Il customer engagement batte cassa su Kickstarter

Un modo di riflettere sul customer engagement, su una forma estrema di coinvolgimento è questo: esistono persone disposte a pagare cinque dollari pur di dirsi fan di una marca. L’unica differenza è che non si trovano su Facebook, e che il primo prodotto di quella marca dev’essere ancora messo sul mercato, anzi, ancora realizzato.

Per le aziende acquisire fan ha un costo e spesso, nonostante la crescita organica, il passaparola, la viralità spontanea, è il frutto di un investimento media in advertising su Facebook.

Quindi, dove si trova questa Eldorado dei social media, in cui i fan (ma si chiamano backer, spalleggiatori) donano i loro soldi per sostenere i prodotti che ameranno?

Per una volta, bisogna abbandonare l’assolata California e Palo Alto e trasferirsi sulla east coast, New York, Manhattan. Orgogliosamente sede di Kickstarter, il miglior sito del 2011 secondo Time, vecchia gloria dell’editoria della grande mela e quindi forse un po’ di parte.

Per Kickstarter dietro ogni prodotto, opera o idea ci sono le aspirazioni di tutti quelli che quel progetto vorrebbero vederlo realizzato, e che è possibile trasformare quel sostegno in qualcosa di estremamente concreto: i dollari. In questo modo, il fumetto online Order of the Stick, ha raccolto 1,254,120 $ in un mese, per finanziare la stampa cartacea dei propri volumi, e il dock per iPhone progettato dalla start-up californiana Elevation Lab 1,464,706 $, un prodotto che per Wired “outapple’d Apple” (è stato più apple-oso della Apple).

Per ognuna di queste storie di successo, ce ne sono altre zero virgola tre fallite: la sorpresa infatti è che su Kickstarter il 70% dei progetti raggiunge l’obiettivo di finanziamento prefissato nel mese che ha a disposizione per farlo. E ancora prima di avere realizzato il proprio prodotto, può contare migliaia di fan della categoria più preziosa: quelli che pagano invece di costare.

Social Media Marketing in fiera

Fieri di parlare del Social Media Marketing anche in fiera! Ebbene sì, da un po’ di anni molte aziende destinano sempre meno risorse alle fiere di settore, ritenendole solo “una tassa da pagare” verso il pubblico B2B, e preferendo agire su altre leve di business. Invece la presenza nelle fiere specializzate, negli eventi, oggi può essere un potente media in grado di amplificare e mettere a frutto l’esperienza del brand nel Social Media Marketing.

Ecco dunque che lo stand, con i suoi prodotti e messaggi, si trasforma e diventa il fulcro di operazioni di Social Media Marketing, progettate al fine di raccogliere contatti qualificati e diffondere la conoscenza della marca, ma anche di incrementare il traffico organico e diretto sul sito aziendale, aumentare i follower sui Social Network e gli iscritti a newsletter e/o blog.

Facciamo un passo indietro.

Occorre pianificare molto bene le attività prima, durante e dopo l’evento in fiera, e con disciplina, individuare le metriche e predisporre gli strumenti adeguati per misurare i risultati.
Qualche esempio?

  • Invogliare i prospect a fare visita allo stand con una forte call-to-action, predisponendo un’offerta di valore gratuita e irresistibile per i visitatori e comunicandola con una landing page personalizzata, per raccogliere i loro dati.
  • Preparare materiale fieristico “online friendly” apponendovi QRCode, hashtag, check-in, ecc.
  • Partire in anticipo attraverso l’uso delle mail, della press release con media sharing link e social button, e considerando anche di lanciare un concorso.
  • Utilizzare tutte le presenze social dell’azienda (Facebook, Twitter, LinkedIn e Youtube) anche durante la fiera per monitorare immediatamente feedback e, perché no, guidare i clienti sino al proprio stand.
  • Fare follow-on con i contatti, raccogliendo commenti e mantenendo la conversazione avviata per l’evento.
  • Misurare i risultati sui nuovi lead e clienti, l’andamento del traffico diretto e organico sulle proprie piattaforme social, l’aumento dei follower, i commenti nei post sul blog e/o i video più popolari su Youtube.

