Profili di gruppo Instagram, cosa sono e come usarli

Era nell’aria da alcuni mesi, da uno dei recenti annunci via Reel del Head of Instagram Adam Mosseri, ed eccoli finalmente sbarcare anche in Italia: i profili di gruppo Instagram!

Ma cosa sono esattamente? A primo impatto è facile confonderli con gli altri neo-arrivati sulla piattaforma, ovvero i canali broadcast, ma facciamo chiarezza e scopriamo tutte le info utili per te e per il tuo brand.

Profili di gruppo Instagram – A cosa servono?

Partiamo dalla base: i profili di gruppo Instagram sono profili condivisi e gestiti da più utenti, che danno la possibilità di pubblicare e gestire contenuti della stessa sfera di interesse.

All’interno di Meta infatti negli anni si sono accorti di come le community tendessero a creare piccole chat di gruppo per condividere contenuti e/o per organizzarsi. Integrando questa modalità di contatto direttamente come feature della piattaforma, Instagram ha l’obiettivo di avvicinare i membri delle community grazie a luoghi di connessione più pratici e costruiti ad hoc.

profili di gruppo instagram

Starete pensando che è lo stesso meccanismo dei gruppi Facebook, vero? Invece qui Instagram ci sorprende!

Non è un caso che i profili di gruppo Instagram si dividano infatti in privati e pubblici, ma con una sostanziale differenza: ogni gruppo può avere al suo interno al massimo 5.000 iscritti.

Profili pubblici e privati

I profili pubblici sono visibili a tutti gli utenti, l’iscrizione è libera così come la visualizzazione dei contenuti e all’interno si possono trovare post, storie e Reel.

I profili privati invece sono riservati ai soli iscritti, che possono visualizzarne i contenuti e pubblicarne di nuovi dopo l’approvazione degli amministratori. Questi ultimi hanno ovviamente anche la facoltà di invitare e/o accettare nuovi utenti e decidere se rendere successivamente il gruppo privato. Cosa che invece non può accadere in caso contrario.

profili di gruppo instagram

Con i profili di gruppo Instagram quindi, la tendenza di Meta è quella di avvicinarsi sempre di più a community verticali basate sugli interessi come aveva già annunciato nell’ormai “lontano” 2017.

Ora che hai tutte le informazioni necessarie non ti resta che analizzare l’utilità di un profilo di gruppo Instagram per il tuo brand e metterti all’opera per stringere un rapporto sempre più stretto con la tua community e aumentare la tua brand reputation.

Il community management nel 2023 passa anche da qui! Contattaci per iniziare subito.

Algoritmo LinkedIn nel 2023: scopriamo insieme come funziona

Nel 2023, LinkedIn, la piattaforma più famosa tra i professionisti ha introdotto alcune novità sulla base dei risultati generati dall’utilizzo del social da parte degli iscritti, degli argomenti e delle tipologie di post con cui gli utenti interagiscono. Allora non ci resta che scoprire come funziona l’algoritmo LinkedIn nel 2023… e, perché no, darvi qualche tips da ricordare prima di pubblicare!

Quando e quanto andare online? 

Forse questa è la domanda che ci poniamo (o ci viene posta) più di frequente. 

Seguendo le indicazioni forniteci dall’algoritmo di LinkedIn possiamo vedere come anche questo social, allo stesso modo di Facebook, Instagram o Twitter, ha delle regole da seguire affinché i post siano efficaci. 

  • Per massimizzare la visibilità organica dei post è importante pianificare la pubblicazione quando la maggior parte della propria follower base è online. In linea di massima, trattandosi di un social  per professionisti, il momento migliore è durante la fascia oraria lavorativa. Quindi non alla mattina presto prima di andare al lavoro e neppure la domenica.
  • È sconsigliato pubblicare un contenuto nelle ore successive a quello precedente. L’algoritmo di LinkedIn considera il grado di engagement per ogni post, tendendo conto del tempo di permanenza, del numero di clic e di diffusioni, ecc …
  • Pubblicare ripetutamente molti post, generando però scarsa interazione, rischia di penalizzarli: potrebbe accadere che il basso tasso di interazione del primo post faccia si che la portata del seguente sia più ridotta. 
  • Ricondividere altri post va bene… ma senza esagerare. LinkedIn considera le diffusioni come nuovi contenuti quindi, seguendo il discorso fatto prima, anche in questo caso la crescita dei post potrebbe essere rallentata. 

Queste sono solo delle indicazioni, tutti i pubblici sono diversi! È sempre importante fare dei confronti con le metriche Analytics del proprio account per confermarli o per adattarli alle proprie esigenze. 

E i post più efficaci? 

Anche in questo caso l’algoritmo di LinkedIn ci dà delle indicazioni ben precise: diversificando le tipologie e i formati dei contenuti le probabilità di raggiungere un buon livello di impressions e di reach aumentano.

Video post

Su LinkedIn pubblicare contenuti video è molto semplice e si può fare in modi differenti. Si possono condividere attraverso l’embedding di un link esterno oppure pubblicando in modo nativo. Ma ci sono alcuni accorgimenti da tenere a mente.

  1. Più sono brevi, meglio è. I contenuti che durano più di 3 minuti rischiano di far diminuire le visualizzazioni di oltre il 90%. 
  2. Importantissimo scegliere un’immagine di copertina interessante, che attiri l’attenzione dei follower. 
  3. I video in cui i protagonisti sono persone che i follower conoscono e riconoscono generano un rendimento più alto. 

