La comunicazione fotografica e i contest su Instagram

Una delle applicazioni mobile che non può assolutamente mancare sul proprio smartphone è Instagram: un’app gratuita che permette di pubblicare delle istantanee applicando una serie di filtri e condividerle online. La rapidità con la quale si possono pubblicare ed editare foto, la possibilità di inserire delle tag o di menzionare altri utenti, e la possibilità di poter condividere i propri scatti su altri canali social come Facebook e Twitter, sono tutti ingredienti di una ricetta vincente che ha reso Instagram un vero e proprio protagonista nel panorama dei social media.

Qualche giorno fa Instagram ha annunciato un’altra grande novità all’interno della sua piattaforma: i video. Una vera e propria rivoluzione che potrebbe oscurare definitivamente social network come Vine e Cinegram, anche se i contenuti principali condivisi su Instagram al momento rimangono le foto.

Solo qualche mese fa, il co-fondatore e CEO di Instagram Kevin Systrom aveva dichiarato:

“Abbiamo superato i cento milioni di utenti attivi”.

Sapete in quanto tempo? Trenta mesi. Solo per capirci, Twitter ha festeggiato i 200 milioni di utenti dopo oltre sei anni di attività. Mica male per un’applicazione mobile insomma.

Per tutti questi motivi, molti brand hanno già avviato da tempo un proprio account su Instagram e altri ancora lo apriranno presto. Per un brand, la presenza su Instagram sta pian piano diventando tanto importante quanto quella su altre piattaforme social come Facebook, Twitter e YouTube. Il perché? Perché Instagram è il network del photosharing e vista la crescita esponenziale che sta avendo è assolutamente importante esserci. Inoltre la comunicazione fotografica, più di quella video o quella di un tweet, è molto più emotiva e d’impatto. Con una foto un brand può comunicare ad esempio come viene realizzato un prodotto o il dietro le quinte degli addetti ai lavori, oppure può inserire il prodotto in situazioni d’uso o che esprimono quotidianità.

Instagram è proprio questo: condivisione in tempo reale di istantanee a cui si applicano dei filtri grafici. Non serve essere un fotografo professionista per condividere online uno scatto fotografico. Quindi, in un network di photosharing quale sarà il contenuto a maggior valore di engagement? Le foto, naturalmente. Allora è bene metterle in primo piano e attirare gli utenti con un contest fotografico.

Un contest o challenge fotografico è un ottimo modo per un brand per crescere la sua awereness e visibilità: con un contest su Instagram, i Deftones, ad esempio, arrivarono a circa 1.300 foto taggate #deftones e l’account guadagnò ben 20 mila fan in soli due mesi.

Cosa occorre per avviare un contest su Instagram?

Servirà tempo, creatività, un topic e un hashtag ben studiato, e un premio.

L’hashtag e il topic del contest sono molto importanti e richiedono quindi molto studio in fase di progettazione. Un brand ad esempio potrebbe legare il proprio prodotto a delle situazioni d’uso, o a dai luoghi in particolare o anche a delle persone come amici e familiari. Un contest può contribuire ad aumentare le conversazioni, il numero di follower e il numero di tag al brand che dalla sua parte acquisirà engagement e visibilità su  Instagram.

Quindi una delle cose da decidere in fase di progettazione sarà sicuramente l’argomento sul quale il brand inviterà i suoi utenti a partecipare al contest su Instagram e l’hashtag dedicato all’iniziativa. La scelta del topic è fondamentale: se di poco interesse per gli utenti, potrebbe compromettere l’intero contest fotografico o addirittura essere controproducente; se invece centra un argomento molto sentito dai follower sarà più facile attirare la loro attenzione e spingere per un loro coinvolgimento attivo.

Oltre al topic, è bene capire quanto tempo voler far durare il contest: bisogna prevedere un tempo minimo per lanciare l’iniziativa e un determinato numero di giorni in cui gli utenti potranno partecipare. Se è il contest è un’iniziativa unica, potrebbe durare anche per diverse settimane; se invece si prevede di avviare una serie, i singoli contest potrebbero durare anche per poche settimane. La scadenza del contest servirà non solo per organizzare al meglio l’iniziativa, ma anche come boost alla partecipazione degli utenti: un concorso senza una data di fine, potrebbe col tempo perdere facilmente appeal. Ad ogni modo decidete la durata del vostro contest soprattutto in base al volume delle interazioni con gli utenti.