Così la presenza in fiera può diventare una formidabile vetrina per il proprio pubblico che sarà coinvolto in un’esperienza memorabile e duratura. Un’attività di Social Media Marketing che vede online (con esperienze di Twitter marketing ad esempio) e offline andare a braccetto.

Social Media Marketing con Pinterest

Social media marketing e ROI, tema più che mai caldo fra clienti e addetti ai lavori. Per fortuna esistono social network che facilitano la vita a chi, come IAKI, cerca sempre di quantificare i risultati di una strategia e raggiungere risultati concreti. Di cosa stiamo parlando? Ovviamente del fenomeno Pinterest, sito di social photo-sharing che negli ultimi mesi ha fatto registrare una forte crescita anche in Italia.

Partiamo dai dati US: a luglio Pinterest ha raggiunto Tumblr in termini di traffico, diventando così la 3° piattaforma sociale per utenti attivi. Gli italiani sono invece il 2% degli utenti e fanno il 2% delle page views totali (il 95% arrivano dagli USA). Ma cos’è esattamente Pinterest e quali sono i motivi del suo successo? Pinterest è un sito per la condivisione di foto e video, una specie di grande bacheca dove appendere stimoli interessanti trovati navigando sul web. Ed è proprio questa sua natura di collettore di contenuti già presenti sulla rete che lo rende uno strumento utile a incrementare le visite dei siti che si distinguono per originalità e qualità.

Il meccanismo è semplice: gli utenti navigando a zonzo sul web possono “pinnare” (ovvero condividere su Pinterest) i contenuti di loro gradimento e attaccarli a una delle board tematiche sul proprio profilo Pinterest. Il Pin si porta sempre con sé il link alla fonte originale ed è questa la via attraverso cui Pinterest porta visitatori ai siti esterni. Ad esempio se io sono un appassionato di moda o di cucina, pinnerò i migliori contenuti scovati su blog di moda e siti di ricette, andando così a riempire mano a mano le mie board tematiche con una selezione di chicche e spunti rilevanti.

Pinterest è quindi un traffic builder dallo spiccato senso estetico, ideale per i brand che vogliono sfruttare le proprie immagini originali e di elevata qualità, viralizzandole su un social network popolato da utenti particolarmente sensibili alla moda, al design, ai viaggi e alla cucina.

 

Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2012

Facebook Marketing: le Milestones cambieranno l’immagine di Marca?

Viviamo nel presente e per quanto possediamo una prospettiva storica della Marca, è nel presente che la conosciamo, che ne parliamo, che la giudichiamo, che decidiamo se diventare suoi sostenitori e se comprare i suoi prodotti o meno. Vediamo qual è il ruolo del suo passato in un’ottica di Facebook Marketing.

A cosa servono le Milestones?

La nostra percezione della Marca è influenzata dalla sua storia, questo è certo. Ma è nel presente che operiamo i nostri giudizi, attualizzando le valutazioni sui fatti storici. L’osservazione è banale, ma non scontata: il fatto che si possa cambiare idea consente al brand di non ripartire ogni volta da zero per costruire il valore della Marca. Ogni operazione di riposizionamento, o di mantenimento della posizione, nasconde un atto di revisionismo che nega una parte di passato, costruisce un possibile futuro lavorando sul presente. L’immagine della Marca è dunque un fatto di attualità, è contemporaneità, è pane quotidiano per chi si occupa di Facebook Marketing dalla mattina alla sera.

Facebook e Marca presentano dei paralleli molto interessanti: si basano sulla relazione, o meglio esistono solo in quanto esiste la conversazione tra persone. Non solo, ma pensando al rapporto con il tempo, entrambi consistono in flussi di scambio, i cui contenuti tendono a una veloce obsolescenza.

Facebook Marketing: e l’atterraggio sulla pagina?

La prima cosa che facciamo è valutare se iscriverci o meno. In pochi istanti ogni aspetto contribuisce a influenzare la nostra decisione di aderire, di conversare con la Marca e darle appoggio. Ogni elemento di influenza deve essere sfruttato al meglio.

