Il ritorno di Bebo e il Social Media Marketing Internazionale

Il panorama dei social network è in costante espansione, continuano a nascere nuove piattaforme e non sempre è facile orientarsi e scegliere quella più adatta alla propria strategia marketing. Non tutte decollano allo stesso modo e c’è chi fallisce e decide poi di risorgere dalle proprie ceneri, come Bebo. Il suo ritorno potrà delineare un nuovo spazio di sviluppo per la costruzione di strategie di social media marketing internazionale?

Facciamo un passo indietro.
Cos’è Bebo?
Acromino di «blog early, blog often», è stato fondato dai coniugi Michael e Xochi Birch nel 2005. Fino al 2008 è stato uno dei social network più popolari in Gran Bretagna, fino alla cessione ad Aol per 850 milioni di dollari. Nel momento di massima espansione in alcuni Paesi, come ad esempio l’Irlanda, ha persino superato la popolarità di Google.

Bebo è fallito nel luglio dello scorso anno e i fondatori del social hanno deciso di riacquistare il loro progetto, per un milione di dollari.

Il social network non è ancora pronto e, mentre il fondatore Michael Birch fa parlare di sé e di Bebo in modo non del tutto convenzionale (come potrete constatare guardando il video), gli utenti sono invitati a lasciare la propria mail per essere i primi ad esser avvertiti non appena sarà rilasciata la nuova versione.

https://www.youtube.com/watch?v=Lm9J8Glk0bE

Quali opportunità potrebbe offrire il rilancio di Bebo?

I fondatori assicurano che, come in passato, sarà un luogo in cui divertirsi e incontrarsi con gli amici, una community dal tono creativo e leggero. Uno dei limiti del primo Bebo era però la scarsa trasversalità nei Paesi data dallo scarso numero di lingue supportate. Ci aspettiamo che ritorni con un’anima internazionale, elemento oggi più che mai fondamentale per avere davvero successo.

Lo spirito provocatorio dei fondatori e la creazione di community e contenuti ingaggianti non bastano più per rilanciare un social network nel 2014. La base per (ri)affacciarsi sullo scenario attuale è infatti un progetto dal respiro internazionale, che guardi a diversi mercati e offra opportunità ad aziende di tutto il mondo.

Un investimento su Bebo potrebbe essere una prospettiva interessante per aziende e brand se, come nella precedente versione, gli utenti avranno la possibilità di indicare quale tipo di pubblicità vogliono visualizzare. Uno strumento di advertising così personalizzato e mirato darebbe l’opportunità agli investitori di parlare a un pubblico che è davvero interessato al contenuto proposto, garantendo così una maggiore efficacia della comunicazione.

E se la piattaforma fosse sviluppata in più lingue rispetto al “vecchio” Bebo? Ancora meglio, diciamo noi. Un’attività su scala internazionale richiederebbe una conoscenza profonda dei vari contesti locali e della loro integrazione sul piano globale, per determinare al meglio i target di riferimento. Il nuovo scenario sarebbe uno spazio perfetto per costruire una strategia di social media marketing internazionale, stando ben attenti agli elementi che hanno bisogno di più cura e attenzione, come ben illustrato da Alessandro su questo blog: attività editoriale, influencer marketing, community management.

Dopo Weibo, insomma, teniamo gli occhi aperti anche su Bebo, pronti a cogliere le opportunità che potrà offrire.

Le novità del Social Media Marketing in Cina

Il social media marketing internazionale si muove verso l’Oriente. Se Facebook e Twitter dominano il settore nella maggior parte del mondo, questo non si può dire di paesi come la Cina, che vanta sistemi autonomi con modalità di funzionamento a volte diverse da quelle dei competitor occidentali.

