Skrr skrr: Instagram, Spotify e Pinterest per un 2020 a tutta velocità!

Il nuovo anno ha portato tante novità sui social media e sulle app che utilizziamo abitualmente. Ma non trovate che la comunicazione di Instagram e dei social in generale si stia un po’ uniformando? Andiamo a scoprire le ultime tendenze e a cercare di capire se qualcosa unisce tutti questi cambiamenti.

Pinterest, Pinterest delle mie brame…

Non solo Instagram, alzi la mano chi almeno una volta al giorno scrolla il feed di Pinterest in cerca di ispirazione per il proprio look…

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… ci avremmo giurato. Per tutti i beauty victim, Pinterest ha pensato la feature Try On. Grazie alla realtà aumentata gli utenti possono testare, con la telecamera interna dello smartphone, diversi elementi di make-up in base alle proprie esigenze. Si tratta di un livello di sviluppo differente rispetto ad un qualunque filtro di Instagram (clicca qui per fare un ripassino veloce sulle story), infatti è possibile provare e successivamente acquistare gli accessori beauty dei principali brand del settore, presenti sulla piattaforma. La novità ci sembra utile, comoda e facilmente fruibile, ma sorge spontanea la domanda: Pinterest ha voluto prendere ispirazione da feature già esistenti su Snapchat e Instagram per avvicinarsi alla loro comunicazione veloce e immediata o ha voluto semplicemente rispondere a un’esigenza degli utenti?

social network

Dopo Instagram, le Spotify Stories: what a time to be alive!

Quando pensi di averle viste tutte con Instagram, ecco che arrivano le storie anche sulla piattaforma svedese!
La prima a testare questa funzionalità è stata la beauty youtuber Summer Mckeen che Spotify ha scelto per lanciare questa nuova feature in cui i video personali dell’influencer sono presenti all’interno delle playlist pubbliche sulla piattaforma. Le storie di Spotify mantengono le caratteristiche principali delle altre app con la differenza sostanziale che in questo formato ovviamente è previsto l’utilizzo della musica e delle playlist. Non ce lo aspettavamo proprio.

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La prima Spotify influencer, scelta per la quantità di playlist personali presenti sul profilo, ha fatto da spartiacque per questa nuova feature, infatti pare che nel breve periodo potremo vedere tanti altri artisti pubblicare queste storie. L’azienda svedese ci tiene a precisare però che non vuole trasformarsi un social media, ma solo ampliare l’esperienza che l’utente può fare con la musica.
Anche in questo caso la domanda ci sorge spontanea: solo a noi sembra che la direzione presa da Spotify non sia così lontana da quella di altri social media? L’utilizzo di influencer e la nascita delle stories potrebbe essere interpretato come un modo per rendere più veloce la diffusione delle novità nel campo della musica con un contenuto breve ma efficace e le case discografiche già si sfregano le mani.

instagram

IGTV: c’è nessunoooo… ?

Su Instagram il tasto IGTV è scomparso e non per sbaglio. L’app lanciata un anno fa non ha raggiunto i risultati sperati (lo avevamo già notato a fine marzo 2019) quindi Instagram ha deciso di rimuovere il tasto ad hoc che dall’applicazione principale portava su IGTV, lasciando comunque la possibilità agli utenti di passare a questa app o scaricarla per guardare video fino a 10 minuti. Il popolo di Instagram ha dato un feedback chiaro: vince la velocità, lunga vita ai video brevi!

Leggendo queste novità ci rendiamo conto che il panorama social, e non solo, si sta uniformando e procede sempre di più verso una comunicazione veloce e immediata, fatta di contenuti brevi, il cui formato principe è quello delle Stories. Abbandoniamo quindi le strategie confuse, lunghe e macchinose e pensiamo ad una comunicazione più semplice, intuitiva e soprattutto immediata. Condensiamo i contenuti in un arco di tempo breve in modo che siano efficaci e diretti per i followers. Vi stupireste se la durata delle stories un giorno venisse ridotta a 10 secondi? Noi no.

Pinterest introduce i Rich Pin. Quali vantaggi per i brand?

Pinterest è un social network che permette ai suoi 48,7 milioni di utenti (dati ComScore di febbraio 2013) di catalogare in board le proprie passioni e condividerle in rete. La catalogazione avviene tramite il pulsante Pin It che permette, anche tramite mobile, di catturare le immagini, commentarle e pubblicarle sul proprio profilo.

Una piattaforma che ha velocemente conquistato un pubblico di donne giovani, con un alto reddito e propense a fare acquisti online. Un target che le grandi catene e i brand che puntano sull’ecommerce, non si vogliono lasciare sfuggire. Un’indagine di Sephora ha evidenziato che gli utenti sono propensi all’acquisto su Pinterest 15 volte di più rispetto a quando navigano su Facebook. Infatti, mentre Facebook si presta ad aumentare la brand awareness, a facilitare il CRM e il dialogo della marca con i propri utenti, Pinterest è il luogo ideale per la promozione dei propri prodotti.

