I social network fanno vendere libri?

In principio fu aNobii. Poi i social network dedicati ai libri si sono moltiplicati, e con loro l’eco della domanda che arriva dagli uffici marketing del mondo editoriale: “Ma i social network fanno vendere libri?”.

La risposta è sì, ma in modo non quantificabile, per almeno 3 motivi:

1. Il passaparola non è misurabile perché i social network sono una piazza digitale. È forse quantificabile il numero di libri venduti grazie alle chiacchiere tra amici?

2. E il lettore “potenziale”? Gli spazi sociali giocano un ruolo fondamentale nel posizionamento di un brand: la presenza sociale è ormai imprescindibile. Certo, è necessario tarare spazi e obiettivi, ma è ormai chiaro come l’alba che i social network siano il biglietto da visita di qualsiasi brand, spesso ancor prima del sito. E se è vero che la prima impressione non mente, l’assenza dai social network non passerà certo inosservata agli occhi di un potenziale lettore, che passerà oltre.

3. Amplificazione = qualità: le piazze digitali sono il luogo perfetto dove il lettore può approfondire, scoprire, appassionarsi sempre di più. Ma sono anche per l’editore un’occasione per raccontarsi e dare un valore aggiunto al libro rendendolo un oggetto ancora più interattivo, attivo, appetibile. 

Nascono così una serie di progetti come #libriparlanti, che valorizza l’esperienza della lettura, la creatività e l’amore per l’oggetto libro, ma è anche occasione per gli editori di mettere in mostra i propri titoli di punta e inserirsi in una conversazione tutt’altro che timida.
E che dire della possibilità, grazie a Periscope, di raggiungere, anche senza un collegamento streaming, il pubblico che non ha avuto modo di partecipare a un evento, invitandolo a contribuire alla conversazione?

Tutto questo contribuisce a creare un legame con i propri (pochi) lettori, facendoli sentire parte di un mondo di connessioni possibili proprio grazie ai social network, un mondo di cui sono partecipi, protagonisti attivi, e non fruitori passivi. 

Gli uffici marketing di tutto il globo non si faranno comprare da queste parole, ma un fatto è certo: in un panorama in cui il 58% degli italiani non legge neanche un libro in un anno, non ci resta che coccolare quel 14% di lettori forti che rimangono stabili.

Miao, le gif funzionano su tutte le pagine Facebook

IAKI ama le gif, ormai è un fatto risaputo. Abbiamo seguito nel tempo le varie declinazioni del formato video ai tempi del mobile web, come Cinemagram (ora Yeti – Campus Stories), Vine e il lancio dei video su Instagram. Ognuno di questi casi citati deve qualcosa al formato gif, che ormai vanta oltre un quarto di secolo dalla sua nascita. Facebook ha sempre mantenuto una posizione piuttosto rigida riguardo l’impiego di questo formato sui propri spazi, ammorbidendo gradualmente il suo punto di vista. Da un po’ di tempo infatti gli utenti possono usare le gif per commentare gli status, oppure all’interno delle chat di gruppo o private. Quello che continuava a rimanere un tabù era il posting delle immagini animate da parte dei brand sulle pagine, costringendo a rinunciare a un linguaggio contemporaneo e apprezzato.

Già ad agosto c’era stata una notizia interessante sui tabloid riguardo la travagliata storia d’amore tra Facebook e le gif, secondo cui alcune pagine avevano ricevuto il dono delle gif (the gift of gifs), lasciando a data imprecisata il rollout di questa funzione. Il momento è arrivato, finalmente anche le pagine possono pubblicare gif animate. La modalità è la stessa riservata fino ad ora alle persone, ovvero attraverso il link alla gif e non caricandola come un’immagine.

Altri canali social da tempo avevano fatto la stessa scelta in maniera anche più coraggiosa, come Google Plus che ne ha permesso l’utilizzo anche nell’immagine del profilo e Twitter che le ha sbloccate da più di un anno. Nei prossimi giorni sarà interessante osservare come i brand abbracceranno la novità, in maniera totalizzante, letterale e a volte fuori luogo come il real time marketing? Noi ci auguriamo di no, confidando in un utilizzo oculato e sapiente di uno strumento che permette capacità espressive e di engagement da tenere in considerazione per la costruzione di un piano editoriale.

