L’influencer marketing ai tempi delle Stories

L’influencer marketing riflette i movimenti continui della galassia social, dove Instagram e Snapchat sono stelle variabili. Il loro destino è intrecciato: il “fantasmino” sta attraversando un momento di incertezza data la crescita esponenziale dell’app di Facebook, che – è noto – fa proprio quanto di buono trova in giro. E nell’ultimo anno a Menlo Park piace soprattutto Snapchat: in un recente articolo del Guardian si contano ad oggi 18 “prestiti”, tra cui le Instagram Stories, che rappresentano la minaccia maggiore per Evan Spiegel. Dopo la loro introduzione nell’agosto 2016, la crescita di Snapchat ha registrato un notevole rallentamento, che non sembra fermasi nonostante lo sbarco a Wall Street di due mesi fa (con una quotazione di 24 miliardi di dollari).

Bisognerà comunque aspettare per vedere la reazione del mercato all’introduzione dello Snapchat Ad Manager, il nuovo strumento per l’advertising annunciato ieri, che sarà lanciato il prossimo mese. Ma è certo che Instagram vive un’autentica età dell’oro e ha appena annunciato di aver toccato la quota di 700 milioni di utenti mensili attivi, registrando un incremento formidabile (saldo attivo di oltre 200 milioni da giugno). E nell’ultimo mese le Instagram Stories hanno raggiunto 200 milioni di utenti mensili attivi, sorpassando ufficialmente Snapchat a soli otto mesi dal loro lancio.

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Fonte: TechCrunch

La crescita vertiginosa di Instagram pone una questione cruciale in chiave influencer marketing: cosa stanno facendo gli influencer di Snapchat, anche loro si stanno riversando in massa nelle Instagram Stories?
Uno studio recente di Mediakix cerca di fare chiarezza, prende in analisi il comportamento dei 12 top social media influencer negli ultimi 30 giorni e vaglia la loro attività di posting sulle rispettive app. Ne viene fuori che, in media, ogni giorno gli influencer utilizzano le Instagram Stories il 25% in più rispetto alle Snapchat Stories (6.6 vs. 5.3). Il risultato è estremamente significativo, considerando che si parla di un mercato – quello dell’influencer marketing su Instagram – stimato 1 miliardo di dollari nel 2017, con previsioni che parlano di 2 miliardi di valore complessivo entro il 2019.

A conti fatti, ci sono diverse ragioni che possono spiegare il cambio di rotta dell’influencer marketing e l’utilizzo crescente delle Instagram Stories. La prima è la più ovvia: l’audience con cui interagire è maggiore (come dicevamo, Instagram ha appena sfondato la soglia di 700 utenti mensili attivi, mentre Snapchat è fermo a quota 300). Instagram ha “giocato sporco” copiando le Snapchat Stories, ma garantisce un bacino di utenti più grande e una maggiore varietà di contenuti: le “classiche” foto statiche sul profilo, le Instagram Stories e le Instagram Live Stories (i video in live streaming che scompaiono immediatamente, senza nemmeno aspettare le ormai canoniche 24 ore).

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Fonte: TechCrunch

Instagram appare insomma uno strumento più versatile e più facile da usare anche per gli utenti. La sezione Explore consente di scovare contenuti in linea con i propri interessi (suggeriti in base alle interazioni e ai profili seguiti). Un altro punto a favore se si parla di influencer marketing: gli influencer hanno maggiori possibilità di venire scoperti in modo “organico” e possono inoltre linkare – tramite il proprio profilo – contenuti esterni alla piattaforma. Mentre la natura “intimista” di Snapchat paradossalmente pone un limite al valore degli influencer al di fuori dell’app (l’unica vera capacità di link è delegata agli editori e agli inserzionisti). Di fatto, Snapchat tratta – apparentemente – celebrities e influencer come tutti gli altri, ragion per cui non si può misurarne la popolarità.

