Social media marketing inclusivo: guida al Pride Month

Giugno lo sappiamo è il Pride Month e noi non perdiamo l’occasione per fare una riflessione sul social media marketing… inclusivo. I consumatori sono sempre più sensibili a messaggi pubblicitari diversi dagli standard e ai marchi che facciano delle responsabilità sociali ed etiche il loro modus operandi, senza considerarla una moda, ma un vero sentimento diffuso e impossibile da ignorare.

Cos’è il social media marketing inclusivo?

Grazie al social media marketing inclusivo si mira a modificare la comunicazione social verso un linguaggio più naturale e autentico, non indirizzato ad un solo target di riferimento.

Il lato demografico viene affiancato alle differenze di reddito, di genere, di orientamento sessuale e religioso, di etnia  e cultura, racchiudendole tutte in un’unica strategia di comunicazione.

Impossibile fornire una definizione univoca più in generale di marketing inclusivo: un insieme di strategie e di contenuti che riguarda non solo le singole campagne pubblicitarie o i singoli messaggi, ma che a volte ridefinisce anche il social media marketing del marchio stesso.

Un vero e proprio rebranding, che permette di parlare ai consumatori includendoli nella propria visione, nei propri valori e in un’immagine che li rispecchi.

Brand: come possono adottare la comunicazione inclusiva in modo efficace?

Puntare sull’autenticità è la chiave. Per rendere inclusivo il social media marketing, occorre rispettare i valori del brand.
Ma prima di tutto occorre conoscere a pieno il proprio mercato.

Ad esempio, lanciare una campagna advertising, partendo da un argomento etico di forte attualità ma che non corrisponde alla reale identità di ciò che costantemente trasmette quel determinato  brand , non porterà al raggiungimento di alcun obiettivo.

Per promuovere la diversità occorre andare oltre il proprio target ideale, in modo da non far percepire come “irraggiungibile” il proprio prodotto da tutti gli altri.

Perseguire l’inclusività anziché l’esclusività. Questo riguarda il tono della comunicazione, la decisione di ribaltare gli stereotipi creando una cultura anche visiva che rappresenti le differenze.

Giugno, mese del Pride = social media marketing inclusivo?

Come ogni anno, Giugno porterà migliaia di aziende a cambiare il loro logo sui profili social, adottando temporaneamente i colori dell’arcobaleno. Ma quante fra queste mettono in campo davvero delle iniziative concrete? Pochissime.

Tale azione prende il nome di Rainbow washing.

Recentemente però, gli utenti sono sempre più interessati a scoprire cosa si cela dietro quel cambio logo e quali azioni sono state realmente attutate dal brand.

Le bandiere multicolore non bastano: è necessario che il linguaggio, la comunicazione, il marketing e l’etica aziendale si incontrino nello stesso punto.

Inclusione non significa solo diversità

Il 70% della Generazione Zeta  preferisce un marchio che dimostri inclusione e rispetto delle differenze, perché attraverso i suoi messaggi promozionali ha la possibilità di identificarsi in una delle molteplici facce della società.

Il social media marketing inclusivo segna l’inizio di un percorso virtuoso per i brand perché genera fiducia, fedeltà e passaparola positivo.

Sostenibilità ambientale, spreco alimentare e comunicazione green

Vi abbiamo parlato qualche tempo fa di alimentazione sostenibile e di come questa sia affrontata dai Gen Z e dai Millennials.
E parlando di sostenibilità ambientale, soprattutto in ambito alimentare, non possiamo fare a meno di riportavi una panoramica sullo spreco alimentare in Italia e il percepito tra le generazioni.

“Quanto cibo viene sprecato all’interno del tuo nucleo familiare?”
Abbiamo posto questa domanda a un campione di persone nel corso di una survey a tema sostenibilità appunto. La risposta più comune a questa domanda è che la propria famiglia sprechi poco cibo. E anzi la maggior parte dei rispondenti ritiene che la propria famiglia sprechi “meno cibo della media”.

Ma sarà proprio così?

Avevamo qualche dubbio e abbiamo voluto approfondire. Qualche dato del 2021:

  • Si stima che in Italia il 20% del cibo comprato venga gettato via
  • In Italia vengono sprecati ogni anno 67 kg di alimenti per abitante, per un totale di oltre 4 milioni di tonnellate di spreco

Quindi forse l’autopercezione che abbiamo rispetto al tema è un po’ distorta rispetto alla realtà dei fatti. Di fatto, la consapevolezza della responsabilità individuale sul tema è molto limitata.