Newsletter: ma non dovevamo rivederci più?

Oggi parliamo di uno spazio di comunicazione molto diffuso: le Newsletter. Non vi dirò però che i brand possono utilizzarle per comunicare con utenti e clienti, né che sono uno strumento importante per chi ha un blog. Né vi ammorberò con dati come i tassi di apertura. Vi dirò solo che in questo periodo molte persone le stanno usando per diffondere contenuti. In modo diverso.

Questo fenomeno sta prendendo piede grazie all’esistenza di strumenti gratuiti per la creazione di Newsletter come ad esempio Tinyletter. Queste sono piattaforme funzionali e flessibili che hanno avvicinato questo tipo di spazio editoriale a molte persone, sono nati quindi spazi di comunicazione alternativi ai social e piattaforme di blogging anche “leggero” come Medium o Tumblr.

Anche se utilizzate in un modo un po’ diverso, le mail inviate devono comunque tener conto delle regole delle Newsletter tradizionali ovvero:

– Devono avere un progetto/contenuto interessante da proporre.
– Non devono essere promozionali o, nel caso, i contenuti promozionali devono essere minimi.
– Non devo ammorbare i miei lettori con decine di invii.

Perché una Newsletter?

I motivi per preferire questo strumento sono diversi: sono i lettori a cercare gli argomenti, chi scrive quindi è in grado di parlare ad un pubblico interessato e in target.
Chi legge, invece, ha la possibilità di ricevere i contenuti via mail, evitando ricerche e feed, o affidandosi alla serendipity del social (leggo la notizia perché è apparsa nel mio stream) e sfruttando a pieno le potenzialità del mobile.

Mi sono iscritto ad alcune Newsletter perché interessato agli argomenti trattati, le cito qui sotto:

“Una cosa al giorno” di Rocco Rossitto e Claudia Vago. “Una cosa inviata via email per stupirti e farti scoprire qualcosa di nuovo. Ogni giorno, tutti i giorni.”

“Polpo” di Simone Tolomelli. “Dovrebbe essere una cosa più o meno in cinque/otto punti (da cui il nome della newsletter stessa), cioè: di solito una volta al giorno mi succede una roba che mi fa riflettere e ve la racconterò volentieri. Poi immagino potrei aggiungere un consiglio di lettura, un video, sicuro qualche cosa che arriva da un podcast, e altre cose del genere. Comunque molto molto estero e poca Italia, per capirci”.

“Bring Your Own Set Of Ears” anche se in italiano, così come arriva nella mia casella di posta, mi piace di più: “Portatevi le orecchie” di Andrea Tassi. È una raccolta di segnalazioni di podcast.

Voi avete una Newsletter da consigliare?

Facebook si concentra sull’e-commerce

Durante il 2015 Facebook ha lavorato sempre di più per avvicinare i brand ai consumatori attraverso la propria piattaforma, seguendo due obiettivi fondamentali: facilitare l’esperienza di acquisto per gli utenti e aumentare le percentuali di conversione alle vendite per le aziende. Negli ultimi giorni l’annuncio di importanti novità a riguardo ha creato fermento tra tutti i retailer interessati ad utilizzare questo mezzo di comunicazione per raggiungere il proprio target e aumentare le percentuali di vendita.

Vediamo nello specifico la prima novità. Già dal mese di giugno Facebook aveva annunciato l’intenzione di condurre alcuni test su un numero limitato di pagine, permettendo agli utenti di acquistare prodotti online attraverso un nuovo format di post sponsorizzati sul social network: Canvas. Dai risultati di questi test si è evidenziato un ampio margine di miglioramento, sul quale il team di Facebook si è messo subito al lavoro, apportando nuove interessanti migliorie annunciate in questi giorni. Due importanti limiti riscontrati, per esempio, sono il tempo troppo lungo di caricamento della versione mobile di molti siti e il fatto che un’alta percentuale di questi non sia responsive.

