EdgeRank Facebook: conosci il tuo nemico

Al momento della stesura di una strategia editoriale è fondamentale tenere conto dell’EdgeRank Facebook: insieme ai modelli di fruizione del web determina come le persone leggono i contenuti su questo canale, ma soprattutto cosa leggono. Partiamo per gradi, in principio una pagina si rivolgeva a tutti i suoi fan, tutti coloro che avevano fatto click su “Mi piace”, al netto di coloro non connessi in quel momento o non fisicamente davanti al dispositivo.

L’aumento delle persone iscritte a Facebook e la conseguente impennata dei contenuti pubblicati, insieme all’incremento dei brand operanti su questo canale, ha portato all’introduzione di un algoritmo che determina la rilevanza dei post per l’utente, in base a una serie di regole stabilite: EdgeRank. Questa novità ha portato a un inesorabile declino della portata organica delle pagine, facendo in modo che gli utenti vedessero solo contenuti pubblicati da pagine (o utenti) con le quali si è interagito di recente.

I criteri che l’EdgeRank Facebook prende in considerazione riguardano:

  • Quanto di frequente noi interagiamo con altre pagine (o utenti)
  • Le interazioni totalizzate dal post, in generale e rispetto ai nostri amici
  • L’abitudine di interazione con la tipologia di contenuto pubblicato
  • Le interazioni negative del post, in generale e rispetto agli amici

In seguito è stato adottato un nuovo criterio con lo scopo di fornire alle persone contenuti sempre più rilevanti, anche se per qualche motivo l’utente non fosse stato connesso al momento della pubblicazione: Story Bump. Questo meccanismo è una versione più raffinata di una pratica consolidata ai tempi dei forum: uppare i post. Tipicamente qualcuno commentava una discussione finita nelle pagine più vecchie della board scrivendo anche solo “up”, affinché il topic risalisse al primo posto. La differenza è che i forum consideravano solo il criterio del commento più recente, mentre Facebook qualche parametro in più.

Cosa può fare il brand che opera su Facebook per massimizzare la portata?
Lavorare sulla portata virale, ovvero il secondo livello di persone che riusciamo a raggiungere attraverso le notifiche generate dalle interazioni sui post.

Come si aumenta la portata virale?
Attraverso le interazioni. Più le persone fanno like, commentano, ma soprattutto condividono il vostro post, maggiori saranno le visualizzazioni di secondo livello, così come le interazioni di secondo livello. Il raggiungimento di questo risultato nasce dalla definizione di un timone editoriale in grado di coinvolgere gli utenti con contenuti rilevanti.

E poi ci sono le inserzioni a pagamento.
Naturalmente possiamo raccontarci quanto vogliamo che lo scopo dell’EdgeRank e dello Story Bump sia rendere più rilevanti i post per gli utenti, ma la realtà è che si tratta di una scelta oculata di Facebook che rende quasi necessario prevedere lo strumento Adv all’interno di una strategia di Social Media Marketing. Almeno se volete raggiungere valori di portata superiori al 5% dei vostri fan. La buona notizia è che bastano budget ridotti per promuovere i post e raggiungere lo scopo, ma non basta. A monte dobbiamo aver preparato un lancio con potenziale di engagement verso gli utenti.

Leggere o twittare? Tweet For A Read

In Italia si legge poco. I dati ISTAT ci dicono che nel corso del 2013 solo il 49,3% della popolazione femminile e il 36,4% di quella maschile ha letto almeno un libro. In totale, circa il 43% delle persone dai 6 anni in su legge al massimo tre libri l’anno e solo il 14% afferma di avere letto almeno 12 volumi in un anno. Ciò significa che circa la metà delle persone, in Italia, non legge assolutamente niente.

Le cause di tale situazione sono svariate ma, di fronte della costante erosione di vendite, non sono poche le case editrici che puntano il dito (anche) contro il web. I social media, questa la tesi, sarebbero un formidabile terreno di distrazione e provocherebbero il conseguente allontanamento dei potenziali acquirenti. In pratica, si sostiene che la possibilità di accedere gratuitamente a un gigantesco archivio di contenuti provochi un danno senza precedenti a chi i contenuti, invece, li offre a pagamento. Un esempio tipico è in tal senso la crisi dell’industria musicale, la cui situazione economica non proprio florida è favorita anche dalla dilagante pirateria digitale.

