Trend social 2022: 5 tendenze che i brand devono conoscere

Ebbene si manca pochissimo al 2022 per questo è giusto portarsi avanti e conoscere quali saranno le novità che ci riserva il nuovo anno in ambito social media! Scopriamo insieme quali saranno i trend social 2022…

Entro i prossimi mesi oltre l’80% dei contenuti online sarà costituito da video sempre più brevi. Alcune ricerche infatti stimano che oggi la soglia di attenzione degli utenti si attesta attorno agli 8 secondi, per questo motivo diventa fondamentale per i brand creare per le loro pagine social il cosiddetto bite sized content.

Gli User Generated Content (UGC), ovvero i contenuti visual creati dagli utenti, avranno un valore sempre più importante nel futuro dei social. Infatti già oggi le aziende che sfruttano l’UGC hanno una crescita quantificabile attorno al 20% e sono considerate autentiche e riconoscibili.

Infine la parola che avrà un ruolo determinante per i trend social 2022 sarà “metaverso”, ovvero una mescolanza del mondo reale, aumentato e virtuale. Un concetto che ha subito un forte slancio soprattutto durante la pandemia Covid-19 in cui si è compresa e intercettata la forte necessità di socializzazione e interazione online.

La sfida tra piattaforme

Per quanto riguarda invece i canali social è sfida aperta tra Facebook e TikTok per aggiudicarsi il trono dei social network!

Infatti sappiamo già che Facebook (che ora fa capo proprio a Meta, da metaverso), con i suoi 2,9 miliardi di utenti attivi registrati nel 2021, resterà ancora la più grande rete interconnessa di esseri umani mai creata, ma non solo.

Secondo lo studio annuale di Talkwalker «Social Media Trends 2022», TikTok nel 2022 sarà il social più seguito al mondo!

Inoltre, il Report Talkwalker prevede che i social network diventeranno sempre più canali di vendita, con soluzioni che permettono all’utente l’acquisto direttamente dalle app.

Gli aggiornamenti principali per Facebook, Twitter e Instagram riguarderanno, appunto, lo shopping online e il live commerce. Elementi che ormai si stanno diffondendo sempre di più diventando  chiave del cambiamento verso la realtà virtuale.

Mentre invece Pinterest introdurrà nuovi formati di visualizzazione video , tra cui le storie e LinkedIn integrerà nuovi strumenti per migliorare il reclutamento e la formazione a distanza.

Trend social 2022, perché è importante sapere in che direzione andare

Non dimentichiamoci che, a contorno di tutte queste novità, una presenza costante e in continua crescita è la figura degli influencer che diventerà sempre più richiesta per rendere l’esperienza di acquisto degli utenti semplice e immediata.

Le community di consumatori sono il cuore pulsante di tutti questi cambiamenti in quanto vogliono essere coinvolte attivamente nella creazione dei contenuti ma anche nelle scelte di comunicazione delle aziende.

In conclusione i brand devono essere aggiornati sui trend social 2022 per i seguenti motivi:

  • Utilizzare le piattaforme social in modo appropriato
  • Pianificare la propria strategia digitale di successo
  • Essere sempre un passo avanti ai propri concorrenti
  • Trasmettere ai propri utenti affidabilità e capacità di evolvere insieme ai cambiamenti.

Prepariamoci quindi a questo 2022, anno di nuove opportunità e rinnovamento!

Outdoor advertising: un’esplosione di possibilità

Naso all’insù o sguardo dritto? Il modo in cui siamo soliti muoverci tra vie, piazze e palazzi ci fa accedere a esperienze pubblicitarie diverse. Se oggi ci sembra impossibile non notare certe affissioni è perché sempre più spesso queste sono grandi tanto quanto i fianchi dei palazzi.

 

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Cosa potrebbero vedere sempre più spesso le persone in città e dove si stanno facendo vedere i brand? In questo articolo facciamo una passeggiata tra i trend dell’outdoor advertising. Il semaforo è diventato verde, andiamo.

Una volta erano solo le affissioni statiche. Immobili, magari a scroll, su carta. Poi è arrivato il DOOH, il Digital Out Of Home, un modo per farci vivere la pubblicità fuori casa usando un video, magari su più schermi led connessi alla rete che intercettano un target specifico on the go, proprio lì.

Ma quali sono i trend dell’outdoor advertising oggi? Combinare tecnologie sempre più moderne e contenuti coinvolgenti è quello che prova a fare in più modi la comunicazione di marca per arrivare alle persone e produrre effetti.

Outdoor Advertising, i case studies

Il White Paper IAB Italia – l’associazione che rappresenta l’intera filiera del mercato della comunicazione online – riporta che in Italia, l’84% della popolazione adulta si sposta in ambiti urbani, ovvero ci sono decine di milioni di persone potenzialmente esposte al mezzo Out Of Home.

via GIPHY

L’occasione per i brand è di poter creare delle campagne spettacolari e ingaggianti, di grandi dimensioni e fatte solo per gli umani (nel senso che non rischiano di incrociare un BOT, poiché non esiste un “traffico” di sguardi che non sia umano).

Moda e gaming sono due settori che hanno esplorato questa opportunità. Col progetto “Gucci ArtWall” la casa di moda sta trasformando ciclicamente le mura dei palazzi di opere d’arte, collaborando con artisti diversi, in tutto il mondo. Perdetevi tra gli annali di questa iniziativa cercando l’hashtag #GucciArtWall su Instagram.

