono, soprattutto, i giovani. Egli ha infatti acquistato l’app regina della pubblicazione di foto, Instagram, e l’app di messaggistica WhatsApp.

“Se non puoi acquistarli, copiali” sembra essere questo il mantra del Signor Zuckerberg che non è nuovo a integrare spunti presi dalla concorrenza. Basta pensare al passato: l’ultimo caso in ordine cronologico è quello dei Reels su Instagram i quali replicano il format di TikTok.

Prima ancora, ormai nel 2016, dopo non essere riuscito ad acquistare Snapchat decise di replicare sui suoi prodotti la feature più originale, quella delle Storie.

Menlo Park, però, non è il primo ad interessarsi al genere. Infatti, se è ancora troppo presto per comprendere la strategia di Facebook, più chiara è senza dubbio quella di Twitter: al cinguettio di “sometimes, 280 isn’t enough” da qualche mese ha pronto Spaces, un servizio davvero molto simile a quello offerto da Clubhouse.

L’interessamento di Twitter

Twitter dichiara di aver compreso come la voce umana porta con se emozioni, sentimenti ed empatia che spesso con il testo si perdono, il desiderio è quello di far sentire gli utenti a “proprio agio ad una grande cena”.

Inizialmente sono stati selezionati quattro rappresentanti che avrebbero dovuto testare una versione “base” della nuova funzione. Un mese più tardi la versione è stata collaudata da un altro piccolo gruppo di utenti con l’obiettivo, aggiornamento dopo aggiornamento, di ampliare il raggio a tutti gli account presenti sulla piattaforma.

Inizialmente Spaces era disponibile solo per i clienti Apple, ma dalla fine del mese di Gennaio l’account Twitter della chat audio ha presentato anche una versione per Android.

Per creare uno “spazio”, e quindi avviare una chat audio, sarà necessario tenere premuto il tasto “compose”, altrimenti vi è la possibilità di utilizzare i Fleet. Sarà inoltre possibile interagire con emoji.

IAKI - Facebook Clubhouse

Lecito chiedersi come mai Twitter abbia deciso di rilasciare la sua “versione prova” solo ad una cerchia ristretta di persone per poi, lentamente, raggiungere tutti gli utenti. Il desiderio sarà forse quello di renderla una piattaforma più sicura?

Soprattutto negli ultimi tempi sono circolati tweet e commenti violenti che hanno generato spesso conversazioni cariche d’odio e di intolleranza. Tutto ciò lascia pensare che voglia testare la sua capacità di moderazione circoscrivendo la nuova funzione a un numero ridotto di persone per poi ampliarsi in modo da moderare situazioni complicate fin dall’inizio.

Zuckerberg è da sempre il primo della classe in materia di social network e anche questa volta farà di tutto per salire sul gradino più alto del podio,Twitter, invece, oltre a Clubhouse e Facebook dovrà sfidare sé stesso.

Facebook tra meta-comunicazione, real time e operazioni nostalgia

In principio fu IKEA a smuovere le acque dei social media su Facebook così facendo capire poco dopo che no, non era stato un errore, anzi, un discreto test per vedere quante interazioni riuscivano a fare 6 lettere a caso (diventate anche un hashtag #hhsdjh).

Il caso più recente? Il polverone sollevato da Unieuro prima di Natale e replicato pochi giorni fa, per confermare che no, quello non era un post estemporaneo o “sbagliato” ma fortemente voluto (e studiato, come questo).

Questo è un normalissimo post che parla di questa ottima lavatrice LG scontata del 54%. Non c’è altro da vedere….

Pubblicato da Unieuro su Martedì 12 gennaio 2021

Ma quanto è utile questa strategia di meta-comunicazione in termini di marketing? Geniale se l’obiettivo è far parlare di sé ed entrare nell’immaginario del pubblico degli addetti ai lavori (non a caso poi ne nascono libri, gadget, ecc…), un po’ meno forse per supportare le vendite, visto che tutta questa macchina sembra montata più per chi lavora nella comunicazione e non per l’acquirente finale che una tv o una lavatrice la deve comprare veramente.