All’estremo opposto, si afferma però che il web possa essere un grande alleato del sistema editoriale. Attraverso i social, questa la tesi, tutte le case editrici e le riviste in circolazione possono stimolare le vendite. Come? Stabilendo un contatto diretto con gli utenti, conoscendo i loro gusti, promuovendo promozioni mirate, creando engagement e contenuti virali, favorendo – in sostanza – un proficuo e quotidiano scambio di opinioni e informazioni.

Dove sta la verità?

Probabilmente da entrambe le parti, dato che le due risposte non si escludono a vicenda. E dato che la situazione è più complessa di quel che sembra, ci ha provato Penguin Books (dal 2013 Penguin Random House, ovvero la casa editrice più grande del mondo) a fare un passo oltre questa -ormai vecchia – diatriba. La risposta di Penguin si chiama “Tweet for a read” ed è uno dei più originali esperimenti digitali nati dall’esigenza di spingere l’utente alla lettura tramite i social.

Il meccanismo è apparentemente semplice. Ogni volta che un lettore chiude un libro per fare altro (ipotesi: andare su Facebook o Twitter) ha la possibilità di lasciare un segnalibro speciale dotato di timer e di sensore luce tra le pagine del volume. Trascorsa una certa quantità di tempo prestabilita, il bookmark invierà un segnale Wi-Fi che sarà tradotto in un tweet diretto al possessore del libro. Il contenuto del tweet, firmato da un autore celebre (per esempio Josè Saramago) sarà sostanzialmente un invito a riprendere in mano il libro e proseguire la lettura.

E così, nessuno potrà più dire che i social siano un mezzo di distrazione di massa. Buona lettura a tutti.

Social Content Marketing e il tasto Salva di Facebook

Facebook ha lanciato una nuova funzionalità che offre nuove chance per gli utenti di fruire contenuti che non si ha il tempo di consultare live. Ma quali possibilità si prospettano per i brand?

Su questo blog abbiamo parlato spesso di Social Content Marketing, in relazione a canali specifici come Vine, oppure in merito a format come le infografiche. Quello che abbiamo sempre sostenuto è l’importanza per il brand che opera sui canali social di impegnarsi a produrre contenuti rilevanti per l’utente, non solo perché è cosa buona e giusta, ma anche perché altrimenti Facebook ce la fa pagare attraverso l’EdgeRank dei post.

Facebook ha introdotto la funzione “Save”, “Salva” in italiano, che consente di archiviare i diversi tipi di contenuti disponibili sulla piattaforma per una visione successiva.Come utenti capita spesso di essere invitati a un evento o di imbattersi in un video di cuccioli, ma non sempre si ha il tempo di guardare o approfondire in quel preciso momento. Altri canali sono dotati di questa feature anche se in forme diverse, su Twitter consultando i nostri Favorites possiamo scorrere l’elenco dei tweet in un secondo momento, così come accade su Tumblr con i Post piaciuti.

L’introduzione di questo strumento deve essere un’occasione per i brand di pensare ai propri contenuti editoriali secondo un’ottica di rilevanza per l’utente, misurando costantemente l’efficacia di quanto pubblicato attraverso analisi periodiche. I motivi che possono spingere un utente a voler conservare un contenuto sono diversi: condividere un post buffo con qualcuno, consultare una ricetta al momento della preparazione oppure leggere il parere su un film al momento della scelta al cinema.

Voi salverete questo post su Facebook? (Magari no, però sarebbe buffo salvare un articolo sul salvataggio, come una sorta di Inception)

Fuga dal desktop: agli italiani il web piace mobile

In metro, in autobus, in giro, in ufficio e in casa. Non esiste posto in cui non ci connettiamo a Internet dal nostro smartphone o tablet… Eccetto dove la connessione è scarsa. Dare un occhio alle ultime news, controllare le email o leggere il feed di Facebook dal proprio smartphone è veloce e immediato, del resto chi ha voglia di aspettare per navigare dal proprio desktop? Il tempo di tornare a casa e ci saremo già dimenticati cosa volevamo vedere. Ciononostante passiamo comunque molto tempo sui nostri Mac e PC, basti pensare alle ore trascorse in ufficio (e in effetti finora il traffico da PC è sempre stato superiore a quello mobile). Finora appunto.

