YouTube Shorts vs TikTok, nuove opportunità per i brand

Qualche mese fa il canale dei video per eccellenza ha lanciato un test per un nuovo formato, in risposta ai video TikTok e agli Instagram Reels: YouTube Shorts.

Dopo una prima fase sperimentale oltreoceano, è da poco arrivata anche in Italia una prima versione in beta che permette di realizzare brevi video verticali, fruibili soprattutto da app. La novità risiede quindi in una nuova sezione dedicata nell’interfaccia del canale (ci avevate fatto caso?) e in uno strumento integrato per crearli e caricarli, ancora in fase di sviluppo.

Che YouTube stia cercando di assomigliare sempre di più ai suoi concorrenti social?

La nuova funzionalità dei video brevi

Ma cosa sono esattamente gli Shorts di YouTube? Si tratta di clip che possono avere una durata massima di 60 secondi, in formato verticale, registrabili direttamente con la telecamera Shorts. Il formato è stato pensato per realizzare diversi mini video di 15 secondi, da scorrere passando velocemente da una all’altra.

Questa, per YouTube, è davvero una svolta, essendo da sempre una piattaforma che predilige video orizzontali. Ma non è finita qui: grazie agli accordi con diverse case discografiche (circa 250 etichette!) sarà possibile aggiungere, come per i social competitor, dei brani musicali al proprio girato.

Anche la modalità di visualizzazione degli YouTube Shorts è molto simile a quella di TikTok. Ovvero un feed continuativo gestito da algoritmi, che permette di navigare tag e account specifici.
Per non farsi mancare proprio nulla, il canale sta anche sviluppando nuovi strumenti come l’aggiunta di testi, la possibilità di impostare un timer e di regolare la velocità per accelerare o rallentare i video.

IAKI - YouTube Shorts

Ma quale scelta potrebbe esserci dietro ai video brevi? Sicuramente è un modo per estendere l’accesso sulla piattaforma a qualsiasi tipologia di utente che, anche a livello amatoriale, ha la possibilità di sfruttare la creazione di video in modo immediato e smart.

Il rischio? Che YouTube diventi un contenitore di video già pubblicati su TikTok, così come sta già accadendo su Instagram per i Reels.

YouTube Shorts vs. YouTube Stories

Cosa cambia quindi dalle Stories, trattandosi sempre di video di breve durata? All’interno di una YouTube story è possibile fare tap per arrivare alla fine di essa, rimanendo all’interno dell’ecosistema di quello specifico creator, o swicthando a uno differente; si tratta di contenuti più corti (fino a 15 secondi) che scompaiono dopo 7 giorni dalla pubblicazione.

Anche gli Shorts sono video di breve durata, ma non hanno alcuna progressione da completare. Rimangono infatti sul proprio canale in modo definitivo (a meno che non si eliminino manualmente).

Quindi, come con i video ordinari, è possibile che nel tempo YouTube inizi a mostrarli sempre a più persone, con un potenziale decollo di questo formato.

via GIPHY

Qual è l’opportunità per Creators e Aziende?

Un tentativo forse tardivo, quello di YouTube, ma forse immancabile dato il potenziale della piattaforma di condivisione video più utilizzata.

Grazie a questa funzionalità, i creators hanno infatti la possibilità di diversificare i propri contenuti, sfruttando anche quelli di breve durata, ma di impatto, in alternativa al formato più lungo.
Il bello di questa novità è proprio quella di avere l’occasione di attrarre il pubblico in pochi secondi. In questo modo si sfrutta il feed a scorrimento e la proposta casuale basata sulla cronologia delle ricerche e di visualizzazione sulla piattaforma degli utenti. Un’ottima occasione per farsi conoscere, no?

Inoltre, in ogni Short, appare automaticamente un pulsante di call to action per l’iscrizione istantanea al canale dell’autore o brand.

IAKI - Youtube shorts

D’altronde, i video brevi sono perfetti per veicolare messaggi di media durata, troppi lunghi per le Stories, ma allo stesso tempo troppo corti per giustificare un video di 15 minuti.
Infine, potrebbero anche essere elementi volti a presentare la “trama” di un video principale che gli utenti sarebbero incuriositi a guardare per intero sul canale.

Gli YouTube Shorts sembrano quindi essere un ottimo strumento per farsi conoscere sulla piattaforma e aumentare la propria base di iscritti. Ora non possiamo fare altro che attenderne la versione ultimata!

Facebook Portability Tool verso Docs e WordPress

Per dare ai propri utenti un maggior controllo sui propri dati, Facebook ha annunciato un aggiornamento per il Data Portability Tool, lo strumento che permette il trasferimento di alcuni contenuti verso piattaforme terze.

Nonostante la piattaforma offra da tempo la possibilità di scaricare i contenuti pubblicati su Facebook, l’aggiornamento offre un modo più pratico per salvare le proprie informazioni. La stessa sezione dedicata, per abbracciare l’intera gamma di dati che si possono ora trasferire ai servizi terzi, è stata rinominata in “Trasferisci le tue informazioni”. Semplice e intuitivo, vero?