In quest’ottica, sono stati da poco introdotti i Rich Pin.

Cosa sono i Rich Pin?

Solitamente gli utenti pinnano i prodotti che amano nelle proprie board, l’immagine pinnata conserva il link del sito di provenienza. In questo modo, se su Pinterest un utente vede un prodotto che gli piace, basterà cliccare sul pin per scoprire come acquistarlo. Da oggi, le aziende possono creare dei pin “aumentati” che contengono una serie di informazioni che l’utente può visualizzare senza uscire dalla piattaforma. Per ora, sono tre le categorie di pin che possono esser aumentate: i film (cast e anno di produzione), le ricette (ingredienti e modalità di esecuzione), i prodotti (prezzi e disponibilità).

rich pin movie

Quali sono i vantaggi dei Rich Pin?

Integrare le immagini di prodotto con informazioni aggiuntive, permetterà ai pinners che pubblicano immagini dal sito di viralizzare una serie di informazioni e catturare l’interesse degli altri pinners. Inoltre, un utente sarà più interessato a seguire su Pinterest profili di brand che forniscono informazioni aggiuntive e facilmente fruibili sui prodotti, senza dover uscire dalla piattaforma .

Conclusione

Integrare i rich pins nel proprio sito consentirà ai brand di attuare una strategia digitale che coinvolga e conquisti followers su Pinterest, aumentando di conseguenza i referral e le vendite.

Gli analytics di Pinterest: quali vantaggi per i brand?

C’è chi pensa che si rivelerà una bolla di sapone, chi pensa che resterà uno dei protagonisti del mondo dei social media. Parlo di Pinterest, il sito con la crescita più alta di sempre che, dopo una lunga fase di silenzio, è tornato alla ribalta rilasciando alcune importanti features. Ultima in ordine temporale è l’accesso agli analytics.

Fissare KPI, valutare concretamente il raggiungimento di obiettivi strategici e i vantaggi derivanti dall’utilizzo di Pinterest erano esigenze espresse da tempo dalle aziende: in mancanza di servizi specifici per i profili business, la piattaforma correva seriamente il rischio di essere esclusa dagli investimenti.

D’altro canto  non utilizzare Pinterest poteva essere un’occasione persa, non si può infatti sottovalutare la sua capacità di drenare traffico verso siti terzi e l’alto tasso di conversione all’acquisto. L’anima marcatamente commerciale emerge anche dal seguente sondaggio di Bizrate che riporta le diverse ragioni che spingono gli utenti ad utilizzare Facebook e Pinterest:

Reasons for using Pinterest Facebook

L’introduzione degli analytics è sicuramente un enorme passo in avanti per dimostrare alle aziende quali sono i vantaggi derivanti dall’investimento nella piattaforma, oltre all’importanza che ormai ricopre Pinterest in una buona strategia digitale. Insomma, finalmente trova risposta la domanda che circolava dal tempo sulla creatura di Silbermann e Sharp: «Bello Pinterest, ma a cosa serve?».

Sapere quanti sono gli utenti che inseriscono nei board immagini tratte dal proprio sito certificato, quanti escono da Pinterest per avere più informazioni su un prodotto pinnato (e magari acquistarlo), quali sono le immagini più repinnate, è un dato che può aiutare i brand (penso soprattutto al settore fashion) per tracciare i gusti degli utenti e la loro risposta rispetto, ad esempio, a nuove linee di prodotti.

Saranno quindi le aziende che concentrano il proprio business sul traffico al sito a trarre i maggiori benefici da questa novità, anche se continua a mancare un dato qualitativo sui follower, la possibilità di carpire i trend nel proprio settore di riferimento, una overview distinta per board. Per ora ci sono dati “autoreferenziali” e solo il monitoraggio quotidiano della piattaforma può restituire un’analisi di tipo qualitativo sulle attività e passioni degli utenti, un elemento fondamentale per comprendere come pinnare in modo da catturare l’attezione.

Facebook lo aveva capito da tempo, fornire un servizio di analytics interno è importante per stimolare la presenza delle aziende. Questa mossa riuscirà a mantenere Pinterest sulla cresta dell’onda?

Dove sta andando Pinterest: 7 domande a Pinterestitaly

Pinterest è uno dei fenomeni sociali più seguiti del momento, ne abbiamo parlato anche qui. I ragazzi di Pinterestitaly, il primo blog italiano interamente dedicato all’argomento, erano a Milano per il Pinstreet Market, che si svolge in questi giorni in concomitanza con la Settimana della Comunicazione. Ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda sul social pinnabile.

