Custom timeline, content aggregation secondo Twitter

Twitter ha introdotto da un paio di giorni le Custom timeline, ovvero la possibilità di creare delle timeline che contengano solo tweet decisi dall’editore. Questa non è l’unica funzionalità interessante, infatti una volta creata la timeline personalizzata è possibile linkarla oppure embeddarla presso i propri canali digital.

La timeline personalizzata fornisce una soluzione per l’aggregazione di contenuti provenienti da Twitter riguardo un certo tema, posizionandosi sullo stesso binario di Storify o altri servizi di content aggregation. La differenza fondamentale rispetto ai tool menzionati consiste nel limite all’aggregazione dei soli contenuti Twitter.

Come si crea una Custom timeline?
Prima di tutto è necessario dotarsi di TweetDeck, oltre a essere tra i fortunati a godere del rollout di tale funzionalità. Una volta loggati al servizio l’operazione è molto semplice:
– Clic sul “+” per aggiungere una nuova colonna
– Selezioniamo l’opzione “Custom timeline”
– Facciamo l’ultimo clic sul tasto blu “Create custom timeline”
A questo punto la nuova colonna verrà creata, rimane solo da inserire titolo, descrizione e aggiungere i tweet desiderati. Una volta pronta non resta che condividere il link oppure embeddare il widget sui propri spazi.

Uno dei temi emergenti su Twitter è il confronto con Storify, ovvero la possibilità o la previsione che questa nuova feature possa spodestare il servizio di content aggregation più noto fino a questo momento. Attualmente le Custom timelines sono un servizio acerbo e non privo di spigoli vivi, scorriamoli velocemente:
– Aggrega solo contenuti Twitter (ok, è una scelta voluta)
– Esiste un problema di ordinamento (i tweet possono avere solo ordine anti-cronologico)
– Non è possibile creare timeline private (su Storify sì)
– È necessario dotarsi di un altro tool, per quanto sia gratuito (TweetDeck)

In conclusione possiamo affermare che per il momento Storify può dormire sonni tranquilli, però le cose potrebbero cambiare nell’immediato futuro e lo share di mercato vedere una sensibile erosione.
Voi cosa ne pensate? Vi siete già cimentati con le Custom timeline?

WeTilt, un esempio di social field marketing

Il social field marketing è una disciplina che comporta l’impiego di personale sul campo, impegnato in una comunicazione unidirezionale tramite l’impiego del sampling, della distribuzione di merchandise, dimostrazioni di prodotto o marketing esperienziale.

Questo tipo di processo e la meccanica unidirezionale comportano uno sforzo maggiore da parte degli attori impegnati nel coinvolgimento del pubblico. Ciò è dovuto al target cui ci si rivolge, distratto e poco interessato, solitamente restio ad essere fermato e coinvolto per via della sovraesposizione a questo genere di iniziative.

Il trend dei progetti di field marketing, si orienta in direzione dei social network, a discapito dei canali tradizionali. Questo perché il social apre un canale che consente agli utenti di individuare con quali brand e prodotti desidera interagire.

Un esempio concreto è l’iniziativa WeTilt, promossa da Decathlon, dove gli utenti vengono reclutati tramite il sito wetilt.it e i canali social del brand per testare la bicicletta pieghevole Tilt 5, B’TWIN. Le persone possono iscriversi attraverso un tab posizionato sulla pagina Facebook e candidarsi per un test metropolitano in tre città diverse: Milano, Firenze e Roma. Tra tutti i partecipanti saranno estratti i vincitori di alcune bici pieghevoli. Anche gli altri canali dell’universo Decathlon sono stati coinvolti a diversi livelli per offrire una presenza integrata a livello digital. Su Facebook oltre al tab è stato previsto un filone editoriale dedicato all’iniziativa, la customizzazione grafica del canale e una campagna di advertising a supporto. Stesso discorso per Twitter, che oltre a cinguettare informazioni e dettagli su WeTilt, è stato vestito con una skin grafica articolata in background e copertina del profilo, in questo caso si è cercato di sfruttare appieno i vantaggi che ad oggi è in grado di offrire il Twitter marketing. Il brand inoltre ha attivato i suoi canali corporate a integrazione della srategia di comunicazione.

Se il 20 giugno sarete nei pressi di Milano, Firenze o Roma, iscrivetevi a WeTilt per confermare la nostra teoria.

Festival Internazionale del Giornalismo. Il secondo giorno.

