Gli eventi ai tempi del Covid: l’opportunità è digitale

Il mondo degli eventi è stato il primo a fermarsi non appena è arrivato il Covid e, molto probabilmente, sarà l’ultimo a ripartire per come lo conosciamo. Durante il periodo estivo pian piano qualcosa ha ripreso a ingranare, ma gli eventi vanno ora nuovamente incontro a una fase di fermo.

I lavoratori dello spettacolo hanno manifestato il 10 ottobre in Piazza Duomo a Milano per chiedere al governo attenzione e interventi per far ripartire il settore e soprattutto per far tornare al lavoro gli oltre 570.000 professionisti fermi ormai da febbraio. Nonostante le argomentazioni della manifestazione Bauli in piazza con il recente Decreto Ministeriale del 25 ottobre è ufficiale, gli eventi e i congressi chiudono nuovamente, nonostante i rigidi protocolli di sicurezza adottati.

L’event industry sta soffrendo moltissimo, un settore che produce 65,5 miliardi di euro con un impatto sul PIL italiano di 36,2 miliardi di euro/anno e che coinvolge 569 mila addetti ai lavori.
I danni prodotti dal Covid sono incalcolabili e incideranno in maniera profonda anche sul 2021.
Si stima che ogni anno agli eventi partecipino 56,4 milioni di persone (dati Oxford Economics/Istituto AstraRicerche/ADC Group).

Non sono solo gli organizzatori degli eventi, tantissime altre microimprese gravitano intorno a questo settore: allestitori, catering, interpreti, operatori video, albergatori e tanto altro.

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L’opportunità del digitale

Ad oggi, secondo Events&LiveIndustry, l’iniziativa che raggruppa le associazioni della comunicazione live, dell’industria dei meeting e di tutta la filiera dalle agenzie alle aziende, sono stati cancellati più della metà degli eventi previsti per il 2020 e manca la possibilità concreta di programmare il calendario degli eventi del 2021.

Non è detto che non esistano però altre forme per connettersi con il grande pubblico: il mondo degli eventi può sempre più evolvere in altre forme grazie alla digital transformation e creare nuovi punti di contatto tra persone e luoghi.

Grazie alla digitalizzazione (qui una nostra riflessione a riguardo) è possibile rendere accessibili dei contenuti indipendentemente dalle possibilità fisiche e materiali del momento che stiamo vivendo.

La tecnologia è un alleato per colmare le distanze e vincere la sfida del distanziamento sociale, uno strumento per veicolare in modo efficace messaggi e contenuti. Facendo vivere gli eventi anche nel digitale e non solo nei consueti luoghi fisici il consumatore ha la possibilità di vivere nuove esperienze.

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Gli eventi migrano nel web

Dal momento che non è ancora possibile programmare con certezza degli eventi con un grande pubblico perché non sfruttare il web anche per relazionarsi? Tutti gli attori coinvolti nel mondo degli eventi possono grazie al digitale ritrovarsi in un ambiente virtuale, come ad esempio una piattaforma web, per creare relazioni e mandare avanti i propri settori di attività.

Fiere, festival, concerti, sono tanti gli eventi che a causa del Covid hanno dovuto annullare e posticipare a data da destinarsi i propri appuntamenti, ed ancora oggi purtroppo è difficile riuscire a prevedere e pianificare ciò che accadrà nei prossimi mesi. Ma il web può fornire delle alternative.

Eventi di moda

Anche un grande evento come la settimana della moda maschile di Parigi ha deciso di migrare sul web realizzando un evento solamente online. La Federazione dell’alta moda e della moda francese hanno deciso di organizzare l’evento in formato digitale su una piattaforma web dedicata. La sfilata e la presentazione di ogni azienda di moda sono stati mostrati con un video, con una sezione editoriale con contenuti interamente disponibili per la stampa.

Eventi gaming

Gli eventi trovano inoltre spazio nel mondo del gaming. Nessuno scorderà come il noto rapper e discografico statunitense Travis Scott ha radunato durante il lockdown 12 milioni di persone attraverso lo storico videogioco Fortnite per il suo concerto virtuale. Gli appassionati di Fortnite hanno assistito all’evento da ogni parte del mondo, ma non solo. Il concerto è stato seguitissimo anche su altri contenitori video streaming come Twitch e Youtube. Secondo i dati diffusi da Epic Games, in totale 12,3 milioni di persone hanno assistito al concerto su Fortnite battendo il precedente record di 10,7 milioni durante l’evento del musicista Marshmello del 2019.

