Live streaming sui social: perché, dove e come farle

Facebook, Instagram, Twitter, TikTok, Youtube, Twitch: ormai su tutte le piattaforme social abbiamo la possibilità di organizzare una live streaming.

Gli elementi di unicità delle dirette sui social sono: l’idea di vedere qualcosa che sta accadendo in tempo reale, non registrato, e la possibilità di interagire al secondo con il video. Nessun altro strumento offre queste possibilità di connessione tra marca e community.

Bene, ma perché dovremmo fare una diretta sui social? Cosa succederà? Su quale canale è meglio farla? Soprattutto: come si fa?

Dateci solo 5 minuti e risponderemo a tutte le domande a tema “live streaming” che possono venirvi in mente!

Perché inserire nel piano di comunicazione le live streaming?

Il momento della diretta sui social rappresenta un appuntamento privilegiato con la community. Possiamo paragonarlo a un vero e proprio evento in cui diamo la possibilità alla nostra fan base di incontrare virtualmente il nostro brand e, soprattutto, poter parlarci.
Già, perché l’elemento chiave delle dirette social è proprio lo scambio con gli utenti, la possibilità di poter rispondere alle loro domande, raccogliere feedback o studiare meccaniche di gaming che li ingaggino.
Non dimentichiamo un altro punto forte delle live streaming: il fatto di poter amplificare la comunicazione oltre qualsiasi limite geografico. Se, ad esempio, scegliamo di organizzare una dirette durante l’evento di lancio di un prodotto, avremo modo di coinvolgere anche chi non sarà fisicamente presente.
Inoltre su alcuni social le live possono essere salvate, continuare a generare visualizzazioni, e quindi dare visibilità al brand, oltre il loro termine.

Scegliere il tema della vostra diretta sui social

Le occasioni per organizzare una live streaming possono essere diverse:

  • Amplificare un evento off line
  • Intervista di approfondimento su temi importanti per la nostra comunicazione
  • Q&A con la community
  • Tutorial
  • Stream di eventi pensati proprio per vivere esclusivamente sul web
  • Sessioni di intrattenimento o gaming

Insomma, tutto dipende dalla marca e dall’obiettivo di comunicazione che vogliamo raggiungere. Sarà questo elemento a determinare il format creativo live più adatto e ingaggiante per il brand.

Per esempio, per la rivista IlLibraio ci siamo occupati di diverse dirette Facebook legate all’uscita di particolari libri del gruppo editoriale GeMS. Durante la live, l’autore risponde a domande, curiosità ma anche semplici complimenti fatti dai lettori.
Tra le dirette ricordiamo quella con la scrittrice Monica Pais, che ha generato più di 20.000 visualizzazioni e oltre 700 interazioni, di cui 233 commenti.

Dove trasmettere la vostra live streaming?

Lo abbiamo detto all’inizio, ormai tutte le piattaforme social ci permetto di organizzare delle live streaming. Attenti però: la scelta del dove è importante tanto quanto il contenuto della diretta.
Già, perché possiamo pensare alla meccanica più coinvolgente, creare un appuntamento imperdibile e ingaggiare testimonial d’eccezione ma se scegliamo di fare la nostra diretta social sul canale sbagliato i risultati non saranno quelli sperati.
Qui la domanda da porci è solo una: “Qual è il canale in cui troviamo il target che volgiamo colpire?”.
Chiaramente questa scelta influenzerà anche le meccaniche della live streaming, quindi è bene scegliere con strategia la piattaforma più adatta alle esigenze.

Come organizzare una diretta sui social?

Abbiamo capito perché fare una live, cosa dire e su quale canale. Ma in pratica: come si fa?
Dalla nostra esperienza di molti anni, abbiamo stilato una to do list che comprende:

  • Fare dei test e settare i canali in maniera adeguata, grazie alla collaborazione tra i nostri team social e team tecnico;
  • Organizzare la produzione, dalle luci alle riprese fino alla regia, scegliendo una soluzione light o più strutturata in base alle esigenze;
  • Preparare nel dettaglio la scaletta di quanto accadrà: diretta sì, ma le gaffe meglio evitarle! Fondamentali in questa fase saranno il team copy e il project manager;
  • Pensare alla gestione della community e delle interazioni: moderare, inoltrare domande e commenti a chi conduce la diretta, animare la conversazione con gli utenti saranno le attività in carico al community manager. Non dimentichiamo infatti che la partecipazione della fan base è fondamentale per la buona riuscita della della live streaming;
  • Studiare e realizzare un piano di comunicazione di teasing per la diretta e un follow-up per dare spazio al contenuto anche quando avremo spento le camere.

Questi sono solo alcuni dei dettagli da affrontare nell’organizzazione di una live. Altri dettagli dipenderanno dal format pensato per l’evento.

Non fatevi quindi ingannare dal temine “diretta”: non c’è nulla di improvvisato in una live streaming!
Ecco perché è meglio non correre rischi ma affidarsi a noi! Volete una prova?
Guardate cosa abbiamo pensato per il lancio di Fifa20, per il quale abbiamo gestito tutta la diretta YouTube: dall’idea creativa alla produzione.

Skrr skrr: Instagram, Spotify e Pinterest per un 2020 a tutta velocità!

Il nuovo anno ha portato tante novità sui social media e sulle app che utilizziamo abitualmente. Ma non trovate che la comunicazione di Instagram e dei social in generale si stia un po’ uniformando? Andiamo a scoprire le ultime tendenze e a cercare di capire se qualcosa unisce tutti questi cambiamenti.

