Facebook Slideshow. Il video advertising per i mercati emergenti

Prosegue la crescita esponenziale dei video online, che secondo le previsioni costituiranno già entro il 2017 il 69% del traffico internet. L’immediatezza e la forza d’impatto li rendono sempre più adatti a soddisfare le esigenze di informazione e intrattenimento delle persone. È quindi del tutto naturale che i video siano ormai considerati come il futuro del content marketing.

In linea con questo trend è giunto qualche giorno fa l’annuncio di Facebook Slideshow, il nuovo servizio del colosso di Menlo Park per il video advertising. Si tratta di una piattaforma che consente di creare video pubblicitari “ultraleggeri” e low cost. Il target principale è evidentemente rappresentato dai mercati emergenti, in cui la connettività si mostra ancora labile e precaria.
L’obiettivo primario sembra infatti quello di incrementare l’accesso ai contenuti anche dalle reti più deboli, dove spesso non esiste nulla oltre il 2G. Facebook ha del resto costituito i “2G Tuesdays” per aiutare i propri dipendenti a immedesimarsi negli utenti che utilizzano una connessione molto lenta, navigando per un’ora a velocità ridotta.
I video di Facebook SlideShow sono fino cinque volte più leggeri di quelli che si impiegano ora e rappresentano quindi un contenuto fruibile da qualsiasi connessione e dispositivo (si prevede che il prossimo miliardo di nuovi utenti internet accederà per la prima volta alla rete da mobile).

Sul piano tecnico, il meccanismo è estremamente semplice: si caricano dalle tre alle sette immagini, si decide la lunghezza di uno “show” (compresa tra 5 e 15 secondi) e il gioco è fatto. Facebook Slideshow confeziona un vero e proprio video pubblicitario, minimal ma estremamente efficace, anche se privo di audio.

Facebook Slideshow è già stato testato nei mercati emergenti africani. Coca-Cola ha lanciato per il suo Coke Studio Africa in Kenya e Nigeria una campagna pubblicitaria di video ultralight con risultati eccezionali: “We are pleased – spiega Ahmed Rady, Regional Marketing Director di Coca-Cola – with how the Facebook slideshow campaign performed across our key markets in Africa, particularly in Nigeria and Kenya. The campaign over-delivered on reach by one million and had a 10 point increase in ad awareness in Kenya”.

Chissà se il nuovo servizio di Facebook verrà utilizzato soltanto in quei mercati che, nel giro di 5 anni, rappresenteranno il 60% della crescita economica a livello mondiale. Facebook Slideshow potrebbe costituire un’opzione nuova e con ampi margini di sperimentazione anche per gli inserzionisti dei “vecchi mercati” sempre più orientati al mobile. Del resto, la spesa per il mobile video advertising continua a crescere: finora nel 2015 si è registrato un incremento del 190%.

Snapchat diventa grande: arrivano i selfie sponsorizzati

Continua la crescita vertiginosa di Snapchat, l’app che ha dato valore all’effimero con la sua killer feature, ovvero la possibilità di scambiare foto e video che dopo la visualizzazione si cancellano automaticamente. Snapchat ha da poco raggiunto Facebook in termini di visualizzazioni video con 4 miliardi al giorno: un risultato davvero impressionante, soprattutto se si pensa che negli ultimi cinque mesi l’app è riuscita a raddoppiare le video view.

E così anche per Snapchat – che adesso vale 16 miliardi di dollari – è arrivata l’ora di batter cassa. Del resto, il servizio sta registrando molti cambiamenti che testimoniano il tentativo di rinnovarsi, a partire dalle “Storie sponsorizzate” dei brand o dalle notizie raccolte nella sezione “Discover” (tra i primi inserzionisti: CNN, Buzzfeed, National Geographic, MTV, Cosmopolitan, Daily Mail, Vice, People).

Qualche settimana fa sul blog ufficiale sono stati annunciati i replay a pagamento (3 per 99 centesimi di dollaro). Quest’ultima novità è più significativa di quanto sembri: in questo modo Snapchat rinuncia infatti alla distruzione dei messaggi dopo la prima visualizzazione – il marchio di fabbrica che l’ha contraddistinto rispetto agli altri servizi di messaggistica istantanea. Segno che i tempi sono realmente cambiati.

