Watch Together, sempre più interconnessi con Facebook

Grandi novità in arrivo per tutti gli esperti di social media, Facebook ha recentemente introdotto Watch Together. Scopriamo insieme di cosa si tratta e quali sono i vantaggi per aziende e privati.

Che cos’è Watch Together?

Si tratta di un’innovativa modalità di messaggistica per rimanere sempre più connessi ai nostri amici, parenti e colleghi di lavoro e condividere con loro momenti indimenticabili real time.

La nuova funzionalità consente di condividere con i nostri contatti i video di Facebook Watch e di osservare le loro reazioni in tempo reale tramite le videochiamate di Messenger e Messenger Rooms.

 

Come funziona?

L’utilizzo di Watch Together è molto semplice, vediamo insieme i passaggi fondamentali:

  • Avvia una videochiamata su Messenger o Messenger Rooms.
  • Scorri verso l’alto per accedere al menù e scegli l’opzione “guarda insieme”.
  • Successivamente seleziona un video suggerito per te, oppure sceglilo tra le diverse categorie di filmati disponibili.
  • Cerca poi il nome della persona con cui desideri condividerlo tramite la barra di ricerca di Watch Together e assegna la condivisione.

Ricorda bene, su Watch Together se scegli la videochiamata tramite Messenger puoi condividere il contenuto con al massimo 8 persone, mentre con Messenger Rooms puoi raggiungere fino a 50 contatti.

Perché è utile alle aziende

Se, come abbiamo visto, Watch Together consente di mantenerci in contatto con i nostri amici in modo originale, anche coloro che operano all’interno di un’azienda possono sfruttare al meglio le sue funzionalità.

I creators e gli influencer possono infatti interagire con i membri della propria community in tempo reale e in modo ancora più diretto, tramite una vera e propria videochiamata. Mentre il personale di un’azienda può approfittare della novità Watch Together per condividere con i propri colleghi video ispirazionali per il proprio brand e spunti interessanti per il proprio target.

Ma non è finita qui, per i membri di un’azienda sarà anche possibile scovare contenuti video sul proprio brand caricati dagli stessi utenti Facebook, commentarli real time con i propri colleghi e decidere insieme se vale la pena condividerli sulla propria pagina.

Watch Together è un’applicazione completamente gratuita, disponibile sui dispositivi mobile iOS e Android molto attuale, sopratutto oggi dove la distanza sociale è diventata ormai una consuetudine. E anche se nulla può sostituire la presenza fisica Watch Together si avvicina molto!

Podcast, quando trend fa rima con comunicazione digitale

Quante volte abbiamo sentito la parola podcast, senza sapere esattamente di cosa si stesse parlando? Facciamo un po’ di chiarezza sul mondo che ruota attorno a questa tipologia di comunicazione. Cerchiamo di sfatare falsi miti e analizziamo la continua crescita di uno strumento sempre più importante nella quotidianità degli utenti.

Che cos’è?

Il podcasting è una tecnologia di comunicazione digitale che permette l’ascolto di tracce audio registrate ad hoc e confezionate come prodotti finiti. Ogni utente può decidere di usufruirne in qualsiasi momento.

Spesso nell’immaginario globale il podcast è associato ai programmi radiofonici tradizionali, anche se in realtà possiamo evidenziare due grandi differenze:

  1. Il protagonista è l’utente! A differenza della radio, il modo di fruire di un contenuto podcast permette all’utente di decidere come, dove e quando ascoltare le tracce audio. Queste infatti non sono “live” ma vengono registrate e caricate su un server.
  2. La natura digitale del podcast risalta i brand che hanno contenuti validi da raccontare e con un target ben definito, variando il linguaggio comunicativo e facendo leva su prodotti di qualità anche in termini di registrazione e montaggio.

Inoltre, se un programma radio è sempre definito da una lunghezza prestabilita e da pause e stacchi pubblicitari, un podcast è invece composto da appuntamenti in forma totalmente libera e definiti sulla base dell’argomento principale, senza avere imposizioni su tempi o formato.

Come si sta evolvendo il branded podcast?

Negli ultimi anni abbiamo visto aumentare a dismisura l’ascolto di programmi podcast anche grazie a piattaforme e app scaricabili su qualsiasi PC e smartphone, che permettono di creare facilmente interazioni con i social network.

Ad oggi quindi, il cosiddetto “branded podcast” è uno strumento ideale per creare engagement con il proprio target di riferimento, sfruttando l’uso della voce anche e soprattutto per aumentare la familiarità con gli utenti. Secondo degli studi psicologici infatti, la voce narrante ha un impatto emotivo importante sull’ascoltatore per favorire il ricordo del brand stesso.

Per un’azienda è importante veicolare il contenuto commerciale. Ciò avviene creando una relazione con l’utente per comunicarne anche i valori attraverso una via diversa rispetto a quelle considerate standard. Insomma, un’occasione per “dare voce” ai propri prodotti.

Come sfruttare il podcasting?

La frase regina di tutti gli addetti ai lavori nel campo del marketing è “Content is King”, lo sappiamo perfettamente. Il contenuto però, anche in questo caso deve essere al centro di una strategia di comunicazione funzionale ed efficace.

In piena ottica di inbound marketing, l’utilizzo dei podcast permette di diversificare le modalità con le quali comunicare i propri prodotti. In questo modo che gli utenti possano usufruirne secondo le loro necessità, preferenze o abitudini.

Prima di creare una strategia che comprenda episodi podcast è utile ricordare che è necessario avere un obiettivo chiaro e perseguibile, pianificando attentamente i contenuti e usando una voce che sappia intrattenere gli utenti, con una cadenza ritmata per non rischiare di annoiarli.

La capacità di inserire i contenuti in maggiori e mirati mezzi di comunicazione incide favorevolmente sulla conoscenza del marchio e sulla brand awareness. Ciò dimostra la poliedricità di un’azienda rispetto alle concorrenti.

