Apple arriva su Twitter e fa scuola di social caring

Ci è arrivato tardi, ma ci è arrivato. Eccome. Fino a un paio di mesi fa il colosso di Cupertino era rimasto uno dei pochi brand a non avere una presenza sui social network, né istituzionale né di social caring. Il servizio di customer care è sempre esistito, efficiente come solo Apple sa fare, ma relegato fuori dai social. 

Poi il primo tweet:

Ed ecco un po’ di dati, a neanche due mesi dall’apertura:

  • 54.500 tweet (una media di 1000 al giorno!).
  • Servizio attivo dalle 5 alle 20, 7 giorni su 7.
  • 290000 follower raggiunti, con un trend di acquisizione di circa 5000 follower al giorno.
  • 1 tweet riceve in media 270 RT e 500 preferiti.

Numeri che darebbero soddisfazione a chiunque e dimostrano il successo dell’account. Qual è dunque il segreto di una strategia vincente per un account di social caring su Twitter?

  • Il tono happy to help. Gli utenti possono essere arrabbiati, maleducati, frettolosi, disperati. L’account sdrammatizza, crea empatia, simpatia, e si spende fino all’ultimo per risolvere i loro problemi.
  • Tempestività. Che paga, sempre, massimizzando la soddisfazione dell’utente che sente su di sé un’attenzione unica.
  • Semplicità. Grafiche immediatamente comprensibili e pulite, che svolgono perfettamente la loro funzione: informare. Il servizio all’utente non rincorre le logiche di engagement di qualsiasi pagina di brand: il contenuto non dev’essere divertente né virale, ma utile. Più lo è, più il tweet avrà successo.
  • Differenziazione. Se non c’è account istituzionale, come fa Apple, specificare che si tratta di un profilo dedicato al social caring, meglio se specificando nella bio orari e giorni di copertura del servizio.
    Se l’account istituzionale esiste, meglio separare gli account, come fa Netflix. Più è grande il network più saranno necessari account differenziati. Tim, ad esempio, utilizza account personali brandizzati:

Ecco alcuni account di social caring che si distinguono per queste caratteristiche:

E in Italia?

Seguite il loro esempio e farete un buon lavoro!

10 Anni di Festival Internazionale del Giornalismo

Un po’ difficile da raggiungere (5 ore in treno e 2 cambi a Firenze e a Terontola), ma è sempre bello tornare a Perugia, soprattutto per il Festival Internazionale del Giornalismo.

Quest’anno il festival spegne 10 candeline e il modo migliore per festeggiarlo era esserci, anche perché anno dopo anno la lineup degli speaker è sempre più interessante. Solo per fare qualche nome della decima edizione possiamo citare: Lucia Annunziata dell’Huffington Post, Celia Guimaraes di Rai News, Livia Iacolare di Twitter Italia, Pierluigi Pardo di Sport Mediaset, Paolo Barberis (consigliere dell’Innovazione del Presidente del Consiglio), Dino Amenduni, Mafe De Baggis, Riccardo Iacona, Sarah Varetto (direttore di Sky TG24), Craig Silverman di BuzzFeed Canada, Mark Little di Twitter, Peter Gomez, Giovanni Floris, Diego Bianchi, e tanti tanti altri, tutti stipati in una agenda fittissima di appuntamenti in 12 location sparse per la città.

Il Festival Internazionale del Giornalismo è un grande momento per imparare e osservare: imparare perché ogni speach ti arricchisce trasmettendoti nuovo know how; osservare perché gli speaker che arrivano da tutto il mondo fanno il punto su tutto ciò che riguarda un determinato topic condividendo le loro esperienze.