La seconda giornata del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è trascorsa all’ombra dei big, ombra si fa per dire, visto il diluvio pomeridiano. I keynote di Emily Bell del Guardian, e Harper Reed, CTO per la campagna di Obama, sono stati i main event di oggi.
Ma partiamo dal principio. Abbiamo imparato che Scribble Live può essere un ottimo strumento per il content aggregation, soprattutto quando i contenuti sono concessi in syndication ad altre testate in tutto il mondo. Un esempio? Durante i tragici avvenimenti della maratona di Boston, la testata Boston.com ha usato Scribble Live per aggregare sul proprio sito i contenuti provenienti dai propri reporter e dai cittadini, uniformandoli in un flusso unico regolato da un approccio strettamente giornalistico di verifica delle informazioni. Il coinvolgimento degli utenti, misurato in User Engangement Minutes, è volato da cinquanta mila minuti a sette milioni di minuti. La necessità di informazione è stata corrisposta da un’etica giornalistica nei confronti del citizen journalism, i contributi degli utenti sono stati valorizzati dal filtro dei professionisti.
Per dirla con una citazione di Andrew Sparrow del Guardian: “If journalism is the first draft of history, live blogging is the first draft of journalism”.
Emily Bell ci ha confermato che la qualità del lavoro di informazione dipende in ampia parte dal sistema di organizzazione e dai processi, oltre al fatto che sul tema di integrazione di vecchi e nuovi media la sua posizione sia molto chiara: DISINTEGRAZIONE!
Il seminario sull’open source intelligence ci ha istruito su alcuni strumenti utili per verificare la veridicità dei contenuti e delle fonti. Tra i più interessanti c’è Foca Forensics, uno strumento focalizzato sull’analisi dei metadati di una vasta gamma di documenti testuali, in grado di fornire dati sull’autore del documento, la data di creazione, il sistema operativo e tante altre informazioni interessanti. Molti di questi dettagli sono accessibili già dalle informazioni dei file raggiungibili dal proprio sistema operativo. Questo tool però esegue l’operazione in batch su un numero molto maggiore di file. Se invece desideriamo curiosare riguardo le immagini, su fotoforensics.com possiamo eseguire l’error level analysis, che ci dirà se l’immagine è originale oppure è stata sottoposta a editing di varia natura.
Harper Reed ci ha conquistato con il suo keynote travolgente, l’attitudine hipster e il successo incredibile riscosso con la campagna Obama. A quanto pare l’esperienza in Threadless sul modello del crowdsourcing gli è servita anche per le elezioni presidenziali, ma a detta sua assegnare le diverse mansioni all’elite dei professionisti delle maggiori aziende mondiali come Reddit, Twitter e Facebook è stato utile, noi non fatichiamo a dargli credito. Il suo consiglio al mondo dei giornalisti? “Fucking do math!”.

Festival Internazionale del Giornalismo, il primo giorno.

Si è conclusa la nostra prima giornata al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Numerosi sono stati i seminari che abbiamo seguito, si è parlato di live blogging, di fact-checking, di social storytelling e di citizen journalism. Certo è che il tema centrale rimane la produzione di notizie da parte dei non addetti ai lavori, degli utenti e dei cittadini.
L’industria dell’informazione può avvalersi di questa risorsa?
Come spesso accade, la virtù sta nel mezzo. La parola d’ordine è la mutua collaborazione. La potenza di fuoco dei social network deve essere unita alle skill, ai mezzi e all’esperienza delle testate giornalistiche, per garantire un’informazione che non perde il contatto con la vita quotidiana, né tantomeno con la deontologia giornalistica.
Investire sui contributi dei non-professionisti è possibile. Tramite meccaniche di incentivazione economica e crediti che premiano le notizie verificate positivamente si alimentano i contributor di valore, facendo in modo che il loro apporto si attesti su base continuativa.
Quando l’industria utilizza le notize dei cittadini, può dimenticarsi le regole base della professione?
No, naturalmente. Nicola Bruno propone questa check-list per i contenuti presi da Twitter e YouTube, ma le regole
possono essere applicate a qualsiasi contesto.

Twitter check-list
YouTube check-list

La direzione che pare di scorgere è quella di una approccio ponderato allo scenario media circostante, scevro dell’entusiasmo della prima ora, memore del retaggio giornalistico che sta alla base della professione.
Il web offre diversi strumenti per verificare la veridicità dei contenuti e si tratta di tool gratuiti alla portata di chiunque. Per esempio possiamo citare Wolfram Alpha per eseguire delle ricerche più articolate, mentre per verificare la veridicità delle immagini possiamo affidarci a TinEye o Google Immagini.
La chiave del citizen journalism è mantenere l’ownership della storia, il giornalista deve essere il manager che gestisce l’ammontare delle informazioni. L’informazione fatta dei cittadini può essere un complemento per le newsroom, ma necessita di criteri di controllo per evitare di incappare in grosse cantonate, come la ragazza gay di Damasco.

