Facebook diventa Fundraiser: arriva il tasto “dona” per la beneficenza

Zuckerberg e il suo team proseguono il percorso sulla strada dell’impegno sociale. Dopo lo sdoganamento del Safety Check, che abilita gli utenti a confermare sul social network il loro stato di salute dopo una catastrofe o un evento drammatico, ecco che arriva la nuova funzione di Fundraiser. Il nuovo tool consente alle organizzazioni di lanciare campagne di raccolta fondi direttamente sul social, tramite la creazione di apposite pagine simili nel formato a quelle dedicate agli eventi.

Gli scopi benefici delle donazioni sono tra i più svariati: dalla protezione delle specie animali a rischio, agli aiuti umanitari in caso di catastrofi naturali o guerre, passando per la ricerca scientifica (qui avevamo parlato di alcune delle cause che sui social più stanno a cuore agli utenti).
Donare diventa quindi ancora più facile: basta cliccare su “Dona adesso”, il tasto presente nelle Pagine dedicate al fundraising, e immettere i dati del proprio conto.

Per sapere qual è l’obiettivo finale in termini monetari e verificare a che punto sono arrivate le donazioni è stato implementato un contatore, in aggiornamento ad ogni contributo effettuato. Garantire la trasparenza riguardo a come saranno impiegati i fondi sarà compito delle organizzazioni.

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Fonte: about.fb.com

Nemmeno questa nuova funzionalità si sottrae alle logiche dello “sharing”: a donazione fatta è infatti possibile condividere sulla propria bacheca la buona azione, nella speranza di invogliare gli amici ad unirsi alla causa (e perché no, anche per mettersi un po’ in mostra). A semplificare il tutto ci pensa il tasto “dona” presente direttamente nel contenuto condiviso.
Esiste anche l’opzione che permette agli utenti di decidere se notificare o no la propria email, un aspetto importante per un’organizzazione no profit che desidera ampliare la sua base di donatori.

Tra i nomi celebri che hanno già provveduto a fare di Facebook uno strumento di raccolta fondi ci sono il WWF e la società USA per la sclerosi multipla, a cui andranno ad aggiungersi nelle prossime settimane altre fondazioni, per un totale di 37.

Quali sono le cause che più vi stanno a cuore e per le quali fareste una donazione?

Notify, il grande salto di Facebook nel mondo delle news

Date un’occhiata al vostro smartphone. Nella schermata “blocco schermo” probabilmente vedrete: notifiche mail, notifiche meteo e notifiche di altro tipo. E tutte queste notifiche sono prodotte da applicazioni differenti.

Ora. Facebook prende tutte queste informazioni e le affida ad un’unica app: Notify.

Il nome stesso tradisce la sua essenza principale, è un’applicazione che serve ad inviare notifiche sul telefono da siti di informazione e intrattenimento. Dopo averla installata, Notify mostra una serie di aree tematiche – come “Intrattenimento”, “Cultura”, “Affari”, “Giochi” – al cui interno sono mostrate le “Stazioni” dalle quali si desidera ricevere le notifiche sul proprio smartphone quando sono pubblicati nuovi contenuti.
Un’insieme di flussi diversi su un’unica piattaforma per spaziare dalle breaking news sul Medio Oriente ai risultati dello sport, alle nuove uscite al cinema fino alle previsioni meteo per un week end in montagna.

Per adesso Notify esiste solo su iPhone ed è limitato agli USA. Qui Facebook ha stretto accordi con le principali piattaforme produttrici di contenuti come New York Times, Time, Washington Post, Vogue, Vevo, Fox, Esquire, Glamour, Groupon, Comedy Central, Discovery, BuzzFeed, Bloomberg Business e ABC.
L’elenco è destinato ad aumentare nel corso dei prossimi mesi quando saranno coinvolti altri paesi perché proprio gli editori sono i soggetti che più di altri beneficeranno della nuova app del social network. Quando si entra nella lista delle ultime notifiche ricevute e si clicca su una per leggere il contenuto, si viene infatti reindirizzati direttamente sul sito sorgente, portando così traffico alla fonte principale.

