Twitter punta sulle news, ecco i Moments

Twitter punta sulle news, e questa volta fa sul serio. Lo annuncia, ovviamente, con un tweet.

Disponibili al momento solo negli USA, attraverso un’icona a forma di fulmine, i Moments sono una raccolta delle news più importanti dell’ultimo momento, raccolte da un team interno a Twitter in ordine temporale e suddivise per argomenti specifici: ad esempio, News, Sport, Intrattenimento etc. Il tasto è in posizione centrale nella app, quello con l’icona a forma di fulmine.

L’uccellino blu ci aveva già provato con “Project Lightning”, questa volta però pare davvero intenzionato a mettere ordine tra i suoi contenuti e a coinvolgere sempre più i frequent users, oltre a volerci riprovare con chi lo aveva accantonato perché troppo confusionario.

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Fonte: wired.co.uk

Se avete sempre pensato che “Twitter è bello, ma non ci vivrei”, questa potrebbe essere la svolta che vi farà cambiare idea. Moments ha una veste tutta nuova per un contenuto Twitter: spazio a immagini e filmati a tutto schermo, le news si scorrono con uno swipe laterale mentre per tornare all’app basta scorrere il dito verso l’alto o il basso. I Moments si possono condividere o embeddare, proprio come i classici tweet, mentre Vine e Periscope, naturali “costole” di Twitter, danno il meglio di sé nelle vesti di Moments.

Il team Twitter è pronto a selezionare le notizie in collaborazione con colossi dell’editoria americana, come il Washington Post, il New York Times, Fox News ma anche Buzzfeed e Mashable. Alla realizzazione dei tweet sono pronti a partecipare anche altri partner di tutto rispetto tra cui Getty Images, la NASA e la MLB (la lega di baseball Usa), quindi è il caso di aspettarsi immagini e video mozzafiato.

Moments promette di aiutare a trovare il meglio di Twitter. Questo perché, come ha detto il suo product manager Muthukuma, ci sono contenuti, dallo scambio di battute tra leader mondiali agli aggiornamenti sulle partite, che nascono su Twitter ed esistono solo su Twitter. Ora saranno più accessibili anche a chi non segue gli account delle celebrities o dei personaggi protagonisti dei tweet “caldi”.

Ma Twitter non è il primo social network ad essersi appassionato alle news: a maggio ci aveva pensato Facebook con i suoi “Instant Articles” a puntare i riflettori sull’informazione grazie ad un accordo con i big dell’editoria.

Sembra davvero che per le news e il giornalismo il momento sia caldissimo, grazie anche all’avvento e alla diffusione di Periscope. Sempre più connessi, sempre informati e sempre più vicini alle notizie: così ci vuole Twitter che, mai come ora, rende il real time immediato e accessibile!

Noi non vediamo l’ora di mettere gli occhi e le mani sui Moments, sicuri di vederne davvero delle belle! Per ora seguiamo l’account @TwitterMoments e rimaniamo sintonizzati.

Real Time Marketing VS De Gea 1-0. La giocata vincente di un brand

David de Gea è un giovane calciatore spagnolo, ha 25 anni ed è considerato uno dei più forti portieri sulla piazza, tanto che quest’estate il Real Madrid l’ha acquistato dal Manchester United. Anzi, quasi. Sì, perché David alla fine è rimasto bloccato a Manchester nonostante l’accordo già stipulato con il team spagnolo. La causa è di natura insolita: la documentazione non è stata depositata entro i tempi previsti dalla finestra di calciomercato.

La notizia ha fatto il giro del mondo sulle testate sportive ma è diventata anche un caso di real time marketing.

Pizza Hut, a distanza di un anno dal caso ”Pink Fat Lady”, torna a far parlare di sé sui social network, questa volta per un’abile intrusione in uno degli argomenti più discussi del 1° settembre, ricevendo anche gli elogi del pubblico per avere trollato in maniera geniale il portiere spagnolo.

Non sono però mancate reazioni negative da parte dei tifosi (e non solo) nei confronti del post ironico.