Slide post

I caroselli con immagini possono aumentare la portata dei post fino a quattro volte. Per creare uno slide post efficace il numero di slide deve essere compreso tra le quattro e le undici, ma soprattutto le immagini devono essere in alta definizione. 

Sondaggi

Porre le giuste domande alla propria audience può strizzare l’occhio verso risultati interessanti in termini di interazioni (ogni voto al sondaggio viene misurato da LinkedIn come engagement). 

Ultime 5 key raccomandation

  1. Non menzionare mai più di 15 account in ogni post 
  2. Il numero massimo di emoji da usare per ogni copy è di 10 e non più di 4 per ogni riga. 
  3. La lunghezza ottimale dei testi è compresa tra i 1200 e i 1800 caratteri
  4. Moderazione, moderazione, moderazione. Non far trascorrere più di 12 ore per la risposta ai commenti. 
  5. Cercare di non modificare il post nei 10 minuti dopo la pubblicazione. 

Questi consigli valgono un po’ per tutti, ma se siete un’azienda vi consigliamo di strutturare una strategia LinkedIn B2B insieme a dei professionisti. Contattaci o passa a trovarci! 

 

 

 

Email marketing efficace: 4 esempi di strategia

L’email marketing è una strategia di digital marketing che, se ben fatta, permette di raggiungere con efficacia il pubblico per promuovere i prodotti o i servizi di un’azienda.
È una strumento prezioso per informare, interessare e fidelizzare il pubblico.

Per ottenere risultati positivi è necessario adottare strategie ben pianificate e orientate agli obiettivi.

Come realizzare una campagna di email marketing efficace? È fondamentale tenere conto di alcuni elementi:

  • Segmentazione del pubblico
  • Creazione di contenuti rilevanti
  • Personalizzazione dei messaggi
  • Test, monitoraggio e analisi dei risultati

Analizziamoli insieme!

Segmentazione del pubblico

Inviare la stessa email a tutti potrebbe non essere efficace!
Uno dei fattori chiave per il successo dell’email marketing è una corretta segmentazione del pubblico; infatti non tutti i destinatari sono uguali. La segmentazione consente di suddividere il pubblico in gruppi più piccoli in base a criteri come interessi, comportamenti di acquisto o demografia. In questo modo si potranno inviare messaggi personalizzati e rilevanti, aumentando le probabilità di coinvolgimento e conversione.

Esempio: un azienda di abbigliamento può segmentare il pubblico in base al genere, all’età o agli interessi specifici come moda femminile o moda sportiva.

Inviando offerte e promozioni mirate a ciascun gruppo si aumentano le possibilità che gli utenti siano interessati ai prodotti promossi.

Creazione di contenuti rilevanti per una campagna di email marketing performante

Il contenuto delle email è fondamentale per catturare l’attenzione del pubblico e spingerlo all’azione. Il messaggio veicolato deve essere chiaro, conciso e rilevante così da mantenere l’attenzione e l’interesse del proprio pubblico. Spazio alla creatività nell’utilizzo di immagini, video o elementi interattivi per rendere la campagna di email marketing efficiente e coinvolgente.

Esempio: un negozio online di prodotti per animali domestici potrebbe inviare email con consigli utili su come prendersi cura dei propri animali, informazioni sui nuovi prodotti disponibili o offerte esclusive per i clienti fedeli.

Un contenuto mirato e di valore aumenterà l’interesse dei destinatari e la probabilità che effettuino un acquisto.

Personalizzazione dei messaggi

La personalizzazione per realizzare delle campagne di email marketing di successo va oltre il semplice utilizzo del nome del destinatario nell’intestazione.

Utilizzando i dati e le informazioni disponibili sui contatti si possono creare contenuti altamente personalizzati che rispondono a esigenze e interessi specifici degli utenti, fornendo ad esempio suggerimenti basati sugli acquisti precedenti.

La personalizzazione aumenta l’engagement e la rilevanza delle email, portando a risultati migliori.

Esempio: un’azienda di viaggi può inviare email personalizzate che includono suggerimenti di destinazioni basati sui viaggi precedenti del destinatario o offerte speciali per le destinazioni che hanno mostrato interesse in passato.

La personalizzazione dei messaggi crea un senso di rilevanza per il destinatario e aumenta le probabilità di ottenere una risposta positiva.

Test, monitoraggio e analisi dei risultati

Testare diverse varianti di oggetti, contenuti e call-to-action permette di capire cosa funziona meglio per il proprio pubblico.

Ogni pubblico è unico, per realizzare una campagna di email marketing efficace è importante monitorare e analizzare attentamente le metriche chiave come:

  • tasso di apertura
  • tasso di clic
  • conversione
  • unsubscribe rate

Questi dati restituiscono una panoramica delle performance delle campagne di email marketing e consentono di apportare miglioramenti mirati.

Identificare i pattern di comportamento e le tendenze che emergono dai dati è essenziale per ottimizzare le campagne successive.

Esempio: si possono testare diverse varianti di oggetto, layout e call-to-action per scoprire quale combinazione funziona meglio per il proprio pubblico. Si possono anche eseguire test A/B dividendo il pubblico in due gruppi e inviando versioni leggermente diverse della stessa email per valutare quale ottiene una risposta superiore.