La Cina: problemi di restrizioni politiche e governative

Oltre alle differenze culturali e linguistiche evidenti, il web in Cina è soggetto a pesanti restrizioni: il governo cinese controlla un sistema di censura su Internet chiamato “Great Firewall” (dall’associazione tra Great Wall, cioè Grande Muraglia, e firewall), che ha lo scopo di depurare la rete dalle critiche verso il governo e di impedire o quantomeno controllare i movimenti di protesta. Queste restrizioni interessano inevitabilmente anche il mondo dei social media, che stanno vivendo un momento di boom assoluto. In questo contesto, Sina Weibo svetta in prima posizione rispetto ai social media cinesi QQ, WeChat, Ren Ren, Alibaba, ma è bene evidenziare che il canale ha dovuto accettare negli anni un monitoraggio parziale da parte delle autorità.

Il caso di Sina Weibo

Ma cos’è Sina Weibo, e che bacino di utenti ha? Weibo è un servizio di microblogging dal funzionamento vicino ma non identico a Twitter e che vanta un bacino di utenti molto vasto: 600 milioni, di cui circa 61 milioni attivi giornalmente. Un pubblico potenzialmente gigantesco per le aziende che sceglieranno di investire su questo canale e che dovranno attivare una riflessione sul passaggio da singole campagne media tradizionali per la Cina alla gestione coordinata dei social media, che richiede un’attenzione quotidiana e costante.

Possibilità nel mercato cinese attraverso i social media e Sina Weibo

La notizia che rischia di aprire nuovi scenari è che Weibo è sempre più vicina a fare il grande passo e sbarcare a Wall Street, così come Alibaba, altro colosso cinese. Se proseguirà su questa strada, ci potrebbero essere risvolti interessanti per le aziende che vogliono investire su questo mercato in crescita. Potrebbero essere sviluppati strumenti per promuovere i contenuti e gli account, simili agli strumenti di advertising di Facebook e Twitter, e questa sarebbe una grande opportunità per gli investitori per parlare ad un bacino di utenti tra i maggiori al mondo.

Si delinea insomma un nuovo spazio, parzialmente inesplorato, per il social media marketing internazionale, su cui avviare un’immediata riflessione prima che il boom porti Weibo al pari di Facebook e Twitter, in termini di pubblico e, perché no, di affollamento.

Il Social Media Marketing (è) Internazionale

I due recenti post di Alessandro e Davide su questo blog trattano argomenti meno lontani di quanto si possa pensare di primo acchito: il social media marketing internazionale il primo, un (presunto) fail il secondo.

Alessandro spiegava bene il principio base per cui lo stesso contenuto di comunicazione non possa essere trasportato da un paese all’altro limitandosi alla traduzione linguistica, e quanto la necessità di localizzare culturalmente i messaggi sia ancora più forte quando i canali utilizzati sono i social media.

Davide ci raccontava della campagna di Coca-Cola lanciata in occasione del Super Bowl: posizionata su valori alti di patriottismo a stelle e strisce, si era attirata alcune reazioni abbastanza critiche dagli stessi social media che avrebbero potuto decretarne il successo.

Ho pensato che i due argomenti non fossero così lontani quando ci ho riflettuto e mi sono chiesto di che nazionalità fossero gli utenti che hanno criticato la campagna: considerando il contenuto del messaggio, si potrebbe forse parlare di social media crisis internazionale così come parla di social media marketing internazionale?

CocaCola follower statistics
(La composizione della followerbase di @CocaCola – Fonte: Sysomos Map)

A pensarla in questo modo, in questo caso il potenziale errore è l’opposto di quelli da cui metteva in guardia Alessandro, ovvero l’eccessiva localizzazione in un canale che, di fatto, è globale. L’obiettivo del post però non è fare le pulci a quella campagna, che qui è solo un esempio, ma approfondire e verificare un’ipotesi: ad un livello base i social media sono sempre internazionali.

Banalmente perché, a differenza di altri canali (e soprattutto quelli tradizionali), la fruizione dei social media non è legata alla nazione. Le affissioni la stampa e gli spot tv, per intenderci, lo sono decisamente di più, nonostante Google e Youtube abbiano rimesso in gioco le distanze. Continuando a riflettere sul caso di studio, ad esempio, potremmo concludere che lo stesso messaggio aveva meno elementi di criticità – o variabili di incertezza – trasmesso su una TV americana durante il Super Bowl che pubblicato su Twitter.