Ho iniziato il mio giro della manifestazione con “Maledetto Storytelling” con Diego Amenduni e Mafe De Baggis. Lo storytelling è una tecnica di comunicazione, molto nota a chi come noi si occupa di digital, che nel corso degli ultimi anni l’ha subita da parte dei politici che ne hanno abusato per fini propagandistici.
Il “maledetto” sta infatti proprio a sottolineare la distorsione che vive oggi lo storytelling. La bellezza di questa tecnica sta invece non in chi la racconta (ad esempio un politico o un potente), ma nella sua missione: raccontare una storia. Una storia è raccontata bene quando tocca degli elementi che sono presenti nella nostra mente e nei nostri ricordi, e il compito dello storyteller deve essere quello di riuscire a toccare questi elementi attraverso un percorso narrativo.

“Accettiamo che lo storytelling sia uno strumento positivo. Contano le storie, altrimenti vengono confuse con la fuffa.”
Dino Amenduni

Al Festival Internazionale del Giornalismo non potevano certo mancare i social. Perché social e giornalismo sono legati a doppio filo: e infatti non è mancato Twitter, fresco fresco di compleanno celebrato con #Twitter10 (a proposito di social, qui abbiamo scritto di come sia possibile fare giornalismo su Snapchat).

Durante tutta la manifestazione l’Hotel Brufani ha ospitato la #BlueRoom di Twitter, uno spazio esclusivo per permettere a degli ospiti speciali di vivere un’esperienza Twitter immersiva e interattiva con il proprio pubblico con interviste, annunci, sessioni di Q&A e molto altro ancora. Tra i tanti passati dalla Blue Room anche Zoro.

[foto in copertina di Stefano Gizzi #IJF15]

Oscar 2016, social TV e haters. È ora di finirla

Gli Oscar 2016 si sono conclusi secondo i pronostici con la vittoria dell’italiano Morricone, e finalmente anche il caro DiCaprio è riuscito a vincere la tanto agognata e meritata statuetta.

Al di là di ciò che sono stati gli Oscar sullo schermo, tra commenti sul dress code delle star e polemiche di razza, la vera nota interessante dell’88esima edizione sono le conversazioni generate sul secondo schermo, quello più piccolo, dei social network, e in particolare di Twitter,  che hanno trasformato gli Oscar nella seconda trasmissione più twittata di sempre.

Secondo Talkwalker le conversazioni totali sono state 10 milioni, di cui il 99% si sono svolte su Twitter. Leonardo DiCaprio la fa da padrone: il suo nome ricorre in quasi 3 milioni di citazioni, il suo tweet di ringraziamento risulta il più condiviso su Twitter e la sua vittoria il minuto più twittato di sempre, superando anche la memorabile selfie di Ellen DeGeneres di due anni fa: più di 440.000 tweet al minuto.

Tutti i brand, chi più chi meno, hanno sfruttato questa incredibile opportunità di esposizione mediatica, ma un caso si è distinto per originalità e innovazione.

Dove ha lanciato, proprio in coincidenza degli Oscar, una campagna decisamente in controtendenza rispetto a quello che è ormai è un must della social TV, gli haters di tutto e di tutti.

Un ascolto ha rilevato, tra le conversazioni che avevano come oggetto l’aspetto fisico, ben 5 milioni di tweet negativi sul corpo femminile. Dove ha risposto a questo dato lanciando la campagna #speakbeautiful, a cui partecipa anche Twitter, con lo scopo di promuovere un linguaggio più civile sul web.

Ad ogni messaggio negativo rilevato sull’account Dove, Twitter invia un reply personalizzato con un messaggio costruttivo.

Peccato che tutto succeda solo su Twitter, forse qualcuno sarebbe andato in soccorso e difesa di Jenny Beavan, vincitrice dell’Oscar per i costumi di Mad Max e accolta da una platea perplessa e un timido applauso proprio a causa del suo aspetto fisico, e in particolare della sua mise poco rispettosa del dress code. 

Nell’enorme mole di contenuti che hanno gravitato attorno agli Oscar non era facile distinguersi, ma qualcuno ha fatto la differenza.

