Instagram Marketing: arriva la musica nelle Stories

L’Instagram marketing continua a evolversi, coinvolgendo sempre più utenti e brand. Dopo il lancio di IGTV, il broadcaster per creare il proprio palinsesto di contenuti video, è arrivato il momento della musica nelle Stories. Una feature che, siamo sicuri, renderà i contenuti ancora più unici e performanti. Il successo delle Stories è destinato a crescere sempre più.

Fino ad ora per inserire sottofondi musicali nelle Instagram Stories bisognava usare piattaforme esterne. Con la musica nelle Stories – che in Italia arriverà con la versione Instagram 51 – si potrà invece caricare la musica direttamente dall’App.

Come si fa?

Dopo aver caricato la foto o il video su Instagram, basterà selezionare l’adesivo Music presente nella gallery stickers. A quel punto si potrà scegliere tra migliaia di brani da utilizzare come colonna sonora.

In alternativa si potrà scegliere la musica, al momento solo per IOS ma prossimamente anche per Android, attraverso la fotocamera di Stories. Basterà selezionare la parte del brano che interessa e registrare il video mentre la musica viene riprodotta.

In entrambi i casi, una volta completata l’operazione, un adesivo con brano e nome artista comparirà nella Stories.

Che valore aggiunto per le Stories?

Gli utenti attivi delle Stories superano i 400 milioni. Scommettiamo che questa feature le farà spopolare ancora di più? La musica è una passione trasversale a tutte le età e i target.
I primi a beneficiarne, ovviamente, saranno le case discografiche: grazie alla musica nelle Stories le hit diventeranno ancora più virali e protagoniste.

E per le pagine brand?

È possibile che ci saranno delle limitazioni legati ai diritti d’autore, ma le Major che concederanno anche ai profili aziendali la propria musica potrebbero aumentare il successo dei propri artisti, soprattutto di quelli emergenti. I brand, dal canto loro, potranno rendere ancora più engaging e accattivanti i contenuti pubblicati. Grazie all’utilizzo di brani la comunicazione diventerà più incisiva e riconoscibile.

Tra le altre novità rilasciate da Instagram anche le videochat in direct, con le quali video chattare anche in gruppo con i propri contatti.

Disponibili anche le risposte rapide in direct, per programmare le risposte rapide da inviare alle domande più frequenti dei clienti. Una feature sicuramente molto apprezzata dai brand.

Instagram continua giorno dopo giorno a rilasciare strumenti per facilitare brand e agenzie nel gestire al meglio le loro social media strategy.

Quale sarà la prossima novità? Stay tuned!

Web Listening: perché è importante per una social media strategy?

Se lavori nel mondo dei social media o ne sei semplicemente attratto, avrai sicuramente sentito parlare di Web Listening.
Se invece non è così, ora scoprirai di cosa si tratta e capirai come ogni social media strategy di successo, abbia inizio da questa attività.

Cosa si intende per Web Listening e perché è importante?

Tutti noi, nessuno escluso, possiamo esprimere il nostro pensiero (purché non offensivo) sui social media; proprio per questo motivo, uno dei compiti di te, azienda, è quello di mantenere positiva la tua immagine sui social network.

Al giorno d’oggi, infatti, non puoi più fare a meno di monitorare le conversazioni (commenti o recensioni che siano) relative al tuo brand che avvengono sul web.

Devi quindi eseguire un lavoro di estrapolazione delle conversazioni, positive e negative, nel tuo segmento di pubblico di interesse, cioè il target.

Ecco che qui nasce l’importanza dell’ascolto, cioè del tracciamento su ciò che gli utenti dicono di te e dei tuoi prodotti.

Solo così puoi comprendere in modo realistico il livello di Brand Reputation della tua azienda, ma non solo: puoi capire in quale direzione muoverti per implementare così la miglior strategia di successo.

Insomma, una grande opportunità che ti dà la possibilità di cogliere le preferenze dei tuoi customers, ma non solo, anche quelle che loro hanno nei confronti dei tuoi competitor.

Come mettere in atto un Web Listening?

Ora che hai capito di cosa si tratta, ti sarai anche chiesto come poter mettere in pratica questa definizione.

Non preoccuparti, nel mondo 2.0, non devi certo fare tutto “a mano”, come si suol dire.

Se fai una ricerca, infatti, puoi notare che esistono numerosi tools, sia in versione free che in versione paid, che sono strutturati in modo omogeneo e che ti permettono di raccogliere, attraverso un’analisi precisa e dettagliata, le percezioni del tuo pubblico.