Ma la novità più interessante in chiave social media marketing riguarda il prossimo lancio di selfie sponsorizzati, che aprirà definitivamente ai brand la possibilità di interagire con un pubblico di 100 milioni di utenti attivi ogni mese, tramite filtri particolari e personalizzati. Per sfruttarne uno, un marchio dovrà sborsare fino a 750.000 dollari per un peak day (come Halloween, quando i filtri sponsorizzati verranno introdotti, Natale o Black Friday) o “soltanto” 450.000 dollari per un giorno qualsiasi dell’anno che non coincide con nessuna ricorrenza particolare sul calendario.

Questo cambio di rotta rispetto alle origini conferma che l’app è diventata grande e può ora porsi sul mercato degli advertiser con sicurezza. Snapchat spera di attrarre i grandi marchi con la sua larga base di utenti – che ormai coinvolge non più solamente i millenial, ma anche gli over 35 – nonostante non offra ancora opzioni di targettizzazione profilata come i giganti Facebook e Google. L’interesse dei brand è tuttavia confermato da una ricerca di eMarketer secondo cui Snapchat, dopo Instagram e Pinterest, è il social media che maggiormente attrae gli inserzionisti.

Real Time Marketing

Era una notte buia e tempestosa. Anzi solo buia. Molto buia. Moltissimo. In quella notte, ora mi viene il dubbio se fosse già notte o solo tarda sera, nacque uno dei migliori esempi di Real Time Marketing.

Ovviamente parliamo di “You can still dunk in the dark” di Oreo, pubblicato durante il blackout del Super Bowl del 2013.

Lo avete perso? Eccolo qui:

Il Real Time Marketing è un nuovo concetto di marketing – più o meno nuovo – utilizzato dai brand che prendono spunto da eventi e conversazioni per creare contenuti. In tempo reale. O quasi.
Le marche possono dare il loro contributo attraverso le conversazioni social anche se i temi non sono strettamente legati (o per niente) alla loro immagine. Il caso di Oreo insegna: il biscotto è intervenuto su un evento da cui era totalmente scollegato.

Questo serve ad allargare l’audience, generare buzz attorno ai marchi e generare conversazioni.
I grandi eventi offrono una grande opportunità per il Real Time Marketing perché sono imprevedibili, hanno un alto numero di persone che li stanno guardando e che ne parlano.
Se il brand è in grado di cogliere l’attimo e di reagire nel momento giusto, con il giusto messaggio: è fatta!

Il real time marketing non deve essere necessariamente instantaneo, le marche possono prendere parte alle conversazioni che stanno prendendo piede, ad esempio usando un hashtag popolare.

Giusto per fugare ogni dubbio: preparare contenuti su eventi come l’inizio dei Mondiali di calcio, il Natale o l’apertura di Expo 2015 fa parte di un normale piano editoriale, non è real time marketing.

Cambia il News Feed di Facebook. Le preferenze prima di tutto

Le persone sono sempre più al centro della social experience. Lo conferma il nuovo News Feed di Facebook che valorizza maggiormente i desideri e le scelte individuali. Come si legge in un post pubblicato qualche giorno fa sul blog ufficiale, le ultime modifiche alla sezione delle preferenze rispondono all’idea di migliorare e personalizzare l’esperienza di chi naviga nel flusso personale di storie (“The goal of News Feed is to show you the stories that matter most to you”). Anche perché il News Feed è lo spazio dove gli utenti trascorrono la maggior parte del loro tempo, scorrendo i contenuti più disparati provenienti dai profili degli amici e dalle pagine seguite. Questa tendenza a mettere in primo piano i contenuti più interessanti per le persone aveva già trovato riscontro in un’altra recente modifica all’algoritmo del News Feed, che considererà d’ora in poi anche il tempo speso sulle storie, a prescindere dalle interazioni (dell’importanza delle interazioni per l’EdgeRank avevamo invece scritto qui).