E siamo già pronti per gli Oscar 2017.

Good times for a change. Novità per Twitter, ma la crescita è ancora ferma

“Good times for a change” cantavano gli Smiths. Sembra sia questo negli ultimi mesi il pensiero fisso di Jack Dorsey, CEO di Twitter, da poco tornato a capo dell’azienda. Come già anticipavamo a fine 2015 il nuovo anno non si prospetta affatto roseo per il social network dei cinguettii. L’ultimo trimeste dello scorso anno si è chiuso con perdite per 90,2 milioni di dollari, numeri che non hanno fatto gioire Wall Street e che hanno deluso anche le aspettative di crescita dei titoli per il prossimo periodo.

Ma il ritorno di Jack Dorsey sembra aver mosso le acque spingendo Twitter verso un rinnovamento che in questi anni è sicuramente mancato, soprattutto in confronto al più proficuo Facebook. I cambiamenti però, si sa, non sono facili da digerire, soprattutto se il mezzo è entrato nella quotidianità delle persone con tutte le sue specificità.
Per questo quando il CEO ha annunciato che una delle novità di quest’anno potrebbe essere la rimozione del limite dei 140 caratteri per i singoli tweet, le reazioni della rete non sono state esattamente entusiaste, tanto da coniare l’hashtag #RIPTwitter. In un tweet Dorsey ha spiegato come l’osservazione dei comportamenti degli utenti, che sempre più spesso twittano screenshot di testi più ampi o inseriscono link a siti esterni, ha portato lo stato maggiore di Twitter a credere che questa potesse essere una strada interessante da percorrere: fornire alle persone la possibilità di condividere contenuti con un limite di 10.000 caratteri, producendo così post maggiormente rilevanti e più facilmente ricercabili.
Si tratta di una scelta fortemente contestata dagli utenti che rivendicano il limite di 140 caratteri: il segno distintivo del canale, ciò che lo rende fruibile live, in maniera veloce e sintetica, le qualità principali che ne hanno fatto la fortuna iniziale.
Per le aziende invece si tratterebbe di una nuova possibilità di creare contenuti maggiormente strutturati che potrebbero nascere ed esaurirsi all’interno del canale stesso senza disperdersi su altre piattaforme.
Dorsey ha risposto alle critiche di chi si accaniva contro la scelta cavalcando l’hashtag #RIPTwitter così:

Ma le polemiche non sembrano aver fermato Twitter, che propone, a partire da questi giorni e in maniera opzionale, una nuova feature, che va ad alterare nuovamente l’ordine della Timeline.

Una novità che sembra ricalcare una delle scelte più fortunate di Facebook. Gli utenti potranno attivare a scelta la possibilità (opzionale) di visualizzare all’apertura del Social Network e all’inizio della propria Timeline i contenuti migliori, ovvero i contenuti creati dai propri following che hanno ottenuto maggiori interazioni o provengono da account con cui interagiscono più spesso. Lo scopo di Dorsey è quello di valorizzare i contenuti che circolano su Twitter e che sempre più spesso si perdono nel flusso continuo di tweet che caratterizzano il canale. Da una fase di test preliminare sembra che gli utenti che fanno uso della nuova sezione tendano a twittare e retwittare molto più frequentemente, si tratterebbe quindi di un’ottima notizia per il Social che al momento sta sperimentando una stagnazione del numero di nuovi utenti. Allo stesso tempo questa news si rivela interessante per le aziende: tutto ciò che porta gli utenti più spesso sulla piattaforma riveste sempre un grande valore per chi si occupa di advertising.

