Real Time Marketing

Era una notte buia e tempestosa. Anzi solo buia. Molto buia. Moltissimo. In quella notte, ora mi viene il dubbio se fosse già notte o solo tarda sera, nacque uno dei migliori esempi di Real Time Marketing.

Ovviamente parliamo di “You can still dunk in the dark” di Oreo, pubblicato durante il blackout del Super Bowl del 2013.

Lo avete perso? Eccolo qui:

Il Real Time Marketing è un nuovo concetto di marketing – più o meno nuovo – utilizzato dai brand che prendono spunto da eventi e conversazioni per creare contenuti. In tempo reale. O quasi.
Le marche possono dare il loro contributo attraverso le conversazioni social anche se i temi non sono strettamente legati (o per niente) alla loro immagine. Il caso di Oreo insegna: il biscotto è intervenuto su un evento da cui era totalmente scollegato.

Questo serve ad allargare l’audience, generare buzz attorno ai marchi e generare conversazioni.
I grandi eventi offrono una grande opportunità per il Real Time Marketing perché sono imprevedibili, hanno un alto numero di persone che li stanno guardando e che ne parlano.
Se il brand è in grado di cogliere l’attimo e di reagire nel momento giusto, con il giusto messaggio: è fatta!

Il real time marketing non deve essere necessariamente instantaneo, le marche possono prendere parte alle conversazioni che stanno prendendo piede, ad esempio usando un hashtag popolare.

Giusto per fugare ogni dubbio: preparare contenuti su eventi come l’inizio dei Mondiali di calcio, il Natale o l’apertura di Expo 2015 fa parte di un normale piano editoriale, non è real time marketing.

Le novità del Social Media Marketing in Cina

Il social media marketing internazionale si muove verso l’Oriente. Se Facebook e Twitter dominano il settore nella maggior parte del mondo, questo non si può dire di paesi come la Cina, che vanta sistemi autonomi con modalità di funzionamento a volte diverse da quelle dei competitor occidentali.

La Cina: problemi di restrizioni politiche e governative

Oltre alle differenze culturali e linguistiche evidenti, il web in Cina è soggetto a pesanti restrizioni: il governo cinese controlla un sistema di censura su Internet chiamato “Great Firewall” (dall’associazione tra Great Wall, cioè Grande Muraglia, e firewall), che ha lo scopo di depurare la rete dalle critiche verso il governo e di impedire o quantomeno controllare i movimenti di protesta. Queste restrizioni interessano inevitabilmente anche il mondo dei social media, che stanno vivendo un momento di boom assoluto. In questo contesto, Sina Weibo svetta in prima posizione rispetto ai social media cinesi QQ, WeChat, Ren Ren, Alibaba, ma è bene evidenziare che il canale ha dovuto accettare negli anni un monitoraggio parziale da parte delle autorità.

Il caso di Sina Weibo

Ma cos’è Sina Weibo, e che bacino di utenti ha? Weibo è un servizio di microblogging dal funzionamento vicino ma non identico a Twitter e che vanta un bacino di utenti molto vasto: 600 milioni, di cui circa 61 milioni attivi giornalmente. Un pubblico potenzialmente gigantesco per le aziende che sceglieranno di investire su questo canale e che dovranno attivare una riflessione sul passaggio da singole campagne media tradizionali per la Cina alla gestione coordinata dei social media, che richiede un’attenzione quotidiana e costante.

Possibilità nel mercato cinese attraverso i social media e Sina Weibo

La notizia che rischia di aprire nuovi scenari è che Weibo è sempre più vicina a fare il grande passo e sbarcare a Wall Street, così come Alibaba, altro colosso cinese. Se proseguirà su questa strada, ci potrebbero essere risvolti interessanti per le aziende che vogliono investire su questo mercato in crescita. Potrebbero essere sviluppati strumenti per promuovere i contenuti e gli account, simili agli strumenti di advertising di Facebook e Twitter, e questa sarebbe una grande opportunità per gli investitori per parlare ad un bacino di utenti tra i maggiori al mondo.

Si delinea insomma un nuovo spazio, parzialmente inesplorato, per il social media marketing internazionale, su cui avviare un’immediata riflessione prima che il boom porti Weibo al pari di Facebook e Twitter, in termini di pubblico e, perché no, di affollamento.

Siamo animali sociali (ci piace l’engagement)

Traduzione di Engagement: “sono le piccole cose che contano”.

httpvh://youtu.be/Z-FFcQfxpKA

Ci piace stare insieme, condividere esperienze, creare gruppo. A noi tutti piace. Basta guardare le folle di ragazzi davanti a un locale il venerdì sera. Oppure l’uscita dalle università o le pause pranzo in centro. Basta guardare questo video argentino. C’è alla base un gesto molto semplice: stringersi la mano per andare avanti. Engagement, dunque. E se guardassimo all’attualità? Beh, potremmo rifarci al fenomeno “crea gruppo” di WhatsApp. Non ditemi che tra voi c’è ancora qualcuno che si salva! Inutile, non ci credo.

Ci piace il contatto umano. E allora sfruttiamo la nostra indole.

È a questo che dobbiamo pensare ogni volta che vogliamo creare delle buone strategie di Customer Engagement.