Eventi musicali

Gli eventi musicali vivono anche su Twitch TV. La popolarissima piattaforma streaming, inizialmente luogo esclusivo dei gamer, è stata acquistata da Amazon. Ad oggi se la contende con i colossi come YouTube e Instagram. Tantissimi musicisti si esibiscono su Twitch in streaming nel proprio studio casalingo, fanno dj set, rilasciano interviste. Oltre ad esserci concerti, festival, show. La musica è presente su Twitch da prima della quarantena, ma ora più che mai diventa uno spazio dove entrare in contatto. Il poter impostare una connessione live tra streamer e utente, che può partecipare attivamente attraverso la chat della piattaforma, fa si che l’utente si sente parte integrante dello show proposto.

Investire nel digital non vuol dire solamente colmare il forzato vuoto imposto da questo momento storico. Significa viverlo come un’opportunità. Quando gli eventi potranno ricominciare a ospitare migliaia di persone, la piattaforma digitale potrà sempre vivere in parallelo all’offline.

Incontrarsi negli scenari virtuali, quali vantaggi?

Questa nuova veste degli eventi apre nuove opportunità:

  • Networking worldwide: in questa epoca Covid gli spostamenti continuano a essere incerti, grazie al web i partecipanti possono connettersi ovunque si trovino. Il pubblico diventa quindi più ampio e variegato. I confini si annullano. Partecipando virtualmente all’evento lo si può fare da qualsiasi parte del mondo, aumentando così esponenzialmente il pubblico a cui ci si può rivolgere.
  • Contenuti più fruibili: sul digitale non è necessario girare un evento per ore, perché tutto è a portata di clic. Pensiamo a una fiera ricca di stand o a un festival dove si esibiscono tanti artisti. Trovare ciò che interessa veramente spesso nell’offline risulta dispendioso in termini di tempo ed energia. I contenuti di un evento online sono più immediati e facili da scoprire. Ad esempio attraverso i filtri di un campo di ricerca di un sito.
  • Maggiore conoscenza dei propri interlocutori: è più facile profilare e conoscere il proprio target. Gli incontri si possono dilazionare nel tempo permettendo maggiori approfondimenti. Attraverso la piattaforme web si possono condividere sondaggi mirati per focalizzare i punti di forza e le aree di miglioramento dei propri eventi. Oltre ad avere una reportistica più dettagliata dei contatti avviati.

La fase che stiamo vivendo è indubbiamente difficile e unica. È importante cercare di trasformare i problemi in opportunità per cambiare, sperimentare. Creare nuovi modi per veicolare i propri prodotti e coinvolgere il pubblico. Il mondo digitale è un’occasione di ripartenza per tanti settori, non solo per il mondo degli eventi.

E noi di IAKI siamo qua pronti ad aiutarvi a fare chiarezza in questi incerti scenari e per supportarvi nel realizzare eventi digitali di successo e campagne di comunicazioni vincenti anche in questo difficilissimo periodo storico.

Quando l’evento incontra Instagram e diventa instagrammabile

Quando l’online incontra l’offline, e insieme contribuiscono al successo di un progetto, allora la “magia” si compie. È il caso degli eventi, che sempre più lasciano la loro dimensione “reale” per approdare sui social allargando la loro audience. In questo modo riescono a raggiungere persone lontane nel tempo e nello spazio amplificando la portata del messaggio.

Un evento instagrammabile è visivamente accattivante e questo incoraggia gli ospiti a scattare foto da condividere sui social media. In un mondo in cui le comunicazioni sono sempre più digitali, gli eventi non sono mai stati così potenti. Il buzz che viene generato sostiene la notorietà (social) di un’azienda e consolida la sua brand awareness.

Gli eventi che mancano di brusio prima, durante e dopo il loro svolgimento falliscono. Ma se un evento è instagrammabile, beh, allora il successo è assicurato! Perché?

Perché Instagram è il social “giusto”

Instagram è uno dei social più utilizzati, sono circa 24,4 milioni gli italiani che lo frequentano e ci passano in media 5 ore al mese. La maggior parte di chi lo utilizza ha tra 18 e i 24 anni e questo lo rende il social media più interessante agli occhi di aziende che aspirano ad avvicinare un pubblico giovane, interessato ai trend e alle novità.

