WeTilt, un esempio di social field marketing

Il social field marketing è una disciplina che comporta l’impiego di personale sul campo, impegnato in una comunicazione unidirezionale tramite l’impiego del sampling, della distribuzione di merchandise, dimostrazioni di prodotto o marketing esperienziale.

Questo tipo di processo e la meccanica unidirezionale comportano uno sforzo maggiore da parte degli attori impegnati nel coinvolgimento del pubblico. Ciò è dovuto al target cui ci si rivolge, distratto e poco interessato, solitamente restio ad essere fermato e coinvolto per via della sovraesposizione a questo genere di iniziative.

Il trend dei progetti di field marketing, si orienta in direzione dei social network, a discapito dei canali tradizionali. Questo perché il social apre un canale che consente agli utenti di individuare con quali brand e prodotti desidera interagire.

Un esempio concreto è l’iniziativa WeTilt, promossa da Decathlon, dove gli utenti vengono reclutati tramite il sito wetilt.it e i canali social del brand per testare la bicicletta pieghevole Tilt 5, B’TWIN. Le persone possono iscriversi attraverso un tab posizionato sulla pagina Facebook e candidarsi per un test metropolitano in tre città diverse: Milano, Firenze e Roma. Tra tutti i partecipanti saranno estratti i vincitori di alcune bici pieghevoli. Anche gli altri canali dell’universo Decathlon sono stati coinvolti a diversi livelli per offrire una presenza integrata a livello digital. Su Facebook oltre al tab è stato previsto un filone editoriale dedicato all’iniziativa, la customizzazione grafica del canale e una campagna di advertising a supporto. Stesso discorso per Twitter, che oltre a cinguettare informazioni e dettagli su WeTilt, è stato vestito con una skin grafica articolata in background e copertina del profilo, in questo caso si è cercato di sfruttare appieno i vantaggi che ad oggi è in grado di offrire il Twitter marketing. Il brand inoltre ha attivato i suoi canali corporate a integrazione della srategia di comunicazione.

Se il 20 giugno sarete nei pressi di Milano, Firenze o Roma, iscrivetevi a WeTilt per confermare la nostra teoria.

Contenuti Virali, scoprirli e rappresentarli, ViralSearch

Individuare e analizzare i contenuti virali, l’app “laboratorio” di Microsoft

Durante l’ultimo TechConf, Microsoft Research ha presentato ViralSearch, un software che permette di dare una rappresentazione grafica al termine viralità e non solo.

L’applicativo permette di indicizzare i social media, per ora si è visto a lavoro su Twitter, e analizzare i fenomeni virali, il loro livello di diffusione, da dove sono partiti, e tutta la catena della condivisione, fornendo analisi dettagliate degli internet meme.

httpvh://youtu.be/wSwOszoHuoI

ViralSearch potremmo definirlo una versione evoluta di Google Ripples (in italiano Google Eco), la web app che mostra la diffusione di un link su Google+, ma con il vantaggio di fornire una maggiore profondita di analisi e di non essere legato a un singolo social networks

Google+ Ripples - Diffusioni virali dei contenuti condivisi su Google+
Fonte: Google
Schermata di Google+ Ripples, il tool che permette di vedere la diffusione virale dei contenuti pubblicati sul social network di Google

Il software non è pubblico e non è dato sapere se mai lo diventerà, uno dei possibili scenario è che il suo algoritmo una volta uscito dalla fase di sviluppo venga “integrato” in Bing, potenziandone la social search. In ogni caso, visto il crescente e giustificato interesse dei marketing manager per termini come social network, follower, influencer e reputation, ViralSearch sembra avere le potenzialità per essere un ottimo strumento per le agenzie di Marketing digitale, di PR e per i grandi publisher di contenuti, permettendo con le sue funzionalità un’analisi dettagliata dei flussi di condivisione e l’individuazione certa degli influencer.