Dalle nostre ricerche risulta che maggiore è l’età e maggiore è la convinzione di sprecare meno degli altri. In particolare la generazione più convinta della propria buona condotta è la Gen X. I casi sono due, ci viene da dire; o più cresce l’età e più si sta attenti allo spreco alimentare; oppure ci si limita a pensare di esserlo.

In generale, quando si fa riferimento alla sostenibilità ambientale nel suo significato più ampio, quasi tutti si definiscono molto attenti al tema. Quando si entra però nello specifico delle azioni quotidiane che si possono concretamente mettere in atto, si fa un po’ più di fatica: acquisti plastic free, alimentazione sostenibile, acquisti spesa di prodotti di seconda mano, spostamenti green e, per l’appunto, riduzione dello spreco alimentare. Non tutti sono ugualmente inclini l’intera gamma dei comportamenti sostenibili. Facendo un discorso generazionale, i Gen X sono più attenti agli sprechi domestici, i Gen Z sono invece più attenti ai trasporti, prediligendo spostamenti green.

Come si comportano le aziende?

“Pensi che le aziende si stiano impegnando per la sostenibilità?”
Il giudizio è decisamente insufficiente secondo tutti i cluster generazionali, che concordano nel dire che l’impegno non sia abbastanza.

Ma non tutto è perduto. Vi invitiamo a dare un’occhiata ad alcuni brand che hanno fatto della sostenibilità alimentare il proprio cardine.

Babaco Market

“Naturalmente fuori dall’ordinario”

Delivery antispreco, come funziona? Il brand consegna casse di frutta e verdura che non passano la “selezione all’ingresso” del mondo vegetale. A qualcuno potrebbe far pensare a un “bodyshaming” dell’ortofrutta, e non ci andrebbe nemmeno tanto lontano.

Parliamo del 14% del raccolto che non arriva ad essere immesso sul mercato in quanto non conforme allo standard estetico dei tradizionali canali di distribuzione.

Babaco si propone di dare una seconda vita a questi prodotti con piccoli difetti destinati allo spreco; lo fa attraverso delle box in abbonamento per salvare il cibo e portarlo direttamente nelle case. Nella comunicazione il brand lancia due CTA ai suoi utenti:

  • Sostieni i produttori italiani
  • Riduci gli sprechi

Come lo fanno?

  • Consigliando all’utente ricette con prodotti che si trovano nella Babaco Box. Poiché la box contiene frutta e verdura di stagione, incentivano l’acquirente aiutandolo a definire un menù con i prodotti disponibili.
  • Associandosi a volti credibili e in linea con i valori del brand. Per citarne alcuni: Wellnesswithbrina, Cucina Botanica, Marco Nuara
  • Dando consigli utili per la conservazione dei prodotti e la riduzione degli sprechi.

 

 

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In questo caso ad esempio, realizzando un contenuto su come conservare i prodotti in frigorifero, il brand inserisce in maniera lineare anche i prodotti della Babaco Box.

Punti sostenibilità ambientale: 🍃🍃🍃🍃🍃

Too Good To Go

“Salva il cibo, aiuta il pianeta”

In un ottica di economia circolare, si propone di salvare le eccedenze alimentari invendute. I ristoranti/bar/supermercati che decidono di aderire all’app preparano delle box con l’invenduto di fine giornata che gli utenti possono prenotare e passare a comprare ad un prezzo minore rispetto al prezzo pieno.

Il nostro occhio di social media expert non può evitare di farvi notare anche in questo caso qualche spunto dalla comunicazione di brand.

Le collaborazioni sono pensate in ottica antispreco. Per fare un esempio “ecco come conservare il basilico per tutto l’anno” con Diletta Secco. Qui non si mostra un influencer che utilizza l’app, in quanto l’obiettivo non è la CTA diretta all’utente. C’è piuttosto l’intento di valorizzare un concetto cardine del brand: il recupero del cibo che altrimenti andrebbe buttato. Come lo fanno? Associandosi ad un volto molto noto e credibile in ambito foodblogging.

 

 

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Non vi stiamo a ripetere quanto sia importante selezionare con cura i volti scelti affinché vi sia allineamento con i valori  del brand proprio brand.