La sezione delle preferenze è stata quindi ampliata e consente ora di selezionare le persone e le pagine che si desiderano vedere in cima al News Feed di Facebook. In sostanza, le persone indicano le fonti di informazione che considerano imperdibili e si ritrovano i loro post – contrassegnati da una stella – nella parte più alta della bacheca. Scorrendo poi più in basso, sarà invece possibile visualizzare normalmente tutti gli altri contenuti.

Questa novità è per ora disponibile per iOS, ma verrà estesa nelle prossime settimane anche agli ambienti Android e Desktop. Così come per gli altri due aggiornamenti, che riguardano l’opzione Discover New Pages, ideata per facilitare la ricerca di nuove pagine (segnalate in base alle proprie preferenze), e la possibilità di aggiungere o eliminare persone e pagine da seguire.

Facebook_NewsFeed
Fonte: about.fb.com

Come leggere per i brand le ultime modifiche al News Feed di Facebook? Il messaggio è chiaro: conta sempre più raccontare storie davvero rilevanti per gli utenti e costruire una relazione con loro. Finire nella “lista dei buoni” significa che qualcuno ci ha scelto, è interessato a ciò che diciamo e desidera interagire con noi. Ciò comporta la necessità di affinare ulteriormente le strategie di social media marketing: un timone editoriale troppo concentrato sulla componente promozionale, ad esempio, rischia di non riscuotere l’interesse delle persone e venire bocciato con un click. Per stare in cima al News Feed serve quindi mostrare un’autentica attenzione nei confronti delle persone e offrire loro contenuti di qualità, capaci di differenziarsi in un flusso dinamico e confuso di storie.

Un modo diverso di fare social TV… #aggratis

Ci sono ancora programmi e personaggi televisivi che provano a fare qualcosa di nuovo. Può andar bene o male, la trasmissione può piacere o meno, ma si apprezzano i tentativi.
La sperimentazione non riguarda solo la scrittura del programma e la ricerca di linguaggi diversi ma si cercano meccaniche innovative di Social TV per interagire con il pubblico. È il caso di #aggratis, in onda nelle scorse settimane su Rai2 e condotto da Chiara Francini e Fabio Canino.

Dove sta l’innovazione? Si usa Twitter in un modo interessante.

Uno dei problemi dell’interazione social con un programma televisivo, segnalato anche da Frank di Radio DeeJay in questa intervista, è questo: “… vengono lanciati dei messaggi dall’alto, non si crea una discussione tra ascoltatori e protagonisti anche per una questione pratica, non ci sono pause, tempi tecnici. Anche dove sono previste le interazioni con Twitter e Facebook poi non c’è il tempo per un botta e risposta, non si possono attendere le risposte degli utenti… ”.

Sono assolutamente d’accordo.

Nel programma di Rai2 la meccanica non prevede un’interazione diretta con i conduttori, bensì si chiede al telespettatore di utilizzare Twitter per aumentare il numero follower dei profili di alcuni VIP poco seguiti (il #twitterthon).
Oltre a questo c’è la richiesta di mettere a conoscenza i suddetti personaggi famosi dell’operazione pubblicando sulle loro bacheche dall’hashtag del programma, #aggratis appunto e la citazione degli account Twitter di tutti gli ospiti.

Al di là dei gusti personali e di quel che può pensare Aldo Grasso, ma soprattutto l‘Altro Grasso, è un interessante format che la TV può utilizzare per interagire con gli utenti. In questo modo si intrattengono le persone e si promuove il programma attraverso la rete.

 

Instagram: un’immagine vale più di mille parole

Qualche giorno fa Instagram ha rilasciato un nuovo aggiornamento: tra le novità troviamo finalmente la possibilità di modificare le caption delle foto anche dopo averle messe online. Si potrà intervenire così sulla didascalia con un semplice tap sull’opzione “modifica”.

Vi abbiamo già parlato di Instagram, dai contest agli Instagram ads ma, ampliando al massimo il discorso, perché i brand dovrebbero servirsi dell’app di photo sharing più diffusa al mondo per la propria comunicazione?

Ecco 5 + 1 ragioni che ci convincono.