Finora era consentito solo il trasferimento di foto e video su Koofr, Dropbox, Blackblaze B2 e Google Foto. Ora è possibile scegliere come destinazione per i post e le note Google Docs oppure WordPress.com, mentre la “meta” Blogger dovrebbe diventare disponibile a breve in Italia.

Facebook Portability Tool, passaggi da seguire

Il percorso per accedere al tool è il seguente:

  • Cliccare su Account (l’icona con la freccia rivolta verso il basso, situata in alto a destra della Home)
  • Impostazioni e privacy
  • Impostazioni
  • Le tue informazioni su Facebook
  • Trasferisci una copia delle tue informazioni

IAKI - Facebook portability tool

Arrivati a questo punto ci sono tre passaggi che l’utente deve seguire:

  1. Scegliere il tipo di contenuto (foto, video, post, note)
  2. Selezionare i contenuti da trasferire (per post e note c’è solo l’opzione Tutti/Tutte)
  3. Indicare la destinazione tra Google Docs e WordPress.com

Facebook Portability Tool e la privacy

Per proteggere i dati, inoltre, è necessario inserire la password del proprio account. Così come durante il processo di esportazione i contenuti vengono crittografati mentre si spostano da Facebook all’altra piattaforma, in modo da evitare problemi lato privacy e garantire la sicurezza nella gestione dei dati.

Questo aggiornamento fa infatti parte di un quadro più ampio, il cosiddetto Data Transfer Project, una collaborazione tra i giganti della tecnologia progettata per offrire agli utenti modalità sinergiche cross-channel per spostare i propri contenuti tra i vari servizi.

Insieme alla notizia dell’implementazione del Data Portability Tool, Facebook ha dichiarato di aver aggiornato questo strumento con l’obiettivo di preservare la privacy e la sicurezza dei propri utenti.

Ha inoltre sostenuto la regolamentazione nel settore, affermando che dovrebbero esserci leggi che determinino quali dati devono essere resi portabili e chi è responsabile della protezione di essi una volta trasferiti.

In supporto a ciò ha linkato il proprio white paper sulla portabilità dei dati, in modo da sottolineare ulteriormente la posizione dell’azienda a tal proposito.

Conclusioni

Il vantaggio dell’aggiornamento risiede innanzitutto in un maggior controllo delle proprie informazioni; scegliendo il servizio di destinazione dei contenuti si ha quindi un approccio completo nella gestione dati, che in ottica “portabilità” rappresenta sicuramente un plus per noi addetti ai lavori.

L’implementazione della piattaforma, inoltre, prevede come abbiamo già detto un ampliamento della tipologia di contenuti da scaricare. Post e note infatti, prima dell’aggiornamento non erano disponibili al download.

Un passo ulteriore verso una metodologia di lavoro fluida e agile.

Facebook lancia le inserzioni dinamiche per le piattaforme di streaming

Cosa c’è di meglio di una campagna ADV in target? Una campagna ADV perfettamente in target e con nuove features! Ci ha pensato Facebook che ha annunciato per le piattaforme di streaming una nuova tipologia di contenuti, le “inserzioni dinamiche”. In che cosa consiste la loro dinamicità?

Questo nuovo tipo di inserzioni promette di aiutare i brand di piattaforme di video streaming a mostrare i titoli più pertinenti, in base agli interessi, alle persone su Facebook, così da spingere più facilmente alle iscrizioni.

Inserzioni dinamiche Facebook, come funzionano

Quando si vedrà un’inserzione si potrà scorrere l’annuncio e visionare altre proposte dal catalogo della piattaforma, la selezione di quello che viene presentato avviene in base agli interessi che gli utenti hanno mostrato su Facebook e Instagram. Potremmo quasi considerarlo un carosello dinamico, e ne ha tutta l’aria, a giudicare dalla creatività condivisa dal colosso di Zuckerberg.

IAKI - inserzioni dinamiche Facebook

Ottimo spunto questa super personalizzazione, seppur su un settore di nicchia ma che preannuncia possibili cambiamenti anche per altri settori. Ogni utente vedrà infatti diversi contenuti della piattaforma a seconda degli interessi che ha espresso su Facebook, le pagine a cui ha messo “Mi piace”, gli attori che segue o i gruppi in cui è più attivo.

Una sorta di “Consigliati per te” basati davvero sui contenuti che troviamo più interessanti e di valore, quelli che ci coinvolgono di più.

Quindi mentre prima ogni titolo prima veniva promosso singolarmente ora è possibile aggiungere i nuovi titoli al bacino e Facebook mostrerà i più pertinenti in automatico. Sarà praticamente impossibile sbagliare target!

Inserzioni dinamiche Facebook, la svolta?

Questa customizzazione risponde a quanto evidenziato da uno studio che mostra come gli utenti scelgano di provare una piattaforma streaming non perché sono alla ricerca di un singolo titolo, ma più per il desiderio di una gamma più ampia di titoli. In questo modo Facebook promette di riuscire a connettere domanda e offerta in un clic, incrementando le iscrizioni alle piattaforme di streaming.