Per capire che aria tira, basta prendere l’esempio del campione del mondo di Formula 1 Lewis Hamilton, che nell’ultima delle sue Snapchat Stories annuncia l’approdo definitivo su Instagram (dove conta 4,2 milioni di follower).

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Detto ciò, sembrerebbe che per l’app di Evan Spiegel le cose non si mettano troppo bene. Ma c’è una cosa che Instagram non è riuscito a copiare, e che può rappresentare un’ancora di salvezza per Snapchat: una userbase fedelissima di “duri e puri”, preziosissima per gli influencer. Stando alle analisi di App Annie, i 60 milioni di utenti attivi ogni giorno su Snapchat offrono una possibilità straordinaria per chi vuole raggiungere un’audience che non frequenta altre piattaforme: il 35% degli utenti non va su Facebook nello stesso giorno in cui va su Snapchat, mentre addirittura il 46% non avrebbe un profilo Instagram. Ecco il tesoro nascosto per chi si occupa di influencer marketing.

Stories: Instagram Vs Snapchat

La notizia è uscita quando eravamo già (se non altro con la mente) sotto l’ombrellone: Instagram ha reso disponibili le Stories.
È universalmente noto che “l’imitazione è la forma più sincera di adulazione”, quindi Snapchat in casa Zuckerberg deve piacere parecchio (del resto il CEO di Facebook aveva provato a comprarlo per 3 miliardi di dollari). Ecco che quindi le nuove Stories riprendono quasi in tutto gli snap; facciamo però un recap delle somiglianze e differenze tra i due strumenti.

Sono uguali perché per entrambi:

  • I contenuti sono fruibili solo per 24 ore.
  • Sono presenti filtri e contenuti aggiuntivi per personalizzare foto e video.
  • Chi vede il video può interagire.
  • È possibile vedere chi visualizza i miei contenuti.

Sono diversi perché:

  • Su Instagram si possono utilizzare solo foto e video live; Snapchat anche foto e video vecchi.
  • Instagram al momento presenta molti meno filtri di Snapchat.
  • Snapchat permette di creare dei gruppi di persone con cui condividere i propri snap, Instagram no.
  • Non c’è una sezione Discover di Instagram Stories che permette di far conoscere le storie dei brand, cosa che invece è presente su Snapchat.
  • Snapchat ha un target molto più teen, Instagram invece può contare su un’interfaccia più conosciuta e un pubblico più trasversale (e ampio).

Sono diversi i brand che hanno subito approfittato delle novità su Instagram. Ketel One Vodka ad esempio ha utilizzato Stories per mostrare la creazione di un cocktail. Avrebbe potuto farlo agevolmente su Snapchat? No, solo Instagram consente di restringere le visualizzazioni ad un pubblico maggiorenne, per fare lo stesso su Snapchat il brand avrebbe dovuto accedere a un servizio a pagamento.

Il giorno in cui sono state rilasciate le Stories Nike, pur avendo un account Snapchat, ha deciso di provare la nuova feature e con una Story ha registrato 800.000 visualizzazioni in 24 ore. L’agenzia che segue i social dell’azienda è rimasta di stucco, il video migliore mai postato dal brand su Snapchat ha avuto “solo” 66.000 visualizzazioni.

Il plus di Instagram è il trattamento degli account dei brand, ben diverso da Snapchat. Su Instagram è semplice trovare i brand, seguire gli account e mettere Like ai contenuti, mentre su Snapchat non ci sono cuori, stelline o unicorni di sorta per apprezzare i post, e difficilmente si trovano account se non si conosce il nome esatto da seguire. Per non parlare dei numeri: Instagram vanta 500 milioni di utenti attivi al mese, Snapchat solo 150 milioni.

Da qualche giorno poi Instagram ha aggiunto anche la funzione zoom per le foto e i video: proprio come si può fare con le immagini della propria galleria, da mobile ora si può zoomare sui contenuti postati.