Proprio da questa necessità nasce una delle novità annunciate di recente che si prepara a rivoluzionare il mondo dello shopping online. Infatti Facebook ha pensato di rendere l’esperienza degli acquisti online attraverso Canvas ancora più semplice e immediata. A partire dalle prossime settimane verranno condotti nuovi test in cui, dopo aver cliccato su un post sponsorizzato apparso nel proprio feed, gli utenti verranno reindirizzati ad una nuova landing page, creata appositamente per diminuire il fenomeno di drop off dato dai tempi di attesa. Se vi state chiedendo in che modo questo influenzerà il comportamento degli utenti, infatti, la risposta risiede proprio nella velocità di caricamento. Gli utenti navigheranno quindi su una pagina che permetterà di visualizzare vari prodotti prima di atterrare sul sito del retailer e procedere con l’acquisto. A rendere l’esperienza ancora più sales oriented è inoltre la presenza nella nuova landing di un tasto call-to-action “Buy” con il quale è possibile acquistare in maniera diretta.

Le novità non finiscono qui: durante la prima metà di settembre Facebook aveva annunciato anche l’arrivo di alcune nuove sezioni di pagina, tra cui, in particolare, una sezione chiamata “Shop”. Le aziende proprietarie di pagine Facebook potranno in questo caso scegliere se indirizzare i propri utenti all’e-shop già presente sul proprio sito, o testare la nuova possibilità di acquisto diretto tramite la pagina Facebook.

 

Infine, Facebook ha annunciato un’altra serie di test che avverranno nelle prossime settimane per facilitare la navigazione degli utenti in un’unica sezione dedicata allo shopping, accessibile nel proprio profilo personale dai “Favourite”. Per il momento anche questi test verranno condotti solo negli USA e i brand coinvolti saranno selezionati tra quelli che stanno già testando la sezione di pagina “Shop” descritta nel paragrafo precedente.

Si tratta nel complesso di una vera rivoluzione per i proprietari di pagine Facebook, che oltre a parlare dei propri prodotti potranno realmente godere di una nuova opportunità di vendita, fino ad ora impraticabile. Siamo davvero curiosi di conoscere quale sarà l’impatto effettivo sulle percentuali di vendita provenienti dal social network e derivate da queste novità. Non ci resta che aspettare i risultati dei test e vedere come andrà.

Twitter punta sulle news, ecco i Moments

Twitter punta sulle news, e questa volta fa sul serio. Lo annuncia, ovviamente, con un tweet.

Disponibili al momento solo negli USA, attraverso un’icona a forma di fulmine, i Moments sono una raccolta delle news più importanti dell’ultimo momento, raccolte da un team interno a Twitter in ordine temporale e suddivise per argomenti specifici: ad esempio, News, Sport, Intrattenimento etc. Il tasto è in posizione centrale nella app, quello con l’icona a forma di fulmine.

L’uccellino blu ci aveva già provato con “Project Lightning”, questa volta però pare davvero intenzionato a mettere ordine tra i suoi contenuti e a coinvolgere sempre più i frequent users, oltre a volerci riprovare con chi lo aveva accantonato perché troppo confusionario.

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Fonte: wired.co.uk

Se avete sempre pensato che “Twitter è bello, ma non ci vivrei”, questa potrebbe essere la svolta che vi farà cambiare idea. Moments ha una veste tutta nuova per un contenuto Twitter: spazio a immagini e filmati a tutto schermo, le news si scorrono con uno swipe laterale mentre per tornare all’app basta scorrere il dito verso l’alto o il basso. I Moments si possono condividere o embeddare, proprio come i classici tweet, mentre Vine e Periscope, naturali “costole” di Twitter, danno il meglio di sé nelle vesti di Moments.

Il team Twitter è pronto a selezionare le notizie in collaborazione con colossi dell’editoria americana, come il Washington Post, il New York Times, Fox News ma anche Buzzfeed e Mashable. Alla realizzazione dei tweet sono pronti a partecipare anche altri partner di tutto rispetto tra cui Getty Images, la NASA e la MLB (la lega di baseball Usa), quindi è il caso di aspettarsi immagini e video mozzafiato.