Utilizzando i risultati dei test si possono ottimizzare le future campagne, apportando aggiustamenti che possono fare la differenza in termini di risultati.

Il valore aggiunto di una campagna di email marketing efficace

Perché è importante implementare queste strategie?

Grazie alla segmentazione del pubblico, all’offerta di contenuti di valore, alla personalizzazione dei messaggi e all’ottimizzazione continua mediante test e analisi dei risultati aumenta il successo delle campagne di email marketing.

E dalla creazione di campagne di email marketing incisive e di successo in grado di raggiungere il proprio target ne conseguono un buon coinvolgimento e alte conversioni.

L’email marketing richiede competenze e un impegno costante per ottenere i migliori risultati, noi di IAKI sappiamo bene come massimizzare il potenziale di questo strumento per raggiungere i risultati desiderati.

Se ti abbiamo incuriosito, non ti resta che contattarci qui o passarci a trovare in Via Panzeri 10, Milano.

Brand Reputation sui Social Media: come gestirla?

Negli ultimi anni, con l’aumento dell’uso dei social media, la gestione della propria brand reputation è diventata ancora più importante e delicata per le aziende. L’immagine di un brand infatti, soprattutto sui social media, può influire notevolmente sul suo successo o insuccesso.

Perché è così delicata la gestione della brand reputation sui social media?

Partiamo dalla definizione: la brand reputation è la percezione generale che i consumatori hanno di un brand; la somma delle opinioni, delle emozioni, delle aspettative e delle impressioni che le persone si creano in base alle interazioni che hanno con il marchio e rispetto alle informazioni con cui interagiscono.

I social media rendono queste interazioni più immediate e accessibili a tutti, permettendo agli utenti di condividere con pochi clic le proprie esperienze, anche quelle negative, con il mondo intero.

Attenzione alla Generazione Z, i consumatori più giovani nati tra il 1997 e il 2012: è una generazione abituata a interagire e condividere le proprie opinioni online e a lasciarsi influenzare dai nuovi media.

La trasparenza è un aspetto fondamentale per una buona brand reputation

3 best practice per influenzare positivamente la propria brand reputation sui social media:

  • comunicare in modo onesto e trasparente
  • rispondere prontamente alle domande e ai commenti dei consumatori
  • affrontare eventuali problemi in modo tempestivo ed efficace

La trasparenza crea fiducia e dimostra che l’azienda si preoccupa del feedback dei suoi clienti.

Un altro elemento chiave per una brand reputation positiva è la coerenza. È consigliabile mantenere una voce e un tono coerenti nelle comunicazioni. Questo crea un’immagine solida e riconoscibile per il brand e contribuisce a generare un legame emotivo, e positivo, con i clienti.

Vediamo insieme la classifica Global RepTrak® 100 (GRT) 2023 che mostra le aziende multinazionali con la miglior brand reputation a livello mondiale.

Tra le aziende italiane troviamo Ferrari, Pirelli, Ferrero, Lavazza, Giorgio Armani, Barilla e Prada.

Requisito fondamentale delle aziende per entrare a far parte della classifica è un fatturato globale superiore a 2 miliardi di dollari e un punteggio di reputazione qualificante superiore al punteggio medio (ovvero 67,3 punti).

Brand reputation social media classifica brand
Fonte: reptrak.com

Gestione delle crisi e brand reputation sui social media

Le crisi possono colpire qualsiasi azienda, e quelle che esplodono sui social media hanno un impatto e un raggio d’azione immenso, per via della viralità del mezzo.

Ma è il modo in cui si affronta la crisi (ovvero il crisis management) ciò che fa la differenza.

Nel caso di una crisi online è essenziale rispondere tempestivamente assumendosi in modo chiaro le proprie responsabilità e offrendo soluzioni concrete. I brand che affrontano bene le crisi di brand reputation sui social media possono addirittura trasformarle in opportunità per rafforzare la fiducia dei clienti.

Per essere pronti e preparati è importante utilizzare strumenti di monitoraggio per individuare eventuali opinioni negative che potrebbero innescare una crisi. Noi di IAKI siamo degli esperti in questo e possiamo aiutarti ad attivare un sistema di reputation management ad hoc per la tua azienda.

Strategia di digital marketing per il settore editoria: qualche consiglio utile

Come molte sfere del mercato, anche quella dell’editoria ha subito negli anni una trasformazione, aprendosi e integrandosi con il digitale. Come promuovere quindi la vendita di libri online in modo efficace? Vediamo alcuni consigli per una efficace strategia digital marketing per il settore editoria.

Parliamo di suggerimenti per case editrici, per chi ha scritto un libro in self publishing o per chi lavora in un ufficio stampa: questi accorgimenti possono tornare utili a tutti i player del mondo editoriale.

Ma come in ogni buona storia che si rispetti, e quindi anche per raccontare una strategia digital marketing per il settore editoria, iniziamo dal principio.

Carta e digitale in digital marketing ed editoria, come è cambiato l’approccio?

Senza andare a scomodare i decenni passati, ci basta dare un’occhiata al periodo pre Covid e allo scorso anno per avere dati interessanti relativi alle vendite di libri.