Un modo divertente per creare engagement, sfruttato per esempio da The Cheesecake Factory, Primark o British Airways:

Ora che abbiamo messo sul piatto tutti gli elementi a voi la parola. Meglio le Instagram Stories o le Snapchat Stories?

Snapchat introdurrà nuovi tool di targeting per l’adv

Non manca molto all’introduzione del targeting comportamentale nell’advertising di Snapchat. Stando a Business Insider, il director of revenue operations dell’azienda Clement Xue ha spiegato che il social network sta lavorando a nuovi strumenti di behavioral targeting che saranno messi a disposizione degli inserzionisti nel terzo trimestre del 2016.

Questi nuovi tool consentiranno di affinare l’advertising su Snapchat e targetizzare gli annunci pubblicitari in base al comportamento degli utenti. A quanto pare i dati saranno raccolti all’interno dell’app senza utilizzare altri insight relativi alla navigazione del web. Per fare un esempio, un utente potrebbe venir inserito nelle categorie “sport” o “basketball” se fruisce continuamente i contenuti dell’account Snapchat dell’NBA o del canale Discover dell’ESPN.

Il targeting comportamentale non prenderà in considerazione dati di navigazione extra app, a differenza di quanto fa Facebook (che pianifica inoltre di mostrare adv anche ai non iscritti). Lo stesso CEO di Snapchat Evan Siegel ha escluso l’utilizzo del retargeting schierandosi apertamente contro i “creepy ads” che tracciano i comportamenti degli utenti online. Sullo Snapchat’s Privacy Center si legge del resto un caloroso We want you to feel understood. Qualche dubbio però rimane.

Con questa mossa Snapchat è destinato a entrare definitivamente nell’olimpo dei social media. Snapchat ha cominciato a vendere spazi pubblicitari soltanto alla fine del 2014, ma da lì in poi il fantasmino ha continuato ad avanzare minaccioso anche nel campo dell’advertising fino al lancio – un mese fa – di Snapchat Partners, una advertising API che consente agli inserzionisti di comprare, ottimizzare e analizzare le campagne pubblicitarie su Snapchat mediante società terze.

Nel primo semestre di quest’anno, Snapchat è stata la seconda app più scaricata negli Stati Uniti (54,5 milioni di download contro i 59,7 di Messenger, come riporta Survey Monkey). Sulla scorta di questi numeri, eMarketer ha tracciato una crescita impetuosa della user base, dai 150 milioni attuali ai 270 previsti per la fine del 2017. E intanto pare che Apple abbia messo in cantiere la sua versione del fantasmino…

Brand e Snapchat: 3 motivi per esserci

Snapchat è ormai l’applicazione più popolare tra i giovani, con oltre 670mila utenti attivi in Italia e statistiche che fanno tremare perfino Zuckerberg (che, ricordiamolo, non è riuscito a comprare l’app neanche con un’offerta da 3 miliardi di dollari). E già questo, forse, sarebbe sufficiente per introdurlo nella strategia social della maggior parte dei brand. Eccone altri tre motivi: 

  • Perché ha dettato nuove logiche di fruizione, che confermano un trend ben noto al mercato, lo spostamento della comunicazione social dal pubblico al privato. Dopo Messenger e i DM su Instagram, Snapchat è la conferma e l’estremo di questa tendenza: non si interagisce pubblicamente, ma solo one to one. E forse questo è il motivo per cui alcuni studi sostengono che Snapchat offra una user experience migliore rispetto ai concorrenti.
  • Perché è intrattenimento puro, dal basso. Dalla nascita dei social siamo abituati a sottolineare il ruolo della community come fonte di spunti per migliorare l’offerta e il valore del brand. Ebbene, in questo caso la geolocalizzazione permette a ciascuno di contribuire con la sua storia e diventare parte di un vero racconto collettivo. Come dice Evan Spiegel, il fondatore di Snapchat, “Somewhere along the way, when we were building social media products, we forgot the reason we like to communicate with our friends is because it’s fun.”
  • Perché finalmente porta guadagno. È di alcuni giorni fa l’annuncio di nuove API per la pubblicità all’interno dell’applicazione, che potrebbero risolvere più di un problema dei brand, primo fra tutti quello della permanenza in app browser. “Quello che succede su Snapchat rimane su Snapchat” – era il fondamento dell’app, ora non più: gli inserzionisti potranno scegliere di inserire all’interno dell’annuncio azioni aggiuntive come il link verso un sito esterno. 