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Fonte: Facebook su Vimeo

Un enorme vantaggio per i editori che possono così aumentare la loro presenza, fare referral ai loro siti, acquisire nuovi follower e imporsi sempre più: le principali testate editoriali italiane avranno quindi solo da guadagnare.
Notify non è solo un modo più veloce di essere aggiornati, è anche un tentativo di Facebook di diventare l’interfaccia dominante dei nostri smartphone, dunque, di riflesso, gli editori faranno della loro pagina Facebook il canale privilegiato di comunicazione.

E saranno davvero presenti 24 ore su 24 perché con Notify “stay up to date on the things you care, right on your lock screen”.

Miao, le gif funzionano su tutte le pagine Facebook

IAKI ama le gif, ormai è un fatto risaputo. Abbiamo seguito nel tempo le varie declinazioni del formato video ai tempi del mobile web, come Cinemagram (ora Yeti – Campus Stories), Vine e il lancio dei video su Instagram. Ognuno di questi casi citati deve qualcosa al formato gif, che ormai vanta oltre un quarto di secolo dalla sua nascita. Facebook ha sempre mantenuto una posizione piuttosto rigida riguardo l’impiego di questo formato sui propri spazi, ammorbidendo gradualmente il suo punto di vista. Da un po’ di tempo infatti gli utenti possono usare le gif per commentare gli status, oppure all’interno delle chat di gruppo o private. Quello che continuava a rimanere un tabù era il posting delle immagini animate da parte dei brand sulle pagine, costringendo a rinunciare a un linguaggio contemporaneo e apprezzato.

Già ad agosto c’era stata una notizia interessante sui tabloid riguardo la travagliata storia d’amore tra Facebook e le gif, secondo cui alcune pagine avevano ricevuto il dono delle gif (the gift of gifs), lasciando a data imprecisata il rollout di questa funzione. Il momento è arrivato, finalmente anche le pagine possono pubblicare gif animate. La modalità è la stessa riservata fino ad ora alle persone, ovvero attraverso il link alla gif e non caricandola come un’immagine.

Altri canali social da tempo avevano fatto la stessa scelta in maniera anche più coraggiosa, come Google Plus che ne ha permesso l’utilizzo anche nell’immagine del profilo e Twitter che le ha sbloccate da più di un anno. Nei prossimi giorni sarà interessante osservare come i brand abbracceranno la novità, in maniera totalizzante, letterale e a volte fuori luogo come il real time marketing? Noi ci auguriamo di no, confidando in un utilizzo oculato e sapiente di uno strumento che permette capacità espressive e di engagement da tenere in considerazione per la costruzione di un piano editoriale.

Facebook si concentra sull’e-commerce

Durante il 2015 Facebook ha lavorato sempre di più per avvicinare i brand ai consumatori attraverso la propria piattaforma, seguendo due obiettivi fondamentali: facilitare l’esperienza di acquisto per gli utenti e aumentare le percentuali di conversione alle vendite per le aziende. Negli ultimi giorni l’annuncio di importanti novità a riguardo ha creato fermento tra tutti i retailer interessati ad utilizzare questo mezzo di comunicazione per raggiungere il proprio target e aumentare le percentuali di vendita.

Vediamo nello specifico la prima novità. Già dal mese di giugno Facebook aveva annunciato l’intenzione di condurre alcuni test su un numero limitato di pagine, permettendo agli utenti di acquistare prodotti online attraverso un nuovo format di post sponsorizzati sul social network: Canvas. Dai risultati di questi test si è evidenziato un ampio margine di miglioramento, sul quale il team di Facebook si è messo subito al lavoro, apportando nuove interessanti migliorie annunciate in questi giorni. Due importanti limiti riscontrati, per esempio, sono il tempo troppo lungo di caricamento della versione mobile di molti siti e il fatto che un’alta percentuale di questi non sia responsive.