L’operazione di real time marketing compiuta dalla famosa catena di ristorazione americana è stata davvero efficace in termini di risultati, fruttando più di 6.000 retweet e svariati articoli, ma non per questo si mostra priva di criticità.

Come potrebbe prenderla David De Gea?
Una questione da analizzare, per esempio, è se lo sfruttamento della popolarità delle persone, anziché di un avvenimento, da parte di un brand, possa considerarsi una partnership non richiesta da parte del personaggio coinvolto, che si vede accostato a una marca a cui magari non vuole essere associato, o almeno, non gratuitamente.

Gli avversari non approfittano per andare in contropiede.
Appare però evidente la disattenzione dei competitor, che avrebbero potuto invitare il portiere a consolarsi con la loro pizza in una delle loro sedi di Manchester, ma non ne hanno approfittato per pareggiare.

Real Time Marketing

Era una notte buia e tempestosa. Anzi solo buia. Molto buia. Moltissimo. In quella notte, ora mi viene il dubbio se fosse già notte o solo tarda sera, nacque uno dei migliori esempi di Real Time Marketing.

Ovviamente parliamo di “You can still dunk in the dark” di Oreo, pubblicato durante il blackout del Super Bowl del 2013.

Lo avete perso? Eccolo qui:

Il Real Time Marketing è un nuovo concetto di marketing – più o meno nuovo – utilizzato dai brand che prendono spunto da eventi e conversazioni per creare contenuti. In tempo reale. O quasi.
Le marche possono dare il loro contributo attraverso le conversazioni social anche se i temi non sono strettamente legati (o per niente) alla loro immagine. Il caso di Oreo insegna: il biscotto è intervenuto su un evento da cui era totalmente scollegato.

Questo serve ad allargare l’audience, generare buzz attorno ai marchi e generare conversazioni.
I grandi eventi offrono una grande opportunità per il Real Time Marketing perché sono imprevedibili, hanno un alto numero di persone che li stanno guardando e che ne parlano.
Se il brand è in grado di cogliere l’attimo e di reagire nel momento giusto, con il giusto messaggio: è fatta!

Il real time marketing non deve essere necessariamente instantaneo, le marche possono prendere parte alle conversazioni che stanno prendendo piede, ad esempio usando un hashtag popolare.

Giusto per fugare ogni dubbio: preparare contenuti su eventi come l’inizio dei Mondiali di calcio, il Natale o l’apertura di Expo 2015 fa parte di un normale piano editoriale, non è real time marketing.

Nuovi aggiornamenti per Instagram. Una minaccia per Twitter?

È di settimana scorsa l’annuncio degli aggiornamenti di Instagram che rendono più semplici e veloci le ricerche fra i 70 milioni di foto e video che vengono postati ogni giorno. Ciò sembra aprire una nuova strada all’utilizzo dell’app, con la condivisione in tempo reale di news e informazioni, campo che era finora appannaggio di Twitter. “It’s a real-time visual pulse for what is happening in the world”, dice il CEO Kevin Systrom spiegando l’aggiornamento delle sezioni Esplora e Ricerca che potrebbe spodestare la twittersfera (anche se, qualche giorno prima, proprio Twitter ha presentato Project Lightning, un servizio per seguire eventi live, ancora in fase di sperimentazione).

Del resto, Instagram sta diventando sempre più completo e user-friendly (avevamo già parlato dell’aggiornamento sulle caption). Lo conferma la nuova area Ricerca, che è stata completamente ripensata con nuovi filtri che consentono di affinare i risultati grazie a semplici tab, cercando le immagini per rilevanza, utente, hashtag e luogo. In particolare, il tab Places dà modo di effettuare una ricerca secondo criteri geografici, visualizzando le fotografie legate a un luogo. Se si utilizza quest’opzione, l’app mostra una mappa della location ricercata, una selezione delle immagini più popolari e un elenco cronologico delle ultime foto condivise e impostate geolocalmente. Ciò offre spunti estremamente interessanti anche per le organizzazioni che operano con contenuti aggiornati in real-time: i post degli utenti rappresentano un eccezionale bacino di informazioni da cui attingere per aggiornarsi, verificare la veridicità di notizie (fact checking) o anche promuovere un particolare evento.

