TikTok: il social che fa rima con entertainment

TikTok è senza dubbio l’app del momento e se non ne avete ancora sentito parlare ci dispiace, ma o negli ultimi mesi avete vissuto su Plutone o… no niente, dovete per forza aver vissuto su Plutone. Ecco cos’è e perché è a tutti gli effetti il nuovo social del momento.

TikTok: il social per esprimere al meglio il tuo lato creativo (e divertirsi!)

Internet è un posto meraviglioso, quando pensate di averle viste tutte, ecco che dal cilindro del Web spunta l’ennesima novità, pronta a ridefinire gli standard dei social network e a conquistare gli smartphone il cuore dei teenager–e non solo.
Il fenomeno social del momento si chiama TikTok, arriva dalla Cina e, in pochissimo tempo, si è ritagliata il suo posto d’onore all’interno di App Store, tanto che nel 2018 è stata l’app più scaricata dai centennials.

Ma andiamo per ordine.
TikTok nasce dalla fusione con Musical.ly che, nel 2017, viene acquisito dal colosso ByteDance. 
Con il rebranding che ne consegue, l’applicazione non si presenta più come una piattaforma musicale in cui creare e improvvisare lip sync, ma si trasforma in un social dove mettere in mostra il proprio talento, improvvisare challenge e divertirsi.

Il pay-off dell’app è “Make every second count”, ovvero “Rendi speciale ogni momento”. Ed è così che l’app raggiunge il suo intento di intrattenere le folle, grazie ad innumerevoli features e aggiornamenti costanti. TikTok è diventata, quindi, a tutti gli effetti, una vera e propria app di videomaking, sbaragliando la concorrenza, e adesso vi spiego il perché.

TikTok: tante feature per l’app di intrattenimento che sta spopolando nel mondo

Il meccanismo con cui TikTok appassiona un utente che si approccia per la prima volta all’app è piuttosto immediato: nonostante le tantissime feature che offre, l’app risulta essere molto semplice e, volendo raggruppare le possibilità di utilizzo in macro-gruppi, possiamo dire che TikTok può essere utilizzato per creare video divertenti o semplicemente guardarli e interagire con essi. La creazione dei contenuti è supportata da innumerevoli funzionalità, quali l’uso di maschere, sticker, filtri (anche in realtà aumentata), la possibilità di creare tagli molto veloci e accattivanti che catturano l’occhio e che, volente o meno, ti tengono incollato allo schermo.
Tra potenzialità meno conosciute dell’app c’è inoltre la possibilità di modificare il video frame per frame, rendendo ogni contenuto più unico che raro. I newbie però non si disperino: se ancora non vi sentite creatori contenuti all’altezza, l’applicazione vi dà la possibilità di interagire con i video presenti nel feed e registrare una reaction da postare sul vostro profilo.

Tutti pazzi per TikTok: l’invasione dell’app di intrattenimento è appena cominciata

Sono tantissimi gli utenti di TikTok ed è difficile categorizzarli: abbiamo di fronte un mondo multiforme e composito formato da artisti, cantanti, attori, gamer, ballerini, comici, sportivi. Un buon inizio, per cominciare ad utilizzare l’app, può essere quello di lanciarsi nelle challenge e cercare gli hashtag per trovare i TikTokers da cui si è attratti.
Se l’obiettivo primario di TikTok è quello di far divertire i suoi utenti, possiamo tranquillamente affermare che, fino ad ora, ci sia riuscito benissimo, considerato che molti dei meme e dei video virali che abbiamo visto negli ultimi mesi sono nati proprio da lì.

TikTok mania: 5 motivi per fare marketing sull’app del momento

Il successo planetario di TikTok, come vi avevamo già accennato in questo articolo, non è passata inosservata agli occhi di moltissimi brand i quali hanno sfruttato le potenzialità dell’app per rinnovare la propria strategia social. Tirando un po’ le somme, vediamo 5 motivi per cui i brand dovrebbero continuare a fare marketing sull’app:

  • Solo l’Italia registra oltre due milioni di utenti attivi ogni mese; i numeri, ovviamente, si impennano notevolmente in Europa e in America;
  • Rispetto a tutti gli altri social network disponibili, TikTok ha un tasso di viralità altissimo–e qui non ci sono numeri a parlare, ma solo l’esperienza personale dopo aver aperto un profilo;
  • L’applicazione è popolata da influencer con centinaia di migliaia di follower;
  • La possibilità di coinvolgere community specifiche attraverso il lancio di challenge studiate ad hoc per un determinato target;
  • Il brand takeover, che consente di inserire inserzioni pubblicitarie nel flusso di video riprodotti dagli utenti

Insomma, in pochissimo tempo l’app è riuscita a farsi amare da migliaia di ragazzi/e, e siamo sicuri che non si sia giocata ancora tutti i suoi assi nella manica. Perciò tenetevi pronti, l’invasione TikTok è solo cominciata.