Più credibilità = più efficacia

Punti sostenibilità ambientale: 🍃🍃🍃🍃

Verso la comunicazione sostenibile

Sempre più brand nascono e si trasformano in questo senso. La sostenibilità, in ambito food ma non solo, e l’economia green sono tematiche sempre più “calde” che inevitabilmente cambiano il modo di vivere delle persone e l’approccio che i brand rivolgono ai propri acquirenti. E la comunicazione social si trasforma di conseguenza.

In quali direzioni sta andando secondo voi l’economia sostenibile? Vi aspettiamo sui nostri social per parlarne!

Come parlare di “Food” sui social? La nostra ricetta!

Comunicare il food sui canali social (e farlo in modo davvero efficace) non è così semplice come può sembrare.

Avete presente quelle foto di cibi che vedete sui social e che vi fanno subito venire l’acquolina? Ecco, realizzarle non è una passeggiata, come anche parlare di food sui social (e farlo bene).

La difficoltà principale risiede nel fatto che è un settore estremamente competitivo e in grande espansione; non basta comunicare il prodotto, la differenza tra un brand che si limita a presentare il prodotto e uno che lo racconta è abissale!

Raccontare un prodotto, infatti, significa trasmettere con i contenuti la filosofia del brand stesso, i principi solidi che incarna.

La fruizione dei contenuti non deve essere solo visiva; una bella foto sicuramente genera ottimi insight (like, commenti, condivisioni), ma uno storytelling creato ad hoc ha come obiettivo quello di suscitare emozioni e di “imprimere” il ToV personale del brand nella mente del consumatore.
Un obiettivo decisamente più a lungo termine di una foto #foodporn.

D’altronde a cosa servono numeri importanti se poi il consumatore non distingue un brand dall’altro?

Chi ben incomincia…

Come ogni strategia che si rispetti anche quella di un brand food parte dalla scelta del target; a chi ci rivolgiamo?
Calibrare il tone of voice della comunicazione permette di costruire lo storytelling più funzionale per la nostra audience.

… è a metà dell’opera

E poi? Dedicare una parte del filone editoriale alla comunicazione di prodotto e un’altra parte ad una comunicazione più “alta” che racconti i valori del brand.

Mentre la tipologia di contenuti product-centred deve invogliare i consumatori all’acquisto, la pubblicazione di post relativi ai core values deve trovare coerenza con i valori stessi del brand e, ovviamente, raccontarli.

Ad esempio, il rischio di greenwashing aumenta se il brand non ha mai manifestato un impegno attivo nel green e produce un effetto boomerang che si ripercuote sull’immagine del brand agli occhi dei consumatori.

Niente di peggio di partire con buone intenzioni e trovarsi a dover giustificare un’attività di comunicazione con una folla inferocita di potenziali consumatori.

Il food sui social: le nostre tips

Oltre alla valorizzazione della filosofia del brand è una buona pratica creare rubriche di consigli relativi ai prodotti comunicati.

Ricette, momenti di consumo, consigli sulla consumazione; il tutto guidato da uno storytelling convincente e coerente.

Chiedetevi sempre: per quale motivo un utente dovrebbe seguire la mia pagina? Quale valore porto con i miei contenuti?

Ciò che porta gli utenti a instaurare un rapporto di fiducia con un marchio è riconoscergli un valore aggiunto, un’utilità se non pratica quantomeno ispirazionale. Per questo motivo anche un approccio più verticale sui consigli legati a temi sociali come lo spreco alimentare e l’inquinamento sono molto apprezzati dagli utenti.

La nostra case

È il caso del nostro cliente Scaldasole, brand di yogurt e spremute, con il quale abbiamo concordato una strategia basata sia sulla comunicazione dei prodotti (peraltro non fine a sé stessa, ma che racconta un’occasione d’uso) sia sull’importanza del BIO.

Un filone editoriale, infatti, prevede contenuti video in cui si danno consigli ai consumatori su cosa significa essere green ed eventualmente come diventarlo.

In questo caso, approfittando di un RTM, abbiamo realizzato un “contenuto tips” per salvaguardare le api. Un argomento trasversale rispetto al food, ma che intercetta i principi di ecosostenibilità di Scaldasole.

Un altro aspetto fondamentale della comunicazione messa in atto su Scaldasole riguarda l’utilizzo di creator per la realizzazione di contenuti fotografici.

 

L’esternalizzazione della produzione dei contenuti è utile nella misura in cui si vuole ottenere un risultato di qualità grazie all’intervento di professionisti del settore.