Pinterest, Pinterest delle mie brame…

Non solo Instagram, alzi la mano chi almeno una volta al giorno scrolla il feed di Pinterest in cerca di ispirazione per il proprio look…

via GIPHY

 

… ci avremmo giurato. Per tutti i beauty victim, Pinterest ha pensato la feature Try On. Grazie alla realtà aumentata gli utenti possono testare, con la telecamera interna dello smartphone, diversi elementi di make-up in base alle proprie esigenze. Si tratta di un livello di sviluppo differente rispetto ad un qualunque filtro di Instagram (clicca qui per fare un ripassino veloce sulle story), infatti è possibile provare e successivamente acquistare gli accessori beauty dei principali brand del settore, presenti sulla piattaforma. La novità ci sembra utile, comoda e facilmente fruibile, ma sorge spontanea la domanda: Pinterest ha voluto prendere ispirazione da feature già esistenti su Snapchat e Instagram per avvicinarsi alla loro comunicazione veloce e immediata o ha voluto semplicemente rispondere a un’esigenza degli utenti?

social network

Dopo Instagram, le Spotify Stories: what a time to be alive!

Quando pensi di averle viste tutte con Instagram, ecco che arrivano le storie anche sulla piattaforma svedese!
La prima a testare questa funzionalità è stata la beauty youtuber Summer Mckeen che Spotify ha scelto per lanciare questa nuova feature in cui i video personali dell’influencer sono presenti all’interno delle playlist pubbliche sulla piattaforma. Le storie di Spotify mantengono le caratteristiche principali delle altre app con la differenza sostanziale che in questo formato ovviamente è previsto l’utilizzo della musica e delle playlist. Non ce lo aspettavamo proprio.

via GIPHY

 

La prima Spotify influencer, scelta per la quantità di playlist personali presenti sul profilo, ha fatto da spartiacque per questa nuova feature, infatti pare che nel breve periodo potremo vedere tanti altri artisti pubblicare queste storie. L’azienda svedese ci tiene a precisare però che non vuole trasformarsi un social media, ma solo ampliare l’esperienza che l’utente può fare con la musica.
Anche in questo caso la domanda ci sorge spontanea: solo a noi sembra che la direzione presa da Spotify non sia così lontana da quella di altri social media? L’utilizzo di influencer e la nascita delle stories potrebbe essere interpretato come un modo per rendere più veloce la diffusione delle novità nel campo della musica con un contenuto breve ma efficace e le case discografiche già si sfregano le mani.

instagram

IGTV: c’è nessunoooo… ?

Su Instagram il tasto IGTV è scomparso e non per sbaglio. L’app lanciata un anno fa non ha raggiunto i risultati sperati (lo avevamo già notato a fine marzo 2019) quindi Instagram ha deciso di rimuovere il tasto ad hoc che dall’applicazione principale portava su IGTV, lasciando comunque la possibilità agli utenti di passare a questa app o scaricarla per guardare video fino a 10 minuti. Il popolo di Instagram ha dato un feedback chiaro: vince la velocità, lunga vita ai video brevi!

Leggendo queste novità ci rendiamo conto che il panorama social, e non solo, si sta uniformando e procede sempre di più verso una comunicazione veloce e immediata, fatta di contenuti brevi, il cui formato principe è quello delle Stories. Abbandoniamo quindi le strategie confuse, lunghe e macchinose e pensiamo ad una comunicazione più semplice, intuitiva e soprattutto immediata. Condensiamo i contenuti in un arco di tempo breve in modo che siano efficaci e diretti per i followers. Vi stupireste se la durata delle stories un giorno venisse ridotta a 10 secondi? Noi no.

Sticker mania: come rendere sempre più interattive le tue storie

Alzi la mano chi almeno una volta al giorno si diverte a sbirciare e interagire con i contenuti che vengono pubblicati sulle Instagram Stories delle persone che segue.
Abbiamo già detto qui quanto sia importante per un brand sfruttare le Stories, oggi parleremo dell’importanza degli sticker delle Instagram Stories per creare interazioni con la propria community.

C’erano una volte le interazioni

Come ogni bella storia che si rispetti, è giusto cominciare dal principio. Sappiamo tutti cosa sono le interazioni? I social ci permettono di interagire in tempo reale con i contenuti che vengono pubblicati dai nostri amici. Con la parola interazioni si intendono tutte le azioni (reazioni come like, commenti, condivisioni…) che vengono eseguite su un contenuto online. Negli ultimi anni, per combattere la concorrenza prima di Snapchat e adesso di TikTok, Instagram ha introdotto una serie di feature per rendere attiva e divertente la permanenza sul social, tra queste, gli sticker.

Gli Sticker ai tempi delle Instagram Stories

Se all’alba del 2020 alla parola “Sticker” la prima cosa a cui pensi non è Instagram, beh… Houston, abbiamo un problema! Per chi fosse vissuto su Marte fino ad oggi, gli Sticker possono essere visti un po’ come la versione digitale degli adesivi che–perdonate il momento nostalgia–andavano di moda negli anni ’90 e come allora, hanno il fine ultimo di divertire–nel nostro caso di rendere di appeal i contenuti, cosa non facile data la sempre più sfrenata concorrenza.
Tra i tanti adesivi disponibili, però, quali sono quelli che possono risultare vincenti per la comunicazione di un brand? Vediamone alcuni:

  • Sondaggio: permette di creare una domanda a cui le persone devono rispondere scegliendo tra due opzioni. In un mondo in cui riceviamo una quantità infinita di informazioni al secondo prestando poca attenzione a tutto, questo sticker risulta immediato e performante grazie alla sua velocissima fruizione.
  • Quiz: come nei migliori gameshow, potrete proporre una domanda e personalizzare le risposte multiple. Dopo la pubblicazione i follower possono votare e, dopo aver scelto la loro preferenza, scoprire la risposta corretta.
  • Countdown: per creare appeal e desiderio attorno al lancio di un prodotto o servizio è possibile utilizzare lo sticker del Countdown. Questo permette di fare un conto alla rovescia fino a un momento preciso che si desidera aspettare con ansia e notificarne lo scadere per coloro che avranno salvato dalle storie.
  • Chat: parole, parole, parole soltanto parole. Lo sticker chat permette di avviare una conversazione diretta con un gruppo di persone che spontaneamente decidono di inviare la richiesta di partecipazione alla chat stessa. Il creatore ha la possibilità di personalizzare la conversazione dandole un titolo e stimolare la conversazione con la community.
  • Donazione: l’impegno sociale è sempre ben visto da parte dei brand e la racconta lunga sulla loro politica. Questo sticker permette di fare una donazione da devolvere a organizzazioni no profit e fare un’opera di bene.