Il confronto, una serata di live tweeting

In queste ore si parla molto del confronto tra i candidati alle primarie del centro sinistra andato in onda ieri sera su Sky Tg24: un momento importante per la politica, forse una svolta per l’informazione italiana, ma non solo. È stato soprattutto un grandissimo evento di partecipazione online, con un volume di messaggi e conversazioni su Twitter impressionante per quantità e qualità.

Come agenzia di Social Media Marketing per Sky Tg24 – dopo aver preparato i canali social all’evento – ieri sera abbiamo partecipato attivamente a tutto questo, curando il live tweeting ufficiale durante il confronto tra i candidati e il dibattito successivo. Una bella occasione per noi che abbiamo da sempre a cuore il tema del rapporto tra giornalismo e social media: spesso ne abbiamo parlato anche qui, ma tutti i giorni portiamo avanti a progetti insieme ai nostri clienti media.

Il live tweeting di #ilconfrontoSkyTg24 è stato un caso particolarmente felice, un bel momento di Twitter marketing e un caso di riuscita integrazione tra tutti i canali di SkyTg24, che ha permesso alle persone di partecipare alla discussione potendo contare su un interlocutore autorevole, interessante e attento. I numeri lo dimostrano: entrambi gli hashtag dedicati all’evento di ieri (quello ufficiale #ilconfrontoSkyTg24 e quello spontaneo #csxfactor, senza dimenticare #uni2rmfactchecking) sono entrati nei trending topic mondiali con assoluta prepotenza, con una frequenza di tweet che durante i picchi ha sfiorato i 1500 al minuto.

Questi risultati restituiscono una serata in cui un evento importantissimo è stato seguito con gli strumenti giusti: da una parte, le persone ne avrebbero parlato comunque; dall’altra la presenza social di SkyTG24 gli ha dato gli strumenti per farlo.

Fonte ufficiale di notizie
Il live tweeting ha garantito un flusso di notizie ufficiali che ha scandito il confronto permettendo agli utenti di avere un aggiornamento continuo sul suo svolgimento.


Stimolo della conversazione
Nello stesso tempo, i tweet sono spesso diventati i nodi attorno a cui si sono addensati commenti e osservazioni degli utenti, sollectitati a dire la loro e gratificati dalla crescita stessa della discussione.


CRM
Infine, il monitoraggio delle interazioni ha permesso di trovare i punti in cui fornire informazioni di servizio, approfondimenti e tutto ciò che poteva servire per garantire una fruizione migliore al pubblico di Sky Tg24.


Oltre a questo, è stata fondamentalmente una diretta, piena di insegnamenti e di lezioni, ma anche di esperienze divertenti: ve lo dice uno di quelli che il confronto l’hanno passato incollati alla tastiera, anziché allo schermo. Con i sistemi perennemente a rischio crash per il flusso incredibile di tweet dagli utenti – soprattutto da quando #Giannetto è entrato prepotentemente nel dibattito politico – ma anche con l’occhio ai Trending Topic, e ai commenti degli utenti quando #Tabacci è entrato nei TT universali.

E non so se concludere con l’orgoglio di aver contribuito a questo evento, o con il pensiero con cui mi sono addormentato: “dai alle persone un hashtag e ti solleveranno il mondo”.


 

Twitter e le rivoluzioni, al Festival di Internazionale

Quest’anno abbiamo partecipato attivamente alla sesta edizione del Festival di Internazionale a Ferrara, e se avete seguito i nostri account Twitter e Instagram, avrete avuto modo di partecipare con noi alle discussioni e agli incontri più interessanti.
Eravamo lì in particolar modo per il grande peso che i nuovi media stanno acquistando anche e soprattutto nel settore del giornalismo. Da una parte, abbiamo il piacere di curare con i nostri clienti diversi progetti editoriali di Facebook e Twitter marketing (e non solo); dall’altra, sono gli stessi confini del giornalismo a essere messi in discussione e ridefiniti come effetto dell’uso che le persone fanno dei social media: capire questo e le sue conseguenze è fondamentale per costruire le giuste social media strategy.