Altro brand, altra iniziativa per trasformare le mura delle città nel palcoscenico della propria campagna: lo scorso settembre Prada ha realizzato opere d’arte che sono al tempo stesso incursioni in spazi urbani ordinari (per vedere l’effetto scrollate in su, all’inizio dell’articolo).

I brand non sono più in ogni angolo della città, ma ci sono interi scorci di città brandizzati.

Volete vedere ora qualcosa di impressionante?

via Imgflip

Piazza San Babila a Milano si è animata con immagini che sembrano bucare lo schermo, ma è solo un effetto 3D. In occasione del lancio del suo ultimo album, il rapper Salmo ha fatto incursione tra i passanti con una pubblicità dall’alto effetto scenografico. Eccola (guardate a destra e sinistra prima di attraversare!):

 

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Per lanciare la collaborazione con Fortnite che consiste in una collezione per il game e una per il mondo reale, la casa di moda Balenciaga ha fatto questo:

Il mondo virtuale si inserisce in quello reale perché sembra andare oltre la cornice fisica dentro cui è ospitato. Un’interessante evoluzione dell’outdoor advertising: effetto wow per un contenuto coinvolgente e altamente instagrammabile.

Per secoli i muri delle città hanno raccontato qualcosa di chi la viveva. Continuano, facendo apparire oggetti, merci e idee, su spazi molto grandi. Anche quando di mezzo non c’è la tecnologia, bastano le dimensioni ad amplificare le emozioni che posso vivere i passanti.

È la leva che abbiamo voluto toccare nello sviluppo dello storytelling offline per l’evento di lancio di FIFA 21 di Electronic Arts, coinvolgendo Jorit, street artist di fama mondiale: 100 mq di muro sono diventati la tela su cui l’artista ha unito i volti di un tifoso milanista e una tifosa interista, le due anime della passione e del futuro calcistico della città.

Allora, continuerete a camminare con lo sguardo dritto oppure col naso all’insù?

Influencer marketing: ecco cosa sta cambiando (e cosa tenere d’occhio)

Con una crescita percentuale del 12% in più rispetto al 2020, l’influencer marketing in Italia non è affatto in dirittura d’arrivo. Ma anzi si impone al pari dei media affermati, con una stima di investimento nel 2021 pari a 272 milioni di euro.

Anche per le aziende che sono ancora “timide” è tempo di abbandonare il vecchio stampo. Vediamo insieme alcune considerazioni.

Creators: non figure mitologiche ma dei consulenti

Partiamo dal nome con cui vengono definiti oggi gli influencer. Questa figura sta cambiando tantissimo e il merito è in parte di TikTok che, sulla creatività di chi fa parte della community ci ha costruito un impero.

Ed è infatti la piattaforma stessa a chiarire che queste figure si stanno ridefinendo a tal punto da essere chiamate ormai Creator, non più influencer.

Influencer marketing, perché si?

Come riporta Giorgia Capponi, Agency Partnership Leader di TikTok:

  • Non si tratta più solo di numeri, di vanity metrics, ma di creatività, che infatti è premiata dall’algoritmo. I creator parlano il linguaggio della piattaforma meglio di chiunque altro.
  • Un bravo creator reinterpreta in maniera creativa i messaggi del brand per avvicinarsi al target in modo naturale. Sono quindi da considerare quasi come “consulenti”.
  • I creator su TikTok hanno a disposizione una quantità impressionante di strumenti per realizzare contenuti molto originali: tra filtri, editing, montaggio, lip sync, TikTok ti porta a fare tutto in app senza aiuto di soluzioni terze.

Sempre più diversity

Ed è proprio sulla piattaforma cinese che i creators e gli influencer vanno in direzione della diversity. Qui infatti è incoraggiata l’audacia di esprimere sempre sé stessi e si celebra qualsiasi tipo di diversity tanto che l’hashtag corrispondente ha raggiunto oltre 4 milioni di visualizzazioni.

E sono gli stessi influencer, spesso “multipiattaforma”, a percepire davvero la differenza nell’esprimersi sull’una piuttosto che sull’altra.

Come dichiarato da Martina Socrate infatti: “TikTok permette di esprimersi senza vergognarsi. Su altri social c’è più hate e diventa più difficile essere sé stessi. Qui la community sostiene molto i creators.”

Questo è il motivo per cui certi formati apprezzati su TikTok, vedi i POV, sono totalmente fuori focus su Instagram.

Ciò che da una parte è ritenuto un buon contenuto, dall’altra è talvolta visto come cringe, e viceversa. Quindi attenzione a cosa, dove e con che influencer si comunica un messaggio.

Nella botte piccola (a volte) c’è il vino buono

Proseguendo sul valore del contenuto che si comunica, per i brand diventano sempre più fondamentali i micro influencer (o micro creator, a voi da che parte del dibattito schierarvi), poiché offrono un’opportunità di targeting molto preciso dato il loro approccio di nicchia allo storytelling.

Ancora una volta la parola d’ordine è creatività perché, sempre lasciandosi alle spalle le “famose” vanity metrics, è proprio questa che deve entrare in gioco per coinvolgere un brand e allinearsi nel modo migliore ai suoi valori.