Total Digital Audience marzo 2014
Fonte: Audiweb

Audiweb ha pubblicato i primi dati della total digital audience mobile integrati a quella PC dei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Un nuovo set di dati frutto della collaborazione con i partner Nielsen, Doxa e Memis:

“Per la prima volta vengono distribuiti al mercato i dati sulla fruizione complessiva di Internet e sulla fruizione da mobile”, ha dichiarato Enrico Gasperini, presidente di Audiweb.

Secondo i dati sulla total digital audience a marzo, ben 25 milioni di italiani tra i 18 e i 74 anni sono risultati online, con una media di quasi 4 giorni ininterrotti al mese. Il dato che più ci sorprende nell’analisi Audiweb riguarda il traffico mobile: ben 7,4 milioni gli italiani che accedono a Internet solo da smartphone e tablet, mentre 5,3 milioni solo da PC. L’uso combinato riguarda 7,2 milioni di persone. E su quali contenuti “perdiamo” più tempo in media sui nostri smartphone? Social network, siti e applicazioni legate al mondo dei cellulari per la maggior parte, seguono app varie di intrattenimento, mentre news e email una quota di tempo molto più elevata da PC. Il 91% degli utenti tra i 18 e i 24 anni viene definita ‘’multiscreen surfer’’, con una forte propensione all’uso esclusivo dei device mobili per accedere a Internet nel giorno medio.

L’analisi di Audiweb spinge a diverse riflessioni sia in ambito di fruibilità dei contenuti da mobile sia in termini di opportunità di business. Chi gestisce profili e account social, siti, e-commerce, portali deve assolutamente garantire una buona esperienza ai propri visitatori e utenti mobile, perché ormai questi rappresentano un’importante fetta dei propri referral. Un sito non responsive perderà via via più utenti e quindi avrà sempre meno traffico. Viceversa, un sito ben ottimizzato fidelizzerà i propri utenti e ne acquisirà di nuovi. Parlavamo anche di business. Se sempre più italiani preferiscono il mobile al PC, allora passeranno più tempo anche in compagnia delle proprie app. Quale miglior momento per pensare a farne una?

Flipback: il pollice che fa la differenza

… [ma il segreto è la verticalità]. 

Dall’autostop, all’okay, alla disapprovazione, al passatempo preferito dai bambini, alla seduzione femminile, alla famosa battaglia dei pollici, all’attesa dei nonni attraverso il roteare tra pollici, al digitare su un telefono per scrivere un SMS, fino allo sfogliare un libro. Questo è un articolo sull’evoluzione del pollice: il primo dito della mano, articolato in modo da poter opporsi a tutte le altre dita. Il linguaggio del corpo è un linguaggio universale, ma non per tutti lo stesso gesto vuol dire la stessa cosa. Il pollice alzato ad esempio vuol dire autostop in Italia, e mandare a quel paese qualcuno in Grecia. Vuol dire anche “OK” per gli italiani, e “zero” per i francesi, ma anche “soldi” per i giapponesi.

E per Antonio Riccardi, direttore letterario di Mondadori, il pollice è sinonimo di Flipback.

Il 30 aprile 2014, presenta in anteprima ad Affaritaliani.it i “Flipback”: la nuova collana di paperback di carta da leggere in verticale con una sola mano, con le pagine che scorrono dall’alto in basso.

Un’inversione di tendenza.

In comunicazione c’è la tendenza ad inserire negli spazi digitali e nei Social Media un sentimento di intimacy molto vicino ad un approccio conversazionale, al dialogo “da bar”, al contatto umano. Nel caso dei Flipback si tratta invece di una sperimentazione che parte dalla carta (dall’offline) e prende spunto dal digitale.

Immaginiamo una tipica situazione quotidiana: metropolitana milanese, 9 di mattina.