Insomma, dopo aver verificato l’incisività della comunicazione fatta di immagini e soprattutto video, potrebbe essere arrivato il momento di sfruttare tutte le potenzialità della voce e dell’udito per conquistare un nuovo bacino di utenti in target e trasformarli finalmente in clienti.

Influencer Marketing: how to

Come fare influencer marketing? Bhe, basta mandare il nostro prodotto a qualche personaggio con molti followers e chiedergli di fare un post. FACILISSIMO.

Ehm, no. Forse questa è la definizione di influencer marketing del famoso “cugino che sa usare i social”. Siamo pronti a mettere la mano sul fuoco che questa “strategia” non porterà il minimo risultato.
Dopo aver aperto questa busta CHOC e aver sconvolto convinzioni profondissime, ci sembra il caso di rimediare.

La verità è che occuparsi di influencer marketing è più che altro paragonabile al montare un mobile della famosa catena di arredamento svedese. Se non si conoscono i passaggi, il rischio che il risultato finale sia ben lontano dalle aspettative è davvero alto.

Quindi mettetevi comodi, oggi vi sveliamo i 5 step fondamentali per la costruzione di un progetto di influencer marketing.

1) Stabilire un obiettivo

No, non è una banalità. Ed è anche il motivo per cui quell’attività bellissima che avete visto realizzare ad un brand potrebbe non essere quella giusta per un altro.

Bisogna avere ben chiaro dall’inizio cosa si vuole ottenere: visibilità per il brand, lanciare un nuovo prodotto o servizio, incrementare le vendite, raccogliere contatti. Questo primo passaggio influenzerà a cascata i prossimi step del nostro progetto di influencer marketing.

2) Definire un progetto

Ora è il momento di passare al “come”. Servirà un’idea unica, che coinvolga i canali giusti, sia pensata apposta per il brand in questione e per lo scopo che vogliamo raggiungere. Questa componente creativa dovrà affiancarsi ad una meccanica solida e misurabile, che ci permetta di stabilire dei KPI da raggiungere con l’influencer marketing.

3) Scegliere le persone giuste per l’Influencer Marketing

Tra il mare magnum di influencer presenti sui social bisognerà selezionare quelli più adatti, che sapranno sposare al meglio il progetto e quindi farci raggiungere gli obiettivi. Ecco cosa dovremo valutare nella scelta:

  • Audience quantitativa, nano, micro, macro o mega influencer. Qual è la giusta misura? Ebbene la risposta corretta non esiste, dipende tutto da obiettivi, tipo di prodotto/brand e -non mentiamoci- anche dal budget a disposizione. L’importante è che la scelta abbia una motivazione precisa.
  • Audience qualitativa, non solo i numeri sono importanti ma anche le caratteristiche della base fan dell’influencer. È fondamentale che questa corrisponda la nostro cliente tipo per età, sesso, geolocalizzazione se importante (pensiamo al lancio di un pop-up store in una determinate città) e per interessi. Se, ad esempio, vogliamo promuovere l’uscita di un libro a tema fashion sceglieremo personalità interessate al mondo della moda, che pubblicano contenuti sull’argomento e sono quindi seguite da utenti interessati a questo settore.
  • Le conoscenze. Alcuni progetti infatti prevedono un certo know-how nel settore merceologico del brand. Pensiamo ad un marchio di attrezzature sportive, che ha bisogno di comunicare le caratteristiche tecniche di un nuovo prodotto. Sarà utile scegliere qualcuno che abbia conoscenze e quindi credibilità per promuovere questo articolo.
  • Il modo di comunicare. In base al progetto creativo infatti potrebbero servire diverse competenze. Cerchiamo qualcuno che realizzi un video e che quindi abbia dimestichezza nell’editing? O la nostra meccanica prevede un racconto del prodotto/brand e preferiamo persone con spiccate doti di storytelling? Oppure preferiamo affidarci ad un content creator, cioè qualcuno che non faccia solo da cassa di risonanza ma metta il proprio contributo nella creazione del materiale creativo.
    In questo articolo vi raccontiamo qualche cosa in più sulla fase di selezione degli ambassador di un progetto di influencer marketing.

4) Gestire il progetto di Influencer Marketing

Fino ad ora abbiamo visto le fasi preparatorie del progetto di influencer marketing. Ora si entra nel vivo della questione, si mettono davvero le mani in pasta.
Dopo la mappatura dei nomi tra cui scegliere, partirà la fase di contatto e contrattazione con gli influencer, per definire i termini della collaborazione.
Passeremo poi alla fase di brief, in cui si comunicano tutti i dettagli dell’attività: numero di post, tipologia, must have (compare il prodotto, esiste un #, tempistiche, condivisione delle informazioni tecniche…) e quella di gestione dei content creator che abbiamo scelto.
Bisognerà quindi controllare i flussi di consegna dei contenuti, le richieste di rework ed infine il controllo delle pubblicazioni.

5) Analisi dei risultati dell’Influencer Marketing

Una volta terminato il progetto di influencer marketing e pubblicati tutti i contenuti, si passerà alla fase di reportistica. Analizzare i risultati servirà a capire se abbiamo raggiunto i KPI stabiliti a inizio progetto. Abbiamo raggiunto il numero di utenti sperati? Il codice sconto che abbiamo attivato è stato utilizzato? Quante visite ha ottenuto la nostra landing page?
L’analisi dei dati raccolti dell’influenzar marketing ci servirà per raccogliere insight interessanti. Alcuni influencer posso aver ottenuti numeri migliori oppure alcuni formati e canali sono stati più performanti; queste evidenze saranno fondamentali per mettere le basi ad un nuovo progetto di influencer marketing.
Dite la verità, dopo aver scoperto i retroscena di una strategia di influencer marketing, vi sentite un po’ così ⬇️

Non vi preoccupate, abbiamo una soluzione. Aprite la vostra casella mail e scrivete a citofona@iaki.it, ci faremo una bella chiacchierata e saremo pronti a proporvi non un progetto di influencer marketing ma IL progetto di influencer marketing perfetto per voi.