Dai dati dell’AIE (Associazione Italiana Editori) sappiamo che nel 2020, a causa della chiusura di molte librerie, le vendite online tra gennaio e aprile hanno rappresentato il 48% del totale, un dato mai registrato prima. Anche la vendita di ebook è decollata, crescendo del +27% rispetto all’anno precedente. Da segnalare anche podcast e audiolibri, che sempre nel 2020 hanno fatto registrare un aumento del +94% rispetto al 2019.

Secondo l’ultimo studio AIE sul mercato del libro vediamo che l’editoria di varia (romanzi e saggistica) vale nel 2022 1,671 miliardi: un dato in calo del 2,3% rispetto al 2021, ma notiamo che rispetto al 2019 gli italiani hanno comprato 13 milioni di libri in più.

Vediamo che rispetto al 2019 tutti i generi letterari sono in crescita: tra quelli che sono cresciuti maggiormente troviamo

  • Il fumetto (+111,3%)
  • La narrativa straniera (+25,9%)
  • La manualistica (+20,3%)

Considerando che il settore del libro (con 3,429 miliardi di euro) è la prima industria culturale italiana, davanti a pay tv (2,941 miliardi) e videogame (1,800 miliardi), stiamo parlando di un settore che ha davvero ottimo potenziale da sfruttare, soprattutto quando incontra il digitale.

Digital marketing ed editoria: che cosa tenere d’occhio

Come approcciare quindi i nuovi media per una strategia digital marketing per il settore editoria? Ci sono delle variabili da tenere a mente!

SEO

Attenzione alla SEO, sempre. Le scelte vanno fatte in modo chirurgico per ottimizzare al meglio i propri contenuti. Anche gli shop online devono essere curati molto bene: presentare suggerimenti di lettura customizzati per esempio è un ottimo modo per fidelizzare i lettori e costruire migliorare la loro customer journey.

 

Email marketing

Come abbiamo spiegato in precedenza, l’email marketing è una leva importantissima per informare, interessare e fidelizzare il pubblico.
Anche se considerata una forma classica di digital marketing, l’email marketing può sorprenderti per efficacia, soprattutto se lo utilizzi così.
Profila gli iscritti al tuo sito e invia loro delle email customizzate, che trattano temi interessanti per loro e con un oggetto accattivante. Ogni attività effettuata dal tuo pubblico, dalle aperture delle mail alle letture dei contenuti fino agli acquisti, saranno materia per essere sempre più custom in una strategia data-driven.

 

Social media

Instagram, Facebook, TikTok, ma anche Twitter e YouTube: la lettura non è mai stata così social! Quindi è impossibile pensare a una strategia digital marketing per il settore editoria senza citare i canali più interessanti del panorama attuale. Quali aprire e alimentare? Dipende tutto dal tuo target quindi una volta individuato il tuo pubblico procedi, ricordando sempre che i tuoi canali saranno il terreno fertile per la nascita di una community di lettori attenti e appassionati. Non dimenticare di interagire con loro e di ascoltarli. Rendi coinvolgenti i tuoi contenuti, realizza video, reel, cavalca i trend e fai delle presentazioni live: renderai tutto più fruibile e rafforzerai il vostro legame.

 

Influencer

Una menzione a parte per il mondo influencer. Nell’incontro “I social che stanno cambiando il mercato” è stato da subito chiaro che se lo sconto è sempre la leva principale per l’acquisto di un libro (17%), la segnalazione di un titolo sui social è subito dietro, con il 14%. Ma è forse TikTok, e nella fattispecie il fenomeno BookTok a darci l’idea dell’importanza attuale degli influencer per una strategia di digital marketing per il settore editoria. Si tratta di un hashtag nato spontaneamente su TikTok nel marzo 2020, capace di aggregare in poco tempo contenuti e dare voce a una nutrita community di giovani lettori. Si riscoprono vecchi classici, si lanciano trend nuovi ma soprattutto si condividono emozioni e, cosa non da poco, si muovono le classifiche di vendita. Non male per un approccio alla lettura relativamente nuovo!

Ora che ti abbiamo dato qualche spunto di riflessione è il momento di affidarti a un’agenzia specializzata che ti può aiutare a costruire una strategia di digital marketing per il settore editoria perfetta per il tuo brand!
Scrivici, trovi qui i nostri contatti.

Strategie Instagram per brand food: una semplice guida per contenuti wow

Quante volte, scorrendo il feed di Instagram, ci siamo imbattuti in contenuti food da far venire l’acquolina in bocca? Può sembrar facile realizzare foto o video capaci di fermare lo scroll dell’utente, ma non è proprio così. In questo articolo vi sveliamo, in modo semplice, come costruire efficaci strategie Instagram per un brand food 😉 

Strategie Instagram per un brand food: tips utili

Al giorno d’oggi, Instagram è una piattaforma piena zeppa di contenuti di qualsiasi entità e diventa dunque difficile farsi notare dagli utenti. Diventa ancora più complicato quando il nostro brand fa parte del settore food, un mondo assai competitivo anche sui social media.

E allora, come possiamo farci notare e costruire una strategia Instagram davvero vincente?

Partiamo dalle basi

Le prime cose da chiedersi sono 3:

  • Qual è il target di riferimento?
  • Quali sono i contenuti più amati dall’algoritmo della piattaforma?
  • E i trend più seguiti?

Una volta risposto a queste semplici domande, possiamo iniziare a costruire un piano d’attacco.

⚠ Ricordate: i contenuti Instagram devono raccontare i prodotti del brand, non essere semplicemente mostrati.