Lo stadio più grande del mondo si chiama Facebook Sports Stadium

Potrebbe cambiare il modo di vivere lo sport. Del resto è questo l’auspicio con cui nasce Facebook Sports Stadium, il nuovo spazio virtuale che il colosso di Menlo Park dedica agli eventi sportivi. La novità, annunciata da una manciata di giorni, costituisce un’ulteriore conferma dell’interesse di Facebook per il real-time, territorio tradizionalmente presidiato da Twitter che ora, trovandosi in cattive acque, rischia sempre più di lasciare il fianco scoperto alle Live Stories di Snapchat. Nello scorso novembre, il lancio di Notify rispondeva proprio all’esigenza di informazione in tempo reale su Facebook, con il tentativo di incanalare in un unico spazio flussi distinti e variegati di notizie.
Parallelamente, Facebook vuole convincere gli inserzionisti che investire dove si parla di live tv è redditizio – almeno – quanto fare pubblicità in televisione.

Facebook Sports Stadium è di fatto la nuova sezione del social network che consente alle persone di seguire e commentare un evento sportivo in diretta in modo approfondito e partecipato. Nel dettaglio, ci saranno quattro schede: conversazioni degli amici (in sostanza, il Bar Sport con le sue discussioni appassionanti e interminabili), post e commenti degli esperti, risultati e statistiche, informazioni generali (per esempio, su quale canale seguire un certo evento in tv).

Nel post di lancio sul blog ufficiale, il Product Manager Steve Kafka spiega che Facebook Sports Stadium è il più grande stadio al mondo, e stima che tra il miliardo e mezzo di utenti mensilmente attivi si trovino ben 650 milioni di appassionati e tifosi.

Gli accessi al nuovo stadio virtuale sono per il momento limitati alle partite di football americano (la mitica Nfl), da vedersi negli USA ed esclusivamente su iOS. Ma il supporto verrà presto esteso per quanto riguarda paesi e sport (speriamo anche per quelli minori, di cui è più difficile trovare notizie e aggiornamenti).

È ancora piuttosto difficile capire a fondo la portata di questa nuova second screen experience, ma sembra certo che potrebbe rappresentare una svolta decisiva per gli amanti dello sport con il telecomando in una mano (e lo smartphone nell’altra). Del resto, “there’s nothing better than watching sports with your friends” recita il video introduttivo al Facebook Sports Stadium. Facciamo un solo esempio, e proiettiamoci ad agosto: con questo nuovo stadio virtuale, come potrebbe cambiare il nostro modo di vivere le Olimpiadi di Rio de Janeiro?

Il 2016 per Twitter

Ormai da tempo Twitter non naviga in buone acque, sia per quanto riguarda la crescita della base utenti ferma a poco più di 300 milioni, sia rispetto alla quotazione in borsa che ha raggiunto i minimi storici.

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Anche per il 2016 le previsioni per la piattaforma di microblogging non sono delle migliori, anzi si direbbero proprio senza prospettive di crescita: per stessa ammissione dell’attuale CEO Jack Dorsey e del CFO Anthony Noto infatti non si attende una crescita significativa della base utenti. Tra le ragioni ci sarebbe l’esperienza d’uso del canale, che fidelizza in maniera meno rilevante le persone, a differenza di Facebook che si è radicato in maniera consistente nella vita e nelle abitudini delle persone.

Tra gli scenari peggiori che possiamo immaginare riguardo il prossimo anno di Twitter c’è anche lo spauracchio di un’acquisizione. L’ipotesi più rumoreggiata in rete sembra essere quella di Alphabet, che per rimettersi sul mercato dei social dopo il fallimento di Google+ potrebbe vedere una nuova prospettiva nei cinguettii.

Twitter dal canto suo ha in serbo qualche carta da giocare nel 2016, vediamo quali.

Nuove emoji
Con un annuncio di qualche settimana addietro è stato introdotto il supporto del sistema alle nuove emoji, avvicinando ulteriormente le possibilità di espressione a quanto le persone sono abituate nella vita quotidiana attraverso smartphone e tablet. Sì, anche il taco e il dito medio.