Brand featuring Sticker

I brand, dunque, attraverso le Instagram Stories, prima catturano l’attenzione degli utenti e dopo possono aumentare l’interattività. Grazie agli sticker possono ottenere anche delle informazioni utili per la loro crescita.
E allora cosa stanno aspettando i brand a sfruttare gli sticker per domandare alla propria community cosa si aspettano dal loro prodotto? Le informazioni che si ottengono possono essere usate per migliorarsi e indirizzare la strategia nella giusta direzione! D’altra parte il cliente va sempre ascoltato!

In più, a riscontro di questo trend imperante degli Sticker e della loro centralità, da qualche mese, lo sticker del sondaggio è disponibile anche per le Stories che possono essere sponsorizzate, cosa che permette ai brand di parlare di prodotti e servizi in modo più simpatico, ingaggiando le persone in modo meno commerciale. Per il momento la possibilità di sponsorizzazione si limita al sondaggio, ma chissà che in futuro Instagram non estenda questa possibilità anche ad altri Sticker.

Ovviamente il social network è in continuo aggiornamento e siamo sicuri che nel corso di quest’anno gli Sticker saranno i veri protagonisti delle Stories e sempre di più un punto di forza per i brand. Naturalmente il segreto è conoscere le feature per poterle usare in modo furbo ma oculato, per questo una corretta strategia è sempre la risposta vincente. Noi non vediamo l’ora di sperimentare le mille e più possibilità che gli Sticker forniscono e adattarli alle strategie dei nostri clienti! E tu, che ne dici di provare?

Story di una rivoluzione: benvenuti nell’era dell’all you can… create!

Facciamo un gioco. Prendi il tuo smartphone e controlla la sezione “Tempo di utilizzo”: hai passato su Instagram almeno 30 minuti (di cui almeno 20 nelle Story) nell’arco della giornata? Perfetto, rientri nella media mondiale.

Il successo di Instagram è ormai leggendario, e sembra inarrestabile. Complice di questa ascesa la continua innovazione dei contenuti creabili con il social network più cool del momento. I numeri registrati dal gingillo controllato da Zuckerberg sono da capogiro, soprattutto per quanto riguarda le famosissime story, una delle tendenze più interessanti per chi si occupa di marketing.

Story: il potere della narrazione

Le Instagram Story sono un’arma affilata per il successo di un brand, dando la possibilità di creare una coinvolgente combinazione di immagini e video che hanno il potere di raccontare, ingaggiare, mostrare all’utente un mondo del quale desidererà far parte, se facciamo un buon lavoro!

Abbiamo già parlato dell’importanza di questo strumento: vuoi fare un ripasso? Clicca qui. Ma le Story di Instagram evolvono di settimana in settimana e il loro utilizzo cresce di giorno in giorno, incoraggiando gli utenti non solo a rimanere più a lungo sul social, ma anche ad aggiornarlo frequentemente.

Essere presenti su Instagram, raccontarsi e intrattenere tramite le stories, diventa dunque punto focale di ogni brand che si rispetti.

Parole d’ordine per una strategia che funzioni?

  • Spontaneità: adesivi, effetti speciali, GIF. Mostriamo il nostro mondo colorandolo in base ai messaggi che stiamo veicolando
  • Velocità: le story sono volubili, compaiono e scompaiono nell’arco di 24h. È un contenuto che deve catturare l’attenzione dell’utente in pochi secondi.
  • Bellezza: per una modalità di consumo così semplice e rapida, non c’è arma migliore di un buon impatto visivo. L’utente va coinvolto, immerso nel mondo del brand.
  • Scarsità: se non mi segui, potresti perderti i miei contenuti! Portiamo l’utente a desiderare di essere nostro follower, per non rischiare di mancare un appuntamento.

Cosa significa per un brand?

Significa differenziarsi, in un mondo ricco di offerta, qualsiasi sia il tuo prodotto o servizio, una strategia studiata e pianificata che comprenda le Instagram Story ti da la possibilità di distinguerti dalla concorrenza.

Come?
Sperimentando, testando la risposta degli utenti, creando un appuntamento con i nostri fan in grado di intrattenerli ed entusiasmarli.
Il focus sta nei contenuti: creare immagini e video unici, interattivi e cool, in modo tale da raggiungere un importante obiettivo, una fan base attenta e fedele.

La realtà aumentata e i contenuti creati dagli utenti

Ma veniamo alla novità più in voga del momento: i filtri AR creati dagli utenti.

Instagram ha da poco lanciato la possibilità a chiunque di creare i propri effetti di Realtà Aumentata, trasformando gli utenti non solo in fruitori ma in veri e propri creator.

Una nuova era per la creatività? Vedremo. Per ora sappiamo che sono già centinaia gli Instagrammer ed esperti del mestiere che si sono imbarcati in questa nuova sfida, creando effetti niente male!

Come la sfruttiamo in Story?

Viva la creatività, insomma. Ma se si tratta di un brand è sempre meglio affidarsi agli esperti!