A distanza di qualche giorno vogliamo riflettere su quello che è emerso dalle nostre chiacchierate con Shawn Carrié – attivista newyorkese di Occupy Wall Street con un passato da Social Media Analyst presso EMI – e con Sultan Al Qassemi – giornalista e commentatore della Primavera Araba che scrive anche per The Huffington Post – a proposito di Twitter marketing, Social Media e citizen journalism.

Ecco cosa ci ha detto Shawn.

I social media hanno una funzione molto importante per i movimenti e le rivoluzioni degli ultimi anni. Come li avete usati durante l’occupazione di Zuccotti Park e come usate Twitter ora?

Il giorno dello sgombero da Zuccotti Park abbiamo potuto avvisare migliaia di persone grazie alle nuove tecnologie. E migliaia di persone ci hanno raggiunto guidando da altre città in piena notte. I social media, se combinati con qualcosa di reale e concreto nelle strade, hanno la capacità di far muovere le persone, di farle uscire di casa per andare in strada. La comunicazione può essere sia interpersonale che digitale, ma la cosa importante è che sia sfruttata per condividere informazioni.

Ti consideri un Twitter-addicted?

Uso moltissimo Twitter, è molto utile, anche se è importante ricordare che non si sostituisce la comunicazione “reale” e interpersonale. Non è tutto digitale, la rivoluzione è anche nelle strade. Queste due cose però possono interagire molto bene. I social media sono sempre stati molto importanti per creare una narrazione alternativa a quella dei media tradizionali: le narrazioni provengono da noi e raccontano le nostre storie, a differenza di quanto succede con i media “mainstream”.

Aggiungiamo a questi spunti quello che ci ha detto Sultan Al Qassemi, che abbiamo incontrato a margine del panel “Me l’ha detto l’uccellino”. Con lui abbiamo approfondito il discorso sull’utilizzo di Twitter e del Twitter marketing nel dettaglio, nel periodo attuale, post-primavera araba, sulla libertà di informazione e il citizen journalism. Che effetti ha avuto Twitter sulle dinamiche offline e sulle interazioni tra le persone? E ancora: Twitter ha destabilizzato il mondo del giornalismo a tal punto da sostituire le agenzie di stampa?

Quale pensi che sia la funzione più importante dei social media, ora, a più di un anno di distanza dalla primavera araba? E qual è la differenza maggiore tra “citizen journalism” e giornalismo tradizionale?

Twitter è uno strumento ancora molto importante e utile, ma allo stesso tempo è diventato anche uno strumento di oppressione. I governi ora sanno quanto questo media sia importante: ci sono agenti di polizia su Twitter che si occupano di controllare messaggi e “cinguettii” degli attivisti. Anche se c’è in corso una rivoluzione, infatti, è bene ricordare che la libertà di informazione non è aumentata poi così tanto in Egitto. Nel Golfo, credo che abbia fatto dei passi indietro. Il ruolo del “citizen journalist” diventa allora molto più importante oggi di quanto non fosse prima delle rivoluzioni. In passato i regimi talvolta ammettevano pubblicazioni critiche, ma oggi i governi post-rivoluzionari si sentono minacciati dalle rivendicazioni del popolo. I media di stato sono usati soltanto come strumenti di propaganda. I social media, Twitter e i blog sono invece utilizzati per contrastare la propaganda del governo.

Durante la panel discussion “Me l’ha detto l’uccellino”, Luca Sofri ha detto che talvolta Twitter è meglio delle agenzie di stampa. Cosa ne pensi? 

Talvolta c’è bisogno della stampa tradizionale e dei giornali, perché c’è bisogno che qualcuno verifichi le fonti editoriali. Spesso sui social ci sono account fake o che diffondono “chiacchiere”. Non si può dire questo è meglio o quell’altro è peggio. I nuovi media hanno però messo sotto pressione i vecchi media: gli utenti ora vogliono informazioni autentiche e accurate. Su Twitter si hanno pochi secondi di tempo e un minuto o due di ritardo rispetto ad un altro canale possono fare la differenza. Di certo questi media stanno cambiando il nostro modo di comunicare e di parlare. Magari tra 5 o 10 anni, potremo guardarci indietro e capire davvero se i social media hanno prodotto un’informazione migliore rispetto a quella dei vecchi media.