Una bella svolta per le piattaforme di streaming che ad oggi di contendono il mercato con un’offerta sempre più ampia e varia. A volte però, senza magari riuscire a esprimere a pieno tutto il loro potenziale o a mostrare il meglio del proprio catalogo.

La piattaforma brasiliana Globoplay sembra che abbia già usufruito con successo delle inserzioni dinamiche di Facebook, valutando in modo positivo l’efficienza e i risultati raggiunti in termini di business.

Netflix , Prime Video , Infinity & co, siete avvisati: tutto da oggi sembra essere più semplice.

Noi aspettiamo solo di testare questa tipologia di annunci, anche come utenti: siamo certi che ne vedremo delle belle!

Facebook e i Reel: una nuova sfida per Zuckerberg

La continua ascesa di TikTok, la piattaforma più cool del momento che con i suoi short format e i suoi tool di personalizzazione (per non parlare delle challenge!) riesce a conquistare i polpastrelli sia della Gen Z che dei i millennials… sembra davvero preoccupare Facebook e Instagram.

Ma, come spesso accade quando si tratta di grandi colossi, il social azzurro e bianco non si fa trovare impreparato. Approfittando infatti del divieto imposto all’uso di TikTok in India, ha iniziato a introdurre la possibilità di condividere i Reel di Instagram su Facebook.

Capiamo meglio perché questa mossa potrebbe sparigliare le carte in tavola.

“In India stiamo testando la capacità dei creators di Instagram di scegliere di condividere i loro Reels su Facebook. I creators possono raggiungere un nuovo pubblico e le persone possono creare e scoprire contenuti più divertenti” dichiarano dalle parti di Menlo Park.

Per ora la funzione è attiva, appunto, solo in India ed è ancora in fase di test ma, se i risultati dovessero essere positivi, siamo certi che si espanderà in tutte le altre nazioni.

Tutti vogliono essere TikTok

Ma facciamo un passo indietro. I formati e le feature di TikTok non sono nati per caso: la brevità, la possibilità di personalizzare i contenuti e di creare commistioni di stili rendono protagonisti la creatività e l’originalità dei creator.

È proprio su questo spunto che i colossi dei social media si sono messi a rivedere le proprie carte aggiungendo la possibilità di creare brevi video nelle proprie piattaforme, Instagram in primis. Proprio per cercare di canalizzare quella creatività degli utilizzatori che, forse, era andata esaurita con i formati precedenti.

Zuckerberg, sempre attento alle novità, ha cavalcato quindi l’onda e non si è sbagliato. Gli Instagram Reels stanno avendo un grande successo sia come utilizzo che come performance.

Gli utenti infatti si divertono a mostrare la propria creatività e personalità, in modo facile ed intuitivo, mentre le aziende possono giocare sull’intrattenimento per creare fidelizzazione con i propri potenziali clienti.

Ad oggi Instagram Reels permette ai brand di comunicare in modo unico e intercettare target diversi e più giovani.

Godendo del favore dell’algoritmo di Instagram, permettono ai content creator di essere visibili e far sì che quante più persone possibili riescano a vedere il contenuto.

L’obiettivo è ovviamente quello di invertire il trend. In particolare fare in modo che gli utenti non si spostino più su TikTok, ma sfruttare il successo dei Reel dal momento del loro lancio.

E ora torniamo alla novità del momento: Facebook e i Reel.

Facebook e i Reel, un’accoppiata vincente

La parentela tra i due social di casa Zuckerberg rende teoricamente scontata la possibilità di condividere i Reel creati con Instagram direttamente sull’app Facebook.

Considerando gli utenti presenti su questo social (circa 2 miliardi), l’accoppiata di Facebook – Reel porterebbe sicuramente un riscontro maggiore coinvolgendo un pubblico più ampio.

Ciò si tradurrebbe in un aumento esponenziale delle visualizzazioni, interazioni e follower, oltre alla possibilità per i brand di comunicare in modo più creativo e coinvolgente anche su Facebook.

Il vantaggio, invece, per un content creator sarebbe quello di poter raggiungere nuove fasce di utenti, poiché i Reel Instagram verranno inseriti direttamente tra i video che già normalmente Facebook consiglia ai propri utenti sulla base dei loro interessi.

Quali sono le mosse per condividere?

L’atterraggio dei Reel su Facebook sarà semplicissimo: basterà semplicemente attivare l’opzione “Condividi Reel” anche su Facebook e una volta creato e pubblicato un Reel su Instagram verrà automaticamente condiviso nell’app.

Ciò che rende ancora più smart il tutto è la possibilità di condividere su Facebook senza avere necessariamente un account registrato.

L’intento di Facebook, come abbiamo detto in precedenza, è ovviamente chiaro: evitare la migrazione dei propri utenti su TikTok. Tanto che non ci stupirebbe se questa funzionalità venisse introdotta anche nell’app principale.

Twitter Spaces atterra su Android

Il successo di Clubhouse, l’app basata solo su voce, continua a crescere in tutto il globo. Nell’attesa che Facebook lanci la sua versione, Twitter si è rivelata pronta per il suo lancio tra Marzo e Aprile: Twitter Spaces.