Con il software Spark AR, una buona dose di talento e una strategia studiata ad hoc il tuo Instagram potrà diventare punto di riferimento per tutti coloro che amano raccontarsi tramite le Story e che amano postare contenuti accattivanti grazie ai filtri AR, e parliamo di numeri molto alti!

Anche qui, è fondamentale studiare una strategia ponderata, un visual coerente col brand e con i trend del momento. Quale modo migliore per promuoversi e differenziarsi dalla concorrenza?

Se usati nel modo giusto, i filtri AR offrono infinite possibilità: farsi conoscere, farsi usare, farsi promuovere dagli utenti che usano il tuo filtro, grazie alla funzione per la quale il nome del tuo brand apparirà in ogni story in cui è presente.

Abbiamo inoltre la possibilità di inserire loghi ed elementi animati altamente riconoscibili che non possono che ricondurre l’utente al tuo marchio!

Uno dei tanti modi per far conoscere il tuo filtro alla community? Ricorrere all’Influencer Marketing: sono già tantissimi infatti gli Instagrammer super seguiti a cui proporre collaborazioni basate sul filtro AR.

Cosa stiamo aspettando, dunque? Iniziamo a crearne uno?

Selezionare l’influencer perfetto: come fare?

Il 2019 ha consacrato l’Influencer Marketing come una delle priorità di brand e agenzie (se vi ricordate qua vi avevamo già parlato dei micro-influencer). Moltissime marche hanno adottato questa strategia e hanno deciso di sfruttare le voci dei creator per vari canali, tra cui Instagram, YouTube e TikTok. Per il 2020, ci si può aspettare che questa tendenza si consolidi con un incremento di attivazioni social con influencer. È giusto quindi chiedersi quali sono i criteri per selezionare il content creator ideale per raccontare il proprio brand.

Ma cos’è l’influencer marketing?

Vi sarà capitato spesso di entrare su Instagram e vedere una persona che seguite parlare di una marca. A meno che non si tratti del vostro vicino di casa con 200 followers, vi siete imbattuti quasi sicuramente di un contenuto brandizzato e quindi frutto di una strategia di Influencer Marketing. Si tratta di un’operazione di comunicazione in cui un brand decide di far raccontare a un influencer, attraverso un taglio personale e caratteristico, un proprio prodotto o un servizio.

Selezionare l’influencer per il numero di follower: giusto o sbagliato?

Viene istintivo pensare che il numero di followers sia il parametro principale da valutare durante la selezione di un creator. Chi non vorrebbe Cristiano Ronaldo come ambassador del proprio brand? Sicuramente sarebbe una scelta d’impatto. Tuttavia, per quanto possa sembrare paradossale, non è scontato che sia la persona giusta per avere un impatto reale sui potenziali acquirenti.
Anche immaginando un universo in cui Cristiano Ronaldo sia economicamente accessibile e disposto a collaborare con qualunque azienda, sarebbe poco credibile sentirlo parlare di una catena di fastfood, per esempio.
Per selezionare un influencer è quindi necessario occhio critico. Bisogna effettuare alcune valutazioni che vanno al di là dei numeri. In questo modo ci si può assicurare che l’audience del creator sia in target con gli obiettivi del brand. 
Quindi sì: il numero di follower è una base di partenza, ma c’è molto altro da tenere in considerazione.

Selezionare l’influencer perfetto: la prima fase

Per prima cosa, quindi, si analizza il brief del cliente e si definiscono gli obiettivi e la strategia che si vogliono mettere in atto per una comunicazione d’impatto. L’Influencer Marketing deve entrare come parte di una strategia aziendale più ampia, con lo scopo di raggiungere gli obiettivi di business. Solo quando saranno chiari i punti chiave e l’assetto strategico sarà stato stabilito, si potrà procedere con la definizione del tipo di influencer da coinvolgere nell’attività. Il creator dovrà essere in linea con obiettivi concreti e con il tipo di brand che lo coinvolge nell’attività. L’influencer prefetto, avrà quindi una certa brand affinity.
Quando si parla di followers e influencer, si pensa subito a Instagram. Siamo sicuri che sia il canale che faccia al caso del brand? Se, per esempio, si trattasse in un’azienda che produce videogiochi, si potrebbero tenere in considerazione YouTube o Twitch, piattaforma frequentatissima dagli esperti di questo settore, come vi abbiamo raccontato qui. Ancora: non è detto che personaggi del calibro della Ferragni siano le persone su cui puntare, anzi. Spesso è meglio stringere collaborazioni con micro-influencer. Dopo avere stabilito i punti chiave del progetto, come: cosa comunicare, a chi (quindi il target di riferimento), in che modo e il canale su cui si vuole lanciare l’attività di digital PR, si può procedere con la ricerca degli influencer.

I tool per la ricerca

Una volta chiaro il quadro, si può affrontare una prima fase di ricerca. Per questo primo passaggio, possiamo utilizzare tool specifici per fare influencer scouting. 
Questi programmi sono in grado di fornire una lista di profili in base al canale scelto, al numero di follower che hanno, al paese, alla lingua di comunicazione e, soprattutto, agli argomenti che solitamente affrontano. Molti creator sono infatti ascrivibili ad alcune categorie e sono profilati tramite keyword specifiche: travel, food oppure fashion per dirne alcuni. Altri sono più difficilmente identificabili ed è per questo che bisogna fare un’accurata analisi del loro canale prima del contatto.

L’analisi quantitativa

Per iniziare, si può calcolare il potenziale bacino di utenti che ogni influencer selezionato raggiungerebbe. Utilizzando specifici tool, si calcola poi l’Engagement Rate di ogni profilo. Questo parametro fornirà il tasso di interazione medio dei contenuti del creator. Ora è però necessario passare ad un’analisi qualitativa. Solo con questo passaggio si potrà infatti mettere in atto una comunicazione vincente, che verrà percepita come sincera dagli utenti.