Estetica e piacere visivo sono usate come vere e proprie strategie di engagement che vanno incontro ad un fenomeno sempre più crescente: non smetteremo di pubblicare ciò che compriamo o viviamo in prima persona. Una realtà che sfrutta il social crea un’esperienza su misura per i suoi ospiti incoraggiandoli a scattare e condividere foto sui propri canali, a ricordarne il marchio e i messaggi chiave. L’azienda sfrutta quella che si può intendere come la terza dimensione di Instagram, ovvero lo spettatore online che fruisce l’esperienza attraverso il canale social. Questo approccio travalica il contatto con l’ospite per imporsi su una rete di contatti più ampia: la sua. Si viene così a delineare un nuovo e potenziale mercato di interesse con cui l’azienda non ha contatto diretto, ma deve “fare colpo”. Ecco che qui entra in gioco l’evento instagrammabile: accattivante e carico di elementi esperienziali, capace di cogliere l’interesse dello spettatore per puntare a essere condiviso attraverso un post.

A vantaggio degli eventi instagrammabili ci sono due importanti fattori: gli utenti dei social media sono in genere collegati online con altri simili a loro con cui condividono interessi, hobby, talvolta il lavoro o luoghi di interesse e questo aumenta le possibilità di successo; seconda considerazione, non meno importante, è il fatto che che l’attenzione dei giovani adulti di oggi si sta concentrando su come le loro vite appaiono online tanto che i millennial scelgono una destinazione, che sia un viaggio o un’attività, in base al suo potenziale di instagrammabilità e questo rende l’evento ancora più appetibile.

Eventi belli, famosi e “acchiappa-like”

Per capire di che cosa stiamo parlando abbiamo selezionato alcuni eventi (alcuni global e altri italiani) che negli ultimi anni hanno creato milioni di contenuti su Instagram, ampliando il proprio raggio di azione e arrivando anche a chi non vi partecipa.

Il Coachella Music Festival si tiene ogni anno ad aprile in California: celebrities, influencer e giovani da tutto il mondo sanno che è il festival da frequentare se vuoi dimostrare di essere cool. Quest’anno ha totalizzato, con l’hashtag ufficiale #coachella2019, 220.924 contenuti su Instagram: non male per 9 giorni di musica, che spesso passa in secondo piano rispetto agli outfit dei presenti.

 

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Il celebre Ultra Music Festival, appuntamento per gli amanti dell’elettronica da tutto il mondo, risulta invece più legato alla sua vera essenza musicale (senza look eccentrici da condividere o location da urlo): per lui con l’hashtag #ultra2019 si registrano “solo” 42.816 post.
Tra gli eventi i più chiacchierati del 2019 in Italia, invece, abbiamo due appuntamenti che da anni monopolizzano la scena milanese: in pole position il Milano Fuorisalone che con #fuorisalone2019 vanta ben 110.625 post, seguito dalla Milano Fashion Week il cui hashtag ufficiale di quest’anno, #mfw2019, ha totalizzato 38.655 post.

 

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Come creare un evento con potenziale per Instagram

Numeri alti ed eventi di grossa risonanza mediatica che molti conoscono, condividono e vivono “live” anche attraverso i contenuti social. Ma come creare un evento instagrammabile?

Ecco 5 buoni consigli per un evento con alto potenziale di instagrammabilità:

  1. Una location esclusiva e ben allestita per preparare lo scatto perfetto: si consiglia di ricreare spazi ben illuminati dove gli ospiti possano scattare foto nitide e hanno meno probabilità di essere cancellate
  2. Un allestimento diverso e a tema: impostare sfondi memorabili, dai bellissimi fiori a uno skyline mozzafiato, da contesti hollywoodiani a flower power party
  3. Gadget e props utili e divertenti come oggetti di scena irresistibili per offrire ricordi da immortalare
  4. Intrattenimenti interessanti: corner a tema con photo booth, comici sul palco o spettacoli di teatro, cabaret, musica, live show, la presenza di celebrità o influencer disposti a posare per alcuni selfie – mossa vincente!
  5. Usare gli hashtag: un hashtag personalizzato e dedicato all’evento facilita la localizzazione delle foto.