Gli eventi ai tempi del Covid: l’opportunità è digitale

Il mondo degli eventi è stato il primo a fermarsi non appena è arrivato il Covid e, molto probabilmente, sarà l’ultimo a ripartire per come lo conosciamo. Durante il periodo estivo pian piano qualcosa ha ripreso a ingranare, ma gli eventi vanno ora nuovamente incontro a una fase di fermo.

I lavoratori dello spettacolo hanno manifestato il 10 ottobre in Piazza Duomo a Milano per chiedere al governo attenzione e interventi per far ripartire il settore e soprattutto per far tornare al lavoro gli oltre 570.000 professionisti fermi ormai da febbraio. Nonostante le argomentazioni della manifestazione Bauli in piazza con il recente Decreto Ministeriale del 25 ottobre è ufficiale, gli eventi e i congressi chiudono nuovamente, nonostante i rigidi protocolli di sicurezza adottati.

L’event industry sta soffrendo moltissimo, un settore che produce 65,5 miliardi di euro con un impatto sul PIL italiano di 36,2 miliardi di euro/anno e che coinvolge 569 mila addetti ai lavori.
I danni prodotti dal Covid sono incalcolabili e incideranno in maniera profonda anche sul 2021.
Si stima che ogni anno agli eventi partecipino 56,4 milioni di persone (dati Oxford Economics/Istituto AstraRicerche/ADC Group).

Non sono solo gli organizzatori degli eventi, tantissime altre microimprese gravitano intorno a questo settore: allestitori, catering, interpreti, operatori video, albergatori e tanto altro.

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L’opportunità del digitale

Ad oggi, secondo Events&LiveIndustry, l’iniziativa che raggruppa le associazioni della comunicazione live, dell’industria dei meeting e di tutta la filiera dalle agenzie alle aziende, sono stati cancellati più della metà degli eventi previsti per il 2020 e manca la possibilità concreta di programmare il calendario degli eventi del 2021.

Non è detto che non esistano però altre forme per connettersi con il grande pubblico: il mondo degli eventi può sempre più evolvere in altre forme grazie alla digital transformation e creare nuovi punti di contatto tra persone e luoghi.

Grazie alla digitalizzazione (qui una nostra riflessione a riguardo) è possibile rendere accessibili dei contenuti indipendentemente dalle possibilità fisiche e materiali del momento che stiamo vivendo.

La tecnologia è un alleato per colmare le distanze e vincere la sfida del distanziamento sociale, uno strumento per veicolare in modo efficace messaggi e contenuti. Facendo vivere gli eventi anche nel digitale e non solo nei consueti luoghi fisici il consumatore ha la possibilità di vivere nuove esperienze.

IAKI - Eventi

Gli eventi migrano nel web

Dal momento che non è ancora possibile programmare con certezza degli eventi con un grande pubblico perché non sfruttare il web anche per relazionarsi? Tutti gli attori coinvolti nel mondo degli eventi possono grazie al digitale ritrovarsi in un ambiente virtuale, come ad esempio una piattaforma web, per creare relazioni e mandare avanti i propri settori di attività.

Fiere, festival, concerti, sono tanti gli eventi che a causa del Covid hanno dovuto annullare e posticipare a data da destinarsi i propri appuntamenti, ed ancora oggi purtroppo è difficile riuscire a prevedere e pianificare ciò che accadrà nei prossimi mesi. Ma il web può fornire delle alternative.

Eventi di moda

Anche un grande evento come la settimana della moda maschile di Parigi ha deciso di migrare sul web realizzando un evento solamente online. La Federazione dell’alta moda e della moda francese hanno deciso di organizzare l’evento in formato digitale su una piattaforma web dedicata. La sfilata e la presentazione di ogni azienda di moda sono stati mostrati con un video, con una sezione editoriale con contenuti interamente disponibili per la stampa.

Eventi gaming

Gli eventi trovano inoltre spazio nel mondo del gaming. Nessuno scorderà come il noto rapper e discografico statunitense Travis Scott ha radunato durante il lockdown 12 milioni di persone attraverso lo storico videogioco Fortnite per il suo concerto virtuale. Gli appassionati di Fortnite hanno assistito all’evento da ogni parte del mondo, ma non solo. Il concerto è stato seguitissimo anche su altri contenitori video streaming come Twitch e Youtube. Secondo i dati diffusi da Epic Games, in totale 12,3 milioni di persone hanno assistito al concerto su Fortnite battendo il precedente record di 10,7 milioni durante l’evento del musicista Marshmello del 2019.

Eventi musicali

Gli eventi musicali vivono anche su Twitch TV. La popolarissima piattaforma streaming, inizialmente luogo esclusivo dei gamer, è stata acquistata da Amazon. Ad oggi se la contende con i colossi come YouTube e Instagram. Tantissimi musicisti si esibiscono su Twitch in streaming nel proprio studio casalingo, fanno dj set, rilasciano interviste. Oltre ad esserci concerti, festival, show. La musica è presente su Twitch da prima della quarantena, ma ora più che mai diventa uno spazio dove entrare in contatto. Il poter impostare una connessione live tra streamer e utente, che può partecipare attivamente attraverso la chat della piattaforma, fa si che l’utente si sente parte integrante dello show proposto.

Investire nel digital non vuol dire solamente colmare il forzato vuoto imposto da questo momento storico. Significa viverlo come un’opportunità. Quando gli eventi potranno ricominciare a ospitare migliaia di persone, la piattaforma digitale potrà sempre vivere in parallelo all’offline.

Incontrarsi negli scenari virtuali, quali vantaggi?