L’analisi qualitativa

Terminato questo primo passaggio, è ora di far entrare in gioco gli esperti. Per selezionare influencer che siano in grado di raccontare creativamente il brand e che producano contenuti percepiti come originali e autentici, bisogna scandagliare il loro profilo in modo critico e qualitativo. È giusto osservare attentamente come parlano, che tono di voce utilizzano, da quale tipo di utente medio sono seguiti e valutare la qualità dei contenuti. Per farlo non esiste un tool migliore dell’esperienza e la capacità critica di un Social Media Manager.

In conclusione, si può dire che, per quanto possa sembrare semplice, trovare gli influencer è un lavoro che necessita esperienza e capacità. Non basta affidarsi a programmi online. C’è bisogno di affidare il lavoro a chi è competente in materia e quindi in grado di comprendere quale sia la soluzione migliore da adottare per soddisfare gli obiettivi del brand.

Quando l’evento incontra Instagram e diventa instagrammabile

Quando l’online incontra l’offline, e insieme contribuiscono al successo di un progetto, allora la “magia” si compie. È il caso degli eventi, che sempre più lasciano la loro dimensione “reale” per approdare sui social allargando la loro audience. In questo modo riescono a raggiungere persone lontane nel tempo e nello spazio amplificando la portata del messaggio.

Un evento instagrammabile è visivamente accattivante e questo incoraggia gli ospiti a scattare foto da condividere sui social media. In un mondo in cui le comunicazioni sono sempre più digitali, gli eventi non sono mai stati così potenti. Il buzz che viene generato sostiene la notorietà (social) di un’azienda e consolida la sua brand awareness.

Gli eventi che mancano di brusio prima, durante e dopo il loro svolgimento falliscono. Ma se un evento è instagrammabile, beh, allora il successo è assicurato! Perché?

Perché Instagram è il social “giusto”

Instagram è uno dei social più utilizzati, sono circa 24,4 milioni gli italiani che lo frequentano e ci passano in media 5 ore al mese. La maggior parte di chi lo utilizza ha tra 18 e i 24 anni e questo lo rende il social media più interessante agli occhi di aziende che aspirano ad avvicinare un pubblico giovane, interessato ai trend e alle novità.

Estetica e piacere visivo sono usate come vere e proprie strategie di engagement che vanno incontro ad un fenomeno sempre più crescente: non smetteremo di pubblicare ciò che compriamo o viviamo in prima persona. Una realtà che sfrutta il social crea un’esperienza su misura per i suoi ospiti incoraggiandoli a scattare e condividere foto sui propri canali, a ricordarne il marchio e i messaggi chiave. L’azienda sfrutta quella che si può intendere come la terza dimensione di Instagram, ovvero lo spettatore online che fruisce l’esperienza attraverso il canale social. Questo approccio travalica il contatto con l’ospite per imporsi su una rete di contatti più ampia: la sua. Si viene così a delineare un nuovo e potenziale mercato di interesse con cui l’azienda non ha contatto diretto, ma deve “fare colpo”. Ecco che qui entra in gioco l’evento instagrammabile: accattivante e carico di elementi esperienziali, capace di cogliere l’interesse dello spettatore per puntare a essere condiviso attraverso un post.

A vantaggio degli eventi instagrammabili ci sono due importanti fattori: gli utenti dei social media sono in genere collegati online con altri simili a loro con cui condividono interessi, hobby, talvolta il lavoro o luoghi di interesse e questo aumenta le possibilità di successo; seconda considerazione, non meno importante, è il fatto che che l’attenzione dei giovani adulti di oggi si sta concentrando su come le loro vite appaiono online tanto che i millennial scelgono una destinazione, che sia un viaggio o un’attività, in base al suo potenziale di instagrammabilità e questo rende l’evento ancora più appetibile.

Eventi belli, famosi e “acchiappa-like”

Per capire di che cosa stiamo parlando abbiamo selezionato alcuni eventi (alcuni global e altri italiani) che negli ultimi anni hanno creato milioni di contenuti su Instagram, ampliando il proprio raggio di azione e arrivando anche a chi non vi partecipa.

Il Coachella Music Festival si tiene ogni anno ad aprile in California: celebrities, influencer e giovani da tutto il mondo sanno che è il festival da frequentare se vuoi dimostrare di essere cool. Quest’anno ha totalizzato, con l’hashtag ufficiale #coachella2019, 220.924 contenuti su Instagram: non male per 9 giorni di musica, che spesso passa in secondo piano rispetto agli outfit dei presenti.

 

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Il celebre Ultra Music Festival, appuntamento per gli amanti dell’elettronica da tutto il mondo, risulta invece più legato alla sua vera essenza musicale (senza look eccentrici da condividere o location da urlo): per lui con l’hashtag #ultra2019 si registrano “solo” 42.816 post.
Tra gli eventi i più chiacchierati del 2019 in Italia, invece, abbiamo due appuntamenti che da anni monopolizzano la scena milanese: in pole position il Milano Fuorisalone che con #fuorisalone2019 vanta ben 110.625 post, seguito dalla Milano Fashion Week il cui hashtag ufficiale di quest’anno, #mfw2019, ha totalizzato 38.655 post.

 

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Un post condiviso da Fuorisalone.it (@fuorisalone)

Come creare un evento con potenziale per Instagram

Numeri alti ed eventi di grossa risonanza mediatica che molti conoscono, condividono e vivono “live” anche attraverso i contenuti social. Ma come creare un evento instagrammabile?