Dalle conversazioni con Shawn e Sultan abbiamo avuto conferme, trovato spunti di riflessione e imparato qualcosa. Twitter e gli altri social media sono strettamente intrecciati con le rivoluzioni, sia che si parli di movimenti di cittadini, sia che si parli del modo di produrre e far circolare l’informazioni, sia che si parli di social media marketing (in questo caso Twitter marketing).

Dal punto di vista del giornalismo online, ed è la cosa bella, questo è soprattutto una sfida e un arricchimento.

Da una parte fornire dei contenuti sempre più curati, pertinenti e tempestivi agli utenti. Dall’altra, coinvolgerli, farli partecipare in maniera attiva alla conversazione, accettare i loro contributi e integrarli correttamente in un quadro narrativo più ampio. Non due mondi in contrapposizione, quindi, ma due ambienti che devono incontrarsi per costruire contenuti che abbiano valore per entrambi: una social media strategy che parte dall’ascolto e dall’osservazione dell’uso che le persone fanno dei media sociali, il motivo per cui siamo andati a Ferrara, e per cui probabilmente ci torneremo.

Twitter marketing e la comunicazione creativa

Questo non è un post che vi insegnerà ad utilizzare Twitter. Non è una lista dei 10 migliori tool per usare al meglio il social dell’uccellino né un elenco di errori da evitare. Questo post parla di Twitter marketing, creatività e profili non convenzionali.
Sempre più spesso capita infatti di trovare account curiosi, intriganti e geniali. Finti profili di personaggi dei fumetti e cartoni animati, di oggetti, di dei, semidei e semifreddi.
Ogni profilo ha una strategia ben precisa, un modo di comunicare particolare che ne determina il successo. Individuare il “personaggio” e il tono di voce non è semplice. Soprattutto quando si devono usare solo 140 caratteri. Quando però si riesce a trovare la chiave corretta il successo è assicurato.

Ecco alcuni dei profili che hanno trovato il modo di far parlare di sé:

@TheMime … –  Il mimo più famoso del web si esibisce.
@Big_ben_clock – L’orologio di Londra twitta i suoi rintocchi.
@SFSiren – La sirena d’allarme di San Francisco

I brand possono trarre beneficio dall’impiego di profili creativi per la propria comunciazione. Inserire in una strategia social integrata anche un account Twitter “particolare”, costruito ad hoc per uno dei prodotti del marchio, consentirebbe di aumentare l’awareness e far parlare del prodotto senza comunicarlo direttamente.
Una azienda di elettrodomestici, ad esempio, potrebbe creare il profilo del proprio aspirapolvere di punta e far twittare il “bzzzz” del dispositivo in azione.

Cosa ne pensate? @TheMime direbbe “…”.

Il giornalismo nell’era di Twitter

La TV ci ha aperto una finestra sul mondo, ma selezionando cosa farci vedere e sentire. Twitter ci porta direttamente dentro gli eventi, ma tocca a noi fare la selezione. Come sta il giornalismo nell’era di Twitter? Difficile dare una risposta esaustiva nello spazio di un post, meglio iniziare col porsi alcune domande:

Un tweet è una notizia? La prima istintiva risposta è “no!”, ma la storia del progressivo dimagrimento delle news nasce ben prima di Twitter. Già nei TG cogliere il contesto di una news è sempre stata impresa assai ardua. In questo senso il tweet non è altro che l’ultimo stadio di una deriva del giornalismo che brucia il contesto sull’altare del real-time. E un giornalismo simile difficilmente sopravviverà alle innovazioni della comunicazione.