Estraiamo tutto quello che è marketing, e distilliamo l’amore.
La voglia di sentirci, di passarci energie, di raccontare chi siamo e cosa facciamo. Perché è importante che si percespisca l’aspetto umano, l’intimacy dell’esperienza, l’empatia. Nella nostra quotidianità, e nei nostri brainstorming d’agenzia.

Partiamo dall’etimologia della parola sociale, che non ha nulla a che vedere con un monitor, scopriamo che ci si rifà immediatamente al concetto di “socievole“, ovvero capacità di unione, vicinanza, associazione. Bene, dopo aver assorbito il suo significato, riprendiamo la parola “marketing”, mettiamola lì accanto, e sviluppiamo un progetto. Ed ecco che proprio quel progetto diventa improvvisamente un silenzioso fischio all’interno di una biblioteca. Un rumore assordante, che distrarrebbe chiunque. Effetto Willy Wonka, oserei dire. E tutto è partito da? Una semplice barretta di cioccolato. (Ossimori e metafore a gogò. Non abbiatemene. Sono pur sempre una copywriter). 

Pare una cosa molto semplice. E infatti lo è.
Non serve allontanarsi troppo dal quotidiano, dalla semplicità, basta creare un quotidiano straordinario.
Basta apprendere che quello che facciamo ogni giorno è esattamente quello che un qualsiasi brand potrebbe fare con i suoi “fan”. Fare colazione, organizzare una cena, bere una birra, tenersi per mano, abbracciarsi, andare ad un concerto, e raccontare della propria giornata agli amici.

È questo che crea customer engagement puro, perché nasce da un sentimento vero, interno, (apparentemente) non studiato.

Come darsi un bacio, o riceverlo. Questo non è engagement?

httpvh://www.youtube.com/watch?v=oHXD80XOv9o&feature=youtu.be

Tutto nasce da un’azione genuina, che diventa word-of-mouth naturale, che a sua volta si trasforma in condivisione e poi rumore, eco, coinvolgimento. Un coinvolgimento ordinariamente straordinario. In questo modo non abbiamo fatto altro che applicare la stessa regola che c’è alla base del “crea gruppo” di WhatsApp. E la mucca viola? Non l’abbiamo lasciata sola. L’abbiamo rivalutata e ne abbiamo tratto un insegnamento. È una metafora: un pensiero basico può contenere qualcosa di fenomenale, inatteso e assolutamente incredibile. Basta non dimenticarsi della parte più genuina e farla parlare. Lo dice Seth Godin. E a noi “ci” piace proprio.

Customer engagement storytelling

C’era una volta Brand, viveva in un quartiere molto piccolo di una grande città. Brand aveva un cuore enorme, un carattere forte e un fisico da fare invidia ai migliori atleti del mondo. Brand aveva però un problema di socialità. Non riusciva a diventare come il suo amico, Customer Engagement. Non riusciva a trovarsi una donna per diventare un lovebrand, e a farsi degli amici per diventare un friendsbrand. Non veniva ascoltato, capito e tanto meno invitato a feste o eventi. Brand non riusciva a fare storytelling, a raccontare la sua storia.  Brand non riusciva a far arrivare la sua voce.

L’arte di raccontare il brand per predisporre gli utenti all’ascolto e al worth of mouth, in modo naturale e spontaneo, può avvenire soltanto se la storia raccontata è coinvolgente quanto una fiaba. In poche parole, se la storia è customer engagement. Nel copywriting il segreto: no al copywriter che crea e usa “il pubblicitese”, sì al copywriter che vive e usa il linguaggio di tutti i giorni, quello sanguigno, personale, confidenziale. Solo in questo modo il brand può interagire con la sfera emotiva del suo pubblico, e la narrazione può divenire contenuto, messaggio, plot, storytelling. La brand reputation aumenta e il WOM accelera il suo ritmo e il suo buzz nel tempo.

Il brand diventa così esperienza quotidiana, e appellandosi alla sfera più intima e meno commerciale, si racconta.

Ma in che modo lo fa? Come fa a diventare customer engagement?

Il brand è un essere umano. Ha un cuore, un corpo, una personalità che si adatta alla situazione e al contesto d’uso. Per questo motivo ha bisogno di spazi differenti, multipli, in cui confrontarsi e farsi sentire. Ha bisogno di esprimere appieno il suo carisma, e per questo cerca piattaforme e luoghi multi-narrativi, multi-mediali, che arricchiscano la fantasia e l’immaginazione degli utenti, e nello stesso momento diano libero sfogo alla sua poliedricità.
Una pagina su Facebook di presentazione, un canale You Tube in cui la sua vita prende forma in modo visivo, un fumetto che illustra le sue scelte in termini di amicizia, un profilo su Pinterest che ci dice cosa acquista o cosa cucina, un sito web che impacchetta tutte le informazioni. Ogni media lavora per sviluppare la storia, e produrre un’immersione totale nel sangue del brand, portando così ad un’unica e irripetibile esperienza di intrattenimento. Si chiama cross-medialità, multi-narrazione, spreadability (cit. Henry Jenkins).

E così Brand iniziò a raccontare la sua vita come fosse una fiaba, trovò il modo giusto per farlo, quello proveniente dal cuore, coinvolgente e versatile, intimo, che toccò le emozioni di tutti i suoi interlocutori creando una relazione quotidiana continuativa. Diventò dunque Customer Engagement anche lui, affascinò i suoi amici, instaurò con loro una lunga relazione d’amore che, ancora oggi, fa sognare ad occhi aperti.