Ecco 5 buoni consigli per un evento con alto potenziale di instagrammabilità:

  1. Una location esclusiva e ben allestita per preparare lo scatto perfetto: si consiglia di ricreare spazi ben illuminati dove gli ospiti possano scattare foto nitide e hanno meno probabilità di essere cancellate
  2. Un allestimento diverso e a tema: impostare sfondi memorabili, dai bellissimi fiori a uno skyline mozzafiato, da contesti hollywoodiani a flower power party
  3. Gadget e props utili e divertenti come oggetti di scena irresistibili per offrire ricordi da immortalare
  4. Intrattenimenti interessanti: corner a tema con photo booth, comici sul palco o spettacoli di teatro, cabaret, musica, live show, la presenza di celebrità o influencer disposti a posare per alcuni selfie – mossa vincente!
  5. Usare gli hashtag: un hashtag personalizzato e dedicato all’evento facilita la localizzazione delle foto.

Instagram nasconde i like: più contenuti e meno pressioni

Il 17 luglio 2019, con un tweet dal canale ufficiale, Instagram ha annunciato il lancio dei test per la rimozione del numero dei like. Tra i paesi inizialmente coinvolti è presente anche l’Italia, uno dei paesi maggiormente attivi sul social. Se la feature venisse rilasciata ufficialmente, non sarebbe più possibile visualizzare il conteggio totale dei like ricevuti da una pagina/utente.


A cambiare sarà l’approccio verso il contenuto e l’interazione, sia per gli utenti che per i content creator. Tutti coloro che utilizzano Instagram per la diffusione di propri contenuti, soprattutto i numerosi Brand attivi sul canale, si troveranno costretti a rivalutare la propria strategia di comunicazione. Vediamo quindi che cosa cambia e perché, forse, non è ancora il momento di entrare nel panico.

Le ragioni della scelta di Instagram

Il Private Like Count, come definito dall’Head of Instagram Adam Mosseri durante l’ultima Facebook Conference for Developers, rappresenta una modifica essenziale considerando le dinamiche d’interazione di Instagram, in grado di limitare l’acceso dibattito sull’influenza negativa del social sulla sfera psicologica dell’individuo in cerca di approvazione.
Questa modifica avrebbe un risvolto positivo, sia per gli utenti che l’ambiente social in merito a pratiche poco trasparenti.Già lo scorso novembre Instagram delineava il percorso da seguire per garantire l’autenticità dell’ambiente: porre un freno alle interazioni non autentiche. Il botting, pratica che prevede l’acquisto di veri e propri pacchetti di like, commenti o follower, perderà esponenzialmente valore favorendo la centralità del contenuto e dell’originalità.

Valorizzare le modalità di fruizione dei contenuti e l’esperienza dell’utente, concentrandosi sulla pubblicazione e meno sul numero di like, le motivazioni che hanno spinto Instagram ad implementare la feature.

Diminuirà il numero di contenuti prodotti dagli utenti?

Con la rimozione del numero di like, in grado di quantificare il grado di apprezzamento di un contenuto, l’utente potrebbe essere indotto a NON lasciare un like, trovandosi privato di quell’input in grado di far la differenza. Robert Cialdini, massimo esponente degli studi sulla persuasione, commenterebbe questa feature partendo dal concetto di riprova sociale. A livello inconscio l’utente valuterebbe in maniera differente un contenuto se potesse conoscere quantitativamente l’apprezzamento degli altri.
Potrebbero, quindi, essere due gli scenari che riguardano la quantità di contenuti pubblicati:

  • un incremento del tasso di pubblicazione, soprattutto da parte degli utenti con pochi follower o media-like
  • una riduzione del tasso di pubblicazione, penalizzando chi invece pubblica contenuti per ottenere consensi e scalare la vetta. Gli influencer, soprattutto nano e micro potrebbero essere penalizzati dalla rimozione del numero di like

Brand e Influencer: maggior peso alle Stories?

Questa feature potrebbe dar luogo ad un incremento di fruizione del numero di stories: è Instagram stesso che individua nelle stories quel format in grado di garantire un’interazione maggiormente fruibile e godibile. Con la continua introduzione di stickers e personalizzazioni, interessanti per il perseguimento di customer engagement, il maggior peso assunto dalle stories valorizzerà ulteriormente determinate metrics (screenshot e condivisione delle stories, partecipazione a sondaggi, messaggi ricevuti, numero di clic al link o di swipe) evitando dunque di concentrarci troppo sulle vanity metrics. La mancata visualizzazione del contatore agirà, sotto questo punto di vista, sfavorendo l’individuazione dell’engagement rate. Non sarà più immediatamente verificabile, ad esempio tramite i numerosi tool reperibili online, richiedendo analisi più accurate per capire quali contenuti performano più di altri.
I contenuti presenti sul feed, considerando la centralità che verrà sempre più attribuita alle stories, richiederanno un livello di diversificazione maggiore rispetto a prima.

Sperimentare nuovi format

Contenuti dinamici come video, Question & Answer e caroselli, potrebbero generare un tasso di coinvolgimento maggiore rispetto a contenuti statici. La cura del layout grafico, la scelta delle immagini, dei soggetti del video, degli effetti di transizione ed ancora delle captions indicate per post, i key factors da tenere sotto osservazione per il coinvolgimento del proprio target.
Il numero di like potrà anche non essere più visibile ma Instagram offre una vasta gamma di feature che potranno assolvere al compito di ingaggio degli utenti, di traffico e di awareness forse anche meglio di un “like”.

La nostra opinione è che: riuscire a prevedere i trend, analizzare profondamente la risposta del proprio pubblico, imprimere valore ai contenuti, diventerà vitale per evitare di essere colti di sorpresa e sfruttare questo “nuovo” scenario a proprio vantaggio.

