Email marketing: quando la newsletter è un valore aggiunto

L’email marketing è fondamentale per un’azienda, non solo perché ti permette di rimanere in contatto con i tuoi attuali clienti, ma anche perché potresti attirarne di nuovi. Le aziende per molto tempo hanno usato la newsletter per promuovere informazioni commerciali, i loro prodotti e servizi, ma negli ultimi anni i trend a riguardo stanno cambiando. È necessario rimanere al passo con i tempi per capire quali sono i vantaggi che si possono trarre grazie all’email marketing e quali sono gli errori invece da evitare. Ecco il resoconto di una collega IAKI a riguardo.

Perché l’email automation non è funzionale per l’email marketing?

L’anno scorso ho partecipato all’evento Technology for Marketing che si tiene ogni anno all’Olympia a Londra, sull’evoluzione continua della tecnologia e sui latest trend nel settore marketing. Per poter partecipare, mi sono iscritta lasciando il mio indirizzo email nel registration form. Quest’anno non potrò partecipare e dopo aver ricevuto la prima email di invito l’ho fatto sapere all’organizzatore, il quale però ha continuato a scrivermi, o meglio, ad inviarmi email automatiche generando solo nervosismo.

Questo è solo un piccolo e personale esempio che spiega quanto in realtà sia importante ascoltare il proprio pubblico e le sue esigenze. La mail automation non tiene conto di tutto ciò, con il risultato non solo di essere inutile per l’utente ma addirittura frustrante. Questi messaggi standard infatti non prendono atto in nessun modo di quello che l’utente desidera. La stessa dinamica potrebbe essere ampliata su diversi settori: una persona potrebbe ricevere l’offerta o il prodotto sbagliato, al momento sbagliato.

Andiamo nel pratico: se ho recentemente acquistato una piastra per capelli, probabilmente non sono interessata a comprarne un’altra che mi viene offerta tramite email. Vorrei piuttosto ricevere messaggi che siano in linea con le mie esigenze e acquisti precedenti, quindi magari potrei essere interessata ad oggetti che completino il mio acquisto, come ad esempio una spazzola per capelli o un protettore contro il calore emesso dalla piastra stessa.

Ma quali sono le conseguenze? Questo potrebbe portare coloro che ricevono le email a diminuire il loro interesse e di conseguenza a diminuire l’open rate o addirittura, in alcuni casi, a non aprire più per niente le email ricevute da quello specifico brand o nella peggiore delle ipotesi a voler essere rimossi dalla newsletter. Questo studio dimostra che il 54% delle persone dice che annullerebbe l’iscrizione alla newsletter il prima possibile, nel momento della ricezione dell’ennesima email non rilevante.

Email marketing: meno hard selling, più engagement

Abbiamo sopra dimostrato come mandare email automatiche non sia sempre la soluzione vincente. Ma allora qual è il modo più efficace per interagire con il nostro pubblico e come l’email marketing può aiutare il tuo brand?

La chiave è mandare email dal contenuto rilevante a un pubblico segmentato secondo precedenti acquisti, per esempio. Inoltre potrebbe essere utile considerare l’utente non come la persona a cui vendere a tutti i costi il mio prodotto o servizio, quanto più come il mio potenziale acquirente col quale stringere una ‘relazione’.

Scrivere ad esempio efficaci welcome emails, nel momento in cui un nuovo utente si registra sul tuo sito, potrebbe aiutare nell’intento. Queste email infatti, dal TOV spesso personale, dovrebbero includere il nome di colui che manda l’email e dovrebbero dare l’idea di una comunicazione su due fronti e non di un monologo. Successivamente sarebbe importate instaurare un dialogo più familiare e meno corporate e dire all’utente che tipo di email riceverà in futuro e soprattutto, è importante che il brand arrivi alla aspettative dell’utente stesso. Le welcome emails infatti, possono essere usate come test per capire tramite domande, cosa l’utente desidera e quali sono le sue preferenze. La tematica dell’ascolto è quindi una costante per un buon engaging e una buona relazione tra marchio e pubblico.

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Ann Handley

L’email marketing e le CTA non convenzionali (ma efficaci!)

Abbiamo spiegato perché l’hard selling puro e duro non è sempre l’ideale. Coinvolgere il pubblico tramite un efficace story-telling potrebbe essere una soluzione win-win: il brand ci guadagna poiché, tramite il racconto customizzato del suo prodotto o servizio, può raccontare i suoi unique selling points con un approccio più soft, mentre l’utente si sente più coinvolto nel momento in cui riceve email per lui rilevanti e che rispondono alle sue esigenze.

La CTA nelle email è uno degli elementi più importanti e può rappresentare un’ulteriore benefits per l’utente piuttosto che un altro incipit non velato per la vendita. C’è differenza nell’avere una CTA che dice BUY NOW quindi del tutto impersonale, rispetto ad una che invita l’utente a divertirsi come nell’esempio di Trello:

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Trello

L’email marketing non ha, come abbiamo visto, regole standard, ma se fatta in modo adeguato può portare buoni risultati non solo in termini di ROI ma anche per quanto riguarda un valore aggiunto unico per il brand.

Influencer Marketing: quando puntare sui micro influencer?

Il percorso di un brand verso il successo (e la notorietà) è costellato anche da influencer. Avete subito pensato a Chiara Ferragni, dite la verità?
Se nella vostra mente infatti alla parola influencer corrisponde una celebrity del web con milioni di follower è arrivato il momento di farvi cambiare idea.

Già all’inizio del 2019 abbiamo discusso di nano influencer: ci siamo chiesti se puntare su di loro fosse la scelta giusta per una campagna di comunicazione più fresca e se fossero davvero loro i nuovi protagonisti del panorama social.
Oggi, a distanza di qualche mese, possiamo confermare che optare per una strategia di comunicazione che coinvolge nano e micro influencer può dare ottimi risultati sotto diversi punti di vista.

Chi sono i micro influencer?

Ma facciamo un recap: chi sono i micro influencer?
Sono utenti presenti sui social che hanno una follower base che raggiunge al massimo i 50.000 seguaci, sono super appassionati di un argomento specifico o competenti in un determinato settore.