TikTok: l’app della Generazione Z

Negli ultimi articoli del nostro blog vi abbiamo parlato di TIkTok, di come funziona questo social network relativamente giovane e quali sono le possibilità per i brand al suo interno.
Se state pensando alla possibilità di sviluppare una una strategia di comunicazione su questo canale, il primo passo è sicuramente quello di valutare tutti gli aspetti dalle piattaforma.
Affrontiamo quindi una questione fondamentale: qual è il target di TikTok?

Tutti i numeri a livello globale di TikTok

I dati mondiali ci dicono che il 66% degli utenti ha meno di 30 anni e di questi il 41% ha un’età compresa tra i 16 e i 24 anni.
I numeri sono perfettamente in linea con le caratteristiche della piattaforma: continui aggiornamenti delle feature, grande connessione con i tormentoni musicali (caratteristica ereditata da Musical.ly), possibilità customizzazione dei contenuti in continua evoluzione e un generarsi velocissimo di challenge e tormentoni. Insomma: TikTok è pensata per chi è abituato da sempre all’utilizzo con piattaforme flessibili e in continuo cambiamento.

Nel nostro Paese si registrano oltre 2,4 milioni di utenti, il 65% dei quali sono donne.
A fare da padrona è chiaramente la Generazione Z. Nello specifico, il 21% dei tiktoker (così vengono chiamati gli utenti della piattaforma) sono teenager e a questi seguono i ventenni (14%).
Anche i dati di utilizzo sono incoraggianti: la media mensile di video views sull’applicazione è di 3 bilioni e i dati medi di utilizzo stimano 6 accessi al giorno all’applicazione per ogni user per un utilizzo totale di 34 minuti.

TikTok: più spazio per la Generazione Z

Sono passati oltre 10 anni da quando Facebook veniva definito “uno spazio per i più giovani”. Con il tempo, ma soprattutto l’arrivo dei loro genitori su questo social, i figli si sono spostati sull’allora neonato Instagram. Anche il target di questa piattaforma si è alzato, scatenando la necessità di una nuova piattaforma in cui poter dare spazio alla creatività e condividere con i coetanei sfide, duetti, balletti e, perché no, qualche battuta proprio sui genitori!

Ovviamente, anche i profili più famosi su TikTok appartengono ai nati fra il 1998 e il 2010. In Italia, i più famosi sono certamente: Luciano Spinelli, 18 anni e 6,9 milioni di follower; Sofia Viscardi, già famosissima Youtuber di soli 18 anni con 645 mila follower; fino ai giovanissimi Elisa Maino (16 anni) famosa per essere stata la prima italiana ad abbattere la soglia del milione di fan e Marco Cellucci, solo un anno più grande di lei e con una fan base di ben 5,4 milioni.

Il punto di vista dei brand: TikTok sì o no?

La risposta corretta è la sempreverde, ma mai scontata: “dipende dal posizionamento del brand”. Se il marchio si rivolge ad una audience molto giovane, in linea con il core target del social, allora perché no. Come per ogni canale di comunicazione chiaramente, bisognerà sviluppare una content strategy che sfrutti gli strumenti della piattaforma e riesca quindi a suscitare interesse negli utenti.
Le case non mancano: sono infatti già molti i brand che hanno aperto un account TikTok.

Un core target destinato a cambiare? Adulti in arrivo!

Abbiamo tenuto per il finale un dato non poco rilevante. In Italia, ben il 10% degli utenti appartiene alla fascia d’età intorno alla quarantina. Sono moltissimi infatti i profili degli adulti che si trovano su TikTok. Duetti, imitazioni, partecipazioni alle challenge e addirittura video in collaborazione con i figli sono i contenuti prodotti da questo segmento di audience.

Chissà che in futuro, quindi, il target della piattaforma non si evolva alzando l’età media degli utenti e aprendo quindi nuove possibilità ai brand.