Moments promette di aiutare a trovare il meglio di Twitter. Questo perché, come ha detto il suo product manager Muthukuma, ci sono contenuti, dallo scambio di battute tra leader mondiali agli aggiornamenti sulle partite, che nascono su Twitter ed esistono solo su Twitter. Ora saranno più accessibili anche a chi non segue gli account delle celebrities o dei personaggi protagonisti dei tweet “caldi”.

Ma Twitter non è il primo social network ad essersi appassionato alle news: a maggio ci aveva pensato Facebook con i suoi “Instant Articles” a puntare i riflettori sull’informazione grazie ad un accordo con i big dell’editoria.

Sembra davvero che per le news e il giornalismo il momento sia caldissimo, grazie anche all’avvento e alla diffusione di Periscope. Sempre più connessi, sempre informati e sempre più vicini alle notizie: così ci vuole Twitter che, mai come ora, rende il real time immediato e accessibile!

Noi non vediamo l’ora di mettere gli occhi e le mani sui Moments, sicuri di vederne davvero delle belle! Per ora seguiamo l’account @TwitterMoments e rimaniamo sintonizzati.

Snapchat diventa grande: arrivano i selfie sponsorizzati

Continua la crescita vertiginosa di Snapchat, l’app che ha dato valore all’effimero con la sua killer feature, ovvero la possibilità di scambiare foto e video che dopo la visualizzazione si cancellano automaticamente. Snapchat ha da poco raggiunto Facebook in termini di visualizzazioni video con 4 miliardi al giorno: un risultato davvero impressionante, soprattutto se si pensa che negli ultimi cinque mesi l’app è riuscita a raddoppiare le video view.

E così anche per Snapchat – che adesso vale 16 miliardi di dollari – è arrivata l’ora di batter cassa. Del resto, il servizio sta registrando molti cambiamenti che testimoniano il tentativo di rinnovarsi, a partire dalle “Storie sponsorizzate” dei brand o dalle notizie raccolte nella sezione “Discover” (tra i primi inserzionisti: CNN, Buzzfeed, National Geographic, MTV, Cosmopolitan, Daily Mail, Vice, People).

Qualche settimana fa sul blog ufficiale sono stati annunciati i replay a pagamento (3 per 99 centesimi di dollaro). Quest’ultima novità è più significativa di quanto sembri: in questo modo Snapchat rinuncia infatti alla distruzione dei messaggi dopo la prima visualizzazione – il marchio di fabbrica che l’ha contraddistinto rispetto agli altri servizi di messaggistica istantanea. Segno che i tempi sono realmente cambiati.

Ma la novità più interessante in chiave social media marketing riguarda il prossimo lancio di selfie sponsorizzati, che aprirà definitivamente ai brand la possibilità di interagire con un pubblico di 100 milioni di utenti attivi ogni mese, tramite filtri particolari e personalizzati. Per sfruttarne uno, un marchio dovrà sborsare fino a 750.000 dollari per un peak day (come Halloween, quando i filtri sponsorizzati verranno introdotti, Natale o Black Friday) o “soltanto” 450.000 dollari per un giorno qualsiasi dell’anno che non coincide con nessuna ricorrenza particolare sul calendario.

Questo cambio di rotta rispetto alle origini conferma che l’app è diventata grande e può ora porsi sul mercato degli advertiser con sicurezza. Snapchat spera di attrarre i grandi marchi con la sua larga base di utenti – che ormai coinvolge non più solamente i millenial, ma anche gli over 35 – nonostante non offra ancora opzioni di targettizzazione profilata come i giganti Facebook e Google. L’interesse dei brand è tuttavia confermato da una ricerca di eMarketer secondo cui Snapchat, dopo Instagram e Pinterest, è il social media che maggiormente attrae gli inserzionisti.