Advertising Radio al capolinea?

Crescono gli investimenti nell’Advertising Radio in tutto il mondo, 2,6% in Nord America e 2,8% in Europa. Nei mercati emergenti tali aumenti sono ancora più marcati 18% in America Latina e 21,1% in Medio Oriente e Africa (Fonte: Nielsen Global AdView Pulse Luglio 2012)

Ma a questo incremento di volume dell’Advertising Radio, corrisponde altrettanto incremento di valore?

Se restiamo in Italia la risposta è disperatamente negativa, e la scarsa creatività e qualità dei radiocomunicati fa pensare che si sia giunti al capolinea.

Infatti, dove sono finite le pubblicità ironiche e soprattutto memorabili, i jingle originali che non te li levavi più dalla testa, o i tormentoni che diventavano modi di dire e che nella radio trovavano il loro luogo d’elezione?

Il mezzo che negli ultimi anni si era contraddistinto per la frizzantezza della sua comunicazione pubblicitaria, oggi denuncia un desolante vuoto di creatività, ahimè.

Se infatti si sono moltiplicati i programmi cresciuti in qualità, e molte radio sperimentano con coraggio soluzioni innovative per uscire dal coro, l’Advertising Radio invece, nella stragrande maggioranza dei casi, non si sta minimamente mostrando all’altezza dei programmi. O si è appiattita sulla semplice informazione, stile bollettino aziendale (sentite quella che passa mediamente su Radio24 per esempio) o, peggio, propone battute pseudo-divertenti nella speranza di catturare l’attenzione, con il risultato di far cambiare stazione (penso che dopo l’ennesimo mango,mango,mango, papaya,papaya,papaya di un noto deodorante per auto tutti più o meno l’abbiano fatto).

Insomma una volta si diceva che l’Advertising Radio “riscattava” la scarsa qualità dei palinsesti; ora, le parti sembrano essersi invertite.
Suvvia agenzie e clienti crediamoci! L’Advertising Radio può tornare a rendere onore al mezzo più evocativo che esista.

Social Media Marketing in fiera

Fieri di parlare del Social Media Marketing anche in fiera! Ebbene sì, da un po’ di anni molte aziende destinano sempre meno risorse alle fiere di settore, ritenendole solo “una tassa da pagare” verso il pubblico B2B, e preferendo agire su altre leve di business. Invece la presenza nelle fiere specializzate, negli eventi, oggi può essere un potente media in grado di amplificare e mettere a frutto l’esperienza del brand nel Social Media Marketing.

Ecco dunque che lo stand, con i suoi prodotti e messaggi, si trasforma e diventa il fulcro di operazioni di Social Media Marketing, progettate al fine di raccogliere contatti qualificati e diffondere la conoscenza della marca, ma anche di incrementare il traffico organico e diretto sul sito aziendale, aumentare i follower sui Social Network e gli iscritti a newsletter e/o blog.

Facciamo un passo indietro.

Occorre pianificare molto bene le attività prima, durante e dopo l’evento in fiera, e con disciplina, individuare le metriche e predisporre gli strumenti adeguati per misurare i risultati.
Qualche esempio?

  • Invogliare i prospect a fare visita allo stand con una forte call-to-action, predisponendo un’offerta di valore gratuita e irresistibile per i visitatori e comunicandola con una landing page personalizzata, per raccogliere i loro dati.
  • Preparare materiale fieristico “online friendly” apponendovi QRCode, hashtag, check-in, ecc.
  • Partire in anticipo attraverso l’uso delle mail, della press release con media sharing link e social button, e considerando anche di lanciare un concorso.
  • Utilizzare tutte le presenze social dell’azienda (Facebook, Twitter, LinkedIn e Youtube) anche durante la fiera per monitorare immediatamente feedback e, perché no, guidare i clienti sino al proprio stand.
  • Fare follow-on con i contatti, raccogliendo commenti e mantenendo la conversazione avviata per l’evento.
  • Misurare i risultati sui nuovi lead e clienti, l’andamento del traffico diretto e organico sulle proprie piattaforme social, l’aumento dei follower, i commenti nei post sul blog e/o i video più popolari su Youtube.

Così la presenza in fiera può diventare una formidabile vetrina per il proprio pubblico che sarà coinvolto in un’esperienza memorabile e duratura. Un’attività di Social Media Marketing che vede online (con esperienze di Twitter marketing ad esempio) e offline andare a braccetto.