I brand che hanno scelto TikTok per rinnovare la strategia social

Avete presente TikTok? L’applicazione che ha fatto impazzire migliaia di centennials in tutto il mondo grazie a contenuti divertenti e ingaggianti? Nel corso dell’ultimo anno, secondo i dati condivisi da Apple, TikTok si è confermata l’app gratuita più scaricata al mondo, seguita a ruota da YouTube e Whatsapp. Un successo globale che ha destato l’attenzione di moltissimi brand, tanto da scegliere la piattaforma per implementare la propria strategia social.

Non solo, l’App starebbe progettando la possibilità di migliorare l’attuale offerta pubblicitaria: un numero sempre crescente di funzioni di advertising sarà messo a disposizione dei brand per migliorare la propria strategia. Il nuovo modello di targeting, per esempio, permetterà di selezionare gli utenti sulla base degli interessi, creando delle audience personalizzate.

I brand che hanno scelto TikTok: come fare marketing sull’App del momento

Proprio per questo crescente interesse e per le numerose potenzialità di TikTok, ben oltre la semplice piattaforma di video musicali, molte aziende hanno deciso di presidiare l’app aprendo dei propri account: Sony e RedBull, per esempio, sono stati i primissimi brand ad utilizzarla come inserzionisti. Prendiamo il caso particolare di RedBull: con oltre 2,5 milioni di followers e l’introduzione dell’hashtag #GivesYouWings, ha dato il via alla condivisione di numerosi video a contenuto sportivo, per spronare i propri followers a sfide avventurose ed entusiasmanti, così come avvicinare gli utenti al famosissimo payoff.

A questi, hanno seguito alcuni editori come ESPN, NBC News, The Washington Post e Dallas Morning che hanno aperto il proprio account su TikTok dando il via ad una vera e propria rivoluzione social.
In Italia, possiamo prendere ad esempio il noto caso dell’Inter: la squadra di calcio che sembra averne compreso l’enorme potenziale e ha per questo deciso di aprire un proprio account (che conta già oltre 50K follower!) per condividere video girati nel backstage e challenge per ingaggiare i tifosi. Un bel passo avanti, per connettersi direttamente ai propri fan attraverso contenuti sempre più spontanei, concreti e divertenti.

Continuiamo spostandoci verso il mondo del fashion, dove possiamo utilizzare l’esempio calzante di Guess: il noto marchio di moda che ha sponsorizzato per la prima volta un hashtag su TikTok, #InMyDenim per lanciare un trend e invogliare migliaia di utenti a caricare brevi video che mostrassero i loro look.

Portare un brand su TikTok e avere successo è davvero possibile. Ma da dove iniziare?

Secondo il GlobalWebIndex, su TikTok oltre il 60% degli utenti che hanno scaricato l’app nel corso dell’ultimo anno hanno visto e interagito almeno una volta coi video degli altri utenti, non solo, almeno il 55% avrebbe caricato un video. Cosa significa questo numero? Che l’applicazione conta moltissimi utenti effettivamente attivi e che TikTok si riconferma una piattaforma ad alto tasso di coinvolgimento.
Quindi, quali sono i modi per iniziare subito a fare marketing su TikTok? Vediamo quali strategie possono adottare i brand.

  • Promuovere un brand grazie alle TikTok Challenge
    
Le challenge sono divertenti sfide che i brand possono facilmente utilizzare per promuovere i propri contenuti e prodotti, adattandole alle specifiche esigenze. Prendiamo ad esempio una challenge utilizzata da Jimmy Fallon sulla NBC intitolata #tumbleweedchallenge, dove chiedeva agli utenti di girare e condividere un video mentre si rotolavano in luoghi insoliti. In meno di una settimana l’hashtag è stato utilizzato più di 8.000 volte ottenendo oltre 10 milioni di interazioni, determinando il più grande successo mai visto per una challenge. Allo stesso modo, le aziende possono sponsorizzare le proprie hashtag challenge per migliorare la Brand Awareness, incrementando views e interazioni.
  • I video di TikTok come demo di un nuovo prodotto
    È arrivato il momento di lanciare un nuovo prodotto, ma da che parte cominciare? TikTok, in questo senso, può rivelarsi molto utile per creare delle semplicissimo demo, ovvero dei brevi video dimostrativi. I video che utilizzano features interessanti o offrono spunti innovativi potrebbero potenzialmente diventare virali, aumentando esponenzialmente la visibilità del prodotto e quindi, le vendite.
  • Utilizzare TikTok e la funzione di Brand Takeover
    Si tratta, in particolare, di una pubblicità inserita nel flusso di video degli utenti (sotto forma generalmente di video o immagine statica), il cui scopo è quello di invitare gli utenti a visitare una landing page o un’hashtag challenge. La caratteristica di questa funzione è il carattere esclusivo: il takeover viene ad assegnato ad alcuni brand selezionati ogni giorno.