Go green: quando l’organizzazione di un evento è ecosostenibile

La sostenibilità ambientale è un tema caro al cuore di molti e, attualmente, molto discusso anche in ambito aziendale. La sempre più crescente attenzione dei consumatori nei confronti di un pensiero ecosostenibile, infatti, ha portato ad una sensibilizzazione del tema anche da parte di molte imprese che hanno adottato nuove strategie green, cercano di dimostrare ogni giorno i loro interventi in campo ecologico. A questa necessità rispondono gli eventi, che come abbiamo già visto sono ottimi strumenti di marketing, e ricadono tra prime scelte di una azienda che vuole trasmettere una nuova immagine di sé stessa.

Eventi ecosostenibili fantastici e come crearli

L’evento rappresenta l’approccio diretto al (potenziale) consumatore che si manifesta in un’esperienza concreta vissuta al livello emotivo dai partecipanti e reattiva al mercato anche in fase di follow-up. Un evento, in realtà, già in sé causa un notevole impatto ambientale perché produce molti rifiuti ed è ad alto consumo energetico, ma, se una azienda vuole sensibilizzare la propria strategia in termini di ecosostenibilità, in primis, deve limitare i danni creati dall’evento stesso e fare quindi molta attenzione agli sprechi. Di base, la disciplina che muove un comportamento virtuoso in tal senso si può riassumere nella “regola delle tre erre”: Ridurre (la quantità di materiali consumati), Riutilizzare, Riciclare, ma come si realizza nella pratica un evento green?

How to: 10 piccoli accorgimenti per creare un evento green

Ecco che di seguito si propone un Decalogo che riporta una serie di consigli funzionali, ma sopratutto accessibili e rappresenta una concreta guida alla realizzazione di Eco-Evento:

  • Ridurre la produzione di gadget e la quantità di carta utilizzata per manifesti, locandine e volantini che spesso si stampano in numero eccessivo e, dove si può, sostituirli con carta riciclata;
  • Digitalizzare le “scartoffie” burocratiche e di logistiche in fase di back-office (come preventivi dei fornitori, piantine delle location, conferme di iscrizioni, etc..) che in versione telematica sono, senza dubbio, più facili da rintracciare, trasmettere e archiviare;
  • A tavola, sostituire stoviglie e posateria con mis en place di plastica o materiale riciclato e/o riciclabile ed evitare la distribuzione di in mono-porzioni finger food, anche se molto in voga al momento;
  • E ancora, promuovere un’offerta di catering con alimenti stagionali e a km 0;
  • Organizzare una corretta ed efficiente raccolta differenziata dei rifiuti anche durante l’evento;
  • Prediligere l’uso di locali e strumenti caratterizzati da basso consumo energetico e/o sfruttamento di fonti rinnovabili come strutture con impianto fotovoltaico, solare-termico o eolico;
  • Installare distributori di acqua pubblica e potabile e consigliare ai partecipati di usare una sola bottiglietta di acqua da riempire per tutta la durata dell’evento;
  • Avere cura di non superare i limiti di emissioni acustiche e luminose stabilite per legge e limitare gli effetti ad azioni necessarie;
  • Usare gli apparecchi digitali con moderazione per non gravare sull’inquinamento elettromagnetico prodotto dagli smartphone e impianti wireless e invitare gli ospiti a fare lo stesso;
  • Promuovere spostamenti privati e/o con trasporto pubblico come esperienza di mobilità condivisa dal basso impatto ambientale.

In particolare questo tipo di eventi possono essere di aiuto all’azienda stessa per venire a contatto e creare rapporti collaborativi con altri aziende promotrici di eventi green, aziende che forniscono prodotti ecosostenibili e aziende incaricate della raccolta e del riciclaggio dei rifiuti.

Green Carpet Fashion Awards: come l’Italia celebra l’ecosostenibilità

In Italia un esempio di evento total green in questi termini è sicuramente il Green Carpet Fashion Awards, un’iniziativa che, ormai arrivata alla sua terza edizione, annualmente celebra i traguardi raggiunti in materia di sostenibilità all’interno della filiera della moda e del lusso. L’evento, in linea con una pura idea di ecosostenibilità, vanta un allestimento floreale totalmente riciclabile (le piante utilizzate vengono poi ripiantate), un catering del tutto bio e a km zero e una mise en place elegante e esclusivamente frutto di plastica riciclata.