Spesso ci capita di non accettare perché le Pagine appaiono come mere compilazioni: riempimenti, non comunicazione. Questo aspetto di semplicità delle Pagine, il dover solo compilare dei campi per avere un  profilo e pubblicare contenuti sul web, immediatezza che è parte del successo e dell’insuccesso dei social network, crea in molti l’illusione che basti riempire con testi e immagini un modulo, per ottenere dei risultati. Forse vale per il passaporto, ma per stimolare conversazione tra persone e brand non basta.

Il mestiere di comunicare, quello di fare Facebook Marketing in modo intelligente e maturo, non è fatto di pagine da riempire, break pubblicitari da colmare con video, commenti da buttare lì. Comunicare comporta prima di tutto la comprensione di obiettivi, la scelta di strategie fatte di tempistiche, strumenti idonei, sinergie tra azioni.

Questo aspetto si ritrova in pieno nel tema Milestones che, come discusso sopra, contribuiscono a creare brand reputation e a sua volta customer engagement, e sono quindi uno dei fattori che influenzano la conversione da visita sulla Pagina a Liker: iscritto, utente capitalizzato, contatto aggiunto ai fan. E da qui dobbiamo muoverci per selezionare accuratamente i fatti storici rilevanti, non tanto per l’azienda, ma per il consumatore, questo forma in lui quella percezione che ci interessa avere oggi. Selezione e cura nei dettagli di copy e visual fanno sì la differenza. Ora ancora di più.

Il futuro è nel mobile marketing?

Si parla tanto di geolocalizzazione, servizi geo referenziati e utilizzo di queste tecnologie su mobile per modificare o creare nuovi modelli di business. Ma di cosa stiamo parlando? Mobile marketing. Geolocalizzazione. In poche parole, identificazione della posizione geografica di un oggetto o di una persona, tramite una coordinata geografica di un GPS integrato in uno smartphone o in un laptop. È la nuova frontiera del business, il mobile marketing, il rapporto tra social network e smarphone. Attraverso questi nuovi dispositivi è possibile utilizzare applicazioni (come ad esempio applicazioni Facebook) che consentono di accedere ai propri social network, aggiornare il proprio profilo con foto e video e, ultima novità, condividere con amici informazioni sul luogo (piazza, negozio, ristorante) nel quale ci si trova. Tutto rigorosamente in tempo reale. Sfruttando dunque la tecnologia GPS è possibile determinare la propria posizione, consultare i servizi disponibili nelle immediate vicinanze (trasporti, esercizi commerciali etc.), trovare informazioni, visualizzare immagini dal web come dai social network, seguire tweet in maniera fisica oltre che telematica, ritrovare il parcheggio della propria auto, giocare con un videogame utilizzando un’intera città come campo di gioco, e last but not least, taggare oggetti reali. Queste sono tutte informazioni sovrapposte alla realtà che rivoluzionano il concetto di geo e mobile marketing.

Fenomeni come Foursquare e lo stesso Facebook attraverso Places, hanno cavalcato il trend del mobile marketing con applicazioni che permettono agli utenti di segnalare le proprie posizioni in cambio di punti ed eventuali badge, sfruttando in questo modo la componente ludica, molto cara ai frequentatori della rete. S’innesca così una vera e propria sfida tra utenti, combattuta a colpi di “check-in” , in grado di amplificare enormemente il word of mouth online. Di certo Google non è stato lì fermo a guardare, ha (ri)lanciato Google+Local ricalcando quanto fatto da Places, e tentando di integrare, la semplicità nel reperire e condividere informazioni commerciali, con i vari prodotti Google, come Maps o la pagina standard del motore di ricerca.
In America la geolocalizzazione ha fatto gran passi avanti, offerte economiche speciali e buoni sconto per ogni “check-in”! Non si parla più di condividere la posizione geografica con il proprio network di amicizie, ma di accedere a promozioni su misura. Di conseguenza le aziende oggi sfruttano il buzz e creano operazioni di branding sul territorio, ingaggiando clienti reali, segmentando e profilando il  target di riferimento, rinforzando così la fedeltà con il marchio. Sono moltissimi i casi di successo negli Stati Uniti, da Starbucks fino a Mc Donald’s. Interessiamoci dell’ultima case history ad esempio. L’Associazione americana Planned Parenthood of the Great Nortwest, ha distribuito condom con QR-Code sulle confezioni che, una volta scansionati, permettono di geolocalizzare in modo anonimo il suo uso nel luogo del tête-à-tête. La Planned Parenthood of the Great Nortwest si è spinta anche oltre! Attraverso il servizio di geolocalizzazione è possibile, non solo dare le coordinate geografiche, ma anche altri dettagli come descrizione, sesso e età degli amanti. Questo progetto è stato realizzato per promuovere l’utilizzo del preservativo.