Proprio da questa necessità nasce una delle novità annunciate di recente che si prepara a rivoluzionare il mondo dello shopping online. Infatti Facebook ha pensato di rendere l’esperienza degli acquisti online attraverso Canvas ancora più semplice e immediata. A partire dalle prossime settimane verranno condotti nuovi test in cui, dopo aver cliccato su un post sponsorizzato apparso nel proprio feed, gli utenti verranno reindirizzati ad una nuova landing page, creata appositamente per diminuire il fenomeno di drop off dato dai tempi di attesa. Se vi state chiedendo in che modo questo influenzerà il comportamento degli utenti, infatti, la risposta risiede proprio nella velocità di caricamento. Gli utenti navigheranno quindi su una pagina che permetterà di visualizzare vari prodotti prima di atterrare sul sito del retailer e procedere con l’acquisto. A rendere l’esperienza ancora più sales oriented è inoltre la presenza nella nuova landing di un tasto call-to-action “Buy” con il quale è possibile acquistare in maniera diretta.

Le novità non finiscono qui: durante la prima metà di settembre Facebook aveva annunciato anche l’arrivo di alcune nuove sezioni di pagina, tra cui, in particolare, una sezione chiamata “Shop”. Le aziende proprietarie di pagine Facebook potranno in questo caso scegliere se indirizzare i propri utenti all’e-shop già presente sul proprio sito, o testare la nuova possibilità di acquisto diretto tramite la pagina Facebook.

 

Infine, Facebook ha annunciato un’altra serie di test che avverranno nelle prossime settimane per facilitare la navigazione degli utenti in un’unica sezione dedicata allo shopping, accessibile nel proprio profilo personale dai “Favourite”. Per il momento anche questi test verranno condotti solo negli USA e i brand coinvolti saranno selezionati tra quelli che stanno già testando la sezione di pagina “Shop” descritta nel paragrafo precedente.

Si tratta nel complesso di una vera rivoluzione per i proprietari di pagine Facebook, che oltre a parlare dei propri prodotti potranno realmente godere di una nuova opportunità di vendita, fino ad ora impraticabile. Siamo davvero curiosi di conoscere quale sarà l’impatto effettivo sulle percentuali di vendita provenienti dal social network e derivate da queste novità. Non ci resta che aspettare i risultati dei test e vedere come andrà.

Come la realtà virtuale cambierà i social, il web e probabilmente anche noi stessi

Non c’è niente di apparentemente originale nel parlare di “realtà virtuale”, definizione già vecchia 30 anni fa dopo che plotoni di scrittori di fantascienza e registi ne avevano mostrato la diffusione e le pericolose degenerazioni con i protagonisti delle loro storie. Ma, appunto, di storie si è sempre trattato. Oggi, il concetto di “realtà virtuale” è per la prima volta calato nella “realtà quotidiana” di tutti noi. E se ancora non ve ne siete accorti, ve ne accorgerete molto presto.

Ecco che cosa sta succedendo:

– Nel 2012, in California, viene fondata Oculus VR, piccola ma altamente innovativa azienda tecnologica con l’obiettivo di commercializzare il suo primo prodotto, Oculus Rift, uno schermo da indossare davanti agli occhi che permette di avere un’esperienza visiva virtuale a 360 gradi.

– Nel marzo 2014, Mark Zuckerberg annuncia di avere rilevato Oculus VR per la modica cifra di 2 miliardi di dollari. L’intero studio di progettazione si sposta all’interno della sede di Facebook, in Silicon Valley.

– Il 24 settembre 2015, Facebook annuncia che i video a 360 gradi sono pronti per essere fruiti dagli utenti e – come se non bastasse – ne mostra un assaggio all’interno del mondo di Star Wars, grazie a un accordo con la LucasFilm (ovvero con Walt Disney Company, proprietaria dei diritti della saga dal 2012).

– Contemporaneamente all’annuncio di Facebook, si tiene la convention Oculus Connect 2, durante la quale viene annunciato che a novembre uscirà Gear VR, un dispositivo di realtà virtuale prodotto con Samsung, al costo di 99 dollari. Oculus Rift, invece, ne costerà 300. In entrambi i casi, prezzi sono pensati per essere abbordabili da un pubblico vasto e non elitario.

Fin qui, la cronaca. Ma la cosa interessante, a questo punto, almeno per chi lavora sulla comunicazione, è provare a immaginare come tutto ciò cambierà le possibilità di raccontare e di raccontarsi attraverso lo schermo del computer e del mobile. Proviamo a fare qualche esempio:

– Siete in vacanza in un posto esotico e bellissimo. Scattate foto da tutto il giorno e alla sera create un album su Facebook per fare invidia agli amici. Grazie a Oculus, i vostri amici potranno “entrare” all’interno delle immagini osservando a 360 gradi il luogo in cui vi trovate. Invidia a 360 gradi.

