Stories: Instagram Vs Snapchat

La notizia è uscita quando eravamo già (se non altro con la mente) sotto l’ombrellone: Instagram ha reso disponibili le Stories.
È universalmente noto che “l’imitazione è la forma più sincera di adulazione”, quindi Snapchat in casa Zuckerberg deve piacere parecchio (del resto il CEO di Facebook aveva provato a comprarlo per 3 miliardi di dollari). Ecco che quindi le nuove Stories riprendono quasi in tutto gli snap; facciamo però un recap delle somiglianze e differenze tra i due strumenti.

Sono uguali perché per entrambi:

  • I contenuti sono fruibili solo per 24 ore.
  • Sono presenti filtri e contenuti aggiuntivi per personalizzare foto e video.
  • Chi vede il video può interagire.
  • È possibile vedere chi visualizza i miei contenuti.

Sono diversi perché:

  • Su Instagram si possono utilizzare solo foto e video live; Snapchat anche foto e video vecchi.
  • Instagram al momento presenta molti meno filtri di Snapchat.
  • Snapchat permette di creare dei gruppi di persone con cui condividere i propri snap, Instagram no.
  • Non c’è una sezione Discover di Instagram Stories che permette di far conoscere le storie dei brand, cosa che invece è presente su Snapchat.
  • Snapchat ha un target molto più teen, Instagram invece può contare su un’interfaccia più conosciuta e un pubblico più trasversale (e ampio).

Sono diversi i brand che hanno subito approfittato delle novità su Instagram. Ketel One Vodka ad esempio ha utilizzato Stories per mostrare la creazione di un cocktail. Avrebbe potuto farlo agevolmente su Snapchat? No, solo Instagram consente di restringere le visualizzazioni ad un pubblico maggiorenne, per fare lo stesso su Snapchat il brand avrebbe dovuto accedere a un servizio a pagamento.

Il giorno in cui sono state rilasciate le Stories Nike, pur avendo un account Snapchat, ha deciso di provare la nuova feature e con una Story ha registrato 800.000 visualizzazioni in 24 ore. L’agenzia che segue i social dell’azienda è rimasta di stucco, il video migliore mai postato dal brand su Snapchat ha avuto “solo” 66.000 visualizzazioni.

Il plus di Instagram è il trattamento degli account dei brand, ben diverso da Snapchat. Su Instagram è semplice trovare i brand, seguire gli account e mettere Like ai contenuti, mentre su Snapchat non ci sono cuori, stelline o unicorni di sorta per apprezzare i post, e difficilmente si trovano account se non si conosce il nome esatto da seguire. Per non parlare dei numeri: Instagram vanta 500 milioni di utenti attivi al mese, Snapchat solo 150 milioni.

Da qualche giorno poi Instagram ha aggiunto anche la funzione zoom per le foto e i video: proprio come si può fare con le immagini della propria galleria, da mobile ora si può zoomare sui contenuti postati.

Un modo divertente per creare engagement, sfruttato per esempio da The Cheesecake Factory, Primark o British Airways:

Ora che abbiamo messo sul piatto tutti gli elementi a voi la parola. Meglio le Instagram Stories o le Snapchat Stories?

Snapchat introdurrà nuovi tool di targeting per l’adv

Non manca molto all’introduzione del targeting comportamentale nell’advertising di Snapchat. Stando a Business Insider, il director of revenue operations dell’azienda Clement Xue ha spiegato che il social network sta lavorando a nuovi strumenti di behavioral targeting che saranno messi a disposizione degli inserzionisti nel terzo trimestre del 2016.

Questi nuovi tool consentiranno di affinare l’advertising su Snapchat e targetizzare gli annunci pubblicitari in base al comportamento degli utenti. A quanto pare i dati saranno raccolti all’interno dell’app senza utilizzare altri insight relativi alla navigazione del web. Per fare un esempio, un utente potrebbe venir inserito nelle categorie “sport” o “basketball” se fruisce continuamente i contenuti dell’account Snapchat dell’NBA o del canale Discover dell’ESPN.

Il targeting comportamentale non prenderà in considerazione dati di navigazione extra app, a differenza di quanto fa Facebook (che pianifica inoltre di mostrare adv anche ai non iscritti). Lo stesso CEO di Snapchat Evan Siegel ha escluso l’utilizzo del retargeting schierandosi apertamente contro i “creepy ads” che tracciano i comportamenti degli utenti online. Sullo Snapchat’s Privacy Center si legge del resto un caloroso We want you to feel understood. Qualche dubbio però rimane.