Un flusso infinito di studenti, lavoratori e mamme a tempo pieno che come sardine “s’imbarattolano” in un treno. Tu sei là, in mezzo a loro, e per evitare di dondolare clamorosamente per terra durante le frenate, cerchi sostegno. Eviti la spalla del tuo vicino (potrebbe non essere d’accordo), e opti per il corrimano metallico in alto, oppure il palo a lato (i tuoi 165 cm di altezza ringraziano). Con la mano sinistra ti sorreggi, e con la destra scorri dal basso verso l’alto il feed della tua pagina Facebook, del tuo profilo Twitter o di Instagram. Il tuo risveglio mattutino è affidato alla verticalità degli istanti. Se invece ti senti più intellettuale, con la mano destra probabilmente stai cercando di leggere un libro. Se questo libro avesse le dimensioni di uno Smartphone, e se si sfogliasse in verticale, tu eviteresti di staccare la mano sinistra dal tuo unico appoggio spezzando il ritmo di lettura e andresti avanti nel tuo “viaggio senza valigie”, giusto?

Ecco perché nascono i Flipback Mondadori.

12cm per 8cm, costo medio tra i 9 e i 12 euro, libri cartacei in un nuovo formato, si leggono in verticale e si sfogliano con una sola mano, dal basso verso l’alto. Dall’8 maggio 10 titoli sono già in commercio, da giugno a settembre ce ne saranno altri 15.

Nella lettera di presentazione del progetto Flipback ai librai, scritta da Antonio Riccardi, poeta, scrittore, critico letterario ma, soprattutto, direttore letterario di Mondadori, si legge: “questi libri rivivificano la tradizione di un’editoria antica, in un formato innovativo, interpretano una sensibilità squisitamente contemporanea: sono infatti libri comodi, agili, veloci, belli, tascabili in senso letterale, eleganti e “cool” allo stesso tempo. La soluzione perfetta per chi persegue il piacere della lettura su carta nelle pieghe di uno stile di vita sempre più incalzante e dinamico“. [Cfr. Antonio Prudenzano – affaritaliani.it]. “Il piacere della lettura su carta nelle pieghe di uno stile di vita sempre più incalzante e dinamico”, è come se le mie orecchie sentissero le note di Schumann.

Ebbene sì, nel periodo proliferante per l’e-book, si torna a palpare la consistenza della carta, ad annusare il vissuto delle pagine, a sventolarsi con il correre dei fogli tra le dita.
Si ritorna al piacere della carta; alla carta quale fabbrica di sogni quotidiani.

Generazione anni ’80, generazione da GrandPrix

Ho 32 anni, sono nata a Milano, due giorni prima di Natale dell’anno 1981, il mio umore varia a seconda della Luna, e il mio talento, non ho dubbi, è scritto nelle stelle. Chi poteva immaginare che sarei nata nello stesso decennio dell’International GrandPrix Advertising Strategy (GrandPrix per la migliore strategia di marca)? Solo 8 anni dopo la mia nascita, al Piccolo Teatro di Milano, Arexons vince la prima edizione di questo storico e prestigioso riconoscimento nel mondo della comunicazione. E sono soddisfazioni se penso che Arexons dieci anni dopo è stato proprio uno dei miei primi clienti.

Dal 1989 al 2014, nel corso delle 27 edizioni (considerando anche quelle sperimentali) il GrandPrix è diventato il palcoscenico per l’eccellenza italiana.

Non solo nel campo della pubblicità e della comunicazione, ma anche nel mondo della cultura, delle istituzioni e dello spettacolo. L’unico appuntamento annuale che accende i riflettori sul settore della comunicazione quale elemento d’importanza economico-culturale centrale per la città di Milano insieme alla moda e al design. È considerato oggi l’evento per eccellenza in Italia dedicato ai brand e alle strategie di comunicazione e marketing.

Chi è il suo Willy Wonka, il suo brillante ideatore?