L’Italia non è rimasta con le braccia incrociate, ma aziende come Coin, Trenitalia, Gucci si sono organizzate, e anche altre piccole e medie imprese, si stanno oggi attivando soprattutto nel campo food, travel e general information. Un caso italiano di mobile marketing molto interessante è Qurami: http://www.qurami.com/it/index.html

A questo punto ci chiediamo, sarà questo il futuro del mobile marketing?

In gran parte sì, a quanto pare. Basta pensare alla possibilità di utilizzare un’applicazione per influenzare i clienti a visitare specifiche location e/o punti vendita.
Si sta creando un nuovo business, un mix tra geolocalizzazione, gaming in real time e pagamento in mobilità per l’acquisto di gift e servizi. Entro il 2016 saranno un miliardo gli smartphone abilitati per queste applicazioni, contro i 150 milioni di unità attuali, con una previsione di fatturato a livello mondiale che passerà dagli 11 milioni di dollari attuali, ai 3,4 miliardi di dollari nel 2016.

Social Media Marketing mentor

Molte aziende hanno finalmente compreso l’importanza del Social Media Marketing e hanno mosso passi importanti nella costruzione della propria identità digitale, soprattutto grazie ad una buona strategia digitale da loro utilizzata, cominciando a trarne benefici in termini di brand reputation e di business. Molte invece ancora tentennano, indecise se “assumersi il rischio” o meno, pensando magari solo agli oneri conseguenti e non alle opportunità che si possono prendere. Ecco allora che in azienda può diventare fondamentale il ruolo del Social Media Marketing mentor.
Un Mentore (dal latino Mòneo > mostrare) che faccia da guida, da guru, grazie alla competenza che possiede nel Social Media Marketing, per suggerire le scelte giuste e i passi da compiere, insieme alla passione necessaria per non demordere davanti alle inevitabili resistenze di ogni genere, strutturale, culturale, economico.

Ecco, la tenacia sembra essere una delle caratteristiche oggi più difficili da trovare nelle persone che, in azienda potrebbero o dovrebbero essere gli ispiratori di una corretta strategia digitale e social, e che magari, per ruolo, ne avrebbero anche la responsabilità.

Il Social Media Marketing mentor si informa, pratica i social network in modo assiduo, quasi assillante, partecipa a convegni, seminari, incontri, e per non cedere alla “dura realtà” della routine di ogni giorno, ci crede, ci crede, e ci crede. Dedica tempo, spesso al di fuori di quello lavorativo, e ha tanta volontà e intelligenza per approfondire, capire le dinamiche, le intersezioni, i giochi, le applicazioni, le innovazioni, le implicazioni, le metriche. Il Social Media Marketing mentor è al passo con i tempi in tutto, e per tutto.
Ma in azienda molte volte, è proprio il tempo che manca, e questo importante asset strategico del Social Media Marketing mentor, passa in secondo piano rispetto a piani di business, andamento delle vendite, piani di marketing e quant’altro. Per questo motivo i Social Media Marketing mentor diventano una risorsa preziosa, e le agenzie di comunicazione specializzate, hanno tutto l’interesse a incoraggiarli, a diventare loro alleati, per abbattere i freni e gli ostacoli che impediscono lo sviluppo del business in rete.