– Avete scoperto un serie tv che vi tiene incollati allo schermo. Bene, sappiate che nei prossimi mesi Netflix avvierà la distribuzione di un’applicazione – in collaborazione con Facebook, Fox, Hulu, Lionsgate, Vimeo, Twitch e TiVo – per la visualizzazione di streaming video in realtà virtuale (anche da mobile).

– Avete consacrato la vostra vita alla passione per i videogiochi? Buone notizie: potete già sperimentare alcuni giochi in realtà virtuale, dal fanta-psichedelico Adventure Time al terrificante Alien: Isolation. E molti altri sono in arrivo, dato che Oculus è in trattativa con Sega, Midway e Namco per portare dentro la VR classici come Pac-man, Spy Hunter e Sonic.

– Non vi interessa postare sui social e neanche guardare film, perché volete creare opere d’arte vostre. Tranquilli, quelli di Oculus hanno annunciato che è previsto per il 2016 il rilascio di un controller “Touch” che servirà per controllare i movimenti delle mani all’interno della realtà virtuale e creare opere d’arte digitali a 360 gradi.

– Infine, non ci vuole un genio per prevedere che migliaia di persone non aspettano altro che provare la realtà virtuale su PornHub. Ma su questo vi lascio immaginare da soli.

Questi sono solo i primi esempi di come la VR sta per cambiare il mondo dei contenuti online. Per cui, cari Web Content / Social Media Manager, tenetevi pronti. Niente sarà più come prima: la realtà virtuale è (quasi) realtà.

Facebook introduce i video a 360°

Facebook è sempre in movimento, da sempre. Cambiano dimensioni delle immagini, layout di pagine e profili, tasti (come il Dislike) e vengono aggiunte funzionalità. Questo per la gioia di utenti e addetti ai lavori [da leggere con tono sarcastico].
L’ultima novità, in ordine di tempo, è l’introduzione dei video a 360°.

Di cosa si tratta?

Come avrete letto nel titolo (lo spoiler era inevitabile) si potranno visualizzare video a 360°.
I clip vengono creati attraverso uno speciale set di videocamere che registrano la scena simultaneamente. Questo significa che, quando il video viene riprodotto sul social network, l’utente potrà scegliere da quale angolatura guardarlo.

Da desktop, potrà farlo muovendosi con il cursore mentre dai dispositivi mobili potrà fare la stessa cosa, ma con le dita o semplicemente ruotando il dispositivo.
I primi publisher ad utilizzare questo formato video saranno: Star Wars, Discovery, GoPro, LeBron James & Uninterrupted, NBC Saturday Night Live, e VICE.

Speed across the Jakku desert from Star Wars: The Force Awakens with this immersive 360 experience created exclusively for Facebook.

Posted by Star Wars on Mercoledì 23 settembre 2015

 

La funzione è fruibile da subito per la versione Facebook da browser e dispositivi con sistema operativo Android. Nei prossimi mesi arriverà anche per iOS.

Quali sono le possibilità per i brand?

Come per ogni nuova funzionalità c’è spazio per la sperimentazione. Creatori di video e storyteller avranno la possibilità di esplorare questo nuovo mezzo e proporre contenuti divertenti e ingaggianti che puntino su un’esperienza dell’utente nuova e immersiva.

Dislike, questo sconosciuto

La scorsa settimana Mark Zuckerberg ha annunciato durante una sessione di Q&A che Facebook è al lavoro su una soluzione che vada oltre il “like” ai contenuti. Questa dichiarazione ha sconvolto le menti degli utenti e dei professionisti del settore, che si sono sbizzarriti nelle interpretazioni più svariate di questa affermazione sibillina.

Quello che è stato realmente detto non è molto, riassumiamo per punti:

  • Facebook sta lavorando a un tipo di interazione diversa dal “like”.
  • La ragione sta nel consentire di esprimere maggiore empatia per le storie, a volte tristi o negative.
  • A breve cominceranno i test di questa nuova funzionalità.
  • Se i test saranno positivi proseguiranno con il rilascio al pubblico.