I Social media, quindi, necessitano sempre di un doppio sguardo, locale e globale, nell’impostazione strategica, nella content strategy e nell’esecuzione.

Che tu sia un brand mondiale o un piccolo artigiano, che tu sia global o local, ci sono cose che non puoi trascurare:

  • la scelta dei canali e del taglio (una pagina unica o più presenze locali?)
  • la conoscenza della community (scrivendo in spagnolo mi rivolgo solo agli spagnoli o tra il mio pubblico c’è una grossa fetta di sudamericani?)
  • gli strumenti migliori per dare alla community contenuto rilevante (il canale scelto ha la possibilità di determinare il target di ogni singolo messaggio?)

5 chiacchiere con Maria Elena Furini di Alcantara S.p.A.

Come si comporta IAKI quando deve parlare più lingue?
Quando deve occuparsi di una strategia di social media marketing internazionale, come si muove?
Inutile parlarne con un post generico che esalterebbe parole come brief, brainstorming, strategie, accounting, social media strategy e social network. Affrontiamo l’argomento andando più a fondo, chiedendolo direttamente a uno dei nostri clienti: ad Alcantara S.p.A.

Abbiamo fatto 5 domande a Maria Elena Furini Corporate Communication Manager di Alcantara S.p.A. e ecco cosa ci ha raccontato.

1- Chi è Alcantara S.p.A?

È una delle eccellenze del Made in Italy che nasce nel 1972. È un materiale altamente innovativo, frutto di una tecnologia unica e proprietaria, scelto da aziende leader in diversi campi di applicazione: moda e accessori, interior design e home décor, automotive, nautica, consumer electronics. Alcantara S.p.A. comunica a livello globale, per questo desidera parlare a tutti con una particolare strategia di social media marketing internazionale in Europa, USA, Giappone e Cina.

2- Maria Elena, che importanza ha per una multinazionale come Alcantara avere una comunicazione globale e parlare tante lingue?

Da tempo la strategia di Alcantara prevede lo sviluppo globale sia del business che della comunicazione del brand, con l’obiettivo di implementare e consolidare la notorietà del marchio nei mercati Asiatici (Cina e Giappone su tutti) e negli Stati Uniti, e rafforzarla in Europa. Comunicare a livello globale è il fondamento di tutte le nostre attività, dall’ufficio stampa agli eventi, dai social media alla collaborazioni con partner internazionali – designer, scuole, musei, istituzioni.

3- Per Alcantara è un valore aggiunto localizzare i contenuti?

Non solo è un valore aggiunto, ma una vera e propria necessità. La localizzazione dei contenuti diventa fondamentale soprattutto per i paesi asiatici, radicalmente diversi da noi per cultura e modalità di comunicazione, ma è importante anche per gli Stati Uniti, in cui ad esempio il tono di voce cambia rispetto all’Italia o all’Europa. La sfida è quella di essere coerenti nel veicolare in tutti i paesi i valori del nostro marchio: versatilità, contemporaneità, attenzione all’ambiente, l’alta tecnologia che si combina in modo unico con l’artigianalità, la capacità di offrire soluzioni personalizzate ai nostri clienti.

4- Sempre in termini di localizzazione dei contenuti, la Cina che tipo di sfide presenta?

Il gap linguistico, oltre che culturale, è sicuramente il primo ostacolo nell’approccio ad una strategia di comunicazione verso la Cina. Ci sono inoltre codici visivi da rispettare, un gusto estetico che va adattato a canoni diversi dai nostri, ma senza stravolgere l’immagine del marchio. In generale si tratta di un paese molto curioso, che ha sinceramente voglia di conoscere nuove realtà, nuovi brand e prodotti specialmente europei, ma che va approcciato con grande rispetto e i giusti modi, e sicuramente con una strategia a lungo termine.

5- Localizzando i contenuti cambia l’efficacia della comunicazione? E se sì, in che modo?