Periscope e il giornalismo

Grazie a internet, le notizie si diffondono molto velocemente da un angolo all’altro del globo e per le testate giornalistiche è diventato cruciale mantenere il passo. Per poter offrire servizi di informazione sempre più efficienti e coinvolgenti per il loro pubblico, i giornali sono attenti all’evoluzione della comunicazione e pronti a sperimentare.

A marzo è uscito Periscope, l’app Twitter che permette live streaming video da un qualsiasi smartphone iOS o Android. I video in streaming non sono certo una gran novità, la pirateria, gli hangout Google, YouTube ci hanno abituato a fruire quotidianamente di contenuti video in rete, ma Periscope gode di due vantaggi competitivi rispetto alle altre piattaforme: il primo è l’immediatezza, per poter essere on air basta aprire l’app e iniziare a filmare (niente di più facile); il secondo punto a favore è l’integrazione con Twitter. Questo è particolarmente importante per i giornali perché vivono di fatti che riguardano il presente e nessun canale può raccontarlo come Twitter che ha fatto del real time la sua forza.

Quando l’app iOS di Periscope fu lanciata, già nel suo primo giorno di vita fu utilizzata dai newyorkesi per testimoniare la diretta di un incendio scoppiato nell’East Village di New York. Periscope è così diventato un importante mezzo del citizen journalism: un giornalismo fatto di contribuiti e testimonianze degli utenti che da lettori diventano editori di notizie in grado di raggiungere un pubblico più vasto anche di alcune testate online.

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Fonte: Periscope

Se Periscope può essere utilizzato da chiunque per il citizen journalism, può anche essere utilizzato magistralmente dalle testate per documentare day by day dei momenti o delle crisi importanti come quella dei rifugiati che sta colpendo l’Europa in queste settimane.

Ad esempio, Paul Ronzheimer, un reporter del quotidiano tedesco Bild, ha raccontato e documentato il viaggio in Germania dei rifugiati dell’isola greca di Kos con dei broadcast su Periscope: “È stato interessante vedere quanto interesse c’è stato nel racconto. Alcune volte i live viewer arrivavano a 5-6 mila e un video è stato rivisto 90.000 volte”.

Secondo Paul, Periscope gli ha permesso di utilizzare i commenti del pubblico per arricchire le sue interviste, poter filmare ogni volta che poteva stando al fianco dei rifugiati per tutto il viaggio: il giornalista ha potuto seguire anche le strade illegali percorse dai rifugiati e stare con loro durante situazioni molto delicate in cui non era permesso l’accesso alla troupe.

Nonostante fosse inizialmente preoccupato di ricevere commenti razzisti, il giornalista ha ricevuto migliaia di commenti, tweet e email di persone che lo ringraziavano per il suo lavoro grazie al quale è stato approfondito il problema dei rifugiati e la loro condizione.

Periscope è quindi la nuova frontiera del giornalismo moderno? 

Vi invito a visitare Periscope ora, aprite la vostra app! Non troverete reportage o notizie di rilievo. Periscope è ancora lontano da essere un tool di informazione pura, ma è sulla buona strada. Come molti social network, Periscope consiste di una grossa percentuale di broadcast di persone che filmano il proprio cane o la propria colazione, ed è esposto a diverse insidie tra cui la pornografia, la pirateria e la questione della privacy.

Come la realtà virtuale cambierà i social, il web e probabilmente anche noi stessi

Non c’è niente di apparentemente originale nel parlare di “realtà virtuale”, definizione già vecchia 30 anni fa dopo che plotoni di scrittori di fantascienza e registi ne avevano mostrato la diffusione e le pericolose degenerazioni con i protagonisti delle loro storie. Ma, appunto, di storie si è sempre trattato. Oggi, il concetto di “realtà virtuale” è per la prima volta calato nella “realtà quotidiana” di tutti noi. E se ancora non ve ne siete accorti, ve ne accorgerete molto presto.

Ecco che cosa sta succedendo:

– Nel 2012, in California, viene fondata Oculus VR, piccola ma altamente innovativa azienda tecnologica con l’obiettivo di commercializzare il suo primo prodotto, Oculus Rift, uno schermo da indossare davanti agli occhi che permette di avere un’esperienza visiva virtuale a 360 gradi.