Con questa mossa Snapchat è destinato a entrare definitivamente nell’olimpo dei social media. Snapchat ha cominciato a vendere spazi pubblicitari soltanto alla fine del 2014, ma da lì in poi il fantasmino ha continuato ad avanzare minaccioso anche nel campo dell’advertising fino al lancio – un mese fa – di Snapchat Partners, una advertising API che consente agli inserzionisti di comprare, ottimizzare e analizzare le campagne pubblicitarie su Snapchat mediante società terze.

Nel primo semestre di quest’anno, Snapchat è stata la seconda app più scaricata negli Stati Uniti (54,5 milioni di download contro i 59,7 di Messenger, come riporta Survey Monkey). Sulla scorta di questi numeri, eMarketer ha tracciato una crescita impetuosa della user base, dai 150 milioni attuali ai 270 previsti per la fine del 2017. E intanto pare che Apple abbia messo in cantiere la sua versione del fantasmino…

Raccontare di più nei 140 caratteri di Twitter

Twitter è un canale che esiste ormai da dieci anni e nel corso della sua storia ha visto diversi cambiamenti importanti nel modo in cui le persone sono abituate a utilizzarlo. Inizialmente era possibile twittare soltanto testo entro i 140 caratteri, uno degli asset del sito di micro-blogging. L’idea iniziale era di collegare l’impiego del mezzo a un altro medium popolare, gli SMS, infatti inviando un messaggio a un numero dedicato era possibile comunicare con una ristretta cerchia di persone. Dagli albori le cose sono cambiate notevolmente, ora Twitter è usato principalmente attraverso l’applicazione mobile, oltre che da browser e attraverso i più disparati dispositivi.

Le modalità di fruizione e utilizzo non sono le uniche ad essere cambiate. Anche la gamma di soluzioni offerte per comunicare è stata ampliata, aggiungendo la possibilità di usare hashtag, allegare immagini, gallerie di immagini, video, Vine e GIF, oltre all’introduzione delle Twitter card, che in maniera analoga a Facebook sfruttano i meta-tag delle pagine linkate nel tweet per generare un’anteprima del contenuto collegato. Questa serie di media aggiuntivi però ha sempre avuto un impatto sul consumo dei 140 caratteri disponibili.

La novità annunciata da Twitter riguarda la semplificazione del conteggio dei caratteri disponibili.

Questo significa che potremo utilizzare tutti i 140 caratteri per ogni tweet (non si tratta quindi del tanto chiacchierato abbattimento del limite dei caratteri). Vediamo nel dettaglio quali saranno le modifiche che verranno introdotte:

  • Risposte: quando ci troveremo a rispondere a un tweet, la menzione del @profilo non verrà più conteggiata.
  • Media: foto, GIF, video, sondaggi o Quote Tweet non toglieranno più spazio alle parole.
  • Retweet e Quote Tweet: verrà abilitato il tasto di retweet sui propri lanci.
  • .@: i tweet che iniziano con la menzione di un profilo non verranno più considerati come risposte, verranno invece mostrati a tutti alla stregua di un normale lancio.

twitter e i 140 caratteri

Fonte: blog.twitter.com

Queste modifiche semplificano senz’altro l’utilizzo del canale, ma non saranno disponibili da subito: Twitter ha comunicato che verranno rilasciate nei prossimi mesi.

Case editrici e Instagram: quando i libri diventano fotogenici

Era una notte buia e tempestosa…
E questo basta per farci innamorare di un libro e calarci a pieni polmoni nel ritmo della narrazione.
L’incipit, infatti, è senz’altro una soglia testuale cui i lettori si affidano per sondare l’atmosfera di un libro e spesso le case editrici cercano di mutuare questa pratica anche nella promozione dei libri sui social: su Facebook e Twitter infatti, canali con una maggiore componente word based, solitamente vengono pubblicate citazioni o capoversi per ricreare, nel virtuale, il primo approccio tra libro e lettore.

Ma come si promuovono i libri su Instagram? Come fare cioè per raccontare l’atmosfera di un libro su un canale che predilige e premia l’iconicità rispetto alle parole?