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Fonte: about.instagram.com

Un’altra novità della nuova versione di Instagram – disponibile per iOS e Android – è la sezione Esplora, ovvero la prima schermata a cui si accede toccando l’icona con la lente di ingrandimento, che mostra una serie di album tematici, selezionati dal team di Instagram. Per il momento, quest’ultima funzione è stata introdotta solamente negli Stati Uniti, ma a breve sarà disponibile anche in Italia.

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Fonte: about.instagram.com

Questi ultimi aggiornamenti di Instagram – con in testa il nuovo motore di ricerca dell’area Ricerca – espandono le risorse dell’app e la pongono, in prospettiva, in competizione con Twitter come fonte di informazione. D’altronde, il numero di utenti è più o meno lo stesso (300 milioni), mentre il tasso di crescita di follower di Instagram nell’ultimo anno è stato del 50%, contro il 18% di Twitter. I numeri tendono a confermare le previsioni: ora bisognerà aspettare e vedere come gli utenti si comporteranno, se cambieranno cioè le loro abitudini, individuando un nuovo punto di riferimento per la fruizione di news in tempo reale.

Twitter Poll, come sono andate le elezioni su Twitter?

Con l’avvicinarsi delle elezioni, la Rete viene spesso considerata lo specchio della volontà popolare e la politica si sperimenta nella comunicazione sui social media. Ci siamo chiesti se, analizzando le conversazioni su Twitter, fosse possibile avere evidenze sul voto: i “Twitter Poll” delle elezioni 2014.

La selezione degli hashtag

La selezione dei singoli movimenti/partiti da monitorare ha riservato alcune sorprese. Non tutti i partiti hanno lanciato un hashtag univoco che identificasse le conversazioni sulle elezioni, ne deriva che pochi ritengono utile tracciarle e ascoltarle; altri partiti, pur avendolo identificato, non lo hanno utilizzatoin modo sistematico e diffuso nei profili. È il segnale che tra politica e nuove (?) forme di comunicazione c’è ancora uno scollamento?

I bravi della classe

Ci sono anche i “bravi della classe”, quelli che sono riusciti a recepire alcune regole base della conversazione su Twitter. Per queste elezioni, ecco a chi appartiene il podio secondo i dati di Hashtags.org:

  • #vinciamonoi l’hashtag di sfida della campagna elettorale del M5s raccoglie più di 34.ooo tweet in quattro giorni
  • #unoxuno lanciato da Matteo Renzi per invitare a fare proseliti per il Pd, si aggiudica la medaglia d’argento con circa 16.660 tweet
  • #iovotolega la Lega è al terzo posto con 2.280 tweet

Altri hashtag non hanno superato i 2000 tweet nel periodo 24-27 maggio: #iovotoTsipras si è fermato a 1534, #votaitalia a 170.

I risultati del “Twitter Poll”

Se ad ogni hashtag corrispondesse una dichiarazione di voto via Twitter, il risultato delle elezioni sarebbe completamente ribaltato con il M5s che si aggiudica il doppio dei consensi del Pd e la Lega di Matteo Salvini in terza posizione.

È interessante anche visualizzare l’andamento delle conversazioni nel periodo considerato. Dopo aver dominato fino alla chiusura delle urne, #vinciamonoi viene superato da #unoperuno non appena si diffondono i primi dati: ma è solo un picco, perché anche nel dopo-elezioni l’hashtag del Movimento resta il più citato.

Elezioni 2014 Twitter trend

 

Dato questo breve esperimento, è evidente che bisogna sempre mettere in rapporto i dati con la community che si sta analizzando, senza pretese di universalità. In un Paese in cui il digital divide è ancora un problema e in cui i partiti politici fanno ancora fatica a costruire strategie di comunicazione innovative, Twitter non costituisce ancora un campione rappresentativo per quanto riguarda la scelta degli elettori.

Voi cosa pensate della comunicazione politica sui social media? Scrivetelo nei commenti!