Last but not least, ogni contest che si rispetti ha un suo premio!

 

 

Gli eventi live diventano digital grazie alle applicazioni!

Io ho un piccolo difetto: in alcuni momenti mi distraggo. Guardo particolari, ascolto conversazioni, tocco cose. E mi distraggo.
Questo mi ha fatto perdere momenti importanti, direi decisivi per la mia crescita di uomo, due su tutti: a un concerto dei Litfiba, Piero Pelù si buttò sul pubblico in un magico momento di rock. E io non stavo guardando. Guardavo altro.
Il secondo episodio è avvenuto allo Stadio Delle Alpi di Torino Marcelo Salas, allora alla Lazio, segnò un golazo incredibile. Ma anche lì, purtroppo, i miei occhi erano fissi su un altro obiettivo.

Ora, al di là dei vostri commenti sarcastici sul fatto che ho molti altri difetti oltre a questo, sui miei gusti musicali, sul fatto che Salas era una pippa e sulle ipotesi che state facendo sui motivi per cui ero distratto, il punto è questo: esiste uno strumento che consente di seguire un evento live come in tv e di non perdere momenti importanti?

La risposta è sì e l’esempio concreto arriva dagli USA, dove al Barclays Center ai tifosi dei Brooklyn Nets, oltre al Wi-Fi è stata messa a disposizione una applicazione mobile che permette di avere accesso immediato alle immagini del live riprese da differenti angoli, i replay delle azioni e le statistiche del gioco. Oltre a questo il software consente, ad esempio, di ordinare cibo dalla propria poltroncina o di mandare un messaggio per il display del punteggio.
L’obiettivo ovviamente è quello di migliorare l’esperienza del pubblico.

Si aprono nuovi scenari, un modo diverso di fruire l’evento live: lo sport come i concerti.

Quali i vantaggi? Con applicazioni mobile studiate ad hoc le società sportive possono dare un servizio utile ai propri tifosi, orfani di statistiche e replay. Etichette discografiche e performer potrebbero dare ai fan contenuti esclusivi per i concerti, magari per riempire i tempi morti del pre concerto.
I player, insomma, potrebbero fornire contenuti creati ad hoc e fornirli ad un target super selezionato ed interessato a riceverli. Tutto questo in nome dell’awareness, del business e dell’amore (per la musica e lo sport ma soprattutto per i distratti che con una applicazione del genere possono rivivere istantaneamente momenti altrimenti perduti).

E comunque, tanto per dire, il goal di Salas era questo:

Vine: nuove possibilità di content marketing

Una delle mie ultime fissazioni è Vine. Lo testimoniano i video che sto facendo al mio cane Spock (detto #Spauck). Si tratta di una applicazione per iPhone e iPad (se non l’avete ancora scaricata la trovate qui) molto interessante che permette di realizzare video, facendo anche piccoli montaggi, e di raccontare storie nello spazio di pochi secondi, sei per l’esattezza.

Questa app ripropone una delle caratteristiche che hanno fatto la fortuna di Twitter, ovvero fare storytelling con risorse (spazio e tempo) limitate. Quando tempo e mezzi a disposizione sono pochi la creatività può fare la differenza, ecco quindi che spuntano i primi esperimenti, i primi micro film e i primi spot e le prime strategie digitali. Le caratteristiche di Vine permettono di creare contenuti senza preliminari e informazioni superflue mettendo in mostra solo l’essenza di prodotti e contenuti. Se volete farvi un’idea dei video attualmente pubblicati su Vine vi consiglio di dare un’occhiata a Seenive, come recita la sezione about: l’alternativa non ufficiale all’applicazione mobile targata Twitter.

Rispetto a Cinemagram c’è un’evoluzione. Si passa dalla realizzazione di GIF animate, anche se elaborate e creative, a veri e prorpi cortometraggi con audio. Tutto da condividere immediatamente con i propri contatti Twitter e Facebook.

Quali sono le possibilità per i brand? In realtà gli spazi per muoversi con originalità ci sono tutti. Lo strumento è nuovo e chi lo sta utilizzando lo fa in modo molto sperimentale. Su Vine possono essere veicolati messaggi in modo creativo, non invadente e spiritoso. Possono essere realizzati degli spot, clip in stop motion, presentati libri e riviste in anteprima (book trailer) e mostrata la gamma prodotti di una marca. I brand, inoltre, possono sfruttare l’effetto novità del mezzo che rende, di fatto, ogni contenuto, anche se ralizzato con qualità non altissima, notiziabile.