  • Perché è alla portata di tutti: tutti gli smartphone hanno una fotocamera, e proprio dallo smartphone gli utenti scattano e postano circa 60 milioni di foto al giorno.
  • Perché è social: ogni 24 ore sono più di 1,6 miliardi i “mi piace” che vengono aggiunti alle foto.
  • Perché stimola la creatività: diciamolo, i filtri hanno cambiato il modo di fotografare (facendo alzare la nostra autostima a livelli impensati) e grazie a loro anche la porta di casa o un mazzo di fiori -bruttini- acquistano un’allure tutta nuova.
  • Perché è coinvolgente: alzi la mano chi non ha mai fotografato il proprio piatto al ristorante o il proprio amico a quattro zampe (e non dite di no, sappiamo che ci siete cascati anche voi!).
  • Perché è condivisibile con altri social: il suo potenziale non si esaurisce solo sulla piattaforma Instagram, ma si estende anche a Facebook, Twitter e Tumblr con cui è possibile condividere le immagini postate.
    Perché… Perché un’immagine vale più di mille parole.

Se ancora non ne avete abbastanza, aggiungete la possibilità di geotaggare le foto, di catalogare il proprio post con (fino a) 30 hashtag diversi, di menzionare altri utenti e… il gioco è fatto: ecco il motivo per cui, ad oggi, l’86% dei top brand ha un account Instagram (e il numero è raddoppiato in due anni).

Ma come è meglio interagire per i brand su Instagram?

  • Meglio essere riconoscibili: il brand si inserisce in un feed fatto di foto di amici/conoscenti, quindi per essere riconoscibile è meglio usare, come immagine di profilo, il logo.
  • Largo alla spontaneità: niente artifici, le foto sono più apprezzate quando vengono percepite come spontanee.
  • Il mood vince sul prodotto: visto che l’immagine è principalmente emozione ecco che le foto di prodotto, quelle patinate da catalogo in still life vanno evitate. Un caso curioso è quello di General Eletrics che su Instagram ha scelto di mostrare non i propri prodotti, ma le azioni della vita di tutti i giorni che i propri prodotti rendono possibile. Interessanti sono anche i profili di ebay, PayPal, che applicano lo stesso concetto.
  • Costruire una community: conversare con gli utenti è importante, Instagram è un social network. Quindi anche i brand devono essere social, interagire, premiare gli utenti con “mi piace” alle loro foto, gratificarli con regram e renderli parte attiva del profilo.
  • Comunicare in modo sinergico: le ricerche su Instagram possono avvenire per  “utenti” o per “hashtag”. In questo caso diventa importante, ad esempio in caso di campagna, postare in modo coerente su tutti i social del brand, utilizzando su tutte le piattaforme lo stesso hashtag di riferimento, massimizzando i risultati.

E voi, da utilizzatori di Instagram, che cosa ne pensate?

Social media e organizzazioni no-profit. Idee per le aziende

È di qualche giorno fa l’analisi di Blogmeter sull’attività social delle organizzazioni no-profit. Dalla ricerca emerge la propensione degli utenti “a partecipare alla diffusione di campagne di sensibilizzazione e di raccolta fondi” e l’adesione a cause per la protezione degli animali (soprattutto su Facebook) o dei diritti umani (in particolare su Twitter).

Le persone condividono non solo le criticità segnalate, ma anche i successi e i risultati raggiunti dalle associazioni che, grazie al continuo confronto con follower/fan, riescono a raggiungere ottimi risultati in termini di engagement  pur avendo a disposizione budget modesti.

Le cause uniscono gli utenti in una battaglia comune creando un buzz difficilmente replicabile senza il sostegno di strumenti di comunicazione specifici: il tasto Share, Retweet o l’uso di un hashatag assumono proprio il significato di “aderire” o “sostenere”. Basti pensare al successo dell’#IceBucketChallenge che ha raggiunto picchi di 22k messaggi in un giorno, grazie anche al sostegno di testimonial d’eccezione (attori, cantanti, politici).

Ci sono una serie di insegnamenti che i brand possono trarre dall’esperienza delle no-profit sui social. La condivisione della quotidianità dell’azienda e di risultati raggiunti nel proprio settore possono aiutare gli utenti, soprattutto su Facebook: vero e proprio diario digitale, a sentirsi coinvolti. Inoltre, permettere agli utenti di “entrare” virtualmente nell’azienda potrebbe aiutare ad aumentare la percezione di trasparenza delle scelte del brand.