Gli editori, che hanno tra le mani un prodotto accattivante anche esteticamente, cercano di trovare modi innovativi per sfruttare la piattaforma leader del visual web. E il panorama è variegato, in particolare diamo un’occhiata alle suggestioni che provengono dalle case editrici internazionali.
La Penguin Random House inserisce i libri ambientandoli in situazione, cioè in contesti informali e quotidiani abbinandoli spesso al food o alla natura, unione che ripaga molto bene in termini di interazione con gli utenti.

Treat yourself. 😎

Una foto pubblicata da Penguin Random House (@penguinrandomhouse) in data:

La sua brand awareness poi è talmente riconoscibile e consolidata che può anche giocare con il suo logo ed ottenere alti livelli di engagment.

La Bloomsbury Publishing ricerca e ricrea le suggestioni evocate dal libro nei contesti fotografici in cui lo ritrae.
Éditions Grasset predilige invece lanciare le ultime uscite a partire dalle rassegne stampa e dai momenti che gravitano attorno al libro oggetto di comunicazione, cioè incontri con gli autori e firmacopie.

L’americana Farrar Straus & Giraux gioca e punta molto sulla grafica e sulla continuità tematica tra libro e sfondo alla ricerca di un’identità grafica ben riconoscibile, essenziale e minimal.
Un elemento che le accomuna è quello di portarci anche dietro le quinte del libro in modo ingaggiante e ludico. I contenuti condivisi raccontano le attività che ruotano intorno alla creazione del libro stesso, tante sono le immagini e video che mettono in evidenza aspetti poco conosciuti dell’autore, della redazione del libro o degli stessi luoghi in cui lo scritto è ambientato. Sono foto che raccontano non solo l’atmosfera del libro ma che fanno leva anche sugli aspetti particolari dell’oggetto della comunicazione, cioè del libro in quanto tale e del mondo che gravita intorno ad esso.

Forse il segreto del successo dei libri su Instagram è l’essenzialità: un’immagine, poche parole per commentarla e il gioco è fatto. Perché i libri sono davvero fotogenici.

Facebook Vs Snapchat: ai posteri l’ardua sentenza

Di lotte tra il vecchio e il nuovo, tra il gigante e il bambino, tra il cattivo e il buono è pieno il mondo, si sa che l’antagonista è ciò che rende il protagonista tale. Quello che ci chiediamo adesso è se si può già considerare Snapchat come antagonista di Facebook o se si tratta ancora di un lontano spauracchio.

Per schiarirci le idee niente di meglio di un po’ di dati.
Dal white paper di comScore “2016 US Cross-Platform Future in Focus” emerge chiara (negli Stati Uniti, ma il dato si può estendere) la netta supremazia di Snapchat nelle fasce d’età 18-24 e 25-34 rispetto a tutti gli altri social network.

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Fonte: comscore.com

Che Snapchat fosse popolare tra il pubblico più giovane non è certo una novità (ne abbiamo parlato anche qui), certo è che una tale polarizzazione può allo stesso tempo favorire e rallentare la crescita della piattaforma stessa. Il pubblico giovane è quello che si appresta ad entrare nel mondo del lavoro, ad alimentare il mercato con la propria domanda e diventare quindi una fetta particolarmente golosa per gli inserzionisti. Ma Snapchat non può permettersi di esaurire la propria offerta su questo segmento, per questo si aprirà presto una nuova sfida: riuscire a raggiungere anche una fascia d’età più adulta.

Ed è forse proprio questa differenza che tiene ancora Snapchat lontano dalla portata di Facebook. Certo, Facebook non è più una novità, ma ha dimostrato negli anni di essere in grado di rinnovarsi costantemente, sapendo ascoltare le esigenze del proprio pubblico e acquistando altre realtà che hanno reso l’esperienza sulla piattaforma sempre più completa e interessante per le persone e per le aziende. Qui di seguito un dettaglio sulla demografica di Facebook a confronto con quelle delle altre piattaforme: oltre ad essere maggiormente radicata in più segmenti d’età è anche quella che riscuote maggiore engagement da parte delle persone.

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Fonte: comscore.com
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Fonte: comscore.com

Secondo il report di Salesforce sullo “State of Marketing” relativo all’anno 2015, l’82% delle persone che si occupa di marketing sostiene che i Social Media siano oramai una componente fondamentale per il proprio business. Una recente ricerca di Morrison Foerster inoltre ritiene che Facebook sia il Social Network più popolare, tra chi si occupa di marketing a livello B2B e B2C.