Insomma, TikTok continua ad ingaggiare ogni giorno nuovi utenti attorno al mondo e, nonostante sia partita come una piattaforma rivolta più ad un pubblico più giovane, un numero sempre crescente di adulti ne sta diventando l’utente ideale, grazie anche al nuovo posizionamento adottato da numerosi brand.

Un successo senza dubbio destinato
a crescere che cambierà il nostro modo di pensare ad una “strategia social”.

Instagram marketing: 3 novità

Quale canale non può più mancare in una social media strategy che si rispetti? Instagram, ça va sans dire. E quindi l’Instagram marketing non può che farla da padrone.
Provate a NON proporre a un brand/cliente una strategia di Instagram marketing e subito vedrete sopracciglia arcuate e espressioni perplesse, perché dai, su Instagram bisogna esserci. (Frenate gli entusiasmi, sul come esserci parleremo in un capitolo a parte…)

Dopo gli ultimi aggiornamenti estivi, ecco 3 novità (vere e rumors) pronte a migliorare le strategie social (e le giornate di tanti social media manager) in materia di Instagram marketing!

1. Il Nametag
Inquadra con la fotocamera dello smartphone, scansiona attraverso l’app Instagram, diventa follower. Facile, no?
È la filosofia del Nametag, che riprende un po’ quella di Snapchat (Snapchat chi?) e che ricorda molto l’utilizzo dei QR code. In questo caso però il nome dell’account è ben visibile e il visual del Nametag è personalizzabile (sfondi colore e emoji come se piovessero). Ma che uso fare del Nametag? Proprio come i QR code possono essere utilizzati online (i vostri fan Facebook non vi seguono su Instagram? Mostrate loro il vostro Nametag!) ma anche offline (sarete presenti a un evento e volete che i visitatori vi seguano su IG in pochi tap? Stampate il Nametag su flyer, roll-up e tutti gli spazi personalizzati!). Insomma, finalmente una feature per autopromuoversi in modo semplice ed efficace.
Se ancora non ci seguite fatelo ORA! Dai, abbiamo appena detto che è semplice..! Sù, provate.

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2. Video Stories più lunghe di 15 secondi
Se amate le Instagram Stories e se ne avete fatto il perno della vostra strategia di Instagram marketing questa è per voi!
La nuova feature consentirà di riprendere o caricare video più lunghi che la piattaforma provvederà a frammentare in segmenti di 15″. Dite addio ad app terze (ciao Limitless!) per la pubblicazione di video di un minuto o più… Una bella comodità.

3. Localizzazione
Instagram potrebbe presto, secondo un’indiscrezione, condividere con Facebook le coordinate GPS degli utenti. Cosa significa? Una nuova opportunità di business per la creatura di Zuckerberg che avrebbe a disposizione nuove informazioni per targettizzare le campagne ADV e personalizzare i contenuti proposti in base alla posizione di chi sta utilizzando il social.
Non male per tutti quei servizi dislocati sul territorio, per la grande distribuzione con diversi punti vendita o per tanti altri player, non trovate?

Del resto, se ancora non ve ne foste accorti (!), tra tutti i social network Instagram è quello che gode di miglior salute!

Ha compiuto da poco 8 anni (il 6 ottobre, per la precisione) e la sua popolarità cresce sempre di più.
In un solo anno è passato da 14 a 19 milioni di utenti attivi al mese, con 11 milioni di utenti attivi ogni giorno!
Piace molto ai giovani (per capirci, il 59% delle persone che lo usa ha meno di 35 anni), infatti la fascia di età che lo utilizza di più è quella tra i 19 e i 24 anni. Ma nell’ultimo anno è cresciuto soprattutto tra gli over 55!
Insomma, è un social network trasversale che parla a tutti.

E si sa, in ottica di social media strategy avere una audience ampia (e targettizzabile) è un’ottima cosa.

Noi siamo pronti a implementare le novità nelle social media strategy Instagram dei clienti e stiamo studiando le prossime mosse, voi cosa state aspettando?

Web Listening: perché è importante per una social media strategy?

Se lavori nel mondo dei social media o ne sei semplicemente attratto, avrai sicuramente sentito parlare di Web Listening.
Se invece non è così, ora scoprirai di cosa si tratta e capirai come ogni social media strategy di successo, abbia inizio da questa attività.