Foto e video dall’effetto wow, ma non solo!

Come sappiamo, su Instagram si comunica tramite foto o video (detti Reels), a cui è possibile aggiungere del testo e/o scrivere una didascalia di accompagnamento.

Ecco 4 tips utili per strategie di brand food:

 

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Un post condiviso da Fattoria Scaldasole (@fattoriascaldasole)

  • Tra i contenuti più popolari su Instagram per i brand food, ci sono certamente le ricette. Per la vostra community è utile far vedere come utilizzare al meglio i prodotti offerti. Date spazio alla fantasia e proponete al target dei piatti gustosi preparati con il vostro delizioso prodotto. E ricordate: rendetelo protagonista, ma unico! Qui, ad esempio, abbiamo realizzato una video ricetta con Tonno Nostromo Apri Gira Facile, semplice ma al tempo stesso invitante.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Tonno Nostromo (@tonno_nostromo)

  • Quando parliamo di ricette, il set deve essere curato nei minimi dettagli, ma non troppo impostato in stile set fotografico. In altre parole, è necessario che gli utenti percepiscano il contenuto come reale, casalingo, di facile riproduzione. Può risultare utile contornare il piatto da classici strumenti da cucina impiegati per la realizzazione della ricetta. È vero, sembra super complicato produrre un contenuto realistico, ma perfetto; non preoccupatevi, noi abbiamo esperienza in questo 😉  
  • Date un’occhiata ai trend del momento. Ad esempio, per il settore food, sui social media sono molto apprezzati i video “ASMR”, capaci di donare una sensazione di rilassamento grazie al solo rumore degli strumenti utilizzati per cucinare.

Creator e foodblogger per strategie Instagram vincenti

La chiave per i social media è: collaborare.

Instagram non è popolato solo da utenti passivi che scrollano contenuti, ma anche (e soprattutto!) da persone che li creano. Tra questi, ci sono i creator, utenti che creano contenuti originali e accattivanti per brand e aziende.

Perché collaborare con loro? 3 motivi:

  1. Sono professionisti del settore, dunque sanno come trattare il prodotto
  2. L’idea creativa parte proprio da loro. Ciò consente di proporre contenuti sempre nuovi e mostrare il prodotto sotto diversi punti di vista
  3. I creatori conoscono i trend del momento e li sfruttano per aumentare le possibilità che il contenuto vada virale.

Sapete qual è la vera sfida? Scegliere le persone giuste. Noi di IAKI abbiamo scelto (e scegliamo!) i creator food migliori:

  1. Qui per Fattoria Scaldasole
  2. E qui per Tonno Nostromo.

Può sembrare facile creare strategie Instagram per brand food e incontrare gli interessi del target, ma ci vuole attenzione, passione e esperienza.

Qui vi raccontiamo la nostra social media strategy per Monari Federzoni e Bongiorno Vinegardrink.

Se siete alla ricerca di un’agenzia esperta per costruire strategie Instagram per brand food, contattateci! 

 

 

Linkedin per il B2B: 5 consigli per una strategia di marketing vincente

Se avete un’azienda e desiderate mettervi in contatto con altri professionisti interessati al vostro settore, allora LinkedIn per il B2B è la chiave. Una piattaforma social media ricca di potenziale, se sfruttata al meglio. Ma quali sono i segreti per farsi notare? In questo articolo vi sveliamo 5 consigli per una strategia di marketing davvero vincente 😉 

LinkedIn per il B2B: scopriamolo!

Proprio come per tutti i social media, per essere definito tale è necessario che sia popolato da utenti che si relazionano tra loro e creano contenuti di valore. 

E, nello specifico, chi possiamo trovare su LinkedIn? 

A differenza di Facebook, Instagram e TikTok, LinkedIn per il B2B (“Business To Business”) è la piattaforma in cui sono presenti aziende che si rivolgono ad altre aziende. Infatti, vi sono iscritte più di 58 milioni di imprese che ogni giorno si fanno spazio per farsi notare. 

Se si sfruttano al meglio tutte le potenzialità di questo social media, l’azienda può:

  • Costruire e/o consolidare la propria brand reputation
  • Aumentare il traffico sul proprio sito web
  • Generare contatti.

Tuttavia, con un bacino così ampio di utenti può diventare difficile spiccare e riuscire a generare Lead. Per questo è importante costruire una valida strategia di marketing, con anche il supporto di campagne advertising costruite ad hoc.

5 suggerimenti per una strategia di marketing di successo

Come potrete immaginare, non basta aprire un profilo LinkedIn e sperare che il target di riferimento si faccia avanti da solo. Bisogna rimboccarsi le maniche ed escogitare il modo per attrarre l’attenzione del pubblico. Ma come fare? Continuate a leggere!

1. Popolate LinkedIn di contenuti rilevanti per il target

Con il termine “rilevante”, si intende che il contenuto deve essere:

  • Convincente
  • Originale
  • Capace di coinvolgere

In sintesi, per attirare l’attenzione del target bisogna proporre temi in linea con i trend attuali e abbastanza utili per risolvere problemi. Inoltre, un contenuto deve risultare interessante e, perché no, incoraggiare gli utenti a condividerlo. Ricorda: su LinkedIn, anche solo un like equivale a una condivisione! 👍

2. Stimolate l’engagement

L’obiettivo di LinkedIn per il B2B è quello di ampliare la propria rete professionale. Ciò implica che più utenti interagiscono e condividono i post, maggiori sono le opportunità per altri professionisti di saperne di più sull’azienda che ha creato il contenuto. Questa è un’ottima strategia di marketing per far entrare più rapidamente il target nel funnel di vendita. 