Questa nuova veste degli eventi apre nuove opportunità:

  • Networking worldwide: in questa epoca Covid gli spostamenti continuano a essere incerti, grazie al web i partecipanti possono connettersi ovunque si trovino. Il pubblico diventa quindi più ampio e variegato. I confini si annullano. Partecipando virtualmente all’evento lo si può fare da qualsiasi parte del mondo, aumentando così esponenzialmente il pubblico a cui ci si può rivolgere.
  • Contenuti più fruibili: sul digitale non è necessario girare un evento per ore, perché tutto è a portata di clic. Pensiamo a una fiera ricca di stand o a un festival dove si esibiscono tanti artisti. Trovare ciò che interessa veramente spesso nell’offline risulta dispendioso in termini di tempo ed energia. I contenuti di un evento online sono più immediati e facili da scoprire. Ad esempio attraverso i filtri di un campo di ricerca di un sito.
  • Maggiore conoscenza dei propri interlocutori: è più facile profilare e conoscere il proprio target. Gli incontri si possono dilazionare nel tempo permettendo maggiori approfondimenti. Attraverso la piattaforme web si possono condividere sondaggi mirati per focalizzare i punti di forza e le aree di miglioramento dei propri eventi. Oltre ad avere una reportistica più dettagliata dei contatti avviati.

La fase che stiamo vivendo è indubbiamente difficile e unica. È importante cercare di trasformare i problemi in opportunità per cambiare, sperimentare. Creare nuovi modi per veicolare i propri prodotti e coinvolgere il pubblico. Il mondo digitale è un’occasione di ripartenza per tanti settori, non solo per il mondo degli eventi.

E noi di IAKI siamo qua pronti ad aiutarvi a fare chiarezza in questi incerti scenari e per supportarvi nel realizzare eventi digitali di successo e campagne di comunicazioni vincenti anche in questo difficilissimo periodo storico.

Facebook Ads: addio limite del 20% sul testo in grafica

Il sogno più desiderato dagli inserzionisti sembra essersi finalmente avverato: Facebook ha annunciato la rimozione delle restrizioni sugli ADS che includono più del 20% di testo nell’immagine principale.

Chi era infatti abituato ad utilizzare lo strumento di testo sovrapposto per verificare se il contenuto fosse conforme alle limitazioni, si sarà accorto che il tool non è più disponibile. Un errore? No, semplicemente uno strumento non più necessario e l’inizio di una nuova era.

La riformattazione continua delle immagini per allinearsi alle regolamentazione e i processi a volte erronei della piattaforma (che spesso richiedevano richieste di verifica), saranno presto un lontano ricordo. Siamo quindi di fronte a una buona notizia per Facebook ADS?

Perché Facebook aveva imposto un limite di testo?

Un feed pieno di contenuti a base di scritte all’interno delle immagini e privi di un senso estetico non sarebbe stato il massimo, non trovate? Soprattutto nei primi anni di vita di questi social.

Che gli utenti di Facebook e Instagram non amassero questo tipo di annunci era stato notato ben presto dalla piattaforma, l’obiettivo primario era quindi quello di massimizzare l’esperienza generale degli utenti.

IAKI - Facebook ADS 2

Tuttavia si è trattato di un processo graduale, partendo da inserzioni totalmente rifiutate fino ad arrivare a una lenta limitazione nella copertura. Più il testo era presente, più la probabilità di raggiungere persone diminuiva.

Ok, troppi testi non piacciono a nessuno, ma ciò penalizzava anche i loghi riconosciuti come tali o campagne di marketing che si fondavano totalmente sul copywriting.

Facebook ADS: cosa abbiamo imparato dalla regola del 20%

Se un limite non è più strettamente obbligatorio, non significa che non bisogna rispettarlo. Negli anni Facebook ha cercato quindi di “educarci” alla creazione di immagini che apparissero meno commerciali e più simili ai post ordinari pubblicati dagli utenti comuni, contenuti che hanno più probabilità di ricevere interazioni e clic.

Il consiglio della piattaforma per Facebook ADS rimane infatti sempre lo stesso: evita immagini con troppo testo. Abbiamo riscontrato che le immagini con meno del 20% di testo hanno prestazioni migliori.

Nei prossimi mesi saremo quindi bombardati da contenuti pieni di testo, oppure avremo davvero imparato la lezione da Facebook sul tipo di comunicazione più efficace?

Facebook ADS: testo sì, ma con moderazione!

Nel frattempo le piattaforme di Instagram e Facebook si sono evolute e, se inizialmente il testo era un elemento immediatamente associabile a un Ad, ora gli utenti possono realizzare facilmente contenuti che includono testi, bordi, emoji, rispetto alle semplici immagini di un tempo.

Le scritte non sono più dunque un elemento “anomalo” nel feed con valenza prettamente commerciale, ma ciò non significa che abbiano acquisito una maggiore attrattiva.

Parola d’ordine: testare e misurare

Come si dovrà agire di fronte a questo cambiamento di Facebook ADS? Le ricerche di mercato parlano chiaro su cosa preferiscono gli utenti. Tuttavia è vero anche che gli obiettivi e gli audience a cui si rivolgono i brand sono sempre differenti tra loro.

Toccherà dunque agli inserzionisti scoprire la quantità di testo apprezzata dalla propria audience, effettuando test su contenuti differenti e misurandone il coinvolgimento e i risultati.

Sembra dunque che Mark abbia deciso di darci più fiducia, lasciandoci una maggiore libertà di scelta. Ma ricordatevi sempre: da grandi poteri (su Facebook) derivano grandi responsabilità!

Reels: la sfida tra Instagram e TikTok continua

Oggi parliamo di Reels. Instagram ha sempre messo al primo posto l’esperienza dell’utente e le possibilità di personalizzazione dei contenuti sulla piattaforma. Valorizzare la modalità di fruizione dei contenuti e l’esperienza dell’utente (ne avevamo parlato qui) è un fil rouge che lega le modifiche apportate alla piattaforma negli ultimi anni.