La strategia social da adottare con i micro influencer è differente rispetto a quella per coinvolgere un big influencer, un personaggio famoso/VIP attivo sui social. Infatti il micro influencer comunica le proprie passioni attraverso Facebook, Instagram o in alcuni casi anche su un proprio blog, raggiungendo utenti interessati a quello specifico argomento che hanno quindi in condivisione con lui o lei tutta una serie di modi di dire, abitudini, interessi, comportamenti, ecc… Insomma, “parlano la stessa lingua”.

Tre buoni motivi per scegliere un micro influencer

“Ma hanno un numero minore di follower rispetto a un influencer di grido” potrebbe obiettare il brand.

Certo, ma i loro follower, proprio perché fanno parte di una “nicchia”, di un gruppo ristretto, quasi di un’elite, sono molto più ricettivi ai contenuti proposti.
Seppur arrivando ad un bacino di utenti minore rispetto ad un big dei social network, il micro influencer in alcuni casi riesce a rispondere maggiormente alle esigenze dei brand e diventare un vero e proprio ambassador. Perché?

  1. È specializzato su un tema specifico.
  2. Racconta le proprie esperienze e competenze che ha acquisito in prima persona, condividendole. Questo tipo di autorevolezza è di appeal per un brand che vuole comunicare ad un target con un interesse specifico, per questo motivo scegliere un profilo di questo tipo può rivelarsi la scelta giusta.
  3. È estremamente targettizzato e mantiene la sua credibilità sui social trattando argomenti di cui è padrone e acquistando autenticità nel momento in cui comunica un brand in cui crede realmente.

Brand e micro influencer

Sono molte le aziende che hanno iniziato un percorso di comunicazione con dei nano o micro influencer e sono cresciute insieme a loro raggiungendo entrambe un buon livello di engagement e trust da parte degli utenti.

Ecco qualche esempio:

  • Tonno Nostromo per spingere una delle sue referenze, gustosa, versatile e pratica, ha collaborato con un giovane lavoratore fuorisede Un Terrone a Milano, perfettamente in target per valorizzare le qualità del prodotto con i suoi 10k follower.
  • Unopiù ha puntato sulla blogger, influencer e Interior Stylist Valentina Raviolo che parla a una fanbase di 16,5k follower interessati e attenti a home design. Una strategia che si è rivelata vincente.

     

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Come scegliere se utilizzare macro o micro influencer? L’obiettivo della strategia e il target a cui si vuole parlare guidano la scelta. Se vogliamo parlare ad un gruppo specifico di utenti, perché non affidarsi a loro? Provare per credere!

Buyer personas, personalizzare non è più un’opzione

Età, istruzione, ruolo aziendale, genere: le buyer personas non sono solo questo, ma molto di più. È necessario andare oltre la superficie e scoprire ciò che guida le loro decisioni d’acquisto. Grazie a strumenti e ascolti mirati possiamo conoscere veramente i nostri potenziali clienti e strutturare una strategia di marketing di successo.

Oggi più che mai la comunicazione è passata da un approccio di massa a un rapporto one to one: le aziende hanno l’opportunità di costruire un rapporto diretto e proficuo con i consumatori.

Pensare e realizzare una strategia di marketing che parta dallo studio dei consumatori è imprescindibile. In IAKI lo sappiamo bene, per questo l’approccio che proponiamo segue questa filosofia.

L’identificazione delle buyer personas, i clienti ideali che rispecchiano i consumatori reali del nostro prodotto o servizio, non sono quindi un’opzione da valutare, ma la base dalla quale partire per costruire una strategia di comunicazione vincente.

Il ruolo delle buyer personas

Oltre ai dati di vendita, le aziende possono studiare e raccogliere dati relativi ai comportamenti di acquisto, elementi fondamentali per capire realmente desideri e bisogni dei potenziali clienti finali.

Attraverso questionari, sondaggi, interviste, si possono raccogliere tutti i dati utili per definire il consumatore ideale, mentre studiando e assimilando il loro processo di acquisto è possibile capire e anticipare i reali bisogni.

Grazie alle buyer personas, i brand possono quindi identificare e comprendere al meglio il target a cui rivolgersi, personalizzando i propri messaggi, ad esempio nella realizzazione di campagne advertising, lo si potrà coinvolgere nel migliore dei modi.

Non basta definire un macro target come una generazione, ma è fondamentale capire come realmente si differenziano gli utenti all’interno del gruppo, solo in questo modo sarà possibile creare un messaggio realmente efficace e personalizzato per l’audience di riferimento.

L’importanza dell’ascolto

Ricerche online e offline e ascolto approfondito sono la base di partenza per comprendere al meglio i potenziali clienti.

Il monitoraggio non solo degli analytics del sito web, ma anche delle informazioni raccolte attraverso il dialogo con i propri clienti, permette di capire non solo abitudini e bisogni, ma anche gli eventuali problemi e delusioni riscontrati al momento dell’acquisto.

Tutte queste informazioni sono fondamentali per la costruzione di contenuti e messaggi personalizzati ad hoc.

Un esempio pratico

Se ad esempio dovessimo realizzare una comunicazione per un brand che eroga servizi legati al sonno, potremmo partire da un ascolto legato alle parole “sonno” e “disturbi”. In questo modo potremmo capire quali sono i disturbi fondamentali di cui parlano gli utenti, scoprendo di cosa si discute maggiormente, con quale frequenza e dove.

Brandwatch
Brandwatch

Con l’ascolto si può avere un’analisi dettagliata filtrando svariati elementi, come ad esempio l’autore, i tag utilizzati, il singolo canale social o altre piattaforme, la lingua, il paese e tanto altro.

Questi filtri possono anche essere applicati a tutti o anche a un solo specifico topic, come ad esempio il mal di testa che risulta essere il maggior top topic, ovvero l’argomento che viene più menzionato.

Attraverso l’ascolto possiamo scoprire il sentiment degli utenti, ovvero quanto le discussioni inerenti agli elementi analizzati sono positive, negative e neutre, oltre a potere nello specifico leggere le singole discussioni e scoprire le fonti in cui si parla di sonno e in che percentuale se ne parla a seconda della piattaforma.

Brandwatch

Nel nostro esempio abbiamo visto alcuni degli elementi che possiamo analizzare rispetto a un argomento, ma lo stesso potrebbe esser applicato a uno specifico marchio, così da capire nel dettaglio la sua brand reputation, cogliendo così gusti e preferenze del target sia nei confronti della nostra azienda di riferimento che verso i suoi competitor.