I micro influencer, se bravi, possono realizzare contenuti rivolti sì ad un pubblico ristretto ma di valore non solo per il brand ma anche e soprattutto per gli utenti, pochi ma fidelizzati, che li percepiscono come contenuti editoriali: il che ha un impatto positivo sulle performance 📈

E c’è un dato che ci conferma in maniera spiazzante questa tendenza: secondo l’UPA, l’interazione media sui post brandizzati è superiore rispetto a quelli non brandizzati, in particolare per gli influencer con meno di 100k follower. Shock! 💥

Influencer marketing, la voce della Gen Z

Concludiamo con l’ormai sdoganato mondo del podcast, che è da tenere in considerazione anche per gli influencer, che da tutti i settori si stanno cimentando nelle esperienze audio. Il podcast diventa il modo per estendere la propria portata e mantenere coinvolti i propri follower, soprattutto i membri della Gen Z che, secondo Spotify, “ricercano nello strumento un modo per esprimersi e consolarsi”.

Perché andare in questa direzione? Perché i podcaster sono percepiti come una nuova fetta di creator (per citare nuovamente il termine) più accessibili ed affidabili. Ed è sorprendente come tra i giovani (Millennials e Generazione Z) il 36% riponga maggiore fiducia in loro piuttosto che nei media tradizionali.

Si moltiplicano quindi le opportunità di influencer marketing, declinando in audio il legame con il brand.

Non è ora di testare con mano questi trend? Buttatevi, ci siamo noi, la vostra agenzia multigenerazionale con un occhio attento come agenzia Gen Z!

Black Friday social, quello che devi sapere se sei un brand

Venerdì 26 novembre torna il tanto atteso Black Friday, siete pronti?

Vi siete mai chiesti quanto i social media influiscono sulle nostre decisioni di acquisto?

“Gli utenti sono ispirati da ciò che vedono sulla nostra piattaforma e, infatti, l’85% afferma che TikTok ha un ruolo centrale nell’acquisto dei prodotti e il 71% dichiara di trarre ispirazione da TikTok per scoprire nuovi prodotti da acquistare durante le vacanze.“
Francesco Sommariva, Head of Growth, TikTok Italia

Piattaforme come TikTok sono ormai diventate la nuova fonte di ispirazione per la scoperta di nuovi prodotti da acquistare in periodi dell’anno rilevanti, come il Black Friday o il Natale.

Per questo motivo il Black Friday social, se sfruttato come si deve, può trasformarsi in un’occasione unica per le aziende di incrementare le vendite e aumentare la brand awareness.

Le aziende quindi dovrebbero concentrare le loro campagne di social media marketing sul cosiddetto “Venerdì Nero”, in modo da prevedere le mosse della concorrenza e ottenere vantaggi competitivi soddisfacenti.

Per questo motivo è necessario elaborare una strategia differente per ogni canale in cui il brand è attivo. Vediamo nel dettaglio l’impatto dei diversi social sullo shopping online:

  • Twitter – Serve per mantenere il pubblico aggiornato sulle promozioni ma non è ancora abbastanza forte sulle vendite
  • Instagram e Facebook – Sono diventati ormai una potenza dell’e-commerce, in quanto permettono di conoscere nel dettaglio i prodotti e le caratteristiche tecniche senza dover consultare il sito del brand
  • TikTok – al giorno d’oggi ispira gli acquisti del Black Friday in tutte le categorie (in particolare 48% nel Fashion, 39% nel gaming, 35% nel Tech, 34% nel beauty)
  • YouTube – ha un’influenza decisiva soprattutto nel momento finale del funnel di acquisto

Soprattutto TikTok nell’ambito dello shopping online sta spopolando!

Infatti, secondo recenti studi, 4 utenti su 5 affermano che la piattaforma ha avuto un ruolo nelle loro decisioni di acquisto e che il 58% di loro ha parlato agli amici di prodotti o brand visti proprio su TikTok durante i precedenti Black Friday.

Black Friday social, perché l’e-Commerce e l’Influencer Marketing vengono definiti un “binomio vincente”?

Secondo Forbes, l’81% delle scelte di acquisto dei consumatori è influenzato dai post dei propri amici sui social media.

Per i brand che vendono online investire in campagne di influencer marketing può rappresentare la mossa vincente. Nello specifico, gli influencer per le aziende possono essere molto utili per 3 ragioni:

  1. Hanno ottenuto la fiducia dei loro follower nel corso del tempo e di conseguenza essi si affidano ai loro consigli
  2. Riescono a stabilire una leadership nel mercato di riferimento del brand e raggiungono nuovi potenziali clienti interessati ai prodotti
  3. Attraverso loro i brand hanno la possibilità di far conoscere i prodotti agli utenti senza tecniche push.

Come trovare gli influencer appropriati a cui affidare la comunicazione del tuo brand?

Semplice, rivolgendosi ad un’agenzia Gen Z!

Instagram, la Map Search e le ultime “storie”

Prendendo in prestito la formula del titolo da Francesco Costa de “Il Post” che ogni mattina tiene compagnia agli amanti dei podcast con “Morning”, oggi vi raccontiamo qualche novità in casa Zuckerberg.

Sembra che Instagram si sia lanciata in una nuova funzione, la Map Search, per cercare e scoprire luoghi di interessi e attività nelle vicinanze.

Non molto diverso da un normale Google Maps no? E invece no, perché con la mappa di Instagram si avrebbe la possibilità non solo di avere informazioni su tutti i luoghi presenti nell’area indicata, ma anche di trovare tutti i post pubblicati dagli utenti con profilo pubblico.

Così Invece che cercare online: “dove fare aperitivo a Milano zona Navigli”, potreste invece aprire la Instagram Map Search, guardare le foto che vi ispirano di più nella zona desiderata e andare dritti nel locale più instagrammabile. Prego, non ringraziateci!