Il Real time

Questo filone si aggiunge a un altro trend dei social media che da anni spopola: i brand che cavalcano il real time come core strategy. In questo caso come non citare i sempreverdi Ceres, Taffo che con i loro post strappano sempre una risata.

e la Lidl Italia muta.

Pubblicato da Taffo Funeral Services su Mercoledì 18 novembre 2020

Skipper Zuegg

COMUNICATO AZIENDALE.

Se avete dimenticato un succhino sotto il banco a febbraio, vi suggeriamo di controllare la data…

Pubblicato da Skipper Zuegg su Lunedì 14 settembre 2020

o Durex

Un mandato di lunga durata.

#durex #durexItalia #election2020

Pubblicato da Durex su Martedì 3 novembre 2020

Operazione nostalgia

Una tendenza degli ultimi mesi dei brand sui social media (e anche qui Facebook la fa da padrone) prevede una perfetta “operazione nostalgia” per coinvolgere emotivamente chi ha superato i 30 anni ed è cresciuto a pubblicità e tormentoni. Due esempi sono quelli di (ancora una volta) Skipper Zuegg, con uno dei suoi jingle più famosi

Ci sono due tipi di persone: quelli che capiranno al volo questo post e quelli che faranno sentire vecchi i propri genitori chiedendone il significato ❤️

Pubblicato da Skipper Zuegg su Sabato 8 agosto 2020

e da Subaru Italia, cha ha recuperato uno dei migliori sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo per una comunicazione che a qualcuno avrà fatto scendere una lacrimuccia.

Stai già ridendo? Allora sei pronto per l’#ExtraordinaryXmas di Subaru. Seguici e continua a divertirti con noi!
#WeAreSubaru

Pubblicato da Subaru Italia su Mercoledì 2 dicembre 2020

Da qui si spalanca non una porta ma un portone di possibilità perché, soprattutto su Facebook dove il pubblico è sempre più “-anta”, il tormentone anni ’90 potrebbe funzionare: un messaggio caldo, rassicurante ed empatico… Sì, anche quando si parla della Subaru “Baracca”.

Voi cosa ne pensate? Al di là del gusto personale, pensate che sia una comunicazione efficace o si sta perdendo la bussola?

Watch Together, sempre più interconnessi con Facebook

Grandi novità in arrivo per tutti gli esperti di social media, Facebook ha recentemente introdotto Watch Together. Scopriamo insieme di cosa si tratta e quali sono i vantaggi per aziende e privati.

Che cos’è Watch Together?

Si tratta di un’innovativa modalità di messaggistica per rimanere sempre più connessi ai nostri amici, parenti e colleghi di lavoro e condividere con loro momenti indimenticabili real time.

La nuova funzionalità consente di condividere con i nostri contatti i video di Facebook Watch e di osservare le loro reazioni in tempo reale tramite le videochiamate di Messenger e Messenger Rooms.

 

Come funziona?

L’utilizzo di Watch Together è molto semplice, vediamo insieme i passaggi fondamentali:

  • Avvia una videochiamata su Messenger o Messenger Rooms.
  • Scorri verso l’alto per accedere al menù e scegli l’opzione “guarda insieme”.
  • Successivamente seleziona un video suggerito per te, oppure sceglilo tra le diverse categorie di filmati disponibili.
  • Cerca poi il nome della persona con cui desideri condividerlo tramite la barra di ricerca di Watch Together e assegna la condivisione.

Ricorda bene, su Watch Together se scegli la videochiamata tramite Messenger puoi condividere il contenuto con al massimo 8 persone, mentre con Messenger Rooms puoi raggiungere fino a 50 contatti.

Perché è utile alle aziende

Se, come abbiamo visto, Watch Together consente di mantenerci in contatto con i nostri amici in modo originale, anche coloro che operano all’interno di un’azienda possono sfruttare al meglio le sue funzionalità.

I creators e gli influencer possono infatti interagire con i membri della propria community in tempo reale e in modo ancora più diretto, tramite una vera e propria videochiamata. Mentre il personale di un’azienda può approfittare della novità Watch Together per condividere con i propri colleghi video ispirazionali per il proprio brand e spunti interessanti per il proprio target.