Cosa si intende per Web Listening e perché è importante?

Tutti noi, nessuno escluso, possiamo esprimere il nostro pensiero (purché non offensivo) sui social media; proprio per questo motivo, uno dei compiti di te, azienda, è quello di mantenere positiva la tua immagine sui social network.

Al giorno d’oggi, infatti, non puoi più fare a meno di monitorare le conversazioni (commenti o recensioni che siano) relative al tuo brand che avvengono sul web.

Devi quindi eseguire un lavoro di estrapolazione delle conversazioni, positive e negative, nel tuo segmento di pubblico di interesse, cioè il target.

Ecco che qui nasce l’importanza dell’ascolto, cioè del tracciamento su ciò che gli utenti dicono di te e dei tuoi prodotti.

Solo così puoi comprendere in modo realistico il livello di Brand Reputation della tua azienda, ma non solo: puoi capire in quale direzione muoverti per implementare così la miglior strategia di successo.

Insomma, una grande opportunità che ti dà la possibilità di cogliere le preferenze dei tuoi customers, ma non solo, anche quelle che loro hanno nei confronti dei tuoi competitor.

Come mettere in atto un Web Listening?

Ora che hai capito di cosa si tratta, ti sarai anche chiesto come poter mettere in pratica questa definizione.

Non preoccuparti, nel mondo 2.0, non devi certo fare tutto “a mano”, come si suol dire.

Se fai una ricerca, infatti, puoi notare che esistono numerosi tools, sia in versione free che in versione paid, che sono strutturati in modo omogeneo e che ti permettono di raccogliere, attraverso un’analisi precisa e dettagliata, le percezioni del tuo pubblico.

Il primo step che devi affrontare per iniziare l’ascolto è la costruzione di una o più query di ricerca basate su determinate keywords e operatori (AND, NOT, OR, etc…)

La query, infatti, oltre a definire il tipo di contenuto che vuoi trovare, ti permette di escludere ciò che per te non è rilevante. Ovviamente, più questa è precisa, più ti restituisce un risultato rilevante per il tuo brand.

Bene, da adesso in poi non puoi più fare a meno di questa analisi.

Quindi: ascolta, comprendi e agisci.

Instagram marketing: nasce IGTV e si apre la sfida a YouTube

C’è chi per un’occasione speciale si regala un viaggio o un oggetto di valore e chi, come Instagram, per festeggiare il suo miliardo di iscritti decide di scardinare uno degli asset distintivi della piattaforma: la lunghezza dei video con IGTV. Ancora una volta, quindi, l’instagram marketing si conferma in continua evoluzione.

Per tutti quelli che lavorano nel digital o nel brand entertainment è scattata la gara al pronostico sul successo e la ricerca della chiave vincente per sfruttare l’estensione del formato video.

 

Sicuramente c’è chi ancora non ha avuto tempo di farsi qualche domanda su IGTV, quindi ci abbiamo pensato noi. E, già che ci siamo, cerchiamo di dare anche qualche risposta.

Dove trovo IGTV?

IGTV può essere scaricata come app dedicata oppure direttamente nel caro vecchio Instagram, aggiornando l’applicazione e cliccando sull’icona che appare accanto ai direct.

Sostanzialmente, di che si tratta? La prima impressione è quella di avere a che fare con un broadcaster “intelligente”. Puoi cercare quello che vuoi, ovvio, ma IGTV ti propone direttamente un palinsesto di contenuti suddivisi in quattro categorie:

Per te: una selezione basata sugli interessi

Persone che segui: i canali e i video di chi già segui su Instagram

Popolari: i video più popolari nel tuo network 

Continua a guardare: permette di riprendere la visione di video interrotti precedentemente

Tutto il resto è contenuto, contenuto, contenuto. O, almeno, immaginiamo sarà così, dato che il servizio, nel momento in cui scriviamo, è all’esordio.

Quanto sono lunghi i video? Certo non i 15 secondi classici di Instagram, ma anche qui c’è un “ma”. Tutti possono caricare video fino a 10 minuti di lunghezza. I “lungometraggi” fino a 60 minuti sono, per il momento, territorio di una selezione di creators con numeri elevati di followers e interazioni.

E la pubblicità? Per il momento non è possibile fare Adv, anche se è ipotizzabile che, con formati lunghi, il break possa essere inserito in futuro.