Grazie a quest’ultima cruciale innovazione l’azienda punta a raggiungere 1 miliardo di dollari di fatturato nel 2017. Impresa impossibile o solo audace?

Fare giornalismo su Snapchat

Il futuro del giornalismo è esclusivamente digitale? La questione è apertissima, anche se alcuni indizi sembrano far intravedere una risposta. Una decina di giorni fa, per esempio, l’Independent ha deciso di dire per sempre addio alla carta perché – spiega il proprietario del quotidiano Evgeny Lebedev – “l’industria della stampa è in fase di cambiamento e il cambiamento è avviato dai lettori. Ci indicano che il futuro è digitale”.
E in questo orizzonte, lo sappiamo bene, è il mobile a farla da padrone, mettendo all’angolo il desktop. Il fondatore di BuzzFedd Jonah Peretti spiega che il mobile è l’ecosistema naturale in cui far vivere i contenuti della sua media company, sempre più millenium-friendly e legati a video, listicle e GIF. Del resto, i 200 milioni di utenti unici mensili di BuzzFedd accedono al 70% dei contenuti da dispositivi mobili.

Parliamo comunque di uno scenario incerto e in continua evoluzione, dove si aprono sempre più spazi anche per l’interazione con l’Intelligenza Artificiale. Solo una settimana fa il Guardian ha pubblicato un articolo intitolato AI is already making inroads into journalism but could it win a Pulitzer?. Il titolo sembra provocatorio, ma non lo è affatto se si pensa ai software che vengono sempre più impiegati per impacchettare articoli sportivi e clickbait. Una ricerca della Oxford University va in questa direzione spiegando che quello del giornalista è uno dei mestieri più a rischio nel futuro prossimo.

Futuro prossimo, forse: ma non immediato. Il presente parla ancora altre lingue. Una di queste è quella di Snapchat, il social network popolarissimo tra i millenial, con il 70% degli oltre 200 milioni di iscritti negli USA che sono under 35. I numeri sono impressionanti: secondo Edison Reserach, Snapchat (insieme a Instagram) è secondo solo a Facebook nel numero di volte con cui le persone controllano il proprio account (12% contro 35%).
Qualcuno addirittura considera Snapchat la nuova frontiera del giornalismo. Forse le cose non stanno così, ma se anche colossi dell’informazione come BBC, CNN, Washington Post e New York Times sono approdati su Snapchat, c’è un motivo: la possibilità di comunicare in maniera nuova per raggiungere un pubblico giovanissimo. Perché l’idea che le nuove generazioni non siano interessate alle notizie non risponde al vero, dice il portavoce della CNN Matt Dornic all’American Journalism Review. Quindi, il punto è trovare il modo giusto.

Come spiega un recente articolo del Corriere della Sera, sono sostanzialmente due i mezzi da impiegare se si vuole fare giornalismo su Snapchat: la sezione Discover e le singole Storie.
La sezione Discover è uno spazio esclusivo, aperto nel gennaio 2015 e dedicato a editori partner come BuzzFedd, Mashable, National Geographic, Cosmopolitan, MTV, ESPN, Daily Mail. L’ultimo arrivato (il ventunesimo) è una startup di news video: NowThis. Qui i contenuti – visibili per sole 24 ore – sono gestiti da team dedicati (il Wall Street Journal per esempio ne ha messo in piedi uno di cinque persone per pubblicare otto snap al giorno, dal lunedì al venerdì) e ovviamente curati in base ai diversi tagli redazionali. Temi di attualità per CNN, listicle ironiche per BuzzFeed e star news per MTV. E le possibilità espressive sono enormi: con un semplice swipe si passano in rassegna testi, foto, video e GIF. Ovviamente l’immediatezza è il cardine di tutti questi contenuti, pensati per una fruizione veloce e in movimento.