Il Social Media Marketing (è) Internazionale

I due recenti post di Alessandro e Davide su questo blog trattano argomenti meno lontani di quanto si possa pensare di primo acchito: il social media marketing internazionale il primo, un (presunto) fail il secondo.

Alessandro spiegava bene il principio base per cui lo stesso contenuto di comunicazione non possa essere trasportato da un paese all’altro limitandosi alla traduzione linguistica, e quanto la necessità di localizzare culturalmente i messaggi sia ancora più forte quando i canali utilizzati sono i social media.

Davide ci raccontava della campagna di Coca-Cola lanciata in occasione del Super Bowl: posizionata su valori alti di patriottismo a stelle e strisce, si era attirata alcune reazioni abbastanza critiche dagli stessi social media che avrebbero potuto decretarne il successo.

Ho pensato che i due argomenti non fossero così lontani quando ci ho riflettuto e mi sono chiesto di che nazionalità fossero gli utenti che hanno criticato la campagna: considerando il contenuto del messaggio, si potrebbe forse parlare di social media crisis internazionale così come parla di social media marketing internazionale?

CocaCola follower statistics
(La composizione della followerbase di @CocaCola – Fonte: Sysomos Map)

A pensarla in questo modo, in questo caso il potenziale errore è l’opposto di quelli da cui metteva in guardia Alessandro, ovvero l’eccessiva localizzazione in un canale che, di fatto, è globale. L’obiettivo del post però non è fare le pulci a quella campagna, che qui è solo un esempio, ma approfondire e verificare un’ipotesi: ad un livello base i social media sono sempre internazionali.

Banalmente perché, a differenza di altri canali (e soprattutto quelli tradizionali), la fruizione dei social media non è legata alla nazione. Le affissioni la stampa e gli spot tv, per intenderci, lo sono decisamente di più, nonostante Google e Youtube abbiano rimesso in gioco le distanze. Continuando a riflettere sul caso di studio, ad esempio, potremmo concludere che lo stesso messaggio aveva meno elementi di criticità – o variabili di incertezza – trasmesso su una TV americana durante il Super Bowl che pubblicato su Twitter.

I Social media, quindi, necessitano sempre di un doppio sguardo, locale e globale, nell’impostazione strategica, nella content strategy e nell’esecuzione.

Che tu sia un brand mondiale o un piccolo artigiano, che tu sia global o local, ci sono cose che non puoi trascurare:

  • la scelta dei canali e del taglio (una pagina unica o più presenze locali?)
  • la conoscenza della community (scrivendo in spagnolo mi rivolgo solo agli spagnoli o tra il mio pubblico c’è una grossa fetta di sudamericani?)
  • gli strumenti migliori per dare alla community contenuto rilevante (il canale scelto ha la possibilità di determinare il target di ogni singolo messaggio?)

Custom timeline, content aggregation secondo Twitter

Twitter ha introdotto da un paio di giorni le Custom timeline, ovvero la possibilità di creare delle timeline che contengano solo tweet decisi dall’editore. Questa non è l’unica funzionalità interessante, infatti una volta creata la timeline personalizzata è possibile linkarla oppure embeddarla presso i propri canali digital.

La timeline personalizzata fornisce una soluzione per l’aggregazione di contenuti provenienti da Twitter riguardo un certo tema, posizionandosi sullo stesso binario di Storify o altri servizi di content aggregation. La differenza fondamentale rispetto ai tool menzionati consiste nel limite all’aggregazione dei soli contenuti Twitter.

Come si crea una Custom timeline?
Prima di tutto è necessario dotarsi di TweetDeck, oltre a essere tra i fortunati a godere del rollout di tale funzionalità. Una volta loggati al servizio l’operazione è molto semplice:
– Clic sul “+” per aggiungere una nuova colonna
– Selezioniamo l’opzione “Custom timeline”
– Facciamo l’ultimo clic sul tasto blu “Create custom timeline”
A questo punto la nuova colonna verrà creata, rimane solo da inserire titolo, descrizione e aggiungere i tweet desiderati. Una volta pronta non resta che condividere il link oppure embeddare il widget sui propri spazi.