L’obiettivo, inoltre, può essere duplice: un’eventuale pubblicazione dello stesso contenuto sul profilo del/la creator aumenta difatti la reach potenziale della foto, contribuendo a far conoscere il brand anche a nuovi utenti.

Per concludere

La comunicazione nel settore food ha quindi bisogno di molti accorgimenti, sia da un punto di vista di creazione dei contenuti che di racconto della filosofia del brand.

Il tutto, ovviamente, senza perdere di vista la bontà del prodotto: non scordiamoci che anche l’occhio vuole la sua parte!

Vuoi iniziare a comunicare il tuo brand di food in modo efficace? Noi siamo qui, contattaci!

Alimentazione sostenibile: Gen Z meglio dei Millennials?

Da diverso tempo il riflettore della sostenibilità si è acceso su una delle attività più basiche e forse inconsapevoli, come il consumo di cibo, iniziando così a parlare di “alimentazione sostenibile“.

Sapere ciò che si mangia, ma anche che si acquista quindi, è sempre più argomento di indagine e di dibattito. Abbiamo voluto saperne di più, e per farlo abbiamo scelto di focalizzarci sull’aspetto e sull’angle che più ci interessa, anche quando si discute di alimentazione sostenibile: l’approccio e le differenze a questo tema da parte delle diverse generazioni. Come affrontano questo topic i ragazzi della Gen Z? Che differenze di approccio ci sono rispetto alla Gen X e ai Millennials? Ecco quello che abbiamo scoperto!

Carne? Sì, grazie!

Secondo la FAO l’alimentazione sostenibile è “un’alimentazione a ridotto impatto ambientale che soddisfa le linee guida nutrizionali dal punto di visto economico, dell’accessibilità e dell’accettabilità culturale” e sappiamo bene che il consumo di carne non è di certo tra le attività più green. Ecco allora il primo dato che ci offre una panoramica davvero particolare: il 90% del campione preso in esame afferma che nella sua dieta la carne è assolutamente inclusa.

Onnivori per scelta (e di chi)?

Ci sono però alcune differenze, soprattutto se andiamo a identificare l’età dei nostri intervistati in materia di alimentazione sostenibile:

  • i Gen Z confermano di consumare più carne rispetto alle generazioni più “grandi”. Molti specificano però che la scelta di che cosa mettere nel piatto spesso viene imposta, specialmente dai genitori
  • i Gen X sono invece quelli più inclini a un’alimentazione che prevede poca carne o, in alcuni casi, vegetariana

Un risultato che farebbe impallidire (e anche un po’ alterare) la paladina della sostenibilità Greta Thumberg. O forse i giovani Gen Z aspettano solo di affrancarsi da mamme e papà per poter diventare autonomi nella scelta di cosa portare in tavola? Sicuramente nel frattempo iniziano a informarsi nel modo che ritengono più giusto.

L’alimentazione sostenibile ha un nuovo volto

Quando parliamo di “nuovo volto” intendiamo sicuramente un nuovo aspetto da mostrare, libero da quell’alone di santità che fino a qualche anno fa faceva sembrare ogni aspetto della sostenibilità una chimera. Mangiare in modo etico, sostenibile, e quindi sano per il fisico e per l’ambiente, è possibile. E a raccontarlo oggi sono anche diversi influencer, ragazzi e ragazze emerse nel mondo digitale e diventate vere e proprie personalità sui social.

Se per le generazioni più adulte ci sono volti legati al concetto di sostenibilità (uno su tutti quello dell’attore Richard Gere), i più giovani si affidano agli influencer e scoprono grazie a loro nuovi approcci all’alimentazione.

Alcuni influencer di recente successo sono diventati poi delle vere e proprie icone quando si parla di alimentazione sostenibile. E lo sono trasversalmente rispetto ai target a cui si rivolgono. Vediamo insieme il caso più celebre, una ragazza che negli ultimi 3 anni è diventata celebre proprio divulgando (Alberto Angela, ci senti?) questo tema.

Il caso di Cucina Botanica

Se il nome Carlotta Perego non vi suona familiare siamo certi che dicendo “Cucina Botanica” le cose cambiano. Impossibile non averla sentita nominare in una conversazione su alimentazione sostenibile & co. Sì perché Carlotta è un caso davvero interessante; nasce come YouTuber per poi approdare su Instagram e via via su altri social fino alla conquista delle librerie con due volumi che hanno scalato le classifiche di vendita!

La sua strategia vincente?