Il primo step che devi affrontare per iniziare l’ascolto è la costruzione di una o più query di ricerca basate su determinate keywords e operatori (AND, NOT, OR, etc…)

La query, infatti, oltre a definire il tipo di contenuto che vuoi trovare, ti permette di escludere ciò che per te non è rilevante. Ovviamente, più questa è precisa, più ti restituisce un risultato rilevante per il tuo brand.

Bene, da adesso in poi non puoi più fare a meno di questa analisi.

Quindi: ascolta, comprendi e agisci.

Instagram Marketing: ecco gli adesivi con emoji a scorrimento

L’Instagram marketing non si ferma più! Dopo i sondaggi e le gif, nelle stories sono arrivati gli adesivi con emoji a scorrimento.

Da qualche giorno è possibile infatti esprimere il proprio indice di gradimento attraverso una barra scorrevole.

Tramite una domanda possiamo chiedere cosa ne pensano i nostri amici di una foto o un video che abbiamo pubblicato nelle stories.

Grazie a un’emoji che si ingrandisce o si riduce in base al nostro gradimento (tutta a sinistra: non ci sta piacendo, tutta a destra: il contenuto è super!) possiamo rispondere a domande come: “Quanto è cool questo paio di scarpe?” pubblicando la foto del modello di sneakers appena uscito sullo sfondo e un’emoji con gli occhi a cuore.

Questa funzione è senza dubbio importantissima per i brand che potranno così avere un riscontro immediato sul gradimento di un prodotto appena lanciato, una news o un evento live creando così una sorta di archivio storico dei contenuti più apprezzati dalla community.

Utilizzarla è un gioco da ragazzi: basta aggiungere l’adesivo con l’emoji a scorrimento alle proprie stories prendendolo nella zona “sticker”.

Gli amici interagiranno rilasciando l’emoji al raggiungimento della dimensione (e quindi del gradimento) desiderata.

Si può anche visualizzare la media delle risposte fornite dagli altri così come è possibile farlo ora con le percentuali sui sondaggi.

 

Investire nelle Instagram Stories  è un passaggio necessario per i brand tenendo conto anche di dati come la reach (più di 300 milioni di persone che ogni giorno passano parte del loro tempo su Instagram). Per una social media strategy di successo è quindi importante considerare sempre lo storytelling delle stories e rapportarsi con la community. Sia per generare conversazione intorno al brand sia per mantenere sempre vivo l’interesse per le novità.

E dopo gli adesivi con emoji a scorrimento, quali sorprese ci riserverà l’instagram marketing? Stay tuned 🙂 

Facebook reach: come vincere contro l’algoritmo?

“Reach”: pervenire a, giungere, raggiungere. È proprio questo il verbo che tanto sta a cuore a chiunque si occupi di Facebook Marketing, l’obiettivo principale di qualsiasi post si decida di pubblicare. Raggiungere con i propri contenuti gli utenti. Cosa sta succedendo, però, a questa metrica così importante con l’evolversi di Facebook?

Andiamo per ordine.

Nel novembre 2007 Facebook diventa una risorsa di business strategica grazie all’introduzione delle Pagine e le aziende iniziano ad aprire un canale digitale di dialogo con i loro affezionati o potenziali clienti. Anno dopo anno la caccia dei brand ai like e ai fan si fa spietata, gli utenti seguono sempre più aziende sui social e di conseguenza diventa difficile riuscire a farsi notare tra i news feed della propria fanbase. I cambiamenti dell’algoritmo, infatti, hanno portato gradualmente ad un drastico calo della Facebook reach organica, ossia il numero di persone che vengono raggiunte dai contenuti di un brand senza aver investito in advertising.

Da gennaio ad agosto 2017, secondo una ricerca di BuzzSumo, la reach organica era già diminuita del 20% rispetto all’anno precedente. Questo dato ci suggerisce che il calo annunciato e già sperimentato da molti brand e marketer a gennaio 2018 è solo parte di un processo cominciato in realtà molto prima, addirittura (dice qualcuno) nel 2013, e volto a rendere meno visibile l’attività dei brand su Facebook.

Nello specifico, l’ultimo aggiornamento del 2018 minaccia di uccidere quasi definitivamente la portata organica dei post delle pagine, riducendo di circa il 40% la possibilità che vengano mostrati nel newsfeed degli utenti.
Questo significa un calo di visibilità importante che preoccupa non poco i brand.

Ma basta generare interazioni, like e commenti per essere considerati contenuti di qualità e non essere quindi penalizzati dall’algoritmo?