– Nel marzo 2014, Mark Zuckerberg annuncia di avere rilevato Oculus VR per la modica cifra di 2 miliardi di dollari. L’intero studio di progettazione si sposta all’interno della sede di Facebook, in Silicon Valley.

– Il 24 settembre 2015, Facebook annuncia che i video a 360 gradi sono pronti per essere fruiti dagli utenti e – come se non bastasse – ne mostra un assaggio all’interno del mondo di Star Wars, grazie a un accordo con la LucasFilm (ovvero con Walt Disney Company, proprietaria dei diritti della saga dal 2012).

– Contemporaneamente all’annuncio di Facebook, si tiene la convention Oculus Connect 2, durante la quale viene annunciato che a novembre uscirà Gear VR, un dispositivo di realtà virtuale prodotto con Samsung, al costo di 99 dollari. Oculus Rift, invece, ne costerà 300. In entrambi i casi, prezzi sono pensati per essere abbordabili da un pubblico vasto e non elitario.

Fin qui, la cronaca. Ma la cosa interessante, a questo punto, almeno per chi lavora sulla comunicazione, è provare a immaginare come tutto ciò cambierà le possibilità di raccontare e di raccontarsi attraverso lo schermo del computer e del mobile. Proviamo a fare qualche esempio:

– Siete in vacanza in un posto esotico e bellissimo. Scattate foto da tutto il giorno e alla sera create un album su Facebook per fare invidia agli amici. Grazie a Oculus, i vostri amici potranno “entrare” all’interno delle immagini osservando a 360 gradi il luogo in cui vi trovate. Invidia a 360 gradi.

– Avete scoperto un serie tv che vi tiene incollati allo schermo. Bene, sappiate che nei prossimi mesi Netflix avvierà la distribuzione di un’applicazione – in collaborazione con Facebook, Fox, Hulu, Lionsgate, Vimeo, Twitch e TiVo – per la visualizzazione di streaming video in realtà virtuale (anche da mobile).

– Avete consacrato la vostra vita alla passione per i videogiochi? Buone notizie: potete già sperimentare alcuni giochi in realtà virtuale, dal fanta-psichedelico Adventure Time al terrificante Alien: Isolation. E molti altri sono in arrivo, dato che Oculus è in trattativa con Sega, Midway e Namco per portare dentro la VR classici come Pac-man, Spy Hunter e Sonic.

– Non vi interessa postare sui social e neanche guardare film, perché volete creare opere d’arte vostre. Tranquilli, quelli di Oculus hanno annunciato che è previsto per il 2016 il rilascio di un controller “Touch” che servirà per controllare i movimenti delle mani all’interno della realtà virtuale e creare opere d’arte digitali a 360 gradi.

– Infine, non ci vuole un genio per prevedere che migliaia di persone non aspettano altro che provare la realtà virtuale su PornHub. Ma su questo vi lascio immaginare da soli.

Questi sono solo i primi esempi di come la VR sta per cambiare il mondo dei contenuti online. Per cui, cari Web Content / Social Media Manager, tenetevi pronti. Niente sarà più come prima: la realtà virtuale è (quasi) realtà.

“La Grande Madre” e l’Instagram Call #TeachingToWalk

In occasione della mostra “La Grande Madre”, parte del palinsesto di Expo in Città, a cura di Massimiliano Gioni, progettata dal Comune di Milano e dalla Fondazione Nicola Trussardi, in anteprima italiana, viene presentata la performance Teaching to walk dell’artista slovacco Roman Ondák. Tutti i giorni, nelle sale della mostra, una mamma insegnerà al proprio bambino a camminare.