Twitter racconta meglio la realtà? Sì e no. La TV rappresentava solo la porzione di mondo a portata di telecamera, distorcendo la realtà prima con la selezione che con lo sguardo. Twitter narra ciò che accade minuto per minuto, democratizzando la cronaca e quindi moltiplicando drammaticamente le fonti di informazione. In questo senso Twitter raccontà più cose ma dice meno sul singolo fatto. E poi, chi garantisce l’attendibilità dei messaggi?

Chi dà per primo la notizia? La battaglia sulla tempestività e lo scoop è sempre stata terreno di confronto fra testate. Oggi la competizione è con i cittadini che twittano da ogni dove: una guerra persa in partenza e soprattutto una sfida pericolosa. Inseguire i tweet sullo scivoloso terreno del real-time significa incappare, primo o poi, nel più classico degli epic fail. È accaduto tre mesi fa al canale Breaking News della CNN (qui la storia) e accadrà di nuovo. E come sappiamo, la rete non dimentica.

Che fine ha fatto l’approfondimento? Alla sfida del citizen journalism sempre attivo e sempre connesso, il giornalismo tradizionale ha risposto in due modi: inseguendo i nuovi media o andando dalla parte opposta. Da qui, la moltiplicazione degli editoriali e del numero di pagine. Una risposta di reazione e differenziazione, ma anche una risposta contro lo spirito del tempo e difficilmente adattabile alle abitudini di chi naviga online.

Come sta quindi il giornalismo? Nel mezzo di un guado. Ignorare la rivoluzione di Twitter nell’informazione è impossibile, l’unica strada è studiare il fenomeno per cercare di sfruttarlo a proprio vantaggio. Questo implica sempre un radicale cambiamento di approccio da parte dei media tradizionali, verso una massiccia integrazione con i nuovi canali sociali e l’abbandono di una logica di avversione o rifiuto. E forse Twitter darà una mano al giornalismo a spogliarsi di ciò che non gli serve e avvicinarsi al pubblico.

Qual è la vostra opinione?

Twitter, la letteratura e il customer engagement

Una perplessità che spesso ci viene riferita è: “Capisco fare pubblicità su Facebook, ma su Twitter come si fa? E’ solo testo!”
Insomma, per il sentire comune pare che Twitter non sia un medium pubblicitario adatto a fare customer engagement.
Critica messa a verbale, ma ora proviamo a fare un esperimento: prendiamo qualcosa di difficile da pubblicizzare, qualcosa di potenzialmente noioso, qualcosa che magari si studia a scuola e quindi per definizione è l’antitesi del coinvolgimento: ad esempio, Cesare Pavese.
A scuola preferivamo forse i romanzi cyberpunk a “La luna e i falò”. Bene, secondo voi è possibile rendere engaging il brand Cesare Pavese?
Avete sicuramente colto il senso retorico della domanda: infatti la risposta è sì, è possibile.

Come? Ad esempio, con un esperimento letterario condotto da Hassan Bogdan Pautàs, che è ormai arrivato al secondo episodio: dedicato, appunto, a “La luna e i falò di Cesare Pavese” (complice il direttore della Fondazione Cesare Pavese, Pierluigi Vaccaneo).
Si tratta di un esercizio di decostruzione letteraria (o twitteraria, a questo punto) del capolavoro di Pavese: il gioco è riscriverlo in 140 caratteri ogni due giorni, seguendo la traccia dei 32 capitoli del libro, utilizzando l’hashtag #LunaFalò per creare il thread twitterario.
Ho usato la parola “gioco” non a caso, infatti questo tipo di esercizio mescola la letteratura “accademica” (nel senso di studiata a scuola) alle logiche della gamification. Con il risultato di coinvolgere davvero le persone a interagire con il libro di Pavese. E renderlo un bell’esempio di virale letterario.

Per la cronaca, il primo episodio era stato, naturalmente, un twitter-esercizio di stile collettivo sugli “Esercizi di stile” di Queneau (#TwitterQueneau): 3 mesi di gioco letterario e un buon risultato di cultural engagement. Se poi consideriamo la cultura come una brand, allora il buon risultato è di autentico customer engagement, Twitter marketing e marketing virale su Twitter. E se con la letteratura “accademica” si ottengono buoni risultati, credeteci: è possibile ottenerne di eccellenti con una marca.