  • Approccio inclusivo: non parla solo a chi segue una dieta vegana ma a tutti
  • Approccio informativo: non si limita a cucinare piatti ma spiega la scelta degli ingredienti e sfata falsi miti legati alle scelte alimentari

Questo ha fatto sì che la giovane ragazza sia diventata un volto amico e autorevole sia tra i giovanissimi sia tra i più adulti: è riconosciuta da tutti, dalla Gen Z ai Millennials.

Ma si sa che da grandi poteri (e visibilità) derivano grandi responsabilità. Forse la credibilità di questa influencer è dovuta anche alle scelte che ha fatto nel tempo, di legarsi (o non legarsi) a brand con collaborazioni che non fossero più che indicate al suo canale e ai suoi valori. Scelte che hanno pagato, vista la popolarità e l’affetto con cui la community accoglie ogni nuovo contenuto e partecipa alle conversazioni.

Qui vi avevamo già parlato di cambiamenti nell’influencer marketing, ma vogliamo rimarcare l’importanza, sia per i brand che per gli influencer, di selezionare attentamente le collaborazioni, senza affidarsi ai meri numeri ma valutando prima di tutto le affinità a livello di valori e la percezione che hanno dei nostri collaboratori i diversi target che vogliamo andare a colpire.

Sicuramente i giovani hanno ancora diversa strada da fare in materia di alimentazione sostenibile. Ma il successo di alcuni progetti come Cucina Botanica ci fa capire che l’interesse su questo tema è alto, come anche la partecipazione digitale.

Quali creator, influencer o brand secondo voi stanno comunicando bene in materia di alimentazione sostenibile? Vi aspettiamo sui nostri social per parlarne!

Brand più sostenibili: mettersi in moto per la Giornata della Terra

Ogni anno dal 1970, il 22 aprile si celebra la Giornata della Terra. In questo giorno, 193 Paesi si impegnano a promuovere la salvaguardia dell’ambiente e invitano i cittadini a riflettere sulla tematica.
Inquinamento, cambiamento climatico, piante ed animali in via d’estinzione… questi sono solo alcuni degli argomenti più discussi dagli ecologisti attuali.

Le nostre azioni e la trascuratezza passata per questi temi stanno avendo gravi ripercussioni per le generazioni presenti, e incideranno anche su quelle future.

Certo, letto così sembra tragico. Sembra quasi che non ci sia una via di uscita! E se vi dicessimo che c’è sempre un modo per cambiare le cose?
Di questo la Generazione Z ne è convinta: infatti, negli ultimi anni molti ragazzi giovani sono scesi in piazza e hanno fatto sentire la propria voce per difendere il pianeta.

Ad oggi, il tema della protezione ambientale non coinvolge solo le persone, ma anche le aziende. Alcune imprese si stanno impegnando per salvaguardare l’ambiente, avviando politiche sostenibili e/o ponendosi obiettivi futuri da raggiungere.

Sappiamo che per un’azienda può risultare difficile avviare politiche sostenibili da un giorno all’altro. Quindi, perché non iniziare con dei piccoli gesti?

Giornata della Terra: mettersi in azione

La Giornata della Terra si avvicina ed è l’occasione giusta per mettersi in azione. Ecco 5 tips utili per cominciare ad essere più “green”:

  • Coinvolgete i vostri collaboratori aziendali. Chiedete loro quali azioni intraprendono per condurre una vita più sostenibile e comunicatele al vostro target. Ad esempio, potreste chiedere loro se raggiungono il posto di lavoro in bici, oppure se preferiscono il treno all’automobile. Anche la più piccola azione può essere di ispirazione!
  • Non gettate i fogli stampati in modo errato, ma conservateli per prendere appunti. In questo modo non solo risparmierete sull’uso della carta, ma contribuirete a diminuire gli sprechi.
  • Collaborate con eco-influencer. Legare l’immagine aziendale a persone influenti nel mondo social che hanno a cuore la sostenibilità, vi renderà più credibili su questo tema. Ma attenzione: non basterà solo comunicare di condurre politiche sostenibili, bisognerà anche dimostrarlo!
  • Comunicate al target il modo corretto per smaltire o riciclare i vostri prodotti. Delle azioni semplici che però contribuiranno alla salvaguardia ambientale. Alcuni brand dedicano una sezione sul sito per mostrare agli utenti come riciclare in modo creativo i propri packaging.
  • Sostenete o collaborate con associazioni ambientaliste. Non solo da loro potrete imparare ad essere più responsabili nei confronti del pianeta, ma potrete agire concretamente per salvarlo.