Insomma, dopo una prima panoramica viene abbastanza facile pensare che IGTV si candidi per diventare un competitor di YouTube. Tanti i punti in comune, altrettante le peculiarità distintive, come il formato verticale tipico di Instagram in contrasto con il più televisivo 16:9 di YouTube (e per questo immaginiamo che un limite di IGTV possa essere l’impossibilità a essere cross device).  Capire, però, quanto la sfida sarà accesa è ancora prematuro. YouTube ha dettato degli standard di formato, di linguaggio, persino di formati Adv. È difficile pensare che IGTV voglia giocare con le stesse regole. Più facile pensare che voglia far evolvere gli asset che hanno reso popolare Instagram nella direzione di uno storytelling più corposo e strutturato.

Ora la questione è semplicemente quanto tempo ci vorrà perché i creators e gli utenti in generale comincino a creare format in grado di valorizzare al massimo il nuovo servizio. E le agenzie e i brand sono già alla finestra ad aspettare…

La funzione Shoppable arriva anche nelle Instagram Stories

Pochi mesi fa Instagram ha rilasciato la nuova funzione Shoppable per i post all’interno del feed, ovvero la possibilità di inserire un tag che colleghi il prodotto in foto al sito su cui acquistarlo. Pensavate fosse finita qui?
Sbagliato. La nuova era dello shoppable content è appena iniziata, e ora continua nelle Instagram Stories.

Il canale ha deciso di puntare nuovamente sull’e-Commerce, questa volta direttamente dalle Storie. In questo modo i brand hanno la possibilità di mostrare il prodotto nella vita di tutti i giorni e, allo stesso tempo, rendere immediato e realizzabile il desiderio di possederlo.

Ci troviamo in un momento dell’era digitale in cui l’obiettivo non è vendere un prodotto, ma la sua idea, l’emozione, un modo di essere. Tutto molto bello, il rischio però è che questa idea rimanga astratta, o peggio, venga dimenticata.

L’utilizzo della funzione Shopping sarà quindi sempre più indispensabile all’interno di una social media strategy di successo. Questo poiché rende immediatamente realizzabile un desiderio dell’utente che altrimenti potrebbe svanire o essere abbandonato.

Ma come funziona lo Shopping sulle Instagram Stories?

Su Instagram gli utenti sono sempre in cerca di nuovi trend e ispirazioni osservando le storie dei loro brand preferiti. Tuttavia non è soltanto un canale ispirazionale, è un luogo in cui avvengono azioni, dove all’utente non si chiede più solamente di interagire, ma finalmente di agire.

Le aziende potranno utilizzare l’opzione Shopping non solo sul feed di Instagram, ma anche all’interno delle Stories, grazie a un nuovo sticker che lo rende possibile.

L’icona di una shopping bag invita infatti l’utente a scoprire ulteriori dettagli: dopo il tap potrà visualizzare le specifiche del prodotto, il prezzo e il bottone che riporta al sito web per l’acquisto.

Per ora la funzione è utilizzabile soltanto da alcune aziende, ma non temete presto la piattaforma rilascerà la nuova feature anche per gli altri brand.

instagram stories

Fonte: igersitalia.it via @louisvuitton

Buyer personas, preziosi alleati delle social media strategy

È davvero fondamentale tenere in considerazione le buyer personas del brand di cui ci occupiamo quando delineamo una social media strategy?
Certo, se vogliamo che la nostra strategia digitale sia davvero efficace e porti dei risultati in termini di reach, engagement e non solo.

Cosa sono le buyer personas

Ma andiamo con ordine e definiamo il concetto di buyer personas. Le personas o buyer personas sono dei clienti ideali che rispecchiano i consumatori reali del prodotto o servizio che andremo a comunicare. Per costruire questi profili si procede in maniera scientifica. Si strutturano infatti interviste, sondaggi e questionari, sia offline che online, così da raccogliere tutti i dati utili a compilare la “carta d’identità” dei nostri consumatori tipo.
Oltre alle informazioni socio-demografiche, è utile conoscere i loro hobby e interessi, sapere come si informano e come arrivano alle decisioni d’acquisto, qual è il loro livello di digitalizzazione e quali device prediligono, individuare non solo le loro necessità e bisogni ma anche quali ostacoli e problemi affrontano cercando di soddisfarli e ultimo, ma non meno importante, quali critiche muovono al brand che stiamo comunicando.

Veniamo ora al punto chiave di questo articolo: come le buyer personas aiutano l’efficacia di una social media strategy.