Aggiornando in questi giorni le app Android e iOS di Twitter, tra le novità si fa riferimento alla possibilità di twittare e parlare, inizialmente accedendo agli “spazi” avviati da alcuni profili tester e provare le funzionalità da semplici ascoltatori della discussione.

Ma ancora per poco. Tra un paio di settimane, annuncia infatti l’azienda cinguettante, che l’arrivo di Twitter Spaces per tutti sarà realtà. Si parla di Aprile ma possiamo già notare sui nostri smartphone che il processo sarà più veloce.

Finalmente anche gli utenti Android avranno voce con Twitter Spaces

La vera novità rispetto a Clubhouse è che Twitter Spaces sarà appunto disponibile non solo su iOS ma anche per gli utenti Android, presidiando un target ancora (per il momento) libero dalla voce.

La crescita di Twitter passerà dunque anche per Spaces, un progetto che consente di trovare un nuovo spazio d’espressione che va al di là dei canonici 280 caratteri.

Un altro punto di forza di Twitter Spaces sarà la possibilità di rendere gli audio degli spazi e delle trascrizioni scaricabili, del resto è innegabile: verba volant, scripta manent.

Gli utenti avranno così l’opportunità di fruire sempre e comunque degli spazi e dei contenuti di loro interesse, potendo riascoltare a piacimento gli interventi prediletti e non perdendo nessun intervento degli speaker.

Twitter Spaces, quali opportunità per le aziende?

Le app vocali rappresentano un ulteriore spazio di crescita per i brand. All’interno di Twitter Spaces le aziende possono promuovere servizi, prodotti, eventi, trovare nuovi potenziali clienti. Fornire informazioni mirate e argomenti di discussione stimolanti in una stanza dedicata può far intercettare un target veramente interessato al proprio marchio, andando così a colpire nuovi contatti.

Grazie ad un content creator o uno speaker specializzato si possono realizzare degli appuntamenti ad hoc, con rubriche ad hoc. Un brand del food potrebbe ad esempio realizzare una rubrica vocale con delle ricette veloci da creare in diretta, guidando passo passo gli utenti e favorendo il coinvolgimento attivo del pubblico qualora si dia la possibilità di fare delle domande.

Inoltre la possibilità di scaricare gli interventi di Twitter Spaces fa si che possa rimanere uno storico anche per chi in quel momento non può ascoltare o non può fruire a 360 gradi dell’intervento. Nascerà così la possibilità di instaurare una relazione che va al di là di quel preciso istante.

La voce dei brand

Le aziende possono, attraverso la voce, creare un rapporto più diretto e informale con i clienti, ad esempio chiedendo in tempo reale dei feedback come se si trattasse di un “focus group”. Inoltre interagire con la voce rispetto a un video può far sentire più a proprio agio le persone, facendole sentire meno esposte.

Twitter Spaces così come Clubhouse rappresenta per i brand un posto dove apprendere, dove creare condivisione e dove ampliare la propria rete.

Clubhouse è stata la prima app che ha saputo presidiare lo spazio voce all’interno del panorama dei social media, ma è sembra arrivato il momento in cui gli altri colossi dei social media vogliano dire la loro.

Quale delle app vocale avrà più successo? Clubhouse è l’app pionieristica del settore, ma a volte gli ultimi potrebbero diventare i primi, no? Staremo a vedere. Anzi, a sentire.

Interazioni su Instagram: il festival dell’algoritmo social(e)!

In tanti hanno provato a definire le continue modifiche di Instagram, ma in pochi ci sono veramente riusciti. Noi abbiamo scelto di parafrasare il maghetto dagli occhiali tondi dicendo: “tenete d’occhio l’algoritmo, a lui piace cambiare!”.

Immergiamoci quindi nel magico mondo delle interazioni su Instagram per cercare di capire quali contano di più e che cosa raccontano del comportamento degli utenti che scrollano veloci come la luce il feed.

Guida alle interazioni su Instagram: 2021 edition

Cambia spesso e non ci è dato conoscere le regole del gioco: parliamo dell’algoritmo di Instagram! A partire dall’inizio dell’anno passato il social network che conta circa un miliardo di utenti attivi ha cambiato nuovamente le carte in tavola. Nella storia dei social questa non è la prima volta che accade e non sarà certamente l’ultima. Anche se non se ne conoscono sempre le ragioni è importante imparare a comprendere i cambiamenti, adattando i vostri contenuti e il modus operandi alle nuove modifiche.

Come per “ambienti digitali” differenti come per esempio il blog, ciò al quale ognuno aspira in fondo è essere visto, notato e seguito per i propri valori reali. A seconda poi degli obiettivi del vostro brand potrete scegliere di puntare più a una community affezionata, all’awareness o per esempio al traffico verso un sito.

I cambiamenti dei social

Instagram è una piattaforma di natura mutevole, così come i social media in generale e nel corso del tempo ce ne ha dato prova. Ricordate quando vi abbiamo raccontato della Misteriosa sparizione del numero dei like? Un caso che ha visto coinvolti detective del calibro del Tenente Colombo e Sherlock Holmes! O ancora dell’inserimento dei Reels sulla piattaforma e della sfida con TikTok.