Non uno, bensì due, e forse anche di più. Fra tutti: Lillo Perri, il suo fondatore, editore di Pubblicità Italia fino al 2000, massimo esperto di comunicazione e Pietro L. Caccini, managing consultant, oggi “passionate gardener“. Già ai suoi esordi, nel 1989, il GrandPrix ha avuto un’unica filosofia: enfatizzare il marketing mix delle campagne pubblicitarie e il gioco di squadra tra agenzia e azienda per portare il brand a costruire successo, passaparola e memorabilità. E questa idea di gioco di squadra, di “relazione umana”, di “interazione emotiva” (detto in copyese) ha fatto da traino anche per altri elementi che ancora oggi lo contraddistinguono. La giuria, per esempio. Una giuria costituita esclusivamente da top manager di marketing e comunicazione delle aziende investitrici tutti seduti in tavola rotonda. Un elemento di forte trasparenza, oltre che di piacevole condivisione. Altri elementi distintivi: la scelta e l’identificazione delle categorie di partecipazione. Non solo a seconda degli ambiti merceologici, bensì valutando la posizione competitiva del brand sul mercato, e la sua capacità di investimento pubblicitario. Una vera rivoluzione che all’inizio disorientò, ma che poi fu considerata una vera novità, perché metteva in competizione i leader tra di loro, ma anche i follower o i primini. Il terreno di competizione in questo modo venne reso equo per tutte le marche al di là dei top budget e dei top client. Ultimo elemento, ma non meno importante, la partecipazione delle nuove generazioni creative e il coinvolgimento degli addetti al settore. Un telecomando in mano, qualche secondo per digitare un numero, e voilà, voto dato.

E come le nuvole che corrono. Il vento che fugge. I bambini che non la smettono più di ridere, e che ogni volta producono un ultrasuono diverso. Il mondo della comunicazione cambia.

E come scrive Marco Lombardi*, “i confini di un A4, di una 35mm, di un 6×3 o di un 30” non sono più gli unici in cui si può dar vita ad un’idea. C’è una meravigliosa rivoluzione creativa in atto. Oggi un prodotto lo trasformiamo in un media per comunicare un messaggio”. Ma quello che vogliamo che rimanga nell’aria è il profumo del GrandPrix. La sua storia, la sua tradizione, la voglia di condivisione che c’è tra più di 2000 persone tutte insieme all’interno di un teatro, con un oratore “cappellaio matto”, il brillante Piero Chiambretti e la sua velina, e una carrellata di stupore: pubblicità, strategie e media. Parole, suoni, immagini che ci fanno riflettere, o semplicemente prendere appunti, oppure soltanto ci lasciano sbalorditi senza saperne il motivo, ma il bello è proprio questo.

Il 26 maggio 2014 presso il Barclays Teatro Nazionale di Milano, la ventisettesima edizione.

E io, come ogni anno, ero presente. Ne è uscito un interessante punto di vista. Le strategie di marca presentate hanno portato con sé i “segni del tempo” e del cambiamento. Per l’agenzia questi stravolgimenti sono trascinanti, per il consumatore invece sono stimoli che lo fanno diventare Attore del consumo. È ricerca di protagonismo. Sa che viene ascoltato e che viene “beccato” ovunque si trovi. Il mondo digitale e i social media hanno creato una vera rivoluzione in questo senso. Essere ovunque per parlare con chiunque. Ora il media infatti non è più il mezzo in senso stretto, ora il media è l’idea stessa. Il risultato del mio pensiero, e del mio approccio multitasking, lo trovate qui sotto, in una foto, in uno status direttamente dal Grand Prix del 26 maggio.

 

* La creatività in pubblicità di Marco Lombardi. 

[Un ringraziamento speciale a Maria Stella Gallo, Responsabile Eventi e Promozione di TVN Media Group per essersi fatta stressare dalle mie domande. Ringrazio inoltre per la disponibilità Emanuele Soi, Director of Strategy e Membro dell’Art Directors Club Italiano, e Pasquale Barbella, Consulente creativo, pubblicista, docente di comunicazione – anche della sottoscritta – Ex Presidente e ora socio dell’Art Directors Club Italiano]. 

Gli UGC e le news. Il modello FB Newswire

“Trust in social media” è il motto di Storyful, il servizio per la scoperta e verifica di UGC che sta supportando Facebook nel nuovo servizio offerto ai giornalisti: FB Newswire.

Guerra contro le bufale
La velocità nel dare le notizie è sempre stato il terreno di sfida dei grandi network, ma il pericolo bufala è dietro l’angolo: utilizzare gli UGC senza una puntuale verifica è un rischio che un canale di informazione serio non può permettersi di correre. Il servizio FB Newswire nasce quindi per soddisfare la richiesta di UGC da parte delle newsroom: i contenuti verificati da Storyful sono diffusi grazie ad una fanpage e ad un account Twitter con indicazione del contesto, dei credits, della licenza d’uso del materiale, eventuali contatti del proprietario.