Quello che si è letto in giro invece è stato libera interpretazione:

  • Non si tratterà di un tasto “dislike”
  • La funzionalità riguarderà solo gli utenti e non le pagine

Fortunatamente possiamo ascoltare le sue stesse parole per renderci conto della vaghezza di quanto raccontato alla sessione di domande.

Nonostante la penuria di informazioni, ci sono diversi aspetti interessanti su cui riflettere:

  • Non è chiaro come questa novità influirà all’interno dell’algoritmo del newsfeed. Sappiamo che nuove metriche sono già state prese in considerazione per misurare il gradimento verso i contenuti, come il tempo speso sulle storie, anche in assenza di interazione. Questo lascia intuire il desiderio di interpretare in maniera più granulare i comportamenti delle persone, andando oltre l’accezione iniziale like-centrica.
  • Un altro aspetto interessante è quello che riguarda l’advertising: questo nuovo approccio verrà impiegato anche nelle campagne a pagamento? Se sì, potrebbe trattarsi di un modo furbo di spingere le persone a interagire in ogni caso anche con contenuti che non gradiscono? In questo caso uno dei risvolti sarebbe quello di un aumento dei costi dell’adv, dal momento che una percentuale maggiore degli utenti interagirebbe con il contenuto, pur non portando valore di sentiment positivo per il brand. Questo sempre nell’ipotesi del tasto “dislike”.

Quello che sappiamo per certo è che l’argomento ha incontrato l’interesse delle persone, quindi primo test superato. Dettagli invece ne abbiamo pochi, quindi non resta altro da fare che aspettare gli sviluppi nei prossimi mesi.

Cinque consigli per fare un buon social caring (senza impazzire)

Non me ne voglia Share’ngo, mi sono simpatici. Ma sono giovani, appena nati e poco esperti.

È anche per questo che questo nuovo servizio di carsharing mi è sembrato perfetto per stilare una lista degli errori da non fare per un buon social caring.

1) Tante teste, un’unica voce.

Mi fanno sorridere quelli che pensano che dietro un servizio di social caring, magari per un’azienda di grandi o grandissime dimensioni e attivo H24, ci sia un’unica persona (l’omino di Twitter).

Tuttavia mai agire secondo la propria individualità: a monte vanno stilate le linee guida, che comprendono il tono di voce, le casistiche di intervento e tutti i do e i don’t del caso: in modo da dare l’impressione di essere un’unica persona.

Più è affiatato il team più sinergico sarà il risultato.

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2) Si risponde a tutti i commenti.

Tutti quelli che fanno parte delle casistiche di intervento di cui sopra. La prima attività da fare al mattino è evadere le richieste arrivate fuori dall’orario di copertura, cronologicamente e per priorità, senza lasciarne di inevase.

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3) Don’t feed the troll.

Non sprecate tempo ed energie a rispondere a chi ha deciso che tanto vi attaccherà comunque, solo per il gusto di farlo.

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4) Non fatevi coinvolgere.

Cari Share’ngo, lo stavate facendo bene. Un plauso per aver citato Enjoy sulla vostra pagina, a dimostrazione che spesso i brand sbagliano a considerare i competitor uno spauracchio innominabile, e avete risposto con grande dignità ed intelligenza all’utente che vi chiedeva perché fare pubblicità ai concorrenti. Ma perché esagerare, aggiungendo figli a carico e incombenze domestiche?

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5) Mai troppo friendly.

Purtroppo per voi, gli utenti non hanno per niente il senso dell’umorismo.

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Sono solo alcuni punti di partenza, ma per un ottimo social caring serve tempo, esperienza e affiatamento. Un augurio al social team Share’ngo e anche un pat pat sulla spalla per il loro lavoro tutt’altro che facile.