Non proprio, anzi. È assolutamente sconsigliato cercare di accaparrarsi like o commenti dagli utenti con call to action che stimolino direttamente l’interazione, perchè secondo quanto dichiarato da Zuckerberg nell’ultimo aggiornamento dell’algoritmo di gennaio 2018, utilizzare l‘engagement e click bait penalizzerà i contenuti pubblicati perchè non generano interazioni significative.

Il reale obiettivo di questo aggiornamento, però, almeno per ora, non sembra essere quello di escludere i brand dal newsfeed degli utenti. Questa è solo una conseguenza.
L’obiettivo di Zuckerberg è quello di mostrare alle persone dei contenuti che li aiutino a connettersi tra loro, a interagire con gli altri utenti, e a rendere Facebook un luogo felice dove “incontrarsi” e creare relazioni.

Il calo della reach organica non riguarderà, però, almeno per il momento, tutte le pagine. In particolare, le pagine che non dovrebbero risentire in modo drammatico del calo della reach, sembrano essere quelle che hanno queste caratteristiche:

– Sono attive da parecchi anni, hanno quindi uno storico importante
– Hanno fanbase attive e coese, cioè vere e proprie community di persone che hanno interesse a interagire anche quotidianamente con il brand

Come fare quindi per cercare di contrastare questo graduale calo degli utenti raggiunti?

Sponsorizzare

Obiettivo primario per i brand che vogliono riemergere da questo crollo significativo della Facebook reach è investire in advertising con lo scopo di ottimizzare i risultati raggiungendo quanti più utenti possibile.
E spendere di più non significa automaticamente raggiungere più utenti, ci vuole una content strategy di qualità. Come? Ecco di seguito alcuni spunti.

Creare contenuti emozionali e thumb-stopping

Un brand che comunica sui social in maniera fredda e distaccata vivrà probabilmente un calo della portata e conseguentemente delle interazioni. Allo stesso modo, chi ricercherà le interazioni a tutti i costi con il click baiting e l’engagement baiting verrà ugualmente penalizzato.
Bisogna quindi realizzare contenuti che riescano a “stoppare” e ad attirare l’attenzione dell’utente, emozionando o semplicemente stimolando il suo interesse, attraverso formati impattanti.

Less is more

Quello che cattura di più l’attenzione degli utenti, che si tratti di una grafica o di un video, è soprattutto la componente visual del contenuto, per questo è sempre meglio evitare di appesantire con troppo testo la grafica, per non disperdere l’attenzione dell’utente. Troppo testo in grafica rischia di essere anche poco leggibile da mobile, per questo è importante tenere conto di come si visualizza da smartphone il nostro contenuto, da qui l’importanza del punto successivo.

Essere mobile-friendly

Dal momento che circa l’80% del nostro tempo passato sui social è da mobile, è importante che i nostri contenuti abbiano un formato che sia facilmente navigabile anche da smartphone e magari puntare su formati navigabili solo da mobile per intercettare e raggiungere più utenti (ad esempio canvas, foto-live)

 

Cliccare su “mostra per primi”

È importante ricordare agli utenti della propria fanbase attraverso un post ad hoc di cliccare su “mostra per primi” in modo da dare la precedenza di visualizzazione dei contenuti pubblicati dalla pagina seguita rispetto ad altri

Questi sono solo alcuni spunti da cui trarre ispirazione quando in fase di creazione di contenuti ci si pone come obiettivo primario quello di raggiungere il numero maggiore di utenti possibile.

Ovviamente non c’è una strategia definitiva per contrastare del tutto il calo della Facebook reach, uno dei segreti è sicuramente la continua sperimentazione.

Instagram Stories: facciamo il punto

La crescita del video advertising rappresenta il vertice di un fenomeno che si è definitivamente consacrato: il digital advertising, la cui spesa complessiva ha superato quella della tv per la prima volta lo scorso anno. In questo scenario si ritagliano uno spazio importante i video in verticale, in particolare le Instagram Stories.

L’adozione travolgente di questo formato ha trovato riscontro ovviamente anche in ambito advertising, superata una prima diffidenza da parte dei brand. Investire ora nelle Instagram Stories pare una scelta obbligatoria, se teniamo conto di due fattori: l’incredibile reach (oltre 300 milioni di utenti che ogni giorno passano parte del loro tempo su Instagram) e la convenienza dell’investimento rispetto ai contenuti statici.

Ecco tre spunti che un brand dovrebbe tenere a mente quando propone delle Instagram Stories, a maggior ragione se pianifica di investire in advertising.