Cosa fanno i brand? 3 esempi virtuosi

E ora scopriamo insieme cos’hanno ideato 3 brand in occasione della Giornata della Terra 2021:

  • Con la campagna #DoEatBetter, il WWF incentiva le aziende a cambiare i metodi della produzione destinata al consumo e a modificare i sistemi alimentari rendendoli più inclusivi, sani e sostenibili.
  • Benetton lancia la campagna Green B, un progetto che raccoglie le iniziative di sostenibilità dell’azienda. Un impegno che si traduce in catene fornitrici ancora più rispettose verso ambiente e lavoratori, punti vendita più efficienti a livello energetico e di gestione degli sprechi.
  • In occasione della Giornata della Terra, il brand haircare Davines lancia il progetto “Davines for Future”. Acquistando in salone alcuni loro prodotti, il consumatore veniva omaggiato con un libro pieno di attività interattive a tema ambientale. Inoltre, una parte del ricavato è stato destinato a progetti di educazione alla sostenibilità nelle scuole.

Delle iniziative diverse tra loro, ma tutte con lo stesso obiettivo: proteggere e salvare l’ecosistema terrestre.

La Giornata della Terra è alle porte: siete pronti a renderle omaggio?

Estetica dei social: la Gen Z detta le regole su Instagram

Colori accessi, gender fluid, body inclusivity, pronomi she/her, work – life balance, estetica fiabesca post anni ’90: in un unica parola Gen Z. È questa generazione a dettare i nuovi canoni estetici ma anche le tendenze nella creazione di contenuti. Che si traduce in un mix and match dei trend passati, in chiave super attuale. Sappiamo che la moda è ciclica, così come i trend che si ripetono non solo in ambito fashion o nell’interior design ma anche e sopratutto a livello di estetica. 

Cambiano i tempi e per fortuna anche la consapevolezza dei corpi e delle persone. Ma i brand come possono intercettare al meglio le nuove tendenze che partono dalla Gen Z?

Intercettare le tendenze dettate dalla Gen Z

Il processo è già iniziato da un paio di anni a questa parte e si traduce in una decostruzione dei vecchi concetti cristallizzati nella società e nelle persone. Questo porta i brand e non solo a dover rivedere i propri canoni estetici ma anche a fare sempre più ricerca sui trend di nicchia. Grazie a questo processo, gli attori del mercato che vogliono andare in questa direzione devono imparare ad abbracciare valori che includano e rispettino sempre di più tutte le diversità. Fare attenzione alle tipicità che differenziano le persone rendendole uniche.

Come?
Ad esempio come fa Troy Dylan Allen in una versione fiabesca della vita in cui lo stile delle classiche principesse diventa fonte d’ispirazione per look metaprincipeschi e lo stile glam rock, scardinando qualsiasi convenzione dettata dal genere binario. 

 

 

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Mai come in questo momento la moda diventa un modo per esprimersi ma anche per mostrare positività, quasi come simbolo di rinascita. Nata in piena pandemia, la subcultura Dark Academia, è un’estetica romantica che si diffonde tra i profili social. Che non riguarda solo lo stile ma celebra la cultura letteraria, la pittura, la scrittura, riflettendo un profondo bisogno di apprendimento e uno slancio nel passato alla ricerca della bellezza semplice e introspettiva. Uno sguardo al passato ma sempre proiettati nel futuro: questa estetica nostalgica strizza all’occhio a tutti quei brand che vanno oltre la proposta del total look, posponendo vere e proprie guide sul lifestyle. 

 

 

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Inclusione e autenticità

Ormai l’inclusione è un tema sempre di più centrale che porta i brand a dovere mettere in atto strategie diverse a livello di comunicazione. Ma un altro tema che si sta sempre di più andando ad affermare è quello dell’autenticità.
Se da un lato si sta intensificando l’utilizzo della chirurga plastica da parte dei più giovani, dall’altra c’è anche la volontà di un’estetica pulita; ciò porta a creare contenti fotografici non ritoccati.
I brand che vogliono puntare ad un target che predilige l’autenticità al netto dei filtri che vengono proposti dalla piattaforma, possono fare scelte strategiche in campo di influencer marketing, puntando a personalità che incarnino questi valori.