Perché gli UGC?
Le newsroom stanno facendo i conti, ormai da tempo, con rischi e vantaggi nell’utilizzo degli UGC. Ci sono eventi che possono essere documentati con immediatezza solo da persone presenti nel posto giusto al momento giusto, spesso non professionisti che condividono in Rete un contenuto istantaneamente: come batterli sul tempo? Impossibile.

Come utilizzare i contenuti degli utenti
Se è vero che gli UGC sono una fonte inestimabile di notizie, d’altro canto bisogna trattare questi contenuti con la massima attenzione. Il primo passo è organizzare un sistema di verifica della fonte e del contenuto: alla BBC ad esempio c’è un’intera squadra che compie vere e propri indagini sull’origine dei contenuti grazie alle nuove tecnologie. Se un broadcaster decide di diffondere una notizia se ne assume la responsabilità e a poco valgono i disclaimer se commette un errore. Inoltre, è bene ricordare che bisogna sempre chiedere al proprietario dell’opera i diritti di utilizzo. Unica eccezione all’obbligo di richiesta di autorizzazione è il caso in cui il riutilizzo è dettato da un interesse pubblico alla distribuzione della notizia: in questo caso la fonte deve essere citata e il contenuto non può essere alterato.

Imparare da FB Newswire
Il servizio di Facebook per le newsroom, oltre a farsi garante per le notizie diffuse, attribuisce sempre i credits e non commette l’errore dei grandi network di all news che, secondo il report del Tow Center, attribuiscono la paternità dell’opera solo nel 16% dei casi. Può essere quindi molto utile dare un’occhiata a questo servizio per iniziare a familiarizzare con le regole più importanti per l’utilizzo di notizie e contenuti degli utenti.

Twitter Poll, come sono andate le elezioni su Twitter?

Con l’avvicinarsi delle elezioni, la Rete viene spesso considerata lo specchio della volontà popolare e la politica si sperimenta nella comunicazione sui social media. Ci siamo chiesti se, analizzando le conversazioni su Twitter, fosse possibile avere evidenze sul voto: i “Twitter Poll” delle elezioni 2014.

La selezione degli hashtag

La selezione dei singoli movimenti/partiti da monitorare ha riservato alcune sorprese. Non tutti i partiti hanno lanciato un hashtag univoco che identificasse le conversazioni sulle elezioni, ne deriva che pochi ritengono utile tracciarle e ascoltarle; altri partiti, pur avendolo identificato, non lo hanno utilizzatoin modo sistematico e diffuso nei profili. È il segnale che tra politica e nuove (?) forme di comunicazione c’è ancora uno scollamento?

I bravi della classe

Ci sono anche i “bravi della classe”, quelli che sono riusciti a recepire alcune regole base della conversazione su Twitter. Per queste elezioni, ecco a chi appartiene il podio secondo i dati di Hashtags.org:

  • #vinciamonoi l’hashtag di sfida della campagna elettorale del M5s raccoglie più di 34.ooo tweet in quattro giorni
  • #unoxuno lanciato da Matteo Renzi per invitare a fare proseliti per il Pd, si aggiudica la medaglia d’argento con circa 16.660 tweet
  • #iovotolega la Lega è al terzo posto con 2.280 tweet

Altri hashtag non hanno superato i 2000 tweet nel periodo 24-27 maggio: #iovotoTsipras si è fermato a 1534, #votaitalia a 170.

I risultati del “Twitter Poll”

Se ad ogni hashtag corrispondesse una dichiarazione di voto via Twitter, il risultato delle elezioni sarebbe completamente ribaltato con il M5s che si aggiudica il doppio dei consensi del Pd e la Lega di Matteo Salvini in terza posizione.

È interessante anche visualizzare l’andamento delle conversazioni nel periodo considerato. Dopo aver dominato fino alla chiusura delle urne, #vinciamonoi viene superato da #unoperuno non appena si diffondono i primi dati: ma è solo un picco, perché anche nel dopo-elezioni l’hashtag del Movimento resta il più citato.