Dall’introduzione delle stories nel 2013, alle tante features lanciate negli anni, fino alla rimozione dei like, non si è mai persa occasione di rendere sempre più esclusivo e totalizzante il “vivere” l’ecosistema Instagram. Allora, complice il boom di dowload di Tik-Tok, eccola lì l’idea per l’ennesimo upgrade: Instagram Reels.

Che cos’è Reels?

Instagram Reels è un modo completamente nuovo per creare contenuti video divertenti e coinvolgenti da Instagram Stories, che appare molto simile a Tik-Tok nelle dinamiche di creazione contenuti. Gli utenti possono registrare video clip di 15 secondi, dotarli di effetti, inserire una traccia musicale e condividerli su Stories.

Alcuni tricks and updates li aveva forniti Instagram stesso parlando di tracce musicali, stimolando ai più attenti quesiti sulla possibile release di succose novità.
Dopo essere stato testato per la prima volta in Brasile, IG Reels è stato finalmente rilasciato in molti paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Germania, Italia e molti altri.

Una sfida aperta a TikTok?

Instagram raccoglie il format lanciato da Tik-Tok, dell’app più scaricata in questo 2020 per offrire ai propri utenti la possibilità di avere tutto in un unico posto. Siamo di fronte ad una svolta epocale? Forse. 
Oltre il format che viene replicato dal social cinese rivolto all’entertainment, molto diffuso soprattutto tra la Generazione Z, Instagram Reels ci proietta in uno scenario completamente diverso, appunto totalizzante.
La popolazione social di Instagram, che ha superato il miliardo di utenti iscritti, potrebbe orientarsi verso una combinazione unica:

  • L’intrattenimento premeditato e narrato, sfruttando le numerosissime features a disposizione (tra le IG stories e, appunto, Reels)
  • Valorizzazione di contenuti spontanei e autobiografici, aggiungendo qualcosa in più alle proprie stories (in cui Reels diventerebbe quel qualcosa in più).

Questa combinazione manca a TikTok, essendo un social più orientato verso l’ entertainment puro che il “racconto” quotidiano e spontaneo che rende possibile invece Instagram.
Quindi il dubbio, che probabilmente aleggerà tra creators e utenti più attivi, sarà legato a quale social usare.

I presupposti dell’esperienza unica

Con queste parole Robby Stein, Instagram Director of Product Management, parlava di Reels qualche mese fa:
”Non ci sono due prodotti esattamente uguali. In fin dei conti, la condivisione di video con la musica è un’idea piuttosto universale che pensiamo possa interessare a tutti. L’attenzione si è concentrata su come rendere questo formato unico per noi” – ed ancora “I tuoi amici sono già tutti su Instagram. Credo che questo sia vero solo per Instagram” – fissando i paletti per la release di Instagram Reels.

Accentrare tutte le possibilità creative, valorizzare l’esperienza dell’utente sul canale, rendere unico il processo di creazione di scatti, sono tutte dinamiche che porteranno ad un Instagram sempre più completo.

Tutto più semplice quando hai quasi la certezza che ogni tuo amico, così come ogni brand che intendi seguire, decida di dare priorità ad Instagram quale canale di presidio e pubblicazione. Utenti, creators, influencers e ad anche i numerossimi brand presenti sulla piattaforma, avranno un altro modo per intercettare il proprio pubblico. Quindi, teniamoci forte e prepariamoci a nuove tipologie di contenuti trending e dinamiche di interazione sempre più complete e caratterizzanti.

E voi brand siete pronti?

Blog nel 2020: è ancora il giusto asset per i brand?

“Il primo amore non si scorda mai!”, vale la stessa regola per il blog? All’inizio del nuovo decennio, cominciato, possiamo dirlo, con qualche scossone è il caso di fermarsi e fare il punto della situazione. La comunicazione è cambiata e i contenuti ricercati dagli utenti sono diversi. Scopriamo insieme se il blog nel 2020 è ancora una buona idea per i brand e se lo è, perché!

Blog e community online

Il tempo passa e le tecnologie evolvono sempre più rapidamente. Se solamente qualche anno fa avere una fotocamera integrata nel cellulare e poterlo utilizzare per navigare su internet sembrava un’utopia, oggi non è più così. Possiamo interagire in tempo reale con utenti anche dall’altra parte del mondo, guardare i nuovi video divertenti su TikTok o i Reels, la novità più chiacchierata del momento in casa Instagram.
Il blog è una piattaforma che ha ormai compiuto la maggiore età e nonostante l’intrattenimento sempre più veloce, resta sempre un ottimo punto di riferimento per i brand e i blogger di professione.
Nato come uno dei primi strumenti per creare una community, condividere delle idee o interessi, oggi è diventato una piattaforma molto più grande, anche se… meno interattiva. Le comunità online si sono spostate più sui social media, dove lo scambio avviene in modo più omogeneo e rapido.

Per quale ragione allora il blog nel 2020 resta una buona idea? Scopriamolo insieme!

4 ragioni per essere dei blog-lover nel 2020

Perché è una buona idea aprire un blog nel 2020?

  1. Un centro di gravità permanente: eh si! Il blog è proprio quello spazio in cui un brand può inserire sia i propri prodotti e servizi che articoli, ricette e contenuti che ritiene interessanti e in linea con la propria comunicazione. I social network possono passare di moda, ma il blog resta e si adatta a tutti i cambiamenti, come ha fatto negli ultimi anni;
  2. Parola chiave: fiducia! Attraverso i blog si condividono contenuti su temi inerenti alla propria comunicazione di brand e si viene percepiti in modo positivo dagli utenti, che vi prenderanno come punti di riferimento per l’approfondimento di determinati argomenti. Quando il sito è ben indicizzato e il blog ha una ragione valida per esistere, gli utenti sono guidati nella navigazione e stimolati da ulteriori contenuti. Questo avviene per anticipare le domande e, come farebbe Voldemort, leggere nel pensiero dell’utente;
  3. Influencer ispirazionale: il blog è un punto di riferimento per approfondire i temi relativi alla comunicazione del brand e per condividere la propria conoscenza su un tema. Per l’utente è un vero e proprio spazio nel quale trovare contenuti interessanti e trovare ispirazione per ricette, allenamenti, abbigliamento o qualsiasi ambito voglia. Un luogo dove sentirsi accolto e coccolato, come nella SPA dei propri sogni;
  4. Il mio blog è differente! Per un brand è importante differenziarsi e un metodo efficace per farlo è quello di sfruttare il canale del blog. Inserire all’interno del proprio sito una sezione di magazine per esempio, può essere efficace per distinguersi dagli altri marchi e dalla concorrenza e trattare temi interessanti, con il taglio che si vuole!