Dopo aver cliccato sul simbolino della mappa, la configurazione della nuova funzione è la seguente:

IAKI - Instagram Map Search
Fonte: Social Media Today

Quindi direttamente dall’app, per ogni luogo che compare sulla mappa si avranno subito a disposizione:

  • Orari di apertura se si tratta di un locale o negozio
  • Indirizzo
  • Prezzi (se indicati dall’azienda)
  • Connessione diretta al profilo da cui vedere i post pubblicati dall’attività stessa
  • Contenuti pubblici geolocalizzati in quella posizione

Sicuramente molto immediato, ci verrebbe da dire. E secondo quanto dichiarato da Instagram sono più di 200 milioni le aziende che utilizzano l’app ogni mese; quindi questa nuova feature Instagram Map Search dovrebbe avere anche una certa utilità, sia lato azienda che lato user, considerando che il 90% degli utenti segue almeno un’azienda sull’app.

Ma non è finita qui: questa funzione consente anche il grande ritorno delle “location stories”. I più affezionati ricorderanno quella tattica funzione che fino allo scorso anno era disponibile su Instagram, per cui erano raccolte tutte le stories di una specifica area.

Un’opzione molto comoda che viene parecchio reclamata dagli utenti, da quando gli sviluppatori hanno deciso di eliminarla.

Ma con l’arrivo della nuova Instagram Map Search, postando una storia con il geotag, questa comparirà anche nell’apposita sezione, insieme ai post, con un bollino tondo anziché quadrato.

Instagram Map Search

Instagram Map Search e non solo: dalle Stories al Reel

Ma andiamo avanti. Sappiamo quanto Zuckerberg si sia impegnato nello spingere il più possibile i Reel su Instagram. Il motivo non è un segreto, tenere testa al grande competitor cinese che ha conquistato la Gen Z.

Ma, e non possiamo proprio esimerci dal fare questo appunto, la gran parte dei Reels in cui ci si imbatte su Instagram altro non è che la trasposizione dei video da TikTok. Solo con un leggero ritardo sulla tabella di marcia.

Fatto sta che l’impegno di Instagram per rendere il Reel quanto più virale possibile lo abbiamo visto tutti, con un algoritmo che premia decisamente il Reel in termini di views rispetto ad un post tradizionale.

L’ultima novità riguarderebbe una nuova forma di “montaggio” con la quale si potrebbero unire insieme i diversi frame delle Instagram Stories in Reel appunto. Instagram andrebbe ad auto creare un video combinando insieme i vari elementi scelti.

Instagram Map Search
Fonte: Social Media Today

Una nuova sezione preferita?

E non abbiamo ancora finito con le sperimentazioni. Sembrerebbe infatti che Instagram stia lavorando anche ad una nuova sezione “preferiti” con la quale gli utenti potrebbero selezionare un numero ristretto di account, appunto preferiti, i cui post compariranno in alto nel feed, assumendo più importanza.

  • I passaggi sembrerebbero pochi e abbastanza chiari:
  • Aggiungi account alla tua lista di preferiti
  • Vedi i preferiti nella parte alta del tuo feed così da non perdere nulla di significativo
Fonte: Twitter

Una sorta di “amici più stretti” ma al contrario. In un caso decidi tu a chi mostrare i tuoi contenuti, qui sono gli altri a scegliere se vedere (in maniera prioritaria) i tuoi oppure no.

In ogni caso si tratta ancora di una fase di test che potrebbe non arrivare mai ad essere realmente sviluppata per il pubblico! Vi terremo aggiornati 👀

Google Destination Insights, uno strumento digitale dedicato al turismo

Google sa tutto di noi. Attraverso le ricerche forniamo informazioni sui nostri gusti e preferenze, incluse le mete dove vorremmo andare in vacanza. Queste informazioni sono preziose e strategiche per chi opera nel turismo. Conoscendo i trend di ricerca chi lavora nell’ospitalità può definire in modo preciso e puntuale le sue strategie di marketing. Come? Grazie a Google Destination Insights.

Il nuovo servizio gratuito di Google pensato per chi opera nel turismo da poche settimane disponibile in Italia, entra a far parte del nuovo Travel Insights with Google. Una guida che raccoglie informazioni e strumenti utili per raggiungere i viaggiatori, a disposizione di strutture ricettive, operatori del turismo e agenzie di viaggi.

Informazioni ora più che mai preziose, considerato che il turismo è stato uno dei settori più colpiti dalla crisi generata dal Covid.

A cosa può servire Google Destination Insights?

Esplorando come cambia la domanda turistica nel tempo, si raccolgono informazioni utili per monitorare le tendenze di viaggio.

Scoprire cosa gli utenti cercano per le loro vacanze aiuta le aziende a cogliere le opportunità del digitale per farsi conoscere, comunicare con i clienti potenziali e attuali e prendere decisione di business sulla base di dati aggiornati e sintetizzati in modo chiaro.

Le ricerche su Google ci dicono ad esempio che le mete turistiche nazionali registrano un trend in costante crescita, passando dal 55% nel 2019 a una quota del 79% del 2021.

Consultando Google Destination Insights è possibile analizzare la domanda di viaggi nazionale o internazionale, la sua provenienza, e filtrare per analizzare i dati in un determinato periodo di tempo, considerando ad esempio l’Italia sia come paese di origine che di destinazione.

Tra i primi 10 paesi dai quali proviene l’interesse di ricerca per l’Italia ad esempio ci sono gli Stati Uniti come unico paese intercontinentale. Gli altri infatti sono al momento europei, su tutti Francia e Germania.