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Fonte: salesforce.com

Per questo la crescita di Snapchat, anche se sicuramente da osservare e studiare, non preoccupa il colosso Facebook, che può ancora vantare una netta superiorità in termini di pubblico e di engagement.

L’ultima minaccia di Snapchat a Facebook riguarda invece l’advertising: è di poco tempo fa la notizia che anche Snapchat si sta preparando all’apertura agli inserzionisti, un’occasione che alletta le aziende e intimorisce gli iscritti alla piattaforma. Ma con la promessa da parte delle aziende per il 2016 di investire circa il 70% del budget totale nel digital marketing, Snapchat non poteva sottrarsi a questo ulteriore salto. E mentre testiamo la nuova chat 2.0 di Snapchat aspettiamo fiduciosi di vedere cosa ci riserveranno le prime inserzioni dedicate alla piattaforma.

Happn e tutto il resto è noia…

… “no, non ho detto gioia, ma noia”.
Dal 1977 al 2016: da Franco Califano a Happn. “Tutto il resto è noia”, al 57esimo posto nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre, secondo Rolling Stone Italia. Happn, 10 milioni di utenti nel mondo, secondo Wired. E Tinder? Ha raggiunto un miliardo di swipe e più di 12 milioni di chat al giorno. E ce ne sono molte altre, sono le Dating App. Ognuna con una sua particolarità. Ma parlavamo di noia, giusto? Proviamo a spiegare meglio. Nell’era dello smartphone sono cambiati i modi di relazionarsi, di camminare (tutti a testa in giù) e di parlare. E di vivere. E anche il corteggiamento è cambiato. Ha subìto una trasformazione, qualcuno parla di codardia altri di timidezza. Di base c’è un approccio alla vita meno reattivo.

Una mattina una ragazza prende la metro, a Milano, non trova posto, rimane in piedi, appoggiata.

Non ha libri. Non ha giornali. Solo due cuffiette nelle orecchie. Che cosa fa in quei 40 minuti di viaggio? Risposta: 1) Si guarda intorno, incrocia lo sguardo di un ragazzo (molto carino) e si ritrova totalmente inebetita, e si guarda le punte delle scarpe; 2) Prende il cellulare e inizia a muovere l’indice su e giù freneticamente. Facebook, Instagram e ora anche su una Dating App. Se fosse Happn sarebbe meglio. Potrebbe prendere “due piccioni con una fava”. Potrebbe sapere chi è. Happn è l’app che lavora con la iper-geolocalizzazione in real-time. Consente di incontrare persone che si trovano “lì, in quel posto, in quel momento”. Uno sliding doors.

Le Dating App non uccidono il romanticismo, in realtà ne permettono forme nuove.

Non sostituiscono la vita reale. Danno un aiutino. Io la penso così. Dopo il match online esiste l’incontro reale, in un locale, in un parco, per un aperitivo o solo un caffè. E chissà da lì possono nascere amori o amicizie. L’app è quindi un mezzo, o come piace a noi “markettari”, un media nel quale ritrovare un preciso cluster di riferimento, o un social starter, un luogo in cui stimolare conversazioni. Si potrebbe parlare di “dating gamification”. Sono convinta che molte persone hanno conosciuto Happn con il passaparola. Il 60% sono di sesso maschile e il 40% femminile, mentre il 50% appartiene alla fascia di età tra i 18 e i 25 anni. Facciamoci due conti, “noi gente di marketing”.

Ma perché queste App funzionano così tanto?

Non può essere solo difficoltà d’approccio. Le Dating App, sono un fenomeno di costume? Vanità, voyeurismo? Io non credo che il loro successo sia solo per finire avvinghiati sotto le lenzuola, io credo ci sia la pigrizia come output di base. E quindi la noia. Le persone si annoiano. È un dato di fatto. Io dico: “Vedi una bella ragazza per strada? Vai a parlarle, a costo che ti guardi come uno squilibrato” – “Ma figurati, Erika, tu sei agée, non lo fa più nessuno”, mi rispondono. Be’ io, l’agée, penserei a sfruttare il potenziale di queste app e anche il loro gap. Le persone lì ci passano del tempo. E il tempo può essere riempito di contenuto. E se creassimo un nuovo modo di fare WOM? Oppure se diventassero il media per eventi? Sono App semplici, immediate e con un design funzionale. Qualcuno già lo fa.