Per questa ragione oggi vogliamo creare una guida semplice ed efficace delle varie interazioni su Instagram nel 2021: quali sono, a che cosa servono e perché è importante saperle interpretare con la chiave corretta. Pronti?

Le interazioni che contano

Quando osservate i dati che riguardano l’engagement degli utenti su Instagram è facile soffermarsi solamente sui numeri. Questo è il motivo per cui è importante avere sempre una visione d’insieme e conoscere come confrontare i dati e leggerli nel modo corretto. In questo modo possiamo trasformare una strategia social e portarla (per citare il periodo storico)… fin su Marte!

Ecco una guida facile e brand-friendly per le interazioni di Instagram:

Più like per tutti!

I famosi “Mi piace” su Instagram, conosciuti anche come teneri cuoricini rossi hanno subito una drastica trasformazione poco più di un anno fa, come vi abbiamo raccontato in questo articolo. Anche se attraverso l’applicazione non è più possibile conoscere quante persone hanno cliccato due volte sui contenuti altrui per dimostrare apprezzamento, i numeri esistono. Viaggiano nel buco nero degli analytics di Instagram e portano a dei risultati. Che cosa vi dicono quindi i like?

  • Gli utenti apprezzano il contenuto visualizzato e scelgono di dimostrarlo in modo semplice;
  • Se avete diverse tipologie di post (per formato, contenuto o obiettivo) vi aiutano a comprendere quale performa meglio dal punto di vista dell’interazione;
  • Creano risonanza: un post con molti “Mi piace” ha più probabilità di andare nella sezione “Esplora” di Instagram e quindi di essere visualizzato da più utenti, amici o persone con gli stessi interessi.

Anche se la piattaforma ha quindi scelto di non mostrare i numeri, i like restano un fattore che conta ma non è l’unico, soprattutto se l’obiettivo è quello di creare una community affezionata.

Salva ora, guardalo quando vuoi

Tra le interazioni su Instagram i salvataggi sembrano essere diventati i nuovi like. Questo perché con le modifiche dell’algoritmo è diventato molto importante il valore dei contenuti, più che l’apprezzamento attraverso il like. Gli utenti di solito salvano un post per diverse ragioni:

  1. Mancanza di tempo: per esempio in quel momento non possono dedicarvi l’attenzione che merita;
  2. Vogliono riconsultare il contenuto in futuro: succede spesso nel caso di ricette che vorrebbero preparare, contenuti dedicati al fitness o che raccontano qualcosa per loro interessante;
  3. Semplicemente vogliono raccoglierlo in album e bacheche personali e poterlo ritrovare rapidamente.

Salvare un contenuto è un’interazione molto significativa e che rappresenta un reale interesse da parte dell’utente. Anche l’algoritmo sembra dare peso ai contenuti con più salvataggi e per un brand sono un ottimo indice per capire se la strada è quella giusta.

Commenti e condivisioni? Interazioni Instagram livello premium

Il detto del Saggio Social dice “Se con le interazioni Instagram vuoi volare, commenti e condivisioni devi attirare!”
Abbiamo scoperto che salvare un post è ottimo per l’algoritmo e per la visibilità del brand, ma non è l’unica azione che conta. Infatti, anche commentare denota interesse da parte dell’utente e quindi un’interazione di qualità superiore rispetto al semplice like. Questo vi permette di sapere quando un contenuto ha realmente colpito qualcuno e determinarne il successo (ma occhio ai bot!).

E le condivisioni? Fantastiche! Vien da se che se l’utente sceglie di condividere un contenuto con amici e conoscenti questo sarà ottimo per il vostro post. Si tratta infatti di visibilità organica che deriva dal vero interesse. Sia che investiate o meno nei vostri contenuti le condivisioni spontanee sono sempre un ottimo fattore, che aumenta il numero di persone colpite, con il minimo sforzo.

Ora che le interazioni su Instagram non saranno più un mistero per voi, quali sceglierete di osservare?

Gli spot ai tempi del Covid: come (non) differenziarsi

Dall’inizio della pandemia sono cambiate indubbiamente molte cose, tanto per i consumatori quanto per i brand. I primi hanno stravolto le loro abitudini, mentre i secondi si sono dovuti reinventare, adattandosi alle esigenze del periodo.

I brand si sono dunque trovati di fronte ad una scelta comunicativa, chiedendosi se i messaggi pubblicitari durante la pandemia potessero infastidire o, al contrario, permettere agli utenti un’evasione momentanea dalla difficile situazione, fornendo loro il supporto di cui avevano bisogno.

Ogni brand si è dunque trovato di fronte ad un bivio a tre strade:

  • Provvedere ad adattare i propri spot alla situazione pandemica
  • Sospendere ogni comunicazione di tipo pubblicitario (ansie da budget o paura di sbagliare?)
  • Continuare a perseguire lo stesso stile comunicativo antecedente alla pandemia

Il format

Focalizzandosi sui brand che hanno realizzato i cosiddetti “spot Covid” con l’obiettivo di dimostrare vicinanza ai propri consumatori, non possiamo fare a meno di notare che quasi tutti sono accomunati da un format standard. Una serie di keyword che si ripetono come un mantra.