Ecosostenibilità: il futuro si tinge di green

Insomma, ecosostenibilità non è sicuramente sinonimo di risparmio, ma è un impegno reale per molte imprese medio grandi ed è lo specchio di una società che sta cambiando. Nei cittadini è aumentata la consapevolezza e l’attenzione per aziende che si assumono responsabilità ambientali e mostrano una rinnovata mentalità del management. Promuovere eventi in parte o totalmente green è sicuramente la base da cui partire per rispondere alle nuove esigenze del mercato e creare un livello di coscienza superiore.

Quando un evento diventa digital: largo alla tecnologia!

Gli eventi costituiscono un eccellente strumento di marketing poiché rafforzano le relazioni brand-utente e si confermano come particolarmente influenti nella customer experience e nella brand awareness. Un elemento da non trascurare è l’apporto della tecnologia che, presentandosi nella sua veste innovativa, suscita la curiosità e la partecipazione del pubblico, soprattutto quando riesce a proporre contenuti interattivi.
Oggi un apporto digital, sempre più user-friendly, assume un peso decisamente prioritario all’interno delle strategie di marketing e comunicazione delle aziende, il cui scopo è quello di accrescere il valore di un marchio, suscitando emozioni e stimolando l’empatia tra brand e utente.

Scopriamo quindi in che modo tecnologia ed eventi si integrano per un’esperienza vincente!

Il mondo del digital al servizio degli eventi per migliorare la relazione fra brand e utente

Negli eventi il target digital è sempre più quotato, per questo è necessario che un settore come quello del MICE (Meeting, Incentive, Conference and Exhibitions) evolva verso l’adozione di una strategia piena e consequenziale che coinvolga il prima, il durante e il post evento e che quindi accompagni l’utente durante l’intera esperienza. Si tratta di una vera e propria digital strategy ideata per gestire le caratteristiche e le fasi evolutive del progetto il cui fine è quello di rendere la tecnologia protagonista dell’attività e non ridurla un mero supporto.
Concretamente? Parliamo di un ingaggio degli utenti con “soluzioni multi-canale” nel pre-evento, per il quale gli utenti possono accreditarsi tramite portale e rispondere per mail ad un RPSV o scaricare il biglietto attraverso una apposita App. Durante, attività per promuovere l’interazione brand-utente e coinvolgere attivamente il pubblico durante l’evento: è proprio a questo punto che entra davvero in gioco il corpus digital rappresentato da piccoli apparecchi che suscitano la curiosità dell’utente per il loro essere automatizzati e sofisticati e di cui si può fare esperienza “touch” on-site. Per quanto riguarda l’ultima fase, sono state sviluppate delle tecniche di follow-up personalizzate, grazie alle quali l’utente instaura con il brand un dialogo 1to1 poiché riceve comunicazioni a misura delle sue scelte e delle sue preferenze.
Inoltre, il servizio digitale non coinvolge solo l’evento ma anche il suo back office, permettendo di ricevere in tempo reale dati e reportistica grazie a chatbot e avanzate piattaforme di gestione.

Incuriosire gli ospiti attraverso esperienze 3D per implementare la brand awareness

In effetti a chi non piace immortalare esperienze sensazionali ed invidiabili da postare sui social? In questo caso, la presenza di un influencer, blogger o attore che condivida sui suoi canali social contenuti live dell’evento, potrebbe rivelarsi fondamentale al fine di mostrarne il carattere esclusivo. Così facendo, catturando l’attenzione e la fiducia degli utenti, avremo aumentato notevolmente la visibilità del brand nei propri spazi social e nelle rispettive fanbase, approfittando del mezzo pubblicitario più potente al giorno d’oggi.

Ancora una volta il plus tecnologico ha un ruolo importate in questo processo, trasformando l’evento in una proposta accattivante attraverso contenuti interattivi che incuriosiscano gli ospiti portandoli a mettersi in gioco in prima persona. Parliamo per esempio di esperienza 3D come quella della Augmented Reality e dei marker che, con un click sullo smartphone, permettono agli utenti di visualizzare oggetti tridimensionali nello spazio circostante.