Quali sono quindi i vantaggi per un brand nel 2020?

  • Un racconto più approfondito. Parlare infatti del proprio prodotto inserendolo all’interno di un contesto, per esempio spiegando come utilizzarlo nella vita di tutti i giorni o in modi alternativi può essere molto utile. Il marchio può raccontarsi diversamente, anche attraverso gli articoli e gli utenti ottengono degli spunti interessanti e saranno più invogliati a provare cose nuove;
  • In aggiornamento continuo: il blog è uno spazio in continua evoluzione che permette agli utenti di sapere quali sono le novità in casa e i nuovi progetti del marchio. Insomma, la vetrina di lancio che tutti sognano;
  • Mailing list: quando questo strumento viene utilizzato nel modo corretto è perfetto per creare una community affezionata. Attraverso il blog gli utenti troveranno dei contenuti interessanti e vorranno rimanere aggiornati sui prossimi temi e le novità. Un buon blog funziona bene, in combinazione alla mailing list fa scintille!

Aprire un blog nel 2020 sembra quindi essere ancora una buona idea, flessibile e trasversale resiste a tutte le intemperie tecnologiche.  Quando non farlo?
Se il vostro scopo è solamente scrivere un articolo ogni tanto senza particolare impegno;
Quando non vengono rispettate le regole base di SEM e SEO (fingeremo di non aver sentito!);
Se i temi vengono affrontati in maniera superficiale.

In questi casi… Non è la scelta che fa per voi!

E voi, come vedete il futuro dei blog?

Instagram Reels vs Tik-Tok: la sfida continua?

Instagram ha sempre messo al primo posto l’esperienza dell’utente e le possibilità di personalizzazione dei contenuti sulla piattaforma. Valorizzare la modalità di fruizione dei contenuti e l’esperienza dell’utente (ne avevamo parlato qui) è un fil rouge che lega le modifiche apportate alla piattaforma negli ultimi anni. Dall’introduzione delle stories nel 2013, alle tante features lanciate negli anni, fino alla rimozione dei like.  Ogni occasione ha reso più esclusivo e totalizzante il “vivere” l’ecosistema Instagram. 
Allora, complice il boom di dowload di Tik-Tok, eccola lì l’idea per l’ennesimo upgrade: Instagram Reels.

Che cos’è Instagram Reels?

Instagram Reels è un modo completamente nuovo per creare contenuti video divertenti e coinvolgenti da Instagram Stories. Appare molto simile a Tik-Tok nelle dinamiche di creazione contenuti.

Gli utenti potranno registrare video clip di 15 secondi, dotarli di effetti, inserire una traccia musicale e condividerli su Stories.

IAKI - Reels
Fonte: https://techcrunch.com/2019/11/12/instagram-reels/

Alcuni tricks and updates li aveva forniti Instagram stesso parlando di tracce musicali, stimolando ai più attenti quesiti sulla possibile release di succose novità.
Dopo essere stato testato per la prima volta in Brasile , IG Reels sembrerebbe essere in fase di release in molti paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Germania e molti altri.

Instagram Reels: una sfida aperta a TikTok?

Instagram raccoglie il format lanciato da Tik-Tok, dell’app più scaricata in questo 2020 per offrire ai propri utenti la possibilità di avere tutto in un unico posto. Siamo di fronte ad una svolta epocale? Forse.

Oltre il format che viene replicato dal social cinese rivolto all’entertainment, molto diffuso soprattutto tra la Generazione Z, Instagram Reels ci proietta in uno scenario completamente diverso, appunto totalizzante.

La popolazione social di Instagram, che ha superato il miliardo di utenti iscritti, potrebbe orientarsi verso una combinazione unica:

  • L’intrattenimento premeditato e narrato, sfruttando le numerosissime features a disposizione (tra le IG stories e, appunto, Reels)
  • Valorizzazione di contenuti spontanei e autobiografici, aggiungendo qualcosa in più alle proprie stories (in cui Reels diventerebbe quel qualcosa in più).

Questa combinazione manca a TikTok, essendo un social più orientato verso l’ entertainment puro che il “racconto” quotidiano e spontaneo che rende possibile invece Instagram.
Quindi il dubbio, che probabilmente aleggerà tra creators e utenti più attivi, sarà legato a quale social usare.
I presupposti dell’esperienza unica

Instagram Reels by Robby Stein

Con queste parole Robby Stein, Instagram Director of Product Management, parlava di Reels qualche mese fa:
”Non ci sono due prodotti esattamente uguali, e in fin dei conti, la condivisione di video con la musica è un’idea piuttosto universale che pensiamo possa interessare a tutti. L’attenzione si è concentrata su come rendere questo formato unico per noi”.

E ancora “I tuoi amici sono già tutti su Instagram. Credo che questo sia vero solo per Instagram” – fissando i paletti per la release di Instagram Reels. Accentrare tutte le possibilità creative, valorizzare l’esperienza dell’utente sul canale, rendere unico il processo di creazione di scatti, sono tutte dinamiche che porteranno ad un Instagram sempre più completo.