Photo dumps: how to

Questi tipi di contenuti sono definiti “photo dumps” o “the unedited drafts”, quali sono le caratteristiche dell’estetica di queste foto? Gli scatti devono: 

  • emanare casual vibes, nessun elemento deve risultare troppo impostato o costruito 
  • trasmettere senso di inclusione, un mix and match di stili e persone 
  • incoraggiare l’autenticità: i contenuti non sono post prodotti e danno l’idea di essere quasi delle bozze che in un altro tipo di pubblicazione non troverebbero spazio
  • essere un mix di immagini con uno storytelling, devono raccontare un momento, un emozione catturata
  • essere contestualizzati attraverso l’utilizzo di espressioni come “photo dumps” o “the unedited drafts” senza dare maggiori dettagli nel copy di lancio, sui luoghi o sulla situazione. 

Come tutto questo può tonare utile alle aziende? Innanzitutto per comprendere in che direzione le nuove generazioni si stanno muovendo e da che tipi di contenuti vengono catturati sui social. Solo comprendendo in che verso si muovono sarà possibile scegliere quali contenuti pubblicare. Inoltre intercettare e comprendere queste tendenze estetiche può essere anche un’ottima cartina torna sole nella scelta degli influncer. Come? Scegliendo chi incarna i valori più vicini ai brand e al target che si intende colpire. 

 

Social gaming marketing: un’opportunità per i brand

Quando nel 1958 William Higinbotham creò “Tennis for Two” (da molti identificato come il primo videogioco) per intrattenere i visitatori e gli studenti annoiati al Brookhaven National Laboratory, non si aspettava di aver appena dato vita a un fenomeno che molti anni dopo sarebbe diventato il passatempo preferito di milioni di persone durante una pandemia mondiale: il video gaming.

Come è cambiato il mondo del gaming?  

A causa delle restrizioni imposte in tutto il mondo, milioni di persone sono state costrette a casa, in cerca di modi alternativi per impiegare il proprio tempo e per mantenere relazioni sociali sempre più in bilico a causa della distanza: i videogiochi si sono dimostrati perfetti per entrambe le esigenze.

La pandemia ha dimostrato che pur seduti e isolati per ore, i gamer non sono necessariamente soli e asociali. Con il supporto dei social media infatti, i videogiocatori hanno perfezionato l’arte di creare una community attorno al mondo videoludico per parteciparvi in modo attivo. 

Secondo un report pubblicato da IIDEA, nel 2021 il mercato dei videogiochi, solo in Italia, ha registrato un giro d’affari di 2 miliardi e 179 milioni di euro, segnando un punto di svolta nella percezione sociale e culturale delle potenzialità del videogioco come strumento di socialità e apprendimento.
I videogiocatori infatti, pur avendo una grande concentrazione tra i Gen Alfa, Gen Z e Millenials, contano molti utenti anche tra i Gen X e Boomer, ricoprendo quindi tutte le fasce d’età.

Statista.com

Come declinare il gaming in un’opportunità per i brand?

Mettere “un piede” nel mondo del gaming, quindi, può aprire per un brand un nuovo canale di comunicazione completamente differente rispetto a quelli tradizionali.

Molte aziende si sono già avventurate in questo nuovo modo di comunicare, inserendo contenuti pubblicitari dentro a un gioco (tramite banner o product placement) ma anche con elementi di gioco con cui è possibile interagire 👉 Ecco alcuni esempi. 

Un caso virtuoso è sicuramente quello che ha come protagonisti Mario Kart e Mercedes-Benz.
Grazie a un contenuto extra (DLC), scaricabile gratuitamente, è stato possibile implementare le macchine  della casa automobilistica tedesca all’interno del gioco Nintendo. Questo ha aumentato la popolarità del brand, oltre a consentire ai videogiocatori di tutto il mondo di conoscere i prodotti Mercedes in modo interattivo.

Come individuare il target giusto

Una fonte abbastanza attendibile per capire i trend e il pubblico sono i canali popolati delle community di gamer. Esse assumono un ruolo decisivo come nuovi mezzi di comunicazione, oltre ad essere molto efficaci e con un pubblico estremamente coinvolto ed eterogeneo.

Studiando questi canali in modo efficace, è quindi possibile:

  • Conoscere i social di riferimento usati dalle community: Twitch, Youtube, Reddit, Discord ecc.
  • Individuare gli spazi più rilevanti e più affini al proprio target
  • Studiare il comportamento degli utenti su questi canali: come comunicano? Qual è il loro tone of voice?