L’ultimo tentativo di Instagram per salvare IGTV

Negli ultimi mesi Instagram ha aggiornato la sua App con diverse funzioni, ora l’obiettivo sembra essere quello di accrescere le visualizzazioni su IGTV, canale che non ha ancora ottenuto i risultati sperati: riuscirà nel suo intento?

IGTV non è mai decollato davvero: Instagram corre ai ripari

È ormai da giugno dello scorso anno che sono approdati i video verticali, da quel momento il canale ha cercato in tutti i modi di spingerli integrando IGTV alle funzioni principali: dall’inserimento dei video nella tab “Esplora” all’introduzione delle notifiche pop-up per i nuovi video disponibili, e ancora all’inserimento delle preview nelle Stories.
Ma questi tentativi di pushing non sono minimamente bastati per diventare un degno concorrente di YouTube (che ha 1miliardo e 900mila utenti attivi al mese).

Instagram ha così introdotto l’ennesimo aggiornamento: ora gli utenti possono aggiungere la preview del proprio video IGTV al feed principale di Instagram.
In questo modo il pubblico ha la possibilità di fruire il contenuto in anteprima e, se interessato, continuarne la visione su IGTV.

Come funziona la preview dei video IGTV nel feed di Instagram?

È possibile decidere se condividere o meno il “teaser” del proprio video IGTV nel feed: selezionando questa opzione, l’anteprima del video apparirà nel feed dei follower, mentre l’immagine di copertina verrà visualizzata nella griglia del profilo.

Gli utenti possono fare “tap” sul video in qualsiasi momento per guardare il contenuto completo sul canale IGTV.
Inoltre nel momento in cui le persone lasciano un commento sul contenuto nel feed, esso verrà mostrato anche all’interno del video IGTV, e viceversa.

In questo modo gli utenti riusciranno a trovare più facilmente gli ultimi video inseriti dai propri following preferiti. Ma è davvero ciò che la maggior parte degli utenti vuole?

Per il momento alcuni Tweet di risposta a Instagram sembrano affermare il contrario, considerando la nuova aggiunta come un’imposizione non scelta.

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Quel che è certo è che al momento sono pochi gli attori che lavorano a contenuti esclusivamente per IGTV, mentre vengono riutilizzati contenuti già progettati su altri canali senza un investimento ad hoc per il formato di IGTV. Le barriere sul formato dei video verticali, quindi, sono ancora alte.

Ma la domanda è: per un brand è utile condividere i video IGTV all’interno del feed?

La risposta dipenderà ovviamente dalla propria strategia di video marketing e da come i video IGTV si adattano al resto dei post, tuttavia una volta creato un contenuto è bene utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per aumentarne la fruizione da parte del proprio pubblico.
Quel che è certo è che la novità porterà molte più visualizzazioni ai video pubblicati su IGTV rispetto a prima: il segreto starà nel riuscire ad incuriosire i propri followers in quei primi secondi di video, un vero e proprio teaser per portare gli utenti sul proprio canale.

In generale ciò che IGTV offre ai brand è proprio l’opportunità di sperimentare e testare quali contenuti sono più adatti per il proprio pubblico, e come esso reagisce davanti a formati che richiedono un lungo tempo di fruizione.
È proprio questo tempo sufficientemente lungo che permette ai marchi di raccontare delle storie, IGTV diventa così un luogo dove lo storytelling è “senza limiti”, al contrario degli altri formati presenti sul canale, che si esauriscono in pochi secondi.
Un tempo di fruizione lungo deve tuttavia essere sfruttato in modo adeguato, poiché è anche vero che i primi secondi di un video sono quelli cruciali per catturare l’attenzione del pubblico: se il contenuto non funziona subito, non lo farà neanche nei minuti successivi.

Instagram: così sono spariti nel nulla centinaia di follower

Ogni mattina, a un paio d’ore dal sorgere del sole, un Instagrammer si sveglia e sa che dovrà postare più di tutti gli altri, o perderà i suoi follower. Uno scenario troppo tragico perfino da immaginare, dite?
E invece no, il peggior incubo di ogni Instagram addicted, professionista e non, si è realizzato proprio la scorsa settimana quando sono svaniti nel nulla centinaia (e in alcuni casi, migliaia) di follower.
Ma com’è possibile che tutti questi utenti siano stati risucchiati in una bolla spazio-tempo?

Fino a 2 milioni di follower in meno: Instagram ha eliminato tutti gli account fake?

Dunque, cosa è successo? In un primo momento, abbiamo pensato al comunicato dell’azienda lanciato nel corso dello scorso novembre, quello in cui Instagram annunciava che si sarebbe attrezzato per ridurre drasticamente il numero degli account fake o inattivi presenti sulla piattaforma, al fine di arginare il dilagante fenomeno dell’acquisto di follower. “Inizieremo a rimuovere like, segui e commenti non autentici dagli account che utilizzano app di terze parti per aumentare la loro popolarità” sentenziava Instagram.

Eppure, l’ennesimo down dell’applicazione sembra essere stato di ben altra natura. In particolare, un Tweet dell’azienda spiega che sembrerebbe essersi trattato di un problema tecnico che sarebbe stato risolto in poche ore, riportando gli account alla normalità.
Difficile dire cosa sia accaduto davvero.

Caro Instagram, al popolo del web queste pulizie di primavera anticipate non sono proprio piaciute

Il presunto problema tecnico ha scatenato la rete, che si è espressa con una lunghissima serie di polemiche: una valanga di tweet con gli hashtag #InstagramPurge e #InstagramDown.