Google mostra un grande impegno nel settore turistico. A maggio ha infatti dato il via a una collaborazione con la Commissione Europea per il Turismo per sviluppare le competenze digitali degli operatori turistici europei e ha annunciato una partnership globale con Unwto (l’Organizzazione mondiale del turismo) per supportare la ripresa del settore.

E proprio grazie a Google Destination Insights chi opera nel turismo può accedere a degli strumenti per prendere decisioni di business e di marketing sulla base di informazioni e insights consultabili in tempo reale.

Uno strumento utile solo per chi opera nel turismo?

No. Sapere dove andranno gli italiani, chi saranno i turisti in viaggio e avere un quadro delle destinazioni più ambite è utile anche per altri settori. Il mondo degli eventi, ad esempio, può così decidere dove concentrare concerti e manifestazioni (rispettando le disposizioni Covid) per raggiungere il più alto numero di utenti.

Anche il mondo della ristorazione, soprattutto chi opera nello street food, può raccogliere informazioni preziose sul dove e quando concentrare le proprie attività.

La ripartenza del turismo segna quindi nuove opportunità in svariati settori, come ha ad esempio colto Alipay. La principale piattaforma di pagamento digitale in Cina con oltre un miliardo di utenti ha avviato un co-branding con Helbiz, leader nella micro-mobilità, realizzando 1.500 monopattini elettrici a Roma sotto il logo di Alipay.

E voi siete pronti a partire?

Insights Instagram: nuovi dati per i Reels e i video in diretta

Instagram rende un po’ meno aleatori i suoi contenuti e decide di dare la possibilità di tracciare alcune metriche finora non disponibili per Reels e Live.

Un’ottima notizia per i creators: la piattaforma ha scelto di rendere disponibili alcune numeriche finora nascoste.

Da poco infatti sono visibili, negli insights Instagram dei Reels:

  • Account raggiunti
  • Like
  • Commenti
  • Condivisioni
  • Saves

oltre alle numeriche relative agli Account raggiunti e Riproduzioni.

Per le Live invece finalmente possiamo conoscere

  • Account raggiunti
  • Apice spettatori in diretta

Oltre a:

  • Commenti
  • Condivisioni

IAKI - insights instagram

Insomma, tutti gli insights Instagram che fino ad ora non erano disponibili e che rendevano le dirette aleatorie e dai risultati difficilmente tracciabili ora sono leggibili.

Questa “operazione trasparenza” consente a Instagram di diventare un media affidabile anche in caso di dirette e di avvicinarsi a Facebook nella lettura delle performance. Instagram spiega infatti di aver voluto “assicurarsi che creators e aziende possano comprendere come stanno performando i contenuti che mettono online”.

Ma c’è dell’altro, e sempre sul fronte “reach”.

All’interno dei dettagli di profilo ora è possibile vedere uno spaccato ancora più interessante sulla reach dei contenuti.
Scegliendo dal menu a tendina si potrà avere una panoramica della reach degli ultimi 7 o 30 giorni che mostra quale formato ha performato meglio (Reels, Post, Storie, Dirette o IGtv) sia sui propri follower sia su un pubblico che non segue l’account.

IAKI - insights instagram

Sempre più strumenti quindi per valutare l’andamento dei contenuti, analizzarli e migliorare il proprio PED.

Avete già dato un’occhiata ai vostri insights Instagram?

Se vi sembra che qualcosa non torni siamo pronti a supportarvi per una nuova strategia di contenuti!

Progettare per l’accessibilità globale

Sono anni ormai che Google si è committata al tema dell’inclusività. All’inizio in sordina, poi con qualche specialista e infine con interi dipartimenti dedicati ai temi di inclusive e equity-focused design. In due parole: accessibilità globale.

Oggi sono attivi nella divulgazione di questi concetti all’interno di workshop e corsi di formazione a cui ho avuto l’opportunità di partecipare e di cui parlerò – spero non troppo didatticamente – in questo articolo 🙂

Accessibilità globale: rendere la nostra comunicazione più inclusiva

L’importanza e la risonanza dell’accessibilità globale è talmente impattante sull’utenza digitale, che molte aziende ed agenzie si sono già da tempo messe nuovamente in gioco: talvolta hanno fatto tentativi cauti, talvolta hanno invece capovolto totalmente il più tradizionale modo di comunicare, quello che ascolta e asseconda la maggioranza, abbracciando una esposizione sempre più ampia e evitando ogni tipo di esclusione.

Quello che è certo è che in Italia siamo indietro, ma di certo già proiettati in avanti. Bisogna lavorare su questi concetti e approcci per non occludere possibilità di business reali e già pronte.

Questo approccio inclusivo contiene in sé infatti un duplice vantaggio:

  1. Possibilità di accedere ai contenuti per molte più persone, amplificando l’awareness aziendale, il network e il conseguente cono di reach, aprendoci a nuovi contatti utili per il business: il bacino di utenze con esigenze particolari ha dimensioni non più trascurabili, se si guarda al mercato globale
  2. Facilitazione nell’uso dei prodotti, che di fatto ne migliora e semplifica l’utilizzo sempre, anche da parte delle persone che non hanno particolari esigenze per l’utilizzo, lavorando su soddisfazione e fidelizzazione del cliente

Ma che cos’è l’inclusività?

Il dizionario ci dice che si tratta della tendenza ad estendere a quanti più soggetti possibili il godimento di un diritto o la partecipazione a un sistema o a un’attività.