  • Storytelling: ok, ma non dimentichiamo il prodotto.
    Le Instagram Stories offrono incredibili possibilità di storytelling, ma stando a uno studio di SocialCode le campagne più performanti sono quelle che mettono in primo piano il prodotto: se compare nei primi tre secondi, le views rates crescono del 79% rispetto ai video che inseriscono il tema più avanti. Dritti al punto, quindi: altrimenti rischiamo che l’utente fugga verso il contenuto successivo.
  • La giusta colonna sonora.
    L’immediatezza è senz’altro uno dei punti di forza di Instagram per via della sua identità marcatamente visiva. Ma la musica è un’altro elemento su cui fare leva per catturare l’attenzione delle persone, spiazzarle o sorprenderle. 
  • Influencer marketing.
    L’influencer marketing ai tempi delle Stories è una carta vincente, ne è una conferma lampante la recente vicenda di Rihanna, a cui è bastata una storia su Instagram per far calare del 5% le azioni di Snapchat, con una perdita pari a 800 milioni di euro. Arruolare il giusto ambassador nelle proprie Stories può quindi fare la differenza per il posizionamento e l’awareness di una marca.

Le Stories – e i loro video verticali – aprono un ventaglio sterminato di possibilità: capire come sfruttarle al meglio per i propri obiettivi di marca rappresenta quindi la base per il successo di una social media strategy.

5 consigli per scrivere un piano editoriale efficace sui social

La costruzione del piano editoriale dipende da una serie di variabili di progetto, di brand e di strategia. Spesso il piano editoriale si dà per scontato dandogli poca importanza in fase di scrittura. Oppure ci si fa prendere la mano e si improvvisa quotidianamente qualcosa pur di poter andare online.

In entrambi i casi si finisce poi per pagarne le conseguenze in termini di interazioni, traffico sul sito, crescita organica e portata.

Per evitare alcuni dei problemi più comuni, vi propongo 5 consigli da tenere sempre a mente quando si scrive un piano editoriale.

 

Consiglio #1: flessibilità, ma non anarchia

Il piano editoriale non deve essere visto solo come un assemblamento, di testo, grafica e calendario, chiuso e vincolante da cui non è più possibile fare alcuna modifica. Anzi, il piano editoriale deve essere continuamente aggiornato e verificato in base ai risultati che si ottengono, alla strategia e soprattutto in base alle nuove informazioni che vengono condivise.

Ne derivano due osservazioni: un piano editoriale troppo rigido rischia di essere già vecchio ancora prima di essere pubblicato e risultare poco efficace in termini di engagement; dall’altra parte un piano troppo flessibile rischia di non rispettare la strategia di fondo e quindi di essere inefficiente.

 

Consiglio #2: creatività per uscire dal rumore

I social si evolvono continuamente sia nelle abitudini di fruizione da parte del pubblico che nei contenuti e nei formati disponibili nelle varie piattaforme. Ognuno di noi quotidianamente scorre il proprio feed affidando alle mani e agli occhi il compito di scegliere il post dove soffermarsi per qualche secondo in più. Tutto il resto che scorriamo è solo rumore che non ci attrae, ma non ci respinge nemmeno così tanto da premere l’unfollow.

In questo rumore indefinito è il post più brillante a bucare lo schermo, per questo è importante indirizzare ogni singolo post del piano editoriale a questo obiettivo.

 

Consiglio #3: real time marketing: non è un obbligo per il piano editoriale, ma una opportunità

Anniversari, giornate mondiali e trend. Ogni giorno si potrebbe pubblicare qualcosa solo sulla base di questi tre argomenti. Anniversari e giornate mondiali sono appuntamenti prevedibili, mentre il più delle volte i trend sono fenomeni inaspettati e richiedono quindi una buona velocità di esecuzione e approvazione.

Il consiglio? Vagliate bene cosa può andare bene per un progetto, non tutti gli anniversari e le giornate mondiali fanno al caso vostro.

 

Consiglio #4: occhio sempre ai dati

L’altra faccia del piano editoriale sono i risultati e quindi i dati degli analytic. Il piano editoriale ha bisogno che i dati siano positivi per assumere valore e credibilità all’interno della strategia. Viceversa i dati saranno positivi se il piano editoriale è buono e la strategia forte. Non si può fare un buon piano editoriale senza tenere sempre d’occhio le metriche e i KPI di progetto.

Non vi affidate solo al vostro occhio e alla vostra memoria per valutare se i vostri contenuti hanno avuto buone performance, ma datevi obiettivi periodici misurabili e oggettivi. In base ai valori che registrerete in un certo periodo,  modificate il piano editoriale o la strategia così da affinare i contenuti in base ai risultati.