Social Media Marketing in fiera

Fieri di parlare del Social Media Marketing anche in fiera! Ebbene sì, da un po’ di anni molte aziende destinano sempre meno risorse alle fiere di settore, ritenendole solo “una tassa da pagare” verso il pubblico B2B, e preferendo agire su altre leve di business. Invece la presenza nelle fiere specializzate, negli eventi, oggi può essere un potente media in grado di amplificare e mettere a frutto l’esperienza del brand nel Social Media Marketing.

Ecco dunque che lo stand, con i suoi prodotti e messaggi, si trasforma e diventa il fulcro di operazioni di Social Media Marketing, progettate al fine di raccogliere contatti qualificati e diffondere la conoscenza della marca, ma anche di incrementare il traffico organico e diretto sul sito aziendale, aumentare i follower sui Social Network e gli iscritti a newsletter e/o blog.

Facciamo un passo indietro.

Occorre pianificare molto bene le attività prima, durante e dopo l’evento in fiera, e con disciplina, individuare le metriche e predisporre gli strumenti adeguati per misurare i risultati.
Qualche esempio?

  • Invogliare i prospect a fare visita allo stand con una forte call-to-action, predisponendo un’offerta di valore gratuita e irresistibile per i visitatori e comunicandola con una landing page personalizzata, per raccogliere i loro dati.
  • Preparare materiale fieristico “online friendly” apponendovi QRCode, hashtag, check-in, ecc.
  • Partire in anticipo attraverso l’uso delle mail, della press release con media sharing link e social button, e considerando anche di lanciare un concorso.
  • Utilizzare tutte le presenze social dell’azienda (Facebook, Twitter, LinkedIn e Youtube) anche durante la fiera per monitorare immediatamente feedback e, perché no, guidare i clienti sino al proprio stand.
  • Fare follow-on con i contatti, raccogliendo commenti e mantenendo la conversazione avviata per l’evento.
  • Misurare i risultati sui nuovi lead e clienti, l’andamento del traffico diretto e organico sulle proprie piattaforme social, l’aumento dei follower, i commenti nei post sul blog e/o i video più popolari su Youtube.

Così la presenza in fiera può diventare una formidabile vetrina per il proprio pubblico che sarà coinvolto in un’esperienza memorabile e duratura. Un’attività di Social Media Marketing che vede online (con esperienze di Twitter marketing ad esempio) e offline andare a braccetto.

Customer engagement storytelling

C’era una volta Brand, viveva in un quartiere molto piccolo di una grande città. Brand aveva un cuore enorme, un carattere forte e un fisico da fare invidia ai migliori atleti del mondo. Brand aveva però un problema di socialità. Non riusciva a diventare come il suo amico, Customer Engagement. Non riusciva a trovarsi una donna per diventare un lovebrand, e a farsi degli amici per diventare un friendsbrand. Non veniva ascoltato, capito e tanto meno invitato a feste o eventi. Brand non riusciva a fare storytelling, a raccontare la sua storia.  Brand non riusciva a far arrivare la sua voce.

L’arte di raccontare il brand per predisporre gli utenti all’ascolto e al worth of mouth, in modo naturale e spontaneo, può avvenire soltanto se la storia raccontata è coinvolgente quanto una fiaba. In poche parole, se la storia è customer engagement. Nel copywriting il segreto: no al copywriter che crea e usa “il pubblicitese”, sì al copywriter che vive e usa il linguaggio di tutti i giorni, quello sanguigno, personale, confidenziale. Solo in questo modo il brand può interagire con la sfera emotiva del suo pubblico, e la narrazione può divenire contenuto, messaggio, plot, storytelling. La brand reputation aumenta e il WOM accelera il suo ritmo e il suo buzz nel tempo.

Il brand diventa così esperienza quotidiana, e appellandosi alla sfera più intima e meno commerciale, si racconta.