È importante valorizzare le cause sostenute: ad esempio, se in azienda è presente un asilo nido per proteggere il diritto alla maternità, perché non dare spazio a questa iniziativa? Sui social si potrebbe raccontare in modo specifico come viene sostenuta tale causa, senza limitarsi solo alla dichiarazione di intenti. Insomma, non chiacchiere ma fatti!

D’altro canto, è sempre da valutare che più le cause sono coinvolgenti, più c’è il rischio che possano trovare opposizioni intransigenti. Riprendendo l’esempio dell’asilo nido, potrebbero esserci utenti che esprimono la loro contrarietà all’iniziativa. Questo non deve impedire alle aziende di comunicare, piuttosto a monitoare le conversazioni, a stilare un elenco di possibili critiche e ipotesi di gestione.

Ultima indicazione. Se si decide di sostenere una causa pubblicamente, non bisogna dimenticare l’importanza di mantenere una coerenza rispetto a tale scelta: come sottolinea Blogmeter, gli utenti non perdonano l’incoerenza.

Tu quali organizzazioni no-profit segui sui social media?

#Vamping. La nuova tendenza che arriva dal passato.

Se siete tra i primi a leggere questo post, probabilmente siete stati colpiti anche voi dal fenomeno del momento: il Vamping. Le alternative sono due: o soffrite di insonnia o siete dei vampiri. Questo ovviamente perché il post è stato pubblicato di notte, per l’esattezza alle 3.00 del 6 agosto 2014.

Ma cos’è il vamping? Si tratta di un’abitudine in voga tra gli adolescenti, diffusa soprattutto negli Stati Uniti.
I ragazzi, come dei veri vampiri digitali, popolano i social network nelle ore notturne, e li riempiono di contenuti contrassegnati dall’hashtag #vamping.
Per capire meglio di cosa stiamo parlando, possiamo dare uno sguardo ai tweet, post Facebook, Vine e Instagram con i riferimenti vampireschi.
La tendenza alla chat notturna, o a passare le nottate a scambiarsi messaggi con amici, conoscenti, amori e parenti (parenti?), non è un fenomeno recente, anzi si può dire che risalga alla notte dei tempi (di Internet e della telefonia, ovviamente).
Ma ora, come dicevamo, il fenomeno si è spostato sui social network e su applicazioni come Whatsapp e Line.

Il vamping è un’opportunità per i brand? Probabilmente sì.
I marchi italiani dovrebbero sfruttare questa tendenza in anticipo per veicolare i contenuti rivolti ai ragazzi durante le ore notturne, generalmente poco trafficate dai messaggi di prodotto.
Contenuti di questo tipo dovrebbero ovviamente entrare nel flusso comunicativo contraddistinto dall’hashtag di riferimento. Il tono di voce utilizzato sarebbe vicino a quello degli adolescenti e, perché no, si potrebbe pensare anche ad una targetizzazione dei post.
Anche eventi e chat notturne potrebbero essere una buona opportunità di comunicazione.

 

Nota:

Nessun vampiro o sonnambulo è stato sfruttato per scrivere questo post.

Social Content Marketing e il tasto Salva di Facebook

Facebook ha lanciato una nuova funzionalità che offre nuove chance per gli utenti di fruire contenuti che non si ha il tempo di consultare live. Ma quali possibilità si prospettano per i brand?

Su questo blog abbiamo parlato spesso di Social Content Marketing, in relazione a canali specifici come Vine, oppure in merito a format come le infografiche. Quello che abbiamo sempre sostenuto è l’importanza per il brand che opera sui canali social di impegnarsi a produrre contenuti rilevanti per l’utente, non solo perché è cosa buona e giusta, ma anche perché altrimenti Facebook ce la fa pagare attraverso l’EdgeRank dei post.

Facebook ha introdotto la funzione “Save”, “Salva” in italiano, che consente di archiviare i diversi tipi di contenuti disponibili sulla piattaforma per una visione successiva.Come utenti capita spesso di essere invitati a un evento o di imbattersi in un video di cuccioli, ma non sempre si ha il tempo di guardare o approfondire in quel preciso momento. Altri canali sono dotati di questa feature anche se in forme diverse, su Twitter consultando i nostri Favorites possiamo scorrere l’elenco dei tweet in un secondo momento, così come accade su Tumblr con i Post piaciuti.