Non l’avete notato? Guardate il video qua sotto, realizzato da Sean Haney, youtuber e digital marketer americano:

https://youtu.be/vM3J9jDoaTA

Quindi ricapitolando, gli elementi in comune sono:

  • Una base iniziale col pianoforte dalle tinte malinconiche
  • La premessa che “da quando esiste il nostro brand ti siamo accanto…”
  • L’utilizzo di keyword come: famiglia, persone, casa, insieme
  • La precisazione rafforzativa: “specialmente in questo momento di incertezze…”
  • L’accenno al distanziamento sociale con frasi come “troveremo il mondo di starti vicino nonostante la distanza sia più grande”
  • Un invito a rimanere a casa per sicurezza
  • La rassicurazione che “sono qui per te. Per aiutarti” e che “ti puoi fidare”
  • L’accelerazione delle base musicale in un climax ascendente di emozioni e speranza
  • Applausi finali

Alcuni dei brand del video in questione sono Apple, Budweiser, Fedex, Heineken, Facebook, Nissan, Toyota, Ford, Edison, Indeed, Enterprise, Uber, Dunkin Donuts, Samsung, Google, Mastercard. I business più disparati uniti sotto un unico schema strategico comunicativo.

Il filone comunicativo degli spot Covid

La domanda sorge spontanea: il filone comunicativo comune che hanno seguito tutti questi brand ha avuto effettivamente un riscontro positivo in termini di brand reputation? Oppure questo “appiattimento collettivo di marca” è stato visto come mancanza di autenticità e sincerità?

È indubbio che fare appello al senso di unità sociale (latente o meno) in ognuno di noi sia cosa buona e giusta; lo conferma la storia.

Mesi dopo l’attentato alle Twin Towers del 2001, l’American Airlines tornò in TV con uno spot molto carico dal punto di vista emotivo. Lo spot ebbe successo, soprattutto grazie al fatto che dopo il terribile accaduto era emerso che il 68% degli americani si sentiva più orgoglioso di prima della propria nazione.

In quell’occasione, tuttavia, era solo un brand a comunicare. Durante la pandemia, invece, sono stati molti brand ad aderire ad un unico tono comunicativo, con il rischio di anestetizzare i consumatori ed ottenere un’immunità di gregge di tipo cognitivo, laddove uno spot vale l’altro e gli utenti non ricordano un brand in particolare.

Il “guaio” nasce proprio dal fatto che tutti gli spot sono intercambiabili tra di loro; non importa se sia una marca di macchine o un brand produttore di pasta, la narrazione è la stessa. Il copy è lo stesso.

Il mood patinato con immagini in slow motion e una voce narrante profonda e grave danno vita ad una creatività melensa e ricca di cliché che forse solo Nike e pochi altri brand possono permettersi senza scadere nel banale.

Il motivo? Una coerenza solida tra il mood degli spot e la brand identity. Detto in soldoni, gli spot della Nike si riconoscono (ed emozionano) perché Nike si è appropriata negli anni di una comunicazione che si basa su valori come la determinazione, il comeback emozionante, il never give up e le sfide che “non fanno piangere, fanno solo entrare una sneaker nell’occhio”.

La situazione unica che abbiamo vissuto ha portato dunque i brand a confrontarsi in un terreno nuovo e sconosciuto. Nessuno aveva un libretto delle istruzioni su “come creare campagne pubblicitarie durante una pandemia globale” e l’urgenza di esprimere in qualche modo la vicinanza nei confronti dei propri consumatori, piuttosto che optare per un assordante silenzio, ha lasciato poco spazio all’originalità.

Ma la scelta di appiattirsi su una sceneggiatura pubblicitaria trita e ritrita è stata obbligata da questa situazione più unica che rara? Oppure era possibile sfuggire agli spot Covid con uno sforzo creativo in più?

Ma soprattutto: chi ha giocato meglio le sue carte?

Come si suol dire, ai posteri l’ardua sentenza.

Ecco come Facebook e Twitter stanno rincorrendo Clubhouse

Sicuramente avrete sentito parlare di Clubhouse. La notizia del nuovo social network basato unicamente sul potere della voce è seconda, forse, solo all’insediamento del Governo Draghi.

Se vi sembrava strano che Mark Zuckerberg ne fosse rimasto alla larga, ci avete visto giusto. Infatti, durante un talk show serale tenutosi su Clubhouse e chiamato “The Good Time Show”, Sriram Krishnan e Aarthi Ramamurthy, due tecnologi della Silicon Valley, hanno intervistato un dirigente di Facebook che ha portato con sé un ospite speciale: Mark Zuckerberg.

Questo, però, non è l’unico modo in cui il social network blu e bianco sembra essersi interessato a Clubhouse, infatti, le chat audio potrebbero presto arrivare su Facebook.