L’Augmented Reality per vivere un’esperienza tridimensionale: l’esperienza IAKI

Guardate qui. In questa occasione IAKI ha messo in gioco la propria esperienza in campo digital per realizzare un’App di Realtà Aumentata per un cliente molto importante. Durante l’evento sono stati distribuiti al pubblico alcuni marker piegati a flyer per permettere agli ospiti di utilizzare l’App: ogni foglio, attraverso un disegno grafico, rappresentava un modello virtuale di differenti elementi d’arrendo il quale, una volta inquadrato col proprio smartphone, sarebbe apparso sullo schermo come se realmente presente nell’ambiente circostante.
L’esperienza tridimensionale, da rivivere facilmente anche a casa, ha certamente fatto la differenza e permesso all’azienda cliente di acquisire nuovi lead e costumer, associando la percezione generale del brand al mondo dell’innovazione.

Insomma, nuove e sorprendenti tecnologie vengono testate e messe in funzione con un ritmo ormai velocissimo, spingendo brand e agenzie a ideare ogni giorno nuove soluzioni creative in campo digital al passo coi trend del momento. Per questo, il tentativo di spiccare e proporre soluzioni innovative e sempre più catchy, è un vero e proprio dovere e obiettivo per tutti coloro che lavorano in ambito creativo, ancora di più se l’obiettivo è (come dovrebbe essere) dare vita a un evento a tutti gli effetti indimenticabile.

Eventi da Fuorisalone. Voi più Gourmand o Gourmet?

Con gli eventi del Fuorisalone Milano ha respirato l’internazionalismo.
Aprile dall’8 al 13, sono i giorni del Salone del Mobile, ma soprattutto del backstage: il Fuorisalone. Un insieme di eventi satellite che girano intorno alla Milano Design Week, dislocati in ogni dove. Non un unico luogo, ma “un non-luogo” dove si può toccare, ci si può fermare, ritornare, ma soprattutto incontrare designer e creare progetti. Da Via Tortona a Via Santa Marta, da Via Festa del Perdono a Via Ventura: da una parte all’altra della mia città ho camminato (ma avrei potuto anche prenderla più comoda e scegliere una bici di Sky Arte De.sign by Bike). Ho strabuzzato gli occhi, accigliato la fronte, ma anche corrugato piacevolmente le labbra.

Amo il fantastico mondo degli eventi milanesi. Di ogni tipo: dall’animazione in-store, agli eventi culturali. Mi sento a mio agio, perché è il posto in cui i creativi possono prendere spunto, e ringalluzzirsi un po’. Ciò che non ho amato quest’anno è stato il tipo di pubblico presente. Più Gourmand che Gourmet. È di Gianluca Biscalchin, giornalista, critico enogastronomico e illustratore, questa originale distinzione. E io l’ho riutilizzata, dandogli una nuova constestualizzazione. Nella prefazione del suo libro Prêt-à-gourmet, Biscalchin spiega che il Gourmet: “è colui che sa cogliere il particolare sapore della coscia sulla quale la pernice si è appoggiata nel sonno. Con il rischio però di troppo tecnicismo“. E il Gourmand: “è il ghiottone, che scollega le sinapsi quando arriva un arrosto fumante e addenta la coscia della suddetta pernice. Ma la beata ignoranza rischia di non rendere completo il suo godimento“.

Dopo un mese dall’ultimo giorno del Fuorisalone ho attivato il mio giudizio critico.

Certo, di eventi interessanti ce ne sono stati, non posso dire il contrario. Peugeot Design Lab, il laboratorio di Global Brand Design di PEUGEOT creato nel 2012, ha preso casa in Tortona 32 e lì ha presentato in anteprima mondiale il sofà ONYX, primo manifesto inedito di una collezione di arredamento. Una seduta scolpita, a dimostrazione della prestazione dei materiali Peugeot e della visione totale di una bellezza che incontra natura e ingegno creativo. Nello stesso spazio un pianoforte, estratto di eleganza e magia, costantemente suonato da pianisti italiani e francesi, che ha accompagnato giochi di luce danzanti. Non un’installazione, ma l’esibizione in musica delle performance tecniche di Peugeot. Contanima, Amazing Tuscan Experience, una nuova strada per interpretare, esprimere la sartorialità italiana nel tessile e nel food. Un’incubatrice di idee eccezionalmente originale. Re-Vive di Natuzzi che ha costruito un “luogo fuori luogo” proprio al centro di Via Tortona. L’headline, “Love doing nothing in Milano”. Il concept: il dolce far niente. Uno spazio total white, un’isola in plexiglass con all’interno 4 poltrone reclinabili Re-vive Natuzzi e 4 massaggiatrici, in cui il brand ci ha regalato un momento confortevole, uno stop dal mondo “Fuorisalonesco”. Ventura Lambrate che come ogni anno, anche in questo aprile, mi ha regalato chicche di design upstanding e fortemente “hipsta”.