 

Consiglio #5: metteteci del vostro

I social network sono fatti per le persone, non dimenticatevene. I copy, le creatività, l’orario di pubblicazione, il tipo di contenuto, il formato, sono variabili che devono essere fruibili e comodi per un solo pubblico: le persone. Basta a testi troppo istituzionali, cta da televendita, click bait, bufale (ne avevamo parlato qui) e a tutti quei contenuti troppo finti. Partite da quello che piace a voi e a quello che vi piacerebbe leggere online a proposito di questo o quell’altro, e chiedetevi sempre: io lo condividerei?

 

Buon lavoro 🙂

Moda: i musei digitali

I musei nel settore fashion nati sul web rappresentano un nuovo modo di fruizione culturale: il brand dichiara di essere pronto ad aprirsi al pubblico.

Se il sito internet è paragonabile al caffè che due persone interessate in maniera vaga l’una all’altra bevono per la prima volta insieme, il museo virtuale è la prima cena condivisa, in cui si permette all’altro una maggiore confidenza.

Il digitale può infatti servire a un brand per rendere più nota al pubblico la propria dimensione storica, ma anche per enfatizzare la dimensione creativa.

Valentino Garavani, per esempio, ha inaugurato nel 2011 il suo museo virtuale che ripercorre la storia della famosa Maison, creata nel 1967. 

Il sito trova anche riscontro e supporto sui Social, con una community attiva di 56.602 persone.

Fonte: valentinogaravanimuseum.com

È diventato così possibile accedere alle sue creazioni costantemente, dall’inizio della sua carriera ad oggi, esplorando gallerie e sale che ricoprirebbero una superficie equivalente a oltre 10.000 metri quadri di un effettivo museo.

Ogni abito è raccontato tramite bozzetti, illustrazioni, campagne pubblicitarie, editoriali, fotografie, videoclip, immagini di eventi e red carpet.

Un altro esempio di museo virtuale è Il manifesto dell’eleganza senza tempo di Luisa Spagnoli, andato online nel 2016. 

Fonte: luisaspagnoli.com

Attraverso un racconto verticalizzato su quattro macro-aree tematiche: storia, costume, design e musica, la figura della donna imprenditrice della Maison si intreccia con l’intera storia del costume, tramite una combo di testi, immagini e video incastrati tra loro in un gioco interattivo.

All’interno di un museo virtuale non si parla più quindi di consumatore, ma di spettatore, il quale è costantemente invitato alla visione e all’approfondimento dei contenuti, in una logica narrativa che diventa entertainment.

“Musealizzare digitalmente” la propria storia o un aspetto della propria produzione, nell’epoca odierna, vuol dire quindi per un brand fare avanguardia: sdoganando il concetto di museo inteso come luogo fisico e temporaneo, l’attenzione dello spettatore si indirizza verso un non-luogo virtuale, spazio di circolazione e di comunicazione caratteristico del nostro tempo, in cui i contenuti possono essere sempre aggiornati, modificati e condivisi.

Come ha scritto la curatrice del Victoria & Albert Museum, Claire Wilcox in “I try Not to Fear Radical Things”: “Clothes are shorthand for being human”: termina il tempo in cui si parla solo di vestiti: gli abiti prendono vita, si animano, diventano umani, creano empatia tra il brand e le persone.

Il museo virtuale rappresenta così per un brand il giusto escamotage per promuovere se stesso in modo originale, facendosi conoscere meglio dall’utente: rimane intatto il fascino e il senso romantico del museo inteso come luogo sacro in cui assistere a qualcosa di spettacolare ma lo si vive per la prima volta attraverso le innovazioni digitali del momento, che pretendono dinamicità, apertura e fantasia.

Fashion: it’s all about pizza

(Alla fine di questo articolo scoprirai come cucinare una pizza perfetta e comunicare la moda oggi sui social.)

Anche se non è ancora del tutto scontato trovare una connessione wi-fi nel bar sotto casa, si può dire che nella nostra distopica epoca firmata 2017, l’Internet si è integrato completamente nelle nostre vite, con la stessa nonchalance e con lo stesso appetito di quel cucciolo di labrador che hai fatto entrare in casa tua qualche mese fa.

Basta leggere quel gran sociologo di Georg Simmel per trovare la ragione della connessione tra social e fashion:

“La moda è imitazione di un modello dato e appaga il bisogno di appoggio sociale, conduce il singolo sulla via che tutti percorrono, dà un universale che fa del comportamento di ogni singolo un mero esempio. Nondimeno appaga il bisogno di diversità, la tendenza alla differenziazione, al cambiamento, al distinguersi.”