Si, certamente. La comunicazione è tanto più efficace quanto è comprensibile (una banalità che però non dobbiamo dimenticare) e accattivante, due aspetti che si possono ottenere solo adattando i contenuti ai codici del paese in cui si comunica. È evidente poi che la mera traduzione non basta, ma ci si deve affidare ad una figura professionale che sappia adattare i contenuti tradotti nello stile del social media di riferimento, che sia Facebook, Weibo, Twitter o Todou.

E dal dialogo, dall’adattabilità e dal desiderio di migliorarsi, nasce così la strategia di social media marketing internazionale di IAKI. Una case history interessante, uno straordinario viaggio da leggere e da “toccare”.

Social Media Marketing Internazionale

Un’azienda che opera in un contesto internazionale, esportando prodotti o servizi, ha la necessità di dotarsi di una strategia di marketing e di comunicazione che parli più lingue. Ma un “interprete” può essere sufficiente allo scopo? Secondo noi no. Questo significa che non è sufficiente tradurre i contenuti in un’altra lingua per fare in modo che siano efficaci e rilevanti per gli utenti, almeno in una strategia di Social Media Marketing Internazionale.

Questa affermazione non è sempre vera, perché per esempio nel campo pubblicitario spesso si procede proprio in questo modo, traducendo i testi e montandoli sull’impianto grafico di campagna.

coca-cola social media marketing internazionale

Il paradigma si prospetta come traduzione versus localizzazione, ovvero: conviene tradurre i testi e adattarli a quello che si ha, oppure localizzare la strategia secondo il contesto culturale e linguistico della regione dove si andrà a operare? Nel campo del Social Media Marketing Internazionale è senza dubbio più efficace la seconda ipotesi. Soprattutto perché in questo modo si riescono a valorizzare le peculiarità dei mercati esteri dove il brand va a operare.

Il contesto culturale è un aspetto importante sotto diversi punti di vista, tutti quelli che compongono la strategia che andremo ad approntare, ovvero:
Attività editoriale: tradurre i contenuti nella lingua di destinazione è un approccio limitato, occorre scriverne ex novo, affidandosi a professionisti del mestiere, non a semplici traduttori.
Influencer marketing: affidarsi ai blogger e alle persone più influenti nell’area di azione, disegnando l’evento o i materiali da recapitare secondo gli aspetti più rilevanti in base all’attività prevista.
Community management: è l’aspetto più delicato. Gestire le interazioni scaturite da una strategia di Social Media Marketing Internazionale senza comprendere appieno le sfumature di una lingua che non si padroneggia può condurre a fail memorabili.
Oltre a quanto appena visto, c’è un aspetto basilare ancora: il fuso orario. Come possiamo monitorare tempestivamente le interazioni se di default siamo destinati a visualizzarle ore dopo?

Le complessità e la variabilità dei differenti contesti culturali può condurre a esiti imprevisti. Infatti talvolta è necessario stravolgere l’impianto strategico definito, prevedendo un approccio completamente diverso per una determinata area.

IAKI ha seguito la campagna Tommy Hilfiger Eyewear, con l’ambizioso obiettivo di divulgare lo stile “preppy” in Italia, Spagna, Germania e Francia. Una combinazione di Social Media Marketing, Influencer Marketing, online advertising e consumer promotion hanno costituito il Marketing mix vincente per questo progetto.

La decisione strategica più importante è stata quella di rimanere focalizzati sui valori preppy legati al brand Tommy Hilfiger: “il preppy è la combinazione di accessori, non è un nuovo modo di vestire”, questo è stato per noi complicato da interpretare, proprio perché un po’ fuori dalla cultura italiana legata alla moda. Abbiamo dovuto leggere tantissimo su questo tema, passare ore e ore a prendere le misure tra le informazioni online e quelle on the road.

Gestire in modo integrato i Social Media all’estero comporta la padronanza delle complessità del contesto culturale di riferimento, oltre a un team di professionisti specializzati e una spiccata sensibilità strategica.