Un Fuorisalone dove gli altri eventi cui ho assistito, a parte gli esempi di cui sopra, vere perle di cultura del design (e qualche altro caso non citato), non mi hanno permesso di prendere spunto, non mi hanno preso per mano e fatto camminare sullo stesso piano del brand, non mi hanno fatto dialogare da vicino né tantomeno mi hanno fatto vedere qualcosa di straordinariamente originale rispetto all’anno precedente. Il Fuorisalone purtroppo non viene vissuto come un momento “culturale”, ma un appuntamento della “Milano da bere”: un modo diverso di vivere il weekend. Per questo il pubblico diviene, a mio parere, Gourmand.

Io, noi, tutti, siamo oggi Consum-Attori e Consum-Autori, non più solo consumatori. Possibile che non sia ancora così diffusa questa “epidemia” per gli espositori?

Ora, mi chiedo: un evento di tale portata qual è il Fuorisalone, cosa dev’essere per parlare ai Consum-Attori? Non è più importante attivare prima il cuore del cervello e smetterla di pensare che quelli là fuori siano solo consumatori? Deve soddisfare sia il mangiatore compulsivo che il fine conoscitore per colpirne almeno uno, oppure deve essere mirato solo ad un pubblico? Funziona la strategia evento pianeta (Salone del Mobile) ed eventi satellite intorno ad esso (Fuorisalone)?

Da Johnny Dorelli a Mark Zuckerberg: è tempo di social eating

O food surfing, se ci piace di più. Il principio di base, quello della condivisione, è lo stesso del couch surfing: “ti affitto il divano in low cost, lo vuoi”? Solo che, al posto del divano, questa volta c’è un tavolo, una cucina, un piatto di pasta o una pizza. Il mondo social sposa così il cibo. E sposa anche la crisi.

“Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più…” da Johnny Dorelli a Mark Zuckerberg. Nulla di più centrato. Da molto tempo capita in Inghilterra, e oggi anche in Italia si organizzano i pranzi e le cene “sociali” tra estranei, o tra persone che si conoscono solo “per sentito dire”. Ci si dà appuntamento online, c’è chi cucina e chi si fa ospitare, chi fa il padrone di casa e chi il trascinatore. Un piccolo contributo tra i 20 e i 50 euro, una location accogliente, e sicuramente un amico in più non solo su Facebook, ma nella vita.

Il passaparola avviene online o sui social network. Condividere è la keyword. Si crea un evento e si invitano persone. L’idea nasce come reazione alla crisi e si è trasformata con il tempo in una modalità alternativa di ristorazione. Con il tempo sono nati siti e associazioni portavoce di questa nuova tendenza: Gnammo, Ploonge, Kitchen Party, Ma’ hidden kitchen supper club, le “Cesarine” , sono alcuni esempi. Quest’ultima, è un’associazione senza scopo di lucro nata a Bologna nel 2004, nella quale si sono cimentate semplici appassionate di cucina tradizionale che di volta in volta aprono le porte della propria casa ad altri associati. Un modo alternativo per inventarsi un lavoro e per non dimenticarsi del significato dell’autentica ospitalità.

Ma a cosa ci fa pensare questo nuovo trend del social eating?

Ad un modo intelligente di miscelare tradizione e contemporaneità. Offline e online, detto in “pubblicitese”. Fin dagli antichi romani l’evento culinario ha fondamentale importanza, e Robin Fox in un suo saggio “Food and Eating: An Anthropological Perspective” ce lo spiega così : “We have to eat; we like to eat; eating makes us feel good; it is more important than sex. It is also a profoundly social urge”.