L’introduzione di questo strumento deve essere un’occasione per i brand di pensare ai propri contenuti editoriali secondo un’ottica di rilevanza per l’utente, misurando costantemente l’efficacia di quanto pubblicato attraverso analisi periodiche. I motivi che possono spingere un utente a voler conservare un contenuto sono diversi: condividere un post buffo con qualcuno, consultare una ricetta al momento della preparazione oppure leggere il parere su un film al momento della scelta al cinema.

Voi salverete questo post su Facebook? (Magari no, però sarebbe buffo salvare un articolo sul salvataggio, come una sorta di Inception)

Il ritorno di Bebo e il Social Media Marketing Internazionale

Il panorama dei social network è in costante espansione, continuano a nascere nuove piattaforme e non sempre è facile orientarsi e scegliere quella più adatta alla propria strategia marketing. Non tutte decollano allo stesso modo e c’è chi fallisce e decide poi di risorgere dalle proprie ceneri, come Bebo. Il suo ritorno potrà delineare un nuovo spazio di sviluppo per la costruzione di strategie di social media marketing internazionale?

Facciamo un passo indietro.
Cos’è Bebo?
Acromino di «blog early, blog often», è stato fondato dai coniugi Michael e Xochi Birch nel 2005. Fino al 2008 è stato uno dei social network più popolari in Gran Bretagna, fino alla cessione ad Aol per 850 milioni di dollari. Nel momento di massima espansione in alcuni Paesi, come ad esempio l’Irlanda, ha persino superato la popolarità di Google.

Bebo è fallito nel luglio dello scorso anno e i fondatori del social hanno deciso di riacquistare il loro progetto, per un milione di dollari.

Il social network non è ancora pronto e, mentre il fondatore Michael Birch fa parlare di sé e di Bebo in modo non del tutto convenzionale (come potrete constatare guardando il video), gli utenti sono invitati a lasciare la propria mail per essere i primi ad esser avvertiti non appena sarà rilasciata la nuova versione.

https://www.youtube.com/watch?v=Lm9J8Glk0bE

Quali opportunità potrebbe offrire il rilancio di Bebo?

I fondatori assicurano che, come in passato, sarà un luogo in cui divertirsi e incontrarsi con gli amici, una community dal tono creativo e leggero. Uno dei limiti del primo Bebo era però la scarsa trasversalità nei Paesi data dallo scarso numero di lingue supportate. Ci aspettiamo che ritorni con un’anima internazionale, elemento oggi più che mai fondamentale per avere davvero successo.

Lo spirito provocatorio dei fondatori e la creazione di community e contenuti ingaggianti non bastano più per rilanciare un social network nel 2014. La base per (ri)affacciarsi sullo scenario attuale è infatti un progetto dal respiro internazionale, che guardi a diversi mercati e offra opportunità ad aziende di tutto il mondo.

Un investimento su Bebo potrebbe essere una prospettiva interessante per aziende e brand se, come nella precedente versione, gli utenti avranno la possibilità di indicare quale tipo di pubblicità vogliono visualizzare. Uno strumento di advertising così personalizzato e mirato darebbe l’opportunità agli investitori di parlare a un pubblico che è davvero interessato al contenuto proposto, garantendo così una maggiore efficacia della comunicazione.

E se la piattaforma fosse sviluppata in più lingue rispetto al “vecchio” Bebo? Ancora meglio, diciamo noi. Un’attività su scala internazionale richiederebbe una conoscenza profonda dei vari contesti locali e della loro integrazione sul piano globale, per determinare al meglio i target di riferimento. Il nuovo scenario sarebbe uno spazio perfetto per costruire una strategia di social media marketing internazionale, stando ben attenti agli elementi che hanno bisogno di più cura e attenzione, come ben illustrato da Alessandro su questo blog: attività editoriale, influencer marketing, community management.

Dopo Weibo, insomma, teniamo gli occhi aperti anche su Bebo, pronti a cogliere le opportunità che potrà offrire.