Sono quei primi passi. Il primo slancio di indipendenza. Quell’attimo in cui mamme a papà improvvisamente snocciolano litri di dolcezza e sguardi mielosi dettati da rughe sulla fronte. Proprio in mezzo agli occhi. E un dizionario fatto di monosillabi onomatopeici: “Ohhhh, Uh, Eh, Gné, Ehi Ehi, Frrr”. 
#TeachingToWalk è un evento dentro l’evento. Una performance fisica e un’Instagram Call. E così, tutto diviene un bel racconto collettivo di un istante imprevedibile e incantevole: i primi passi. L’idea è nata dall’esperienza personale dell’artista che, da padre, si è trovato a osservare l’intimità che si creava tra sua moglie e il loro bimbo proprio nei momenti in cui lei gli insegnava a camminare. Teaching to walk vuole quindi isolare il momento preciso in cui un bambino muove i primi passi verso l’indipendenza e perde gradualmente il contatto fisico con la madre. Catturare l’imprevedibilità, il suo mantra creativo. Non limitandosi a rappresentare quell’attimo, quanto piuttosto creando un vero e proprio coinvolgimento.

Mamme, fatevi avanti quindi. Andate sul sito e scrivete. La Fondazione Nicola Trussardi vi cerca insieme ai vostri bambini (di sesso maschile) per farvi venire una volta al giorno, per qualche giorno e per mezz’ora circa, a visitare la mostra, e a camminare nelle 29 sale in mezzo a oltre 400 opere.

Ma #TeachingToWalk non è solo una performance, è anche una call aperta a tutta la community di Instagram: un invito a condividere, con una foto, i primi passi, i propri o quelli di chi amiamo. Un instante. Uno scatto. Il primo gesto di indipendenza.
 Partecipare è semplice: basta postare su Instagram una o più immagini con l’hashtag #TeachingToWalk. Tutte le fotografie condivise saranno raccolte in un grande album in progress, sfogliabile sul sito www.lagrandemadre.org. La call si concluderà il 15 novembre 2015, con la chiusura della mostra La Grande Madre.

Imprevedibilità, integrazione tra il reale e il virtuale, condivisione, relazione umana, questi gli ingredienti principali di un momento di forte coinvolgimento. C’è un filo che unisce tutti noi. Quel filo si chiama emozione. Che essa sia creata con una tastiera o dalla pelle. Sempre di vibrazione si parla.

Roman Ondak – Teaching to walk, 2015 – La Grande Madre, Palazzo Reale, Milano (26 agosto – 15 novembre 2015) – Photo: Pietro Baroni – Courtesy Fondazione Nicola Trussardi, Milano

Facebook introduce i video a 360°

Facebook è sempre in movimento, da sempre. Cambiano dimensioni delle immagini, layout di pagine e profili, tasti (come il Dislike) e vengono aggiunte funzionalità. Questo per la gioia di utenti e addetti ai lavori [da leggere con tono sarcastico].
L’ultima novità, in ordine di tempo, è l’introduzione dei video a 360°.

Di cosa si tratta?

Come avrete letto nel titolo (lo spoiler era inevitabile) si potranno visualizzare video a 360°.
I clip vengono creati attraverso uno speciale set di videocamere che registrano la scena simultaneamente. Questo significa che, quando il video viene riprodotto sul social network, l’utente potrà scegliere da quale angolatura guardarlo.

Da desktop, potrà farlo muovendosi con il cursore mentre dai dispositivi mobili potrà fare la stessa cosa, ma con le dita o semplicemente ruotando il dispositivo.
I primi publisher ad utilizzare questo formato video saranno: Star Wars, Discovery, GoPro, LeBron James & Uninterrupted, NBC Saturday Night Live, e VICE.

Speed across the Jakku desert from Star Wars: The Force Awakens with this immersive 360 experience created exclusively for Facebook.

Posted by Star Wars on Mercoledì 23 settembre 2015

 

La funzione è fruibile da subito per la versione Facebook da browser e dispositivi con sistema operativo Android. Nei prossimi mesi arriverà anche per iOS.

Quali sono le possibilità per i brand?

Come per ogni nuova funzionalità c’è spazio per la sperimentazione. Creatori di video e storyteller avranno la possibilità di esplorare questo nuovo mezzo e proporre contenuti divertenti e ingaggianti che puntino su un’esperienza dell’utente nuova e immersiva.