Se gli utenti social hanno trasformato l’improvviso crash di Instagram in una tragedia a suon di cinguettii, noi abbiamo deciso di tracciarne un andamento per scovare malcontenti, opinioni e feedback online.
Ciò che sappiamo, è che del “down” di Instagram se n’è parlato eccome negli ultimi giorni. In particolare, analizzando l’andamento dell’hashtag #InstagramDown abbiamo notato un crescente successo, con un particolare picco fra 13 e 14 febbraio che ne ha accresciuto la popolarità del 127%.

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Solo in Italia, l’hashtag è stato utilizzato 73 volte, superando le 209mila impressions grazie ai numerosi retweet e gli approfondimenti di testate autorevoli.

Brandwatch

Se in un primo momento gli utenti hanno sperato in una soluzione quanto meno tempestiva da parte dell’Applicazione, col passare del tempo, la situazione non è certamente migliorata e così il malcontento ha iniziato a farsi sentire: primo fra tutti gli utenti hanno evidenziato, attraverso vari tweet, un’incongruenza fra i dati se visualizzati da diversi device, da mobile i follower sembravano calati, da desktop addirittura aumentati e in qualche caso i numeri sembravano essere completamente divergenti rispetto a quelli precedenti.
Più in generale, raccogliendo le opinioni degli Instagrammer, è stato subito evidente come la preoccupazione più grande fosse quella di un probabile bug: se così fosse stato, i follower persi sarebbero stati difficilmente recuperati.

Malcontento e ironia non solo per quanto riguarda presunti problemi tecnici e annessi: gli utenti Instagram prima si lamentano di un malfunzionamento, poi di un aggiornamento mal riuscito e poi di un cambiamento che gli avrebbe fatto storcere il naso.

Alla ricerca dell’hashtag #InstagramDown: ma cosa significa Social Listening?

Brandwatch.com

Ma come è possibile approfondire una situazione in tempo reale, come abbiamo fatto noi in questo caso?
Ecco che il Social Listening accorre in nostro aiuto, permettendoci di tenere d’occhio tutto quel che accade attorno a un brand (o meglio, a una keyword preziosa per la nostra indagine), dentro e fuori dai social. Controllare le mention, leggere le discussioni, i feedback e le opinioni: tutto questo può esserci utile al fine di analizzare le opinioni dei consumatori e conoscere approfonditamente le loro esigenze.

In generale, iniziare un “ascolto” significa anche scovare le ragioni di successi e fallimenti, offrendoci l’opportunità di implementare una strategia e analizzarne le criticità.
Esiste qualcosa di più prezioso dell’opinione di un consumatore? Conoscerne i desideri per creare un prodotto su misura, a lungo termine, ci permetterà di aumentare le chance di successo e migliorare la Brand Awareness.

Influencer marketing: il futuro è dei nano influencer!

Influencer marketing: c’è a chi piace… nano.

L’influencer marketing, ormai da qualche anno (ne avevamo parlato qui in relazione all’introduzione delle Instagram Stories), è uno dei trend più affermati nel campo del social advertising, soprattutto per quanto riguarda Instagram.

Brand e agenzie, finora, hanno fatto la fila per assicurarsi gli influencer con più follower per le proprie strategie pubblicitarie, conosciuti come mega influencer (profili con oltre 500mila follower). Ma l’alto costo di investimento (si parla di centinaia di migliaia di dollari a pubblicazione) e la saturazione che si inizia a percepire a questi “piani alti” fanno pensare che il 2019 sarà finalmente l’anno di uno shift di attenzione. A beneficiarne potrebbe essere un’altra tipologia di account: quella dei cosiddetti nano influencer, utenti con un numero di follower variabile tra i 1.000 (ma anche meno) e i 10 mila, ultimo gradino nella gerarchia social, alle spalle dei micro influencer  (da 10 a 100 mila follower).

Quali sono i vantaggi di questa strategia?

Innanzitutto, questi (ex?) anti-eroi di Instagram fanno della credibilità e della persuasione la loro forza. Pur non essendo famosi e non avendo mai lavorato in modo professionale con i social media, sono “naturalmente” molto bravi nella creazione di contenuti. Inoltre, sono abilissimi a coinvolgere il pubblico che li segue (secondo una stima, arriverebbero a toccare attivamente fino all’8,7% dei loro seguaci, rispetto a circa il 1,7% di quelli delle super celebrità). I loro follower, proprio perché li percepiscono come persone “comuni”, hanno verso di loro una fiducia vera e genuina. Ne ascoltano i consigli perché realmente interessati a quella nicchia di contenuti (e di mercato) in cui i nano influencer sono posizionati. E si sentono più vicini a loro che al lifestyle ostentato dagli influencer a sei zeri. Infatti, come ha raccontato una nano influencer al New York Times: “È come se uno dei tuoi amici ti parlasse di quanto funziona un nuovo shampoo o un nuovo prodotto per la cura della pelle. Solo che invece di dirlo durante l’aperitivo, lo diciamo su Instagram.”

In secondo luogo, le persone “normali” sono più facili da gestire rispetto ai vip. Il loro coinvolgimento non prevede costi folli (spesso può bastare una micro-fee o anche un kit di prodotti omaggio) . E generalmente questi utenti, inorgogliti dall’essere presi in considerazione da un brand che li sceglie come propri ambassador, si sentono coinvolti con sincerità nel promuoverne i prodotti.

Infine, i nano influencer sono anche più facili da contattare. Quasi sempre è sufficiente un Direct su Instagram o una email, senza passare attraverso intermediari o trattative contrattuali. E nel giro di poco tempo la collaborazione è pronta a partire.

In conclusione, per l’influencer marketing il 2019 potrebbe essere l’anno in cui si concretizzerà la profezia di Andy Warhol sui “15 minuti di celebrità”. Ma, forse, declinati all’opposto: con il successo dei nano influencer, “tutti saremo anonimi per 15 minuti” (o, almeno, per il tempo di una foto su Instagram).