Elezioni 2014 Twitter trend

 

Dato questo breve esperimento, è evidente che bisogna sempre mettere in rapporto i dati con la community che si sta analizzando, senza pretese di universalità. In un Paese in cui il digital divide è ancora un problema e in cui i partiti politici fanno ancora fatica a costruire strategie di comunicazione innovative, Twitter non costituisce ancora un campione rappresentativo per quanto riguarda la scelta degli elettori.

Voi cosa pensate della comunicazione politica sui social media? Scrivetelo nei commenti!

Spotify, uno strumento per l’Immersive Marketing

Imparentato con il marketing esperienziale, l’immersive marketing prevede il coinvolgimento completo del consumatore, raggiungendolo presso disparati canali. L’approccio all’utente viene esteso, diffondendo contenuti prima, durante e dopo l’attività. L’immersive marketing mira ad offrire più di una singola esperienza da ricordare, quanto piuttosto a inserirsi nello stile di vita delle persone, trasformando il brand o il prodotto in un elemento di culto.

L’ambiente di immersione dei consumatori deve essere preparato con dovizia per sedurre, osservando e studiando gli interessi e i comportamenti del target di riferimento. La call-to-action diventa un elemento fondamentale per l’attivazione degli utenti, che vengono invitati a partecipare all’azione attraverso i canali di progetto.

Spotify lo conosciamo, è un software che oltre ad essere interessante per l’utente finale, offre diverse possibilità ai brand per inserirsi in un ambiente dove le persone fruiscono contenuti di intrattenimento. Il luogo ideale per parlare ai consumatori mentre ascoltano musica, per essere presenti con contenuti di rilievo che possono realmente suscitare l’interesse di qualcuno.

Quali strumenti offre Spotify ai brand per comunicare?
Al momento è possibile creare campagne in diversi formati, grafici o audio, ma queste soluzioni decisamente non sono immersive. Le playlist invece permettono di offrire agli utenti dei contenuti che già vogliono fruire attraverso il canale dove si trovano già, in questo caso per ascoltare musica. Una semplice lista di canzoni, che ruota attorno ad un concetto di partenza, può estendere la realtà del contenuto o del prodotto anche nello stile di vita dell’utente.

In che modo i brand stanno usando le playlist Spotify?
Il campo di applicazione più naturale è quello dei media brand, soprattutto se a tema musicale. Nel panorama radiofonico italiano possiamo citare come best in class Virgin Radio, che vanta 14.613 Follower. Sarà merito del genere musicale dell’emittente rock, che segmenta il pubblico e si presta a una fruizione di culto da parte di un certo target, ma non ha eguali nel panorama radiofonico italiano. Tuttavia esistono impieghi delle playlist più vicini al concetto di immersive marketing e più facilmente identificabili. Disney per esempio in occasione dell’uscita di Monsters University ha rilasciato una lista di canzoni per ognuno dei personaggi animati del film. Ogni utente di Spotify che seguirà la playlist riceverà dei suggerimenti su cosa ascoltare, ma direttamente da un personaggio animato della Disney come Mike o Sulley. Un altro esempio interessante arriva dagli Stati Uniti, grazie alla serie della NBC “Parks and Recreation“. Il protagonista per pochi secondi menziona una compilation chiamata “Benji’s Cool Times Summer Jamz Mix“, così i produttori hanno pensato bene di renderla disponibile su Spotify, per il piacere dei fan. Finiamo con un esempio da un campo completamente diverso, il fashion. Infatti anche Victoria’s Secret ha fatto una playlist con le canzoni usate durante le sfilate, intitolata “Rock The Runway“.

Di seguito c’è la playlist che ho ascoltato scrivendo l’articolo. Postate il link alla vostra!

 

Eventi da Fuorisalone. Voi più Gourmand o Gourmet?

Con gli eventi del Fuorisalone Milano ha respirato l’internazionalismo.
Aprile dall’8 al 13, sono i giorni del Salone del Mobile, ma soprattutto del backstage: il Fuorisalone. Un insieme di eventi satellite che girano intorno alla Milano Design Week, dislocati in ogni dove. Non un unico luogo, ma “un non-luogo” dove si può toccare, ci si può fermare, ritornare, ma soprattutto incontrare designer e creare progetti. Da Via Tortona a Via Santa Marta, da Via Festa del Perdono a Via Ventura: da una parte all’altra della mia città ho camminato (ma avrei potuto anche prenderla più comoda e scegliere una bici di Sky Arte De.sign by Bike). Ho strabuzzato gli occhi, accigliato la fronte, ma anche corrugato piacevolmente le labbra.