Nonostante il nuovo social network sia stato rilasciato in versione “beta” e sia circoscritto ai soli utenti Apple (per i dispositivi Android, infatti, bisognerà attendere ulteriormente), secondo il New York Times l’amministratore delegato di Facebook ha già chiesto ai “suoi” di sviluppare un prodotto molto simile a Clubhouse.

Sarà forse un tentativo per accontentare tutti gli utenti che ancora non sono riusciti ad iscriversi a quest’ultimo?

Lo scenario tra Clubhouse e Facebook

Se la decisione presa da Zuckerberg non vi sorprende è perché non è nuovo all’inseguimento dei diversi mezzi di comunicazione che attraggono, soprattutto, i giovani. Egli ha infatti acquistato l’app regina della pubblicazione di foto, Instagram, e l’app di messaggistica WhatsApp.

“Se non puoi acquistarli, copiali” sembra essere questo il mantra del Signor Zuckerberg che non è nuovo a integrare spunti presi dalla concorrenza. Basta pensare al passato: l’ultimo caso in ordine cronologico è quello dei Reels su Instagram i quali replicano il format di TikTok.

Prima ancora, ormai nel 2016, dopo non essere riuscito ad acquistare Snapchat decise di replicare sui suoi prodotti la feature più originale, quella delle Storie.

Menlo Park, però, non è il primo ad interessarsi al genere. Infatti, se è ancora troppo presto per comprendere la strategia di Facebook, più chiara è senza dubbio quella di Twitter: al cinguettio di “sometimes, 280 isn’t enough” da qualche mese ha pronto Spaces, un servizio davvero molto simile a quello offerto da Clubhouse.

L’interessamento di Twitter

Twitter dichiara di aver compreso come la voce umana porta con se emozioni, sentimenti ed empatia che spesso con il testo si perdono, il desiderio è quello di far sentire gli utenti a “proprio agio ad una grande cena”.

Inizialmente sono stati selezionati quattro rappresentanti che avrebbero dovuto testare una versione “base” della nuova funzione. Un mese più tardi la versione è stata collaudata da un altro piccolo gruppo di utenti con l’obiettivo, aggiornamento dopo aggiornamento, di ampliare il raggio a tutti gli account presenti sulla piattaforma.

Inizialmente Spaces era disponibile solo per i clienti Apple, ma dalla fine del mese di Gennaio l’account Twitter della chat audio ha presentato anche una versione per Android.

Per creare uno “spazio”, e quindi avviare una chat audio, sarà necessario tenere premuto il tasto “compose”, altrimenti vi è la possibilità di utilizzare i Fleet. Sarà inoltre possibile interagire con emoji.

IAKI - Facebook Clubhouse

Lecito chiedersi come mai Twitter abbia deciso di rilasciare la sua “versione prova” solo ad una cerchia ristretta di persone per poi, lentamente, raggiungere tutti gli utenti. Il desiderio sarà forse quello di renderla una piattaforma più sicura?

Soprattutto negli ultimi tempi sono circolati tweet e commenti violenti che hanno generato spesso conversazioni cariche d’odio e di intolleranza. Tutto ciò lascia pensare che voglia testare la sua capacità di moderazione circoscrivendo la nuova funzione a un numero ridotto di persone per poi ampliarsi in modo da moderare situazioni complicate fin dall’inizio.

Zuckerberg è da sempre il primo della classe in materia di social network e anche questa volta farà di tutto per salire sul gradino più alto del podio,Twitter, invece, oltre a Clubhouse e Facebook dovrà sfidare sé stesso.

Clubhouse, il social delle tavole rotonde vocali

Che cos’è Clubhouse?

Se volessimo descrivere in poche parole Clubhouse potremmo dire che è un nuovo social nato nell’Aprile del 2020 che si basa fondamentalmente su stanze virtuali dove avvengono delle discussioni. Ogni iscritto può aprire una Room, diventandone di fatto amministratore e moderatore. È su invito e ogni utente dopo aver fatto l’accesso può indicare i suoi interessi attraverso delle macro aree come musica, cinema, marketing o politica per citarne alcune, così da avere un feed basato sui propri interessi.

Ci sono tre modalità secondo cui può essere aperta una Room:

  • Open – Una stanza in questa versione è fatta per chiunque stia navigando nell’app
  • Social: una room in questa modalità è visibile solo alle persone connesse tra di loro, ad esempio chi si segue a vicenda
  • Closed: una stanza così configurata è chiusa, privata, accessibile cioè solo a chi l’ha creata e a chi è stato invitato.

Clubhouse è costituito quindi da giga stanze dove le persone possono parlare condividendo argomenti ed idee. L’aspetto interessante di Clubhouse è l’accorciarsi delle distanze tra utenti e personalità di spicco. Potreste ritrovavi  in una room con personaggi più o meno famosi, ed alzando la mano potreste anche parlare con loro, aprendo un vero e proprio dibattito.

Al momento la piattaforma è:

  • In versione beta e accessibile solo tramite invito
  • Scaricabile solo da chi possiede un dispositivo con sistema operativo iOS
  • Basata su conversazioni che non posso essere essere condivise, registrate o scaricate

La vittoria dei contenuti

Clubhouse è quindi un canale social in cui l’apparenza non conta ma solo la voce e la sostanza dei discorsi che vengono intavolati. Dopo anni passati a confezionare contenuti dove l’apparire e la velocità erano due leve fondamentali se non le uniche, forse è arrivato il momento di dare spazio alla profondità dei temi che possono essere trattati.