Attraverso il web listening, ovvero il monitoraggio delle conversazioni del segmento di pubblico di interesse dei nostri clienti, possiamo definire e comprendere appieno ciò che gli utenti pensano del brand, dei prodotti e servizi offerti.

Avvalendoci dell’ascolto identifichiamo al meglio il pubblico di riferimento e targetizziamo la comunicazione, costruendo e implementando la miglior strategia di successo.

Buyer personas e campagne advertising

Conoscendo le buyer personas si possono realizzare campagne advertising con messaggi personalizzati per un segmento di pubblico specifico, mostrando contenuti e diversi usi dello stesso prodotto a seconda di chi lo visualizzerà.

Possiamo concludere dicendo che grazie alla conoscenza delle buyer personas si possono definire e lanciare messaggi mirati, concentrandosi ad esempio su specifiche funzionalità dello stesso prodotto a secondo del pubblico di riferimento che visualizzerà il contenuto.

Pubblicando contenuti specifici cuciti sulle buyer personas, e limitando così il pubblico di riferimento grazie a un target dettagliato, si riducono gli sprechi pubblicitari e migliorano i risultati, risparmiando budget, tutti accorgimenti che possono senza dubbio ottimizzare le campagne di comunicazione di un brand.

Segmentanzione e offerte personalizzate sono alla base di campagne di successo che generano conversione. Differenziandosi dai competitor, offrendo un’esperienza di valore, si strutturerà una strategia vincente.

Volevi solo soldi (virtuali): Libra la criptovaluta di Facebook

Avete ancora dei dubbi sul fatto che Mark Zuckerberg sia una delle persone più influenti del mondo? Forse non sapete che il CEO di Facebook ha recentemente lanciato Libra, la sua criptovaluta. Il suo obiettivo è quello di trasformare l’economia globale con una moneta potenzialmente accettata internazionalmente, grazie all’esorbitante numero di utenti iscritti al social più famoso del mondo. Ma che risvolti potrà avere questa novità? E quali opportunità si profilano all’orizzonte per brand e social advertising?

Libra: un nome, una garanzia

Vi abbiamo già parlato in passato di digital payment, ma ora sembra che davvero qualcosa possa cambiare nel mondo dell’economia. Libra è una moneta virtuale come il più famoso Bitcoin, il cui valore è legato statisticamente a quello del dollaro. Questo significa che lo scambio diventa più agevole e non risente degli alti e bassi usuali del mercato delle criptovalute. Come suggerisce il suo nome – che trova la sua etimologia dal latino e significa bilancia – Libra sarà una moneta più stabile, un valore standard che consentirà di avere meno fluttuazioni nel tempo.

Libra sarà attiva dal 2020 e disponibile su Facebook, Messenger e WhatsApp. Diventerà quindi una valuta internazionale con cui gli utenti potranno scambiare facilmente denaro attraverso le piattaforme che utilizzano ogni giorno. Le persone potranno effettuare piccole transazioni di denaro e usare il credito per acquisti veicolati dalla piattaforma. Un po’ come PayPal, ma con la differenza che Libra scambierà denaro attraverso una moneta virtuale.

Tra i partner già ci sono proprio PayPal, Uber, Visa, MasterCard, Spotify, eBay, Vodafone e altri nomi di spicco. Questi brand in Libra trovano nuovi orizzonti di mercato e al tempo stesso ne fanno da garanti. Facebook sarà dunque il trampolino di lancio, ma non c’è l’intenzione che il social ne detenga il totale controllo: Libra sarà divisa equamente tra i diversi player.

Chi la gestisce? Ne avevamo bisogno?

L’organizzazione no profit Libra Association gestirà la criptovaluta e ne sarà l’autorità monetaria centrale. Per utilizzarla, servirà un wallet, Calibra, gestito da Facebook. Questo wallet prenderà vita su Facebook Messenger e WhatsApp durante il lancio, ma sarà poi disponibile come app per Android e iOS.
Per Zuckerberg e Libra Association, l’avvento di questa criptovaluta è rivoluzionario e necessario. Le piccole transazioni oltre confine hanno infatti un costo significativo a causa delle commissioni applicate dalle banche. Inoltre, molte più persone di quante si possano immaginare – a detta di Facebook, 1,7 miliardi di persone – non possiedono un conto corrente. Per questo, Libra diventa un’alternativa più che valida e dona al villaggio globale un nuovo modo per scambiare denaro, con commissioni ridotte.


Facebook e l’essere umano: un legame imprescindibile

Se Libra dovesse riscuotere il successo pronosticato dal team Facebook, la rivoluzione potrebbe essere sostanziale per il social, per i partner e per la vita delle persone. Facebook darebbe la possibilità ai suoi utenti di accedere tramite il proprio account a un intero sistema bancario e di aprire un conto corrente creando semplicemente un account. Significherebbe tagliare tempi e costi, avere una maggiore accessibilità e facilità nel trasferimento del denaro.

Questo porterebbe, com’è intuibile, a un rapporto sempre più profondo con il social network, praticamente imprescindibile. Insomma: se si vorrà usare Libra, bisognerà passare necessariamente dall’iscrizione a Facebook.

Quali sono le opportunità per l’advertising?

Naturalmente, se la nuova moneta dovesse avere impatto globale, i marketers troverebbero maggiori opportunità con Libra e avranno la possibilità di acquistare ads sulla piattaforma.
Questo significa che gli utenti potranno fare acquisti istantanei rispondendo semplicemente ai post sponsorizzati che vedono su Instagram o Facebook, senza essere rimbalzati su altri siti.
Al contempo, i brand potranno vendere prodotti attraverso Facebook senza passare da venditori terzi o altri metodi di pagamento digitali, potendo avvalersi direttamente del social e rendere gli acquisti degli utenti più semplici e veloci.

Anche i business più piccoli possono beneficiarne. Facebook ha dichiarato che molte piccole realtà non acquistano ads su Facebook perché scambiano principalmente cash, ma che vorrebbero raggiungere potenziali acquirenti attraverso l’advertising sul social. Libra e il wallet Calibra potrebbero rendere più facile l’acquisto di ads su Facebook per questi venditori.

Nuove possibilità anche per l’eCommerce per i paesi in via di sviluppo, che non hanno valute stabili o metodi di pagamento efficienti e troverebbero così un modo per raggiungere nuovi consumatori internazionali.