Uno dei temi emergenti su Twitter è il confronto con Storify, ovvero la possibilità o la previsione che questa nuova feature possa spodestare il servizio di content aggregation più noto fino a questo momento. Attualmente le Custom timelines sono un servizio acerbo e non privo di spigoli vivi, scorriamoli velocemente:
– Aggrega solo contenuti Twitter (ok, è una scelta voluta)
– Esiste un problema di ordinamento (i tweet possono avere solo ordine anti-cronologico)
– Non è possibile creare timeline private (su Storify sì)
– È necessario dotarsi di un altro tool, per quanto sia gratuito (TweetDeck)

In conclusione possiamo affermare che per il momento Storify può dormire sonni tranquilli, però le cose potrebbero cambiare nell’immediato futuro e lo share di mercato vedere una sensibile erosione.
Voi cosa ne pensate? Vi siete già cimentati con le Custom timeline?

Facebook ads e la conquista del prime time TV

Su IAKI blog parliamo spesso di Social TV, di second screen e tutto quanto riguardi i telespettatori e le emittenti social, ma le pratiche di consumo dei media non sono l’unico aspetto che riguarda la cross-medialità. Il mercato dei media è un mostro a due teste che oltre a rivolgersi allo spettatore, cerca di creare spazi di vendita per le inserzioni pubblicitarie. È in questo campo che si svolge la battaglia tra le piattaforme social più forti: Twitter e Facebook.

Twitter gode dell’endorsement del mondo televisivo da tempo ormai, nessuna emittente può più permettersi di escludere dai giochi strumenti come live tweet, hashtag e interazioni. È per questo motivo che di recente vi abbiamo parlato del Tv ad Targeting di Twitter, uno strumento che permette agli inserzionisti di sincronizzare la messa in onda delle comunicazioni commerciali con la messa online del tweet sponsorizzato abbinato. In questo modo i telespettatori che seguono lo show anche su Twitter verranno circondati dal messaggio, offrendo agli inserzionisti strumenti interessanti per stimolare il coinvolgimento.

In questo scenario Facebook non rimane certo con le mani in mano, confermando il suo ruolo di follower nei confronti di Twitter, almeno per quanto riguarda il rilascio di nuove features (vedi alle voci: hashtag e video su Instagram). Le ultime novità seguono la strada tracciata dal competitor, annunciando per il prossimo autunno un nuovo video-formato pubblicitario di quindici secondi, ovvero nuove Facebook ads destinate a mescolarsi al flusso di notizie e probabilmente sincronizzabile con la messa in onda in televisione. Nel campo dei media online invece viene lanciato l’embed dei post, come avviene da tempo anche per Twitter e altri canali, che consente al mondo dell’editoria di incorporare con maggiore facilità i contenuti provenienti da Facebook e usarli per fare content curation.

Al momento è Twitter a scrivere le pagine di una nuova storia dei media, ma questo è un campo in cui le dimensioni contano e presto anche Facebook farà parte dei giochi, quindi che le emittenti lo preferiscano o meno dovranno rapportarsi con un nuovo scenario. Un recente studio di Nielsen afferma che negli Stati Uniti il reach di Facebook raggiunge e supera quello della televisione durante il day time. La fascia più ambita del prime time invece registra il 36% degli spettatori collegati sia alla televisione che a Facebook.

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Fonte: Nielsen.com

La prossima stagione TV si preannuncia bollente e piena di novità, intanto quest’estate i vostri commenti televisivi li twitterete o li pubblicherete su Facebook?

TV ad Targeting nel futuro della social TV

La social TV e l’uso del second screen si stanno ufficialmente diffondendo anche in Italia. Con attenzione e interesse monitoro il fenomeno e ne parlo: l’ho fatto qui e più recentemente anche sul mio blog. Ma non solo: seguo discussioni, commento live e vedo che il numero di utenti che offre pareri e critiche su film, telefilm, varietà e talk show è in aumento. Sì ho usato il termine “varietà”, ma per scommessa dovevo inserirlo in questo post, e direi che qui calzava a pennello. E ho vinto un caffè.