Ma in che modo lo fa? Come fa a diventare customer engagement?

Il brand è un essere umano. Ha un cuore, un corpo, una personalità che si adatta alla situazione e al contesto d’uso. Per questo motivo ha bisogno di spazi differenti, multipli, in cui confrontarsi e farsi sentire. Ha bisogno di esprimere appieno il suo carisma, e per questo cerca piattaforme e luoghi multi-narrativi, multi-mediali, che arricchiscano la fantasia e l’immaginazione degli utenti, e nello stesso momento diano libero sfogo alla sua poliedricità.
Una pagina su Facebook di presentazione, un canale You Tube in cui la sua vita prende forma in modo visivo, un fumetto che illustra le sue scelte in termini di amicizia, un profilo su Pinterest che ci dice cosa acquista o cosa cucina, un sito web che impacchetta tutte le informazioni. Ogni media lavora per sviluppare la storia, e produrre un’immersione totale nel sangue del brand, portando così ad un’unica e irripetibile esperienza di intrattenimento. Si chiama cross-medialità, multi-narrazione, spreadability (cit. Henry Jenkins).

E così Brand iniziò a raccontare la sua vita come fosse una fiaba, trovò il modo giusto per farlo, quello proveniente dal cuore, coinvolgente e versatile, intimo, che toccò le emozioni di tutti i suoi interlocutori creando una relazione quotidiana continuativa. Diventò dunque Customer Engagement anche lui, affascinò i suoi amici, instaurò con loro una lunga relazione d’amore che, ancora oggi, fa sognare ad occhi aperti.

Customer engagement in Live Tweeting

C’era una volta l’evento, inteso come accadimento nel mondo reale. Poi è arrivato il customer engagement, la cronaca dell’evento, la sua copertura mediatica, la narrazione giornalistica di fatti in real-time. Da qualche anno il boom dei social media: la comunicazione online diviene la seconda pelle del reale, e le persone iniziano a vivere due vite parallele. Nella prima fanno e accumulano esperienze, nella seconda le raccontano online ad amici e follower, minuto per minuto. Live Tweeting, dunque.

In questo scenario il media protagonista è Twitter. Istantaneo, flessibile, adatto all’uso mobile, è il social network perfetto per rispondere alla domanda “Cosa sta succedendo in questo momento?”. Dagli eventi inattesi, come i terremoti o le insurrezioni, a quelli programmati, come le elezioni, le partite di calcio e le trasmissioni tv, tutto ciò che conta per l’opinione pubblica viene raccontato su Twitter in un flusso incessante di informazioni a 140 caratteri.

Il social commentary sta divendando quindi una nuova dimensione antropologica. Cosa rappresenta questo trend per le marche? Soprattutto una grande chance di customer engagement. Avvicinarsi agli utenti e comunicare con una voce autentica. Durante il live tweeting infatti si attiva una nuova modalità comunicativa: il posting si umanizza, il tweeting acquista unicità e personalità, i follower iniziano a intravedere che dietro il brand ci sono delle persone reali. Si realizza così il terreno ideale per la conversazione e il dialogo con i follower, aumentano le mention all’account, la sua credibilità e la sua visibilità fuori dalla follower base. Il live tweeting non è infatti solo cronaca e commento, ma domande, call-to-action e soprattutto sinergia con gli utenti che seguono lo stesso evento dal vivo o in remoto.

Hashtag univoci, gratificazione dei follower più attivi, frequenza di posting, monitoraggio e valutazione dei principali trending topic, sono tutti elementi cruciali per massimizzare i risultati di un’attività di tweeting intensivo. L’elemento centrale resta tuttavia la profonda comprensione della natura di Twitter, in quanto strumento di informazione dal basso, news media democratico e pluralista, dal cuore rivoluzionario. Per questo motivo l’engagement sul canale, non può che passare attraverso l’abbattimento di un muro: quello fra i brand e le persone. Una volta abbattuto questo muro Twitter, attraverso il twitter marketing, può diventare un’ottima opportunità per i brand e per i consumatori.