Ecco due dei brand che stanno utilizzando questo canale in modo interessante:

Ritz Crackers

Red Vines

Realtà aumentata, evoluzioni e scenari

La applicazioni di realtà aumentata sono pronte per allungare il passo. L’ultima ricerca di Nielsen indica che l’interesse per queste app digitali è in ascesa come quello per l’acquisto di smartphone.
La realtà aumentata si concentra per la maggior parte nel settore Android ed IOS che negli USA occupa oltre l’80% del mercato. Non è un caso che le compagnie telefoniche si spingano sempre di più su abbonamenti che premino pacchetti dati e navigazione web da mobile con il device compreso nel deal.

In contemporanea con questa crescita, sempre più applicazioni di realtà aumentata vengono incorporate nei dispositivi, fornendo una piattaforma interessante per gli inserzionisti pubblicitari e il marketing. Queste due forze di mercato combinate hanno il potenziale per trasformare l’esperienza interattiva giorno per giorno del consumatore. ABI Research riporta una forte crescita nei browser AR per Android di Google e le piattaforme Apple per iPhone. Tanto che un mercato che ha iniziato a soli 21 milioni di dollari di ricavi nel 2010 si prevede possa raggiungere i 3 miliardi entro il 2016.

In questo ultimo periodo un grande baccano ha investito la rete successivamente alla presentazione della prima demo ufficiale del progetto Google Glass, il nuovo sistema (non ancora disponibile commercialmente) che attraverso un supporto ottico (occhiali e micro-display) permette di visualizzare nel nostro campo visivo informazioni e layer virtuali informativi. Molte aziende e utenti in rete si sono scatenati informandosi sulle reali possibilità di fare realtà aumentata, e soprattutto business con questa nuova e pionieristica tipologia di device. Gran parte delle specifiche è ancora celata dal segreto ma da quanto visto sino ad ora ci troviamo davanti a degli occhiali seethrough davvero interessanti. La mixability di queste tecnologie innovative presentate in anteprima da Google insieme ad una piattaforma software appropriata possono auspicabilmente far esplodere il fenomeno realtà aumentata in modo molto più rapido di come ipotizzato nei dati che segnalavo nel mio precedente post ma le perplessità di molte persone sono sul rischio e l’invasività che tali device possono avere nella nostra vita.

La tecnologia non deve migliorare la qualità e prospettiva di vita? Al momento la risposta tarda ad arrivare, ma in campo realtà aumentata le novità sembrano non finire e a questa domanda risponde indirettamente ma solo sul versante del miglioraramento del tasso di produttività, Microsoft, che ad oggi nicchiava in questo segmento tecnologico. L’azienda ha mostrato infatti da poco, ad una conferenza ad Austin, in Texas, un nuovo sistema di realtà aumentata : il MirageTable.

Il dispositivo, consente la digitalizzazione immediata di oggetti fisici, visualizzazioni prospettiche in 3D e l’interazione con le mani nude, senza guanti o puntatori speciali. Ma soprattutto, Mirage Table, consente agli utenti che si trovano in luoghi diversi di interagire tra di loro come se si trovassero ad una reale conferenza, in un modo fisicamente realistico, disposti tutti attorno ad un tavolo. In poche parole, la storia SCI-FI teorizzata in Minority Report sta per concretizzarsi? Non proprio ma andiamo avanti.
Il MirageTable utilizza un videoproiettore 3D  per trasmettere delle immagini su un foglio di plastica bianca curva posto di fronte dell’utente. A ciascuna estremità, si trovano i sensori della Microsoft Kinect camera (si il Kinect quello che i ragazzini usano per giocare), usati per monitorare la direzione dello sguardo di ciascuno nonché per catturare la forma e l’aspetto degli oggetti posti sulla superficie e del partecipante seduto dietro.
Gli utenti sono inoltre tenuti a indossare gli occhiali per vedere l’immagine proiettata in tre dimensioni. Gli utenti in questo caso possono interagire con questa “realtà parallela” spostando e afferrando gli oggetti e condividendo in modo reale non solo gli oggetti ma anche lo spazio del tavolo di fronte a loro. I ricercatori hanno dimostrato che il sistema potrebbe anche essere utilizzato per consentire un bowling virtuale!