Quando l’evento incontra Instagram e diventa instagrammabile

Quando l’online incontra l’offline, e insieme contribuiscono al successo di un progetto, allora la “magia” si compie. È il caso degli eventi, che sempre più lasciano la loro dimensione “reale” per approdare sui social allargando la loro audience. In questo modo riescono a raggiungere persone lontane nel tempo e nello spazio amplificando la portata del messaggio.

Un evento instagrammabile è visivamente accattivante e questo incoraggia gli ospiti a scattare foto da condividere sui social media. In un mondo in cui le comunicazioni sono sempre più digitali, gli eventi non sono mai stati così potenti. Il buzz che viene generato sostiene la notorietà (social) di un’azienda e consolida la sua brand awareness.

Gli eventi che mancano di brusio prima, durante e dopo il loro svolgimento falliscono. Ma se un evento è instagrammabile, beh, allora il successo è assicurato! Perché?

Perché Instagram è il social “giusto”

Instagram è uno dei social più utilizzati, sono circa 24,4 milioni gli italiani che lo frequentano e ci passano in media 5 ore al mese. La maggior parte di chi lo utilizza ha tra 18 e i 24 anni e questo lo rende il social media più interessante agli occhi di aziende che aspirano ad avvicinare un pubblico giovane, interessato ai trend e alle novità.

Estetica e piacere visivo sono usate come vere e proprie strategie di engagement che vanno incontro ad un fenomeno sempre più crescente: non smetteremo di pubblicare ciò che compriamo o viviamo in prima persona. Una realtà che sfrutta il social crea un’esperienza su misura per i suoi ospiti incoraggiandoli a scattare e condividere foto sui propri canali, a ricordarne il marchio e i messaggi chiave. L’azienda sfrutta quella che si può intendere come la terza dimensione di Instagram, ovvero lo spettatore online che fruisce l’esperienza attraverso il canale social. Questo approccio travalica il contatto con l’ospite per imporsi su una rete di contatti più ampia: la sua. Si viene così a delineare un nuovo e potenziale mercato di interesse con cui l’azienda non ha contatto diretto, ma deve “fare colpo”. Ecco che qui entra in gioco l’evento instagrammabile: accattivante e carico di elementi esperienziali, capace di cogliere l’interesse dello spettatore per puntare a essere condiviso attraverso un post.

A vantaggio degli eventi instagrammabili ci sono due importanti fattori: gli utenti dei social media sono in genere collegati online con altri simili a loro con cui condividono interessi, hobby, talvolta il lavoro o luoghi di interesse e questo aumenta le possibilità di successo; seconda considerazione, non meno importante, è il fatto che che l’attenzione dei giovani adulti di oggi si sta concentrando su come le loro vite appaiono online tanto che i millennial scelgono una destinazione, che sia un viaggio o un’attività, in base al suo potenziale di instagrammabilità e questo rende l’evento ancora più appetibile.

Eventi belli, famosi e “acchiappa-like”

Per capire di che cosa stiamo parlando abbiamo selezionato alcuni eventi (alcuni global e altri italiani) che negli ultimi anni hanno creato milioni di contenuti su Instagram, ampliando il proprio raggio di azione e arrivando anche a chi non vi partecipa.

Il Coachella Music Festival si tiene ogni anno ad aprile in California: celebrities, influencer e giovani da tutto il mondo sanno che è il festival da frequentare se vuoi dimostrare di essere cool. Quest’anno ha totalizzato, con l’hashtag ufficiale #coachella2019, 220.924 contenuti su Instagram: non male per 9 giorni di musica, che spesso passa in secondo piano rispetto agli outfit dei presenti.

 

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Il celebre Ultra Music Festival, appuntamento per gli amanti dell’elettronica da tutto il mondo, risulta invece più legato alla sua vera essenza musicale (senza look eccentrici da condividere o location da urlo): per lui con l’hashtag #ultra2019 si registrano “solo” 42.816 post.
Tra gli eventi i più chiacchierati del 2019 in Italia, invece, abbiamo due appuntamenti che da anni monopolizzano la scena milanese: in pole position il Milano Fuorisalone che con #fuorisalone2019 vanta ben 110.625 post, seguito dalla Milano Fashion Week il cui hashtag ufficiale di quest’anno, #mfw2019, ha totalizzato 38.655 post.

 

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Come creare un evento con potenziale per Instagram

Numeri alti ed eventi di grossa risonanza mediatica che molti conoscono, condividono e vivono “live” anche attraverso i contenuti social. Ma come creare un evento instagrammabile?

Ecco 5 buoni consigli per un evento con alto potenziale di instagrammabilità:

  1. Una location esclusiva e ben allestita per preparare lo scatto perfetto: si consiglia di ricreare spazi ben illuminati dove gli ospiti possano scattare foto nitide e hanno meno probabilità di essere cancellate
  2. Un allestimento diverso e a tema: impostare sfondi memorabili, dai bellissimi fiori a uno skyline mozzafiato, da contesti hollywoodiani a flower power party
  3. Gadget e props utili e divertenti come oggetti di scena irresistibili per offrire ricordi da immortalare
  4. Intrattenimenti interessanti: corner a tema con photo booth, comici sul palco o spettacoli di teatro, cabaret, musica, live show, la presenza di celebrità o influencer disposti a posare per alcuni selfie – mossa vincente!
  5. Usare gli hashtag: un hashtag personalizzato e dedicato all’evento facilita la localizzazione delle foto.

Instagram nasconde i like: più contenuti e meno pressioni

Il 17 luglio 2019, con un tweet dal canale ufficiale, Instagram ha annunciato il lancio dei test per la rimozione del numero dei like. Tra i paesi inizialmente coinvolti è presente anche l’Italia, uno dei paesi maggiormente attivi sul social. Se la feature venisse rilasciata ufficialmente, non sarebbe più possibile visualizzare il conteggio totale dei like ricevuti da una pagina/utente.


A cambiare sarà l’approccio verso il contenuto e l’interazione, sia per gli utenti che per i content creator. Tutti coloro che utilizzano Instagram per la diffusione di propri contenuti, soprattutto i numerosi Brand attivi sul canale, si troveranno costretti a rivalutare la propria strategia di comunicazione. Vediamo quindi che cosa cambia e perché, forse, non è ancora il momento di entrare nel panico.