Nel mondo, non esistono due persone che siano esattamente identiche, tanto meno due utenti online: disabilità fisiche o cognitive, ma anche fattori sociologici, ambientali, religiosi o esperienziali, portano ad usi differenti degli strumenti digitali, fino a sfociare, in alcuni casi purtroppo, nella totale non-usabilità di un prodotto o servizio.

Almeno una volta nella vita, tutti noi abbiamo sperimentato lo stress derivante dall’incapacità di usufruire di una app, di un tool o di un sito e ne abbiamo provato sulla pelle la frustrazione più profonda e totale, proprio quella che finisce tipicamente con la frase: “Mai più…”

Quelle occasioni in cui ci si chiede come possa una azienda fare business con tali strumenti digitali, che ti obbligano ad interagire attraverso bottoni piccolissimi, troppo vicini, illeggibili da mobile… Considerando pure il fatto che noi siamo persone senza particolari esigenze visive, nativi digitali e per questo agili sulle piattaforme… magari con anche un iPhone di ultima generazione, con schermo grande e massima definizione… Eppure: lo stress nel chiudere una singola, apparentemente semplice, operazione ha colpito anche noi.

Immaginate ora le persone accanto a voi: i vostri amici, genitori, nonni. Avrebbero avuto le vostre identiche difficoltà? Oppure addirittura maggiori delle vostre, per esigenze fisiche o esperienziali di vario tipo?

Pensate ora a tutta la popolazione globale: le barriere sono tantissime.

Ho pensato ad una macro-divisione utile, che non vuole essere esaustiva, ma prova in qualche modo a ricordarci l’essenziale, dando qualche tip da tenere sempre a mente nella progettazione di un nuovo prodotto in ottica di accessibilità globale.

Le 3 MACRO-BARRIERE globali:

  • La lingua, i linguaggi e l’alfabetizzazione
  • La disabilità fisica o cognitiva (cecità, malformazioni, autismo, dislessia, daltonismo…)
  • La diversità dalla maggioranza (differenti per razza, genere, religione, mancini, albinismo…)

Vivere in un mondo sempre più globalizzato e connesso attraverso la tecnologia, ha aumentato l’evidenza dei divari e della differenza fra le persone, creando una vera e propria necessità di considerare, studiare e implementare prodotti sempre più inclusivi, usabili a livello globale.

Inclusività, lingue, linguaggi e alfabetizzazione

Quando si parla di inclusività non ci si può esimere dal tema delle lingue, che a livello globale è a tutti gli effetti la barriera più importante all’accesso ai contenuti.

Vi do subito un primo dato molto esemplificativo: l’inglese è sicuramente dominante sul web, ma non è la lingua più parlata e compresa. Si trova infatti al 3° posto con 370 milioni di persone madrelingua, dopo il cinese mandarino (con 921 milioni) e lo spagnolo (con 471 milioni), la metà rispetto al cinese.

Per capire ancora meglio fin dove si spinge il tema dell’accessibilità globale, pensiamo per un momento all’India. 22 lingue ufficiali con oltre 1 milione di persone ciascuna e oltre 1/4 di popolazione analfabeta.

Inoltre, pensiamo all’importanza di questi paesi nell’economia mondiale, e forse anche nel piccolo di moltissime singole aziende. E quindi chiediamoci: cosa succederebbe se la nostra App non avesse considerato questi dettagli e proposto un servizio descritto solo in inglese? O, ancora peggio, solo in Italiano?

Non è l’unico tema. All’interno della stessa lingua, tecnicismi o i costrutti troppo elaborati delle frasi possono tagliare fuori un numero impressionante di persone, non solo con deficit cognitivo, ma anche non totalmente preparate ad affrontare temi di altissimo livello specialistico.

Ho una personale lista di accortezze che tendo sempre a mente quando studio un prodotto digitale nuovo. Sembrano piccole cose, ma se pensate subito e implementate fin dal principio, prevengono molto grattacapi da “gap di usabilità” successivi! Eccola per voi:

  1. SEMPLICITÀ. La linearità del linguaggio, l’assenza di gergo o costrutti di frase troppo complessi, ma anzi l’aiuto di icone e simboli per guidare gli utenti alla comprensione, sono sicuramente un’accortezza importante nella progettazione. Ecco che spunti grafici, infografiche e combinazione testo/icona consentono sicuramente un accesso più rilassato e veloce, a tutti i livelli di alfabetizzazione
  2. MULTILINGUA, SÌ.  La diversificazione delle lingue, fin dove è possibile, è un must. Oggi siamo aiutati da strumenti che hanno totalmente facilitato questo processo: si pensi a plugin come quello di Google per WordPress GTranslate, che permettono di tradurre in automatico un intero sito e si migliorano attraverso logiche di machine learning, apprendendo direttamente dal web… Sono strumenti low-cost, che ti permettono però di ampliare considerevolmente il raggio di destinazione del contenuto.
  3. MULTILINGUA, MA NON “A CASO”. Pianificare in anticipo è un MUST. In caso di multilingua, gli opportuni spazi per le traduzioni devono essere previsti anticipatamente (tipicamente l’arabo ingombra molto di più rispetto all’inglese, e se non lo prevedere prima dello sviluppo, avrete dispiaceri – e costi – non previsti). Anche le simbologie devono essere verificate e accertate, da cultura a cultura le differenze sono tantissime!