Dopo aver completato questi step preliminari, è possibile pensare alla strategia per arricchire la propria comunicazione: come? Non limitandosi ai soli social network, ma integrando la propria presenza nel mondo gaming in modo più consistente per veicolare al meglio il proprio messaggio.

In conclusione 

Sfruttare le potenzialità dei giochi online e delle community dei gamer, consente di rivolgersi a un pubblico preciso per intrattenerlo in modo divertente e interattivo. Questo differisce da ciò che accade in molti social media, in cui spesso la fruizione di contenuti è passiva e a volte invasiva. 

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I giovanissimi leggono ancora: il fenomeno BookTok

Affermare che le nuove generazioni abbiano riscoperto il piacere della lettura su un social come TikTok può suonare anacronistico, è vero. Soprattutto considerando la diminuzione della soglia minima di attenzione degli utenti e il progressivo allontanamento dei giovani dal mondo della lettura. Ma la nascita dei BookTokers e del fenomeno BookTok ha completamente ribaltato il concetto di lettura tra i giovanissimi. (qui se siete curiosi!)

Vediamo insieme come.

Editoria online

Il rapporto tra il mondo di internet e l’editoria è per certi versi molto complesso, facciamo un recap!

BookTok

In un primo momento abbiamo notato un’apertura dell’editoria al mondo digital: questo ha portato centinaia di creators a improvvisarsi scrittori e, in alcuni casi, alla nascita di nuovi lettori spinti dall’interesse per il creator di riferimento e al suo nuovo libro. 

Tuttavia, dopo l’iniziale sodalizio tra creators ed editoria, quest’ultima ha dovuto fare i conti con una realtà dei fatti ben diversa. Non si legge un libro soltanto perché interessati all’autore, ma è importante porre l’attenzione su tutto il contesto critico/emotivo che la lettura fa nascere: interesse per la storia, stile di scrittura, sentimenti e consapevolezze che nascono leggendo, ecc.

I BookToker

Sappiamo bene che la narrazione genuina e spontanea di un prodotto è il miglior modo per veicolare le emozioni che fa nascere, e i giovanissimi, i ragazzi della Gen Z, vogliono proprio questo: emozioni. Dove trovarne di autentiche se non su TikTok? Il social perfetto per esprimere le proprie emozioni ed essere davvero sé stessi.

I protagonisti del fenomento BookTok, i BookToker hanno quindi questa duplice valenza: 

  • da una parte esaltano la loro reale sensibilità
  • dall’altro, proprio grazie a questi contenuti veri, sono il migliore esempio di influencer marketing

Grazie a questa nuova categoria di utenti, la lettura di un libro, un processo lento, da assimilare e intimo, viene condensato in una perfetta sintesi di pochi secondi, un video TikTok!

E allora spazio a:

  • recensioni in pochi attimi
  • racconti di esperienze di lettura
  • coloratissime copertine o reinterpretazione dei personaggi
  • o, perché no, anche qualche lacrima per sottolineare la componente emotiva del racconto

Ma si ferma tutto a TikTok? Certo che no, anzi, questo fenomeno virale ha mostrato di essere in grado di muovere le vendite di libri e anche in modo consistente. Alcuni esempi?  “The Song of Achilles” di Madeline Miller o molti titoli della scrittrice Colleen Hoover, ormai diventata un’icona per tutto ciò che riguarda l’editoria teen.

Ma da dove proviene la forza di questi contenuti? Abbiamo individuato due macro-aree:

1) La forza della community

Non c’è niente di più gratificante per un creator che creare una community attiva che si scambi e accetti pareri che faccia critiche costruttive e che condivida il contenuto con la propria cerchia di conoscenze.

2) Il nobile intento

Chi produce questi contenuti è consapevole di portare valore alla piattaforma contaminando gli altri utenti con la propria esperienza di lettura. Ma anche di diffondere “cultura” (con le dovute accortezze) in un social dove, dai, lo sappiamo, la frivolezza è sempre dietro l’angolo.

Quali creator tenere d’occhio quando si parla di BookTok? Per l’Italia ecco 3 nomi interessanti: @gabsisreading, @aasfreeastheocean e @magsbook.

Per ora il mondo dell’editoria italiana è ancora un po’ timido nei confronti di questo nuovo trend! È il momento di armarsi di coraggio e buttarsi. 

Noi siamo pronti a consigliarvi la migliore strategia per il vostro titolo e a mostrarvi come ingaggiare al meglio i nuovi “personal trainer” della mente e delle emozioni su TikTok.