L’8 marzo: Happn e #oneinthreewomen.

Nel giorno delle donne, Happn c’è. Lì dove le donne passano il tempo, c’è anche qualcuno che fa marketing. Happn infatti supporta oggi Equality Now nella sua missione di porre fine alla violenza contro le donne. E come lo fa? Creando un profilo su Happn, visibile alle donne, un profilo di una donna visibile tra foto di uomini, dal nome I’m One in Three, di 29 anni. Tra le sue informazioni la richiesta di donazione e di partecipazione ad una conversazione sul tema: sia all’interno del sito Equality Now, l’associazione che dal 1992 si occupa dei diritti umani delle donne e delle ragazze di tutto il mondo, sia su Instagram utilizzando l’hashtag #oneinthreewomen. Una donna su 3 nel mondo viene rapita, picchiata, costretta a fare sesso o abusata nella sua vita di tutti i giorni; questa la reason why della campagna.

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Fonte: happn.com

Giornalismo su Instagram, è possibile?

È arte la fotografia? Quien sabe? Chi lo sa e chi se ne importa? Mi piace!
Edward Weston

Siamo soliti pensare ad Instagram come a un social dove pubblicare e condividere contenuti piuttosto frivoli, ma i brand che si affidano alla app fotografica più famosa al mondo sono in costante aumento, spinti dai dati positivi che circolano a proposito. Il buon momento di Instagram è dimostrato anche dalla ricerca dello scorso ottobre effettuata da Piper Jaffray per cui l’uso del social fotografico avrebbe addirittura sorpassato Facebook nelle preferenze dei teenager americani.

Ma non solo i brand si affidano a Instagram, anche il mondo del giornalismo (come quello dei magazine) si è mosso in questa direzione, adottando soluzioni differenti. La panoramica che segue intende proprio evidenziare le diverse strategie di comunicazione impiegate dalle testate giornalistiche.

Un recente esempio tutto italiano è quello di Sky TG24, che dopo aver raggiunto (e superato) i 2 milioni di follower su Twitter ha deciso di approdare anche sul social fotografico ampliando così l’offerta per i suoi utenti. Il profilo (partito a gennaio 2016, conta già più di 6000 seguaci) utilizza foto d’impatto, foto di backstage e mini video “rubati” alla redazione, cavalcando inoltre le notizie e i temi del giorno più importanti. Si affida anche a ricorrenze storiche e anniversari, proponendo talvolta contenuti diversi da quelli presenti sugli altri canali social e dal TG stesso. 

Se diamo uno sguardo alla Spagna, troveremo nel profilo del quotidiano El Pais una proposta fotografica varia, che spazia dai backstage della redazione alla riproposizione delle prime pagine del quotidiano cartaceo, oltre a minivideo, grafiche, infografiche e vignette.

Anche il quotidiano britannico Guardian, con un seguito di oltre 270.000 follower, propone minivideo, fotografie di forte impatto visivo, grafiche e illustrazioni create ad hoc, utilizzate anche per celebrare le ricorrenze. Un profilo “fresco” e gradevole da seguire.

Happy #chinesenewyear in this, the #yearofthemonkey Illustration: @chrisclarkecc

Una foto pubblicata da The Guardian (@guardian) in data:

Passiamo all’analisi del profilo Instagram della BBC. La “zietta”, come viene chiamata in maniera informale dai britannici, è seguita da ben 1 milione e 600 mila persone. Qui l’uso dei minivideo Instafax è dominante. In 15 secondi i giornalisti riescono ad esaurire una notizia ampliando il contenuto con dei sottotitoli che spiegano o aggiungono informazioni alle immagini. Un metodo innovativo e senza dubbio efficace per il giornalismo mobile. Le fotografie “pure” sono pochissime e difficilmente se ne trovano senza testo. Da segnalare anche l’utilizzo delle infografiche, che sembrano essere molto gradite dagli utenti.