Infatti le room possono durare anche per ore, non c’è un limite e spesso sono da spunto per la creazione di nuove tavole rotonde. Questo nuovo social media annovera già l’iscrizione di personaggi famosi come ad esempio Oprah Winfrey, che entrandone a farne parte ha contributo al successo di questa app.

Quale potrebbe essere il futuro di Clubhouse?

Un aspetto interessante potrebbe essere quello di creare community attraverso le preferenze degli utenti, così che per i brand si possa accorciare sempre di più la distanza tra prodotto/servizio ed utente finale. Oltre a diventare dei veri e propri spazi di conferenza, dove al centro viene posto lo scambio tra i vari utenti.

Fino ad oggi solo i podcast avevano puntato tutto sull’ascolto, Clubhouse così posizionandosi potrebbe risultare il nuovo social dove viene messo al centro del contenuto ciò che viene condiviso e quindi un prodotto di interesse più vasto e di un certo spessore.

Non ci resta che aspettare e vedere come evolve Clubhouse! In quanto tempo ci sarà versione disponibile non solo per iOS e non solo su invito. Ma soprattutto quando e quanti brand inizieranno ad approcciare questo nuovo social e con quali topic di conversazione e quale funzione faranno avere alle Room?

Ipoteticamente c’è chi potrebbe puntare ad utilizzarli per conferenze sui temi per rafforzare la propria fanbase oppure come Room d’ascolto in una nuova versione di CRM.

Facebook tra meta-comunicazione, real time e operazioni nostalgia

In principio fu IKEA a smuovere le acque dei social media su Facebook così facendo capire poco dopo che no, non era stato un errore, anzi, un discreto test per vedere quante interazioni riuscivano a fare 6 lettere a caso (diventate anche un hashtag #hhsdjh).

Il caso più recente? Il polverone sollevato da Unieuro prima di Natale e replicato pochi giorni fa, per confermare che no, quello non era un post estemporaneo o “sbagliato” ma fortemente voluto (e studiato, come questo).

Questo è un normalissimo post che parla di questa ottima lavatrice LG scontata del 54%. Non c’è altro da vedere….

Pubblicato da Unieuro su Martedì 12 gennaio 2021

Ma quanto è utile questa strategia di meta-comunicazione in termini di marketing? Geniale se l’obiettivo è far parlare di sé ed entrare nell’immaginario del pubblico degli addetti ai lavori (non a caso poi ne nascono libri, gadget, ecc…), un po’ meno forse per supportare le vendite, visto che tutta questa macchina sembra montata più per chi lavora nella comunicazione e non per l’acquirente finale che una tv o una lavatrice la deve comprare veramente.

Il Real time

Questo filone si aggiunge a un altro trend dei social media che da anni spopola: i brand che cavalcano il real time come core strategy. In questo caso come non citare i sempreverdi Ceres, Taffo che con i loro post strappano sempre una risata.

e la Lidl Italia muta.

Pubblicato da Taffo Funeral Services su Mercoledì 18 novembre 2020

Skipper Zuegg

COMUNICATO AZIENDALE.

Se avete dimenticato un succhino sotto il banco a febbraio, vi suggeriamo di controllare la data…

Pubblicato da Skipper Zuegg su Lunedì 14 settembre 2020

o Durex

Un mandato di lunga durata.

#durex #durexItalia #election2020

Pubblicato da Durex su Martedì 3 novembre 2020

Operazione nostalgia

Una tendenza degli ultimi mesi dei brand sui social media (e anche qui Facebook la fa da padrone) prevede una perfetta “operazione nostalgia” per coinvolgere emotivamente chi ha superato i 30 anni ed è cresciuto a pubblicità e tormentoni. Due esempi sono quelli di (ancora una volta) Skipper Zuegg, con uno dei suoi jingle più famosi

Ci sono due tipi di persone: quelli che capiranno al volo questo post e quelli che faranno sentire vecchi i propri genitori chiedendone il significato ❤️

Pubblicato da Skipper Zuegg su Sabato 8 agosto 2020

e da Subaru Italia, cha ha recuperato uno dei migliori sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo per una comunicazione che a qualcuno avrà fatto scendere una lacrimuccia.

Stai già ridendo? Allora sei pronto per l’#ExtraordinaryXmas di Subaru. Seguici e continua a divertirti con noi!
#WeAreSubaru

Pubblicato da Subaru Italia su Mercoledì 2 dicembre 2020

Da qui si spalanca non una porta ma un portone di possibilità perché, soprattutto su Facebook dove il pubblico è sempre più “-anta”, il tormentone anni ’90 potrebbe funzionare: un messaggio caldo, rassicurante ed empatico… Sì, anche quando si parla della Subaru “Baracca”.

Voi cosa ne pensate? Al di là del gusto personale, pensate che sia una comunicazione efficace o si sta perdendo la bussola?