Accessibilità globale, la disabilità fisica o cognitiva

Oltre a individuare le diversità di lingua, linguaggio e approccio culturale alle comunicazioni, dobbiamo andare più a fondo e osservare ulteriori varianti.

Una volta infatti individuato il nostro destinatario tipo, descritto le Personas di riferimento ed individuato le attitudini e i needs di queste persone, il processo di comprensione di chi abbiamo di fronte non è terminato: vi faccio un esempio.

Ci possiamo rapportare con un target di medici e operatori socio sanitari e aver definito un linguaggio mediamente articolato e tipico. Ma attenzione, all’interno di questa popolazione, che già richiede un’attenzione specifica del linguaggio e dei contenuti, dovremo considerare anche le minoranze all’interno del gruppo.

Infinite le ragioni di questa diversità: aspetti legati alla disabilità o diversità fisica o cognitiva che devono e oggi giustamente pretendono di essere incluse nelle nostre considerazioni, fin dalle prime operazioni di ricerca.

Per fare qualche esempio: una persona dislessica o disgrafica, potrebbe avere serie difficoltà nella lettura. Una persona non vedente o con gravi limitazioni alla vista potrebbe aver bisogno di strumenti di lettura descrittiva oppure la possibilità di ingrandire il font a necessità. Insomma i casi sono davvero molteplici e variegati.

Tornando alla mia lista pre-progetto, ecco alcuni memo da tenere a mente:

  • FIN DALLA RICERCA INIZIALE – Includere fin dai primi step di analisi partecipanti con disabilità (sono oltre 1Miliardo nel mondo)
  • LA PAROLA NON DEVE NECESSARIAMENTE ESSERE SCRITTA – Ridurre al minimo la necessità di digitare testo, inserire input vocale, completamento automatico dei campi e interfacce sfogliabili. Dispositivi e applicazioni con reader vocale, del contenuto della pagina, multi lingua e assistenti vocali a disposizione per i più normali comandi di utilizzo. Scegliere contrasti e dimensioni font adatti ad una comoda lettura e dare la più ampia possibilità di personalizzazione
  • GERARCHIA VISIVA – Ma attenzione ai reader: per permettere una buona lettura, anche i contenuti devono rispettare un ordine prestabilito, in modo da agevolare la lineare comprensione del contenuto. E anche questo ordine deve riflettere sulla diversità del pubblico a cui è rivolto il contenuto: ad esempio, la nostra intuitiva lettura degli elementi da sinistra a destra è capovolta per i paesi arabi con la scrittura che parte de destra e così anche la gerarchia proposta deve esserlo!

La diversità dalla maggioranza

C’è un ultimo punto che vorrei percorrere in questo articolo sull’accessibilità globale. A volte, la differenza all’interno di un gruppo è anche più viscerale, intima e non per forza evidente agli occhi. Si pensi ad esempio alle differenze di classe sociale o di abilità. Si pensi ai mancini, molte volte non considerati nella produzione di prodotti fisici anche di uso comune. Ma non solo.

Le diversità sono di razza, di esperienza oltre che di genere e naturalmente di cultura e inserimento o classe sociale. Trovare un modo per parlare a tutti, senza discriminazioni e includendoli in una comunicazione adatta ad ognuno di loro è e deve essere nostro primo obiettivo, su cui riflettere subito, nelle primissime fasi di progettazione.

Un pensiero deve necessariamente andare a chi ha disponibilità tecnologiche inferiori o insufficienti. Accortezza che ancora una volta amplia e migliora l’uso dei prodotti digitali da parte di tutti.

  • La parola SEMPLICITÀ torna anche in questo contesto e aiuterà sempre a progettare prodotti accessibili
  • Per includere chi non ha disponibilità infinita di rete low-cost, prevedere contenuti consultabili anche offline e ridurre al minimo la larghezza di banda necessaria. Il test in modalità aerea è l’ideale per rendersi conto di come diventi universalmente usabile un prodotto in assenza di linea
  • Per lo stesso motivo mantenere gli aggiornamenti al minimo e pertinenti all’uso finale del prodotto e prevedere un sistema di cache locale

Mostriamo tutte le diversità di pubblico nelle nostre rappresentazioni visive: pelle di diverso colore, protesi o occhiali. Siamo tutti parte di un mondo diversificato e meraviglioso dove la tecnologia è riuscita davvero a raggiungere e accogliere davvero tutti.

L’accessibilità globale è il presente e il futuro. Non complichiamole le cose 😉

Facebook Podcast, Soundbites e Live Audio Rooms: ecco cosa ci aspetta quest’estate!

L’ultimo aggiornamento in casa Facebook riguarda una nuova esperienza per coinvolgere gli utenti all’interno del social: quella degli audio.

Dopo il successo di Clubhouse (che, nonostante le macumbe lanciate dai miscredenti, non demorde), e dei podcast sulle diverse piattaforme, che prendono piede sempre di più, anche Facebook, preso di invidia e in ritardo nella tabella di marcia, ha deciso di giocare con il trend degli ultimi mesi.

Sembra infatti che Zuckerberg e il team di Facebook siano ormai pronti a portare all’interno della piattaforma social la possibilità di creare conversazioni di soli audio in stanze private, esattamente come accade già su Clubhouse.

Qual è la differenza?

Rispetto agli altri social, Facebook vuole offrire un servizio “Premium” con molti valori aggiunti. Come Zuckerberg ha affermato, con “strumenti potenti come quelli usati dai professionisti, messi a disposizione di tutti. Questo vi darà la sensazione di portare in tasca, sul vostro smartphone, uno studio del suono”.