Le ragioni della scelta di Instagram

Il Private Like Count, come definito dall’Head of Instagram Adam Mosseri durante l’ultima Facebook Conference for Developers, rappresenta una modifica essenziale considerando le dinamiche d’interazione di Instagram, in grado di limitare l’acceso dibattito sull’influenza negativa del social sulla sfera psicologica dell’individuo in cerca di approvazione.
Questa modifica avrebbe un risvolto positivo, sia per gli utenti che l’ambiente social in merito a pratiche poco trasparenti.Già lo scorso novembre Instagram delineava il percorso da seguire per garantire l’autenticità dell’ambiente: porre un freno alle interazioni non autentiche. Il botting, pratica che prevede l’acquisto di veri e propri pacchetti di like, commenti o follower, perderà esponenzialmente valore favorendo la centralità del contenuto e dell’originalità.

Valorizzare le modalità di fruizione dei contenuti e l’esperienza dell’utente, concentrandosi sulla pubblicazione e meno sul numero di like, le motivazioni che hanno spinto Instagram ad implementare la feature.

Diminuirà il numero di contenuti prodotti dagli utenti?

Con la rimozione del numero di like, in grado di quantificare il grado di apprezzamento di un contenuto, l’utente potrebbe essere indotto a NON lasciare un like, trovandosi privato di quell’input in grado di far la differenza. Robert Cialdini, massimo esponente degli studi sulla persuasione, commenterebbe questa feature partendo dal concetto di riprova sociale. A livello inconscio l’utente valuterebbe in maniera differente un contenuto se potesse conoscere quantitativamente l’apprezzamento degli altri.
Potrebbero, quindi, essere due gli scenari che riguardano la quantità di contenuti pubblicati:

  • un incremento del tasso di pubblicazione, soprattutto da parte degli utenti con pochi follower o media-like
  • una riduzione del tasso di pubblicazione, penalizzando chi invece pubblica contenuti per ottenere consensi e scalare la vetta. Gli influencer, soprattutto nano e micro potrebbero essere penalizzati dalla rimozione del numero di like

Brand e Influencer: maggior peso alle Stories?

Questa feature potrebbe dar luogo ad un incremento di fruizione del numero di stories: è Instagram stesso che individua nelle stories quel format in grado di garantire un’interazione maggiormente fruibile e godibile. Con la continua introduzione di stickers e personalizzazioni, interessanti per il perseguimento di customer engagement, il maggior peso assunto dalle stories valorizzerà ulteriormente determinate metrics (screenshot e condivisione delle stories, partecipazione a sondaggi, messaggi ricevuti, numero di clic al link o di swipe) evitando dunque di concentrarci troppo sulle vanity metrics. La mancata visualizzazione del contatore agirà, sotto questo punto di vista, sfavorendo l’individuazione dell’engagement rate. Non sarà più immediatamente verificabile, ad esempio tramite i numerosi tool reperibili online, richiedendo analisi più accurate per capire quali contenuti performano più di altri.
I contenuti presenti sul feed, considerando la centralità che verrà sempre più attribuita alle stories, richiederanno un livello di diversificazione maggiore rispetto a prima.

Sperimentare nuovi format

Contenuti dinamici come video, Question & Answer e caroselli, potrebbero generare un tasso di coinvolgimento maggiore rispetto a contenuti statici. La cura del layout grafico, la scelta delle immagini, dei soggetti del video, degli effetti di transizione ed ancora delle captions indicate per post, i key factors da tenere sotto osservazione per il coinvolgimento del proprio target.
Il numero di like potrà anche non essere più visibile ma Instagram offre una vasta gamma di feature che potranno assolvere al compito di ingaggio degli utenti, di traffico e di awareness forse anche meglio di un “like”.

La nostra opinione è che: riuscire a prevedere i trend, analizzare profondamente la risposta del proprio pubblico, imprimere valore ai contenuti, diventerà vitale per evitare di essere colti di sorpresa e sfruttare questo “nuovo” scenario a proprio vantaggio.

Advertising su TikTok: come e perché farla!

È l’app più scaricata del 2018, territorio della Generazione Z e apprezzata per le numerose feature che permettono agli utenti di esprimere la loro creatività in mille modi.
Insomma, se il vostro brand vuole comunicare a questa fascia di giovanissimi consumatori, dovreste assolutamente conoscere TikTok e incominciare a pensare allo sviluppo di una strategia di comunicazione per questo canale.

L’utilizzo di questa app è un fenomeno in ascesa anche in Italia e, come tale, non può essere ignorato dai brand che vogliono rivolgersi ai giovanissimi. Abbiamo già elencato i motivi per cui diventerà sempre più essenziale fare marketing su TikTok; oggi approfondiamo una di queste motivazioni: la possibilità di fare advertising. Dall’inizio del 2019 infatti, la piattaforma ha lanciato diversi formati di sponsorizzazione.

I formati di advertising disponibili su TikTok

  • Branded Takeover
    Si tratta di una creatività full screen (animata o statica) che appare all’apertura dell’applicazione.
    Questo formato permette sia di rispondere ad un obiettivo di awareness (es: lancio di una challenge), sia di portare l’utente su una landing page. Solo un brand al giorno per ogni paese può “prendere possesso”di questa tipologia di ad. Da qui il termine “takeover”. I KPI di campagna in questo caso sono: impression, clic e reach.
  • In-feed native video
    Questi contenuti sponsorizzati appaiono nella sezione “Per te”. La creatività è video in autoplay, alla quale si può aggiungere il tasto di call to action più adatto alla propria campagna (gioca, scarica, acquista…). Questo tipo di inserzione è perfetta per rispondere agli obiettivi di traffico o download; le metriche di misurazione delle prestazioni sono impression, clic, CTR, video views a 3 secondi, a 10 secondi e totali, tempo medio di visualizzazione e tasso di engagement.
  • Hashtag Challenge-ad
    Il meccanismo della challenge è diffusissimo su TikTok: un brand lancia un trend e relativo hashtag invitando gli utenti a produrre contenuti in linea con il trend. Il meccanismo ha lo scopo di creare awareness attorno al brand o ad uno specifico prodotto/servizio. Gli spazi sponsorizzati dedicati a questo formato sono diversi:
    – Banner dedicato nella pagina di ricerca e una posizione di rilevanza nella parte inferiore, in cui si visualizza l’anteprima dei video pubblicati con quell’hashtag.
    – Immagine e descrizione della challenge nella parte superiore della Challenge Page, alla quale si accede cliccando sul banner della pagina di ricerca. Subito sotto la description viene inserito  il disclaimer che dichiara la partnership di sponsorizzazione.
    Non è insolito che, per dare slancio all’attività, in una hashtag challenge vengano coinvolti dei TikToker, ovvero creator famosi sulla piattaforma con un numero elevatissimo di follower e soprattutto noti perché capaci di creare video virali.