Ecco 3 trucchetti utili per stimolare l’engagement:

  • Strutturare il copy di lancio con un elenco puntato, in modo da frammentare i punti salienti da comunicare
  • Aggiungere una Call To Action alla fine del copy
  • Inserire un link che rimandi, ad esempio, al vostro sito web.

3. Pubblicate in modo regolare e strategico

Essere su un social media come LinkedIn non significa automaticamente dover pubblicare ogni giorno per farsi notare. Create un piano editoriale con contenuti variegati e pubblicate in modo costante.

Ma prima, analizzate bene il target e ponetevi queste 3 semplici domande:

  • Quali tipologie di post preferisce maggiormente? 
  • Qual è l’orario migliore per pubblicare, in cui è più probabile intercettare il target?
  • Qual è il tone of voice più adatto per il mio pubblico (e per il tipo di piattaforma)?

La parola d’ordine è: sperimentare. Solo così si crea una strategia di marketing vincente.

4. LinkedIn per il B2B e campagne marketing

Un modo per dare un bel boost ai vostri contenuti è con il supporto advertising. LinkedIn permette un tipo di segmentazione e costruzione delle campagne molto specifico, davvero utili per raggiungere le persone giuste.

Noi di IAKI siamo esperti in questo, vi basterà metterci alla prova 😉

5. Create connessioni

Ultimo ma non per importanza, è fondamentale creare collegamenti con gli utenti presenti sulla piattaforma e affini agli interessi dell’azienda. In questo modo, potrete creare una rete professionale davvero interessata ai vostri prodotti e servizi.

Se desiderate affidarvi a mani esperte per costruire una strategia di marketing vincente per LinkedIn B2B, contattateci cliccando qui!

Digital marketing strategie B2B: ecco i nostri consigli

Il digital marketing b2b è quello business to business che ha lo scopo di far conoscere il proprio brand e il valore del proprio prodotto o servizio, non a singoli consumatori ma ad altre aziende. Proprio per questo ha bisogno di strategie B2B create ad hoc per convertire tali aziende in clienti!

Marketing B2B e B2C divergono sotto diversi aspetti: il pubblico, gli obiettivi, le strategie e le modalità di comunicazione.

In particolare, l’audience di riferimento per il marketing B2B è una “nicchia” specializzata e preparata rispetto all’offerta di mercato.

Le fasi del buyer’s journey B2B

Le fasi del Buyer's Journey
Le fasi del Buyer’s Journey – fonte HubSpot Blog

Attenzione! Ognuna delle fasi nel percorso dell’acquirente B2B può influenzare le strategie di marketing e il modo in cui queste vanno implementate.

È quindi importante conoscerle a fondo per intercettare il prospect (individuo in target e potenzialmente interessato al prodotto / servizio offerto) al momento giusto con lo strumento giusto. 

Vediamo come:

Awareness

Nella fase di Awareness, l’acquirente inizia a notare un problema o un bisogno, anche se potrebbe non sapere ancora con precisione quale.  

➡️ I contenuti perfetti per intercettare i potenziali clienti B2B in questa fase, sono tutti quelli di carattere educativo, come ad esempio gli articoli informativi.

Consideration

In questa fase, il prospect è consapevole del problema o bisogno e ha iniziato a conoscere l’ambito di pertinenza: può dunque ricercare le diverse soluzioni per risolverlo. 

➡️ È utile qui proporre contenuti che che evidenziano pratiche e vantaggi.

Decison 

È il momento in cui l’acquirente è pronto per l’acquisto e deve quindi prendere una decisione definendo i dettagli della soluzione scelta.

➡️ È il momento di procedere con la presentazione del prodotto / servizio che si offre, ad esempio case study e demo.

Strategie di Digital Marketing per le aziende B2B: i nostri consigli

Definire il pubblico di riferimento

Il primo step di una solida strategia di marketing digitale B2B è la definizione del pubblico di riferimento. Da queste informazioni dipendono tutte le altre attività di marketing successive, per indirizzare i contenuti al pubblico corretto. Nel farlo, non dimenticatevi di analizzare i vostri competitor 👀 cosa fanno? A chi parlano? Come parlano? Cosa fareste di diverso?

Content Marketing per il B2B

Creare e distribuire contenuti di valore che stimolino interesse verso il prodotto/servizio offerto, per attrarre e fidelizzare un pubblico ben definito. 

Ancor di più se hai un brand B2B, ti sarà utile offrire contenuti che dimostrano l’expertise del tuo brand con l’obiettivo di informare e ispirare potenziali acquirenti aiutandoli a risolvere problemi. 

Ottimizzare la presenza digitale

Dopo aver creato contenuti di valore e stabilito chi dovrà beneficiarne, come fare in modo che questi contenuti siano davvero visti? È qui che entrano in gioco tutte quelle attività volte a migliorare l’indicizzazione sul web. La Seo (search engine optimization) permette infatti di migliorare in maniera organica il posizionamento (ranking) di un sito e i suoi contenuti rendendolo più facilmente trovabile. In breve tempo, Semrush diventerà il tuo migliore amico! 