Immagini più grandi
Ma soprattutto non tagliate. Attualmente infatti viene effettuato un crop delle grafiche caricate insieme al tweet, riducendo l’impatto delle foto, peggiorandone la qualità oppure nel caso di grafiche amputandone porzioni significative che compromettono la corretta e immediata comprensione. In un annuncio risalente all’inizio del mese è stata introdotta la novità.

Logged out user base e advertising
In seguito all’introduzione, o meglio la sottolineatura, di un nuovo concetto relativo alla base di utenti Twitter non registrata o non loggata, si tenta di propagare un’idea diversa riguardo alla costituzione numerica dei fruitori di questo canale. Per dirla in parole povere: secondo Twitter le persone che consultano il sito sono molte di più di quanto viene registrato. Basti pensare ai tweet embeddati su siti terzi (come per esempio in questo articolo). Per questa ragione l’azienda californiana vuole introdurre una nuova tipologia di contenuti sponsorizzati, indirizzata in particolare a quanti non siano loggati.

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Questo insieme di soluzioni sarà in grado di risollevare le sorti del sistema di microblogging?
È difficile dirlo con certezza, voi che ne pensate?

Noi sicuramente non possiamo che augurare un buon 2016 a Twitter e a tutti voi!

Social TV. Il caso Eni come esempio di crisis management

Quando televisione e social media convergono in uno spazio di discussione ibrido, che sfuma i confini mediali intesi in senso tradizionale, si parla di Social TV. È il fenomeno che ha contribuito a portare il consumo televisivo a crescere di nuovo, dopo qualche pericolosa oscillazione verso il basso.
La possibilità di commentare in diretta e interagire mediante tweet, post e video apre prospettive inedite per il modello televisivo. Il pubblico non vuole più solo guardare uno spettacolo in TV, vuole partecipare ed essere protagonista. Ciò spiega il successo dilagante di format costruiti intorno all’interazione tra studio e casa, come reality, talent e talk show.

Twitter è per definizione lo spazio della Social TV, il social media che condensa la maggior parte delle conversazioni online sul tema televisivo. L’abbiamo visto bene ieri sera, quando Eni ha scelto i 140 caratteri per rispondere in diretta alle accuse della trasmissione di Rai 3 Report.

Report ha mandato in onda “La Trattativa”, il servizio che cerca di ricostruire il presunto affare da un miliardo di dollari dell’Eni per l’acquisto della licenza per sondare i fondali marini del blocco petrolifero denominato Opl245 in Nigeria. Per ribattere alle accuse e tutelare la brand reputation, Eni ha deciso di inserirsi nel flusso di hashtag su Twitter (#report) e documentare le proprie argomentazioni con link, immagini e perfino con un dossier online. Ne è nata una conversazione accesa che ha coinvolto profili privati e profili ufficiali.

Senza entrare nel merito dell’inchiesta, quello che conta sottolineare è l’impeccabile gestione social di Eni, che costituisce un ottimo esempio di comunicazione aziendale in ottica di crisis management e brand reputation. La risposta di Eni è stata puntuale e soprattutto in real-time. È forse la prima volta che nello scenario italiano un brand riesce a sfruttare così sapientemente la Social TV.

A dare maggiore spessore alla propria risposta contribuisce anche il fatto che l’azienda è intervenuta, oltre che dall’account ufficiale, anche dagli account personali di alcuni dirigenti, come quello di Marco Bardazzi (Communication Director di Eni) che ha risposto prontamente ad Andrea Vianello (direttore di Rai 3).

Il dispiegamento di una vera e propria task force social da parte di Eni rappresenta un esempio eccellente di crisis management (anche se in questo caso non si è potuto fare a meno di notare il ritardo con cui Report ha attivato la propria controffesiva, lasciando il fianco scoperto). Ma non solo: testimonia come per i brand sia sempre più necessario muoversi contemporaneamente su più canali e scegliere su quale giocare le carte migliori. Il caso di Social TV di ieri mostra infatti che il second screen vale – almeno – quanto quello televisivo.