La moda è quindi un concetto semplice, che si stanzia tra il bisogno di imitare l’altro e il bisogno di manifestare a tutti la propria identità, presunta o reale che sia.

(Apparentemente anche la ricetta della pizza è estremamente basica, ti bastano pochi ed economici ingredienti.)

Comunicare la moda però è un’arte difficile e non sarà di certo l’apertura di un profilo social a fare di te un retore contemporaneo degno di essere commentato o ricordato.

(Trovare pizze cucinate male – fredde, impasto deludente, qualità degli ingredienti, etc. – è molto frequente ed è un disagio che bisogna correggere.)

I meno esperti si ostinano infatti a voler tenere in piedi strumenti social che non funzionano – vedi il famigerato storytelling – che solo a sentirlo nominare mi fa piombare in una silenziosa crisi mistica.

Fondamentale e alla base di tutto è capire e aver chiaro quali siano i trend estetici e di linguaggio che meritano di essere esplorati e farli vivere nei formati social più intelligenti e sui canali più opportuni.
Instagram e Facebook in primis, seguiti da Tumblr e infine da Twitter e Snapchat, in percentuale decisamente minore.

(Decisamente importante quindi è dotarsi di materie prime di ottima qualità, ma è fondamentale anche seguire bene la ricetta e i tempi di lievitazione e di cottura.)

Comunicare in modo efficace la moda significa creare contenuti poliedrici: devono essere in grado di coinvolgere a livello irrazionale il pubblico ma devono anche contenere elementi riconoscibili, in cui tutti possano in qualche modo ritrovare se stessi e il proprio tempo.

I contenuti devono generare stupore ma anche empatia. Devono commuovere l’animo nell’accezione di partecipazione emotiva e affettiva, destando sentimenti, sia brutti che belli, di adesione, comprensione, lontananza, ilarità, invidia, ammirazione.

I contenuti che vincono sono quelli che arrivano al pubblico, provocando una reazione, che nella maggior parte dei casi diventerà un like, un commento, una condivisione o se hai fatto bene il tuo contenuto, tutto questo e molto di più.

Content is the king e nella moda, forse più che in ogni altro settore, questo punto è decisivo.

Per esempio Gucci utilizza il caro vecchio formato del meme per fare comunicazione in modo originale e divertente, unendo arte, cultura pop e ironia.
Il meme è infatti il formato utilizzato per promuovere un’idea o uno stile che si propaga per imitazione attraverso l’Internet, diventando un celebre fenomeno social.

Usare un linguaggio comune per scrivere testi vicini al pensiero delle persone, senza adagiarsi sulle citazioni famose già confezionate è uno strumento utile per creare un contenuto comprensibile dal pubblico.

La moda sui social deve anche saper valorizzare i trend locali, associando per esempio luoghi a look, o giocando sui modi di dire tipici trasformandoli in card illustrate, istantaneamente riconoscibili e condivisibili.

Far vivere alcuni trend famosi su Tumblr, come l’#aesthetic (es. prodotto scontornato su sfondi carini) anche su Facebook, significa sottoporre contenuti vincenti all’attenzione di un pubblico più ampio, destando attenzione e partecipazione.

Affrontare la spinosa questione del Real Time Marketing con classe e savoir-faire, vuol dire smettere di ragionare sul mero prodotto, allargandosi a una sfera di concetto e di entertainment più piacevole per la community a cui ci si rivolge.

Comunicare la moda è quindi un po’ come cucinare la pizza, se scegli e dosi bene gli ingredienti e la scaldi al punto giusto, puoi star sicuro che i tuoi ospiti la gradiranno. E chiederanno anche il bis.

Di seguito alcuni esempi di contenuti sulla moda fatti bene.

 


 

Possiamo quindi salutare definitivamente una mera comunicazione di prodotto, specie in un’epoca come la nostra in cui riuscire ad avere l’attenzione del pubblico è sempre più difficile, perché scrolliamo di continuo mondi, cose e persone con il pollice destro (o sinistro, se sei mancino).

L’influencer marketing ai tempi delle Stories

L’influencer marketing riflette i movimenti continui della galassia social, dove Instagram e Snapchat sono stelle variabili. Il loro destino è intrecciato: il “fantasmino” sta attraversando un momento di incertezza data la crescita esponenziale dell’app di Facebook, che – è noto – fa proprio quanto di buono trova in giro. E nell’ultimo anno a Menlo Park piace soprattutto Snapchat: in un recente articolo del Guardian si contano ad oggi 18 “prestiti”, tra cui le Instagram Stories, che rappresentano la minaccia maggiore per Evan Spiegel. Dopo la loro introduzione nell’agosto 2016, la crescita di Snapchat ha registrato un notevole rallentamento, che non sembra fermasi nonostante lo sbarco a Wall Street di due mesi fa (con una quotazione di 24 miliardi di dollari).