Altro discorso per le Storie. Non vantano nessuna esclusività e sono accessibili a tutti: quando una persona crea un contenuto può decidere di aggiungerlo alla propria Storia del giorno. La foto o il video verranno conservati per 24 ore, prima di volatilizzarsi. Le Storie rappresentano un’alternativa per fare giornalismo su Snapchat, un’opzione più flessibile per editori e giornalisti che decidono di postare soltanto contenuti speciali. Due esempi: il Washington Post, che ha seguito il Super Bowl, e John Sweeney, il giornalista di BBC Panorama che ha costruito un interessantissimo reportage su Snapchat mentre seguiva la rotta balcanica dei migranti verso l’Europa.

In occasione di eventi speciali (dal Siblings Day al GP delle Americhe della MotoGP), poi, un team dedicato di Snapchat seleziona i migliori snap e li raccoglie un collage.

Fare giornalismo su Snapchat è possibile? A questo punto, la risposta è chiara: sì, ma in modo nuovo. Resta comunque ancora da capire a pieno come evolverà il comportamento degli editori. Anche in relazione al discorso advertising, che Snapchat sta portando avanti in tutta fretta (perché il tempo di battere cassa è arrivato: basti pensare che un editore della sezione Discover come Cosmopolitan polarizza 3 milioni di utenti al giorno). I giornalisti quindi hanno fra le mani un grande strumento: secondo Chris Snider della Drake University, “a great storytelling platform”. Perché immediatezza non significa necessariamente sacrificio della qualità.

Facebook Vs Snapchat: ai posteri l’ardua sentenza

Di lotte tra il vecchio e il nuovo, tra il gigante e il bambino, tra il cattivo e il buono è pieno il mondo, si sa che l’antagonista è ciò che rende il protagonista tale. Quello che ci chiediamo adesso è se si può già considerare Snapchat come antagonista di Facebook o se si tratta ancora di un lontano spauracchio.

Per schiarirci le idee niente di meglio di un po’ di dati.
Dal white paper di comScore “2016 US Cross-Platform Future in Focus” emerge chiara (negli Stati Uniti, ma il dato si può estendere) la netta supremazia di Snapchat nelle fasce d’età 18-24 e 25-34 rispetto a tutti gli altri social network.

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Fonte: comscore.com

Che Snapchat fosse popolare tra il pubblico più giovane non è certo una novità (ne abbiamo parlato anche qui), certo è che una tale polarizzazione può allo stesso tempo favorire e rallentare la crescita della piattaforma stessa. Il pubblico giovane è quello che si appresta ad entrare nel mondo del lavoro, ad alimentare il mercato con la propria domanda e diventare quindi una fetta particolarmente golosa per gli inserzionisti. Ma Snapchat non può permettersi di esaurire la propria offerta su questo segmento, per questo si aprirà presto una nuova sfida: riuscire a raggiungere anche una fascia d’età più adulta.

Ed è forse proprio questa differenza che tiene ancora Snapchat lontano dalla portata di Facebook. Certo, Facebook non è più una novità, ma ha dimostrato negli anni di essere in grado di rinnovarsi costantemente, sapendo ascoltare le esigenze del proprio pubblico e acquistando altre realtà che hanno reso l’esperienza sulla piattaforma sempre più completa e interessante per le persone e per le aziende. Qui di seguito un dettaglio sulla demografica di Facebook a confronto con quelle delle altre piattaforme: oltre ad essere maggiormente radicata in più segmenti d’età è anche quella che riscuote maggiore engagement da parte delle persone.