Tornando alla social TV, sarà che i programmi sono sempre meno interessanti, che le trasmissioni televisive invitano la gente a discutere di quel che sta andando in onda o che c’è sempre più voglia di condividere esperienze e commenti, è chiaro che il fenomeno esiste. Perché allora non sfruttarlo a fini promozionali? Detto, fatto.

In maggio Twitter ha annunciato la versione beta di un nuovo prodotto chiamato TV ad Targeting, che permette ai brand di far proseguire le proprie comunicazioni commerciali anche su Twitter. Il risultato di questo test ha rivelato che l’impatto dell’uso di Twitter con l’advertising TV è significativo rispetto al solo uso degli spot televisivi. Da alcuni giorni, quindi, lo strumento è stato messo a disposizione di tutti i soggetti che fanno advertising sulle reti nazionali americane.
Le pubblicità che vediamo sullo schermo della TV vengono sincronizzate con le comunicazioni Twitter ed hanno una prosecuzione digitale attraverso i promoted Tweet, ma anche contenuti Vine.

Risultato: il messaggio risulta essere amplificato.

Twitter ha poi fornito agli inserzionisti un nuovo set di analitycs che permettono di monitorare e capire quali utenti stanno parlando delle campagne, di analizzare i feedback ed eventualmente ottimizzare le comunicazioni.

L’interazione spot, campagna Twitter e comunicazioni degli utenti offrono sicuramente grandissime possibilità per i brand dal lato creativo, della comunicazione e dell’interazione con gli utenti.
Non ci resta che attendere che lo strumento arrivi in Italia. Vado a bere il mio caffè.

Twitter e la TV: una storia oltre lo spot televisivo

L’altra sera seduta sul divano davanti alla tv ho iniziato a riflettere sulla connessione tra la televisione e Twitter: ormai live twitting, hashtag che compaiono all’interno degli spot televisivi e conduttori che cercano di prendere dimestichezza con il linguaggio di Twitter, dimostrano che c’è un legame consolidato tra questi due media. Basti pensare al record di tweet dell’ultimo Superbowl (oltre 30.600.000) che, anche grazie al lungo blackout, è diventato uno degli eventi più social di sempre. Da qui nasce una domanda: qual è il futuro della social tv?

Risale appena allo scorso dicembre, infatti, l’annuncio di una partnership esclusiva con Nielsen volta a creare il Nielsen Twitter TV Rating, un nuovo standard di misurazione del successo social di un programma televisivo che si basa interamente sui dati di Twitter.

Oltre a capire in quanti guardano un determinato programma, l’obiettivo è quello di capire il livello di interazione che quel programma genera negli spettatori.
Ma la piattaforma di microblogging sembra decisa a rivoluzionare completamente il modo di usufruire dei contenuti televisivi, in particolare degli spot. Il prossimo obiettivo è quello di unire l’aspetto pubblicitario televisivo con quello sociale: Twitter ha acquisito Bluefin Labs, una delle principali società di misurazione degli ascolti televisivi e dell’interazione con i social network.

Questo nuovo strumento analizza i programmi televisivi e le conversazioni, individua i tweet legati agli show e, di conseguenza, deduce quali spot le persone hanno visto.

Se fino a ieri lo spot televisivo iniziava e finiva in televisione, da oggi la “storia” dello spot può continuare e vivere in una conversazione. Grazie ai social media, lo spot è diventato una parte di qualcosa di più ampio: è un elemento di una conversazione condivisa, tra brand e persone.

 

 

Queste funzioni sono, almeno per il momento, una prerogativa degli Stati Uniti. Chissà se anche in Italia, dopo l’ormai conslidato arrivo del twitter marketing, si riuscirà a sfruttare anche questa preziosa opportunità. È vero, si tratta ancora di una soluzione sperimentale ma credo che si stia andando verso un nuovo modo di concepire i media nel loro complesso: non possiamo più considerarli come mezzi separati o trasversalmente interagenti, dobbiamo capire tutti i mezzi di comunicazione, televisione compresa, sono parte di un nuovo ecosistema di media che si involvono l’uno nell’altro e che genereranno un nuovo modo di comunicare le marche.