Tutto più semplice quando hai quasi la certezza che ogni tuo amico, così come ogni brand che intendi seguire, decida di dare priorità ad Instagram quale canale di presidio e pubblicazione. Utenti, creators, influencers e ad anche i numerosssimi brand presenti sulla piattaforma, avranno un altro modo per intercettare il proprio pubblico. 
Quindi, teniamoci forte e prepariamoci a nuove tipologie di contenuti trending e dinamiche di interazione sempre più complete e caratterizzanti.

Real Time Marketing: la top 4 dei vantaggi

Real Time Marketing che passione! C’erano una volta i contenuti programmati da giorni e giorni, quelli che ci facevano spremere le meningi per trovare l’incastro perfetto tra obiettivo di comunicazione, mood del brand e tone of voice. Un bel giorno è arrivato il Real Time Marketing che ha stravolto tutto… o quasi. Ripassiamo quindi che cos’è il RTM e scopriamo quali sono i suoi vantaggi.

Real Time Marketing: facciamo un ripasso

Considerare il brand come parte di un ambiente più ampio è importante oggi più che mai. Soprattutto nel mondo dei social network, dove tutti siamo legati inesorabilmente a ciò che ci circonda, anche le aziende devono trovare il loro posto. Non stiamo parlando di entrare nel mondo di Matrix, ma di guardarsi intorno e sfruttare positivamente gli avvenimenti per valorizzarsi.

Abbiamo parlato di RTM in questo articolo, ma c’è ancora tanto da sapere. È infatti importante capire perché il Real Time Marketing può essere l’approccio giusto per la comunicazione di un brand e quali sono i suoi vantaggi.

Questa tipologia di marketing mette al centro le occasioni della vita di tutti i giorni per coinvolgere gli utenti, soprattutto quando si vuole scatenare in loro una reazione. Solitamente si cerca di essere ironici e divertenti, cercando di (re)interpretare tutto con una comunicazione che sia in linea con gli obiettivi.

Non è però l’unico modo per cavalcare quest’onda: anche supportare una causa seria con il proprio brand può essere fatto con un tono di voce più serio e adatto, pur rimanendo nei confini del Real Time Marketing.
Il brand diventa più umano e si avvicina all’utente, dimostrandosi così meno “patinato” e rigido e più attento e reattivo a ciò che avviene intorno.

La top 4 dei vantaggi del RTM

Quali sono quindi i vantaggi per le aziende che scelgono di utilizzare il Real Time Marketing come approccio di comunicazione?

  • Tu sei tu, io sono io: quando si comunica è importante non essere tutti una copia l’uno dell’altro. Infatti prendere ispirazione può essere un ottimo punto di partenza, ma non dovrebbe mai essere quello di arrivo. Legandosi ad eventi che accadono e a trend, l’azienda può esprimersi anche sotto altri punti di vista e mostrarsi sotto una luce diversa agli utenti.
    Inoltre, scegliere il giusto avvenimento è di cruciale importanza, non tutto quello che passa in convento va bene. Ci si può differenziare nel modo di comunicare, ma anche semplicemente nella scelta dello stesso, per mantenere una coerenza di fondo.
  • Brands or Humans: parola chiave umanizzare. Uscire dai propri schemi per comunicare i Real Time Moments permette al brand di essere percepito come più umano e meno come un’entità distante anni luce che parla per esempio solo dei propri prodotti. Inoltre gli utenti saranno più spinti a interagire con contenuti a loro più vicini, che siano ironici o che trattino di un tema di loro interesse. Abbiamo approfondito il tema anche in ottica CRM in questo articolo.
  • È tutta una questione di percezione: la percezione del brand da parte dell’utente è fondamentale per instaurare un rapporto duraturo nel tempo. L’immagine che si comunica di se stessi dipende da svariati fattori, tra cui gli argomenti che si trattano tutti i giorni. Per questa ragione utilizzare il Real Time Marketing per modificare la percezione dell’utente nei confronti del brand è un’ottima scelta, se fatta con criterio e nel modo giusto.
    Non tutti i canali e tutte le aziende sono adatti, se per esempio lo scopo è solo far conoscere i vostri prodotti e come vengono realizzati, il RTM non è la strada che fa per voi. Se invece volete riscaldare la comunicazione è il momento di dargli una chance!
  • Visibili anche dallo spazio: meme virali, giornate internazionali e avvenimenti che fanno rapidamente il giro di internet sono occasioni perfette per essere sfruttate con lo scopo di aumentare la propria visibilità. Cavalcare l’onda e creare un contenuto ad hoc che possa coinvolgere gli utenti al primo colpo è essenziale. Per questa ragione, il Real Time Marketing può essere anche un’ottima chiave per farsi conoscere sul Pianeta Social e attrarre attenzione. Associando per esempio un hashtag correlato, usando una grafica che catturi o un copy di accompagnamento studiato, il gioco sarà fatto!

Adesso conoscete i vantaggi del Real Time Marketing e perché può essere uno strumento molto utile per brand e aziende che vogliono comunicarsi al meglio. Siete curiosi di provarlo?

Il Customer Relationship Management in epoca Covid-19: la formula per umanizzare i brand

Il Customer Relationship Management è da sempre la patata bollente della comunicazione. State ancora aspettando di ricevere risposta su Facebook o Twitter alla richiesta di informazioni rivolta al vostro operatore telefonico? Forse a breve riceverete una risposta, e ci è voluta una pandemia globale.

Il Covid-19 ha causato gravi danni economici in tutto il mondo. Compreso il rovesciamento delle priorità dei consumatori, pronti a mettere in secondo piano da un giorno all’altro il loro potere di acquisto, per destinare interesse, fondi e attenzioni ad altri messaggi, quelli legati alla sicurezza, all’autoconservazione e al risparmio.