Sarà, ma almeno per ora le scarpette da bowling me le tengo strette…..

Il futuro è nel mobile marketing?

Si parla tanto di geolocalizzazione, servizi geo referenziati e utilizzo di queste tecnologie su mobile per modificare o creare nuovi modelli di business. Ma di cosa stiamo parlando? Mobile marketing. Geolocalizzazione. In poche parole, identificazione della posizione geografica di un oggetto o di una persona, tramite una coordinata geografica di un GPS integrato in uno smartphone o in un laptop. È la nuova frontiera del business, il mobile marketing, il rapporto tra social network e smarphone. Attraverso questi nuovi dispositivi è possibile utilizzare applicazioni (come ad esempio applicazioni Facebook) che consentono di accedere ai propri social network, aggiornare il proprio profilo con foto e video e, ultima novità, condividere con amici informazioni sul luogo (piazza, negozio, ristorante) nel quale ci si trova. Tutto rigorosamente in tempo reale. Sfruttando dunque la tecnologia GPS è possibile determinare la propria posizione, consultare i servizi disponibili nelle immediate vicinanze (trasporti, esercizi commerciali etc.), trovare informazioni, visualizzare immagini dal web come dai social network, seguire tweet in maniera fisica oltre che telematica, ritrovare il parcheggio della propria auto, giocare con un videogame utilizzando un’intera città come campo di gioco, e last but not least, taggare oggetti reali. Queste sono tutte informazioni sovrapposte alla realtà che rivoluzionano il concetto di geo e mobile marketing.

Fenomeni come Foursquare e lo stesso Facebook attraverso Places, hanno cavalcato il trend del mobile marketing con applicazioni che permettono agli utenti di segnalare le proprie posizioni in cambio di punti ed eventuali badge, sfruttando in questo modo la componente ludica, molto cara ai frequentatori della rete. S’innesca così una vera e propria sfida tra utenti, combattuta a colpi di “check-in” , in grado di amplificare enormemente il word of mouth online. Di certo Google non è stato lì fermo a guardare, ha (ri)lanciato Google+Local ricalcando quanto fatto da Places, e tentando di integrare, la semplicità nel reperire e condividere informazioni commerciali, con i vari prodotti Google, come Maps o la pagina standard del motore di ricerca.
In America la geolocalizzazione ha fatto gran passi avanti, offerte economiche speciali e buoni sconto per ogni “check-in”! Non si parla più di condividere la posizione geografica con il proprio network di amicizie, ma di accedere a promozioni su misura. Di conseguenza le aziende oggi sfruttano il buzz e creano operazioni di branding sul territorio, ingaggiando clienti reali, segmentando e profilando il  target di riferimento, rinforzando così la fedeltà con il marchio. Sono moltissimi i casi di successo negli Stati Uniti, da Starbucks fino a Mc Donald’s. Interessiamoci dell’ultima case history ad esempio. L’Associazione americana Planned Parenthood of the Great Nortwest, ha distribuito condom con QR-Code sulle confezioni che, una volta scansionati, permettono di geolocalizzare in modo anonimo il suo uso nel luogo del tête-à-tête. La Planned Parenthood of the Great Nortwest si è spinta anche oltre! Attraverso il servizio di geolocalizzazione è possibile, non solo dare le coordinate geografiche, ma anche altri dettagli come descrizione, sesso e età degli amanti. Questo progetto è stato realizzato per promuovere l’utilizzo del preservativo.

L’Italia non è rimasta con le braccia incrociate, ma aziende come Coin, Trenitalia, Gucci si sono organizzate, e anche altre piccole e medie imprese, si stanno oggi attivando soprattutto nel campo food, travel e general information. Un caso italiano di mobile marketing molto interessante è Qurami: http://www.qurami.com/it/index.html

A questo punto ci chiediamo, sarà questo il futuro del mobile marketing?

In gran parte sì, a quanto pare. Basta pensare alla possibilità di utilizzare un’applicazione per influenzare i clienti a visitare specifiche location e/o punti vendita.
Si sta creando un nuovo business, un mix tra geolocalizzazione, gaming in real time e pagamento in mobilità per l’acquisto di gift e servizi. Entro il 2016 saranno un miliardo gli smartphone abilitati per queste applicazioni, contro i 150 milioni di unità attuali, con una previsione di fatturato a livello mondiale che passerà dagli 11 milioni di dollari attuali, ai 3,4 miliardi di dollari nel 2016.