19 FEB: Pope Francis met journalists aboard his plane during the flight from Ciudad Juarez to Rome, Italy, at the end of a six-day trip to Mexico. The Pope questioned US Republican presidential candidate Donald Trump’s Christianity over his call to build a border wall with Mexico. Pope Francis said “a person who thinks only about building walls… and not of building bridges, is not Christian”. The New York businessman supports deporting nearly 11 million undocumented immigrants. Calling himself a “proud Christian”, Mr Trump blamed Mexico for the Pope’s remarks, calling them “disgraceful”. But hours later, at a town hall event in South Carolina, the billionaire hotel developer was more conciliatory. “I have a lot of respect for the Pope. He has a lot of personality and I think he’s doing a very good job, he has a lot of energy.” He said the pontiff was misinformed when he criticised the proposed wall, because he was not aware of the drugs coming in and the other security problems that made a strong border a necessity. PHOTO: Alessandro Di Meo / via AP Read more: bcbc.in/Pope #BBCQuotePic #PopeFrancis #DonaldTrump #Pope #Trump #Election #Presidency #Christian #faith

Una foto pubblicata da BBC News (@bbcnews) in data:

Rimanendo in ambito internazionale, il profilo Instagram della CNN invece è piuttosto deludente. Ha puntato tutto sulla fotografia (per carità, ci sono delle bellissime foto) tralasciando però qualsiasi altro tipo di contenuto che sia video, infografica o repost. Dando quell’effetto di già visto e non innovativo che ti aspetteresti dall’emittente americana.

Stesso discorso per Al Jazeera Arabic, che solo raramente utilizza video e repost ampliando  però l’offerta di contenuti con vignette satiriche.

#كاريكاتير | خطاب #السيسي المزيد من الرسوم على الرابط التالي: http://www.aljazeera.net/caricature #الجزيرة

Una foto pubblicata da قناة الجزيرة الفضائية (@aljazeeraarabic) in data:

Facebook Audience Optimization, ovvero dritti al punto

Facebook ha annunciato il lancio di Audience Optimization, un nuovo tool che permetterà alle pagine di targettizzare i propri post per interesse raggiungendo così un pubblico in target non solo rispetto alla pagina, ma in relazione al contenuto specifico. 

Perché Audience Optimization è così innovativo?

  • Perché è un tool organico. Niente più bisogno di sponsorizzazioni per targettizzare in base agli interessi, questo significa massimizzare i risultati di reach non solo per i contenuti di punta, ma per tutto ciò che viene pubblicato dalla pagina.
  • Perché combina le funzioni di targeting generico e specifico, in modo da essere sempre più rilevanti nei contenuti (Facebook ci ricorda la regola delle 5W tanto amata dai giornalisti).
  • Perché comprende anche dati di insight approfonditi sul singolo post (reach, click rate, like e share per ciascun tag).
  • Perché, a differenza dell’Interest Targeting attualmente presente sulle pagine, non esclude a priori le persone che non corrispondono agli interessi segnalati, ampliando di fatto la base di persone raggiunte anziché restringerla.

Per chi è importante?

Ovviamente per chiunque abbia contenuti eterogenei e un’audience ampia e diversificata. Le testate, dunque, ma in generale tutto ciò che rappresenta un contenitore (come ad esempio i canali di ecommerce).

Cosa dice chi l’ha già provato?

Il Bleacher Report ha osservato un “considerevole aumento dell’engagement” in tutte le sue componenti. Nello specifico ai tag più generali corrispondeva la più alta percentuale di visualizzazioni, mentre a quelli più specifici le azioni sul post (a conferma dell’ingaggio effettivo del target).

Il New York Times, che già dispone di una vasta audience, ha sperimentato come alcune notizie possano letteralmente decollare nonostante siano rilevanti soprattutto per community “di nicchia” di Facebook.

Soddisfatta da Audience Optimization anche MTV, che con la sperimentazione ha potuto osservare quali segmenti di pubblico sono più reattivi alle diverse tipologie di contenuto.

Il rischio è che questa nuova feature allarghi sempre di più la forbice tra gli interessi che si hanno e quelli che si potrebbero avere, diventando di fatto il regno del già fatto e già sentito a discapito della scoperta.

Snapchat, il fantasmino continua a farsi vedere (e sentire)

Dopo il Wall Street Journal anche la Casa Bianca, in occasione del discorso sullo Stato dell’Unione, è sbarcata su Snapchat. Sì, proprio Snapchat. L’app dai contenuti usa e getta, popolarissima tra i più giovani, vive una frenetica evoluzione.

Raggiungendo ormai oltre 6 miliardi di visualizzazioni al giorno, da quando è stata lanciata nel 2011, Snapchat ha fatto numerosi passi in avanti provando ad espandersi anche oltre l’audience di riferimento da cui era partita. Negli ultimi mesi infatti, grandi aziende l’hanno integrata alla loro strategia di digital marketing.