Bisognerà comunque aspettare per vedere la reazione del mercato all’introduzione dello Snapchat Ad Manager, il nuovo strumento per l’advertising annunciato ieri, che sarà lanciato il prossimo mese. Ma è certo che Instagram vive un’autentica età dell’oro e ha appena annunciato di aver toccato la quota di 700 milioni di utenti mensili attivi, registrando un incremento formidabile (saldo attivo di oltre 200 milioni da giugno). E nell’ultimo mese le Instagram Stories hanno raggiunto 200 milioni di utenti mensili attivi, sorpassando ufficialmente Snapchat a soli otto mesi dal loro lancio.

influencer marketing - instagram monthly active user
Fonte: TechCrunch

La crescita vertiginosa di Instagram pone una questione cruciale in chiave influencer marketing: cosa stanno facendo gli influencer di Snapchat, anche loro si stanno riversando in massa nelle Instagram Stories?
Uno studio recente di Mediakix cerca di fare chiarezza, prende in analisi il comportamento dei 12 top social media influencer negli ultimi 30 giorni e vaglia la loro attività di posting sulle rispettive app. Ne viene fuori che, in media, ogni giorno gli influencer utilizzano le Instagram Stories il 25% in più rispetto alle Snapchat Stories (6.6 vs. 5.3). Il risultato è estremamente significativo, considerando che si parla di un mercato – quello dell’influencer marketing su Instagram – stimato 1 miliardo di dollari nel 2017, con previsioni che parlano di 2 miliardi di valore complessivo entro il 2019.

A conti fatti, ci sono diverse ragioni che possono spiegare il cambio di rotta dell’influencer marketing e l’utilizzo crescente delle Instagram Stories. La prima è la più ovvia: l’audience con cui interagire è maggiore (come dicevamo, Instagram ha appena sfondato la soglia di 700 utenti mensili attivi, mentre Snapchat è fermo a quota 300). Instagram ha “giocato sporco” copiando le Snapchat Stories, ma garantisce un bacino di utenti più grande e una maggiore varietà di contenuti: le “classiche” foto statiche sul profilo, le Instagram Stories e le Instagram Live Stories (i video in live streaming che scompaiono immediatamente, senza nemmeno aspettare le ormai canoniche 24 ore).

influencer marketing stories
Fonte: TechCrunch

Instagram appare insomma uno strumento più versatile e più facile da usare anche per gli utenti. La sezione Explore consente di scovare contenuti in linea con i propri interessi (suggeriti in base alle interazioni e ai profili seguiti). Un altro punto a favore se si parla di influencer marketing: gli influencer hanno maggiori possibilità di venire scoperti in modo “organico” e possono inoltre linkare – tramite il proprio profilo – contenuti esterni alla piattaforma. Mentre la natura “intimista” di Snapchat paradossalmente pone un limite al valore degli influencer al di fuori dell’app (l’unica vera capacità di link è delegata agli editori e agli inserzionisti). Di fatto, Snapchat tratta – apparentemente – celebrities e influencer come tutti gli altri, ragion per cui non si può misurarne la popolarità.

Per capire che aria tira, basta prendere l’esempio del campione del mondo di Formula 1 Lewis Hamilton, che nell’ultima delle sue Snapchat Stories annuncia l’approdo definitivo su Instagram (dove conta 4,2 milioni di follower).

snapchat-influencer-marketing

Detto ciò, sembrerebbe che per l’app di Evan Spiegel le cose non si mettano troppo bene. Ma c’è una cosa che Instagram non è riuscito a copiare, e che può rappresentare un’ancora di salvezza per Snapchat: una userbase fedelissima di “duri e puri”, preziosissima per gli influencer. Stando alle analisi di App Annie, i 60 milioni di utenti attivi ogni giorno su Snapchat offrono una possibilità straordinaria per chi vuole raggiungere un’audience che non frequenta altre piattaforme: il 35% degli utenti non va su Facebook nello stesso giorno in cui va su Snapchat, mentre addirittura il 46% non avrebbe un profilo Instagram. Ecco il tesoro nascosto per chi si occupa di influencer marketing.