Cambia il News Feed di Facebook. Le preferenze prima di tutto

Le persone sono sempre più al centro della social experience. Lo conferma il nuovo News Feed di Facebook che valorizza maggiormente i desideri e le scelte individuali. Come si legge in un post pubblicato qualche giorno fa sul blog ufficiale, le ultime modifiche alla sezione delle preferenze rispondono all’idea di migliorare e personalizzare l’esperienza di chi naviga nel flusso personale di storie (“The goal of News Feed is to show you the stories that matter most to you”). Anche perché il News Feed è lo spazio dove gli utenti trascorrono la maggior parte del loro tempo, scorrendo i contenuti più disparati provenienti dai profili degli amici e dalle pagine seguite. Questa tendenza a mettere in primo piano i contenuti più interessanti per le persone aveva già trovato riscontro in un’altra recente modifica all’algoritmo del News Feed, che considererà d’ora in poi anche il tempo speso sulle storie, a prescindere dalle interazioni (dell’importanza delle interazioni per l’EdgeRank avevamo invece scritto qui).

La sezione delle preferenze è stata quindi ampliata e consente ora di selezionare le persone e le pagine che si desiderano vedere in cima al News Feed di Facebook. In sostanza, le persone indicano le fonti di informazione che considerano imperdibili e si ritrovano i loro post – contrassegnati da una stella – nella parte più alta della bacheca. Scorrendo poi più in basso, sarà invece possibile visualizzare normalmente tutti gli altri contenuti.

Questa novità è per ora disponibile per iOS, ma verrà estesa nelle prossime settimane anche agli ambienti Android e Desktop. Così come per gli altri due aggiornamenti, che riguardano l’opzione Discover New Pages, ideata per facilitare la ricerca di nuove pagine (segnalate in base alle proprie preferenze), e la possibilità di aggiungere o eliminare persone e pagine da seguire.

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Fonte: about.fb.com

Come leggere per i brand le ultime modifiche al News Feed di Facebook? Il messaggio è chiaro: conta sempre più raccontare storie davvero rilevanti per gli utenti e costruire una relazione con loro. Finire nella “lista dei buoni” significa che qualcuno ci ha scelto, è interessato a ciò che diciamo e desidera interagire con noi. Ciò comporta la necessità di affinare ulteriormente le strategie di social media marketing: un timone editoriale troppo concentrato sulla componente promozionale, ad esempio, rischia di non riscuotere l’interesse delle persone e venire bocciato con un click. Per stare in cima al News Feed serve quindi mostrare un’autentica attenzione nei confronti delle persone e offrire loro contenuti di qualità, capaci di differenziarsi in un flusso dinamico e confuso di storie.

Social Content Marketing e il tasto Salva di Facebook

Facebook ha lanciato una nuova funzionalità che offre nuove chance per gli utenti di fruire contenuti che non si ha il tempo di consultare live. Ma quali possibilità si prospettano per i brand?

Su questo blog abbiamo parlato spesso di Social Content Marketing, in relazione a canali specifici come Vine, oppure in merito a format come le infografiche. Quello che abbiamo sempre sostenuto è l’importanza per il brand che opera sui canali social di impegnarsi a produrre contenuti rilevanti per l’utente, non solo perché è cosa buona e giusta, ma anche perché altrimenti Facebook ce la fa pagare attraverso l’EdgeRank dei post.

Facebook ha introdotto la funzione “Save”, “Salva” in italiano, che consente di archiviare i diversi tipi di contenuti disponibili sulla piattaforma per una visione successiva.Come utenti capita spesso di essere invitati a un evento o di imbattersi in un video di cuccioli, ma non sempre si ha il tempo di guardare o approfondire in quel preciso momento. Altri canali sono dotati di questa feature anche se in forme diverse, su Twitter consultando i nostri Favorites possiamo scorrere l’elenco dei tweet in un secondo momento, così come accade su Tumblr con i Post piaciuti.

L’introduzione di questo strumento deve essere un’occasione per i brand di pensare ai propri contenuti editoriali secondo un’ottica di rilevanza per l’utente, misurando costantemente l’efficacia di quanto pubblicato attraverso analisi periodiche. I motivi che possono spingere un utente a voler conservare un contenuto sono diversi: condividere un post buffo con qualcuno, consultare una ricetta al momento della preparazione oppure leggere il parere su un film al momento della scelta al cinema.

Voi salverete questo post su Facebook? (Magari no, però sarebbe buffo salvare un articolo sul salvataggio, come una sorta di Inception)