Ecco qualche spunto:

Decidere cosa comunicare

Conoscere le necessità del target delle nostre pagine social e come il nostro prodotto o servizio risponde a queste ci permetterà di focalizzare i contenuti su aspetti davvero rilevanti per gli utenti, andando così a colpire il loro interesse.

Decidere come comunicare

I nostri post dovranno attirare l’attenzione non solo per il contenuto ma dovranno anche avere visual e formati adatti alle nostre buyer personas di riferimento. Per questo è importante valutare sia le specifiche socio-demografiche sia il livello di digitalizzazione della nostra community.

Andare oltre il beneficio funzionale

Individuare le aspettative che le buyer personas hanno sul nostro brand ci permetterà di poter guardare al prodotto in maniera più ampia, individuando nuovi punti di vista. Immaginiamo per esempio di gestire la social media strategy di un brand che commercializza tappi per le orecchie. Sappiamo bene che la necessità a cui questi rispondono è ottenere silenzio, isolamento acustico. Quali benefit derivano dal loro utilizzo al lavoro per esempio? Non avendo distrazioni, riusciamo a concentrarci meglio, ad essere più produttivi i quindi uscire in tempo dall’ufficio per goderci un aperitivo in compagnia! Abbiamo parlato del prodotto, ma andando oltre il prodotto stesso.

Scegliere le collaborazioni giuste

Conoscere cosa e chi influisce sulle decisioni d’acquisto sarà fondamentale per la nostra social strategy. Sapere quali sono le voci che il target ritiene autorevole ci permetterà di scegliere le collaborazioni giuste per i nostri progetti di digital PR, in modo che colpiscano realmente gli utenti e risultino quindi efficaci.

Ottimizzare le occasioni di engagement

Indagare hobby e interessi delle buyer personas ci permetterà di sfruttare al meglio occasioni da calendario ed eventi di real time marketing. Creare contenuti sfruttando questi avvenimenti potrà sicuramente portare vantaggi in termini di engagement di pagina, a patto però che questi siano davvero in linea con il nostro target. Se così non dovesse essere infatti, il social flop sarebbe dietro l’angolo!

Decidere cosa non dire

Non dimentichiamo che le buyer personas ci rivelano anche le barriere di acquisto al prodotto, cioè quelle caratteristiche che frenano il nostro target. Questo ci aiuterà a capire quali sono i nostri punti deboli e ci preparerà anche ad affrontare in maniera efficiente la gestione del CRM.

Compilare la carta d’identità dei nostri utenti tipo, dando loro un nome, una storia e descrivendo il loro modo di vivere, ci permette quindi di produrre contenuti davvero interessanti, che li porteranno prima a conoscere e poi interagire con la pagina fino a fidelizzarli al brand. Attenzione però, la nostra community è in continuo cambiamento ed evoluzione. Teniamo quindi sempre presente la social media strategy che abbiamo delineato e non perdiamo di vista l’obiettivo senza però dimenticarci dei principi fondamentali del community marketing.

Instagram Marketing: ecco gli adesivi con emoji a scorrimento

L’Instagram marketing non si ferma più! Dopo i sondaggi e le gif, nelle stories sono arrivati gli adesivi con emoji a scorrimento.

Da qualche giorno è possibile infatti esprimere il proprio indice di gradimento attraverso una barra scorrevole.

Tramite una domanda possiamo chiedere cosa ne pensano i nostri amici di una foto o un video che abbiamo pubblicato nelle stories.

Grazie a un’emoji che si ingrandisce o si riduce in base al nostro gradimento (tutta a sinistra: non ci sta piacendo, tutta a destra: il contenuto è super!) possiamo rispondere a domande come: “Quanto è cool questo paio di scarpe?” pubblicando la foto del modello di sneakers appena uscito sullo sfondo e un’emoji con gli occhi a cuore.

Questa funzione è senza dubbio importantissima per i brand che potranno così avere un riscontro immediato sul gradimento di un prodotto appena lanciato, una news o un evento live creando così una sorta di archivio storico dei contenuti più apprezzati dalla community.

Utilizzarla è un gioco da ragazzi: basta aggiungere l’adesivo con l’emoji a scorrimento alle proprie stories prendendolo nella zona “sticker”.

Gli amici interagiranno rilasciando l’emoji al raggiungimento della dimensione (e quindi del gradimento) desiderata.

Si può anche visualizzare la media delle risposte fornite dagli altri così come è possibile farlo ora con le percentuali sui sondaggi.