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Fonte: comscore.com
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Fonte: comscore.com

Secondo il report di Salesforce sullo “State of Marketing” relativo all’anno 2015, l’82% delle persone che si occupa di marketing sostiene che i Social Media siano oramai una componente fondamentale per il proprio business. Una recente ricerca di Morrison Foerster inoltre ritiene che Facebook sia il Social Network più popolare, tra chi si occupa di marketing a livello B2B e B2C.

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Fonte: salesforce.com

Per questo la crescita di Snapchat, anche se sicuramente da osservare e studiare, non preoccupa il colosso Facebook, che può ancora vantare una netta superiorità in termini di pubblico e di engagement.

L’ultima minaccia di Snapchat a Facebook riguarda invece l’advertising: è di poco tempo fa la notizia che anche Snapchat si sta preparando all’apertura agli inserzionisti, un’occasione che alletta le aziende e intimorisce gli iscritti alla piattaforma. Ma con la promessa da parte delle aziende per il 2016 di investire circa il 70% del budget totale nel digital marketing, Snapchat non poteva sottrarsi a questo ulteriore salto. E mentre testiamo la nuova chat 2.0 di Snapchat aspettiamo fiduciosi di vedere cosa ci riserveranno le prime inserzioni dedicate alla piattaforma.

Lo stadio più grande del mondo si chiama Facebook Sports Stadium

Potrebbe cambiare il modo di vivere lo sport. Del resto è questo l’auspicio con cui nasce Facebook Sports Stadium, il nuovo spazio virtuale che il colosso di Menlo Park dedica agli eventi sportivi. La novità, annunciata da una manciata di giorni, costituisce un’ulteriore conferma dell’interesse di Facebook per il real-time, territorio tradizionalmente presidiato da Twitter che ora, trovandosi in cattive acque, rischia sempre più di lasciare il fianco scoperto alle Live Stories di Snapchat. Nello scorso novembre, il lancio di Notify rispondeva proprio all’esigenza di informazione in tempo reale su Facebook, con il tentativo di incanalare in un unico spazio flussi distinti e variegati di notizie.
Parallelamente, Facebook vuole convincere gli inserzionisti che investire dove si parla di live tv è redditizio – almeno – quanto fare pubblicità in televisione.

Facebook Sports Stadium è di fatto la nuova sezione del social network che consente alle persone di seguire e commentare un evento sportivo in diretta in modo approfondito e partecipato. Nel dettaglio, ci saranno quattro schede: conversazioni degli amici (in sostanza, il Bar Sport con le sue discussioni appassionanti e interminabili), post e commenti degli esperti, risultati e statistiche, informazioni generali (per esempio, su quale canale seguire un certo evento in tv).

Nel post di lancio sul blog ufficiale, il Product Manager Steve Kafka spiega che Facebook Sports Stadium è il più grande stadio al mondo, e stima che tra il miliardo e mezzo di utenti mensilmente attivi si trovino ben 650 milioni di appassionati e tifosi.

Gli accessi al nuovo stadio virtuale sono per il momento limitati alle partite di football americano (la mitica Nfl), da vedersi negli USA ed esclusivamente su iOS. Ma il supporto verrà presto esteso per quanto riguarda paesi e sport (speriamo anche per quelli minori, di cui è più difficile trovare notizie e aggiornamenti).

È ancora piuttosto difficile capire a fondo la portata di questa nuova second screen experience, ma sembra certo che potrebbe rappresentare una svolta decisiva per gli amanti dello sport con il telecomando in una mano (e lo smartphone nell’altra). Del resto, “there’s nothing better than watching sports with your friends” recita il video introduttivo al Facebook Sports Stadium. Facciamo un solo esempio, e proiettiamoci ad agosto: con questo nuovo stadio virtuale, come potrebbe cambiare il nostro modo di vivere le Olimpiadi di Rio de Janeiro?