Tra le case internazionali di rilevanza c’è sicuramente la challenge #wewillrockyou, lanciata in occasione dell’uscita del film “Bohemian Rhapsody” dall’account TikTok ufficiale @borhapmovie.


Tik Tok Bohemian Rhapsody

  • Branded Lenses
    Un formato fortemente customizzabile, creativo e potenzialmente virale per i brand: si tratta della creazione di maschere e oggetti 2D e 3D che gli utenti possono utilizzare inserire nei loro video. Queste feature rimangono a disposizione per 10 giorni, nei primi 5 viene garantita loro una posizione in evidenza nella sezione “Trendings”.

Si tratta di un formato interattivo e divertente, che crea una connessione diretta tra brand e la GenerazioneZ di TikTok, abituata a testare nuove possibilità per esprimersi.

Perché investire in advertising su TikTok?

  1. Per intercettare i giovanissimi, che rappresentano il core target della piattaforma.
  2. Se i vostri servizi e prodotti hanno punti in comune con TikTok: creatività, libertà di esprimersi ed essere se stessi, forte personalizzazione.
  3. Al fine di aumentare la vostra brand awareness, lanciando una challenge e aumentando così il word of mouth sul vostro marchio.
  4. Per le continue ottimizzazioni degli strumenti di advertising, come per esempio le possibilità (attualmente in beta) di targettizzare i contenuti per interessi, creare pubblici personalizzati e tracciare l’attività tramite pixel.

I motivi per pensare ad una strategia di marketing su TikTok sono molti insomma. Se con i nostri articoli vi abbiamo incuriositi e state pensando di aprire un profilo, abbiamo un’ultima tips per voi: passate a trovarci e studieremo insieme la strategia perfetta per il vostro brand!

Go green: quando l’organizzazione di un evento è ecosostenibile

La sostenibilità ambientale è un tema caro al cuore di molti e, attualmente, molto discusso anche in ambito aziendale. La sempre più crescente attenzione dei consumatori nei confronti di un pensiero ecosostenibile, infatti, ha portato ad una sensibilizzazione del tema anche da parte di molte imprese che hanno adottato nuove strategie green, cercano di dimostrare ogni giorno i loro interventi in campo ecologico. A questa necessità rispondono gli eventi, che come abbiamo già visto sono ottimi strumenti di marketing, e ricadono tra prime scelte di una azienda che vuole trasmettere una nuova immagine di sé stessa.

Eventi ecosostenibili fantastici e come crearli

L’evento rappresenta l’approccio diretto al (potenziale) consumatore che si manifesta in un’esperienza concreta vissuta al livello emotivo dai partecipanti e reattiva al mercato anche in fase di follow-up. Un evento, in realtà, già in sé causa un notevole impatto ambientale perché produce molti rifiuti ed è ad alto consumo energetico, ma, se una azienda vuole sensibilizzare la propria strategia in termini di ecosostenibilità, in primis, deve limitare i danni creati dall’evento stesso e fare quindi molta attenzione agli sprechi. Di base, la disciplina che muove un comportamento virtuoso in tal senso si può riassumere nella “regola delle tre erre”: Ridurre (la quantità di materiali consumati), Riutilizzare, Riciclare, ma come si realizza nella pratica un evento green?

How to: 10 piccoli accorgimenti per creare un evento green

Ecco che di seguito si propone un Decalogo che riporta una serie di consigli funzionali, ma sopratutto accessibili e rappresenta una concreta guida alla realizzazione di Eco-Evento:

  • Ridurre la produzione di gadget e la quantità di carta utilizzata per manifesti, locandine e volantini che spesso si stampano in numero eccessivo e, dove si può, sostituirli con carta riciclata;
  • Digitalizzare le “scartoffie” burocratiche e di logistiche in fase di back-office (come preventivi dei fornitori, piantine delle location, conferme di iscrizioni, etc..) che in versione telematica sono, senza dubbio, più facili da rintracciare, trasmettere e archiviare;
  • A tavola, sostituire stoviglie e posateria con mis en place di plastica o materiale riciclato e/o riciclabile ed evitare la distribuzione di in mono-porzioni finger food, anche se molto in voga al momento;
  • E ancora, promuovere un’offerta di catering con alimenti stagionali e a km 0;
  • Organizzare una corretta ed efficiente raccolta differenziata dei rifiuti anche durante l’evento;
  • Prediligere l’uso di locali e strumenti caratterizzati da basso consumo energetico e/o sfruttamento di fonti rinnovabili come strutture con impianto fotovoltaico, solare-termico o eolico;
  • Installare distributori di acqua pubblica e potabile e consigliare ai partecipati di usare una sola bottiglietta di acqua da riempire per tutta la durata dell’evento;
  • Avere cura di non superare i limiti di emissioni acustiche e luminose stabilite per legge e limitare gli effetti ad azioni necessarie;
  • Usare gli apparecchi digitali con moderazione per non gravare sull’inquinamento elettromagnetico prodotto dagli smartphone e impianti wireless e invitare gli ospiti a fare lo stesso;
  • Promuovere spostamenti privati e/o con trasporto pubblico come esperienza di mobilità condivisa dal basso impatto ambientale.

In particolare questo tipo di eventi possono essere di aiuto all’azienda stessa per venire a contatto e creare rapporti collaborativi con altri aziende promotrici di eventi green, aziende che forniscono prodotti ecosostenibili e aziende incaricate della raccolta e del riciclaggio dei rifiuti.

Green Carpet Fashion Awards: come l’Italia celebra l’ecosostenibilità

In Italia un esempio di evento total green in questi termini è sicuramente il Green Carpet Fashion Awards, un’iniziativa che, ormai arrivata alla sua terza edizione, annualmente celebra i traguardi raggiunti in materia di sostenibilità all’interno della filiera della moda e del lusso. L’evento, in linea con una pura idea di ecosostenibilità, vanta un allestimento floreale totalmente riciclabile (le piante utilizzate vengono poi ripiantate), un catering del tutto bio e a km zero e una mise en place elegante e esclusivamente frutto di plastica riciclata.