By the way, lo stare a tavola tutti insieme, il piacere di raccontarsi la giornata e di guardarsi negli occhi, sentendosi empaticamente coinvolti è un microuniverso fatto di sensazioni. Un momento irrinunciabile di convivialità, uno spazio di condivisione eccezionale. E sulla sua irrinunciabilità pare non ci sia alcun dubbio. Il puro valore semantico della parola “sociale” è stato estratto. I social network hanno estrapolato l’essenza dello stare insieme, usando il food quale mezzo. E ne è uscito un gran bel progetto. Differenziato e differenziante. Persone diverse fra loro, con usi e occasioni di consumo totalmente differenti basati su stili di vita e tempi di dedizione spesso opposti e contrastanti, si prendono tempo e si ritrovano in un unico luogo. Un luogo fatto di quello che sono. Si fermano. Spostano la sedia. Si accomodano e si leccano i baffi.

Per chi non dovesse ricordare la canzone di Johnny Dorelli:
httpv://youtu.be/rzar5Yfkw80

La VFNO 2012 da Fashion Mag a Social Fashion Branding

Per aggiornarci su sfilate, capsule collection, atelier e fashion trend facciamo un salto in edicola e acquistiamo qualche magazine. Questo è il nostro primo pensiero. La moda diffonde infatti il suo potere in questo modo, attraverso l’odore della carta. Negli ultimi anni però le sinergie tra web e carta stampata sono state talmente decisive che hanno affascinato anche una tradizione editoriale così fortemente radicata, qual è quella della moda. Certo, dovrebbe essere scontato il cambiamento, dati i concetti alla base della moda: caducità, trasformazione, tendenza. Eppure la moda pare ostinarsi all’evoluzione. Ma vi stiamo dicendo una piccola bugia. La milanese VFNO 2012 del 6 settembre ne è l’esempio.

La nottata più glamorous, in live tra Milano, Roma e Firenze, nata dalla matita di Vogue, dedicata alla moda, allo shopping, agli stilisti, i designer, i blogger, i fashion addicted e alle persone comuni, quest’anno ha visto alcuni brand avvicinarsi al social, allargando la propria brand experience e spingendosi verso un customer engagement fatto di piccoli passi, ma di grandi successi. Vediamo alcuni esempi. Ermanno Scervino, in occasione del lancio del suo nuovo sito, oltre a circondarsi di fashion blogger molto famose, ha creato “Be part of our fashion story“. Ha dato la possibilità a 10 utenti iscritti alla newsletter di essere estratti per partecipare alla sfilata donna durante la Fashion Week milanese. Durante la VFNO ha collocato alcuni monitor all’interno del negozio creando un filo diretto con gli utenti di Facebook e Twitter. Ha connesso così mondo offline con mondo online. Burberry ha celebrato la sua piattaforma Art of the Trench. Ha lanciato l’iniziativa sulla sua pagina ufficiale Facebook, giorni prima dell’evento, invitando gli utenti a inviare i propri scatti mentre indossavano un trench, e durante la Vogue Fashion Night Out ha invitato le persone in boutique a farsi fotografare con un trench, apparendo in tempo reale sul proprio stream sociale. E così anche Tezenis e Nespresso hanno coinvolto fashion, food, lifestyle blogger all’interno delle loro boutique per creare brandstories stimolanti e per sublimare la propria brand experience.

E siamo arrivati al nodo. Solo un brand con una storia accattivante da raccontare seduce chi lo ascolta e chi lo vive. Storytelling è la keyword, esperienza è la conseguenza. Per i fashion brand fare social media marketing è strategico, non dev’essere strumento per promuovere i prodotti, non dev’essere vetrina commerciale, bensì brand experience allo stato puro, un’occasione per raccontarsi, per narrare la propria storia, per crearsi un linguaggio, e per parlare da vicino ai propri lovers.

Cosa pensiamo? Che i fashion brand possono essere storytellers efficaci, ma devono costruire una strategia comunicativa “ingaggiante”, che assume la forma di un diario, un racconto, un fumetto. I fashion brand non devono sostituire il magazine con i social media, ma devono utilizzare i profili Facebook, Tum­blr, Twit­ter e Pinterest esattamente allo stesso modo, con un piano editoriale strutturato e stuzzicante.
E così anche la moda diventa social.
In fondo, è il suo obiettivo originario.
Evviva i ritorni alle origini!
Sarà l’inizio di un nuovo capitolo nella storia della moda?