Una stanza tutta per sé, la #BlueRoom di Twitter

Da alcune settimane anche in Italia Twitter ha inaugurato la #BlueRoom, uno spazio esclusivo allestito dal colosso dei 140 caratteri, un luogo in cui celebrità italiane e internazionali possono interagire con il proprio pubblico in modo nuovo.

Uno spazio intimo, una stanza tutta per sé, un divano per sentirsi a casa che accoglie gli ospiti con deliziosi cupcake personalizzati (e rigorosamente brandizzati). Ma anche schermi, Periscope e Twitter Mirror per catturare ogni momento e diffondere urbi et orbi questi contenuti esclusivi in tempo reale.

Gli strumenti privilegiati sono due nuove app Twitter, Twitter Q&A, che permette di realizzare (un po’ come la sessione di “Domande e risposte” di Facebook, attiva solo per i profili verificati) video in tempo reale per rispondere alle domande dei fan, e la Twitter Challenger app che consente ai fan di coinvolgere i personaggi in divertenti sfide.

Il primo ospite è stato Marco Mengoni, che ha scelto la #BlueRoom per svelare le date del suo tour.

Poi Fred De Palma, Costantino Della Gherardesca, Il Volo, i finalisti di Pechino Express, Gianna Nannini, Laura Pausini e da ultima Emma Marrone, che proprio nella Blue Room ha lanciato il suo prossimo disco con una grande festa dedicata (anche) ai fan e alla rete.

Ma non è finita qui. Alla serata dei Twitter Awards Antonella di Lazzaro, direttore di Twitter Italia Media, ha parlato della #BlueRoom come di un luogo dedicato sì alle celebrità, ma anche a politici, personaggi televisivi e, perché no, ai brand. Se Twitter confermasse questa direzione, la #BlueRoom rappresenterebbe uno strumento formidabile di amplificazione del messaggio che potrebbe riposizionare più di un brand su un target giovane e dinamico. E sicuramente le aziende non tarderanno a sfruttare le potenzialità di una piattaforma che può arrivare a raggiungere 18 milioni di utenti.

Quale sarà il primo brand a farsi avanti?

I sondaggi tornano di moda su Twitter

Lo scorso ottobre Twitter ha annunciato il ritorno dei sondaggi.

“Se ti interessa scoprire l’opinione che gli altri utenti hanno su un determinato argomento – il nome da dare al tuo nuovo cane, chi vincerà la partita di questa sera o quale aspetto di una campagna elettorale pensano sia più rilevante – non c’è posto migliore di Twitter”.

È un ritorno perché anche in passato si potevano fare sondaggi con call to action, domande aperte, contando le occorrenze su uno o più hashtag, chiedendo agli utenti di fare un favorite o un RT per scegliere una posizione su un determinato quesito, e (last but non least) le Twitter Poll Card che a mio parere erano anche più funzionali, anche se tecnicamente difficili da gestire e non aperte a tutti.

Sky Tg24 Poll Card

Come funzionano i sondaggi?

Semplice: chiunque cliccando sul pulsante blu per creare un nuovo tweet può scegliere la modalità sondaggio con una domanda e due possibili scelte. Il sondaggio rimarrà “vivo” per 24 ore.

A cosa possono servire i sondaggi?

Solitamente le novità Twitter sono disponibili solo agli account verificati, quindi solo a personaggi famosi e handle global di grandi marchi, ma questa volta l’opzione è aperta a tutti. Chiunque può fare un sondaggio sia che si tratti di chiedere ai propri amici “cosa fare stasera” o “chi sarà il nuovo Presidente della Repubblica”. Le opzioni sono solo 2, ma le domande da poter fare sono infinite, i brand possono quindi sbizzarrirsi.