Ecosostenibilità: il futuro si tinge di green

Insomma, ecosostenibilità non è sicuramente sinonimo di risparmio, ma è un impegno reale per molte imprese medio grandi ed è lo specchio di una società che sta cambiando. Nei cittadini è aumentata la consapevolezza e l’attenzione per aziende che si assumono responsabilità ambientali e mostrano una rinnovata mentalità del management. Promuovere eventi in parte o totalmente green è sicuramente la base da cui partire per rispondere alle nuove esigenze del mercato e creare un livello di coscienza superiore.

TikTok: il social che fa rima con entertainment

TikTok è senza dubbio l’app del momento e se non ne avete ancora sentito parlare ci dispiace, ma o negli ultimi mesi avete vissuto su Plutone o… no niente, dovete per forza aver vissuto su Plutone. Ecco cos’è e perché è a tutti gli effetti il nuovo social del momento.

TikTok: il social per esprimere al meglio il tuo lato creativo (e divertirsi!)

Internet è un posto meraviglioso, quando pensate di averle viste tutte, ecco che dal cilindro del Web spunta l’ennesima novità, pronta a ridefinire gli standard dei social network e a conquistare gli smartphone il cuore dei teenager–e non solo.
Il fenomeno social del momento si chiama TikTok, arriva dalla Cina e, in pochissimo tempo, si è ritagliata il suo posto d’onore all’interno di App Store, tanto che nel 2018 è stata l’app più scaricata dai centennials.

Ma andiamo per ordine.
TikTok nasce dalla fusione con Musical.ly che, nel 2017, viene acquisito dal colosso ByteDance. 
Con il rebranding che ne consegue, l’applicazione non si presenta più come una piattaforma musicale in cui creare e improvvisare lip sync, ma si trasforma in un social dove mettere in mostra il proprio talento, improvvisare challenge e divertirsi.

Il pay-off dell’app è “Make every second count”, ovvero “Rendi speciale ogni momento”. Ed è così che l’app raggiunge il suo intento di intrattenere le folle, grazie ad innumerevoli features e aggiornamenti costanti. TikTok è diventata, quindi, a tutti gli effetti, una vera e propria app di videomaking, sbaragliando la concorrenza, e adesso vi spiego il perché.

TikTok: tante feature per l’app di intrattenimento che sta spopolando nel mondo

Il meccanismo con cui TikTok appassiona un utente che si approccia per la prima volta all’app è piuttosto immediato: nonostante le tantissime feature che offre, l’app risulta essere molto semplice e, volendo raggruppare le possibilità di utilizzo in macro-gruppi, possiamo dire che TikTok può essere utilizzato per creare video divertenti o semplicemente guardarli e interagire con essi. La creazione dei contenuti è supportata da innumerevoli funzionalità, quali l’uso di maschere, sticker, filtri (anche in realtà aumentata), la possibilità di creare tagli molto veloci e accattivanti che catturano l’occhio e che, volente o meno, ti tengono incollato allo schermo.
Tra potenzialità meno conosciute dell’app c’è inoltre la possibilità di modificare il video frame per frame, rendendo ogni contenuto più unico che raro. I newbie però non si disperino: se ancora non vi sentite creatori contenuti all’altezza, l’applicazione vi dà la possibilità di interagire con i video presenti nel feed e registrare una reaction da postare sul vostro profilo.

Tutti pazzi per TikTok: l’invasione dell’app di intrattenimento è appena cominciata

Sono tantissimi gli utenti di TikTok ed è difficile categorizzarli: abbiamo di fronte un mondo multiforme e composito formato da artisti, cantanti, attori, gamer, ballerini, comici, sportivi. Un buon inizio, per cominciare ad utilizzare l’app, può essere quello di lanciarsi nelle challenge e cercare gli hashtag per trovare i TikTokers da cui si è attratti.
Se l’obiettivo primario di TikTok è quello di far divertire i suoi utenti, possiamo tranquillamente affermare che, fino ad ora, ci sia riuscito benissimo, considerato che molti dei meme e dei video virali che abbiamo visto negli ultimi mesi sono nati proprio da lì.

TikTok mania: 5 motivi per fare marketing sull’app del momento

Il successo planetario di TikTok, come vi avevamo già accennato in questo articolo, non è passata inosservata agli occhi di moltissimi brand i quali hanno sfruttato le potenzialità dell’app per rinnovare la propria strategia social. Tirando un po’ le somme, vediamo 5 motivi per cui i brand dovrebbero continuare a fare marketing sull’app:

  • Solo l’Italia registra oltre due milioni di utenti attivi ogni mese; i numeri, ovviamente, si impennano notevolmente in Europa e in America;
  • Rispetto a tutti gli altri social network disponibili, TikTok ha un tasso di viralità altissimo–e qui non ci sono numeri a parlare, ma solo l’esperienza personale dopo aver aperto un profilo;
  • L’applicazione è popolata da influencer con centinaia di migliaia di follower;
  • La possibilità di coinvolgere community specifiche attraverso il lancio di challenge studiate ad hoc per un determinato target;
  • Il brand takeover, che consente di inserire inserzioni pubblicitarie nel flusso di video riprodotti dagli utenti

Insomma, in pochissimo tempo l’app è riuscita a farsi amare da migliaia di ragazzi/e, e siamo sicuri che non si sia giocata ancora tutti i suoi assi nella manica. Perciò tenetevi pronti, l’invasione TikTok è solo cominciata.

Creare un sito web: lo starter pack per cominciare

L’altro giorno mi sono imbattuta nell’articolo di Davide Pozzi, dal titolo “Quanto costa un sito web?”, un pezzo semplice e chiaro per chiunque, addetti o non addetti ai lavori.
Ho letto l’articolo tutto d’un fiato perché, per noi project manager del digitale 3.0, questo quesito fa parte delle 10 grande domande dell’esistenza, alla pari di “Perché viviamo?”, “Cos’è l’amore?” e “C’è la vita dopo la morte?”.

Diversi sono i fattori determinanti, concordo con Davide: in base alle decine di siti che ho visto e condotto alla nascita e alla rinascita (talvolta dalle ceneri) in questi anni, provo a razionalizzare anche io.