Album su Instagram: nuove possibilità di storytelling

Instagram ha chiuso in bellezza il 2016 con 600 milioni di utenti attivi. La sua crescita sembra non arrestarsi, così come la sua evoluzione. Dopo il lancio delle Stories, l’ultima novità (introdotta un mese fa) consiste negli album, che permettono di postare fino a dieci foto o video in un unico post e rendono Instagram sempre di più “Facebook-like”.

Per il momento è possibile caricare le foto solo in formato quadrato 1:1. La didascalia è unica per l’intero album, così come la geolocalizzazione, e non è possibile interagire con ogni singola foto o video, ma mettendo Like o commentando l’intero carousel.
Si tratta di una novità sostanziale che mette in discussione il core su cui si è sempre basato Instagram, ossia la condivisione dello scatto migliore che racchiude l’esclusività di un momento unico. C’è addirittura chi considera questa nuova feature la “morte” di Instagram. Tra questi, il Tech Editor di Mashable Pete Pachal, secondo cui questa novità è destinata a rendere Instagram indistinguibile da Facebook, distruggendo il focus sul quale l’app ha costruito il suo successo: la qualità della singola foto, che racchiude la perfezione e l’emozione di un istante speciale. Instagram diventerebbe così un’app come tante altre già diffuse, senza una sua vera peculiarità.

Bisogna però ammettere che l’album su Instagram apre realmente nuove e differenti possibilità di trattamento dei contenuti da parte dei brand. Uno dei vantaggi è quello di non risultare troppo invadente nel feed e presentare anzi i contenuti in modo alternativo, con un unico post che permette di scorrere più immagini o video. Caricare foto su foto rischia infatti di infastidire l’utente che naviga sul social, con il rischio di allontanarlo. Postando un album su Instagram si potrà invece esprimere la propria brand identity in modo più discreto e più efficace. Gli album costituiscono inoltre un nuovo format da sperimentare per i post sponsorizzati, come alternativa ai soliti annunci pubblicitari.

Se pensiamo ad un brand del mondo food and beverage, per esempio, l’album può essere un formato utile per raccontare e spiegare step by step ricette o preparazioni, rendendole subito consultabili e immediate.

☝️Turn audio on to hear the #TastyStory☝️ Honey-Glazed Fried Chicken Servings: 4 INGREDIENTS 4 chicken drumsticks 4 chicken thighs Brine 8 cups water ¾ cup apple cider vinegar 3 tablespoons salt Seasoning Lemon pepper, to taste Onion powder, to taste Garlic powder, to taste Seasoned salt, to taste Breading 3 cups flour 2 eggs 1 cup milk 2 tablespoons hot sauce Glaze ¼ cup honey 2 tablespoons water PREPARATION 1. In a large glass bowl, combine water, vinegar, and salt, mixing until some salt is dissolved. Add chicken, cover, and refrigerate for 2-8 hours. 3. Remove chicken from brine, place in bowl and season. 4. In a medium bowl, combine eggs, milk, and hot sauce to create the egg wash. Add flour to bowl and set aside. 5. Transfer chicken to egg wash then the flour, coating evenly. 6. Fry chicken in a large cast-iron pan for 10-15 minutes on each side. 7. Place chicken on drying rack and let cool for 5 minutes. 8. Mix honey and water together and lightly brush each piece of chicken. 9. Enjoy!

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Pensiamo anche a un possibile utilizzo dell’album nel mondo beauty, per veicolare un tutorial su come utilizzare un prodotto di cosmesi, o nell’ambito fashion, per mostrare un outfit completo composto da più capi o spunti per un look, come nel caso di Vans.

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Questi sono solo alcuni dei modi in cui gli album su Instagram possono essere sfruttati. Mentre un’immagine singola o un video vincolavano maggiormente nella selezione dei contenuti per scegliere lo scatto migliore e in un certo senso più esplicativo, l’album su Instagram continua sulla strada alla narrazione, iniziata con le Stories. Sempre più proiettata nell’ottica dello storytelling, questa nuova feature dà la possibilità ai brand di raccontare in più step delle storie su qualsiasi cosa (prodotti, panorami, viaggi, contenuti esclusivi di backstage, eventi), senza che questi contenuti scompaiano dopo 24 ore, ma valorizzandoli invece in una gallery sfogliabile come un mini-racconto interattivo.

Gli album costituiscono quindi una feature destinata ad avere successo o a essere scartata perché troppo lontana dalla vera natura del social? È ancora troppo presto forse per rispondere a questa domanda, ma una cosa è certa: Instagram continua sulla sua strada di crescita e sperimentazione, e la sua “morte” sembra ancora lontana.