Social Media Marketing B2B

Social Media Marketing B2B - Linkedin
Via Pexels

LinkedIn è sicuramente un’arma vincente nel social media marketing B2B. Perché? Vi aiuta a coinvolgere una comunità di professionisti per promuovere azioni rilevanti per la vostra attività.

Con 3 obiettivi principali:

  • Generare contatti
  • Aumentare il traffico, ad esempio sul sito web
  • Costruire la consapevolezza del brand

Se vuoi saperne di più su come sviluppare progetti LinkedIn nel mondo B2B, sei nel posto giusto!

Affidarsi a un’agenzia specializzata come Iaki ti permetterà di inquadrare le necessità del tuo brand per trasformarle in contenuto di valore! Contattaci cliccando qui.

Brand reputation e crisis management: cosa sono e come prepararsi al meglio

Essere presenti online rende le aziende più vicine al pubblico, ma anche più inclini a dover fronteggiare possibili crisis management e gestire con attenzione la propria brand reputation.

Sbarcare sui social media e sperare di non ricevere mai commenti negativi o reclami è quasi utopico. Un po’ come partire in auto il primo sabato di agosto e trovare l’autostrada senza traffico: impossibile.

Brand di qualsiasi settore devono aspettarsi utenti soddisfatti dei loro prodotti e altrettanti “leoni da tastiera” pronti a sparare a zero su qualsiasi problema o disservizio.

Ma come dice il detto: “è meglio prevenire che curare”. Diventa dunque fondamentale preparare un piano strategico di gestione della crisi.

Cos’è il crisis management?

Il termine “crisis management”, o gestione della crisi, si riferisce a una serie di misure adottate da un’azienda per affrontare circostanze importanti che possono avere un impatto negativo sulla sua reputazione. Entrano in campo, quindi, strategie e tecniche per lenire le ripercussioni di queste crisi.

Certo, gestire un evento avverso può diventare più semplice se, nel tempo, il brand è stato capace di costruirsi una reputazione ben vista dal pubblico.

Brand reputation: cosa significa?

Le nostre opinioni, giudizi e aspettative su un brand si basano su una varietà di fattori, tra cui:

  • La storia
  • Il comportamento
  • I valori

Tutti questi aspetti includono la cosiddetta “brand reputation”, insieme ad altri fattori interni come:

  • La tipologia di beni e servizi offerti
  • La capacità di rinnovarsi nel tempo
  • La cultura aziendale

Per dare all’utente un quadro completo dell’attività, la comunicazione è fondamentale, motivo per cui ha un grande impatto sulla reputazione del brand. E se quella costruita negli anni è positiva, può risultare utile per la crisis management.

Ma come si gestisce e in che modo si attenua una crisi?

3 consigli per il crisis management

Ancor prima che sorgano critiche, deve essere già disponibile un piano di gestione delle crisi. In tal modo, tutti i soggetti che partecipano alla risoluzione di questi eventi saranno pienamente consapevoli delle rispettive responsabilità e dei doveri necessari a riportare la situazione a prima del verificarsi.

Ecco 3 suggerimenti per la crisis management.

1. Monitorare le conversazioni sui social media

Parola d’ordine: ascoltare. 

Come un ninja silenzioso, è necessario navigare nel web e monitorare ciò che gli utenti dicono dell’azienda.
Ciò potrebbe aiutare a misurare il sentiment. Parlano bene o male del brand? Ci sono prodotti amati e altri odiati? Domande come queste consentono di:

  • Valutare nuove aree di miglioramento
  • Cambiare la percezione del brand, se negativa
  • Conoscere meglio il target di riferimento

Tale pratica risulta certamente più facile sugli owned media, come le Pagine social o la sezione “commenti” dei siti web proprietari. Diventa invece più complicato tendere l’orecchio su canali che non si possono controllare direttamente. Per questo vengono in soccorso strumenti come Brandwatch o Digimind. E noi di IAKI siamo degli esperti 😉

2. Velocità e tempestività del crisis management

Più rapidamente si reagisce alla crisi, maggiori sono le possibilità di contenerne gli effetti; ecco cos’è una buona crisis management. 

Ascoltare i propri clienti e rispondere ai loro reclami con celerità, permette di mostrare il brand come attento alle esigenze del pubblico. 

3. Trasparenza

Capita a tutti di sbagliare. L’importante è ammetterlo, scusarsi per l’errore ed escogitare un piano per migliorare le cose o riparare il danno. 

Crisis management e brand reputation: 2 esempi di successo

E ora impariamo dai migliori! Ecco 2 brand da cui prendere spunto.

Easyjet

Partiamo da Easyjet, con un esempio semplice di gestione della crisi e community management:

Brand reputation crisis management easyjet

  1. L’utente non riesce a prenotare un volo sul sito;
  2. Easyjet risponde tempestivamente e con tono cordiale. Si legge dispiaciuto per l’accaduto e gli chiede maggiori informazioni;
  3. Il tweet termina con un suggerimento da parte del brand per poter risolvere il problema.

Samsung

Il secondo esempio che riportiamo è Samsung, con il peggior incubo per un’azienda del settore tech.