Gli step necessari per la creazione di un sito: da che parte cominciare?

Sia che si voglia procedere alla produzione di un sito da zero, che al rinnovo di un sito già esistente, si procederà con le seguenti attività:

  • Analisi del settore di riferimento
  • Analisi dei siti dei competitor
  • Analisi UX e proposta di funzioni
  • Alberatura e organizzazione dei contenuti
  • Produzione wireframe di template
  • Layout grafico
  • Sviluppo tecnico frontend e backend
  • Test e Fine-tuning
  • Project Management

Questo blocco di attività necessarie si dilata o si comprime a seconda della dimensione e profondità di un sito: un sito istituzionale statico richiederà uno sforzo minore rispetto ad esempio ad un e-commerce complesso. Un portale web, invece, richiederà potenzialmente un effort maggiore rispetto ad un sito dinamico di news.

Analisi del sito e customizzazione: tutti i fattori da tenere in considerazione per un sito web

Qualunque sia l’intervento (fare un sito, rifarlo o rinnovarlo) la fase di analisi è comune.
Il web sfreccia velocissimo sotto ai nostri piedi e, se non si impara a correre, si rischia di rimanere molto indietro. Per questo motivo, per ogni intervento importante sul proprio sito, sia anche di sola modifica grafica dell’interfaccia, vale la pena di investire alcuni giorni di pura analisi del trend di mercato e di settore, nonché della user experience per arrivare alla conversione, qualunque essa sia.

Occorre esaminare e catalogare tutto il contenuto e verificarne la fruizione attraverso i tool di analisi (ad esempio Analytics e i suoi diagrammi di flusso di navigazione) per cercare di capire le aree di miglioramento e le nuove tendenze di comportamento sul sito. Vi renderete conto di quanto non conosciate mai a sufficienza i vostri utenti: non a caso, si tratta pur sempre una “relazione”!

In tutto questo, dobbiamo tenere in considerazione due importanti fattori per la costruzione di un sito:

  1. Ormai i clienti sono più o meno digitali e vogliono poter intervenire in autonomia
  2. La possibilità di customizzazione del frontend

Per questo, in fase di creazione, è ormai imprescindibile l’uso di un CMS (rigorosamente open-source) che è completamente personalizzabile e permette, tramite l’editor, di accedere facilmente ai contenuti e attuare con facilità l’intervento voluto.

L’uso di CMS ha diversi ulteriori vantaggi: alleggerisce in parte la produzione tecnica e i relativi costi del sito. Quanto? Ancora una volta dipende. Dalla profondità della customizzazione, dalle necessità di intervento del cliente e dal CMS stesso scelto per il proprio sito. Sì, perché i CMS non sono tutti uguali. Il consiglio però sempre lo stesso: fidatevi dei più conosciuti. WordPress, Drupal, Joomla, Magento, Typo3 sono i più diffusi, i più testati ed aggiornati.

Semplificare per ottimizzare i tempi di produzione di un sito: libertà artistica e atomic design

Al netto delle esigenze di comunicazione e di efficacia del messaggio, per un sito le priorità di oggi sono: velocità di caricamento, responsività totale, qualità e coerenza nella presentazione dei contenuti.

Oggi, la moltitudine di dispositivi in circolazione e la crescente necessità di velocità nel passaggio fra le diverse pagine, ha totalmente cambiato la prospettiva: non è più pensabile lavorare pagina per pagina, si deve procedere per elementi che poi vengono assemblati tra loro per creare, prima il template, poi la pagina.
Questa ulteriore ottimizzazione è possibile solo con una stretta collaborazione e intesa tra reparto art e reparto tech che, come in un balletto, fin da subito si scambieranno materiali, opinioni e ottimizzazioni, nella piena consapevolezza che, alla fine delle danze il sito sarà più veloce e coerente nelle diverse pagine, mantenendo la qualità dell’idea creativa.
Dal momento che alcuni siti hanno qualche decina di elementi, mentre altri addirittura superano il centinaio, il costo non sarà calcolato per pagina, sezione o template, ma soppesando volume e complessità degli elementi in gioco. Semplificare è sempre e comunque la parola chiave dell’ottimizzazione di tempi e costi!

I tre elementi fondamentali (e obbligatori) per la gestione di un sito

Una volta creato il vostro sito, dovrete tenere a mente tre elementi imprescindibili:

  1. La produzione di contenuti: un aspetto molto importante, che potrà essere seguito direttamente dall’azienda cliente oppure essere demandata all’agenzia e al suo Team di Copywriters, SEO friendly.
  2. La consulenza SEO: a meno che il vostro sito non abbia un nome altisonante, diffidate sempre da chi offre questo servizio come facoltativo. SEO significa analisi del posizionamento, delle keyword più utilizzate per raggiungere il sito in modo organico e quindi gratuito, garantendo un posto sicuro nell’Olimpo di tutti i siti.
  3. Last but not least, la basic maintenance: i CMS sono strumenti imprescindibili, abbiamo visto, ma richiedono un minimo di manutenzione tecnica che non può essere sottovalutata. I plugin da aggiornare sono un insidioso esempio, dietro cui si insinuano labirintici bug capaci di mettere a rischio il funzionamento dell’intero sito.

Extra budget: l’importanza di gestire i costi extra per la felicità degli utenti

Tutto ciò che non è stato menzionato è da considerarsi budget extra e facoltativo.
Questi costi possono aumentare in modo considerevole l’effort per la produzione del sito, (fino anche al +50%!) ma spesso fanno parte di un progetto più ampio e a larghe vedute. Prendiamo ad esempio la marketing automation e i chatbot.

In un’era in cui tutte le attenzioni si stanno finalmente spostando sull’utente, è necessario procedere passo passo con lui, in modalità one-to-one: messaggi personalizzati sui canali più performanti, raccolta dati del singolo utente, lettura e utilizzo di questi dati per fornire una tra le più efficaci esperienze dell’utente sul sito. Un utente sarà perciò sempre più guidato verso la conversione, in quanto sarà il sito stesso a dare anticipatamente tutte le risposte evitando eventuali ripensamenti.

In conclusione, la creazione e la gestione di un sito web sono, come in tutti i casi, un investimento che può aiutarvi a raggiungere i vostri obiettivi, rendendo i funnel-bounce più radi, migliorando le conversioni e rendendo gli utenti più felici. Così, anche voi!