 

Investire nelle Instagram Stories  è un passaggio necessario per i brand tenendo conto anche di dati come la reach (più di 300 milioni di persone che ogni giorno passano parte del loro tempo su Instagram). Per una social media strategy di successo è quindi importante considerare sempre lo storytelling delle stories e rapportarsi con la community. Sia per generare conversazione intorno al brand sia per mantenere sempre vivo l’interesse per le novità.

E dopo gli adesivi con emoji a scorrimento, quali sorprese ci riserverà l’instagram marketing? Stay tuned 🙂 

5 consigli per scrivere un piano editoriale efficace sui social

La costruzione del piano editoriale dipende da una serie di variabili di progetto, di brand e di strategia. Spesso il piano editoriale si dà per scontato dandogli poca importanza in fase di scrittura. Oppure ci si fa prendere la mano e si improvvisa quotidianamente qualcosa pur di poter andare online.

In entrambi i casi si finisce poi per pagarne le conseguenze in termini di interazioni, traffico sul sito, crescita organica e portata.

Per evitare alcuni dei problemi più comuni, vi propongo 5 consigli da tenere sempre a mente quando si scrive un piano editoriale.

 

Consiglio #1: flessibilità, ma non anarchia

Il piano editoriale non deve essere visto solo come un assemblamento, di testo, grafica e calendario, chiuso e vincolante da cui non è più possibile fare alcuna modifica. Anzi, il piano editoriale deve essere continuamente aggiornato e verificato in base ai risultati che si ottengono, alla strategia e soprattutto in base alle nuove informazioni che vengono condivise.

Ne derivano due osservazioni: un piano editoriale troppo rigido rischia di essere già vecchio ancora prima di essere pubblicato e risultare poco efficace in termini di engagement; dall’altra parte un piano troppo flessibile rischia di non rispettare la strategia di fondo e quindi di essere inefficiente.

 

Consiglio #2: creatività per uscire dal rumore

I social si evolvono continuamente sia nelle abitudini di fruizione da parte del pubblico che nei contenuti e nei formati disponibili nelle varie piattaforme. Ognuno di noi quotidianamente scorre il proprio feed affidando alle mani e agli occhi il compito di scegliere il post dove soffermarsi per qualche secondo in più. Tutto il resto che scorriamo è solo rumore che non ci attrae, ma non ci respinge nemmeno così tanto da premere l’unfollow.

In questo rumore indefinito è il post più brillante a bucare lo schermo, per questo è importante indirizzare ogni singolo post del piano editoriale a questo obiettivo.

 

Consiglio #3: real time marketing: non è un obbligo per il piano editoriale, ma una opportunità

Anniversari, giornate mondiali e trend. Ogni giorno si potrebbe pubblicare qualcosa solo sulla base di questi tre argomenti. Anniversari e giornate mondiali sono appuntamenti prevedibili, mentre il più delle volte i trend sono fenomeni inaspettati e richiedono quindi una buona velocità di esecuzione e approvazione.

Il consiglio? Vagliate bene cosa può andare bene per un progetto, non tutti gli anniversari e le giornate mondiali fanno al caso vostro.

 

Consiglio #4: occhio sempre ai dati

L’altra faccia del piano editoriale sono i risultati e quindi i dati degli analytic. Il piano editoriale ha bisogno che i dati siano positivi per assumere valore e credibilità all’interno della strategia. Viceversa i dati saranno positivi se il piano editoriale è buono e la strategia forte. Non si può fare un buon piano editoriale senza tenere sempre d’occhio le metriche e i KPI di progetto.

Non vi affidate solo al vostro occhio e alla vostra memoria per valutare se i vostri contenuti hanno avuto buone performance, ma datevi obiettivi periodici misurabili e oggettivi. In base ai valori che registrerete in un certo periodo,  modificate il piano editoriale o la strategia così da affinare i contenuti in base ai risultati.

 

Consiglio #5: metteteci del vostro

I social network sono fatti per le persone, non dimenticatevene. I copy, le creatività, l’orario di pubblicazione, il tipo di contenuto, il formato, sono variabili che devono essere fruibili e comodi per un solo pubblico: le persone. Basta a testi troppo istituzionali, cta da televendita, click bait, bufale (ne avevamo parlato qui) e a tutti quei contenuti troppo finti. Partite da quello che piace a voi e a quello che vi piacerebbe leggere online a proposito di questo o quell’altro, e chiedetevi sempre: io lo condividerei?

 

Buon lavoro 🙂