Nel 2016 alcuni Samsung Galaxy Note 7 presero fuoco improvvisamente. Ecco come il brand attuò il crisis management:

  1. Sospese la vendita di questo modello dal mercato;
  2. Assunse 700 nuovi ricercatori per andare a fondo al problema.

Inoltre, i clienti furono pronti a trascurare le carenze di Samsung, perché l’azienda aveva già una solida brand reputation nella produzione di smartphone.

Insomma, al giorno d’oggi è necessario avere un team capace di gestire una crisi aziendale. E noi di IAKI siamo pronti ad aiutarvi!

 

Reverse marketing: quando il “parlar male di sé” può essere vantaggioso per la digital strategy

Ebbene sì… a volte screditarsi si rivela una scelta vincente per la propria digital strategy! Stiamo parlando del reverse marketing e di come questo possa totalmente ribaltare l’approccio dei brand nei confronti dei consumatori finali. 

Viviamo un’era in cui le persone hanno accesso a un’infinità di prodotti e a innumerevoli piattaforme di acquisto, ed è per questo che non sempre la pubblicità classica si rivela la decisione migliore. 

La chiave di volta sta nel cambiare prospettiva, approccio nella strategia digitale: non più convincere a comprare, ma generare curiosità verso il prodotto in modo anti convenzionale.

Come fare? 

Prendendo come riferimento la definizione del Dizionario Cambridge, il reverse marketing è: “un’attività volta a semplificare agli utenti la ricerca e la scelta dei prodotti, ad esempio attraverso la pubblicità generale piuttosto che con delle attività di marketing indirizzate a un particolare gruppo di possibili clienti”. 

In poche parole, il marketing inverso cercherà di instaurare con il consumatore un rapporto di fiducia, così che questo cercherà e selezionare il marchio di sua spontanea volontà. 

A volte posizionarsi in contrasto con il proprio brand e utilizzare un tono critico e polemico nei confronti dei propri prodotti può rivelarsi una scelta azzeccata.

Ed è qui che entra in gioco la psicologia inversa: quel meccanismo secondo cui si induce qualcuno a fare qualcosa fingendo di non volergli far attuare quella determinata azione. 

Funziona? Certo che sì! 

Secondo il principio della “reattanza psicologica”, gli esseri umani tendono a reagire in modo opposto quando gli viene proibito qualcosa; scatta così il desiderio di fare l’esatto contrario e i brand lo sfruttano a loro vantaggio.

C’è chi si è già cimentato nel marketing inverso? 

Sì, e il trend del #productregret ne è la prova. 

Di recente diversi beauty influencer hanno pubblicato sui loro canali social, TikTok e Instagram, dei video in cui recensivano in maniera negativa (e alquanto ironica) alcuni prodotti. Questo modo di comunicare insolito e creativo è riuscito a generare in poco tempo degli ottimi risultati, tanto da diventare virale! 

Dando uno sguardo al panorama italiano, un paio di mesi fa, anche @cliomakeup_official ha pubblicato un contenuto dal titolo “I prodotti Cliomakeup di cui mi sono pentita”.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Clio (@cliomakeup_official)

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Stava realmente parlando male dei suoi best seller? Ovviamente no! 

È un classico esempio di digital strategy basata sul marketing inverso: l’obiettivo è quello di presentare le caratteristiche vincenti degli articoli, ma con una vena ironica e polemica. L’uso di un linguaggio negativo, in riferimento alle caratteristiche positive dei prodotti, crea interesse nel consumatore che vorrà testare il prodotto per saperne di più. 

Il risultato finale è vincente e i numeri lo dimostrano! 

Che una comunicazione innovativa e non banale potesse aver successo e piacere agli utenti digital lo aveva già capito Takis nel 2018, anno in cui ha deciso di “conquistare” il Canada con una strategia di marketing disruptive. 

POV: 

  • Un mercato in cui i leader nel settore degli snack erano i Doritos.
  • Un target di utenza difficile da raggiungere.

STRATEGIA:

Avvalersi del reverse marketing e sfruttare i meccanismi di psicologia inversa per strutturare un lancio, online e offline, di impatto e assillante. 

Il risultato è stata una campagna in cui, al grido di “Don’t eat Takis” si invitavano le persone a non mangiare le famose patatine. Nel (falso) tentativo di scoraggiare gli acquisti e il following dei canali, subito dopo l’inizio della campagna, il brand ha reso la pagina Instagram @takiscanada privata. 

❗️SPOILER: è stato ottenuto l’effetto contrario. 

Infatti, confrontando i dati di mercato, Takis in Canada ha chiuso il 2018 con una percentuale di vendita superiore del +244% rispetto al 2017, diventando così il secondo snack più mangiato nel paese. 

Benché la finalità del marketing tradizionale e di quello inverso sia la stessa, ovvero vendere, la strategia è opposta: non convincere i consumatori a spendere sponsorizzando solo i lati positivi e catchy del prodotto, ma creare un interesse nei confronti del brand allontanandoli dall’idea di poter essere soltanto dei potenziali acquirenti. 

Vuoi iniziare a sviluppare una digital strategy sfruttando il reverse marketing? Strutturiamola insieme!

Per concludere: 

Con reverse marketing intendiamo l’insieme delle strategie di comunicazione che, sfruttando la psicologia inversa, rovesciano l’approccio tradizionale. Il fine rimane lo stesso, ovvero vendere, ma cambia l’approccio: non più convincere a comprare, ma generare curiosità verso il prodotto in modo anti convenzionale.