Snapchat, il fantasmino continua a farsi vedere (e sentire)

Dopo il Wall Street Journal anche la Casa Bianca, in occasione del discorso sullo Stato dell’Unione, è sbarcata su Snapchat. Sì, proprio Snapchat. L’app dai contenuti usa e getta, popolarissima tra i più giovani, vive una frenetica evoluzione.

Raggiungendo ormai oltre 6 miliardi di visualizzazioni al giorno, da quando è stata lanciata nel 2011, Snapchat ha fatto numerosi passi in avanti provando ad espandersi anche oltre l’audience di riferimento da cui era partita. Negli ultimi mesi infatti, grandi aziende l’hanno integrata alla loro strategia di digital marketing.

Dopo aver proposto selfie sponsorizzati e lanciato nuovi strumenti di targeting, adesso sembra che Snapchat stia lavorando alla possibilità di inserire ads.

Nello specifico sta mettendo a punto lo sviluppo di una API (Application Programming Interface) attraverso cui potrà offrire ai media buyers sia basic ads che versioni customizzate per mezzo della propria interfaccia e, di fatto, aprirà anche ad enti terzi, come partner advertising e siti e-commerce, che potranno comprare spazi sulla piattaforma.

A differenza di Facebook, Twitter e Instagram – che rilasciano inserzioni all’interno del proprio feed – Snapchat non permette ad oggi di proporre i contenuti in una modalità così friendly e non troppo invasiva per gli utenti. Dunque c’è da chiedersi quale “campionario” renderà disponibile perché è difficile immaginare che Snapchat offrirà lo spazio per gli ads sui messaggi, temporanei, che si scambiano gli utenti. Le sezioni Live e Discover, piuttosto, potranno essere adibite a tale scopo perché offrono un’opportunità per gli advertisers di interagire con gli utenti in modo non invasivo. C’è da riflettere poi anche su quale tipo di advertising Snapchat offrirà, se modalità immagini o video ad esempio.

Facebook e Twitter, dal canto loro, insegnano che, se eseguite correttamente, le sponsorizzazioni posso incidere alquanto nella crescita del fatturato. Dunque quali saranno le scelte future di Snapchat?  Occhi puntati sull’app!

Novità per Snapchat. Dalla valorizzazione delle community ai nuovi strumenti di targeting

Vi trovate a New York o a Los Angeles? Allora Snapchat ha una sorpresa per voi: Story Explorer.
Vi trovate ancora nel Vecchio Mondo? Non vi preoccupate, Snapchat ha in programma di rendere disponibile la nuova funzionalità anche qua, solo un po’ di pazienza!

Questa nuova feature vi permetterà di approfondire in real time una storia che vi interessa particolarmente, apparirà in basso sul contenuto che state visualizzando la scritta “explore” e con uno swipe verso l’alto potrete godere di tanto altro materiale.
Lo scopo è quello di valorizzare le breaking news attraverso un racconto che viene da più punti di vista, quelli di tutti gli snapchatter che lo stanno vivendo in quel momento, in quella città e che decidono di condividere la propria esperienza.

Si tratta di un aggiornamento che punta sulla valorizzazione degli user generated content e della community che si è creata intorno al social network e che è formata da un pubblico prevalentemente giovane (13-34 anni) ed estremamente attivo: si contano oltre 100 milioni di snapchatter attivi ogni giorno, ma il dato è in continua crescita (ne avevamo già parlato qualche settimana fa a proposito dei nuovi selfie sponsorizzati).