Si tratta, infatti, di una specie di studio di registrazione digitale a disposizione di chiunque. Uno strumento di editing che permetterà di modificare, migliorare il suono, di mixare le tracce e di applicare effetti vocali agli audio.

L’intelligenza artificiale verrà messa a disposizione degli utenti anche per registrare un audio pulito dai rumori esterni.
Il tutto si traduce in Soundbites, ovvero clip audio di breve durata, per catturare “aneddoti, barzellette, momenti di ispirazione, poesie e molto altro che fino a ieri non eravamo in grado di immaginare”.

IAKI - Facebook audio

Facebook Audio, non solo Soundbites

Oltre ai Soundbites, che potranno essere facilmente registrati dal proprio smartphone e pubblicati nella timeline, saranno presenti anche le Live Audio Rooms. Si parla quindi di stanze private per le conversazioni audio, in cui sarà possibile accedere da Messenger. Ma non è tutto…

Le novità infatti non finiscono qui. Dalle parti di Menlo Park non potevano mettersi il cuore in pace se all’interno della loro piattaforma social non fosse stato introdotto anche un altro strumento che sta diventando sempre più popolare, soprattutto tra i millennials: il podcast.

Zuckerberg promette infatti che dalla prossima estate sarà possibile ascoltare podcast direttamente dall’app di Facebook, anche in modalità background.
A dispetto degli altri social, avendo memorizzato per anni i nostri gusti personali, ci proporrà di volta in volta i podcast che sono maggiormente in linea con i nostri interessi. Praticamente come accade già su Netflix o Prime Video con i film e le serie tv.

IAKI - Facebook audio

Ciò renderà più facile agli utenti individuare nuovi podcast in base alle proprie esigenze, mentre ai creator di raggiungere e connettersi con nuovi ascoltatori.
Tutte queste esperienze audio permetteranno anche di inserire i sottotitoli e renderle così accessibili a chiunque con la possibilità di seguirle anche in modalità muto (come accade già per i video di Instagram).

Come sempre Facebook è pronto a cavalcare l’onda. D’altronde sembra che la sua specialità sia proprio quella di replicare le funzionalità di maggiore successo delle piattaforme concorrenti (e riuscirci).

Facebook “Discussioni correlate”: fuoco di paglia o scacco matto?

Facebook promette e poi mantiene. Lo aveva preannunciato nell’autunno dello scorso anno, sono bastati pochi mesi all’azienda per introdurre la nuova feature “Discussioni Correlate” a quelle già esistenti.

Facebook Discussioni Correlate, ecco come funziona

Probabilmente il tempo trascorso sulla piattaforma moltiplicherà con l’introduzione di questa nuova caratteristica. “Beh non può che essere questo l’obiettivo”.

Forse, ma non è quello dichiarato. Facebook sostiene che i suoi utenti trovino e si uniscano a nuove community. In quale modo questa feature lo permetterà? È semplice.

Potrebbe capitarti, scorrendo il feed, di imbatterti nella funzionalità Facebook “Discussioni Correlate” qualora uno dei tuoi contatti pubblichi un link o ricondivida un post, ciò ti permetterà di vedere cosa dicono gli utenti parte di gruppi pubblici sul medesimo post.

Per Facebook, infatti, se i gruppi chiusi aiutano le persone a connettersi tra loro mediante esperienze di vita più profonde che preferiscono tutelare, i gruppi pubblici sono comunità aperte che condividono contenuti relativi a intrattenimento e interessi comuni.

Proprio per questo motivo, il social network ha espresso il desiderio di mettere in contatto i suoi utenti testando nuovi modi che permettono alle persone di venire a conoscenza di gruppo che trattano i medesimi argomenti del post che ha suscitato il loro interesse.

Essere amministratore non è mai stato così divertente

Sarà semplicissimo intervenire, ma attenzione: gli amministratori avranno un maggior controllo sui post del gruppo. Prima della pubblicazione verranno mostrate le regole del gruppo in modo che l’integrità della community interna rimanga intatta.

Inoltre, la nuova funzione admin assist permetterà agli amministratori di impostare regole specifiche al fine di tutelare il gruppo. Ciò aiuterà ad impedire la pubblicazione di alcune keywords e potrà persino escludere determinati utenti dalla conversazione.

Facebook barcolla ma non molla

Vi sembra la ricetta per un disastro? Facebook ha già dovuto affrontare perplessità sorte riguardo la nuova feature introdotta. Nonostante l’azienda abbia dichiarato apertamente i suoi obiettivi, tra questi il desiderio di stimolare conversazioni, le “discussioni correlate” continuano a creare titubanze negli utenti.

I post, sebbene da sempre siano pubblici, in questo modo diventano davvero alla portata di tutti, ciò significa maggior interazioni ma anche l’aumento di possibili critiche.

Potrebbe essere questo lo scopo di Facebook?

Il social network, consapevole di suscitare interesse negli utenti, potrebbe mettere in secondo piano i contrasti che si andrebbero a creare se in termini numerici i suoi risultati migliorassero. Ovviamente, l’azienda ha sottolineato che questa ipotesi non rientra nei suoi piani d’interesse perché esperienze negative portano ad un minor utilizzo della piattaforma e che, quindi, la creazione di dinamiche controverse non è tra i suoi obiettivi anche se “gonfierebbe” le statistiche di coinvolgimento.

Da sempre Facebook ama le sfide e anche questa volta dovrà cercare di far ricredere i più maliziosi.