Dopo aver proposto selfie sponsorizzati e lanciato nuovi strumenti di targeting, adesso sembra che Snapchat stia lavorando alla possibilità di inserire ads.

Nello specifico sta mettendo a punto lo sviluppo di una API (Application Programming Interface) attraverso cui potrà offrire ai media buyers sia basic ads che versioni customizzate per mezzo della propria interfaccia e, di fatto, aprirà anche ad enti terzi, come partner advertising e siti e-commerce, che potranno comprare spazi sulla piattaforma.

A differenza di Facebook, Twitter e Instagram – che rilasciano inserzioni all’interno del proprio feed – Snapchat non permette ad oggi di proporre i contenuti in una modalità così friendly e non troppo invasiva per gli utenti. Dunque c’è da chiedersi quale “campionario” renderà disponibile perché è difficile immaginare che Snapchat offrirà lo spazio per gli ads sui messaggi, temporanei, che si scambiano gli utenti. Le sezioni Live e Discover, piuttosto, potranno essere adibite a tale scopo perché offrono un’opportunità per gli advertisers di interagire con gli utenti in modo non invasivo. C’è da riflettere poi anche su quale tipo di advertising Snapchat offrirà, se modalità immagini o video ad esempio.

Facebook e Twitter, dal canto loro, insegnano che, se eseguite correttamente, le sponsorizzazioni posso incidere alquanto nella crescita del fatturato. Dunque quali saranno le scelte future di Snapchat?  Occhi puntati sull’app!

Novità per Snapchat. Dalla valorizzazione delle community ai nuovi strumenti di targeting

Vi trovate a New York o a Los Angeles? Allora Snapchat ha una sorpresa per voi: Story Explorer.
Vi trovate ancora nel Vecchio Mondo? Non vi preoccupate, Snapchat ha in programma di rendere disponibile la nuova funzionalità anche qua, solo un po’ di pazienza!

Questa nuova feature vi permetterà di approfondire in real time una storia che vi interessa particolarmente, apparirà in basso sul contenuto che state visualizzando la scritta “explore” e con uno swipe verso l’alto potrete godere di tanto altro materiale.
Lo scopo è quello di valorizzare le breaking news attraverso un racconto che viene da più punti di vista, quelli di tutti gli snapchatter che lo stanno vivendo in quel momento, in quella città e che decidono di condividere la propria esperienza.

Si tratta di un aggiornamento che punta sulla valorizzazione degli user generated content e della community che si è creata intorno al social network e che è formata da un pubblico prevalentemente giovane (13-34 anni) ed estremamente attivo: si contano oltre 100 milioni di snapchatter attivi ogni giorno, ma il dato è in continua crescita (ne avevamo già parlato qualche settimana fa a proposito dei nuovi selfie sponsorizzati).

Guardando questi dati non si può che pensare a quanto sia ghiotta per le aziende l’occasione di potersi rivolgere in prima persona ad una fetta di mercato di questo tipo, che andrà sicuramente ad aumentare grazie alla nuova introduzione. Per questo Snapchat ha individuato alcune nuove modalità per fornire ai brand uno strumento di targeting efficace: ha iniziato a vendere pacchetti di audience raggruppati per tematiche di interesse, individuate attraverso l’uso che viene fatto dai singoli del canale Discover, come racconta Digiday.

Se da una parte si tratta di un passo in avanti per la piattaforma, che riesce così ad andare incontro alla necessità degli inserzionisti di investire in un target quanto più mirato possibile, dall’altra le critiche dei brand sono ancora molte. In particolare, l’impossibilità di misurare il click-through rate, metrica fondamentale per valutare il successo di un’inserzione. Più in generale invece, la piattaforma fornisce scarsa trasparenza in termini di dati: sia sulle performance di Snapchat stessa, sia per l’impossibilità di mettere le mani su una piattaforma di interfaccia dedicata o di analytics.

In ogni caso si tratta di una occasione unica per le aziende di raggiungere un’audience così giovane e ampia, è impensabile quindi lasciarsi intimidire dai seppur evidenti limiti del social network.

E intanto, mentre attendiamo l’arrivo dello Story Explorer, raccontateci: quale tipo di notizia vi piacerebbe approfondire su Snapchat?