Guardando questi dati non si può che pensare a quanto sia ghiotta per le aziende l’occasione di potersi rivolgere in prima persona ad una fetta di mercato di questo tipo, che andrà sicuramente ad aumentare grazie alla nuova introduzione. Per questo Snapchat ha individuato alcune nuove modalità per fornire ai brand uno strumento di targeting efficace: ha iniziato a vendere pacchetti di audience raggruppati per tematiche di interesse, individuate attraverso l’uso che viene fatto dai singoli del canale Discover, come racconta Digiday.

Se da una parte si tratta di un passo in avanti per la piattaforma, che riesce così ad andare incontro alla necessità degli inserzionisti di investire in un target quanto più mirato possibile, dall’altra le critiche dei brand sono ancora molte. In particolare, l’impossibilità di misurare il click-through rate, metrica fondamentale per valutare il successo di un’inserzione. Più in generale invece, la piattaforma fornisce scarsa trasparenza in termini di dati: sia sulle performance di Snapchat stessa, sia per l’impossibilità di mettere le mani su una piattaforma di interfaccia dedicata o di analytics.

In ogni caso si tratta di una occasione unica per le aziende di raggiungere un’audience così giovane e ampia, è impensabile quindi lasciarsi intimidire dai seppur evidenti limiti del social network.

E intanto, mentre attendiamo l’arrivo dello Story Explorer, raccontateci: quale tipo di notizia vi piacerebbe approfondire su Snapchat?

Snapchat diventa grande: arrivano i selfie sponsorizzati

Continua la crescita vertiginosa di Snapchat, l’app che ha dato valore all’effimero con la sua killer feature, ovvero la possibilità di scambiare foto e video che dopo la visualizzazione si cancellano automaticamente. Snapchat ha da poco raggiunto Facebook in termini di visualizzazioni video con 4 miliardi al giorno: un risultato davvero impressionante, soprattutto se si pensa che negli ultimi cinque mesi l’app è riuscita a raddoppiare le video view.

E così anche per Snapchat – che adesso vale 16 miliardi di dollari – è arrivata l’ora di batter cassa. Del resto, il servizio sta registrando molti cambiamenti che testimoniano il tentativo di rinnovarsi, a partire dalle “Storie sponsorizzate” dei brand o dalle notizie raccolte nella sezione “Discover” (tra i primi inserzionisti: CNN, Buzzfeed, National Geographic, MTV, Cosmopolitan, Daily Mail, Vice, People).

Qualche settimana fa sul blog ufficiale sono stati annunciati i replay a pagamento (3 per 99 centesimi di dollaro). Quest’ultima novità è più significativa di quanto sembri: in questo modo Snapchat rinuncia infatti alla distruzione dei messaggi dopo la prima visualizzazione – il marchio di fabbrica che l’ha contraddistinto rispetto agli altri servizi di messaggistica istantanea. Segno che i tempi sono realmente cambiati.

Ma la novità più interessante in chiave social media marketing riguarda il prossimo lancio di selfie sponsorizzati, che aprirà definitivamente ai brand la possibilità di interagire con un pubblico di 100 milioni di utenti attivi ogni mese, tramite filtri particolari e personalizzati. Per sfruttarne uno, un marchio dovrà sborsare fino a 750.000 dollari per un peak day (come Halloween, quando i filtri sponsorizzati verranno introdotti, Natale o Black Friday) o “soltanto” 450.000 dollari per un giorno qualsiasi dell’anno che non coincide con nessuna ricorrenza particolare sul calendario.

Questo cambio di rotta rispetto alle origini conferma che l’app è diventata grande e può ora porsi sul mercato degli advertiser con sicurezza. Snapchat spera di attrarre i grandi marchi con la sua larga base di utenti – che ormai coinvolge non più solamente i millenial, ma anche gli over 35 – nonostante non offra ancora opzioni di targettizzazione profilata come i giganti Facebook e Google. L’interesse dei brand è tuttavia confermato da una ricerca di eMarketer secondo cui Snapchat, dopo Instagram e Pinterest, è il social media che maggiormente attrae gli inserzionisti.