Amo il fantastico mondo degli eventi milanesi. Di ogni tipo: dall’animazione in-store, agli eventi culturali. Mi sento a mio agio, perché è il posto in cui i creativi possono prendere spunto, e ringalluzzirsi un po’. Ciò che non ho amato quest’anno è stato il tipo di pubblico presente. Più Gourmand che Gourmet. È di Gianluca Biscalchin, giornalista, critico enogastronomico e illustratore, questa originale distinzione. E io l’ho riutilizzata, dandogli una nuova constestualizzazione. Nella prefazione del suo libro Prêt-à-gourmet, Biscalchin spiega che il Gourmet: “è colui che sa cogliere il particolare sapore della coscia sulla quale la pernice si è appoggiata nel sonno. Con il rischio però di troppo tecnicismo“. E il Gourmand: “è il ghiottone, che scollega le sinapsi quando arriva un arrosto fumante e addenta la coscia della suddetta pernice. Ma la beata ignoranza rischia di non rendere completo il suo godimento“.

Dopo un mese dall’ultimo giorno del Fuorisalone ho attivato il mio giudizio critico.

Certo, di eventi interessanti ce ne sono stati, non posso dire il contrario. Peugeot Design Lab, il laboratorio di Global Brand Design di PEUGEOT creato nel 2012, ha preso casa in Tortona 32 e lì ha presentato in anteprima mondiale il sofà ONYX, primo manifesto inedito di una collezione di arredamento. Una seduta scolpita, a dimostrazione della prestazione dei materiali Peugeot e della visione totale di una bellezza che incontra natura e ingegno creativo. Nello stesso spazio un pianoforte, estratto di eleganza e magia, costantemente suonato da pianisti italiani e francesi, che ha accompagnato giochi di luce danzanti. Non un’installazione, ma l’esibizione in musica delle performance tecniche di Peugeot. Contanima, Amazing Tuscan Experience, una nuova strada per interpretare, esprimere la sartorialità italiana nel tessile e nel food. Un’incubatrice di idee eccezionalmente originale. Re-Vive di Natuzzi che ha costruito un “luogo fuori luogo” proprio al centro di Via Tortona. L’headline, “Love doing nothing in Milano”. Il concept: il dolce far niente. Uno spazio total white, un’isola in plexiglass con all’interno 4 poltrone reclinabili Re-vive Natuzzi e 4 massaggiatrici, in cui il brand ci ha regalato un momento confortevole, uno stop dal mondo “Fuorisalonesco”. Ventura Lambrate che come ogni anno, anche in questo aprile, mi ha regalato chicche di design upstanding e fortemente “hipsta”.

Un Fuorisalone dove gli altri eventi cui ho assistito, a parte gli esempi di cui sopra, vere perle di cultura del design (e qualche altro caso non citato), non mi hanno permesso di prendere spunto, non mi hanno preso per mano e fatto camminare sullo stesso piano del brand, non mi hanno fatto dialogare da vicino né tantomeno mi hanno fatto vedere qualcosa di straordinariamente originale rispetto all’anno precedente. Il Fuorisalone purtroppo non viene vissuto come un momento “culturale”, ma un appuntamento della “Milano da bere”: un modo diverso di vivere il weekend. Per questo il pubblico diviene, a mio parere, Gourmand.

Io, noi, tutti, siamo oggi Consum-Attori e Consum-Autori, non più solo consumatori. Possibile che non sia ancora così diffusa questa “epidemia” per gli espositori?

Ora, mi chiedo: un evento di tale portata qual è il Fuorisalone, cosa dev’essere per parlare ai Consum-Attori? Non è più importante attivare prima il cuore del cervello e smetterla di pensare che quelli là fuori siano solo consumatori? Deve soddisfare sia il mangiatore compulsivo che il fine conoscitore per colpirne almeno uno, oppure deve essere mirato solo ad un pubblico? Funziona la strategia evento pianeta (Salone del Mobile) ed eventi satellite intorno ad esso (Fuorisalone)?