Ma non è finita qui, per i membri di un’azienda sarà anche possibile scovare contenuti video sul proprio brand caricati dagli stessi utenti Facebook, commentarli real time con i propri colleghi e decidere insieme se vale la pena condividerli sulla propria pagina.

Watch Together è un’applicazione completamente gratuita, disponibile sui dispositivi mobile iOS e Android molto attuale, sopratutto oggi dove la distanza sociale è diventata ormai una consuetudine. E anche se nulla può sostituire la presenza fisica Watch Together si avvicina molto!

Facebook Ads: addio limite del 20% sul testo in grafica

Il sogno più desiderato dagli inserzionisti sembra essersi finalmente avverato: Facebook ha annunciato la rimozione delle restrizioni sugli ADS che includono più del 20% di testo nell’immagine principale.

Chi era infatti abituato ad utilizzare lo strumento di testo sovrapposto per verificare se il contenuto fosse conforme alle limitazioni, si sarà accorto che il tool non è più disponibile. Un errore? No, semplicemente uno strumento non più necessario e l’inizio di una nuova era.

La riformattazione continua delle immagini per allinearsi alle regolamentazione e i processi a volte erronei della piattaforma (che spesso richiedevano richieste di verifica), saranno presto un lontano ricordo. Siamo quindi di fronte a una buona notizia per Facebook ADS?

Perché Facebook aveva imposto un limite di testo?

Un feed pieno di contenuti a base di scritte all’interno delle immagini e privi di un senso estetico non sarebbe stato il massimo, non trovate? Soprattutto nei primi anni di vita di questi social.

Che gli utenti di Facebook e Instagram non amassero questo tipo di annunci era stato notato ben presto dalla piattaforma, l’obiettivo primario era quindi quello di massimizzare l’esperienza generale degli utenti.

IAKI - Facebook ADS 2

Tuttavia si è trattato di un processo graduale, partendo da inserzioni totalmente rifiutate fino ad arrivare a una lenta limitazione nella copertura. Più il testo era presente, più la probabilità di raggiungere persone diminuiva.

Ok, troppi testi non piacciono a nessuno, ma ciò penalizzava anche i loghi riconosciuti come tali o campagne di marketing che si fondavano totalmente sul copywriting.

Facebook ADS: cosa abbiamo imparato dalla regola del 20%

Se un limite non è più strettamente obbligatorio, non significa che non bisogna rispettarlo. Negli anni Facebook ha cercato quindi di “educarci” alla creazione di immagini che apparissero meno commerciali e più simili ai post ordinari pubblicati dagli utenti comuni, contenuti che hanno più probabilità di ricevere interazioni e clic.

Il consiglio della piattaforma per Facebook ADS rimane infatti sempre lo stesso: evita immagini con troppo testo. Abbiamo riscontrato che le immagini con meno del 20% di testo hanno prestazioni migliori.

Nei prossimi mesi saremo quindi bombardati da contenuti pieni di testo, oppure avremo davvero imparato la lezione da Facebook sul tipo di comunicazione più efficace?

Facebook ADS: testo sì, ma con moderazione!

Nel frattempo le piattaforme di Instagram e Facebook si sono evolute e, se inizialmente il testo era un elemento immediatamente associabile a un Ad, ora gli utenti possono realizzare facilmente contenuti che includono testi, bordi, emoji, rispetto alle semplici immagini di un tempo.

Le scritte non sono più dunque un elemento “anomalo” nel feed con valenza prettamente commerciale, ma ciò non significa che abbiano acquisito una maggiore attrattiva.

Parola d’ordine: testare e misurare

Come si dovrà agire di fronte a questo cambiamento di Facebook ADS? Le ricerche di mercato parlano chiaro su cosa preferiscono gli utenti. Tuttavia è vero anche che gli obiettivi e gli audience a cui si rivolgono i brand sono sempre differenti tra loro.

Toccherà dunque agli inserzionisti scoprire la quantità di testo apprezzata dalla propria audience, effettuando test su contenuti differenti e misurandone il coinvolgimento e i risultati.

Sembra dunque che Mark abbia deciso di darci più fiducia, lasciandoci una maggiore libertà di scelta. Ma ricordatevi sempre: da grandi poteri (su Facebook) derivano grandi responsabilità!