Ciao, come è nata l’idea di Pinstreet Market e di portare le board Pinterest nella vita reale?
Il nostro obiettivo quando abbiamo deciso di organizzare Pinstreet era diffondere la conoscenza di Pinterest anche tra coloro che non si sono mai iscritti ad un social network e non ne conoscono le dinamiche: portare Pinterest nei negozi ci è sembrato il modo più immediato per creare curiosità e dimostrare che quello che succede nella rete non segue dinamiche differenti da quelle che si svolgono nella realtà.

Per alcuni Pinterest è un social “in rosa”: è così o c’è spazio anche per il pubblico maschile?
Fino a poco tempo fa Pinterest era ancora un social maschile dove si parlava di nuove tecnologie e linguaggi di programmazione! Oggi, con gli ultimi dati del Global Web Index, la situazione è cambiata e i pinner sono per il 54% delle donne: quindi tutto sommato c’è un equilibrio. Noi pensiamo che Pinterest sia uno spazio dove poter condividere tutti i propri interessi e, in quanto tale, assolutamente asessuato!

Quali sono i settori merceologici che possono trarre i maggiori benefici dall’utilizzo di Pinterest? Potete menzionare qualche case positiva e una negativa?
Per la predominanza delle immagini, Pinterest si adatta sicuramente al food e al fashion, ma in realtà sta alla capacità del brand di adattare la propria comunicazione allo strumento che sta utilizzando. Ad esempio Honda, che conta 4mila followers, ha ingaggiato 5 top pinners invitandoli ad abbandonare il pc per 24 ore e a realizzare un desiderio in cambio di 500$ (salvo poi provvedere a raccontarlo su Pinterest una volta passate le 24 ore!). Un esempio di case negativa è quella di Uniqlo che, attraverso un vero e proprio attacco alla piattaforma, ha invaso lo stream degli utenti con lunghissimi pin dedicati ai suoi prodotti. Sono entrambi casi che hanno avuto visibilità a livello mondiale, ma, secondo noi, due perfetti esempi di buona e cattiva comunicazione.

Quali sono i brand internazionali che hanno colto lo spirito di questo social in modo corretto e che lo stanno utilizzando al meglio?
Sicuramente Etsy con i suoi 158mila followers è un ottimo esempio. Le board ospitano immagini accattivanti; i pin non sono dedicati solo alla vendita, ma collegati anche a blog, articoli, siti esterni; le descrizioni dei pin sono accurate. Inoltre Etsy, tramite le Guest Pinners board, offre spazio e visibilità ad alcuni utenti per raccontare le loro storie attraverso le immagini.

Secondo voi le dinamiche di Pinterest possono essere sfruttate nel giornalismo? In quale modo? Ci sono dei casi significativi?
Moltissimi sono i giornali americani che hanno aperto un account su Pinterest e da giugno anche il New York Times ha finalmente cominciato a costruire le sue boards. Il profilo che ad oggi troviamo più interessante è quello dell’Huffington Post: per loro natura le notizie finiscono in archivio non appena pubblicate, invece il profilo dell’HP, pubblicando i pin collegati agli articoli e dividendoli per board, riesce a tracciare la storia per immagini dei momenti più emozionanti della campagna elettorale negli USA o una selezione delle notizie più importanti in tema di tecnologia e scienza.

Pinterest non ha ancora un sistema di messaggistica tra gli utenti, lo sviluppo di questa funzionalità potrebbe aiutare i brand nelle digital PR?
Pinterest nasce da alcuni maniaci del collezionismo che decidono di condividere online le proprie collezioni e creare un motore di ricerca per le immagini: secondo noi non era nei loro piani diventare il terzo social network negli USA nel giro di 2 anni! Probabilmente devono ancora comprendere che direzione prendere. Sicuramente il livello di interazione tra gli utenti è ancora troppo basso e non permette di sfruttare tutte le potenzialità della piattaforma.

Una delle mancanze di Pinterest è l’impossibilità di acquistare prodotti in modo diretto. Questo fattore potrà penalizzare questo social in favore di altre piattaforme come ad esempio Garage?
In un sondaggio che abbiamo fatto su Pinterestitaly, il 13,6% dei nostri lettori vorrebbe acquistare su Pinterest. Anche se, secondo noi, Pinterest è molto diverso da Garage e Fancy in quanto la vendita può essere un “effetto collaterale”, ma non deve diventare obiettivo primario della piattaforma. Se si trasformasse in un luogo dedicato prettamente al comprare/vendere rischierebbe di trasformarsi soltanto nell’ennesimo spazio dedicato al social commerce.

Ringraziamo i ragazzi di Pinterestitaly per la disponibilità. Siete d’accordo con quello che ci hanno detto? Il modo migliore per esprimerlo è pinnare questo post. In caso contrario, i commenti sono il posto migliore per iniziare una conversazione.