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Fonte: pastemagazine.com

Questa “nuova” opzione mostra però diverse lacune:

  • Non è possibile inserire una immagine per aumentare la visibilità del sondaggio.
  • A bordo del nostro tweet-sondaggio è visibile il numero dei voti.
  • Le scelte dei votanti non si trasformano in altri tweet per aumentare la visibilità del sondaggio, come succedeva invece nelle Twitter Poll Card.
  • Come anticipato, non è una vera novità.

Diversamente dai rivali social, Twitter fatica a innovare e rinnovare la sua piattaforma: le ultime vere grandi novità sono stati Periscope, ottima app con un grande potenziale soprattutto per il citizen journalism (ne abbiamo parlato qui), e Twitter Moments (ancora per pochissimi eletti).

I sondaggi sono sicuramente un tool molto interessante per la community Twitter, favoriranno le conversazioni tra utenti, creeranno nuove formule di interazioni sulla piattaforma, ma mancano dell’effetto wow.

Cuori Vs Stelle: la battaglia di Twitter

Dolce o salato?
Beatles o Rolling Stones?
Cuori o stelle?
Sì, perché dopo l’introduzione dei cuori su Twitter si è scatenata una diatriba su social e blog. Tutti i Twitter users hanno il loro simbolo preferito, inutile negarlo.

Nell’annuncio ufficiale il Product Manager Akarshan Kumar ha motivato così  la scelta: “Il cuore, a differenza della stella, è un simbolo universale che ha un significato analogo in tutte le lingue e culture del mondo. Il cuore è più eloquente, ti permette di trasmettere una serie di emozioni e di connetterti facilmente con gli altri. E i nostri test hanno dimostrato che la nuova icona piace alle persone”. E quindi via con i nuovi cuoricini, il cui vero nome è “mi piace”, che suona come qualcosa di già sentito, no?

 

Dal test alla conferma

La fase test infatti c’è stata a inizio estate, e i numeri a una settimana dall’introduzione ufficiale sembrano davvero dare ragione a Twitter che parla del “6% in più di cuori rispetto alle precedenti stelline”. E tra i new users i numeri sono addirittura più alti, si arriva fino al 9% in più: insomma, i cuori hanno fatto il miracolo, l’engagement è cresciuto!

 

Un nuovo inizio per Twitter

E per un social network che nell’ultimo anno non ha navigato in acque tranquille, è già un grande inizio. Infatti, nonostante i suoi 316 milioni di utenti iscritti, Twitter pare proprio avere un numero molto più basso di utenti attivi, questo perché è un social poco intuitivo in cui si fa fatica a trovare i propri amici e a tener traccia delle conversazioni. La mancanza di nuovi iscritti, la difficoltà di vendita di spazi pubblicitari e il conseguente piano licenziamenti e ristrutturazione aziendale annunciato lo scorso ottobre, hanno reso necessario un cambio di rotta.
Secondo The Verge la stellina era stata ideata con la stessa funzione di “aggiungi ai preferiti” che troviamo nei segnalibri dei browser, il cuore è stato invece scelto per aumentare il numero degli iscritti al social.

 

Cuori, cuori ovunque

I cuori su Twitter per esprimere preferenza ad un contenuto si vanno ad aggiungere a quelli su Periscope e su Vine, rendendo il linguaggio su questi tre social effettivamente univoco. Ma i power user di Twitter non sembrano apprezzare il cambiamento, soprattutto per la connotazione positiva data dal cuore rispetto alla stellina (pensiamo per esempio a un tweet breaking news di un terremoto).


Per chi davvero ne sta facendo una questione di principio segnaliamo che esiste un’estensione Chrome per tornare ad utilizzare le stelline. Sempre che non vogliate sostituire i troppo sentimentali cuoricini con dei boccali di birra.

Anche noi abbiamo lanciato un tweet poll e il cuore ha vinto la sfida contro la stella. Chiariteci le idee una volta per tutte: quale simbolo preferite?