IAKI - Customer Relationship Management
Fonte: Insidemarketing.it

Un nuovo modello di business per le imprese

Il nuovo modello di comportamento dei brand vede un offuscamento del confine tra le imprese, la società e le persone, con una netta e più profonda integrazione degli orientamenti di valore pubblico, ambientale e commerciale. Come si traduce questo cambiamento in modelli di business? Ecco degli esempi:

  • Qantas e Air New Zealand hanno riadattato le loro flotte passeggeri per i voli cargo, in modo da poter consegnare forniture mediche essenziali
  • Louis Vuitton, Prada, Armani e altri hanno riconvertito i loro siti di produzione per produrre centinaia di migliaia di mascherine chirurgiche, camici monouso e protezioni sanitarie
  • FCA e Ferrari, insieme a Marelli, hanno messo i loro impianti e dipendenti a disposizione di Siare Engineering International, leader nella progettazione e produzione di apparecchiature medicali a livello mondiale
IAKI - Customer Relationship Management 2
Fonte: www.centralmarketingintelligence.it

Risposta immediata all’emergenza Covid, ma il futuro?

Se l’adeguamento delle strategie di marketing è mirato a vivere nel Q2 del 2020, cosa si prospetta guardando un attimo più in là a livello di comunicazione ed interazione con gli utenti/consumatori? Come si evolverà il Customer Relationship Management?. I brand che vogliono percorrere in modo virtuoso la strada del marketing digitale devono seminare oggi quello che oculatamente raccoglieranno nei prossimi mesi, anche perché l’internet è sovraffollato, ma almeno siamo salvi dagli assembramenti.

Una ricerca di Global Web Index ci presenta una divisione degli accessi ai social media in tutte le fasce di età:

  • il 27% tra la Gen Z
  • il 30% tra i Millennials
  • il 29% tra la Gen X
  • il 15% tra i Boomer

Ecco perché le attivazioni, campagne e strategie digitali dovranno essere impostate per poter vivere cross-gen e adattate al post emergenza Covid:

  • Gucci invita tutti i suoi follower ad entrare nella #GucciCommunity, dando un contributo economico per combattere la situazione di crisi attraverso campagne di crowdfunding oggi, ma questa campagna può funzionare anche in futuro
  • L’adv out of home è trending per comunicare il distanziamento sociale oggi, ma non sarà più utile se cambieranno le abitudini dei consumatori/utenti
  • Il primo passo dell’adeguamento della comunicazione è stato cavalcare il trend di modificare i loghi distanziando font ed elementi, ma per il futuro serve una messa a terra a lungo termine della strategia, in modo che dal logo i prossimi ad allontanarsi non siano i consumatori

IAKI - Brand distanziati

Customer Relationship Management: non fiori, ma una comunicazione empatica

I consumatori, che sui social sono utenti, come si possono rendere conto di questo cambiamento, al netto delle prime iniziative immediate di riconversione produttiva? La risposta è: nelle conversazioni con i brand in senso lato, che per le aziende a livello strategico e in senso stretto prende il nome di community management declinato in tutte le sue strategie:

  • Fare social media listening
  • Usare tool di social media monitoring
  • Destinare risorse formative e di allineamento agli specialist e ai community manager

Una strategia di comunicazione credibile e affidabile vede queste tre leve azionate contemporaneamente. Da messaggi realistici, rassicuranti, gentili e positivi, non più artefatti da logiche troppo pubblicitarie e poco empatiche. La riuscita è legata ad una componente umana: le persone.

E saranno proprio le persone intese come gli specialist e i community manager, dei distaccamenti social interni delle aziende o delle agenzie, a favorire il processo di umanizzazione dei brand, necessario in questo livello zero post coronavirus.

Il futuro del Customer Relationship Management

Come faranno? Probabilmente così:

  • Adegueranno il Tone Of Voice delle conversazioni con gli utenti
  • Sceglieranno di affiancare comunicazioni di aggiornamento sulla situazione locale dell’emergenza Covid-19
  • Stravolgeranno il piano editoriale, cancellando o rimandando post considerati non consoni
  • Troveranno la chiave di comunicazione verso gli utenti per valorizzare l’adeguamento delle strategie aziendali, così da comunicarle agli utenti in modo vero, genuino e trasparente
  • L’interpretazione del flusso comunicativo sarà meno spersonalizzata, in modo che risultino più umane e meno spersonalizzate anche l’immagine e la brand reputation dell’azienda di riferimento
IAKI - EA
Fonte: https://twitter.com/eaitalia

Se provassimo a stilare delle linee guida o un breve vademecum del community manager i passaggi fondamentali potrebbero essere questi:

  • Frequenza: comunicate con i follower dei vostri profili con la maggiore frequenza possibile. Come? Attraverso riscontri pro-attivi ai messaggi positivi (live), interazioni. E ancora: approfondimenti tramite messaggi privati e rispondendo nei commenti sugli argomenti che possono dare informazioni a tutta la community
  • Empatia: capire e riconoscere la frustrazione degli utenti è fondamentale per dare una risposta adeguata e tempestive a qualsiasi tipo di richiesta, rimandando ad un customer service se possibile per approfondimenti dei casi one-to-one
  • Cortesia: gli specialisti che rispondono e gli utenti che chiedono sono entrambi essere umani: la chiave sta nell’essere semplicemente naturali, facendo sentire il proprio interesse e la propria vicinanza attraverso un Tone of Voice curato e cortese
  • Comprensione: i toni degli utenti potrebbero essere molto spesso non propriamente educati e comprensivi; è sufficiente non personificare nervosismi, sarcasmo o critiche. È importante ricordarsi sempre che gli specialisti stanno offrendo un servizio a nome di un brand. Quindi qualsiasi comunicazione deve essere centrata e a fuoco con i valori e la mission aziendale

Al termine di questo processo di adeguamento della comunicazione digitale, contaminata dalla componente umana dei singoli addetti ai lavori, forse sarà possibile ricevere risposte più tempestive ma soprattutto più empiricamente vicine a noi, anche da parte di quei community manager un po’ più farfalloni.